Le librerie supermercato di Amazon

20 ago

Camminando ieri per la 34 West ho visto una vetrina che annuncia la prossima apertura di un’altra libreria di Amazon.
Non sono dunque pop up stores. Ero passato un paio di giorni prima per il negozio Amazon già aperto dentro Time Warner, a Columbus Circle.
Pensavo di essere stravolto da effetti speciali e mi sono trovato a ciondolare dentro una libreria fisica non diversa da quella virtuale in cui ordiniamo libri ma guardiamo anche serie tv e facciamo tutto, anche la pasta.
I libri sono ordinati per generi e non come siamo abituati per narrativa, saggistica, ecc.
Quando ne prendi in mano uno, trovi accanto suggerimenti per altri “di argomento simile”. Come nei supermercati, appunto.
Dopo cinque minuti via di corsa. Anche perche’ non c’era dove sedersi, tranne un paio di strapuntini. E nemmeno il caffè, che ormai va con il libro come la doppia panna con il cioccolato.

Dicono che Barnes & Noble, il colosso che ha distrutto le piccole librerie indipendenti, stia barcollando-tremando.
Io mi sono rifugiato nel Barnes & Noble di Union Square, che al confronto di Amazon Books mi sembra la libreria di Ferlinghetti a San Francisco.

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David Letterman reloaded. Attaccato alla tv

19 ago

In una lunga intervista radio a Howard Stern, David Letterman si racconta.
Esce fuori che da telespettatore segue MSNBC, come tanti in questi giorni.
La televisione all news che ha superato Fox News. Un regalo di Trump.

Se anche Fallon

17 ago

In questi pochi giorni di ritorno a New York ho ripreso a guardare televisione.

Tra le tante cose viste ( commovente la madre della vittima dei nazi a Charlottesville ) segnalo il buon Jimmy Fallon che di solito vola leggero sulla realta’.

Detroit, al cinema Charlottesville, in tv

15 ago

Vedere Detroit al cinema e poi aprire una delle televisioni all news fisse su Charlottesville non è come chiudere la forbice dei 50 anni che separano gli scontri di ieri e oggi. Paragoni implausibili ma richiamati  da stampa e critici.
Detroit, il film del premio Oscar Bigelow, è girato come un documentario, con la camera sporca che arriva muovendosi sui dialoghi, sulle azioni proprio come fanno le televisioni delle breaking news. Quindi formalmente il paragone regge.
Detroit è un film che ti bevi senza mollare un secondo ma duro da mandare giu’.
È una storia ricostruita, in parte fiction, fino a dove è arrivata la scrittura- inchiesta. Scava sempre dentro la storica ferita americana della schiavitù’ che gli otto anni di Obama non hanno chiuso e che Trump ha definitivamente riaperto.

Una parte della critica ha eccepito sulla costruzione dei personaggi di Detroit. Finisce il film, tiriamo un sospiro di sollievo ma non sappiamo molto dei “cattivi e dei buoni” che abbiamo visto per più di due ore. A me non è mancato di vederli a casa loro, eccetera.
Alla fine li conosciamo. Come abbiamo imparato a conoscere la vittima di Charlottesville ed il suo investitore assassino. In breve perdono identità per diventare simboli. Di questi tempi duri in cui un film che racconta una storia di 50 anni fa puo’ essere scambiato per contemporaneo. E viceversa.

Shonda Rhimes a Netflix. Come comprare Neymar. La televisione esce dalla televisione.

14 ago

Sono per qualche giorno a New York. Apro la tv che d’estate funziona come d’inverno.
Con serie che partono e in onda come in autunno.
Oggi in questo flusso, che ha pause ma non migra tutto su una Temptation Island, è arrivata la notizia che potrebbe cambiare il corso della televisione generalista.
Shonda Rhimes va a Netflix.La signora della televisione in quindici anni alla ABC si è inventata Grey’s Anatomy, Scandal, How to Get Away with Murder ecc.
Questo è il primo vero acquisto che rompe il mercato televisivo cosi’ come lo conosciamo.

