Maestri, quarto capitolo

13 ott

La puntata di venerdì scorso.

Italians

13 ott

Lo “sbiancamento” degli italiani negli Stati Uniti d’America.

Umbria, al voto

10 ott

Tornato dal Senegal, in giro per l’Umbria. Un nuovo programma.
Ho incrociato strade che evocano le elezioni di fine mese.

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Afrofuturo

6 ott

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Grazie a Chiara, che fa la comunicazione per la cooperazione italiana a Dakar, alla fine ho intravisto (molto rapidamente) un pezzo di Senegal che viaggia dal MOMA all’Ikea. Artisti, fotografi, stilisti, un network di giovani che prendono gli aerei. E poi ho chiesto consigli per la lettura. C’è anche questa Africa, proiettata oltre la stanca Europa pensionata.
Nomi a seguire, quando trovo il tempo.

MAESTRI, tra Parioli e San Basilio. Gabrielli, capo della polizia, ricorda

6 ott

Leoni

6 ott

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Non solo in Senegal dove la squadra nazionale dei “leoni” ha tra i suoi Mane’ e Koulibaly.
In Africa i bambini (ma anche quelli piu’ grandi) si vestono con le maglie (false) dei campioni. Non ho mai visto giocare cosi tanto a calcio.
Non ho mai visto cosi tanti indossatori di sogni.

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It takes a village

4 ott

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C’è un antico proverbio africano che dice che “ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino”. Hillary Clinton pubblico’ un libro nel 1996 con questo titolo (It takes a village).
Abbiamo visto (con Vasi e Matteo) questa storia in movimento, non solo a parole.
Ci è venuto incontro un intero villaggio. Donne e bambini, che poi sono quelli che rimangono quando gli uomini vanno nelle grande città o piu’ lontano.
Nella regione di Casamance si è combattuto e ci sono stati anche uomini scomparsi. Gruppi ribelli separatisti sono ora apparentemente dormienti ma non del tutto, ci hanno detto.
Le donne hanno intensificato la coltura del riso grazie all’irrigazione portata dalla cooperazione italiana. Una storia di quelle che, credo, si capira’ di piu’ guardando il programma a cui sto lavorando.

Il migrante, di ritorno

3 ott

Il migrante di ritorno rischia di essere una figura retorica.
Ne ho incontrati alcuni nei viaggi attraverso la cooperazione italiana in Africa.
Il racconto di Samba, fatto oggi in una campagna nel sud del Senegal, è di quelli che accompagneranno la sua vita per sempre.
Samba è partito con cinque amici da un villaggio senza acqua e luce. E’arrivato in Libia. La sua barca si è rovesciata in mare quasi subito. Erano oltre in cento. Sono sopravvissuti in 17, dopo una notte in acqua in attesa della guardia costiera libica.
Samba è passato per un campo di prigionia prima di fare ritorno a casa.
Oggi Samba coltiva la sua terra. Il suo racconto, nelle sue parole, è un’altra cosa da questa sintesi. Non solo per le paure e torture. C’è un immaginario affogato in mare difficile da descrivere.

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Pesci di lotta

3 ott

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C’è una sottotrama in moltissimi progetti della cooperazione italiana nel mondo. È la lotta per l’uguaglianza di genere. Questione non risolta in ogni angolo del mondo, anche quelli piu’ “sviluppati”.
La declinazione di questi progetti è infinita ma il cuore è sempre la solidarietà, la creazione di una comunita’ di donne che si mettono insieme per portare a casa un reddito e trovano anche una socialità tra loro che non conoscevano.
Ho visto un gruppo di donne che lavorano alla trasformazione del pesce sulle rive del fiume Casamance, a sud del Senegal, tra Gambia e Guinea-Bissau. Le ha messe insieme Wanda, della ONG ISCOS, grazie al supporto dell’AICS, la cooperazione della Farnesina.
Raccontano che il fiume, prima dell’arrivo di grandi imbarcazioni cinesi, fosse un contenitore straordinario di pesci di ogni varietà e misura. Mi sono appassionato ai barracuda fatti a pezzi e ai tanti gamberi tigre. Sventolava, poco lontano, una bandiera cinese piantata su una fabbrica in cui si congela il pesce.

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La guerra della pesca è guerra tra stati. Si gioca a livelli che non sono quelli di Wanda e del suo collettivo di donne. Faceva un gran caldo, volavano tante mosche e le signore del pesce ridevano e scherzavano mentre separavano i gamberetti, calavano i coltelli e poi sdraiavano il risultato del loro lavoro sugli essiccatoi.

