Bezos a SNL

18 nov

Steve Carell , ospite al Saturday Night Live, impersona Jeff Bezos. La spiega della scelta di Amazon a New York.

Che tempo che fa

17 nov

Ho letto titoli di giornali italiani che hanno messo insieme incendi e neve. Non so dei telegiornali che non vedo.
Gli incendi in California sono l’unica cosa di cui si dovrebbe parlare. A proposito di che tempo che fa.
Una tragedia di proporzioni mai viste. Il numero delle vittime cresce ogni giorno, quando i dispersi vengono aggiunti alla lista. L’inferno nel paradiso.
Poi accade che arrivi una spruzzata di neve su Manhattan e diventa una notizia. Neve dissolta in un’ora in citta’ e oggi splende il sole. Fuori, nello stato di New York, è un’altra cosa. Nel midwest un’altra ancora. E’ un grande paese l’America. New York pure.

NARCOS for real

16 nov

A New York si celebra, con difficolta’, il processo a El Chapo e le cifre dei morti sono da guerra civile silente.
Intanto è fuori su Netflix la quarta stagione di Narcos. O, meglio, la prima di Narcos in Messico. Dopo le prime tre in Colombia.
C’era una volta il Messico dolce, languida meta di vacanzieri ed espatriati che ho conosciuto quando sulla spiaggia di Playa del Carmen c’erano solo dieci bungalows e la sera dovevi camminare con una pila per andare a mezz’ora di cammino nell’unico posto dove mangiare una cosa, aperto da un italiano.
Oggi come Rimini. Peggio perche’ pericolosa.
Quel Messico è andato. Tratta degli esseri umani e droga hanno trasformato il paese.
I tacos meglio mangiarli sotto casa.

Il treno di merda

15 nov

La storia si presta ad essere tirata in tante direzioni. L’unica certa è che il treno parti’ da New York e arrivo’ in Alabama.
56 containers di feci prodotte nella citta’ di New York e depositate nel sud degli Stati Uniti.
Il caso era scoppiato nello scorso aprile. Il caso del poop train”, il treno di popo’, per dirla come si usa con i bambini.
Per due mesi il treno staziono’ in una piccola cittadina dell’Alabama, dove secondo la compagnia che aveva l’appalto avrebbe dovuto svuotarsi in una apposita tomba privata dei rifiuti. La lotta degli abitanti della cittadina, mossi dal tanfo, impedi’ lo sbarco del prodotto dei cessi di New York, citta’ che ha leggi che impediscono gli scarichi di queste materie (biosolidi si dice elegantemente) nell’oceano.
Mi sono appassionato alla storia che in televisione ha vissuto in questi giorni un revival in seguito alla notizia della messa in stato di accusa per ragioni “etiche” di un ex lobbista nominato dall’amministrazione Trump responsabile dell’EPA (l’agenzia federale di protezione dell’ambiente) nel sud-est degli Stati Uniti.
Non entro nel merito dell’intricata vicenda e torno sul treno che non ho capito dove sia finito. I containers ammassati erano arrivati ad essere 250.
Ufficialmente i biosolidi della citta’ di New York viaggiano ancora fuori dallo stato. E vanno a concimare terreni, secondo un ciclo per cui poi in qualche modo torniamo ad espellerli.
Mi si è aperto in questi giorni un mondo nuovo, con questa storia del treno.
Non mi ero mai chiesto dove finisse quello che lo sciacquone porta via. Non sapevo che il tutto venisse elaborato da imprese private. E che quindi io lavoro per loro. E per finire l’idea dell’Alabama, uno dei cinque stati stati piu’ poveri d’America (con il 27% di afroamericani) come destinatario finale di una cosa da noi prodotta, a Manhattan.
Intanto sto eliminando con grande dolore, ancora una volta, decine, centinaia di libri per ragioni di spazio. Forse “Treno di panna” di De Carlo (l’unico suo che ho letto) me lo tengo. Cosi’, per non dimenticare.

