Breaking News. Riapre un’edicola

16 ago

Ho letto Mughini su Dagospia a proposito della chiusura delle edicole e crisi della stampa cartacea. Memoria. Nostalgia.
Mi autoaccuso. Anche io, come tanti, abbonato digitale. A quattro quotidiani.
Morto anche il rito dell’attesa del New York Times sbattuto contro la porta di casa alle sei del mattino, in America. Annullata anche l’edizione della domenica che piu’ bella non c’è. Tutto sul computer. Uno schifo ma comodo.
A Roma l’edicola davanti a casa è chiusa da quando ho affittato qualche anno fa. Graffitata come da manuale.
Proprio ieri ho appreso che a settembre dovrebbe riaprire. Un coraggioso fuori di testa l’ha comprata.
A Viale Bruno Buozzi. Devo decidere cosa andare ad acquistare ogni mattina. Che non sia un biglietto per il parcheggio. Solidarieta’ subito.
Daje che il mondo gira. Ai Parioli.

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ER, New York

3 ago

Uno torna a New York per due giorni e finisce in una ER.
Mai successo prima. Avevo accompagnato ma non me stesso. Un problema al ginocchio. Doloroso ma niente di grave. Come alla fine, dopo tre ore, mi ha detto la simpatica dottoressa in servizio, consigliandomi due medici ortopedici, a pagamento, del network dell’ottimo ospedale, il Cornell sulla 68 East.
Accoglienza cortese, come alla reception di un albergo ( sono arrivato tranquillamente e lentamente a piedi, niente autoambulanza).
Dopo una decina di minuti di attesa e’ arrivato l’addetto al modulo dell’assicurazione.
Ho chiesto se uguale assistenza sarebbe stata data nel caso non avessi la costosissima assicurazione privata e mi e’ stato risposto “ovviamente si”. Crediamogli sulla parola.
Niente assegnazione di codici di colore diverso al pronto soccorso. Solo due ingressi diversi. Quello se ci arrivi con le tue gambe. E quello dei piu’ gravi. Comunque cuore e pressione misurati all’istante.
Oggi ho ripreso a camminare. Che se non cammini a New York che ci stai a fare ?
Sara’ perche’ mi hanno detto che non ho niente di rotto ma il ginocchio sembra fare il bravo.
Ne scrivo solo perche’ ho letto dell’affollamento negli ospedali italiani, disservizi ecc.
Quanto pago al mese per l’assicurazione sanitaria pero’ stavolta non ve lo dico. Perche’non mi credereste.

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BENVENUTI A DETROIT (2009-10). L’arrivo di Marchionne. Il documentario

22 lug

Per Rai Cinema e poi in onda su Rai Tre. Il documentario che ho fatto a Detroit nell’inverno 2009-2010.

 

Che meraviglia questo spot

8 lug

Voglia di America. Torno a fine settembre. Elezioni a novembre.
Questo ad girato e montato meravigliosamente. A scuola di come si fa una campagna. E la lezione di House of Cards studiata bene.

Contemporaneita’ televisiva

6 lug

Mi segnalano una puntata di VOX POPULI, Rai Tre. Anche il minuto esatto (16’29″) in cui parte una clip di DAVVERO (1995) Rai2  e di seguito SUPERSENIOR (2003) Rai3.
Con altri, ho “fatto”  le due serie. Rimosse. Come tutto quello che si fa in televisione, che è una lavatrice.
Rivedere qualche minuto di DAVVERO fa impressione. Per come era girato, montato e anche per quello che si diceva. Sembra girato oggi. Anzi domani.
Me lo dico da solo e a questo serve un blog.

4 luglio

4 lug

Independence Day oggi in America. Da lontano, dimenticavo.

VICE, NETFLIX, l’estate prima dell’autunno

29 giu

Una lunga inchiesta del New York Magazine su VICE e la storia di copertina dell‘Economist su NETFLIX ci hanno da poco portato dentro il libro delle nostre ( di quanti ? ecco il problema ) visioni. E forse, involontariamente, segnato il passaggio di un testimone.

