BILLIONS, arriva la serie su Wall Street con Damian Lewis ( Brody ) e Paul Giamatti

24 ott

Mancava. Vedremo se sara’ meglio di quello che abbiamo visto al cinema.
Nel 2015 su Showtime.

Halloween Car Wash. Se ci si mettono anche alla FORD a fare gli spiritosi

24 ott

Pigs & Washington. Gli spot di una repubblicana dell’Iowa

24 ott

In Iowa c’e’ una sfida per il Senato che sta catturando l’attenzione delle tv all news per l’uso dei maiali negli spot. Gongolano anche talk shows comici e Twitter.

Mini-doc ( un gioiello ) con proposta per ridurre la criminalita’ giovanile in America

23 ott

Chemio, a 14 anni

23 ott

Per la ricerca sul cancro. Da The Swedish Children Cancer Association.

Il video ( bello ) di Sarah Silverman per la parita’ di salario uomo-donna. Che non e’ scontata

23 ott

Il video e’ bello e Sarah Silverman e’ grande ma che ci sia ancora bisogno di affermare la parita’ salariale di genere e’ pazzesco. Anzi, le donne dovrebero guadagnare di piu’. Perche’ fanno piu’ cose.

Il primo spot in tv ( autore Spike Lee ) di MO’NE DAVIS, la ragazza fenomeno del baseball

22 ott

Primo game delle World Series di baseball e prima pubblicita’ per la ragazza di 13 anni.

Ben Bradlee ( 1921-2014 ). “Assumete quelli piu intelligenti di voi”

22 ott

Ben Bradlee e’ stato per 20 anni alla guida del Washington Post e direttore ai tempi del Watergate.
Questa mattina le tv all news partono dalla sua scomparsa: “l’ultimo gigante del giornalismo”.

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Cosa succede quando arriva il boom del fracking. Un documentario racconta Williston, North Dakota

22 ott

Il trailer del documentario inizia con immagini simili a quelle che ho fissate nella memoria passando in treno poco piu’ di due anni fa nella stazione di Williston.
Per centinaia di chilometri scendevano e salivano in quattro gatti. Poi, improvvisamente, in quella inarrivabile cittadina del North Dakota sono scesi a centinaia, svuotando il treno. Williston e’ diventata simbolo del boom del fracking in America. Come nella corsa all’oro, si e’ spostato un pezzo di popolazione attratta dagli alti salari. Ricordo che si diceva pagassero 20 dollari l’ora i ragazzi che lavorano nel McDonald’s locale ( meno della meta’ nel resto degli Stati Uniti ).
Ho visto il documentario di Jesse Moss, uscito a New York, che quel giorno pensai fosse ovvio andare a girare, a Williston. E’ il racconto di una rivoluzione. Non tutto mi e’ piaciuto ma troppo forte e’ la materia per mettermi a fare ricami. Da History Channel, subito.

La banda di giovani tatuati, VICE, produce video con i vecchi radical chic, THE NEW YORK REVIEW OF BOOKS

21 ott

La prima delle sei puntate in programma, risultato della coproduzione tra la rivista che ha passato i 50 anni e l’organizzazione di news di Brooklyn, che di anni ne ha una ventina. La serie e’ titolata Talking Heads. Nel primo episodio caricato su You Tube Orville Schell parla di relazioni Cina-Stati Uniti.
L’idea e’ probabilmente quella per VICE di crescere in autorevolezza e per la Review of Books quella di fare un bagno di giovinezza. Coppia di fatto.

E a due settimane dalle elezioni ecco Monica Lewinski. Anche su Twitter

21 ott

Per chi si fosse dimenticato di lei, “eccola di nuovo”. Monica Lewinsky si materializza ad un convegno sul cyberbullying. Parla di reputazione e Internet. E della storia con quello che chiama il suo “boss”.
Il boss, Bill Clinton, e’ il piu attivo in questi giorni a fare campagna elettorale per i democratici.
Monica Lewinsky salta anche su Twitter e in poche ore ammassa seguaci come fosse Katy Perry.
E per le tv allnews e’ di nuovo festa.

