Un mese in carcere ( e in televisione )

3 mag

Entro da due giorni nel carcere maschile Due Palazzi di Padova. Poi andro’ alla Giudecca di Venezia, in quello femminile. Per un mese ad ascoltare, intervistare detenuti. Per andare in onda su TV2000. Grazie a Don Marco, cappellano e a Ornella Favero, fondatrice di Ristretti Orizzonti, il periodico redatto dentro il Due Palazzi, che organizza da anni incontri con le scuole.
I ragazzi domandano. “Perche’ dovremmo credervi se avete commesso un crimine orrendo ?”
Le storie sono un mosaico che disegnano bene il nostro paese da un punto di vista non scontato.
Specchiarsi nelle nostre prigioni, in questo popolo che le vive ti apre dubbi, domande. Soprattutto sul valore riabilitativo della pena e la detenzione a vita.
Non avevo realizzato quanto profondamente ci riguardano le storie di Biagio, Carmelo, Lorenzo, Raffaele. E vorrei farvi ascoltare gia’ oggi le parole di un giovane detenuto arrivato dalla Cina che hanno commosso gli studenti.
Questa idea straordinaria di portare giovani che vanno a scuola dentro le carceri è il piu’ bel format televisivo mai inventato.

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L’ultimo meraviglioso Obama alla cena dei corrispondenti esteri

1 mag

Sono lontano da New York ed ho visto ora l’annuale cena dei corrispondenti esteri in cui il presidente si trasforma in comedian per una mezz’ora.
Non perdetevela. Ho iniziato cosi’ il mio primo maggio italiano.
In sala, tra i candidati alla Casa Bianca di quest’anno, solo il “compagno Bernie” (come ha detto Obama).

La scrittura di PULP FICTION

1 mag

Come scrivere una sceneggiatura non lineare. La rivoluzione di Pulp Fiction.

La televisiun la g’ha na forsa de leun ( TRUMP )

28 apr

Trump creato dalla televisione. Lo scrive una nota giornalista televisiva su Politico ma lo avevamo capito tutti.
In piu’ lei dice che la copertura ossessiva della campagna di Trump ha ferito a morte la gloriosa informazione televisiva americana. La dittatura degli ascolti ha piegato alle sparate di Trump ogni regola del manuale del bravo giornalista televisivo. Ad esempio le telefonate del candidato Trump in diretta, messe in onda sempre e comunque. Solo le sue.
E’ una storia che noi in Italia abbiamo conosciuto bene in un recente passato.

Partenza

24 apr

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Parto per un paio di mesi. L’autobus del blog pero’ va avanti.

La (sottile) HIGH LINE che divide ricchi e poveri

22 apr

Ho visto un documentario di HBO ( CLASS DIVIDE ) che racconta della meravigliosa High Line che tutti ammiriamo.
Quella linea tracciata alta su Manhattan ha creato un boom edilizio, commerciale, resuscitando un’area della citta’ che non era cool fino a pochi anni fa. Succede continuamente a New York.
Camminiamo, vediamo il nuovo ristorante, la nuova galleria e diciamo wow!
Sotto quella linea sottile ci sono storie che pochi sanno e  raccontano.

Kevin Spacey ancora alla Casa Bianca. Questa volta è Nixon

22 apr

Oggi esce a New York ELVIS & NIXON. Perfetto il timing.

PURPLE RAIN. Cover del New Yorker della prossima settimana

22 apr

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Il flusso della campagna elettorale si ferma in tv per Prince

21 apr

La scomparsa di Prince e’ Breaking News su tutte le tv allnews. Per la prima volta negli ultimi sei mesi la politica esce dagli schermi.

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Trump live sulla NBC dal Rockefeller Center. E’ la televisione, stupido

