Mia nonna, ebrea tedesca

27 ago

Mia nonna Ilse era nata a Mannheim, Germania. La sua famiglia di industriali e banchieri era ebrea.
Mia nonna, in vacanza a Taormina, incontro’ mio nonno Vincenzo, siciliano della provincia di Messina. Si sposarono e vissero felici e contenti per una cinquantina d’anni. Mio nonno ha fatto l’ingegnere. I due passarono molto tempo a giocare a bridge, in vecchiaia. Mio padre si appassiono’ al gioco.
La famiglia di mia nonna fu sterminata in campi di concentramento. La fabbrica di giocattoli della famiglia rasa al suolo. Mia nonna si salvo’ perche’ quando vennero a cercarla era vestita da suora in un monastero italiano.
Questa e’ la storia che mi hanno raccontato tante volte da bambino e che, crescendo, ho verificato.
In casa mia non si poteva nominare, acquistare, usare qualsiasi cosa provenisse dalla Germania. Quando in eta’ adulta comunicai che volevo andare a vedere Berlino con mia sorella e, addirittura, comprai una Golf, mia madre si intristì’.
Sono passati molti anni. Non so ( anzi, si lo so ) perche’ ho pensato a mia nonna quando ho letto della Merkel che ha dichiarato tolleranza zero nei confronti dei seminatori di odio verso i migranti. Se ne e’ parlato in Italia ma non tanto quanto avrebbe meritato.
Molto di piu’ si e’ detto della Merkel affamatrice del popolo greco. Per non dire della antica battutaccia di un anziano politico italiano.
Oggi la Merkel sarebbe piaciuta a nonna Ilse.

Questo e’ il paese che amo

25 ago

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Sono tornato dal viaggio di un mese in Etiopia, Kenya, Filippine e India. Attraverso quattro opere sostenute dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica. L’idea si chiama In un altro mondo e cosi’ credo si chiamera’ il film che abbiamo girato. Al centro bambini, ragazzi strappati alla strada. Qualcuno che li raccoglie e prova ad offrirgli una storia altra.
Ti sei convertito ? mi ha chiesto piu’ di un amico.
A cosa ? di solito rispondo.
Mi sono convertito, non da questo mese, all’idea che il nostro sguardo sul mondo sia piccolo, corto, segnato da un perimetro che si dilata solo per raggiungere l’America e solo quella che passa per degli schermi ( i suoi film, la sua televisione, la sua Silicon Valley, ecc ).
Uso volutamente aggettivi, sostantivi che alludono ad un’idea di paese con confini, misurabili.
Il paese che amo non ha confini.

Tutto esaurito ( India )

23 ago

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Oggi siamo andati alla famosa stazione di Calcutta. Il luogo in cui vivono in migliaia sui marciapiedi, sui binari.
Ci siamo andati con Sonam, a trovare sua madre che vive alla stazione.
Sonam, 13 anni, e’ da nove nella casa delle sorelle della Provvidenza di cui parlavo ieri.
Sono spuntate altre madri che hanno chiesto a Sister Lucy di prendere le loro bambine che vivono per strada. Tra queste la sorellina, tre anni, di Sonia, una delle 40 bambine della casa. Ma non c’e posto.
Ci vorrebbe un’altra casa come quella di Barasat. Ne parlero’. Cerchero’ soldi per costruirla. Mi fido di Sister Lucy.

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Sister Lucy ( India )

22 ago

La congregazione delle suore della Provvidenza nasce in Friuli. Le suore indiane parlano tutte italiano e inglese. Non avevo frequentato suore nella mia vita se non incidentalmente.
Sister Lucy arriva dal Kerala. Passando per l’Italia. Adesso si e’ fermata a Barasat dove cura le 40 bambine, ragazze, che la chiamano mamma. Sister Lucy ride moltissimo. E’ piu’ giovane di me ma per cinque giorni mi ha curato come una mamma.