MigrantTV. A reti unificate

8 ago

Quel che rimane dei talk shows ( in generale e d’estate peggio ) va in onda a reti unificate.
Masticano solo emergenza migranti. Che non esiste.
La penisola è intanto circondata da gommoni, barchini e barconi di villeggianti.
Girando in questi mesi per il paese a me sembra che l’emergenza sia quella del lavoro. Di giovani e meno giovani. Di chi un lavoro sulla carta ce l’avrebbe ma non basta a tirare avanti.
Daje.

Pellegrinaggio

23 lug

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La contemporaneita’. Da Basquiat a Bono

17 lug

Ieri sera all’Olimpico per gli U2.
Musica distorta, come capita negli stadi ma perfetta musica da stadio.
Evocativa, celebrativa, trenta anni dopo. Molti di quelli che avevo accanto non erano nati nel giorno di Joshua Tree. Tutti conoscevano le parole delle canzoni. Il film che scorreva alle spalle era un’idea di America. Per quelli ( come me ) che pensano che l’America sia uno “state of mind”. Piu’ che quella di Reagan o Trump.
Tutti quelli che avevo accanto mi sono sembrati belli. Sara’ stata la serata.
Prima ero andato a vedere la bella mostra di Basquiat. Scomparso trenta anni fa, quasi.
Poi uno dice “la contemporaneità”. Quella di trenta anni fa.

Aggiornamento

3 lug

Da due mesi non vedo “Morning Joe”, su MSNBC, ogni mattina, dalle 6 in poi.
E cosi’ mi sono perso quello che è contenuto nei video che seguono.

Ci rivediamo in autunno con questa roba da pazzi.

Intanto giro l’Italia, con rapidi passaggi a Roma.
Da settembre in poi andranno in onda cose su TV2000 e ci sara’ tempo per tornarci sopra.
Ho visto poca televisione in queste settimane. Mi sono appassionato ad alcuni meravigliosi canali locali e al calciomercato, buttato in alberghi a volte con wifi ballerino.
In una pausa vacanziera mio figlio arrivato da Trumpland mi ha “educato” ancora una volta sulla reale funzione di servizio pubblico che svolge la televisione. Quella di badante per anziani. Sconvolto ( mio figlio ) dal peso della politica nelle generaliste italiane. Da una settimana con lui sono uscito con una valanga di storie da Instagram. La televisione che si passano su Snapchat quelli che comprano e che insegue la pubblicità ha la durata di 120 secondi al massimo.
Le serie sono un bagaglio a mano da aprire nei viaggi.
Noi badanti della badante facciamo manufatti di interesse zero per gli under 21. Chiaro ?

La manutenzione della casella postale. Rotta

8 apr

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Sono in India. Come sempre, da queste parti, bene.
Lontano dalla televisione. Dalle serie tv ma anche da Bobo Vieri intervistato da Cattelan e da Trump intervistato da se stesso.
Sempre piu’ lontano dal blog che curo, tra abbandoni e intensi colpi d’amore, da piu’ di sei anni.
Dopo il ritorno a New York ci sarà l’Italia, forse a lungo.
Non ho voglia di far diventare questo blog un diario e/o accenderlo sulla televisione italiana.
È arrivata l’ora di una lunga pausa.
Non sono altrove ( Twitter, Facebook, Instagram, ecc.)

PS Ci risentiamo, chissà , quando questo viaggio indiano andrà in onda

Per il terzo anno in India. Le bambine di Calcutta crescono

2 apr

Torno alla casa delle 40 bambine, ad un’ora da Calcutta.
Girlhood, piccole donne crescono.
L’anno scorso ando’ cosi’.

WATCH OVERTIME ON YOU TUBE, la soluzione ai talk shows bulimici

1 apr

Il Venerdi sera guardo, quando posso e altrimenti recupero poi, il talk politico di Bill Maher, comico, su HBO. Ospiti spesso buoni, dopo il monologo, per una durata complessiva di un’ora.
Gli ascolti, ottimi per HBO. Sopra i due milioni in tempo reale che diventano il doppio nel corso della settimana con le visioni on demand.