Ho scritto molto (bene) in passato su questo blog di VICE, “la nuova MTV”. Erano i tempi in cui in cui si diceva che una nuova televisione era possibile. Oggi guardo solo sport, o quasi, in tempo reale. In tempi alla “quando mi va” vedo cosa c’e di nuovo su Netflix ma poi mi addormento dopo la prima pagina (puntata). In costante dialogo con mio figlio, ho ormai la certezza (statistica…) che i palinsesti che vengono presentati in questi giorni siano un’ossatura che riguarda chi ha problemi con le ossa e per questo sta molto sul divano. Chi ha gambe per camminare esce fuori dagli orari canonici e naviga sul computer, ormai si sa. E allora VICE come fa a restare a galla, avendo provato a fare un canale tv tutto suo, oltre ai programmi su HBO ? Il pezzo del New York Magazine si industria a far saltare quello che chiama un bluff, una bolla. Si narrano episodi ricavati da fonti anonime, ecc. Il problema rimane quello piu’ largo, mi sembra, di una fruizione sempre piu’ scomposta, breve, interrotta, nervosa. Per chi ama camere fisse, soggettive lunghe chilometri (eccomi) sono tempi duri. Viviamo nell’era dei droni. Anche sulla testa dei narcisi televisivi che impestano gli schermi.

Netflix, che allarga continuamente la sua utenza globale, si indebita, cresce in borsa e che diventa il piu’ grande studio di Hollywood, specchia bene la fase. Piu’ fiction, meno realta’. Per non correre il rischio delle fake news. La competizione dalle parti dello streaming si è fatta intanto feroce. Anche i grandi networks hanno capito che occorre imparare a contare gli spettatori oltre l’elettrodomestico. Per sopravvivere. Noi intanto guardiamo i mondiali aspettando l’autunno della ripresa del campionato, della nuova stagione della NBA, della NFL e perfino delle freccette.

Bambini americani

21 giu

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Tre anni fa ero a McAllen, Texas. Nel retro di una chiesa dove operava un centro di accoglienza, pieno di volontari. Anche laici. Insegnanti in pensione che arrivavano dalla costa est. Dall’altra parte dell’America.
Ho rimesso le mani ieri mattina sul documentario, pensando alle madri separate dai bambini. 2.500 in un mese.
Poi ieri sera e’ arrivata la marcia indietro di Trump. E oggi la visita da quelle parti di Melania, moglie del presidente. Che non rema contro di lui. Prova a metterci una pezza.
La storia va in onda stasera su TV2000 alle 19.30 e alle 22.45.
Obama aveva deportato 2 milioni e mezzo di migranti. Trump ha fatto di peggio.

Lontano da dove

10 giu

Ho viaggiato molto negli ultimi mesi e continuerò a farlo nel corso dell’estate. Non sono i viaggi di cui parla Atossa Araxia Abrahamian (“The new passport-poor”) nel pezzo tradotto sull’ultimo numero di Internazionale. Leggo dei tre passaporti della giornalista (Svizzera, Stati Uniti e Iran) che ci dice che in futuro queste identità di carta potrebbero essere sostituite da quelle digitali, più “occhiute” ancora.

Noi abbiamo dimenticato le migrazioni del secolo scorso. I milioni di italiani in cerca di un secondo passaporto utile ad apparecchiare la tavola la sera. I popoli in movimento sono inarrestabili. Non li fermano muri e mari.

Ho consumato a corrente alternata televisione di casa nostra e registrato gli ascolti in crescita degli shows parolai da una casa a Roma molto vicina alle radici familiari. Che poi sono piantate in due paesi. Incontro spesso davanti all’edicola e al supermercato due giovani africani con un cappello in mano che mi salutano. Volentieri ti raccontano la loro storia, se vuoi ascoltarla. Uno è fuggito dalla guerra, l’altro dalla fame. Che poi non sono molto diverse.

In questi mesi ho lambito popolazioni che hanno attraversato guerre, in Kosovo, Libano, Afghanistan, Iraq e ancora ci sono dentro perche’ la pace non comincia il giorno dopo la fine della guerra. Ho parlato in questi luoghi con tanti soldati italiani che mi sono sembrati un bel pezzo d’Italia fuori dai nostri confini. Lontani da casa, anche se per un tempo limitato. La distanza aiuta a capire in genere. E, nello stesso tempo, la prossimità agli abitanti dei paesi che ci ospitano (mai dimenticarlo) anche. Lontani e vicini. Aiuta guardarsi negli occhi, sentire gli odori, accogliere il dolore degli altri. Questo ho immagazzinato nei viaggi iniziati a marzo, su un C-130 da Pisa.