Le serie tv che sto guardando. Quelle che non ci sono, mollate. Una lista

21 ott

Dicevo che guardo molta televisione. Ancora, dopo tanti anni. E credo che faccia bene.
Sul fare bene, molto bene, dipende da cosa si guarda.
Se sono “cose di lavoro ” e’ bene, appunto, guardare quasi tutto.
Se sono “cose di piacere”, ecco la lista delle serie tv che sto guardando in questa settimana. Provo ( a cominciare da me stesso ) a non scrivere “narrazione” che se la sento dire un’altra volta vomito.

THE AFFAIR ( Showtime ). Il pilot della scorsa settimana aveva fatto sperare in una storia di infedelta’ diversa. Ma la seconda puntata mi ha lasciato con l’idea che la diversita’ possa consistere solo nella spiaggia di Montauk. Sarebbe poca cosa. Invece confido che sia bella perche’ gli autori non sono fessi.
HOMELAND ( Showtime ) La terza puntata di questa quarta stagione si e’ chiusa alla “famolo strano”. Parlandone dopo mi e’ stato detto che se al posto di Carrie ci fosse stato un uomo non avrei trovato la cosa cosi’ strana. Certo, senza Brody, Homeland e’ ormai ovviamente Carriecentrica. Troppo.
THE GOOD WIFE ( CBS ). La serie e’ la dimostrazione di come si possa sopravvivere all’abbandono ( di solito la morte, nelle fiction ) di uno dei protagonisti. Sembrava che senza Will la storia potesse naufragare e, manco per niente, tiene benissimo. In preparazione dell’uscita anche di Kalinda, la scrittura e’ solida  e ora parte l’Alicia in politica. Roba da solida tv generalista, con qualche stereotipo ( domenica c’era il russo hacker ).
MADAM SECRETARY ( CBS ). Non mi sono appassionato a questa storia che e’stata lanciata nel nome di Hillary, ennesima riproposizione di The West Wing, inimitabile. Ci provo ancora per qualche settimana.
BOARDWALK EMPIRE ( HBO ). Mi sto trascinando verso la fine. Domenica prossima sara’ anche il finale di questa quinta e ultima stagione. Dopo la seconda ho continuato sulla fiducia ma che fatica.
HOW TO GET AWAY WITH MURDER ( ABC ). Il nuovo lavoro di Shonda Rhimes e’ rotondo come sempre ma piu’ svelto. Questo legal drama corre velocissimo. Ti prende e non ti molla. Roba da grande network ( non per le elitarie Showtime, HBO ) disegnata da una grande autrice.
THE WALKING DEAD ( AMC ). Ho guardato, nel tempo, gli zombies a sprazzi. Molto all’inizio, poi basta, ora di nuovo. Credo dipenda dagli umori generali, dalla fase ( come si diceva una volta ). Ora con Ebola e teste di giornalisti mozzate non mi sembra nemmeno una fiction.

Per finire, la riesumazione di una serie che avevo visto male, sottovalutandola. Grazie a Netflix ho cominciato ad affrontare le cinque stagioni di FRIDAY NIGHT LIGHTS ( NBC ). Sono solo alla fine della prima stagione. Per fortuna ne ho ancora quattro. Friday Night e’ andata in onda dal 2006 al 2011 e il genere e’ classificato come “Teen drama, Sports drama, Family drama”, ovvero c’e’ tutto. C’e’ l’America di una cittadina del Texas. Aspetto la fine della giornata per sfogliare le pagine di questo romanzo meraviglioso. Avanti a forza di tre, quattro puntate a notte.