Bill Maher fa sempre una cosa che è la soluzione al problema dei talk shows all’italiana che si allungano nella notte, senza pietà. Alla fine del programma, invita ad andare su You Tube dove continua con gli stessi ospiti in streaming. La comunità che lo segue è in media di 30-50mila spettatori.
Il travaso di una porzione di pubblico, con l’ovvia secca diminuzione della platea, è esattamente quello che sarebbe nei desideri di chi dovrebbe fare “televisione contemporanea” ma non sa come farla.
E’ stato acclarato che chi continua a seguire su You Tube è quella porzione di consumatori piu’ giovani che si prova ad acchiappare con il retino per le farfalle. Eccolo il retino.

La politica per tre ore in prima serata è una follia italiana che è stata decretata morta dagli ascolti.
Infatti nell’ultima ora di trasmissione ormai si vaga, ubriachi, tra un pezzo sui cavoli al mercato e uno sulle donne dell’est e dell’ovest.
Continuare il programma su Internet e rompere la prima serata di chiacchiere interminabili, ecco la linea.
Non c’è da inventarsi niente. Basta copiare.

Guardare HOMELAND, sesta stagione, per capire quello che sta accadendo

1 apr

Leggo che Homeland, sesta stagione, non sta andando in onda contemporaneamente in Italia e Stati Uniti.
In America abbiamo visto dieci puntate. Ne mancano due.
Niente spoilers. Dico solo che quello che sta accadendo dentro National Security e Fbi è dentro Homeland. Tale e quale. È tutto scritto. Anche il finale.

New York, mostre. Gigantismo e minimalismo

31 mar

Che ci stai a fare a New York se non ti prendi del tempo per fare due passi dentro musei, gallerie che sono contenitori in cui l’incrocio tra privato, filantropia, volume di biglietti staccati non ha eguali al mondo  ?
E allora ecco l’affollata anteprima della “Age of Empires” al Metropolitan, arte cinese, che apre lunedi prossimo. Le statue di terracotta che non avevo mai visto, se non in fotografia.
Prima di andare al Met avevo letto Vanity Fair, che non c’entra con la mostra ma con il gigantismo che ha messo in crisi il grande onnicomprensivo museo americano.

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Poi ho girato a lungo, in incredibile solitudine, nel National Arts Club di Gramercy Park, dove è stata da poco aperta una mostra dei fotografi della Magnum con immagini di New York dal 1947 al 1960. Se questa raccolta di meravigliose fotografie fosse al Met o al MOMA ci sarebbe la fila fuori. Alcune foto mai viste, altre notissime.
Una sconsolata giovane curatrice mi ha detto all’uscita di non capire perche’ le sale fossero deserte. La colpa è di Instagram, le ho detto a casaccio.

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Da oggi su Netflix Hollywood e la seconda guerra mondiale. Da non perdere

31 mar

Assolutamente da vedere. La grande storia narrata da Meryl Streep.

 

Jungletown il nuovo Real World. VICE, la MTV della generazione smartphone

29 mar

La prima puntata di Jungletown (la nuova serie di Viceland, il canale tv di VICE) segna un definitivo passaggio di testimone.
MTV è stata la televisione della generazione che ha sposato musica e video e dato vita ai nuovi format dei docurealities. Real World di MTV (i sette ragazzi in una casa di una citta’ americana, ogni volta diversa) ha segnato una svolta storica nella storia della televisione.
Si, certo, c’era stato il racconto della PBS su una famiglia americana e quella “up series” britannica che dal 1964, ogni sette anni, ha mandato in onda quattordici bambini, oggi anziani baby boomers. Ma MTV ha serializzato un modo di fare televisione in cui la forma, il montaggio ancora piu’ dei contenuti, hanno sepolto la vecchia televisione. Grande Fratello e fotocopie varie nascono da quella rivoluzione.
Ma siamo al secolo scorso. Non propriamente ma per dare il senso della contaminazione che ha poi ibridato la televisione con i telefoni, gli strumenti con il loro uso.
VICE ha letto meglio di altri questa mutazione ed è riuscita a specchiarla, anche oltre i suoi meriti.
La confezione dei suoi prodotti è tagliata sulla generazione che ricava tutto quello che sa dal telefono.
Viceland, il canale televisivo che a New York trovo al numero 133, mette in fila le sue merci, come semplice megafono di una fruizione piu’ larga, liquida, senza tempo.
Eccoci cosi’ arrivati a Jungletown che frulla insieme il vecchio Real World con Survivor, Grande Fratello con le Isole dei non famosi.

