Il film di HBO che aiuta a capire sia Obama che Trump. Era il 1964

3 dic

Ieri, in aereo, ho recuperato ALL THE WAY, il film di HBO andato in onda lo scorso maggio.
Prima delle Conventions, prima delle elezioni generali.
Il film viene dopo una messa in scena a Broadway. Tra gli executive producers, Spielberg. Regia di Jay Roach ( Austin Powers ).
Bryan Cranston, il mostruosamente bravo protagonista di Breaking Bad, è Lyndon Johnson. Il vicepresidente di Kennedy. Il presidente che andrebbe studiato piu’ dello stesso Kennedy e di altri a seguire.
Un solo mandato alla Casa Bianca e due risultati che hanno cambiato l’America. Il Civil Right Act che mise fine alla discriminazione nei confronti degli afroamericani nella registrazione al voto e alla segregazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro. E poi la Guerra alla Povertà, il grande programma del governo federale, che riprese il New Deal di Roosevelt.
Il film racconta dell’opposizione incontrata da Johnson tra i suoi, i democratici del sud. Negli stati che piu’ tardi divennero stabilmente repubblicani. Questa la storia, in due parole.
E quella storia vista oggi ( come sempre ) spiega bene quello che è accaduto oggi. Anzi è, volendo, una lettura profetica degli ultimi otto anni. Da Obama a Trump.
C ‘è in All the Way anche tutta House of Cards, senza la fiction. Ci sono i repertori. Con Wallace il razzista democratico. E la feroce guerra dei rappresentati del popolo di pelle bianca all’integrazione. Tutta roba accaduta una sessantina di anni fa, cari miei. Ieri, oggi e domani.

TRUMPLAND. Pensavo fosse finita. Invece siamo sempre in campagna elettorale.

1 dic

Tornato a casa accendo la tv e chi ti trovo con le Breaking News che non sono piu’ tali dall’ultima campagna elettorale ? Tutte le tv allnews allineate su Trump, che scodella un discorso elettorale.
E’ partito oggi il “Victory tour” o “Thank you tour” di Trump dalla fabbrica di condizionatori Carrier in Indiana che lo stesso Trump ha detto di avere salvato dalla fuga in Messico. Mille posti di lavoro per 7 milioni di tasse che non verranno pagate in dieci anni e che invece pagheranno i cittadini dello stato che non lavorano alla Carrier.
Solo Bernie Sanders è saltato sull’accordo tra i democratici denunciandone la natura da spot.
Ma Trump predica per ora nel deserto dell’opposizione e nella totale attenzione, immutata, della televisione.
Sara’ molto, molto interessante vedere come prosegue il viaggio nella Trumpland. Potendo, proverò ad occuparmi di altro.

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Donne, è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio

30 nov

Ho guardato scampoli di televisione italiana negli ultimi giorni romani. Domani aereo e basta.
In realta’ non è proprio cosi. Da quando c’e’ Rai Play vedibile all’estero ( grande innovazione ) recupero cose random. Non so a cosa serva piu’ Rai Italia, a cui sono abbonato, che manda in onda una selezione delle tre reti per noi emigranti. C’e’ il calcio ma tanto danno sempre la Juventus e quindi si puo’ tranquillamente farne a meno.
Detto questo, l’immersione nella tv generalista local, tra referendum e oggi Lapo, mi ha saturato. Con qualche eccezione. Mi sono appassionato a Gazebo Social News, mi ha interessato Lerner islamico, mi ha divertito ( per dieci minuti ) Casa Mika.
In ogni programma di parole torna lo spettro di quelli che arrivano da fuori e qualcuno vuole sempre respingere. Una cosa che ora mi aspetto nell’America di Trump. Come se, nel silenzio quasi generale, Obama non avesse deportato i senza documenti anche piu’ di Bush.

