Il gran finale di Stephen Colbert

19 dic

Dopo 9 anni Stephen Colbert lascia Comedy Central. Cambiera’ scrivania, andando ad occupare quella di Letterman, alla CBS.
Colbert dovra’ abbandonare il suo personaggio costruito ed essere piu’ se stesso, probabilmente. E allora si vedra’ se funziona. Ci voleva il maestro di Colbert, Jon Stewart, ma e’ andata cosi’.

Serie TV, i miei Golden Globes

11 dic

Le nominations ai Golden Globes ( 11 gennaio 2015 ) sono ufficiali.

Best TV Series, Drama
The Affair (SHOWTIME)
Downton Abbey (PBS)
Game of Thrones (HBO)
The Good Wife (CBS)
House of Cards (NETFLIX)

Vi diranno Downton Abbey o Game of Thrones ( dipende dalle letture e l’eta’ ). Quelli che non le hanno viste ma masticano di politica vi diranno House of Cards. La sorpresa e’ The Affair. Io scelgo The Good Wife che invecchia benissimo e ha avuto un finale di stagione bim bum bam.

Best TV Series, Musical Or Comedy
Girls (HBO)
Orange is the New Black (Netflix)
Transparent (Amazon)
Silicon Valley (HBO)
Jane the Virgin (CW)

Tutto ma non Girls, perche’ se vince chi la tiene piu’ Lena Dunham. E poi, dopo la prima stagione, e’ stato solo un loop. Senza avversari Transparent, serie dell’anno.

Best TV Movie Or Mini-Series
The Normal Heart (HBO)
True Detective (HBO)
Olive Kitteridge (HBO)
Fargo (FX)
The Missing (Starz)

In questo caso l’ovvietà’ e’ True Detective. Piccolo ( ma solo piccolo ) dubbio Olive Kitteridge.

E Obama da Colbert fa un figurone. In tv il ragazzo ci sa fare

10 dic

Lunedi Obama da Colbert. Meglio dai comici che nei talk shows

6 dic

Stephen Colbert avra’ di nuovo ospite il presidente Obama. Era gia’ accaduto in passato.
Colbert chiude cosi’ il suo show quotidiano su Comedy Central con un’intervista che tanti giornalisti si sognano per una vita. Se la possono guardare solo su You Tube.
Dall’anno prossimo Colbert prendera’ il posto di Letterman. Il nuovo incontro con Obama sottolinea un passaggio di status.

Quando i followers su Twitter non ti guardano in tv

5 dic

Il caso andrebbe studiato da chi traduce meccanicamente followers sui social in telespettatori.
Ronan Farrow ( il figlio di Mia ) va in onda cinque giorni alla settimana su MSNBC dalle 13.00 per un’ora. Il suo talk show ha messo insieme lunedì scorso 13mila telespettatori nel fondamentale gruppo demografico 25-54 ( scrivo spesso che per chi e’ sopra i 55 anni, in America, c’e meno interesse ).
Farrow ha 276mila followers su Twitter. Si pensava che li avrebbe trasportati in televisione. Il trasloco non sembra riuscito.

Il comico “di destra”. Perche’ non ne parliamo mai ?

4 dic

Nei TG parla la vedova dell’uomo soffocato dal poliziotto. Non e’ Ferguson, e’ New York

4 dic

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Questa volta siamo a New York, non a Ferguson. C’e’ un video con un audio in cui la vittima dice “sto soffocando”. Niente armi. Per ora le manifestazioni di protesta hanno visto una maggioranza di giovani bianchi a Manhattan. Vedremo cosa succederà’ nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

In 40mila al concerto ( a sorpresa ) di ieri a Times Square. Bruce Springsteen, Coldplay and friends

2 dic

Con tre ore di avviso, concerto per il World Aids Day. Arrivati in 40mila attraverso social networks. Nei TG del mattino di questo si parla.

Giovedi PETER PAN ( Allison Williams di GIRLS ) sulla NBC. “Natale in famiglia”, davvero

1 dic

Gli spot sull’evento tv della NBC di questo Natale si stanno moltiplicando. Non passa ora in cui non appaiono. E’ diventata una tradizione quella del musical per famiglie in prima serata a dicembre. Quest’anno Peter Pan con Allison Williams.
La ragazza e’ una delle quattro protagoniste di Girls ( e figlia del conduttore piu’ celebre di TG della tv americana ). “NBC Nightly News with Brian Williams” e’ il telegiornale della rete delle 18.30, il piu’ visto. Allison, la figlia, e’ Peter Pan. Ecco cosa vuol dire “Natale in famiglia”.

