Figli, scuola, regole

22 giu

Sto montando il viaggio in Mozambico per Rai Italia e il viaggio tra i Maestri elementari per TV2000.
Non riesco, come sempre, a separare il lavoro dal resto. La fortuna di fare cose che intrecciano tutto. Molte ore in due salette ma questo non mi è mai sembrato un lavoro. Vabbe’.
Ieri stavo ascoltando l’intervista fatta alla maestra Raffaella di Bologna che ha detto “poche regole ma…”. Avevo appena letto Annalena Benini sul Foglio che, a proposito di figli, scrive di una regola, almeno.
Mi sono accorto cosi’ di non avere mai dato una regola, ai figli. E nemmeno di averne ricevute dai miei genitori. Sono di quelli che crede che la regola sia il tuo comportamento, quello che fai e come lo fai. Anche e soprattutto quando sbagli. Poi tanto i figli, che sono altro da noi, faranno come crederanno.
Negli ultimi tempi in tanti si sono esercitati a scrivere libri sul rapporto genitori-figli. Ormai occupano un intero angolo delle librerie. Ne ho letti parecchi senza ricavarne molto. Perche’ anche noi lettori siamo altro da quelli che scrivono di noi, genitori.

Mozambico, the end

18 giu

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Sono stato due settimane in Mozambico. C’è chi scrive un libro su quindici giorni africani.
Mi sono preparato leggendo prima di partire. Poi, arrivato, ho seguito un fitto programma di incontri e spostamenti che si è aperto ogni volta all’alba e chiuso alla cinque del pomeriggio quando calava la notte. Ecco, di notte non sono andato in giro a camminare perche’ ampiamente sconsigliato (alcune ONG lo vietano ai propri appartenenti).
Ho raccolto, in tante conversazioni senza la camera, racconti di un’Africa che non ho visto. Droga, traffico di organi, tanta violenza sulle donne. Cose che succedono pare molto anche a Maputo, che a me invece è sembrata una bolla prima di entrare nella povertà assoluta.
Questo per dire che quelle che giriamo e portiamo a casa sono spesso storie positive di nascita e rinascita di opportunità. Poi ci sono le altre storie che ci vengono riferite da chi vive in questo pezzo di Africa da tanti anni.
La nostra cooperazione, le nostre ONG che ho incrociato sono rappresentate da italiani (soprattutto donne, italiane) che mi sono sembrati reificati nel loro lavoro (“missione” non lo vogliono sentir dire). Poi ci saranno altri, meno coinvolti. Questi non li ho visti. Ci saranno perche’ la cooperazione è specchio del paese.

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Ho visto tante buone pratiche e ne ho parlato poco, più attento in questo blog alle curiosità. Di queste si occuperà il programma tv realizzato per Rai Italia.
Ho fatto incontri sorprendenti con un’attivista sieropositiva in un nuovo centro di Sant’Egidio, con un sacerdote veneto in un campo di sfollati a causa del recente ciclone, con un piccolo gruppo di nostri giovani che vivono in un paese cosi remoto che sembra fermo a secoli fa e che hanno creato una cooperativa di piccoli agricoltori, con altri che hanno promosso costruzioni di asili, di scuole professionali dove c’è il deserto educativo e poi medici, ingegneri, economisti, urbanisti, professori universitari. Tanti italiani che si sono immersi nell’Africa.
Provero’ a raccontare loro.
Io per principio li rispetto. Io ieri ero felice di essere tornato a Roma. Per raccontare l’Africa bisogna conoscerla, esserci stati a lungo e più volte in una vita. E non solo nei resorts sul mare.

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Nella bandiera del Mozambico c’è un kalashnikov (unico paese la mondo?). Le armi girano parecchio ma io le ho viste solo stampate.
La mia (breve) Africa, quella che ho attraversato, è stata dolce.