Leggo della nascita della nuova organizzazione di news online con Mike Allen. Che si affretta a decretare la morte dei grandi organi di stampa, gia’ feriti gravemente nell’ultimo ciclo elettorale.
I tempi cambiano ma non ovunque. In Italia funzionano ancora i telegiornali alle ore canoniche e anche i nuovi piani di cui si legge in questi giorni non ne modificano sostanzialmente il peso.
Questo paese di anziani non si stacca dal telecomando anche se sta imparando ad andare oltre i primi sette tasti. Netflix mi pare di capire sia molto elitario, Amazon deve arrivare.
Stamattina ho aperto la finestra e ho sentito arrivare il grido “Donne e’ arrivato l’arrotino e l’ombrellaio”. Una meraviglia. Tutto immobile. Come quando ero bambino.

Il mio voto segreto

28 nov

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Sono lontano da New York ancora per qualche giorno.
Da casa mi dicono di avere ricevuto la scheda per il referendum ( come da immagine ).
Queste schede arrivano ovviamente all’indirizzo di residenza.
Possono essere una o molte di piu’, a seconda di quanti membri della famiglia sono residenti nell’abitazione.
Possono essere teoricamente compilate anche da un solo membro della famiglia che chiede al telefono “cosa vuoi fare ?” ai votanti parenti.
Questo puo’ accadere agli oltre 4 milioni e 600mila italiani, iscritti come me all’anagrafe dei residenti all’estero.
A differenza di quello che leggo sarebbe capitato ad altri, a me non è mai arrivata una lettera firmata Matteo Renzi. Mannaggia, non conto niente.
A distanza di un mese dunque voto, come tanti, per la Casa Bianca e sulla Costituzione italiana.
Noi bipolari siamo stati trattati maluccio negli ultimi tempi. Me ne faccio una ragione e voto SI.
Evviva il voto segreto.

L’altro muro

17 nov

Cresce ogni giorno di piu’ il muro di post it dentro la fermata della metropolitana di Union Square, Manhattan.
Un muro del pianto di chi non riesce a metabolizzare la vittoria di Trump.
Stamattina ho visto occhi lucidi, nove giorni dopo.
Ma siamo sempre a Manhattan.

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Il MURO ( continua )

16 nov

Mi ero detto “basta”. Una bella pausa.
E poi a dicembre, in Messico a fare una storia di migranti che provano ad arrivare negli Stati Uniti d’America ( Rai Cinema ).
Con Donald Trump alla Casa Bianca il viaggio messicano non è più altro. Continua.
Impossibile staccare. Basta guardare la copertina del New Yorker di questa settimana. Il muro con il Messico. Rosso come i repubblicani. Vamos amigos.

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P.S. Leggo che Francesco Costa, compagno di viaggio nella Casa Bianca di Rai Tre, ha ripreso a guardare serie ( The Affair ). Io ho ricominciato da “Good Girls Revolt”, che avevo lasciato a metà.

Consiglio per la visione

15 nov

Dopo la prima, ecco la seconda parte.
Mai dire mai, storie dal carcere ( TV2000 ).

It’s going to be okay

14 nov

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Ieri camminavo dalle parti di Union Square e uno dei miei negozi preferiti aveva messo dei panni neri in segno di lutto nelle vetrine con scritte che richiamavano le elezioni. La migliore diceva “It’s going to be okay”. Andra’ tutto bene.

Poco tempo dopo dalla stessa Union Square e’ partito un corteo che e’ arrivato alla Trump Tower, per il quarto giorno consecutivo. Alla protesta si è aggiunto Michael Moore, che aveva azzeccato il pronostico sulla vittoria di Trump. Non ha resistito alle telecamere che erano presenti in massa.
Non capisco le proteste ma e’ naturalmente un mio limite. Nulla a che fare con Occupy Wall Street anche se non pochi potrebbero essere gli stessi che hanno ripreso a calpestare i marciapiedi americani.
Si è votato. Ha vinto Trump, con un sistema elettorale che lo ha favorito ma che è quello condiviso. Tanti tra quelli che protestano non hanno votato Hillary perché identificavano in lei il candidato di Wall Street. Allora dov’e’ il problema ?