Spike Lee ci spiega cos’e’ il triangolo

20 ott

Phil Jackson, lo zen master della NBA, nuovo allenatore dei Knicks , ha detto in una recente conferenza stampa che Spike Lee non capisce niente di basket. Scherzava. Il regista e’ tifoso accanito della squadra di New York. E’ inquadrato in prima fila ad ogni partita dei Knicks. E’ stato autore degli spot per le campagne abbonamenti. E ora di un documentario realizzato per MSG, la televisione del Madison Square Garden su cui vanno in onda tutte le partite dei Knicks.
Scopo del lavoro e’ quello di farci capire il nuovo schema di gioco della squadra, usato da Jackson per vincere i suoi undici campionati a Chicago e Los Angeles. Si tratta del “triangle offense”, il famoso triangolo. Forse venerdì prossimo, quando sara’ andato in onda lo speciale di Spike Lee, avro’ capito cos’e’ il triangolo. Dipende da Spike.

Il video (pulp ?) di Cattelan (e Ferrari) per il Macbeth del Met

19 ott

Maureen Dowd su THE AFFAIR . “Our infinite fascination with infidelity”

19 ott

Maureen Dowd scrive sulla Sunday Review del New York Times a proposito di THE AFFAIR, la serie tv di cui stasera va in onda il secondo episodio ( Showtime, dopo Homeland ).
Il pezzo e’ il risultato di una conversazione con Sarah Treem che ha lavorato con suo marito a House of Cards ( Jay Carson, gia’ portavoce delle campagne di Howard Dean e Hillary ).

 

I graffiti della subway. La New York che non c’e’ piu’

19 ott

Dagli inizi degli anni Settanta, a New York, i graffiti che coprivano la subway sono stati criminalizzati.
Oggi, cancellata sulla metropolitana, la pittura sui muri e’ diventata arredamento urbano. Viene promossa da scuole, in alcuni casi perfino da proprietari immobiliari. Quella che era stata buttata dentro il cestino della “sottocultura” ora riemerge come arte per collezionisti. Gli arresti proseguono ma non fanno che far lievitare le quotazioni dei piu’ famosi.
C’e’ un signore di 83 anni che ha documentato, allora, quell’epopea visiva. Si chiama Manfred Kirchheimer e la sua opera del 1981 ( girata nel 1977 ) di 45 minuti, titolata “Stations of the Elevated”, e’ stata riportata alla luce per la critica e gli spettatori in questa settimana. Sono andato a vederla.
E’ stato scritto che quello di Kirchheimer e’ un lavoro “impressionistico”, per dire che manca di una narrazione e al suo posto c’e’ la musica di Charles Mingus e Aretha Franklin. Quando le vetture della subway emergono a Brooklyn, nel Bronx, spuntano anche volti, dettagli di chi abitava quei luoghi, di chi ha lavorato ai graffiti. Per contrasto appaiono grandi cartelloni pubblicitari.
Questo documentario non e’ stato fatto in un giorno. E’ una collezione di immagini che andrebbe tutelata come un’opera di Basquiat, per dire della differenza tra il mondo dell’arte e quello dei documentari. Nella Manhattan simile a Lugano di oggi si potrebbe fare questo salto.
Manfred ha detto di essere stato ispirato dalle Anime Morte di Gogol e cosi’ ha chiamato per opposizione i graffitari “anime vive”, live souls.
The New York Times ha scritto che Scorsese, Woody Allen e Spike Lee hanno raccontato New York ma nessuno lo ha fatto con “la lealta’ e la bellezza” di Kirchheimer. Siamo alla (ri)scoperta di questo signore, arrivato a cinque anni a Manhattan, con la famiglia in fuga dalla Germania nazista e che ha poi ha vissuto insegnando cinema e girando e montando film e documentari per altri e suoi propri, spesso passati inosservati.
I suoi studenti lo aiutarono nelle riprese, avvisandolo dai tetti dell’arrivo dei treni. Il documentario partecipo’ al New York Film Festival ma non ricette alcuna critica. Kirchheimer rimase deluso per anni da questa “distrazione” della stampa ( che ora lo esalta ).
Questa sinfonia di colori in movimento e’ girata per anni di mano in mano in cassette VHS, trattate come oggetti di culto dagli adepti. Ora, come dice il titolo e come ha voluto fare Kirchheimer con i graffiti, la sua opera e’ stata “elevata”, fino al trionfo della critica arrivata in leggero ritardo ( 34 anni dopo ).
Quella New York non c’e’ piu’. Per fortuna c’era Manfred a fotografarla, quasi ogni giorno della sua vita.

