She said. He said

16 dic

img_4554

Solo donne parlano nel magazine di questa settimana del New York Times.

Il problema è che quando parlano gli uomini è spesso un disastro.
Matt Damon ha detto una cosa ragionevole. Distinguere tra corteggiamento e tutto il resto. Ma ha comunque generato un diluvio.
La storicizzazione  non spiega quello che accade ancora oggi.
Poi ci sono i negazionisti, che in italia abbondano. Quelli che “basta dire no”.
In testa alla classifica è balzato Rupert Murdoch, 86 anni, il padrone di FoxNews, secondo il quale stiamo parlando di “sciocchezze”, quando si tira in ballo il suo tv network. Allegria.

Arbore, l’unico che “puo’ molestare” senza essere un molestatore

15 dic

Ho recuperato la prima delle due puntate di Arbore, trenta anni dopo.
Il remake utile per capire come è cambiata la televisione e come è rimasta immobile.
Sta cambiando la platea ma in Italia piu’ lentamente che altrove.
Non c’era allora un Grande Fratello VIP (VIP ??!). Ma molto rimasto com’era.
Quello che ho letto sulla “drammaturgia, narrazione” del Grande Fratello fa ridere i polli.
Guardando Arbore che dice di sapere come far salire, “molestare” l’Auditel, mentre la telecamera scopre le gambe delle ragazze meravigliao, vengono in mente le tristi docce del Grande Fratello e le Isole varie.
La grazia antica di Arbore persa per sempre nella televisione “contemporanea”. Alla fine della messa in onda di mercoledi scorso ci troviamo a rimpiangere le cose di allora e meno le aggiunte di oggi, nella puntata anniversario.

Il meraviglioso mondo degli ascensori di New York

15 dic

Ho una passione per gli ascensori. A New York se ne trovano di meravigliosi, deco, centenari.
The New York Times ci racconta questo mondo.
Ieri sono salito al cinquantasettesimo piano di un grattacielo in un baleno.
Quelli rumorosi, a volte con l’operatore che vi accompagna, sono storie da patrimonio dell’umanità.

La rottura della coppia televisiva classica

14 dic

Stamattina ho ripreso a guardare tv americana.
Il telegiornale della NBC, orfano del conduttore Matt Lauer causa molestie, è affidato ora a due donne.
Puo’ essere una fase di transizione ma gli ascolti in netta salita giustificherebbero la rottura della sacralità della coppia di genere diverso.
Le cose vanno avanti senza il divo conduttore. E si rompe il teorema televisivo classico.

Il canale tematico dell’antirenzismo

14 dic

Solo quattro giorni in Italia. Abbastanza per fare un’infornata di talk shows anti Renzi.
Sembra una televisione a reti unificate, con La7 che comanda il plotone di parolai del pensiero unico, l’antirenzismo. Netflix subito.

PADRE NOSTRO, stasera con PIF, ore 21.05

13 dic

GLI SDRAIATI, mi è piaciuto

12 dic

Domani parto. Sono riuscito a vedere Gli Sdraiati. Mi è piaciuto. A parte una dose accettabile di macchiettismo, comune a tanto cinema italiano.
Ho letto delle critiche, alcune negative che ronzano attorno “all’universo borghese” del film.
E allora ? Non è il fascino discreto della borghesia. Non è nemmeno Scampia, Ostia. E non è Suburra, Gomorra, per una volta.
Dividerei i critici in due mazzetti. Chi ha figli e chi non li ha. Poi ne parliamo.

PADRE NOSTRO, mercoledi sera

12 dic

padre-nostro-banner-puntata-8

L’udienza

10 dic

Ieri pomeriggio udienza privata di Papa Francesco ad una ventina di persone.
C’ero, con una ventina di ospiti ( tra gli altri Carlo Petrini, Pif, Umberto Galimberti) e realizzatori del programma Padre Nostro, che sta andando in onda su TV2000.
Dico solo questo. Si chiama udienza per il suo significato di attenzione, ascolto.È quello che mi ha colpito, lasciato.
Francesco ha ascoltato e poi ha detto cose che mi ritrovo a dire con mio figlio, quando parliamo. Ha parlato di uso formale della lingua, di passione per quello che si fa e di umorismo. L’assoluta necessita’ di leggerezza anche quando si sostiene ” la sostantivita’ ” delle cose.

Millennials, basta. Giovani, come una volta

10 dic

Rigetto dell’etichetta-parola MILLENNIALS.  Petizione per il ritorno al vecchio stile. Basta dire  GIOVANI.

Ma Aaron Sorkin avrebbe scritto oggi The Newsroom come pochi anni fa ?