Poi vedo Trump e famiglia nella prima intervista televisiva su 60 minutes.
Accomodati sulle poltrone dorate di casetta ( Trump Tower ) il neo presidente, la first lady e quattro dei cinque figli, sembravano una scena da Dynasty, per stare all’iconografia televisiva.

Abbiamo sulla carta quattro anni di tempo per capire cosa c’entra l’operaio della Pennsylvania con casa Trump, ovvero la Casa Bianca.
It’s going to be okay, per chi raccontera’ quest’avventura. Per l’operaio a cui hanno chiuso la fabbrica non so.

Prigioni, Italia

13 nov

Stasera la seconda parte di Mai dire mai su TV2000, alle 23.
Altre cinque storie di detenuti.
Su Rai Tre l’ultima della Casa Bianca, alle 23. Split screen.

È arrivata la prima seria sconfitta di Trump

13 nov

Non mi ero accorto di un fondamentale evento accaduto ieri,
Nello stato dell’Ohio, a Columbus, si è giocata la partita di calcio USA-Messico. Le ultime quattro volte che gli Stati Uniti avevano giocato in casa contro il Messico avevano sempre vinto.
Ieri il Messico ha vinto 2 a 1 qua, in America.
Per chi come me crede più alle meravigliose metafore calcistiche ( pura scienza ) che ai sondaggi, questo è un segnale chiaro. Trump porta sfiga.

La televisione semplice. In carcere, domenica

11 nov

Domenica sera alle 23 va in onda su TV2000 la seconda parte dei racconti di detenuti da Padova e Venezia.
Altre cinque storie in 90 minuti.
La prima parte è andata in onda domenica scorsa.
Televisione semplice. A me pare anche pop. E comunque davvero bella da fare.

Dura un annetto

11 nov

Abbiamo letto ed ascoltato tanto sulla composizione del suo elettorato, sulla voglia di cambiamento del paese, sulla candidatura Hillary, sull’informazione elitaria, sulle mille bolle blu ma poi, alla fine, quello che rimane è lui, Mr.Donald Trump. La voce di quelli dimenticati, ha detto. Sui dimenticati ha ragione.
Su lui, Mr.President, oggi David Brooks sul New York Times dice che Trump dura un annetto. O si dimette o lo dimettono.

Hey, that’s not the way to say goodbye

11 nov

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“Scollatevi dalle sedie e smartphones”. Ancora pensierini elettorali

10 nov

Non è accaduto solo in questo ciclo elettorale. Ormai l’informazione sta parecchio seduta, nelle redazioni. Attaccata ai computers e smartphones.
Tutti si rimpallano le stesse cose, prendendole dal punto di vista dell’organizzazione di news per cui lavorano. Ma la ciccia è la stessa. La ciccia è ormai procurata da una sottocasta di aspiranti alla sedia che trotterellano in giro.
In televisione questo presepe assume spesso aspetti comici. Le stesse immagini, fornite dalle agenzie giornalistiche, vengono riempite dalla voce del giornalista, con un’operazione di taglia e cuci che si puo’ fare comodamente a casa.
Per questo i networks più accorti ( anche se con grandi mezzi ) chiudono le sedi estere.

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Stamattina su MSNBC si e’ affacciato Bob Woodward, uno dei due giornalisti che ci illuminarono sul caso Watergate. Oggi ha 73 anni e continua a sostenere la tesi che il mestiere non si fa alla scrivania.
Ci ha detto che in queste elezioni gli errori di valutazione dello stato della sfida elettorale sono dovuti anche a questa infermità di chi avrebbe dovuto raccontarla.
“Scollatevi dalle sedie e smartphones”. Dopo l’infermità, aggiungo, con Twitter e’ arrivata la paralisi.
Il mondo in un telefono. Invece manco per niente.
Chi è andato in giro lo ha fatto al seguito dei candidati, come un cane al guinzaglio.
Alla MSNBC ci hanno fatto programmi. Le giovani e brave giornaliste le hanno chiamate “Road Warriors”.
Ma sono state solo embedded reporters. Mai ho visto sulla televisione americana un racconto indipendente dall’evento del candidato. Hanno girato come trottole. Ma su stesse.