Siamo a Kalu Yala, nella giungla di Panama, dove in un villaggio “eco-sostenibile” (per dire di una vita difficile) arrivano 80 “stagisti” che pagano 5000 dollari per mischiarsi ad altri 40 che dovrebbero sapere cosa fare per alimentarsi, costruire ricoveri, trovare acqua, eccetera. Sono in tanti per ora e quindi i caratteri sfuggono e alcuni fuggono proprio perche’ non ce la fanno.
Una miscela di ideali, approssimazioni, spinte generose e altre piu’ o meno indotte da genitori consenzienti e non, che vediamo intervistati.
Siamo come in un Real World allargato che evoca utopie e fa a pugni con una realta’ che va oltre la gita degli scout. E’ un mondo interessante, altro da quello da cui i ragazzi provengono, almeno nel perimetro delle cose di cui ci circondiamo e che diamo per scontate. Con il fantasma di una nuova Jonestown e un leader da scoprire nei prossimi episodi.

Ampio uso dei droni, come ormai routine, per dare l’idea della vastità della giungla in rapporto al piccolo nucleo di nuovi occupanti e un montaggio che taglia continuamente la possibilità di capirci di piu’. Ma questa è la “contemporaneità” (televisiva ) miei cari, dove l’attenzione è misurata in secondi e oltre c’è il panico dell’ascolto.
Detto questo, la storia è intrigante in una misura che va oltre esperimenti simili di costruzione di nuovi mondi nel passato, da Kid Nation della CBS a Utopia di Endemol.
In Jungletown non ci sono vincitori, nominations, eliminazioni. È il tentativo di costruire un esperimento sociale (detto senza ironia) ma soprattutto televisivo.

La mia migliore amica non c’è più

29 mar

Questa mattina al TG-show di MSNBC che guardo sempre si parlava di healthcare, di sanita’.
Mika Brzezinski, conduttrice, ha ricordato la sua migliore amica, scomparsa a 50 anni.
Sono stati due minuti e trenta in cui, credo, in tanti siamo andati al nostro amico, alla nostra amica persi.

Una cosa buona per l’occupazione Trump la sta facendo

27 mar

Esplodono gli abbonamenti sul digitale del New York Times e il Washington Post. Gli ascolti tv alle stelle.
A Washington i networks televisivi assumono. Le riviste date per morte assumono. I siti di investigazione assumono.
Una cosa buona per l’occupazione Trump la sta facendo. Ha rimesso in piedi il mestiere di giornalista.
Non sono i posti di lavoro persi nelle miniere di carbone (come aveva promesso) ma sono pur sempre dollari a fine mese per lavoratori americani.

60 MINUTES sull’arte della manutenzione delle fake news. With a little help from Twitter and Facebook

27 mar

Uno dei pezzi di 60 Minutes andato in onda questa domenica ha investigato le fake news.
Quelli che fanno i soldi con le junk news. Di destra e di sinistra. Quelli che moltiplicano i retweets.
Quelli che ci credono, con la quinta elementare o una laurea. Quelli che prendono le news da Facebook e Twitter che hanno moltiplicato le boiate.
Io le news le becco dalle homepages dei siti di cui mi fido. Come ho sempre fatto. Old style.