7 dic

Su un monitor vanno le dimissioni di Al Franken dal Senato americano per accuse di molestie sessuali, che lui nega.
In attesa di imbarcarmi su un aereo mi è venuto un pensierino. Ma Aaron Sorkin avrebbe scritto The Newsroom (tre stagioni dal 2012 al 2014) oggi come allora ?
Gli intrecci di storie sentimentali nella serie sono le sottotrame (la trama?) delle bellissime 25 puntate complessive. Sono tante. Un filo teso per tutta la serie è Alison, la giovane apprendista producer e le sue relazioni con i senior producers Don e Jim.
In quanti ci siamo riconosciuti in quelle “narrazioni”( la metto elegante) ?

Leggo di un episodio accaduto allora nella stanza degli sceneggiatori che non conoscevo e di una discussione a proposito del film con cui Sorkin debutta nella regia. In una situazione simile ad allora Sorkin avrebbe oggi deciso altrimenti.
Sta cambiando tutto la rivoluzione in corso ? Tocchera’ anche Game of Thrones o per il fantasy c’è licenza di fare come prima della proclamazione di Time magazine della persona dell’anno ?

7 dicembre 1941

7 dic

Oggi i TG hanno ricordato Pearl Harbor. E il discorso di FDR.

Lady Bird, il cinema e Netflix

7 dic

screen-shot-2017-11-19-at-1-52-34-pm

Nella liste dei dieci migliori film dell’anno compilate in questi giorni trovate sempre Lady Bird.
Un anno in cui le sale si svuotano e i divani di casa si affossano per le serate Netflix.
Lady Bird di Greta Gerwig, di cui vado pazzo come attrice, al debutto nella regia, è un film “grazioso” ( per non dire “carino”) ma sopravvalutato. Per Metacritic e Rotten Tomatoes ( la summa della critica ) siamo ai vertici. Quindi sbaglio.
Le storie del conflitto con la madre, dei riti di passaggio, della ricerca della propria identità sono scritte e recitate bene, realistiche. Ma, forse, vivendoci con coetanei della giovane protagonista in famiglia, non cosi’ indimenticabili.
Ho molto amato Frances Ha e andai poco dopo a vedere Greta Gerwig in un piccolo teatro del Village.
Uscito dalla sala un paio di settimane fa, mi chiedevo se Lady Bird lo avessi visto su Netflix cosa sarebbe cambiato. Poco. Un film da camera.
Molto invece per Dunkirk, che The New York Times mette al primo posto tra i film dell’anno. Una pellicola che va vista in una sala. Ma la domanda è ormai costantemente questa. Cosa ci fa alzare dai divani di casa per entrare in un cinema?
Io ho drasticamente diminuito le visioni in una sala, “nella magia di una sala”.
Come se fossimo entrati in un prima e dopo Netflix (e gli altri). C’è stato un cambio fondamentale di stili di vita.
Ho letto che Spielberg ha lanciato un grido di disperazione, per il cinema. Ma poi apprendo che starebbe progettando una serie per Apple.
Oggi mi imbarco su un aereo e mi preparo a recuperare un paio di film sul piccolissimo schermo della scomodissima poltrona. Mi sto per spostare su un altro divano al di là dell’oceano, dove Netflix mi insegue.

Credere, non credere. Stasera PADRE NOSTRO (TV2000) va a casa di Umberto Galimberti

6 dic

Il tema della puntata di stasera di Padre Nostro su TV2000 alle 21.05 è “non ci indurre in tentazione’.
Don Marco Pozza, teologo, a colloquio con il filosofo, psicologo Umberto Galimberti.
È stato, forse, l’incontro piu’ sorprendente tra quelli vissuti nel corso della realizzazione del programma. Se lo vedrete, capirete perche’.

PS ECCO LA PUNTATA INTERA

 

Gia’ finito lo storytelling ?

5 dic

Ci siamo fatti due palle con lo storytelling negli ultimi tempi.
Ora, dopo il record online del Black Friday, pare ci sia il ritorno al vecchio modo di fare pubblicità. Mulini bianchi.

Che differenza

5 dic

John Oliver, di HBO, modera un dibattito con Dustin Hoffman, Robert De Niro e altri, per il Tribeca Film Festival.
The Washington Post ci racconta come è andata. Si parla di molestie sessuali.
Oliver non fa la domandina di circostanza.
Inimmaginabile alle nostre latitudini.