Factory

12 nov

Factory vuol dire manifattura, fabbrica. La “sottotrama” creativa è stata appiccicata anche fuori contesto.
Quella di Andy Warhol è stata una fabbrica, come ci ha raccontato recentemente The New York Times. Di idee, non necessariamente tutte sue. Idee trasformate in video, fotografie, una rivista, multipli,  non tutte opere realizzate  da Warhol (un genio) stesso. Una strepitosa sintesi di business e arte che oggi vive in repliche che testimoniano di un tempo diverso, come la collaborazione di Takashi Murakami con Virgil Abloh per Vuitton. La centrifuga finisce su Instagram e i giochi sono fatti.

Warhol era Instagram prima di Instagram e la mostra appena aperta al Whitney, la prima grande retrospettiva in 31 anni (Andy Warhol -From A to B and Back Again) specchia questa liquidita’ sospesa tra la memoria e il nostro presente. Giravo per le sale, come sempre incartate benissimo in America, e mi chiedevo perche’  tutto quello che gia’ abbiamo visto migliaia di volte apparisse nuovo o comunque non di un altro secolo. Quello prima di Internet.
Una risposta me la sono data andando alla fine nel negozio affollatissimo della lobby del Whitney. C’era tutto. Oltre al catalogo da 75 dollari. Tutto uguale alle sale della mostra. I multipli, le fotografie e le infinite riproduzioni declinate in oggetti di uso quotidiano che avrebbero potuto uscire dalla stessa factory di Warhol. Si certo, “..nell’epoca della sua riproducibilita’ tecnica” tutto è falso e vero. Tanta roba è fake, ci dice la cronaca politica quotidiana. Non a caso questa settimana vanno all’asta, ricorda sempre The New York Times, molti Warhol. Che non sono mai falsi. Come dei Caravaggio disputati. Forse perche’ lo sono all’origine. E’ questa la meraviglia dell’arte, da Pero Manzoni fino a Banksy . C’è tanta factory.
Critica entusiasta.  Avvolti nella carta da parati ci si perde al Whitney. Anche senza gli acidi che giravano negli anni di Andy.

img_4920

Scuse accettate

11 nov

Pete Davidson, uno della squadra di comici di Saturday Night Live, aveva fatto una battuta di quelle che si definiscono non felici su un repubblicano, veterano dell’esercito che ha perso un occhio in missione in Afghanistan .
Ieri sera ho visto la riparazione. I due sono apparsi insieme nella trasmissione nel segmento piu’ divertente della puntata.
Lezioni americane.

I biglietti per Michelle Obama. Boh

11 nov

Sono andato sul sito dell’evento Michelle Obama e la presentazione del suo libro, biografia.
Ho letto che il tour ha luogo in palazzetti dello sport dove di solito si gioca a basket. Arene da circa 20mila posti. E che il costo del biglietto sarebbe di 30 dollari, di cui un terzo destinato ad attivita’ filantropiche locali. Non avevo letto di biglietti a 500, 700 fino a 3mila dollari.
Sono quelli che rimangono per le due date di New York, al Barclays Center di Brooklyn, casa della squadra dei Nets nella NBA.
Questi biglietti rimasti sono per le prime file, comprendono il libro in regalo e per quelli da migliaia di dollari mi sembra di avere capito la possibilità di stringere la mano e fare una foto con la first lady.
Spero di avere cliccato male. Di non avere capito. Di avere un mac impazzito.
Le presentazioni dei libri a pagamento con il libro “in dono” stanno diventando la norma per i famosi.
In questo caso pare salteranno fuori altre famose amiche. Sara’ probabilmente una produzione show. Con video, musica, boh.
Quasi tutto esaurito e quindi sbaglio a stupirmi.
Beh, pero’ poi basta non meravigliarsi sul perche’ ci sia gente che vota Trump.

PS Nella primavera del 2007 ero tra quelli in fila a Union Square da Barnes&Noble. Barack Obama firmava il suo secondo libro. Due, trecento all’evento. Gratuito.

Ma c’è stata l’onda o no ?

9 nov

Ora che la stampa italiana ha fatto i bagagli e nel bel paese le elezioni sono gia’ scomparse si possono cominciare a fare i conti. Che saranno lunghi, a partire dalla solita Florida dove è annunciato che saranno ricontati i voti per un seggio del senato e per il governatore con gran fretta assegnati, secondo costume e storia, ai repubblicani.
Allora “the blue wave”, l’onda a favore dei democratici, si è ufficialmente verificata.
Mai tanti voti popolari dal Watergate. Milioni non quattro gatti.
E la storia continua. Nelle prossime settimane se non piu’ a lungo. Quando ufficialmente sapremo chi ha vinto in alcuni seggi chiave. Intanto il totale complessivo dei votanti alla camera dei rappresentati non è un’opinione.

img_4915

307 in 311

9 nov

Quest’anno 307 “mass shootings”. Stragi, cosi’ vengono definite quando muoiono in quattro o piu’.
In 311 giorni. Siamo ad un massacro al giorno. Gli autori in stragrande maggioranza ? Uomini bianchi con passaporto americano.