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Uomini e donne, in Senegal

2 ott

Sono in Senegal da pochi giorni e quindi quelli che seguono sono appunti, probabilmente pasticciati. Ma ci sono storie che mi hanno interessato, forse laterali allo scopo per cui sono in questo paese (storie di cooperazione italiana) ma forse anche no.
A partire dalle parrucche usate comunemente da tante donne e gli sbiancamenti della pelle che non avvengono solo a queste latitudini.
Tralascio il turismo sessuale di cui mi parlano ma nulla so. Donne e uomini europei, anzianotti, che arrivano da queste parti. Tralascio i racconti di poligamia, che pure mi hanno preso. Legale in Senegal, come in tanta Africa. Praticata dal 40% delle famiglie. E tralascio statistiche sui matrimoni tra minori, o meglio quelli in cui la donna è minore. Il 29,7% delle ragazze di eta’ compresa tra 15 e 19 anni sono sposate, divorziate o vedove. Tanta roba.
Quella che abbiamo girato è una storia di violenza domestica che va oltre l’immaginabile.
Ecco, alla Bottega dei diritti di Dakar, dove ci ha ricevuto la giurista coordinatrice, hanno ascoltato e messo in fila 1700 casi in due anni. Tanti, pochi ? Non è facile denunciare, uscire dall’omertà allargata delle famiglie. Le botteghe dei diritti crescono in Senegal con l’aiuto della cooperazione italiana. Le cose stanno cambiando. Presto il livello di istruzione femminile supererà quello maschile. Attraverso l’uguaglianza di genere passano tutte gli interventi di sviluppo. O almeno dovrebbero. Le donne sono protagoniste nel piccolo commercio e nei lavori agricoli. A casa è un’altra storia.
Uomini e donne, visto da questo pezzo di Africa, sarebbe un programma televisivo sconvolgente.

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Hip hop eccetera

1 ott

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A Pikine, in Senegal, vivono oltre un milione e duecentomila persone.
Alle porte di Dakar è un agglomerato urbano in cui l’informale domina. Per dirla semplice è la grande periferia della capitale.
Un artista mito da queste parti che si è rinominato Matador è l’animatore, il leader di un centro culturale in cui ho incrociato tanti giovani del quartiere. La musica in Senegal è una scena vivace e non è solo Youssou N’Dour. La musica a Pikine è una buona pratica per continuare a stare da queste parti.
La cooperazione italiana ci punta.

Senegal, Italia

28 set

Continua il viaggio nella cooperazione italiana dopo Myanmar, Mozambico e Tunisia.
Vado in Senegal a conoscere italiani che lavorano nelle ONG e nell’AICS, che sarebbe la nostra cooperazione del Ministero degli Esteri. Bello, grazie.

Gli adulti

28 set

Io mi commuovo per lo skyline di New York, ancora oggi.
Le montagne, perfino le Alpi dove mi portavano da bambino, mi intristiscono.
Quando cammino mi piace tagliare una folla multietnica.
Se metto un piede dopo l’altro su un sentiero nel verde mi annoio.
E non so fare a meno dell’aria condizionata, che quando ero bambino c’era solo in America.

Non me ne frega niente di chi ci sarebbe “dietro” Greta (documentata pagina di oggi sul Foglio di Giulio Meotti). Mi colpisce del movimento che la ragazza svedese ha generato la rivolta contro gli adulti. Credo sia fisiologica, necessaria, tempesta perfetta. E per fortuna che Greta c’è. Tutti quei giovani in piazza hanno ragione per il solo fatto di esserci. Anche quando si fanno i selfies, pazienza.

Oggi prendo due aerei e mi porto “La fine della fine della terra” di Franzen di cui ho letto solo una ventina di pagine.

MAESTRI, da Palermo a Firenze. La seconda puntata

28 set

Sanno tutto di noi ma…

24 set

Filosofo, compositore, scienziato, artista, tra i primi a parlare di realtà virtuale.
Non è Leonardo da Vinci. Si chiama Jaron Lanier e in alcuni video apparsi su The New York Times ci dice del business dei data. Come fanno soldi con noi e questo si sapeva, abbastanza. Poi aggiunge cose che può essere utile conoscere. Belli da vedere, in ogni caso.