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Il ponte cinese sull’Africa

14 giu

Abbiamo percorso i tre chilometri del ponte sospeso più lungo dell’Africa. A Maputo.
Costruito da una corporation cinese. Costato circa 785 milioni di dollari. I vecchi ferry boats sono arenati sulla spiaggia. Prima del ponte ci volevano ore per passare da una riva all’altra. Tanta Cina in Africa.
In Mozambico vedi tanta cooperazione internazionale. Poi vai su una strada nuova e ti dicono che è cinese.

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Sala riunioni, Mozambico style

13 giu

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Alla fine degli anni Settanta, all’epoca della costruzione della diga di Pequenos Limbobos ad un’ora circa da Maputo, venne preso un piccolo coccodrillo. Ora lo si puo’ trovare al centro del tavolo nella sala riunioni in cui ci ha ricevuto il direttore della diga stessa, opera di una società italiana che ha lavorato per la nostra cooperazione.
Il direttore AICS ci ha ricordato che i lavori della grande opera che contribuisce a dare acqua alla capitale Maputo avvennero in tempi in cui ancora il paese non era pacificato.

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Il pieno

12 giu

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In questi giorni abbiamo passato ore in macchina su piste di terra, strade con buche e anche senza, come a Maputo.
Nella capitale pochi semafori e zero strisce pedonali. Si attraversa di corsa. Si crepa parecchio. Trasporti pubblici informali. La benzina, quando la trovi, costa meno di un euro a litro. Automobili giapponesi, sempre di quella marca.
Ai bordi delle strade un pieno di umanità che avanza, spesso a piedi nudi. Un paese a due velocità.

Sullo Zambesi

12 giu

Dopo una lunga trattativa con l’esercito a guardia del ponte sullo Zambesi, nelle remote (per me) province di Sofala e Zambezia, il drone ha svolazzato in cielo per una mezz’ora al tramonto.
Impronte di ippopotami sulla riva.
Il ponte , costruito, una decina di anni fa con fondi europei, della Banca Mondiale e della cooperazione italiana, è solo uno dei sei sull’intero corso dello Zambesi, il quarto fiume dell’Africa per lunghezza, che attraversa Zambia, Angola, Namibia, Botswana, Zimbabwe e Mozambico.
Si paga un pedaggio sul ponte che ha aperto una via di collegamento vitale per lo sviluppo del paese. Se le strade fossero in condizioni buone. Il governo ha promesso (elezioni alle porte) che ci lavorera’. Intanto alla manutenzione di una parte della strada ci pensa una ditta cinese, ci hanno raccontato.
Dopo il tramonto, per non farci mancare niente, qualcuno tra di noi si è cibato di spiedini di coccodrillo.

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Baobab che fai tanto bene

10 giu

Nel cortile di un asilo costruito da una ONG trentina (CAM) in un villaggio abbiamo trovato due baobab centenari. Si dicono cose straordinarie delle proprietà dei suoi succo e polvere, qua in Mozambico.
Paolo ci ha raccontato la leggenda per cui un dio trovo’ il baobab talmente bello che per gelosia lo rivolto’. E cosi’ ora le radici sono in alto. Metafora a piacere.

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Bosco verticale, Mozambico style

9 giu

Mica ce l’hanno solo a Milano il bosco verticale.
Anzi quello di Beira, Mozambico, è cresciuto prima ed è venuto su naturalmente.
Ci siamo passati questa mattina da quello che è stato il Grand Hotel di Beira, sul mare.
Ha una storia meravigliosa . E’ stato un resort di lusso e oggi ospita circa 3000 occupanti .
Si specchia sull’oceano e racconta della decadenza struggente di questa che è una delle tre grandi città del paese. Il ciclone di due mesi fa ha dato la botta finale.
Andando via ho visto le piante cresciute spontaneamente. Ho detto a Davide, milanese, che mi ricordava un grattacielo di moda dalle sue parti. Il “bosco verticale” mi ha detto lui.