Dalla Somalia a Washington

8 nov

Rifugiata in Minnesota. Sono 80.000 dalla Somalia. Ilhan Omar. Eletta alla Camera. Musulmana. Americana.
Che meraviglia. Dai che questo paese commuove e stupisce ancora.

Recap

7 nov

La meraviglia di elezioni come queste di midterm (e altre) è leggere, assistere a racconti scopiazzati, enfatizzati, piegati al proprio punto di vista, che ovviamente ho anch’io.
Si tocca lo stupore pero’ quando entra in campo Trump. In una conferenza stampa di oltre 90 minuti ci ha raccontato il suo mondo parallelo. “Un successo tremendo, pazzesco”,”sono un leader morale”, “non sono razzista, le vostre domande lo sono”, il tutto dentro un tentativo sfumato di ammorbidire i toni (la solita rissa con CNN e NBC) se non i contenuti. Certo fare i nomi dei repubblicani che sono stati sconfitti perche’ hanno rifiutato il suo abbraccio non è stata una furbata. E nemmeno la realta’ ma cosi’ funzionano le cose in Trumpland. Dei 31 candidati alla Camera appoggiati ufficialmente da Trump solo 3 hanno vinto. Molti avevano scelto di non ripresentarsi a queste elezioni per non essere assimilati al presidente.
Dopo Trump, in televisione, è arrivata Nancy Pelosi che dovrebbe riprendere il ruolo avuto in passato di Speaker of the House, che spetta al leader designato dalla maggioranza ora democratica.
Pelosi ha iniziato e finito la sua conferenza stampa citando il motivo per cui i democratici hanno vinto. “Health, health, health”. La sanità, l’assistenza sanitaria, il grande buco nero della società americana a cui la riforma di Obama ha solo messo un cerotto ma i cui costi (mia famiglia compresa) rimangono incredibili per “il socialismo realizzato italiano”.
Alla fine pensavo guardando la dignitosa, eloquente Pelosi, perché ancora lei che ha 78 anni?
Beh Trump ne ha 73 e due possibili candidati nel 2020 sono Biden, 76 anni e Bernie Sanders, 77.
Ma non era il paese giovane l’America? Si lo è. L’onda che ha deciso queste elezioni è quella dei giovani e le donne.
Le donne elette sono il dato nuovo di queste elezioni. Obama ha perso la Camera nel 2010 e il Senato nel 2014. E nelle ultime 39 elezioni di midterm i presidenti in carica ne hanno perse 35. Niente di nuovo quindi in questo stop a Trump.
La scelta di fare la campagna esclusivamente sulla paura non ha pagato. Doveva raccontare della disoccupazione scesa al 3.7%, mai cosi’ bassa da 50 anni.
Non lo ha fatto. Ha provato a terrorizzare con la marcia dei migranti attraverso il Messico.
Nel frattempo c’è stata la strage nella sinagoga. Ma sul nemico domestico si glissa. Chi vota ha memoria piu’ lunga. Almeno, sembrerebbe, da queste parti.

Ha perso Beto. Ha vinto Beto

7 nov

img_4903

I sondaggisti non hanno toppato questa volta.
I democratici riprendono il Congresso. I repubblicani mantengono il controllo del Senato.
Tante donne elette. Anche la prima deputata musulmana.
In Texas, Cruz batte Beto. Questa sconfitta di stretta misura segna queste elezioni.
Ripartire da Beto, da questa missione impossibile che ha galvanizzato giovani e minoranze in uno stato demograficamente chiave negli Stati Uniti e proprietà esclusiva dei repubblicani da 25 anni, dopo un lungo dominio dei democratici.
Comincia stanotte la corsa per la Casa Bianca 2020. Aperta, come un libro con le pagine bianche tutte da scrivere.