21 apr

A leggere i giornali ( anche italiani ) di oggi Trump vicino alla vittoria finale avrebbe imboccato una strada piu’ “presidential”, riferendosi per la prima volta a Ted Cruz come “il senatore Cruz” e non “Cruz il bugiardo”. Tutte palle.
Ieri in uno dei suoi eventi-comizi ( dopo la vittoria a New York ) davanti a migliaia di fans Trump ha tranquillamente ripreso a chiamare Cruz “il bugiardo”. Se smettesse non sarebbe piu’ Trump.
Donald e’ il bullo televisivo che una bella fetta di americani vuole nella House of Cards, dopo il trionfo del politicamente corretto celebrato dall’amministrazione Obama. Certo è anche ( a stare ai sondaggi ) il candidato piu’ odiato dagli americani, il 68%. Ma intanto trionfa nelle primarie repubblicane, dopo avere distrutto uno dopo l’altro i suoi sfidanti usando soprannomi, deridendoli, ridicolizzandoli. E’ esattamente quello che consente di fare la televisione nelle manciate di secondi a disposizione nei talk shows e dibattiti in cui è fuori format provare ad articolare un ragionamento che vada oltre la pura superficie.
Questo animale televisivo oggi era all’aperto in una bellissima giornata e ha di nuovo giocato con le parole dicendo anche cose che, nell’altro campo, quello democratico, sarebbero impensabili. Come il fatto che”le banche sono fantastiche, io adoro i banchieri”.. ecc.
Le stesse cose dette da chiunque altro sarebbero seppellite da una risata. Con Trump passa tutto. E siamo solo agli inizi della stagione elettorale piu’ sorprendente della storia degli Stati Uniti.

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“The Night Manager”, la serie da John le Carre’ con Hugh Laurie (Dr. House ). Robetta convenzionale

21 apr

Sempre rischioso giudicare nuove serie dalle prime due puntate. Puo’ accadere come nel caso di The Girlfriend Experience che poi vedi tutti i dodici episodi e cambi idea. Devo dire che, come sempre , visto di seguito il racconto prende forza.
Nel caso di The Night Manager, la miniserie di BBC One in sei puntate in onda contemporaneamente anche in Italia, e qua su AMC ( la rete di Mad Men e Breaking Bad ) ci risiamo. Mi e’ sembrata tutta stereotipi. I buoni e i cattivi. Tanto che uno si chiede come abbiano fatto ad appiattire la scrittura di le Carre’.
Ho letto che “colpi di scena” arriveranno ma il tessuto e’ quello che in questi anni abbiamo apprezzato con Homeland e in questo caso siamo parecchio lontani.
Sembra di assistere ad un film di James Bond – è stato scritto – ma negli anni ci siamo abituati a trame piu’ complesse e in questo caso sembra di tornare un poco indietro. Forse anche la regia ( molto lodata dalla critica ) e’ troppo presente, sopra le righe, inutilmente enfatica.
The Night Manager si lascia vedere ma ormai il tempo è quello che è e l’offerta è tale che ci permette di mettere da parte questa serie per i giorni in cui avremo visto tutto, ma proprio tutto.

Il trono d’oro di Cattelan e il suo legame ( ? ) con le elezioni

20 apr

The New York Times ci dice oggi del ritorno di Maurizio Cattelan al Guggenheim con un pezzo che evoca parecchio. Volendo.

PS Insieme al cesso d’oro arriva il documentario al Tribeca

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New York, Trump e Hillary

20 apr

Hanno vinto le primarie di New York i due candidati che, secondo i sondaggi, raccolgono anche il massimo dell’odio ( diciamo, antipatia ). E’ un’anteprima della campagna per le elezioni generali.  A New York non potevano votare gli indipendenti che ormai sono il “partito” piu’ forte, ago della bilancia.

Ho votato

19 apr

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Sono andato a votare nella scuola vicino a casa.
Non possono votare oggi due figli ( dei cinque, uno minorenne ) di Trump perche’ non si sono registrati in tempo. Avranno mai votato in passato ? O avevano votato per i democratici e non hanno pensato di cambiare partito entro ottobre scorso quando scadevano i termini per il cambio di registrazione ? Comunque meraviglioso.

Il countdown è partito

19 apr

Domani si vota a New York. Hillary e Trump strafavoriti.
Le televisioni allnews hanno fatto partire il countdown. Gran voglia di votare. Vado presto.

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Il grande sonno ( di Huffington )

18 apr

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Si dorme sempre meno, dicono le statistiche. La colpa sarebbe, in larga parte, di tutta la chincaglieria elettronica a cui siamo connessi, degli schermi a cui siamo appiccicati.
Allora Arianna Huffington (la signora del quasi omonimo The Huffington Post) si deve essere sentita in parte responsabile perche’ altrimenti non colgo il senso della crociata (e del libro a seguire).
Compare ovunque e mi dice che bisogna dormire otto, nove ore. Stamattina ha detto che anche il prodotto nazionale lordo americano è penalizzato dalla mancanza di sonno.
Io dormo quattro ore a notte (quando mi va bene) e non ricordo di essermi mai alzato dopo le sei.
Lei dice che solo una minoranza ha “geneticamente bisogno” di dormire quattro ore. Evviva le minoranze.