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CUAMM c’è

8 giu

Martina di Sondrio e Serena veneta come Giovanna (responsabile CUAMM nel Mozambico) le ho incontrate a Beira dove sono arrivato oggi. E’ la città sul mare in cui è passato il ciclone Idai poco più di due mesi fa.
Si vedono ovunque alberi abbattuti e tetti scoperchiati, come quello dell’ospedale della città. L’antica sede è compromessa e il reparto neonatologia è spostato temporaneamente nella nuova ala costruita dalla Cina. Come tanta Africa.
E’ tra i bambini appena nati, molti prematuri, che ho trovato Martina e Serena.
Che dire senza affogare nella retorica ? Le vedrete nella serie televisiva di Rai Italia sulla cooperazione AICS (l’agenzia italiana ufficiale).
Sono un bel pezzo d’Italia. Sono Medici con l’Africa (e non per l’Africa). Al CUAMM ci tengono molto alla preposizione, con. Serena segue Martina che sta facendosi le ossa e tutte e due seguono giovani medici mozambicani.
Mi sono commosso ma ormai mi capita spesso. Invecchio.

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A casa loro

7 giu

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Girando per qualche settimana in Italia classi di scuole elementari ho dovuto fare molta attenzione ai volti dei bambini.
Obbligatoria la liberatoria dei genitori per andare in onda. E quindi lunga preparazione. O riparazione, dopo. O lavoro al montaggio di sfocamento.
Arrivato in Africa, liberi tutti. Bambini ovunque. Camminano ai bordi delle strade, anche da soli, per chilometri, con la divisa azzurra della scuola pubblica.
Sono sulle spalle delle madri, avvolti nei teli colorati. Emergono solo con gli occhi che si interrogano, forse, su chi siano quegli strani, brutti esseri dalla pelle cosi’ bianca.
A casa loro, in Mozambico, ci riempiamo i telefoni e le telecamere (nel nostro caso) di immagini di bambini. Cinque o sei a famiglia, in media.
I cooperanti italiani lavorano, soprattutto, a progetti per queste generazioni.
I cooperanti italiani che sto conoscendo hanno imparato il portoghese.
Si muovono come pesci nell’acqua e non lo dico per citare il presidente Mao, che da queste parti resiste nei nomi delle strade, come Karl Marx e compagnia revolucionaria di altre ere geologoche.
I cooperanti sono il nostro paese fuori dall’Italia. Come la pizza e la Juventus di Ronaldo, che in quanto portoghese strabatte il piu’ forte Messi (da quest’anno si vede il campionato italiano a queste latitudini, non a caso).
In Mozambico, almeno a Maputo, capiscono l’italiano piu’ dell’inglese. Per quel poco che ho visto. La cooperazione è piantata dall’indipendenza in Mozambico.
Poi c’è l’ENI, mi hanno detto all’ambasciata italiana. Come c’è in Myanmar dove sono stato un mese fa sempre a fare storie di cooperazione italiana ufficiale (AICS).
Quelli dell’ENI chi sono ? Cooperanti ? Italiani di serie A ? Guadagnano e stanno in Mozambico come Davide, Martina, Giulia, Paolo, Federica con cui sto scoprendo il paese ?
Siamo tutti a casa loro. Che poi è anche casa nostra, come mi diceva ieri Davide.

HIV, il test

7 giu

Ci siamo inoltrati nel “mato” ieri. Nella giungla, strada sterrata per 40 chilometri, oltre Tofo, sull’oceano.
Abbiamo incontrato un laboratorio itinerante, implementato dalla cooperazione italiana.
Si fanno test preventivi sull’AIDS. Molto presente in Mozambico. Un milione e mezzo di sieropositivi, più donne che uomini. Ma le cifre dipendono, appunto dai test.
Risultato immediato. Consegna dei profilattici. E, nel caso, di accertata positività, vengono dati i farmaci retrovirali.
Al comando delle operazioni un’attivista sociale che tutti chiamano Mama Laura.