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I dati dell’ascolto televisivo della notte elettorale ci hanno consegnato una somma di 71.5 milioni di telespettatori nel prime time. La stessa cifra del 2008, il primo Obama ( per il secondo Obama cinque milioni in meno ). Siamo sempre più una moltitudine di spettatori. E questo vale per quello che dicevo prima dello stato dell’informazione.
Infatti abbiamo eletto un signore che in televisione c’e’ stato a lungo. Che sapeva come fare per tenerci attaccati agli schermi. L’altra era noiosetta. Per gli spettatori.

Manhattan “and the rest of America”. Pensierini

9 nov

Lasciamo perdere chi salta giu’ dal carro di Hillary e chi sale su quello di Trump.
Chi l’aveva detto. Chi aveva capito tutto e chi non ci ha capito niente. Chi vuole fuggire in Canada e chi non è mai stato cosi orgoglioso di essere americano.
Hillary ha vinto il voto complessivo popolare di queste elezioni. Ma come quattro altri candidati nella storia prima di lei non è bastato. Perche’ ?

Marilyn arrivata dal Belize, da 21 anni a New York senza documenti, ha votato ieri per la prima volta.
L’ho incontrata in un seggio nel quartiere di Inwood, a nord di Manhattan, in un’area in cui la lingua dominante è lo spagnolo. Occhi lucidi e voto per Hillary, “perché sara’ la prima donna presidente”
John ( Giovanni ) ristruttura case a Manhattan ed è iscritto da sempre al partito democratico, come i suoi genitori arrivati dalla Sicilia. L’ho incontrato due giorni fa per parlare di un lavoro da fare a casa. Mi ha detto che nel 2008 aveva votato “for the black guy better than a woman” ( meglio il nero della donna ). Questa volta avrebbe votato Trump.

La prima donna non ce l’ha fatta. Anche perchè non era esattamente un volto nuovo. E queste sono state, ancora una volta in America, le elezioni del cambiamento. Chi ha votato Bernie Sanders ( come me ) almeno questo ( solo questo ) lo aveva capito. Sanders aveva battuto Hillary in Michigan, lo stato di Detroit e lo abbiamo tutti velocemente dimenticato. Una parte non piccola di quell’elettorato è andata trasversalmente a Trump.
Nel programma “La Casa Bianca” ( Rai Tre ) a cui sto finendo di lavorare abbiamo raccontato storie. Una, quella di Nicolai, ha spiegato bene questa transumazione da Sanders a Trump.
I millennials sono stati a casa. Come del resto fanno spesso nelle elezioni per la Casa Bianca. Si erano svegliati con Obama ma dopo la sconfitta di Bernie sono tornati a dormire.

La legacy ( l’eredita’ ) di Obama è stata lacerata. Il presidente esce dalla Casa Bianca con il 49% di popolarità, che è tra le più alte mai registrate alla fine di un mandato. Ma nonostante gli sforzi, i palchi comuni, le strimpellate di Bruce Springsteen e compagnia, questa popolarità non si è trasferita ad Hillary.
Trump ha usato quel semplice mezzuccio che si usa in politica da sempre. Quello di appiccicare un nomignolo all’avversario. Cosi’ aveva distrutto i suoi 17 avversari nelle primarie. Hillary è diventata “crooked Hillary”, Hillary l’imbrogliona e il messaggio è passato.
A Trump ne potevano essere affibbiati diversi. Non è stato fatto perche’ le campagne elettorali sofisticate non lo fanno. E ci sara’ da riflettere anche su questo ( almeno per chi fa questo mestiere ). I democratici hanno ripetuto fino a sfinirci che “quando loro volano in basso, noi voliamo più in alto”. Ci sentivamo cosi’ migliori ed eravamo dei fessi.