Il giovane Lincoln ( producer Terrence Malick )

30 nov

Critica divisa sul biopic di Lincoln giovane. Capolavoro o boiata. A me ha preso.

BAR SPORT “MERICANO”

29 nov

Si chiude questa settimana a Ferguson e i racconti italiani ( “America in fiamme” ) mi hanno ricordato che quell’oceano di mezzo c’e’ tutto ancora.
Mi sono tornate in mente le manifestazioni di Occupy Wall Street. Molte assolutamente pacifiche. Con centinaia di arresti. Spesso, per avere camminato sulle sedi stradali e non sui marciapiedi, come dettato dalle forze di polizia.
C’e’ una metrica diversa tra i due paesi ( America e Italia ) che pretenderebbe una lettura piu’ complessa ma non si puo’ chiedere questo alla comunicazione retorica, pressapochista, anche ignorante.
Da sei anni c’e’ un signore di colore alla Casa Bianca e non e’ quel maggiordomo di un recente film, che ha servito vari presidenti di pelle bianca, in quelle stesse camere. Ci sono cose che cambiano rapidamente in questo paese ( l’America ) e altre che sembrano piu’ ferme, addirittura immutabili.
Raccontare la differenza e’ possibile. Il resto e’ mangime per gli ascolti tv.

THANKSGIVING. Finito il Black Friday. Tutto in saldo da oggi. Anche Sting

27 nov

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Tacchino in forno, Macy’s parade in corso. Accendo la tv e tra i numeri dello show in corso sulla NBC, davanti al grande magazzino, trovo Sting con il cast di “The Last Ship”, il suo musical che  fatica a trovare spettatori a Broadway. Dopo Sting e’ arrivato Peter Pan.
Il musical di Sting perde 75mila dollari alla settimana e cosi’ il suo autore stesso e’ sceso in campo e interpreta il protagonista fino al 10 gennaio, otto volte alla settimana.
Biglietti da 55 a 250 dollari e produzione da 15 milioni di dollari. Sting non ci avrebbe investito personalmente ma per cinque anni ha preparato questo sbarco a Broadway, scrivendo musiche e liriche ispirate alla sua adolescenza. Vedremo se arrivera’ anche il saldo dei biglietti.
Intanto gia’ oggi sono partiti i grandi saldi, quelli che tengono in piedi un bel pezzo di economia americana. Non si e’ atteso il celebre Black Friday con le file e gli assalti, che pure ci saranno ma indeboliti dall’anteprima di oggi. Il commercio online sta uccidendo le vetrine stanziali. Compriamo sempre di piu’ da quelle virtuali. Il tacchino nel nostro forno e’ arrivato da una fattoria poco lontano da New York e lo abbiamo scelto con un click.
Non so bene perche’ e cosa c’entri ma Sting che sgambetta davanti a Macy’s mi ha fatto un poco pena. Come quelle vetrine di Macy’s alle sue spalle, il Colosseo americano, che presto studieremo solo sui libri di storia.

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La morte a Ferguson, la vita per le tv all news. E altro

26 nov

I fatti di Ferguson resuscitano le tv all news agonizzanti. Lunedi sera le quattro tv all news che di solito mettono insieme un milione scarso di telespettatori sono balzate complessivamente a oltre 16 milioni, uno in piu’ dello show numero uno sulle generaliste, Dancing with the stars ( Ballando con le stelle ). E da allora le all news, camere fisse su Ferguson, macinano grandi ascolti. Drogando anche l’informazione , come quando l’inviato fa il suo stand up per ore davanti all’unica macchina che brucia. Cosi’ le corrispondenze da Ferguson sembrano venire da Gaza nel suo giorno peggiore.
Proteste, arresti ma non esattamente “America in fiamme” come leggete e ascoltate anche dalle corrispondenze italiane. Situazione delicatissima ma per ora non precipitata.
Questo sarebbe un buon momento per l’informazione. Leggo che in Italia il problema sarebbe “l’esercizio abusivo della professione”. Mamma mia.
Ma la trave nell’occhio di chi fa tv e scrive con la tessera della corporazione, quella mai ?

The interview

26 nov

C’e’ stata la corsa alla prima intervista a Darren Wilson, il poliziotto che ha sparato a Michael Brown.
Gara vinta da George Stephanopoulos per ABC.

Stasera sulla PBS la storia vera di INTO THE WILD

25 nov

La storia e’accaduta piu’ di venti anni fa. Il film diretto da Sean Penn e’ del 1997.

