Nella prigione etiope a lezione di sesso sicuro

4 ago

Siamo entrati nella prigione di Debre Markos ( 1750 detenuti, di cui 38 donne con 12 bambini ) al seguito di una NGO ( CVM ) che ha messo in piedi un programma di prevenzione dell’AIDS ( che colpisce il 6% della popolazione etiope ).
Ad assistere alla lezione sull’uso dei profilattici uomini e donne detenuti. Molte domande al termine.
Nel carcere sono poi successe altre cose, per me strabilianti, che racconteremo prossimamente su TV2000.

IMG_6849
IMG_6824
IMG_6834
IMG_6826

Falce e martello ( Etiopia )

4 ago

Questa mattina al mercato di Debre Markos.

IMG_6910
IMG_6911

Felpa etiope

3 ago

IMG_6719

Piazza centrale di Debre Markos, Etiopia. Sulla felpa dell’amico etiope c’e’ scritto MILANO.
Beccati ‘sta felpa Salvini.

L’amico etiope

2 ago

IMG_6653

Tribuna d’onore ( Etiopia )

2 ago

Partita di calcio a Debre Markos ( Etiopia ). Sulle tribune pubblico delle grandi occasioni.

IMG_6600
IMG_6595

Sulla strada ( Etiopia )

2 ago

In viaggio per otto ore lungo la valle del Nilo. Con incontri ravvicinati.

IMG_0252
IMG_0259

Etiopia , si parte dalla strada percorsa da Obama

31 lug

Sono arrivato questa mattina ad Addis Abeba.
Sulla strada dall’aeroporto al centro sono ancora al loro posto i ritratti di Obama che era in citta’ questa settimana. La strada sara’ lunga in questo mese.

IMG_0228
IMG_0226
IMG_0224
IMG_0209
IMG_0217

La Casa Bianca (a Foggia)

25 lug

IMG_0184

Ieri, a Foggia, sono andato ad un noleggio auto in centro con il grande Vasi, operatore.
Sono stato attratto irresistibilmente dall’insegna dell’albergo di fronte.
The White House, a Foggia. Perche’ ? Perche’ ?
Mi ha ricordato delle primarie americane. Ad ottobre torno.
Con Foggia on my mind.

Agosto IN UN ALTRO MONDO. Parto

15 lug

Ho seguito la selezione. Sono andato a trovarli a casa loro ( Piemonte, Puglia, Marche, Lombardia ).
Il 30 luglio parto con uno di loro, Giovanni, e andiamo in Etiopia. Poi raggiungo Remark in Kenya. A seguire, nelle Filippine da Marta e in India da Miranda.
In un altro mondo si chiama l’idea dell’otto per mille, progetto in collaborazione con la Caritas italiana. I giovani volontari, iPad-muniti, racconteranno la loro esperienza su campi molto diversi.
Io parto con Carletto, operatore, e girero’ per TV2000 il viaggio e i ragazzi che lo affrontano.
E’ una bella storia. Sono felice di partire. Vi racconto presto.

Dacci,o Signore, la citazione quotidiana di House of Cards

12 lug

Citazioni a capocchia di House of Cards piovono ogni giorno sul nostro capino, a leggere i quotidiani.
La serie televisiva e’ ridotta a iconografia de noantri della malapolitica.
Twitter veicola la pena. Anche anziani, consumati leaders che di televisione ne sanno una cippa si avventurano nel paragone Renzi-Underwood.
In Italia molto piu’ che in America.

VIVA L’ITALIA. E basta Dylan

2 lug

“Vi lascio in buone mani” ha detto Francesco De Gregori alla fine del suo concerto e prima di essere richiamato sul palco per i bis.
E invece no. Basta Dylan.
Sono in giro a lavorare per l’Italia da un mese e ieri sera ero a Lucca.
Elio, che da Milano e’ venuto da queste parti venti anni fa, mi aveva scritto per chiedere “prendo i biglietti per De Gregori-Dylan ?”. Anche se “concerti mai piu’” difficile dire no grazie.
E’ arrivata da Firenze anche Simona, pure lei antica esule da Milano. Con Elio e Simona ( e altri 15 giura Elio, io non ricordo ) eravamo partiti in treno per andare a sentire Dylan a Parigi nel 1978. Da allora sono andato per concerti di Dylan tante, tante volte. E sempre facendo quel giochetto di provare a riconoscere i vecchi pezzi storpiati ( rivisitati… ) gia’ dall’attacco (ieri sera nella prima parte She belongs to me, Tangled up in blue ). Ora anche questo rito da dylaniati mi ha scassato le palle. E su Sinatra seguitelo voi, se vi pare.
Siamo andati via alla fine della prima parte del concerto di Dylan. Zero emozioni. Tanti giovani per lui.
De Gregori in forma smagliante e’ stato molto, molto piacevole. Tra le pagine chiare e le pagine scure una bella serata, in una bella piazza, in un caldo pazzesco e tra odori antichi di roba buona dimenticata.