La serie tv su EBOLA

18 ott

Arriva, pare. All’inizio doveva essere un film, tratto dal libro Hot Zone di Richard Preston ( 1994 ).
Ma perche’ buttare una storia cosi’ in un film ( ?…) quando si può farne una serie tv, devono avere pensato Lynda Obst e Ridley Scott. Mentre Preston sta lavorando ad un pezzo su Ebola per The New Yorker, The Hollywood Reporter ci dice che una serie tv e’ in preparazione per Fox.
Sir Ridley Scott, 76 anni ( Blade Runner, Thelma & Louise, Gladiator, ecc. tanta roba tra cui lo spot Apple 1984 ) fa anche molta televisione. Nel modo in cui usano farla i registi celebri. Dirigendo o assistendo alla regia il primo episodio e poi rimanendo in qualita’ di executive producer. Come, ad esempio, in The Good Wife.

Quelli che fanno tv e non la guardano

17 ott

Incontro un amico, di passaggio a New York, che lavora in televisione in Italia. Come tanti pazzo delle serie americane. Gli racconto di Santoro di ieri ( che ho visto live ) e accenniamo a Floris, Un’altra vita, Pechino-Express, roba di casa sua. Mi dice che lui non vede la tv italiana e quindi poco ne sa. Non e’ il primo. Gli rispondo che e’ come se  un mio altro amico medico ad Harvard mi dicesse “non leggo i risultati delle ricerche sul cancro degli altri. Mi interessa il mio laboratorio e basta”.
Fin da piccolo mi sono fatto di tonnellate di tv e continuo a farlo. Con l’impiccio che adesso la seguo in due continenti. Ma computer e fuso orario aiutano.
Da quando poi, qualche anno fa, e’ stato scritto che vedere la tv ci fa “piu’ intelligenti” ho trovato una legittimazione  ( vabbe’ ) a questo vizietto.
Quando ci siamo salutati con il mio amico abbiamo ricordato quel programma di venti anni fa in cui ci siamo conosciuti e che mise sette ragazzi in una casa di Bologna ( “Davvero”, Rai Due ). Se non avessi visto la partenza della serie originale su MTV a New York e non l’avessi registrata, allora, su VHS e non avessi messo la cassetta in valigia ( tempi eroici ) non avrei mai fatto questo mestiere. Che, diciamocelo, e’ una roba da miracolati.

PS Questo e’ un post della serie chissenefrega ma oggi mi gira così e la manutenzione di un blog ti da questa liberta’. Quella di andare oltre i 140 caratteri di egopippa.

E ora anche la CBS offre un abbonamento in streaming

17 ott

Dopo la notizia che HBO andra’ online, ora arriva l’abbonamento in streaming della CBS.
Con 5.99 dollari si entra nel magazzino del network. Rai Teche che fa ?

MOBY DICK, il trailer

17 ott

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17 ott

Il grande freddo. Biagi, Pasolini e i compagni di scuola. Su televisione e calcio. Da incorniciare

17 ott

Mi sono rivisto questa cosa di Biagi con i compagni di Pasolini ( 1971 ). Trattasi di talk show.
Mamma mia Pasolini, straordinario.
Anche Biagi. A quei tempi ( ero ragazzo ) non ci andavo pazzo. Invece manca la sua capacita’ di sintesi, la sua medieta’, il suo essere diretto. Come deve essere la televisione.
I due ( Biagi e Pasolini ) parlano lingue diverse ma questo e’ il bello.