Io ho votato a Manhattan dove vivo. Il risultato nell’isola è stato di 515.481 voti per Hillary e 58.935 per Trump ( 98% dei voti scrutinati ). Trump massacrato nel luogo della sua residenza.
Nel luogo in cui vivono più miliardari ma anche nel luogo della massima diversità di colori ( di pelle ) al mondo.
Trump ha vinto tra gli uomini, bianchi, sposati, dai 45 anni in poi, non laureati, che vivono fuori dalle grandi citta’. Ma la questione che ha giocato di più è stata,probabilmente, una sottotrama presente in tutti questi 18 mesi di campagna elettorale, dalle primarie in poi. “The browning of America”. Proprio quella che aveva spinto Obama alla Casa Bianca.
L’onda revanscista , legata strettamente alla propria condizione economica minacciata ( o presunta tale ) ha galvanizzato un nuovo elettorato che ha eretto un muro domestico contro tutti quelli dalla pelle e religione diverse da quelle dominanti.
L’America inclusiva è stata messa fuori dalla porta. E Hillary non aveva la chiave per aprirla.

Ha vinto la marijuana

9 nov

In nove stati in America si è votato anche sulla marijuana.
In California, Nevada e Massachusetts è passata la “recreational”, ovvero libera. Negli altri stati è passato l’uso medico. Evito battute.

Uno dei pochi che ci aveva beccato

9 nov

Lo scorso aprile lessi di un professore che sosteneva di avere creato un modello matematico che gli dava Trump presidente. Lo intervistai. Ma come si fa con un matto simpatico.
Da allora ho letto quasi esclusivamente di guru di varia specie che ci hanno raccontato dell’arte della manutenzione delle campagne elettorali fatte di data, micro e macro. Tutte cose da mandarli a zappare la terra.
Ha vinto un signore che con il suo aereo e’ piombato in un paio di citta’ al giorno. Una campagna senza data. Che e’ andata a benzina.
Qualcuno ( pratico ) dovrà ragionarci sopra. E non solo il simpatico professore Norpoth di Stony Brook.

Adesso saltano fuori quelli che l’avevo detto

9 nov

Una tra di noi che stiamo ancora lavorando a La Casa Bianca su Rai Tre l’aveva detto.
Dopo avere viaggiato dentro gli Stati Uniti Francesca mi ripeteva che avrebbe vinto Trump.
E’ la solita storia per cui dovremmo uscire dai confini non solo geografici in cui ci muoviamo ogni giorno.
Preparatevi nelle prossime ore, nei prossimi giorni a quelli che l’avevano detto.
Trump presidente degli Stati Uniti d’America.
Adesso pero’ spengo sti cavoli di televisioni all news che ho tenuto acceso per mesi. Un bel libro, due passi, una vita nuova.

Manhattan libera

9 nov

Notte di veglia, con l’America che si colora del rosso dei repubblicani.
Stacchiamo Manhattan dagli Stati Uniti. Facciamone un’isola-stato.

Manhattan, America

9 nov

Ho votato stamattina e non avevo mai visto una fila simile al mio seggio.
Le due signore davanti a me in coda, con filo di perle, mi hanno detto di essere registrate repubblicane e di odiare Hillary. Ma poi una di loro ha detto :”votiamo democratico per la prima volta perche’ lei è una donna e lui…lasciamo perdere”.
Poi sono andato a girare in tre seggi. Con un accredito siamo entrati ovunque, nelle palestre allestite per il voto. Bambini, cani, amici che accompagnavano, anche al momento di barrare la scheda.
Seggi come parchi giochi, come piazze. Roba da pazzi per noi, che votiamo in seggi che sembrano sale operatorie.

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Prima siamo andati a Inwood, sulla duecentesima strada a nord di Manhattan. Quartiere ispanico. Fila enorme anche qua. Credo non ci fosse un voto per Trump. Il voto latino anche più compatto di quello afroamericano. Poi sono stato ad Harlem, un seggio sulla 127.
Di nuovo solo voci per Hillary. Stessa cosa in un seggio della Upper East di Manhattan, con una fila più lunga di tutti. Tante signore Gucci-Prada. E anche qua orripilate da Trump.
Questa è Manhattan, solo uno dei cinque grandi distretti di New York. Basterebbe essere stati a Staten Island, poco distante, per trovare un campione diverso.
Adesso aspettiamo il risultato del paese, che non è Manhattan.