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Latte. E birretta

5 giu

Niente latte fresco in Mozambico. Solo a lunga conservazione.
Oggi, nel lungo viaggio in macchina da Maputo a Tofo, sosta al baretto che ha dietro un’azienda agricola. Si vendeva latte. Bene prezioso.
La birra, invece, scorre a fiumi. Ma questo è un altro discorso.

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MAESTRI, in Mozambico

5 giu

Si fanno molti figli in Mozambico. Famiglie molto allargate.
Nella scuola elementare dello slum in cui sono stato ieri aule nuove, grazie alla cooperazione italiana.
2800 bambini e 40 maestri. Su due turni, che prima del “nostro” intervento erano tre.
Nella classe che ho visitato i bambini presenti erano 52, contati.
Piu’ del doppio delle classi in cui sono stato a girare MAESTRI che andrà in onda a settembre, su TV2000.
Oltre i numeri, gli sguardi.

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Mozambico, Italia

4 giu

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Ieri mattina sono entrato nello studio di Reinata, celebrata ceramista al Museo di Storia Naturale di Maputo. C’era questa figura di donna, tra le altre, su uno scaffale. Mi è piaciuta da pazzi.
Quella testa aperta a meta’, dopo tre giorni in Mozambico, mi pare una figura che racconta quello che sto vedendo.
La capitale del Mozambico è una bella città. Ville meravigliose in centro, lascito dell’impero portoghese.
Il supermercato dove ho fatto la spesa meglio di quello sotto casa a Roma. E poi tutto digitalmente avanzato, connessione ottima. Che queste due cose già ti farebbero dire che sei in un paradiso anche perche’ il clima è perfetto. Caldo asciutto con fresco alla mattina e alla sera.
Le giornate iniziano alle sei del mattino con il sole e si chiudono alle cinque del pomeriggio quando cala il buio. Alle sette si inizia a lavorare negli uffici pubblici, che per un insonne come me e’ il giusto.
Poi siamo andati a girare in uno slum, che in Mozambico chiamano “quartiere informale”. Non molto diverso da quelli che ho visto in India, Kenia, Filippine. Il politicamente corretto troverebbe una ragione nell’organizzazione comunitaria della baraccopoli. Discorso lungo. Ma la testa divisa dice delle due citta’.
Nel campo di calcio con il fondo di terra si muovevano autentici assi. Che me ne sarei presi almeno due per portarli alla Fiorentina. E’ lo slum da cui è emerso il grande Eusebio.
Maputo, che tutti gli italiani che ho incontrato alla Festa della Repubblica all’ambasciata italiana non lascerebbero più. Mozambico, Italia.

Vado in Mozambico

28 mag

A fine settimana vado in Mozambico. A girare la cooperazione italiana. Per Rai Italia. Con il “mio” solito operatore, Vasi.
Maputo, Inhambane, Beira, dove andremo nell’ospedale del CUAMM e nel centro accoglienza di Sant’Egidio.
In Mozambico si sono recentemente abbattuti i cicloni Idai e Kenneth. Ho letto di villaggi distrutti, tante vittime, tanti sfollati. Colera.
Ho rivisto il documentario che fece Carlo Mazzacurati in quei luoghi. Uno dei suoi ultimi lavori. Commovente e asciutto, allo stesso tempo. Una lezione.
Spero di fare un bel lavoro. Andiamo con grande entusiasmo. Privilegiati.

Un pariniano, Vittorio

26 mag

Non ho frequentato corrispondenti italiani in America se non per “lavoro”. Frequento poco in generale.
Vittorio Zucconi, scomparso oggi, era il più bravo a scrivere. Di quelli che al liceo si diceva che sanno fare bene i temi. E di liceo abbiamo parlato le volte che ci siamo visti quando l’intervistato era lui. Se volevi un racconto americano andavi da lui. Ti riceveva subito.
Zucconi ha frequentato il mio liceo a Milano, il Parini.
La storia era se si rimane un pariniano a vita. Lui lo frequento’ prima del 68.
Lui aveva la penna. E l’avrebbe avuta anche senza il Parini.