The end

18 apr

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Corte Suprema e molestie sessuali. Il film di HBO racconta lo “SCANDAL “

17 apr

Ho recuperato CONFIRMATION il film di HBO andato in onda sabato. Lo stesso sabato mattina sono passato davanti a quella Corte Suprema, a Washington, di fronte al Congresso americano. Nei grandi viali che circondano questi edifici sciamavano come sempre classi di ragazzi con i loro professori, che nella capitale arrivano per partecipare ad una lezione di educazione civica, di storia del loro paese.

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Proprio in questi giorni la scelta di Obama della nona carica vacante nella Corte Suprema (i giudici sono nominati a vita dal presidente ma devono essere confermati dal Senato) è al centro della campagna elettorale. Il nono giudice è quello che potenzialmente sposta gli equilibri della Corte. Una nomina fondamentale nella democrazia americana.
Il film Confirmation di HBO ci riporta al caso del giudice Clarence Thomas, nel 1991. Thomas, il secondo membro della Corte afroamericano della storia, fu confermato a maggioranza ( 52 a 48 ) ma solo dopo una drammatica storia di accuse di molestie sessuali che emersero in seguito alla testimonianza della professoressa Anita Hill.
Anita Hill è interpretata nel film da Kerry Washington, l’attrice protagonista della serie Scandal.
Vediamo Ted Kennedy e Joe Biden, responsabile della commissione che indaga prima del voto del Senato.

Un documentario del 2014 aveva gia’ raccontato bene la storia.
L’accuratezza della ricostruzione è stata oggetto di considerazioni diverse. La scrittura (di Susannah Grant, autrice di Erin Brockovich) e la regia sono tese a popolarizzare il caso che non ne ha bisogno. Rimbalzo’ ovunque in quei giorni e un quarto di secolo dopo è ancora presente nella memoria di tanti che lo vissero. La politica piego’ la testimonianza di Anita Hill alle sue regole e il film mostra bene la sostanziale comunione di pensiero tra gli uomini (bianchi) membri del Senato.

Cosa nasconde il teaser misterioso di HBO con Beyonce

17 apr

Lo scopriremo sabato prossimo. Intanto appena giri su HBO i 22 secondi vanno a loop. Ma forse non e’ difficile capire di cosa si tratta.

 

 

Storytelling, mica tanto per dire

16 apr

Ieri ero al Congresso a Washington a fare interviste. Ho letto l’inserto Metro ( la cronaca locale ) del Washington Post che di solito non guardo.
In apertura il pezzo con immagini racconta di quello che era avvenuto al celebre The Stoop dove da una decina d’anni ( prima che andasse di moda ) si fanno serate a tema sulle storie. Mercoledì scorso i 15 candidati alle primarie del 26 per sindaco di Baltimora hanno avuto la possibilità di raccontare per cinque minuti il loro primo lavoro, senza fare appelli politici. Oltre 800 persone in sala.
Baltimora è una citta’ complessa. Il podcast dello storytelling di The Stoop è molto seguito. Una bella idea.

Il dibattito di CNN esce fuori aspro. Tra grida e risatine

15 apr

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Le posizioni dei due ormai sono stranote. La decantazione che viene offerta al pubblico a casa da Bernie e Hillary è una esibizione incattivita. Quando grida uno, l’altra ridacchia. E viceversa.
Viene in mente che Reagan vinse mostrando calma, ottimismo e sorrisi (non sarcastici).
E’ l’ABC della politica.

Parla l’allenatore di Bernie. Dopo il dibattito, il volo da Papa Francesco

15 apr

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Parla Tad Devine, lo stratega in capo di Bernie.
Ci dice che Bernie parte subito dopo il dibattito per Roma. E che ammira Papa Francesco soprattutto per le sue idee sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Bernie torna sabato. “Speriamo dorma sull’aereo”.

La signora Trump numero due eliminata a Ballando con le Stelle. Che sia un segnale ?

14 apr

Donald Trump e’ al terzo matrimonio. Due giorni fa Marla Maples, la seconda signora Trump, è stata eliminata al Ballando americano.
La figlia grida allo scandalo. Il padre, Donald, pure. Oggi ce l’ha con il partito repubblicano che scippa delegati che, secondo lui, sono suoi.