Il sorpasso

5 dic

unknown

Leggo del persistente successo della prima serata generalista in Italia. Anomalia mondiale.
Quando tutta la televisione sara’ distribuita attraverso Internet credo che i numeri cambieranno. Ci stiamo arrivando.
Il 58,6% delle case americane hanno accesso allo streaming attraverso piattaforme di giochi o Apple TV, Google Chromecast, Amazon Fire TV, Roku e naturalmente smart TV, che sono pero’ usati solo da 13,4 milioni sui 70 che si servono di Internet per consumare televisione (12% in piu’ nell’ultimo anno).
La meta’ di questi utenti ha sotto i 45 anni.
E poi lo smartphone. I giovanissimi guardano le serie sui telefonini. Inutile raccontare loro “della magia della sala” o del programma che comincia ad una certa ora. Sono fuori dal radar. Il sorpasso della televisione on demand lo viviamo nelle nostre case.
I numeri del Grande Fratello italiano, delle repliche di Montalbano, degli shows del sabato sera sono impensabili in America. Forse dovremmo smetterla di dire che la globalizzazione ci ha omologati. Almeno nel consumo televisivo. Se parliamo di sneakers o tatuaggi allora è un altro discorso.

SNL. Recap. Trump, tasse, molestie e tutto il casino in cui siamo immersi

4 dic

La puntata di Saturday Night Live di sabato, spiegata.

Ma come parlano di calcio i nuovi allenatori ?

4 dic

Sentivo oggi un’intervista all’allenatore dei giovani della Fiorentina ed al secondo luogo comune su due dei “nostri” non ce l’ho fatta piu’.
Uno sarebbe “un grandissimo profilo” e un altro “un difensore che ha grandi letture”.
Aridatece Nereo Rocco e Carletto Mazzone.

Madison Square Garden, 1937

3 dic

dqenhzqumaaeiar

Sdraiato

3 dic

Il giovane protagonista del film Gli sdraiati è figlio di un mio antico amico.
Ho letto il libro, vorrei andare al cinema, magari presto a Roma.
Mi chiedo sempre se moriremo figli, chiedendoci cosa faremo da grandi.
Noi, padri, il problema.

Le realta’ alternative delle televisioni

2 dic

Alla stessa ora, 23.30 di venerdi, le tre televisioni allnews americane raccontano due realta’ diverse.
MSNBC e CNN sono in breaking news dalla mattina sul generale Flynn, il Russiagate e le possibili implicazioni nella famiglia Trump. FoxNews ignora l’accaduto e mette al centro la sentenza del giorno prima che riguarda un migrante messicano, entrato senza documenti negli Stati Uniti per cinque volte e accusato di omicidio.
Due mondi che che si rivolgono a platee che assomigliano alle curve degli stadi. Una piu’ ridicola della altre due ma che fa piu’ ascolto.

img_4514
img_4515
img_4518

L’opera seriale di Spike Lee nell’epoca della riproducibilita’ tecnica di Netflix