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Baghdad

8 mag

Tra poche ore parto per l’Iraq. Andremo a Baghdad, Mosul e altrove.
Continua il viaggio tra i soldati italiani che stanno fuori. Dopo Kosovo, Libano e Afghanistan.
Una cosa da privilegiati. A volte entri piu’ dentro i luoghi in cui sei catapultato. A volte li lambisci.
Sempre porti via il punto di vista di chi ci sta da mesi e magari è la seconda, terza volta che ci torna.
Aspetto ad esprimere giudizi su questi incontri ma mi hanno colpito in tanti. Alcune donne, mamme. Monica che conduce un Buffalo (un colossale blindato) e Silvia che emerge dal mezzo con una mitragliatrice, l’unica persona visibile all’esterno. E altri. Non li conosciamo. Spero la televisione aiuti a sapere chi sono, cosa fanno, perche’ sono in quei luoghi che per noi evocano conflitto, complessita’ e basta.E quindi rimuoviamo.

In Iraq arrivo nella settimana delle elezioni. Si vota sabato 12.
Leggo di minacce di attentati ai seggi dell’Isis che in questi giorni ha rivendicato l’uccisione di candidati etichettati come “atei”.
I profughi interni, in maggioranza curdi e sunniti, faranno fatica a votare.
Leggo di misure di sicurezza straordinarie. Staremo a vedere.

Spero di postare su Instagram.

Kabul

30 apr

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Il cielo sopra Kabul stasera è scuro. Tanto vento e sabbia sui 1800 metri dove siamo a girare per Rai World.
Il fragore del doppio attentato terrorista suicida di questa mattina si è sentito forte questa mattina nella base NATO al centro di Kabul dove eravamo. L’allarme lanciato ci ha blindati dentro i luoghi bunkerizzati da cui siamo emersi quando il pericolo è cessato.
Nella zona delle ambasciate e della base NATO, si sono fatti saltare i due terroristi. I giornalisti e fotografi locali sono accorsi sul luogo del primo boato. E cosi’ nove di loro sono rimasti uccisi nella seconda esplosione.
Si votera’ il 20 ottobre in Afghanistan.

Vado in Afghanistan, oggi. E poi Iraq

23 apr

Dopo Kosovo e Libano, Afghanistan e Iraq.
Su Instagram. In onda in autunno.

Il caso Mary Beard

22 apr

Mary Beard è molto nota nel mondo accademico ed in quello dei media inglesi.
È una eclettica divulgatrice che ha scritto di donne e potere (esclusione dal potere) arrivata relativamente tardi alla televisione. Un fenomeno pop che non ha perso autorevolezza entrando nell’elettrodomestico.
La storica ha parlato spesso di donne (e ora di donne anziane) messe ai margini del mondo della comunicazione. Ora sarebbe lei stessa vittima di questa emarginazione. La PBS, la televisione “pubblica” americana, l’avrebbe sostituita con un narratore nella versione americana della serie “Civilisations”, in onda sulla BBC.
La Beard accusa per il taglio. La PBS ribadisce il diritto al rifacimento, credo contenuto nel contratto.
Fuori dalla lite rimane il nodo della presenza in video di un volto non omologabile al canone estetico televisivo, a qualsiasi latitudine. Di uomini anziani, con chili di troppo, siamo pieni in tutte le tv. Accade sicuramente meno (o per niente?) con le donne. La tv italiana ha pero’ il primato mondiale di gonne corte in video.

Gli anziani, uomini e donne, stanno passando dal divano passivo al racconto delle loro vite in molta televisione (Rai Tre prima delle altre). Ricordo il tentativo di farli affacciare in un reality (Supersenior) anni fa come un’esperienza che piu’ di tante mi ha insegnato cose.
Nel caso Mary Beard pero’ siamo oltre. Dentro il nuovo orizzonte social che ha ridisegnato il perimetro della fama, allargandolo all’inverosimile fino a schiumarlo dentro lo schermo.
La storica inglese forse si augurava che accadesse quello che le è accaduto in America. Dovremmo tifare per lei. Per non passare la vita a guardare negli specchi social di chi è salito nelle gerarchie dell’immaginario estetico di questi tempi.

David Bowery

17 apr

Eccolo di nuovo. Business as usual.
Nel quartiere, l’East Village, piu’ trendy del momento. Riciclo della storia.