Da Brooklyn, l’attesa. Tra poche ore il dibattito Bernie-Hillary

14 apr

Sono qua. In attesa dello scontro finale per New York. Martedì si vota.

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“Babes for Bernie” and…”Hot chicks for Trump”

14 apr

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KOBE. Noi di solito i campioni dello sport che si ritirano li spernacchiamo

14 apr

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Viene da pensare all’addio-non addio di Totti quando apri il televisore su ESPN e l’ultima partita con i Lakers di Kobe Bryant. Dopo venti anni e questa stagione, la peggiore della storia dei Lakers.
Stasera c’e’ tutta Hollywood all’ultima puntata della serie. I biglietti hanno toccato cifre astronomiche per questa esibizione della peggiore squadra della NBA.
Accetta un’intervista durante la partita ( cosa che non fa mai ) Jack Nicholson, abbonato ai Lakers dal 1972. Ogni volta che Kobe tocca la palla viene giu’ lo stadio. ESPN ha costruito a lungo questo saluto finale.
In America succede alle vecchie glorie in generale, nello spettacolo. Diventano preziosi per tutti. Anche per gli avversari. Come dire che “er capitano” e’ roba nostra.

PS Prima di Kobe sono passato a vedere un altro vecchietto. Bernie a Washington Square. Una specie di addio anche questo. Martedì si vota a New York. Vince Hillary alla grande dicono i sondaggi.

Baseball and race. Il grande romanzo americano in un grande documentario della PBS

13 apr

Il baseball è America. Non c’è stato sport che ha raccontato questo paese piu’ del baseball.
Oggi il football, il basket e perfino l’emergente soccer hanno incrinato il primato. Gli ascolti televisivi non sono piu’ quelli di una volta.
Eppure non c’è storia di sport piu’ intrecciata a quella del paese stesso del baseball. Esempio perfetto è il nuovo documentario in due parti di Ken Burns, andato in onda lunedì e martedì sulla PBS. Protagonista Jackie Robinson, colui che ha infranto il muro del colore della pelle nel gioco dei bianchi.
Vedere le tre ore di racconto è stato come assistere ad un corso di storia americana.
Come sempre Burns lavora con il repertorio e le interviste. Una costruzione cronologia, didascalica, chiara. Tra gli altri appare la coppia presidenziale degli Obama a marcare l’ufficialita’ dell’evento televisivo. Ho imparato parecchio.
Cose come questa andrebbero acquistate dalla televisione italiana. Ma ormai siamo tossici di serie e compriamo anche le bufale.

Ed ecco a voi la famiglia Trump

13 apr

Cinque figli da tre mogli. Anche otto nipoti. La famiglia di Donald Trump. Non proprio tutti sul palco stasera.
Il ciclo di town halls organizzato dalla CNN con le famiglie dei candidati e’ un’operazione pop, furba ma anche grottesca.
Dopo avere ascoltato Trump dire di se stesso ( in terza persona ) come sia stato, come ancora sia un padre meraviglioso quasi, quasi uno ci crede. Anche perche’ i figli presenti confermano. E sara’ pure vero. Ma anche chissenefrega.
Un padre straordinario. Forse, presto, un padre della patria.

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Madre, figlio. Gloria Vanderbilt e Anderson Cooper. Il tenero documentario di HBO

12 apr

C’è un libro appena pubblicato e un documentario andato in onda su HBO tre giorni fa e che ho recuperato ieri.
Lei e’ la signora di New York, 92 anni, con una storia di matrimoni e tragedie che fanno sinteticamente e banalmente dire che “i soldi non fanno la felicita”. Lui è uno dei suoi figli, il volto numero uno di CNN.
Ne e’ uscito fuori un ritratto familiare che attraversa un secolo e che, spogliato dei gioielli di famiglia, è riducibile a quello di una madre e di un figlio. Non comuni ma chi lo è ?
La ricchezza naturalmente influenza i comportamenti. Basterebbe dare un’occhiata a Trump tanto per dire.
In questo caso pero’ c’e’ il contrario. Anche se la realizzazione di un libro e un documentario non sembrano dire di un desiderio di privacy. Proprio questo e’ lo specchio dei tempi. I due avrebbero potuto raccontare questa bellissima storia a se stessi. E invece la raccontano a noi, pensando che ci interessi. E infatti è davvero interessante. Ma piu’ per quello che fa pensare alla nostra, di madre. Alle madri in genere e al rapporto con i figli.

Brooklyn

12 apr