IMG_0165

Aggiornamento

6 giu

Breve ritorno a casa, a New York, e occasione di aggiornamento.
Ho incrociato un nuovo candidato repubblicano al giorno per la Casa Bianca con cose perse ( lo struggente finale di Mad Men ) e cose nuove ( Aquarius, la serie con David Duchovny di NBC ).
Proprio Aquarius segna la prima volta di un grande network che adotta il modello distributivo di Netflix. Si possono vedere on demand tutti insieme i dodici episodi della serie. E cosi’ ho fatto. Proprio quando si legge che Netflix sbarchera’ da noi ad ottobre.
Ricordo che poco piu’ di vent’anni fa arrivavo in Italia dall’America con la valigia piena di VHS registrati dalla tivu’. Da uno di questi ( “Real World” di MTV, ancora in onda ) nacque Davvero per Rai Due.
Tornando ad Aquarius, non e’ un capolavoro ma per chi ha fame di California degli anni 60 ( e la storia di Charles Manson, del Black Panther Party, della guerra in Vietnam ) e’ un bel tuffo nel passato recente. Bello per chi nel 1967 era appena adolescente e quindi va bene tutto di quella stagione. Meno bello per parte della critica.
L’idea dell’autore John McNamara ( quello di Prime Suspect ) affonda in una storia che non abbiamo masticato fino in fondo. Gli anni 60 sono questa roba qui. Li trattiamo con occhiali diversi dalla contemporaneita’ e da epoche piu’ lontane o vicine. Come una realta’ decolorata ( proprio come la bella fotografia di Aquarius ) che ci si e’ piantata nel cuore, piu’ che nella testa. Quindi difficile da giudicare. Ovviamente uso un plurale che presume una condivisione che non esiste.
E’stato scritto di una staffetta tra il finale di Mad Men e Aquarius. Beh, visti di seguito come ho fatto io, il passaggio del testimone ci sta. Stando invece alla scrittura delle due serie siamo in due mondi diversi, anche se sempre di California si tratta e piu’ o meno negli stessi anni.
Sognando California ma quella di una volta, non quella di Facebook e compagnia.

Arrivederci ( blog a riposo )

13 apr

Questo blog si ferma. Non c’e’ probabilmente bisogno di dirlo. Non c’e’ una conversazione aperta ( commenti chiusi e zero attivita’ social ).
Lo dico a me stesso, cosi’ so che sono assolto dal piacere-obbligo di postare ogni giorno. E a chi segue quotidianamente, grazie davvero.

Due le ragioni di questa pausa. Una semplice e’ che lavori vari mi portano in Italia per un periodo probabilmente lungo. Questo puo’ essere un alibi ma dire di televisione americana da lontano ( l’ho fatto in passato ) e’ faticoso. Lo fanno in tanti ma non ci sono solo le serie. Ad esempio il prossimo ciclo elettorale americano.
La ragione piu’ profonda per la pausa mi batte in testa da molto tempo. Il format e’ stanco, non esaurito ma indebolito. In tanti hanno lasciato semidormienti i blogs e si sono appassionati alle forme piu’ svelte di comunicazione.
A me interessano formati video. Possibilmente contenuti originali. Provo a capire come arrivarci e con chi. Arrivederci.

PS La spiegazione e’ lacunosa, lo so. Ma tanto e’ solo una pausa.

El sueno americano

13 apr

Ho raccolto storie di undocumented giovani donne, con figli, arrivate dal Guatemala, Honduras, Salvador. Chiedono asilo in America. A centinaia, ogni giorno. Qualche immagine. A seguire un racconto televisivo.
Siamo privilegiati. Non solo perche’ facciamo un bel lavoro.

FullSizeRender
IMG_6490
FullSizeRender
IMG_6492

Stanley Kubrick, 1958 ( su cinema e tv )

11 apr

Oggi vado in Texas ( dove “Calcutta incontra Gaza” )

10 apr

“Calcutta meets Gaza” a Brownsville, Texas. Cosi’ un conduttore conservatore , molto ascoltato da quelle parti, descrive Brownsville , Texas, al confine con il Messico.