Cori

16 apr

Le ultime volte dicevo di calcio. In Italia è l’ombelico di tutto, o molto.
Nonostante stadi mezzi vuoti. Come si vedeva ieri durante la telecronaca di Sky del derby romano.
Che differenza con la Premier League inglese.
Questo ombelico è anche pieno di zozzerie. Ieri di nuovo all’Olimpico alcuni tifosi laziali hanno lanciato cori antiromanisti, associando i tifosi giallorossi ad Anna Frank. 
A Milano leggo di altri cori. Si e’ chiamato in causa il Vesuvio perche’ porti via i napoletani.

Poi a Firenze un altro genere di coro, che ha citato il recente finale di Real Madrid – Juve in cui l’arbitro che ha decretato il rigore finale è stato definito “insensibile”.
Contro la Fiorentina viene assegnato un rigore e si leva un coro ironico “Insensibile, insensibile”.
Poi il rigore viene tolto (dopo visione alla Var) e si alza il coro “sensibile, sensibile”.

Se non ci pensa una risata a seppellire il calcio negli stadi, ci sta comunque pensando Sky. Svuotandoli.

Roma scapocciata

14 apr

La settimana che finisce la chiudo a Roma, prima di ripartire.
La citta’ tutta buchi si è riempita di gioia con la gloria calcistica. Il governo…ma che ce frega se la Rometta vince in Champions.
Ieri sera ho visto Propaganda Live, il programma che provo sempre a non perdere. Il calcio ha tracimato. Con Claudio Amendola ma non solo.
Siamo malati. A volte felici di esserlo.

“Vi vogliamo cosi’ “

8 apr

Abbiate pazienza ma non ci accade spesso.

 

Homeland

6 apr

Si sta chiudendo questa settimana americana, a casa. Homeland.
Ho recuperato le prime otto puntate della settima stagione in corso. Finiro’ in Italia, dove leggo che partira’ il 23 aprile.
La serie ha perso interesse per la critica. Carrie e il riemergere altalenante della sua bipolarita’ hanno annoiato tanti. Penso sbaglino. Non vedo altra roba in giro in grado di raccontare il presente come questa serie. Trovavo piu’ implausibile l’ultimo House of Cards che ora, amputato del protagonista, non ho idea dove andrà a sbattere.
Molta Russia in questa stagione di Homeland. Proprio come raccontano le news ogni giorno.

PS negli ultimi tempi piu’ Instagram che blog.

Tom Friedman su Facebook e Trump

3 apr

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Tom Friedman al Morning Joe della MSNBC. Su  Zuckerberg. E su Trump, “un presidente instabile”.

Neve

2 apr

Aprile, New York. Ore 7.15 del mattino.

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La televisione delle serie creata da Steven Bochco (16 dicembre, 1943 – 1 aprile, 2018)

2 apr

Non ci sarebbe la televisione delle serie tv senza Steven Bochco. La ricerca dei padri fondatori puo’ andare in diverse direzioni ed essere diversamente datata.
Bochco, scomparso ieri a 74 anni, ha creato Hill Street Blues e poi NYPD Blue. A lui è comunemente attribuita l’idea di costruire trame ( negli anni Ottanta) con sottotrame che non finivano in una singola puntata. L’idea di fare una televisione piu’ complessa. Una televisione che richiede piu’ attenzione.

Tre anni fa ho scritto, a proposito di un numero del New York Times Magazine sulla modificazione del consumatore televisivo, che Hill Street Blues ha cambiato il modo di scrivere televisione. È materia nota per chi mastica tv.
Tutto quello che è venuto dopo, a cominciare dall’immortale ER, ha steso i fili del racconto in modo da intrecciarli, senza operare una cucitura definitiva. Le storie si sciolgono per il tempo che i personaggi richiedono (e i telespettatori domandano).
Non ci sarebbe Netflix senza questa difficolta’ creata per vincolare l’ascolto alla comprensione con il binge watching.
Sembrava allora antitelevisione. Oggi è la televisione.

 

Back to America

31 mar

Tornato a New York per qualche giorno.
Telegiornale NBC della sera. Aspetto notizie da Israele, dopo avere letto di Gaza.
Nulla. Apertura su violenze polizia da queste parti.
La normalità americana.