Come si vota

6 nov

img_4896

E’ storia nota. Il modo in cui si vota in America genera infinite discussioni, cause che si tramandano da un ciclo elettorale all’altro.
La storia è anche complicata. In America capita a molti di non avere un documento d’identità o di averlo scaduto. La carta di credito ha sostituito la carta d’identità, con quali conseguenze non è difficile immaginare.
Sono arrivato al seggio nella scuola vicino a casa a Manhattan e sono andato ad uno dei tavoli dietro cui sedevano due anziani volontari, con in mano le liste elettorali dei residenti nella zona. Ti devi iscrivere alle liste elettorali ma una volta fatto (nel mio caso il giorno in cui sono “diventato” anche americano) ci rimani per la vita, salvo segnalare il cambio di residenza.
Insomma arrivi e dici il tuo cognome. Basta cosi. Senza dare un documento per verificare la tua identità.
E metti una firma, prima ancora di avere votato. Cosi ricevi la scheda che poi dovrai barrare e scannerizzare. Davanti a me (ho aspettato dieci minuti in seguito alla discussione) una giovane donna provava ad avere la sua scheda ma dal tavolo le ripetevano che aveva gia’ votato. Lei giurava di no. Ha chiesto di vedere la firma. La casella apposita era riempita da un nome e cognome. Ma non era il suo.
Hanno dovuto chiamare un segretario di seggio che poi non sapeva che fare.
Un errore, puo’ essere certo. Ma il sistema è bucato. Chiunque puo’ arrivare e dire il nome di un residente che conosce e votare. A me pare una roba da pazzi.
In attesa di sentire stasera alla televisione delle decine di migliaia di casi di voti mancanti, annullati, non pervenuti.

Quanto vota la televisione

6 nov

A vedere la televisione in questi giorni in America, senza essere sondaggisti, sembrerebbe che i democratici possano vincere. Potrebbero vincere pero’ il voto polare e non la maggioranza dei seggi (gia’ visto). Hanno raccolto e speso di piu’.
Queste elezioni sono una festa per i networks. Ascolti e soldi. Mai come questa volta nella storia.
Saranno spesi 5.2 miliardi di dollari (un miliardo in piu’ del passato record). Grandi donatori, anonimi e palesi, in prima persona o coperti, in tanti hanno contribuito a questa montagna di denaro utilizzato non solo per il classico spot da 30 secondi.
Queste elezioni sono appassionanti per le sfide che si sono materializzate come in tanti film western.
È il sistema americano che semplifica e oppone, dopo le primarie, i due contendenti. Le due contendenti. Tante donne candidate e, si dice, al voto. Se sara’ cosi vincono i democratici. Se votano piu’ uomini vincono i repubblicani. Questa la sintesi televisiva che mi passa davanti mentre viene ricordato che il 4 novembre 2008 veniva eletto Obama. Dieci anni fa. La televisione elesse Obama e poi ci ha regalato Trump.
Le televisioni sempre piu’ schierate. Ormai sembra di vedere curve di ultras che si affacciano nei nostri schermi. Se fanno poi il tifo anche i sondaggisti la confusione sotto il cielo diventa veramente grande.
E così ci sguazza la televisione. Con le radio portano a casa quasi 3 miliardi della torta.
Il format di queste sfide televisive non contempla, come è noto, la ribollita dei talk shows di prima serata all’italiana. Ma questa è una storia vecchia.
Esco a votare.

La televisione graficata che si fa oggi

6 nov

Da AXIOS su HBO. Sempre piu’ televisione ibridata. Il nuovo che avanza.

La storia piu’ bella letta oggi

6 nov

Proprio mentre compravo un libro su Amazon.

Al voto

5 nov

Regia di Jodie Foster.