“Not my HOMELAND”, una fiction piena di errori ( di cui non mi ero accorto )

16 ott

Bina Shah scrive oggi nella pagina OP-ED del New York Times un pezzo su Homeland, la serie tv.
In questa stagione Carrie e’ stata inviata a Islamabad. Ma a Islamabad le telecamere di Homeland non ci hanno messo piede. Avevo letto di Israele, Turchia, locations poi saltate perche’ “poco sicure” e quindi l’Islamabad televisiva e’ stata la lontanissima Cape Town.
Da qui parte la lista di errori in Homeland, segnalati da Bina Shah che quando parla di Pakistan sa di cosa si tratta. A parte l’accusa di avere disegnato stereotipi ( ma questo lo fanno tutte le fiction ) le imprecisioni fanno spavento. Si sentono lingue, si vedono abiti, si accenna a usi e costumi non del luogo. Naturalmente non mi ero accorto di questa collezione di imprecisioni. Altroche’ fact checking. Un vero casino.

Oggi le comiche, elezioni in Florida. No, il dibattito al fresco no

16 ott

La sfida tra Charlie Crist ( oggi democratico, ex governatore repubblicano ) e Rick Scott ( attuale governatore repubblicano ) ha toccato ieri sera vertici di stravaganza ( eufemismo ) mai raggiunti in un dibattito televisivo.
Crist e’ noto per la sua abbronzatura e deve avere ricordato il Nixon umidiccio con Kennedy perche’ si e’ piazzato un ventilatore sotto il podio. Scott si e’ rifiutato di comparire all’inizio perche’ nei patti pre-dibattito era scritto “no electronic devices” e non si e’ capito se questi comprendessero un ventilatore. Pare di si ma si penserebbe in questo caso a tablets, cellulari, ecc.
Per fare la storia breve, poi il dibattito c’e’ stato ma sara’ ricordato solo per il “fangate”, l’affare del ventilatore.

STEVEN JOHNSON ha fatto un programma sulla PBS come non ce ne sono. Che meraviglia

16 ott

“How we got to now” ( come siamo arrivati a oggi ) e’ il titolo di un programma tv che sembra quello di un libro. C’e’ una manualistica floridissima in America con migliaia di titoli che cominciano proprio con “How to…”. Quindi la serie in sei puntate che la PBS ha cominciato a mandare in onda con un doppio episodio rischiava di essere una cosa didascalica da Learning Channel. Non e’ cosi’. E’ un viaggio in tutto quello che diamo per scontato.
L’autore, Steven Johnson ( 46 anni ) ha costruito la sua biografia sull’andare dentro e rivoltare i luoghi comuni. Un suo testo fondamentale ( ” Tutto quello che fa male ti fa bene. ” ) ci ha raccontato che tv e videogames non ci rincitrulliscono. Anzi, ci fanno conoscere ed usare connessioni, idee, nozioni che non incrociamo, che non attiviamo. Le sei puntate sono titolate seccamente Clean, Time, Cold, Sound, Light e Glass ( pulito, tempo, freddo, suono, luce e vetro ). Per tutti e’ disegnata un’evoluzione che conduce al grande risultato finale. Siamo dalle parti di Superquark, con una dimestichezza piu’ originale, da seminativo digitale, con gli elementi che ci circondano, soprattutto quelli non primari.
La narrazione di Johnson, riempita come si fa sempre di quelle che si chiamano “coperture”, e’ interrotta continuamente dal suo vagare, emergere dai luoghi che descrive. E dal suo prendere in mano oggetti, toccare quello che descrive. E’ la scuola del documentario naturalista classico ibridizzata dalla presenza continua del viaggiatore-autore curioso. Non e’ una novita’ ma dipende da come e’ realizzata. Disegni animati, mappe, repertori sono mischiati a materiali girati ovviamente molto bene, secondo i canoni della televisione pubblica americana. E di un modo di procedere da slow-tv.
Una produzione che non sembra avere badato al risparmio ( e non e’ così’ perché’ il programma sara’ venduto nel mondo ) depositando Johnson nei luoghi piu’ diversi ( anche grazie a varie fondazioni filantropiche, tra cui quella di Bill Gates ).
Johnson chiude la prima puntata dicendoci che scrive di “futuro e innovazione”. Non so se mi e’ simpatico ( lui si piace molto, camicie azzurre come gli occhi ) ma quella che ho visto mi e’ sembrata piu’ una storia rivolta all’indietro. Due passi indietro per farne uno avanti.