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Indian graffiti

22 ago

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Ora et labora ( India )

22 ago

Siamo stati cinque giorni a Barasat, ad un’ora da Calcutta.
Senza wifi ma accuditi dalle tre suore della Provvidenza che reggono la casa che ospita 40 bambine e ragazze tra i 4 e i 17 anni; arrivate in gran parte dalla stazione di Calcutta dove vivevano. Siamo stati molto bene. Abbiamo imparato cose. Ci siamo divertiti e commossi. Insomma privilegiati.

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The VOICE e poi a dormire, nelle Filippine

16 ago

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Stiamo per lasciare la piccola casa di Nazareth nelle Filippine. Domani voliamo in India.
La sera, docciate e cibate, le bambine orfane e raccolte dalle strade di Manila, guardano per una mezz’oretta la tv. Soap o The Voice. Poi, a letto.

La buona scuola ( Filippine )

15 ago

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Oggi siamo andati con Marta e Arianna ( volontarie italiane ) e scortati da Sister Rosa ( la suora nello slum e’ garantito lasciapassare ) nelle baraccopoli da cui provengono le bimbe della Little Nazareth Home in cui stiamo girando in questi giorni.
Impossibile descrivere, anche con immagini. Credo accadra’ lo stesso anche nel film che monteremo per TV2000.
Esiste la poverta’ estrema o e’ tautologica ?
Prima visita a Parola Gate 1, poi Tenement Area e per finire nella piu’ celebre Baseco. Bambini che setacciano rifiuti ad ogni metro per trovare plastica da vendere ed altro. Incontri commoventi con parenti delle bimbe.
Ma una cosa mi ha veramente colpito. Dovunque stese le uniformi da scuola dei bambini. Le camicie bianche. Ovunque donne ( sempre donne ) che lavavano nella strada in catini fangosi ma pieni di detersivi.
E poi una bambina che faceva i compiti.
La scuola, unica possibilita’ di emergere dallo slum.

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UBER al popolo ( Filippine )

14 ago

Manila e’la citta’ con la piu’ alta densita’ di abitanti al mondo.
Nel traffico spesso paralizzato si muovono i jeepneys, mezzi di trasporto pubblico regolati fino ad un certo punto che imbarcano e sbarcano passeggeri dal retro e si fermano ad un cenno della mano per la strada. Fai passare i soldi di mano in mano in direzione del manovratore ( una media di 8-10 centesimi di euro a seconda della distanza ).
Oggi abbiamo accompagnato un gruppo di bambini della Little Home of Nazareth a scuola con il jeepney. Loro lo usano tutti i giorni e gli studenti pagano la meta’ dei dieci centesimi. L’autista non rilascia biglietti e se vede stranieri prova ad urlare che vuole qualche centesimo in piu’. Ne trovi quanti ne vuoi sulle principali direzioni di marcia.
Vita dura per Uber da queste parti.

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Dalla strada alla borsa di studio ( Filippine )

13 ago

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Ci hanno raccontato oggi alla Little Home of Nazareth di Manila tante storie.
Jonalyn, sei anni, e’ stata raccolta per la strada. Era uno scheletrino. A me oggi sembrava magra, magra ma mi hanno detto “avresti dovuto vederla un anno fa”.
Nella casa governata dalle Piccole Sorelle dell’Annunciazione le bimbe si svegliano tra le 4.30 e le 5 del mattino. Allora inizia la loro giornata fatta di scuola, turni di pulizia e giochi.
La sera, prima della cena delle 7, si sparge nella casa un profumo di borotalco perche’ arrivano tutte fresche di doccia, la seconda dopo quella del mattino.
Jonalyn e’ molto brava ed e’ una delle due bimbe che concorre ad una borsa di studio per un’ottima scuola privata vicina. Duemila euro per un anno, veramente un sacco di soldi per le Filippine e non solo. Nelle scuole pubbliche del quartiere le classi sono di 50, 60 bambini.
Forza Jonalyn.

Ristorante interconfessionale ( Filippine )

13 ago

Sono a Manila. Il ristorante a pochi metri dall’orfanotrofio in cui stiamo lavorando, per non sbagliare, abbraccia varie religioni. Ti invita dentro una statua di San Francesco ma poi, vicino ai tavoli, c’e’ molto altro.