Entra Oprah

1 nov

img_4873

Oprah si schiera per una sola candidata nelle prossime elezioni di midterm.
Fa campagna per Stacey Abrams che sarebbe la prima donna governatrice della Georgia.
I sondaggi danno la Adams pari al candidato repubblicano Kemp, oggi sostenuto alla stessa ora del comizio di Oprah dal vicepresidente Pence.
La Georgia è uno di quegli stati in cui i repubblicani sono accusati dai democratici di operare per restringere, ostacolare il diritto al voto delle minoranze.
La Georgia schiavista delle piantagioni di cotone è oggi la Georgia di Atlanta, la citta’ piu’ eccitante in questa fase degli Stati Uniti, la citta’ in cui musica, televisione, sport stanno producendo il nuovo rimasticato poi da Los Angeles e New York. Da qui ad eleggere governatrice una donna afroamericana (30% i neri nello stato) la distanza è lunga. Ci prova a colmarla Oprah, che nel 2008 aveva appoggiato Obama ma che ha sempre tenuto la politica separata dal suo business. E il business di Oprah è quello di essere la signora della televisione americana, amata dalle donne dei sobborghi, dei piccoli centri che poi sono l’America.
Un bel test in Georgia. Pence ha subito detto che i repubblicani vinceranno contro Hollywood. Non ha detto “gli ebrei di Hollywood”…

Mi dispiace non votare a Houston

31 ott

Ho appena visto su MSNBC il townhall con Beto O’Rourke, candidato democratico al Senato nel Texas.
La trasmissione e’ parte di un college tour, condotto da Chris Matthews. Un bel format. Gli studenti dell’università che ospita fanno domande al candidato.
Quando Beto ha risposto in spagnolo ad una domanda di una studentessa ispanica mi sono commosso.
Beto come Obama, è stato scritto. Beh hanno frequentato la Columbia a New York tutti e due. E hanno la lingua sciolta. Hanno quella capacita’ di essere pifferai magici. Raccolgono folle di giovani. Che non e’ detto poi vadano a votare. In Texas, non a New York.

L’America che mi piace era in quell’auditorium dell’università di Houston. L’altra America voterà Ted Cruz, che viene dato vincitore da tutti i sondaggi. Cruz, quello che ha scambiato nomignoli e insulti con Trump e ora si abbracciano.
Daje Beto.

img_4864
img_4872
img_4856

Tra una settimana si vota

30 ott

Sono contento di votare tra una settimana. Queste non sono elezioni come altre.
Sto guardando in televisione le manifestazioni di protesta contro Trump a Pittsburgh. Chi sfila canta inni religiosi.
Arriva, il presidente, nella citta’ della strage nella sinagoga.
Accolto come persona non gradita. Credo non sia mai successo in questa misura ad un presidente in carica dopo una tragedia.
Si parla solo di odio in televisione.
Faccio fatica a vedere televisione in questi giorni. Ne riparliamo.

img_4851

Embedded

26 ott

Sto tornando a New York. Dopo una settimana a Roma.
Alla Festa del cinema di Roma è stato proiettato “il meglio di” Soldati d’Italia.
Il viaggio in sei missioni in aree del mondo in cui le nostre Forze Armate sono presenti da anni, nell’ignoranza quasi totale di tutti, a parte i familiari dei soldati.
È stato un lavoro importante, appassionante. Si vedrà su Rai Italia che lo ha ideato e prodotto. Non ho idea se poi andrà su una generalista. In fondo me ne importa poco. Arrivi ad un punto della vita (televisiva) in cui il bello, il privilegio è fare cose come questa. Del resto chissenefrega.

photo-2018-10-24-12-34-04

Una cosa voglio dire su cui ho ragionato molto lavorando a Soldati d’Italia.
Sono partito con l’amico operatore Vasile Caplescu su aerei militari, alloggiato, accompagnato e, quando serviva, scortato da uomini e donne delle Forze Armate. Embedded, in una parola.
Una parola, una condizione che mi ha sempre messo in difficolta’. La soglia tra libertà di azione e di espressione nel montaggio finale e alla fine il peso della committenza (la Rai non la Difesa, comunque) ha misurato il grado di separazione tra racconto libero e non.
Credo di avere camminato su questa soglia con attenzione. Ho forzato la mano dei miei interlocutori, ho difeso la mia indipendenza, mi sono autocensurato in alcuni casi. Non dovevo fare un’inchiesta. E quindi non è stato poi difficile.
Volevo provare a fare capire chi sono i nostri soldati, oggi. Spero di esserci riuscito.

In America è andata cosi’. In Italia nulla

24 ott

Il movimento MeToo ha fatto la rivoluzione in America. Tagliate teste di sovrani dell’informazione, dell’intrattenimento, del business televisivo, radiofonico, cinematografico.
In Italia nulla. Non ci sono molestatori nel bel paese, come e’ noto.
Che meraviglia.