Emmy Awards, ahi

23 set

Non ho visto la cerimonia degli Emmy Awards. Oggi recupero.
La cerimonia si è svolta nel Microsoft Theatre, che è seduto nella Xbox Plaza.
A quando San Francisco rinominata San Facebook ?
Sono lontano e ieri sera ho sbattuto contro Pamela Prati da Giletti. Piazza Italia.

MAESTRI, la prima puntata

21 set

MAESTRI, stasera

20 set

Dal maestro Manzi al Supplente. Il “Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta” degli anni Sessanta (Non è mai troppo tardi) si è sciolto in programmi televisivi altri, che guardano all’ascolto nel senso di share. Non quello di chi sta davanti alla televisione per imparare. Tutti, sembra, sappiamo tutto di tutti. Il lessico ridotto e la grammatica ingarbugliata a parte.
I maestri della scuola elementare italiana sono in fondo alla classifica europea dei compensi. In Germania quasi il doppio dello stipendio e meno di noi solo Grecia e gli “ex paesi comunisti”. Eppure i maestri con cui abbiamo parlato non hanno messo i soldi al primo posto della lista della scuola che vorrebbero.
Il mestiere ha perso la credibilità che aveva quando il maestro Manzi si affacciava nelle case degli italiani. Non so se noi siamo stati solo fortunati ma nelle dodici scuole in cui siamo stati, dal Sud al Nord, abbiamo trovato tante maestre, maestri che assomigliano al maestro Manzi.
Basta sentire le bocche della verita’, i bambini alunni, nel video alla fine di questo post
.
MAESTRI in onda da stasera alle 22.50 su TV2000.

Marco Rossi Doria, maestro

19 set

Marco Rossi Doria parla a lungo nella prima puntata di Maestri, in onda su TV2000 venerdì 20 settembre alle 22.50.

Scuola, in TV

17 set

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Ricordo che a Milano-Italia (Rai Tre) si diceva che le puntate operai-studenti erano quelle che facevano meno ascolti. Sempre meglio il pollaio berciante della politica. Come se parlare di fabbriche e scuola non fosse politica.
Negli ultimi anni molte aule scolastiche in formato reality, docusoap, lezioni di famosi. Nelle declinazioni televisive altre dal talk. Alcune hanno funzionato molto bene, parlando (solo) di ascolti.
Il maestro, figura letteraria, è rimasto sul fondo sfocato. Come ormai usano tutti nelle interviste televisive, pensando cosi’ di fare cinema.
A TV2000 abbiamo pensato di ubriacarci di scuola. Mercoledì una prima serata condotta da Paola Saluzzi ed Enrico Selleri. Ospiti Ferruccio de Bortoli, Alessandro Sallusti, Michela Murgia e tanti altri. Tra “i “tanti altri” i maestri (soprattutto maestre) della serie che andra’ in onda da venerdì alle 22.50. Vale la pena, credo, darci un’occhiata.

Streaming, il vecchio

15 set

C’era una volta la televisione con un solo canale. Poi sono arrivati i mille numeri.
La stessa cosa sta accadendo con lo streaming. Oggi per vedere tutto, in America, devi fare 17 abbonamenti diversi, spendendo circa 300 dollari al mese.
La spesa media è pero’ 38 dollari per ora, è stato calcolato. Il problema per i providers di streaming è la volatilità della platea pagante. Non è stato trovato il modo di fidelizzare i sottoscrittori. In tanti si iscrivono e poi cancellano. Le promozioni in alcuni casi (primo mese gratis) favoriscono il turn over. Il trend è comunque quello della crescita, per ora inarrestabile.

La storia su cui riflettere è che le due serie piu’ viste su Netflix sono state anche nell’ultima stagione le vecchie The Office e Friends, tra le 140 offerte. Due shows che presto emigreranno verso altre nuove piattaforme. Disney, NBC, HBO si riprendono la loro roba, che avevano “affittato” a Netflix. Valori di magazzino da centinaia di milioni. Un dato alla Techetechetè.
E gli appassionati di roba antica non sono solo quelli che rivedono per la decima volta un episodio di Montalbano, per capirci. C’è un nuovo pubblico che viene conquistato ogni giorno. Il pubblico dei nuovi streamers che un giorno vede Stranger Things e il giorno dopo Friends. E’ un dato che andrebbe studiato, disarticolato, volendo. Dopo avere rivisto la Casa di Carta.