Il TORNADO ( the view from my window )

10 apr

Il tornado di ieri in Illinois apre i telegiornali di oggi.
A seguire Hillary Clinton.

Hillary Clinton annuncia domenica la candidatura con un video ( Breaking News di MSNBC )

10 apr

MSNBC Breaking News con la notizia su Hillary. Vediamo se la corsa ad arrivare primi sara’ premiata.

FullSizeRender

BLOODLINE, nuova serie di Netflix, nuova serie da rimanerci attaccati

9 apr

Ho finito la prima stagione di Bloodline. Non c’e’ stato plauso unanime della critica. A me e’ piaciuta parecchio. Attori magnifici come sempre . Storia di una famiglia nelle Florida Keys.

Il poliziotto uccide. In televisione la madre della vittima e l’autore del video

9 apr

In televisione stamattina domina il video del poliziotto bianco che ha ucciso l’afroamericano in South Carolina, sparandogli otto volte nella schiena. La madre della vittima e l’autore del video intervistati. Una storia senza fine.

FullSizeRender
FullSizeRender

The NEWSROOM. Il telegiornale e’ morto, lunga vita al telegiornale

9 apr

Il telegiornale e’ un morto che cammina. A qualsiasi latitudine. Lo sanno tutti quelli che capiscono, anche poco, di televisione. Ma conviene a tutti quelli che ci lavorano , in televisione, continuare a fare aria alla salma.
Se avete in casa o conoscete un minore di 18 ( ma diciamo pure fino ai 25 anni ) che guarda il telegiornale piu’ di una volta al mese, presentatemelo.
Dicevo di esser andato dentro il telegiornale di ABC. Quello che ho visto e’ una redazione piccola e una control room grande. Il teleprompter srotola il racconto quotidiano, fatto di notizie che sembrano poco piu’ lunghe di un tweet. Ogni tanto un esperto si siede al tavolo dell’anchorman per un breve parere fatto di una, una sola risposta. Compresa naturalmente la meteorologa. La camera robotizzata e’ fissa sul conduttore che impacchetta, incarna, intitola il telegiornale a se stesso ( World News Tonight with David Muir ).
Frank Rich ha appena scritto una lunga, bella storia dei telegiornali americani sul New York Magazine. Quello che ricaviamo e’ che la personalizzazione dei telegiornali e’ antistorica ma vivra’ ancora, per la ragione che non c’e’ una alternativa se non la chiusura definitiva. Come un negozio che tira giu’ per sempre la saracinesca ma questa deve rimanere aperta per dare un senso ad una televisione generalista che altrimenti sarebbe senza tempo.
I telegiornali sono il nostro orologio quotidiano. Non servono ad altro. Le notizie in onda le conosciamo  gia’ da prima. Chi non e’ interessato a conoscerle sa comunque che la sua giornata e’ scandita anche da telegiornali che non vede. Ma  ormai le notizie sono un flusso che ognuno acchiappa attaccato alla chincaglieria elettronica che ci portiamo dietro. Gli altri, la maggioranza silenziosa, non contano per chi paga le news, la pubblicità.
Rich ha titolato il suo pezzo sugli anchormen A dumb job che traduco in Un lavoro da fessi.  Ha anche scritto che la NBC e’ ancora in testa tra i TG della sera e invece solo da un paio di giorni e’ avvenuto il sorpasso ad opera della ABC e di David Muir. I telegiornali, per Rich, sono come la notte in cui tutte le vacche sono nere. Cambiano le vacche da 60 anni ma il contenuto di quello che vediamo si e’ ridotto ad una miserabile rifrittura di breaking news ammuffite. Ormai conta il flusso delle notizie non il riassuntino sul teleprompter. Quando si ragiona di riforma della newsroom di questo spero si parli.
I numeri del sorpasso di ABC su NBC dovrebbero fare riflettere ( 7.99 milioni di spettatori contro 7.91 ) in un paese di 320 milioni di abitanti. Erano 10 milioni a network un anno fa. Sotto i due milioni in media il gruppo demografico decisivo, quello tra i 25 e i 54 anni, una pattuglia per ogni canale tv.
In attesa di vedere il telegiornale di VICE, ricorda Rich, continuiamo a celebrare questo modernariato televisivo. Giornalismo impalancato negli studi, dove ognuno chiacchera su video scaricati che non ha girato. Fino a che la newsroom sara’ occupata al grido di “andate a lavorare”( si fa per dire ).