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E vabbe’. La savana in citta’

10 ago

Oggi mattinata con ultime interviste tra bambini e Jack, il loro salvatore.
Non esagero, varra’ la pena vederlo su TV2000.
Ultimo pomeriggio in Kenya e, saputo dell’esistenza del Nairobi National Park ai bordi della citta’, ci siamo regalati un safari di tre ore. Sullo sfondo i grattacieli, dalla macchina zebre, giraffe e tanti altri abitanti quadrupedi keniani ( dicevo fino a qualche giorno fa keniota e mi hanno corretto ).
Ora partenza per Manila, Filippine.

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Francesco e gli animali, in Kenya

9 ago

All’angolo della Shalom House, dove siamo a Nairobi, vendono arte. Come succede su molte strade da queste parti.
Mi sono fermato a fissare l’accostamento che evoca tanta roba.

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Bambini che non sono piu’ in strada ( Kenya )

9 ago

Molti bambini a cui ho chiesto nome ed eta’, nei centri di Koinonia e Amani, hanno aggiunto un ringraziamento a Padre Kizito, il comboniano che da quasi 40 anni vive in Africa.
I bambini sono orfani, o sottratti a genitori violenti o pescati dalla strada.
A vederli stanno benone.

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Ragazzi che vivono in strada, in Kenya

8 ago

Oggi mattinata con un gruppone, un centinaio, di ragazzi di strada che sniffano colla e altri accidenti. Anche bambini che dovrebbero andare alle elementari.
Ci siamo arrivati grazie a Jack di Amani che meriterebbe un film solo su di lui.
Poi partita di calcio tra volontari italiani e ragazzi locali tossici e a piedi nudi, vinta da questi ultimi. Siamo delle pipe.

PS Carletto, operatore, ha finalmente trovato ieri un ragazzo che ( dopo infinite citazioni di Juve nei giorni scorsi ) gli ha detto di essere tifoso dell’AS Roma e der pupone. Il viaggio ( per lui ) si potrebbe chiudere qui.

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E’ arrivato un bastimento carico di…( Kenya )

8 ago

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I volontari italiani di Amani sono arrivati con una valigia in piu’ a testa di abbigliamento ( quasi sempre cose nuove ) per i bambini dei centri con cui lavorano.
All’apertura delle valigie ho visto questo cappellino. Roba da cinico tv.

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Stress free ( slum di Nairobi )

7 ago

Siamo arrivati a Nairobi. Siamo in un centro di Amani che lavora con ragazzi di strada ( 300mila in Kenya ). Stamattina a Kibera, slum di un milione e mezzo di abitanti.
Andando via ho letto “stress free”.

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Ma non sei ancora morto ?

5 ago

L’aspettativa media di vita in Etiopia e’ di 62 anni. Esattamente l’eta’ di questa signora fotografata sotto e la mia. Una ventina d’anni meno che in Italia ed e’ molto salita negli ultimi tempi.
Dei bambini, ragazzi ( anche loro nell’immagine sotto ) hanno chiesto la mia eta’. Quando l’ho detta, l’amico etiope che era con me e traduceva e’ scoppiato a ridere. Gli ho chiesto perche’.
Hanno detto :”ma non sei ancora morto ?”

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Donne con pesi sulle spalle, in Etiopia

5 ago

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Nella prigione etiope a lezione di sesso sicuro

4 ago

Siamo entrati nella prigione di Debre Markos ( 1750 detenuti, di cui 38 donne con 12 bambini ) al seguito di una NGO ( CVM ) che ha messo in piedi un programma di prevenzione dell’AIDS ( che colpisce il 6% della popolazione etiope ).
Ad assistere alla lezione sull’uso dei profilattici uomini e donne detenuti. Molte domande al termine.
Nel carcere sono poi successe altre cose, per me strabilianti, che racconteremo prossimamente su TV2000.

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Falce e martello ( Etiopia )

4 ago

Questa mattina al mercato di Debre Markos.