Goodbye Beautiful

12 set

Leggo oggi sul Corriere della Sera edizione di Firenze (che frequento solo per sapere della Fiorentina) dei concerti di Marc Ribot (dal New Jersey in Toscana) e delle sue Songs of Resistance. Tra queste canzoni resilienti c’è una versione di Bella Ciao, titolata Goodbye Beautiful. Mi ha colpito il titolo, tradotto letteralmente. Una canzone d’amore, sembrerebbe. Di un’amore struggente. Nella storia già Yves Montand ne aveva fatto una celebre versione cavalcando questa linea interpretativa.
Andare a vedere Wikipedia aiuta, nella fretta, a capire che l’attribuzione dell’origine della canzone alla Resistenza è postuma e forse posticcia. Ci ha lavorato sopra Cesare Bermani, uno che ci capisce.
Le canzoni, nel tempo, diventano altro. Si appiccicano ad una fase della nostra vita, a volte per sempre ma gli autori non c’entrano piu’ nulla. Io vado ancora avanti con The times they are a changin’ di Dylan ma i tempi non sono piu’ quelli degli anni Sessanta. Sempre fermo alla morte di Kennedy a Dallas, l’anno prima.
Recentemente la Casa di carta (Netflix) ha dato la centesima vita a Bella Ciao.
La comunicazione non è più verticale in tempi digitali. O almeno, mutano i persuasori occulti.
La ricerca del “senso” nelle canzoni non ha più senso, se mai ne ha avuta. Bella Ciao è divisiva come la Nutella, che a me non piace. Goodbye Beautiful.

Maestri, Tunisia

8 set

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In una scuola elementare di un villaggio tunisino abbiamo parlato di alimentazione. In alcuni contesti rurali la colazione, il pasto ai bambini è una bella spinta a frequentare la scuola.
Abbiamo trovato le aule vuote perchè il 15 settembre ci saranno le elezioni presidenziali e poi si comincia.
Il direttore della scuola elementare ci ha accolto con pane, olio (che produce lui) e miele. Ci ha detto che suo nonno e suo padre si sono seduti su questi banchi quando ancora c’erano i francesi. Oggi, in collaborazione con la cooperazione italiana e il World Food Programme, la scuola ha “un’orto pedagogico”. I bambini imparano a coltivare. A capire cosa mangiano, oltre le merendine, tassate o no. È un’idea.

Sindaca

8 set

Ieri incontro con la sindaca di Tunisi nella Medina. La cooperazione italiana ha contribuito a restaurare il complesso di Santa Croce che ora è un “centro di dialogo tra le culture del Mediterraneo”. Souad Abderrahim è la prima donna sindaco della città’. Viene dal partito islamico Ennahdha e si presenta senza velo. La nuova Costituzione garantisce parità’ uomo-donna.
La sindaca sembra andare oltre la Carta.
Non se so abbastanza e diffido di chi dispensa opinioni dopo una settimana in un luogo altro da quello che frequenta abitualmente. Sto a quello che ho visto. E intanto studio. Tunisi non è tutta la Tunisia. Come New York non è gli Stati Uniti. Eccetera.

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Datteriland

7 set

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Il deserto del Sahara avanza. Abbiamo percorso chilometri senza incontrare un umano. Fino ad un’oasi e poi ad alcuni villaggi di recente costruzione. E tante, tante palme da dattero. Le prime sono state piantate trenta anni fa ed ancora in due fasi successive fino ad oggi.
A circa settemila nomadi è stata data un’abitazione, scuole, moschea ed un campo. In Tunisia, i datteri sono il frutto nazionale e ci hanno decantato le sue proprietà che paiono essere infinite. Il plusvalore pero’ sta nella produzione di reddito che direttamente generano per i nuovi residenti e poi indirettamente per la catena della commercializzazione. Dalla sabbia al dattero. La cooperazione italiana è partner storico con il governo tunisino di questa impresa.
Ottocento grandi ( ENI ) piccole e medie imprese italiane in Tunisia significano 63mila posti di lavoro. Anche ma non solo datteri. Queste storie non le racconta nessuno.

Caffè delle donne

6 set

Colpisce sulle strade, nel sud della Tunisia, la serie di caffè in cui sono accomodati solo uomini. A tutte le ore del giorno. Pieni.
Dopo decine di chilometri senza avere visto una donna seduta ti fai una domanda.
La risposta è venuta ieri da una ONG italiana che da anni lavora con un centinaio di donne di villaggi cosiddetti berberi. Si sono organizzate, hanno avviato piccole imprese, eletto una loro rappresentanza. Tra un mese apriranno un caffè. Sono belle le loro storie, come quella di Selma. Ai confini con l’Algeria e la Libia, lontano da Tunisi. Prossimamente su Rai Italia.