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Tra poco vado a votare

8 nov

Seggi aperti a New York. Tra poco vado nella scuola a cento metri da casa. E voto. Finalmente.
In America siamo in una perenne campagna elettorale. Senza questa le televisioni all news potrebbero chiudere.
Oggi vado a girare in vari seggi della citta’. E poi l’attesa.
Alle 8 di stasera ( le 2 di notte in Italia ) chiudono i seggi in Florida, fondamentale.
Una lunga notte. E poi niente piu’ gli Obama alla Casa Bianca. Tristezza.

Abolire l’ergastolo e vedere MAI DIRE MAI

7 nov

Rispondo sul blog. Grazie per la visione di Mai dire mai, andato in onda con una prima parte ieri sera.
La seconda, domenica prossima e le altre puntate in primavera.
Televisione antica, nella forma. Due telecamere e una lunga conversazione.
Alla fine credo si capisca bene chi si racconta.
Niente controcampi di chi fa le domande. Che e’ la morte narcisistica della televisione. Quelle insopportabili faccette comprensive, assorte.
Grazie a Don Marco, cappellano del carcere di Padova ( ieri da Papa Francesco con delegazione di detenuti ). E a Paolo Ruffini, direttore di TV2000, che mi fa fare delle belle cose.

A questo tengo da morire. Ecco MAI DIRE MAI, online

6 nov

MAI DIRE MAI, in onda stasera alle 23 su TV2000.
Ecco, in anteprima, la prima puntata.

Domenica sera , ore 23, televisione che vale la pena

5 nov

Arriva su TV2000 il lavoro che abbiamo fatto per un mese in carcere, a Padova e Venezia.
Sono dieci storie, per cominciare. Cinque questa domenica alle 23. E cinque la domenica seguente.
Poi arriveranno le altre.
Tengo a queste storie come mai. Televisione che vale la pena. Fare e guardare.

YES !!! Dai, che è finita

5 nov

BLUE COLLAR for Hillary. Louis C.K. all the way

4 nov

I Beatles? No, Trump

4 nov

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Mi mancava questa che ho trovato in un tweet da non credere. La fan di Trump che perde i sensi all’arrivo del suo idolo.

I 126 nuovi americani di ieri. Questo è il paese che mi piace

3 nov

Siamo andati ( La Casa Bianca, Rai Tre ) ad una cerimonia di naturalizzazione di nuovi cittadini.
Poco fuori New York. Ieri erano in 126 di 40 ( quaranta!!!!! ) paesi. Pochi visi pallidi. Pochissimi europei. Nessun italiano.
Era di radici italiane l’ex sindaco della cittadina che ha chiamato uno per uno i nuovi americani, consegnando loro il certificato che consente di avere un nuovo passaporto. Suo nonno arrivo’ da Villa San Giovanni nel 1904. Tredici figli.
Abbiamo parlato con alcuni dei nuovi americani. Con il messicano che nel 1995 ha attraversato il confine del Texas ed ha vissuto senza documenti per venti anni.
In 80 dei 126 si sono subito registrati per votare ma non potranno farlo martedì prossimo perche’ a New York è chiusa ormai la registrazione.
I nuovi elettori sono sulla carta il 9% e possono spostare qualcosa ma non molto perche’ vivono soprattutto negli stati di New York e California che dovrebbero essere fermamente democratici.
Comunque emozionante. Capisci di piu’ di questo paese in un giorno come ieri che a passare ore davanti alla televisione a vedere le “breaking news” di Hillary e Trump.

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In realta’ in America oggi si parla solo di questo

2 nov

Chicago contro Cleveland. Tifo alle stelle.

Panico Clinton. “Defense, defense”

2 nov

La road map elettorale cambia.
Oggi le televisioni ci dicono che Hillary gioca in difesa e ha mollato gli stati sicuramente repubblicani. Va a Detroit, Michigan, dato per sicuro fino ad una settimana fa.
Il Michigan vota democratico dal 1992, quando fu eletto Bill Clinton.

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