Dentro il telegiornale della ABC. THE NEWSROOM

8 apr

Sono stato nello studio della ABC durante la messa in onda del TG della sera. Poco prima, mi ha detto la producer che mi ha invitato, avevano tutti festeggiato il primo posto tra i telegiornali della sera. Da quando Brian Williams della NBC e’ stato sospeso per sei mesi, in seguito al racconto di un paio di balle, si e’ aperta la gara tra i networks per il primato.
Il “giovane” ( 41 anni  e “sexiest man alive” ) David Muir sta guidando le news di ABC.
Quello che ho visto e’ una macchina da guerra al lavoro. Non ho capito pero’ dove fossero le notizie. Ormai corrono come un tweet, con la velocita’ della luce. Primi 15 minuti senza pubblicita’. Nell’altra meta’ del TG il diluvio di spot. Sono finite e non me ne sono accorto.

FullSizeRender
FullSizeRender copy

Church of Neurotology

7 apr

Che brutta cosa. Il calcio

7 apr

Vabbe’, tranquilli.

Cronaca di una morte annunciata ( MAD MEN )

7 apr

Spoiler, anche se non capisco cosa ci sia da spoilerare in Mad men. Se non la fine che non conosciamo.

images-2

Allora come e’ stato l’inizio della fine di Mad Men ?
Domenica e’ andata in onda la prima delle sette puntate che chiudono per sempre Mad Men. La piu’ bella serie televisiva, almeno visivamente, di sempre. E’ ricominciata la festa di colori che riduce i tempi in cui viviamo ad una povera, triste monocromia di sfumature di grigio. Nostalgia ( come il titolo di uno degli spot della serie ).
Una prima puntata minore. Don Draper macina donne, tra fantasmi del passato e bulimia del presente. Peggy cerca un uomo ma non c’era ancora l’online dating e allora si deve accontentare del parente del collega d’ufficio.
La scena chiave e’ quella in cui Joan e Peggy sono umiliate nel corso di una presentazione da tre idioti managers di un grande magazzino. I maschietti inondano di allusioni le due signore che sono alla riunione per promuovere una linea di collant. Cose che oggi non accadono piu’ ( scherzo ).
In complesso una puntata in folle, che non e’ mai partita, imballata nella scrittura. Nelle prossime sei ci chiederemo che fine fara’ Don Draper. La big picture e’ pero’ quella di Nixon, dopo Kennedy. Ci piace anche la sua voce nasale sullo sfondo e questo vuol dire che siamo proprio tossici di Mad Men.

Il comico che fa la migliore intervista di sempre a Snowden. Giornalismo transgender

6 apr

John Oliver e’ il comico inglese lanciato come inviato nel suo telegiornale da Jon Stewart.
Oliver ha ora il suo tv show su HBO che e’ una rivisitazione satirica di quello che e’ accaduto nella settimana.
Quella che abbiamo visto ieri sera in televisione e’ la prova che quando uno e’ bravo le corporazioni ( dei giornalisti ) fanno ridere i polli. Infatti in America non esistono. E stamattina i telegiornali ( non satirici ) hanno tutti estratti della puntata di Pasqua di John Oliver.
Oliver e’ andato a Mosca ad intervistare Edward Snowden. E’ venuto fuori il pezzo migliore di giornalismo televisivo sull’esule americano in Russia mai visto.
Quando la televisione ha ancora senso. Quando il talento conta. Quando tutte le palle che leggiamo a proposito del primato dell’informazione ufficiale cascano travolte da questa nuova informazione “transgender”, che attraversa i generi.
Ecco perche’ i telegiornali non li guarda piu’ nessuno.

The real Mad Men & Women of Madison Avenue

6 apr

Cose da fare ( o non fare ) a New York a Pasqua. Il tour dI Occupy Wall Street

5 apr

Michael Pellagatti, di mestiere tour guide, porta in giro turisti per la Lower Manhattan. The New York Times ci ha detto del giro che fa fare e di quello che racconta, da esperto conoscitore ( e testimone ) della materia.
Storia e luoghi di Occupy Wall Street. 30 dollari a persona per due ore e mezza. 15 dollari per gli studenti. Gratis per chi ha partecipato al movimento.

Pasqua

5 apr

SABATO SPORT. Final four di college basket ma soprattutto l’immenso SALAH, Messi d’Egitto

4 apr

Stasera le semifinali di March Madness. Nell’attesa, solo Mohamed Salah.