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RAI UNO ?

4 set

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A Tunisi, se sei italiano in giro con una telecamera, ti fermano e ti chiedono “RAI Uno ?”. Più volte al giorno.
RAI Uno si prende ovunque, da sempre. Trapani è di fronte e i circa centomila italiani che più di un secolo fa arrivarono a Tunisi, dicono qua, pareggiano i centomila tunisini oggi residenti in Italia. Sono operazioni che attraversano la storia e la memoria di chi ne ha.
Quello che è certo è che a Tunisi e dintorni oggi arrivano pensionati italiani che pare apprezzino il locale costo della vita. Basso. Trecento euro circa al mese, stipendio medio, anche meno.
I migranti con nazionalità tunisina sono al primo posto tra coloro che arrivano sulle nostre coste ma mi sto facendo l’idea che non sia la molla economica a far fare il salto in Italia.
Quelli che partono ogni settimana su barchette, in otto, dieci sono migranti 2.0. A parte RAI Uno, a spingere il vento è Facebook. In Tunisia sono sette milioni, su undici milioni e mezzo di abitanti, quelli che lo digitano. Si moltiplica un immaginario italiano ( e francese ) che supera perfino le tasche vuote.
Poi ho lasciato Tunisi per andare a sud, quasi al confine con la Libia. Lungo la strada si moltiplicano i luoghi in cui si vende benzina direttamente da taniche e bidoni e diminuiscono le pompe regolari. Arriva di contrabbando ogni giorno dalla Libia.
Siamo entrati nel deserto e lambito le montagne in cui si giro’ il primo episodio di Star Wars. Si moltiplicano i caffè con uomini soli seduti nei tavolini all’aperto, senza traccia di una sola donna. Un paese altro da Tunisi. Con sacche di turismo cieco (molti russi ) sparse a macchia, vicino al mare. Anche i pensionati italiani sono spariti. Come il segnale di RAI Uno che non si prende più.

PS La RAI per cui lavoriamo è RAI Italia ( tradotta in tunisino è sempre RAI Uno).

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Totomaestri

3 set

Si vedono ovunque in questi giorni le piccole immagini dei potenziali nuovi ministri con il dicastero di assegnazione possibile. Un paio di osservazioni.
Nei primi giorni compariva anche il Ministro dell’Istruzione, poi scomparso. La scuola non conta, lo sappiamo.
A seguire, tra i nomi, estratti nella lotteria della democrazia distributiva delle cariche non figurano Marco Rossi Doria o Franco Lorenzoni, due che hanno fatto i maestri per tutta la vita e ci capiscono. Sarei anche per una tra le maestre del programma che sta per partire.
Invece no, arriverà uno che ne sa quanto ne so io. E che non so se ha avuto un meraviglioso maestro elementare come il mio Pino Liberati, che suonava in un’orchestra jazz ed è l’unico che ricordo della mia vita scolastica.

Tunisi, Italia

30 ago

Domani parto per Rai Italia. Riprende il viaggio tra quelli che lavorano con AICS (l’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ) Ministero degli Esteri. Dopo Myanmar e Mozambico ecco la Tunisia. Atri paesi coinvolti dalla sede di Tunisi sono Libia, Algeria e Marocco.
A casa loro.

MAESTRI, un programma che mi piace da pazzi

29 ago

Partiamo con l’inizio dell’anno scolastico. Sei puntate da 50 minuti, su TV2000, dodici scuole primarie d’Italia, da Salina a Milano. Dodici maestri elementari e i loro bambini. Entrano amici, parenti dei maestri e poi presidi, genitori.
Ricordano la loro scuola e il loro maestro Marco Rossi Doria, Ferruccio de Bortoli, Giuseppe De Rita, Lia Levi, Paola Gassman e Franco Gabrielli.
È un programma pazzesco. Me lo dico da solo. Come funziona in questo blog.

La squadretta che ci ha lavorato è tutta di interni. Paola Buonomini alla produzione. Beatrice Bernacchi in redazione. Alessandro Muzi al montaggio. Danilo Proietti, fotografia. Ugo D’Orazio, grafica. Applausi.

Il 18 settembre prima serata condotta da Paola Saluzzi ed Enrico Selleri. Titolo, Giù le mani dalla scuola.