E questa volta tutte le televisioni mandano in onda Obama alle dieci di sera

25 nov

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Quello che e’ accaduto stasera e’ straordinario. Uno di quei casi in cui le Breaking News sono realmente tali e non un grido lanciato dalle tv all news per provare a rompere la rigidita’ dei palinsesti. Obama e’ apparso in tv alle dieci di sera e tutte le televisioni lo hanno mandato in onda per una decina di minuti.
Poco dopo le 20 era arrivata la notizia che il funzionario di polizia di pelle bianca Darren Wilson che esplose i colpi di pistola che portarono alla morte di Michael Brown, il ragazzo di 18 anni disarmato a Ferguson, Missouri, non sara’ sottoposto a processo. Cosi’ ha sentenziato il Grand Jury chiamato a decidere sulla messa in stato d’accusa del poliziotto. E non e’ stata una sorpresa. Statisticamente sono estremamente rari i casi di poliziotti sottoposti a processi per avere sparato.
E cosi’ Ferguson, come accadde lo scorso agosto, e’ tornata ad essere l’ombelico americano. Dalla Casa Bianca Obama e’ intervenuto con un breve discorso che ha detto poco ma ha lanciato un segnale di attenzione subito ricevuto da tutte le televisioni, comprese le impermeabili generaliste. Il timore ora e’ che esplodano proteste nelle strade e non solo a Ferguson.
Leggerete altrove, ovunque, quello che e’ accaduto. All’infinito, ancora, sulla meccanica dell’accaduto quel 9 agosto. E su quello che e’ stato il risultato stasera di una travagliata decisione.
Tecnicamente il poliziotto puo’ esplodere colpi se si sente minacciato. Sembra che al riguardo siano state verificate testimonianze contrastanti. Ma quello che importa in questa storica serata e’ che le serie tv si sono fermate non per uno spot pubblicitario ma per un messaggio della Casa Bianca. Cose che accadono per avvenimenti realmente straordinari. Come dichiarazioni di guerra. Stasera le telecamere delle tv all news sono accese su Ferguson e illuminano i manifestanti nelle strade. Sono ferme da almeno un’ora su un’auto in fiamme. Le tv all news colgono al volo la loro occasione. In attesa di una guerra domestica che Obama ha provato a scongiurare.

PS Sull’altro fronte, quello della difesa, Obama ha deciso il cambio di guardia del capo del Pentagono. Lascia, dopo 22 mesi, il repubblicano Hagel. Breaking News che non scuotono i palinsesti ma non e’ piccola cosa.

HOMELAND, e’ tornato. La nona puntata della quarta serie la migliore di sempre

24 nov

Ho reçuperato puntate perse di Homeland e visto ieri sera live la nona della quarta serie. La migliore di sempre.
In famiglia abbiamo discusso animatamente di questa quarta serie a cena. Eh si, di questo si parla in casa mia a cena ( si vede che non teniamo pensieri… ).
Io, sbagliando, davo per morta la serie dopo la scomparsa di Brody. Il resto della famiglia mi diceva di aspettare e che, anzi, la storia, non piu’ centrata sulla relazione Carrie-Brody, si era finalmente liberata di una deriva troppo soap.
Ho resistito cosi’ fino alla ottava puntata in cui il bipolarismo di Carrie ( con faccette annesse ) sembrava certificare l’avvitamento della storia. Poi, nella nona puntata, tutti i fili annodati negli episodi precedenti si sono stretti e sono venuti fuori cinquanta minuti tesi come raramente accade in televisione. Ora la storia e’ diventata quella che doveva essere dall’inizio e a volte si era persa. Un racconto della difficoltà ( se non dell’impossibilita’ ) di governance americana di aree del mondo lontane, soprattutto culturalmente.

Katy Perry per il Pepsi show del Super Bowl

24 nov

The golden age of TV. Showrunners

24 nov

Showrunners. I creatori delle serie tv, i nuovi padroni di Hollywood.

“Mean Tweets”. Famosi che leggono cose brutte su di loro. Dovrebbero far ridere

23 nov

Milioni di views per questo blocchetto di Jimmy Kimmel che e’ alla sua ottava volta.
I 15 minuti di fama trasformati nei 140 caratteri di fama.