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Patrimoni dell’umanità

25 mar

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Dai Fenici ai Romani. Alle Nazioni Unite.
Un diario su Instagram. In televisione, la prossima stagione.

Kosovo. E ora il Libano

18 mar

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Sono tornato dal Kosovo, via Tirana.
Una settimana, poco per dire cose che non siano note.
Riassumo per immagini. e continuerò cosi.
La NATO (comando italiano) è in Kosovo da venti anni.
Provero’ a fare un racconto dei soldati italiani che ho incontrato.
Storie che non immaginavo. Il viaggio continua. In Libano.

Vado in Kosovo. Poi Libano, Afghanistan, Libia, Iraq, Siria

8 mar

Sono in partenza per una serie di documentari (Rai).
Faccio fotografie e forse comincio ad usare l’account Instagram che dorme.
Comunque ne parlo quando sapro’ di cosa parlare.

La versione del New York Times

6 mar

L’editorial board del New York Times sul risultato delle elezioni in Italia.
Un voto contro migranti e euro.

L’ultimo Oscar prima di Netflix e Amazon

5 mar

C’erano una volta gli studios che hanno fatto la storia di Hollywood.
C’era una volta il nuovo che avanzava con la Miramax di Weinstein.
Tutto questo prima di Netflix (8 miliardi investiti in contenuti) e Amazon (5 miliardi).
La resistenza dell’Academy quest’anno si è materializzata con una lista di nominations non all’altezza del glorioso passato e i vincitori specchiano questa debolezza. I film “piccoli” ( Lady Bird , Florida Project e lo stesso Tre manifesti a Ebbing ) sono stati la sorpresa della stagione ma raccontano il deposito di una tendenziale sconfitta.
Il cinema oggi è Black Panther o non è.
L’assalto al cielo di Netflix e compagnia rimodellerà tutto e non solo la fruizione. È in atto una mutazione perfino antropologica dei consumatori che. per essere riportati alle poltrone dei cinema, hanno bisogno di idee che non sembrano circolare e non solo effetti speciali.
È l’alba di un giorno, salutato dal movimento delle donne, che segna una svolta. Lo star system esce minato e i vecchi studios si reggevano su questo. Non su Instagram. Non su abbonamenti para televisivi.

PS Ascolti bassi per la serata televisiva. Ritorno ai livelli dell’anno della crisi, il 2008.

Capitano mio capitano

4 mar

La squadra per cui tifo da bambino saluta Davide.

Par condicio de che ?

28 feb

Lo sport nazionale mi sembra sia dare addosso a Renzi, in televisione. Comici, giornalisti e quelli a meta’ tra i comici e i giornalisti si impegnano parecchio in questi giorni.
Le inchieste le fanno Fanpage e le Iene in un paese in cui la stampa registra una progressiva perdita di senso (e di copie).
La ridicola par condicio televisiva non sta in piedi perchè fuori dal tempo.
Il bacino dei telespettatori, in questi ultimi giorni di campagna elettorale, non si sposta sui talk shows che registrano gli stessi ascolti del resto dell’anno.
La parrocchietta degli interroganti si sposta da un programma all’altro e ti chiedi quando trovino il tempo per lavorare ai giornali che li pagano. Comunque schierati, sono la prova di una impari “condicio”, violata ad ogni suono che emettono.
Nel meraviglioso mondo in cui Fazio lancia “fratello Mauri” e Crozza parte nell’assolo anti Renzi la par condicio è lo specchio di un mondo imploso che se la canta e se la suona. Senza pubblico, che quello sta sulle fiction di Rai Uno e l’Isola dei famosi.

Neve americana

26 feb

Come funziona a New York ? Mi chiede un amico.
Data per scontata una “cultura della neve” diversa per ovvie ragioni, ci sono regole che, se non osservate, si traducono in multe.
Ogni palazzo è responsabile della sua area perimetrale, dei marciapiedi che lo circondano. Nei grandi condomini la pulizia la fanno immediatamente i custodi. Nelle case piu’ piccole sono gli stessi proprietari a spalare. Abbiamo visto sindaci farlo per primi, immortalati dalle televisioni. Non si attende l’intervento pubblico.
Poi certo ci sono mezzi diversi perche’ il fenomeno non è un fenomeno ma la norma, d’inverno.
Si chiudono le scuole anche in America, quando occorre.
Rimane la differenza che non si urla “piove governo ladro” al primo fiocco di neve.