1 dic

Ho finito i dieci brevi episodi (30 minuti) della serie di Spike Lee (She’s gotta have it) per Netflix.
La visione funziona bene accompagnata alla lettura (prima, durante, dopo, non importa) della lunga storia con intervista e copertina che gli ha dedicato The New York Times Magazine in occasione dell’uscita della serie.
E’un bagno nell’estetica di Spike Lee. Il cantore di Brooklyn. Come Woody Allen di Manhattan.
Spike per Netflix, come Woody per Amazon, hanno partorito dei distillati della loro visione del mondo per i nuovi giocatori in campo, nel mondo allargato della video consumazione.
Nel suo caso la libertà di cui ha potuto godere, i mezzi e i 300 minuti della serie ci mettono nella condizione di capire meglio come Spike snoccioli le cose che vuole dire dentro la sua estetica.
Il prodotto è molto patinato a cominciare dalla lunga sigla che è una elegia della Brooklyn emancipata dalla povertà che ancora imprigiona gran parte dei suoi abitanti, al di fuori delle roccaforti espugnate dalle giovani coppie, studenti, artisti in fuga da Manhattan. Non è la Brooklyn di Girls. È piu’ manierata ancora ma anche piu’ vera. Che dovrebbe essere un paradosso. Se non fosse che il curriculum di Spike è pieno di pubblicità girate per grandi marchi di sneakers e abbigliamento sportivo. Dove la strada si incontra con l’obiettivo di creare consumi che incrociano stili di vita e idee imprenditoriali. E quindi la mano del regista è abituata di default a dipingere il superfluo come un bisogno e a “fotoscioppare l’indigenza”. È una qualità, una rappresentazione della realta’ non mistificata ma tatuata con la sua firma.
La Brooklyn delle enclaves di Spike è colorata, aperta al nuovo, depurata della miseria (il senzacasa artista ha una sua nobile grazia). Una Brooklyn “gentrificata”. Divertente la presa per il culo del cameriere con barba hipster delle quattro amiche al caffe’.
Si racconta una giovane donna e la sua sessualita’, remake del film del 1986 con lo stesso titolo, realizzato allora con un piccolo budget.
Nola Darling, la protagonista afroamericana, è una pittrice, ritrattista con difficolta’ a trovare regolarmente i soldi per pagare l’affitto. Ha relazioni contemporanee con tre uomini, diversi socialmente ma ugualmente autoriflessi, come è il genere maschile, piu’ di quello femminile. E con una donna, madre di una bambina.
Nola, vittima di un tentativo di violenza per la strada (non lo stupro del film originale che desto’ molte critiche) da inizio ad una campagna contro le molestie, fatta di manifesti e affissioni.
Credo che Spike non potesse immaginare nel corso della scrittura che l’uscita della serie nella settimana di Thanksgiving avrebbe coinciso con il mese in cui l’America ha mozzato le teste di alcuni tra i piu’ autorevoli protagonisti della televisione e del cinema, accusati di molestie sessuali. Una coincidenza che afferma ancora una volta come la letteratura (quattro uomini e quattro donne, sceneggiatori) abbia spesso intuizioni di prefigurazione. Anche motivo di riflessione. Trenta anni passati invano?
La punteggiatura degli episodi è segnata da musica straordinaria e ci troviamo a sognare con Frank Sinatra, che sembra piu’ una citazione di Woody Allen che di Lee. I pensieri a voce alta all’inizio delle puntate, con sguardo rivolto in camera, sono invece autocitazioni.
Alla fine, siamo alle elezioni del 2016. Dopo la gentrificazione della sua Brooklyn, arrivera’ Trump. Non solo per Spike.

“Votate per me, candidata senza pene”

30 nov

Piu’ donne al potere. E questa candidata in Michigan lo dice senza perifrasi.

 

JAY-Z, la conversazione con il New York Times. Obama, Trump, ecc.

30 nov

Da vedere e  ascoltare tutta.  Jay Z , candidato in otto categorie ai Grammy Awards. Non solo musica.

Perche’ Jimmy Fallon perde e Colbert cresce negli ascolti. È la politica, stupido

29 nov

The New York Times analizza gli ascolti dei talk shows della seconda serata (quasi terza, dalle 11.30) americana.

Cacciato Matt Lauer, numero uno della televisione del daytime. Casca il mondo (della tv)

29 nov

Come dire sinteticamente cosa significa il Today Show per la televisione americana ?
E’ il motore della NBC. La sua raccolta pubblicitaria consente al network di produrre molti altri shows.
Il Today Show è il telegiornale-talk in onda dal gennaio 1952, sinonimo della stessa televisione.
Stamattina il fulmine. Mi sono al solito sintonizzato sui titoli del Today.
Ho visto la co-conduttrice Savannah Guthrie leggere in apertura il comunicato con cui la NBC ha messo alla porta Lauer. Voce rotta dall’emozione e mano nella mano della sua provvisoria compagna di tavolo, al posto di Lauer.
Ancora una volta assistiamo a due donne insieme al comando che rompono (per sempre ?) la classica coppia dei due generi, data per scontata da tutti noi.
Cade il più potente uomo della televisione americana. Ha condotto Olimpiadi, intervistato presidenti, re, regine, ha raccontato le tragedie americane.
Matt Lauer e’ la televisione. Era.

PS Sul sito del Today Show appare ancora Matt Lauer nel logo

img_4498
img_4500

Se la newsletter è meglio del giornale

28 nov

All’inizio la buttavo nel cestino, senza leggerla. Da qualche giorno invece guardo con crescente interesse la newsletter di Repubblica che mi arriva nella casella di posta.
Come gia’ successo con il New York Times, il giornale diventa pleonastico.
Ho l’abbonamento digitale (come per Corriere e New York Times e altri). Ma quando arrivo a sfogliare il quotidiano è roba vecchia, con dentro cose (e pubblicità) di cui non mi frega niente.

Il candidato

28 nov

In Iowa ci si va solo per riscaldare una candidatura futura. Oppure, come in questo caso, per fare un numero comico, mica tanto.
Alec Baldwin è diventato l’imitatore numero uno di Trump, nel Saturday Night Live di NBC.
Da tempo si dice sia tentato dalla politica. Vedremo.

Chi è Meghan Markle ?

28 nov

Dalla serie televisiva Suits a Londra. The American princess.