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Felpa etiope

3 ago

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Piazza centrale di Debre Markos, Etiopia. Sulla felpa dell’amico etiope c’e’ scritto MILANO.
Beccati ‘sta felpa Salvini.

L’amico etiope

2 ago

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Tribuna d’onore ( Etiopia )

2 ago

Partita di calcio a Debre Markos ( Etiopia ). Sulle tribune pubblico delle grandi occasioni.

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Sulla strada ( Etiopia )

2 ago

In viaggio per otto ore lungo la valle del Nilo. Con incontri ravvicinati.

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Etiopia , si parte dalla strada percorsa da Obama

31 lug

Sono arrivato questa mattina ad Addis Abeba.
Sulla strada dall’aeroporto al centro sono ancora al loro posto i ritratti di Obama che era in citta’ questa settimana. La strada sara’ lunga in questo mese.

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La Casa Bianca (a Foggia)

25 lug

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Ieri, a Foggia, sono andato ad un noleggio auto in centro con il grande Vasi, operatore.
Sono stato attratto irresistibilmente dall’insegna dell’albergo di fronte.
The White House, a Foggia. Perche’ ? Perche’ ?
Mi ha ricordato delle primarie americane. Ad ottobre torno.
Con Foggia on my mind.

Agosto IN UN ALTRO MONDO. Parto

15 lug

Ho seguito la selezione. Sono andato a trovarli a casa loro ( Piemonte, Puglia, Marche, Lombardia ).
Il 30 luglio parto con uno di loro, Giovanni, e andiamo in Etiopia. Poi raggiungo Remark in Kenya. A seguire, nelle Filippine da Marta e in India da Miranda.
In un altro mondo si chiama l’idea dell’otto per mille, progetto in collaborazione con la Caritas italiana. I giovani volontari, iPad-muniti, racconteranno la loro esperienza su campi molto diversi.
Io parto con Carletto, operatore, e girero’ per TV2000 il viaggio e i ragazzi che lo affrontano.
E’ una bella storia. Sono felice di partire. Vi racconto presto.

Dacci,o Signore, la citazione quotidiana di House of Cards

12 lug

Citazioni a capocchia di House of Cards piovono ogni giorno sul nostro capino, a leggere i quotidiani.
La serie televisiva e’ ridotta a iconografia de noantri della malapolitica.
Twitter veicola la pena. Anche anziani, consumati leaders che di televisione ne sanno una cippa si avventurano nel paragone Renzi-Underwood.
In Italia molto piu’ che in America.

VIVA L’ITALIA. E basta Dylan

2 lug

“Vi lascio in buone mani” ha detto Francesco De Gregori alla fine del suo concerto e prima di essere richiamato sul palco per i bis.
E invece no. Basta Dylan.
Sono in giro a lavorare per l’Italia da un mese e ieri sera ero a Lucca.
Elio, che da Milano e’ venuto da queste parti venti anni fa, mi aveva scritto per chiedere “prendo i biglietti per De Gregori-Dylan ?”. Anche se “concerti mai piu’” difficile dire no grazie.
E’ arrivata da Firenze anche Simona, pure lei antica esule da Milano. Con Elio e Simona ( e altri 15 giura Elio, io non ricordo ) eravamo partiti in treno per andare a sentire Dylan a Parigi nel 1978. Da allora sono andato per concerti di Dylan tante, tante volte. E sempre facendo quel giochetto di provare a riconoscere i vecchi pezzi storpiati ( rivisitati… ) gia’ dall’attacco (ieri sera nella prima parte She belongs to me, Tangled up in blue ). Ora anche questo rito da dylaniati mi ha scassato le palle. E su Sinatra seguitelo voi, se vi pare.
Siamo andati via alla fine della prima parte del concerto di Dylan. Zero emozioni. Tanti giovani per lui.
De Gregori in forma smagliante e’ stato molto, molto piacevole. Tra le pagine chiare e le pagine scure una bella serata, in una bella piazza, in un caldo pazzesco e tra odori antichi di roba buona dimenticata.

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