“Siamo una nazione di immigranti”. E la tv generalista non manda in onda Obama

21 nov

Il discorso di Obama alle otto di sera e’ durato 15 minuti. Non e’ andato in onda sulle grandi quattro tv generaliste ( ABC, NBC, CBS, FOX ) a cui non e’ stata fatta richiesta formale dalla Casa Bianca. In questi casi se la richiesta arriva i networks si piegano. Ma sembra che sia stato fatto capire all’amministrazione Obama che non sarebbe stata cosa gradita il rinvio di 15 minuti di Grey’s Anatomy, The Big Bang Theory e compagnia in una fase di incassi pubblicitari declinanti. E cosi’ la Casa Bianca si e’ dovuta accontentare della pubblica PBS, della importante ispanica Univision e delle all news. Cosi’ vanno le cose da queste parti cari amici che vi sbronzate di Salvini-Landini una sera si e l’altra pure.
Sono tornato stasera a New York dopo tre settimane e sono prima passato da Daniel, colombiano, il padrone del deli sotto casa da cui prendo sempre giornali e latte. Mi ha detto che ora spera che i suoi genitori non saranno deportati. Occhi lucidi.
Poi a casa ho sentito le televisioni parlare al telefono con Astrid Silva, arrivata in America a 4 anni, ora studentessa universitaria, che ha detto la stessa cosa dei suoi genitori, immigrati senza documenti da anni. La storia di Astrid e’ stata raccontata da Obama nel suo discorso. Come sempre Obama nei suoi discorsi fa nomi e cognomi. Astrid commossa in tv ha detto di non sapere assolutamente che sarebbe stata citata dal presidente.
Io sono arrivato in questo paese comodamente in aereo. Vedremo cosa fara’ il Congresso a maggioranza repubblicana dal prossimo anno ma stasera ho pensato felice al mio secondo passaporto. Mi piace vivere nello stesso paese di Daniel e Astrid.

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E senza attendere processi, NBC cancella Bill Cosby

20 nov

Ora e’ ufficiale. Non ci sara’ il ritorno di Bill Cosby con una nuova sitcom su NBC.
Giudizio per direttissima.

Il grande ritorno di Bill Cosby, il papa’ storico della sitcom americana, tra accuse di molestie e stupro

19 nov

Ricordate Bill Cosby ? La sua sitcom The Cosby Show ( 1984-1992 ) ha portato la famiglia nera benestante nella televisione americana a fare ascolti stellari e a proporre una figura di padre modello a generazioni di afroamericani in difficolta’.
Tutta la biografia di Cosby racconta la storia di un educatore ( laurea sul valore di alcuni cartoni animati per i bambini ) di un attivista per i diritti civili della minoranza di colore e di un grande promotore della tv per ragazzi. Cosby e’ stato figura fondamentale nella storia della televisione e non solo.
Da mesi si preparava il suo grande ritorno, a 77 anni. Con un doppio impegno. Uno speciale da mandare in onda su Netflix nella settimana che sta arrivando di Thanksgiving, la vera, grande festa della famiglia in America e, a seguire, una nuova sitcom per NBC. Tutto congelato, sembrerebbe.
Basta leggere la timeline di Time magazine per avere un’idea della portata delle accuse che sarebbero cadute sulla testa di Cosby. C’e’ grande imbarazzo e cautela nelle organizzazioni di news a trattare una materia cosi’ esplosa all’inizio sui siti che si occupano di televisione e amenita’ relative. Ma ora la bomba e’ esplosa. Sono in ballo grandi investimenti gia’ affrontati e, a leggere i commenti su Internet alla notizia, mi sembra prevalga una opinione che tende ad assolvere, che vira sulla cospirazione, che dice “le voci correvano da tempo”. Cosby ha sempre negato le accuse, che sono riemerse periodicamente dagli anni 80 in poi.
I tempi cambiano. Sara’ interessante vedere cosa succedera’ nei prossimi giorni. Netflix e NBC sono i due poli della fruizione televisiva in America che stanno fronteggiandosi in una guerra che ha per bottino i miliardi di Madison Avenue. Proprio in questi giorni la Nielsen ha confermato che misurera’ “gli ascolti streaming” di Netflix, Amazon, ecc. Non e’ chiaro come ma sta per aprirsi, finalmente, una luce sulle cifre dichiarate ( o lasciate intendere ) da quelle che ormai sono le tv alternative a quella tradizionale. Se quello che dira’ la Nielsen sara’ poca cosa finalmente le corporations dello streaming dovranno uscire fuori con una verita’  alternativa. Nella sfida degli ascolti il caso Cosby casca come un frutto maturo.

E ora su Netflix arriva anche il colossal. Dal 12 dicembre MARCO POLO

18 nov

Dai registi Joachim Rønning e Espen Sandberg ( del prossimo Pirates of the Caribbean ) e dai producers di Game of Thrones.