HBO esce dalla tv e va online. E’ la rivoluzione. Che spazzera’ via l’elettrodomestico

16 ott

HBO ha 30.4 milioni di abbonati secondo Time Warner, con un obiettivo dichiarato di arrivare in breve a 45-46 milioni. Ma questo sarebbe il tetto massimo ipotizzabile nell’attuale fase. Da oggi, e’ ufficiale, HBO ha aperto la caccia agli oltre 80 milioni che potenzialmente ancora accendono la tv ogni giorno. Per farlo andra’ online. Con prezzi e tempi da stabilire.
Da Netflix in poi e’scoppiata la rivoluzione. Non ha piu’ senso tenere la televisione chiusa dentro l’elettrodomestico.
I 36 milioni di sottoscrittori di Netflix si dice si colleghino in media per 100 minuti al giorno.
Si dice pure che i 10 milioni che hanno disdetto l’abbonamento alla tv saranno 53 milioni nel 2018.
La tv avra’ ragione di esistere per lo sport live ma e’ da vedere per quanto.
La televisione in camera di mio figlio e’ spenta da un paio d’anni. Il computer e’ on 24/7. Purtroppo.

Lo sfidante repubblicano di Cuomo riesuma il “daisy ad”

15 ott

La storia si ripete. Ma nelle mani di Rob Astorino, lo sfidante repubblicano di Cuomo ( governatore dello stato di New York ) viene fuori una cosa che non si puo’ vedere.
Questa la storia dello storico spot, dalla bella rivista BILL, titolata per l’appunto cosi’ in omaggio a William “Bill” Bernbach. Era il 1964. Elezioni per la Casa Bianca.

“Una bambina di quattro anni sfoglia una margherita in un prato, contando i petali che stacca, uno ad uno . Arrivata a nove parte una voce off di un countdown. Poi appare il fungo di un’esplosione nucleare e la voce, inconfondibile, del presidente Johnson dice che questa e’ la sfida che abbiamo davanti. ” Lavorare per un mondo in cui tutti i figli di Dio possano vivere oppure finire nell’oscurità. Dobbiamo amarci l’uno con l’altro o morire”. Lo spot alludeva chiaramente al candidato repubblicano Goldwater che protesto’ per la messa in onda. Quindi fu ritirato. Era la preistoria delle campagne negative televisive  che sono cominciate quando si e’ votato per la prima volta.”

4 stagioni di THE WALKING DEAD in un binge-selfie-time-lapse. Questo ci mancava

15 ott

L’ideona e’ della rete tedesca che manda in onda la serie. Per promuovere la nuova, quinta stagione. So’ tempi duri, amici miei.

Si vota in America. Il terrore corre negli spot

15 ott

Campagne negative repubblicane che provano a mettere paura.
Con punte di ridicolo ( ISIS in Arizona ).

Elezioni americane. Lo spot della carrozzella. Nell’imbuto della campagna negativa.

14 ott

Il 4 novembre si vota in America. Ci sono molte campagne negative che provano a rastrellare consensi con la paura. In Texas la democratica Wendy Davis ha attaccato il suo sfidante repubblicano Greg Abbott a partire dalla sua carrozzella. E’ cosi’ scoppiato il caso del “wheelchair ad” che ha acceso le televisioni all news.
Abbott, favorito nella corsa a governatore del Texas, e’ su una carrozzella per una parziale paralisi, in seguito ad un incidente accaduto nel 1984 quando fu colpito dalla caduta di un albero mentre correva. Lo spot denuncia azioni, provvedimenti presi da Abbott nella sua qualita’ di giudice e state attorney che sarebbero in contrasto con l’incidente ricordato, per cui avrebbe ricevuto un “risarcimento” di oltre 10 milioni di dollari.  La campagna di Abbott ha bollato lo spot come disgustoso.
Lo stesso Abbott ha usato la carrozzella nella sua campagna per dimostrare la sua forza, il suo carattere. Rimane da capire se i fatti contenuti nello spot siano veri o falsi.