La televisione all news che ha conquistato la Casa Bianca

26 mar

È un partito, un movimento se preferite.
FOX News, la televisione di Murdoch, che trovi digitando il numero 44 a Manhattan è la dimostrazione della rilevanza dell’elettrodomestico dato per morto un giorno si e l’altro pure.
The New York Times ci racconta 18 ore passate a guardare FOX News, MSNBC e CNN, le televisioni che di talk in talk, di breaking news in breaking news, tengono l’America incollata alla televisione nell’era Trump. Anche se non da oggi.
FOX News ci aveva regalato il Tea Party e, in generale, ha dato voce all’America che non è New York e la California. L’America che siamo soliti chiamare “profonda” per dire di una cosa che non conosciamo e ci fa anche un poco schifo ( perche’ non la conosciamo ).
Io, in verita’, la frequento per connessioni familiari e posso dire di saperne qualcosa. FOX News è aperta in ogni bar di quei territori che sono fuori dalla settimana di viaggio di nozze degli sposini italiani, europei.

FOX NEWS e MSNBC hanno rotto l’equivoco della televisione “oggettiva”, imparziale. Sono schierate  e non lo nascondono anche se nei loro slogans ci dicono il contrario. Con la differenza che i liberals, progressisti sono ovunque, in tutti i networks e FOX News lotta da sola o quasi. Per questo si è caricata il paese che negli anni della presidenza Obama ha macinato risentimento e si è sentito abbandonato, lontano da Hollywood, Washington, Manhattan.
Trump cita frequentemente FOX News nei suoi tweets e ricava dalla visione dei suoi programmi i fatti che rimbalza. È un ping pong perche’ FOX News fa lo stesso. Questo gioco mediatico si è fatto movimento, organizzazione.
La stessa CNN ha deciso di schierarsi e lo ha fatto contro Trump. Era difficile tenersi fuori.

FOX News ha perso negli ultimi mesi il suo storico fondatore Roger Ailes, accusato da conduttrici del network di molestie sessuali. Ha perso anche il suo volto simbolo, quella Megyn Kelly che si è scontrata con Trump in uno dei dibattiti della campagna elettorale. I vuoti non si sono risolti in perdita di telespettatori.
La televisione schierata vince. Anche MSNBC e CNN stanno godendo della radicalizzazione che hanno abbracciato.
Ci sono lezioni da imparare per noi, volendo. La televisione italiana grillizzata nei talk shows serali, per evidenti ragioni di ascolto, segna un cambio di marcia storico nella gestione del servizio pubblico. Per decenni il piccolo schermo ha specchiato il partito, le coalizioni al potere. Oggi ha fatto un salto nel futuro. Come FOX News si è fatta movimento. Ma all’italiana, “a sua insaputa”.

Bill Maher&Trump

26 mar

Nel giorno della disfatta repubblicana. Su HBO.

Crozzology

26 mar

Ho visto Fratelli di Crozza finalmente andare su Grillo.
Ben scavato vecchia talpa.

Qual è il film americano che hai visto e rivisto ?

25 mar

Tenetevi stretta la sanita’ italiana

25 mar

Non entro nel merito di cosa conteneva il disegno di legge repubblicano sulla sanità che avrebbe dovuto sostituire la riforma di Obama. In sintesi, un regalo alle corporations, alle assicurazioni, ai billionaires. Come stasera dice il vecchio Bernie.
Gli stessi elettori di Trump ora preferiscono tenersi l’odiato “Obamacare”.
Le televisioni all news parlano solo di questo. Io non ho voglia.
Dovrei dire cosa penso della sanità in America, parlando di cose che mi riguardano.
O ricordare che prima della riforma di Obama il 62% delle bancarotte personali in America erano causate dalle spese sanitarie di cittadini che avevano un’assicurazione privata che non copriva tutte le loro spese ( come me ).
Vi dico solo : tenetevi stretta la sanità italiana. Se vi lamentate siete dei fessi.