SOLDATI D’ITALIA, domani

23 ott

image001

Madri

21 ott

Martedi 21.05 , TV2000.

Correzione

19 ott

Mi ha chiamato Carletto mentre sto per prendere un aereo. Grande Carletto cameraman.
E’ qua in America con l’ottima Giulia Cerino per raccontare le elezioni di midterm (Piazza Pulita).
Daje.

Chiusi

19 ott

Ho chiuso Instagram. E Twitter che non usavo.

SOLDATI D’ITALIA, arriva

18 ott

Prima alla Festa del Cinema di Roma e poi in onda.

 

Nessuno lo sta facendo

18 ott

Le piu’ importanti elezioni americane di midterm (6 novembre) passano ignote su televisioni e stampa italiane.
Mai tante donne candidate. Mai tanti veterani delle guerre.
Test fondamentale per l’amministrazione Trump.
Nell’ultima settimana arriveranno tutti e raccoglieranno impressioni a capocchia in giro.
L’autobus sta passando. Alla fermata non c’e’ nessuno arrivato dal bel paese.

img_4838

POD SAVED AMERICA (HBO). Ma non la TV. Il racconto della politica tra vecchio e nuovo.

17 ott

E’ arrivato in televisione ( su HBO ) il podcast (un milione e mezzo di ascolti in media ) di Jon Favreau, Jon Lovett (speechwriters di Obama ) che hanno fondato con altri due della banda dei quattro di Obama la società Crooked Media. I giovani fenomeni non sono simpaticissimi. Almeno a me. E questo in televisione conta. Quando ascolti e basta, meno.
Fighetti, saputelli, se la raccontano per quattro speciali che HBO manda in onda dopo Bill Maher il venerdì sera. Tanto per arrivare alle elezioni di midterm. La prima puntata erano a Miami, poi andranno in giro, sempre live in un teatro.

Il problema, vecchiotto, è come raccontare la politica in televisione.
Showtime con The Circus (30 minuti a settimana) ha partorito nello scorso ciclo elettorale questo veloce riassunto, molto trendy. Una coppia di celebri giornalisti al comando. Poi uno dei due è caduto per accuse di molestie sessuali ed è stato sostituito da una giornalista, donna. Non cambia il format ma non è la soluzione del problema. E’ tagliato sull’ascolto rapido, distratto, smozzicato, di chi ha una soglia di attenzione che non supera i due minuti a pensierino. Generazione You Tubers incrociata ai baby boomers. Tanto per provare a non perdersi nessuno.

Ora anche Axios sta per scendere in campo e vedremo quanto il risultato si differenzierà dall’indigestione quotidiana dei talk shows da ultra’ a cui siamo sottoposti oggi. Da una parte FoxNews e dall’altra MSNBC. Con CNN costretta da Trump a schiacciarsi su MSNBC.
Per evitare l’assordante rumore del nulla dei talk shows (non tutti ma quasi) rimane solo la strada del racconto delle storie. Come si faceva una volta, entrare nelle case all’ora di cena, aprire il frigorifero e la stanza dei bambini. Seguire al lavoro o al non lavoro i protagonisti. Per provare a capire, in America come in Italia, perche’ un migrante sarebbe un pericolo e non una ricchezza. Cosi, per dire la prima cosa che mi viene in mente.

L’insostenibile leggerezza di Melania

13 ott

L’ho vista ieri sera forse per dire a me stesso della caducita’ di questo blog.
Sto per chiuderlo. La televisione e’ andata global. E quando non lo e’ posso vedere Propaganda Live in streaming a New York e su HBO GO la serie di LeBron a Roma. E’ saltato il tempo reale ma anche il senso dei pensierini su quello che si vede.
Qua in America è in corso l’early voting delle fondamentali elezioni di midterm in vari stati. Di scarso interesse in Italia.
Tornando alla pompatissima intervista di ABC di Melania “Out of Africa”, la First Lady ha ripetuto 250 volte di essere felicissima di essere la “First lady”. E te credo.
Sul marito, ecc., sono affari privati. Altro esempio, sul #metoo movement :” le donne devono essere ascoltate…ma anche gli uomini.”
Scemo io che ho perso tempo. Per non dire del circo social prima e dopo.