Il film di Jon Stewart. Non va

16 nov

Jon Stewart conduce dal 1999 su Comedy Central il suo telegiornale satirico, piu’ visto nei colleges dei TG ufficiali. Ha collezionato Emmys a palate. Ha promosso una marcia su Washington ( con Stephen Colbert ) nel 2010 che restera’ nella storia. E poi, a 50 anni suonati, ha diretto un film ( Rosewater ) che e’ ora fuori nei cinema americani. Un film non proprio riuscito. E raramente sono entrato in un cinema tanto pregiudizialmente ben disposto.
Stewart aveva ospitato nel suo show il giornalista iraniano-canadese Maziar Bahari, inviato di Newsweek per le elezioni del 2009 e poi incarcerato e torturato a Tehran per 118 giorni, accusato di essere una spia americana.
Quello che emerge dal film e’ l’idiozia, l’umorismo inconsapevole dei carcerieri e la risposta incredula prima, divertita poi, di Maziar Bahari, interpretato dal bravo Gael Garcia Bernal. Ma questo non basta a farne un buon film. Mi sono perfino annoiato. I dialoghi con il padre e la sorella che compaiono come visioni a Bahari, prigioniero in isolamento, sono risolti didascalicamente, come accade spesso nel cinema quando si rappresentano sogni, apparizioni, “pensieri in soggettiva”.
Perche’ Jon Stewart ha voluto raccontare con il suo primo film una storia apparentemente cosi’ lontana dal suo New Jersey e dal suo lavoro in televisione ? Si dice sempre che l’opera prima caschi nell’autobiografia e, poi, chi ne e’ capace provi ad allontanarsi dai suoi fantasmi, almeno formalmente. E Stewart sta bene dentro il luogo comune. L’irresistibile leggerezza del prigioniero che si scontra con l’ottusita’ di chi e’ al potere e’ un tema drammaturgico di Shakespeare e del Gabibbo, per allargare al massimo possibile lo spettro delle possibili variazioni sul tema. Quello che e’ diventato il tema della comicita’ dell’assurdo di Stewart.
In aggiunta il film ha funzionato da risarcimento per Bahari e la sua storia. Proprio un servizio con un intervista del Daily Show di Stewart, all’epoca delle elezioni, aveva causato l’arresto. La televisione aveva contribuito alla carcerazione ma il cinema non ha liberato del tutto Bahari. Una censura che vieta Chekhov, Pasolini e Leonard Cohen fa sorridere nel film. Ma poi pensi ai giornalisti decapitati e allora il film di Jon Stewart ti sembra racconti una storia molto privata. Come tutte le opere prime.

Seth Rogen e James Franco arruolati in un reality nudista. Embe’

15 nov

Per lanciare il loro nuovo film ( The Interview ) Seth Rogen e James Franco appaiono nel reality di Discovery, Naked and Afraid.

CNN verso il taglio del talk show nel prime time. Arrivano i documentari, le inchieste. Segnatevelo

13 nov

Le tv all news, in assenza di “bombe d’acqua” ( leggi uragani ) di nuove Ferguson, di improbabili Obama all’orizzonte, masticano talk shows sempre meno seguiti. Resiste un pubblico volatile da aeroporti e drogati di politica ( pochini in America se non si vota per la Casa Bianca ).
Il risultato e’ che la sempre citata ( a sproposito ) CNN ha toccato i minimi storici nel suo prime time, quello che e’ stato per anni terreno di gioco del glorioso Larry King. E cosi’ alle nove di sera il milione di telespettatori di King si e’ ridotto alla media da bar all’angolo di 180mila irriducibili.
La cura annunciata per la malattia sara’ una serie di inchieste e documentari. Prendetene nota.

Le tv all news alla ricerca dell’ascolto perso. Canne per tutti

13 nov

A fine mese parte MSNBC con una serie in 6 puntate in Colorado. Il prossimo anno sara’ la volta della CNN con 8 puntate. La marijuana legale non e’ un affare solo per chi la commercia. Va forte anche per chi la consuma in tv. O cosi’ almeno sperano quelli delle tv all news, in crisi di ascolti.

I sette nuovi pilots di Amazon. Sale l’asticella della sfida a Netflix

13 nov

L’annuncio dei sette nuovi numeri zero di Amazon conferma il trend della sfida lanciata a Netflix ( con Transparent e Alpha House ) e alla tv in generale. C’e roba importante come la coproduzione con The New Yorker e una serie da Philip K. Dick di Ridley Scott.

Ex-girlfriend, ex-boyfriend. Quando ci si rivede

11 nov

Questo short film gira parecchio sui social. Cose che capitano.