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Bush ( proprio lui ) pittore

24 mar

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The Christian Science Monitor riassume le critiche ricevute dal presidente Bush per la sua recente raccolta di ritratti di veterani feriti nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Tutte molto positive.
Il libro in testa alla classifica del mese del New York Times.
C’è poco da scherzare, il ragazzo è dotato.

Shopping in Italy

24 mar

Sto guardando il college basket in questi giorni, quando posso.
Questo spot, che va in onda da qualche mese, è ora onnipresente.
Mi mette di buon umore.

Salvate il soldato Perego

23 mar

Parlavo ieri con un amico che mi chiedeva se nella televisione americana si vedono cose simili a quella italiana. Si è visto di molto peggio. Risse finte. Storie di cosiddetti tradimenti inventati dagli autori e protagonisti che si accapigliano, strappandosi vestiti. Storie di falsi elevate a verita’.
La televisione commerciale è stata per anni nel day time un cesso.
Questa onda lunga si è spalmata su reti, trasformate per sempre da allora. Basta vedere la deriva di MTV americana nel patetico tentativo di tenere attaccati i giovani che hanno abbandonato la televisione per sempre.
Poi la marea si è ritirata. Nel mondo accadono cose tremende che hanno confinato questa televisione a canali lontani dai primi trenta tasti. Esiste ancora ma non lotta piu’ tra noi.
Oggi, poi, in America viviamo un reality politico quotidiano in cui non sono nemmeno piu’ necessari gli autori. Va avanti da solo, con una guida automatica.

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Chi va in video è responsabile fino ad un certo punto. In generale, esistono gli autori e chi dovrebbe sorvegliare gli autori che per un punto di ascolto ci racconterebbero la storia della loro madre di 90 anni che se la fa con il nipote dell’amica ( dell’est ).
Da noi ( Italia ) tutto questo è materia quotidiana che riempie ore di televisione di servizio e servizietti pubblici.
Si è scavato nel profondo del privato senza gli strumenti, l’attenzione, la preparazione, la “cultura” per farlo. Si mettono in onda cose che oggi vivono su Internet e basta vedere la homepage di alcuni grandi quotidiani italiani per capire come l’onda si sia trasformata in tsunami. Non si tratta piu’ del video sul gattino che gioca con il gomitolo. Puttanate a tonnellate. Quello che una volta si trovava sulla stampa dedicata ora si trova sulle pagine in rete di alcuni dei maggiori quotidiani che vengono letti sempre meno.
Siamo passati dal meraviglioso mondo del vintage Arbore alla cronaca spiattellata ad ogni ora del giorno senza filtri, senza vergogna. Gli ospiti vengono riciclati per il loro grado di cinismo, per il corto circuito tra parola e alito cattivo che agita le loro bocche.
Bocche simili si impastano ogni giorno di frasi fatte sul servizio pubblico, continuando a citare a capocchia la BBC, che pure lei non è piu’ la vecchia signora di una volta.
Il soldato Paola Perego non c’entra.

I sei motivi per scegliere un calciatore dell’est. E riformare la Rai

22 mar

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Questa è roba per tifosi dementi come me. La capiamo in quattro, fuori da Firenze.
Purtroppo da bambino mi sono legato alla squadra di calcio viola senza una ragione, essendo nato a Roma e cresciuto a Milano.
La Fiorentina compra molti giocatori dell’est e cosi’ nasce l’idiozia di cui sopra.

Questa cosa dell’est è il telo ipocrita che copre i corpi nudi di tanti orrori che quotidianamente la televisione italiana del servizio pubblico manda in onda.
Non si coglie piu’ da tempo la differenza con la televisione commerciale, privata.
Questa potrebbe essere l’occasione per fare chiarezza in Rai.
Storicamente si salva Rai Tre.
Rai Uno potrebbe essere rinominata Rai-Montalbano e mandare le repliche a loop tutto il giorno, la sera, la notte, televisione tematica. Paradosso per dire che il day time è tutto da rivedere e la fiction potrebbe essere non cosi’ bulimica come è oggi ma risparmiare, replicando il meglio.
Sempre nel capitolo tagli, i corrispondenti esteri potrebbero essere tranquillamente aboliti. I loro pezzi sono presi pari, pari dalle agenzie e da Internet.
Anche Rai Italia per emigranti via. Con Rai Play assurdo doppione.
Ecco la riforma, in poche righe. Grazie al vento dell’est.

Donne dell’est , dell’ovest e la storia

21 mar

Scrivevo nell’ultimo post di servizio pubblico americano.
Il giorno dopo viene cancellato un programma del servizio pubblico italiano.
Il motivo scatenante un cartello fesso, ignorante. Non piu’ grave pero’ di quello che accade tutti i giorni in televisione in altri programmi.

Viviamo in America una stagione imbarazzante. Trump ha liberato tutti i cartelli possibili e immaginabili e spostato per sempre il confine tra politicamente corretto e scorretto. Ha liberato il bullismo, il machismo.
A me e’ sempre piaciuto il tanto deriso politicamente corretto che pone un argine ai cretini.
La televisione ha rincorso questa “liberalizzazione” di parole e contenuti, pensando di specchiare la “contemporaneità trollista”.

La storia sta facendo tardiva giustizia di quanto è accaduto nelle recenti elezioni americane.
Il direttore della FBI indirizzo’ probabilmente il voto alla vigilia del voto annunciando un’indagine poi ritrattata sulla posta elettronica di Hillary. Ieri ha annunciato l’indagine in corso contro Trump per i suoi presunti legami con la Russia. C’entra il machismo in tutto questo, a parte il resto ?

PS Ho recuperato Gazebo di eri sera su Rai Play. La presigla-donne dell’est dice tutto.
Servizio Pubblico, un’altra televisione è possibile.

TV, servizio pubblico, il modello americano. Che Trump prova a sforbiciare

19 mar

La RAI ha appena rinnovato con il governo la convenzione che la elegge a “servizio pubblico”.
Trump ha appena presentato il budget che taglierebbe, tra le altre cose, il contributo del governo federale alla televisione che per convenzione chiamiamo pubblica, la PBS.
Per fortuna la sforbiciata non dovrebbe chiudere tv e radio ( l’imperdibile NPR ) ma fara’ saltare sicuramente dei programmi.
Cosa sia “servizio pubblico” è probabilmente piu’ facile da dire in America che in Italia.
La Public Broadcasting Service è una non profit nata nel 1970 e conta su 350 reti affiliate che si muovono autonomamente con propri programmi ma mandano in onda i punti fermi del palinsesto della PBS: la tv dei ragazzi, le inchieste di Frontline, i documentari di Nova, il telegiornale con gli approfondimenti, le serie classiche come Downton Abbey e molte cose della BBC.
E’ una televisione che chiede continuamente contributi ai telespettatori e alle fondazioni filantropiche.
Il suo modello di finanziamento è all’incrocio tra pubblico e privato.
Le televisioni locali del network pagano una cifra annua per i programmi che ricevono dal centro. E quelli come me, a cui piace la PBS, inviano un contributo, che puoi in parte detrarre dalle tasse. Senza canone obbligatorio.
Fuori dal campionato tra networks e nuovi competitors come Netflix e Amazon. Un piccolo mondo antico. Una famiglia di panda da tutelare che si è dovuta arrendere a dosi omeopatiche di pubblicità.
Nessun compromesso con l’intrattenimento se non le speciali serate omaggio a grandi della musica, del teatro. Insomma una televisione che non è da “paese per giovani”. Ma chissenefrega perche’anche le altre che ci provano, con gli under 40, non vanno molto lontano.
La programmazione PBS dice chiaro che la televisione è roba per anziani. Come infatti è.
E dice anche cosa dovrebbe essere servizio pubblico. Senza diventare una palla. Veramente qualche volta si ma poi siamo ripagati, per esempio, da inchieste che non vediamo piu’ altrove.
Nell’America selvaggia c’e’ un’isola in cui si riconosce una traccia di servizio pubblico.
Non come altri simulacri esteri, drogati da fame di ascolti e pubblicità.