VIVA LA SCUOLA

18 mag

Accadono ogni giorno cose nella nostra scuola che bucano l’indifferenza e ci rammentano della storica perdita di prestigio degli insegnanti.
La trasmissione di contenuti ai nostri bambini passa spesso per altri luoghi. Anche quando si vietano telefonini fino alle medie e oltre.
I maestri che semplicemente riciclano sapere sono fermi al secolo scorso. I maestri che coltivano inclusione, educazione ai sentimenti, alle emozioni sono dentro il presente.
Solo per dire che la serie MAESTRI andrà in onda da settembre su TV2000 (sei episodi da 50″) subito dopo una prima serata in onda nella settimana di riapertura delle scuole.

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Il salotto del libro

11 mag

Non mi ha sorpreso leggere un’intervista oggi sul Corriere nella stessa giornata in cui la carta stampata si spende parecchio sul Salone del Libro in corso a Torino.
Chi parla è Max Verstappen, campione di F1, 21 anni. Risponde a domande che vanno oltre l’automobilismo. Ozark, la serie tv preferita. Molto tempo dedicato ai videogames. “Ultimo libro letto ? Ne ho letti solo due in vita mia”.
La prima cosa che osservavo, una volta, entrando in una casa era il deposito, la quantità di libri contenuti. Ho smesso di farlo.
I salotti vuoti e i saloni pieni non dicono tutto. Il mondo prima di Google,ecc. era un altro mondo.

Ascolti

11 mag

Seguo gli ascolti televisivi da noi e in America. Per abitudine. Per farmi male. Tanta roba che va bene non mi piace (in estrema sintesi).
Ieri sera ho visto dentro Propaganda Live un coraggioso pezzo di Francesca Mannocchi sulla Libia. Se non sbaglio la puntata di ieri ha fatto un record d’ascolto. Meritato.
Daje. Più fiducia nel popolo dei teledormienti.

Coree

11 mag

Tutte le televisioni del mondo mettono in onda, più o meno ipocritamente e piu’ o meno a capocchia, signorine e signorini di bell’aspetto.
Leggo di un programma che usa la “bellezza” in televisione per generare una conversazione su un paese diviso in due, la Corea.

Mettetevi il grembiule

5 mag

Il grembiule è diventato il grembiulino nei pezzi che ho letto negli ultimi due giorni. Diminutivo perche’ divisa dei bambini che frequentano le elementari.
Negli ultimi mesi di frequentazioni di classi varie della scuola primaria, dal sud al nord, ho visto varie declinazioni del modo di presentarsi a scuola.
Grembiuli neri per tutti, grembiuli bianchi per le bambine e blu per i bambini nella stessa classe, grembiuli con grande fiocco in una privata, grembiuli da lavoro in una Montessori, niente grembiuli in una scuola di un quartiere “bene” e in una di “borgata” della stessa città, che poi è Roma.
In alcuni casi i grembiuli sono stati indossati solo perche’ arrivava la televisione.
Grande è la confusione sotto il cielo nelle aule frequentate da bimbi fino ai dieci anni.

Leggo che da sondaggi risulterebbe una larga maggioranza per l’obbligo del grembiule.
Non so se per ragioni semplicemente pratiche o se per un pensiero “egualitario”, al fine di evitare la coabitazione della “felpa da 700 euro” con quella da cinque euro.
La democrazia del grembiule puo’ pure essere una proposta. Ma anche no. Sarebbe bello invece ci fosse la scuola a tempo pieno a sud di Roma come al nord. Che si insegnasse l’inglese a Frattamaggiore come a Milano. Che la palestra di Cosenza assomigliasse a quella di Bologna. Che il laboratorio digitale di Palermo sia come quello di Genova. Insomma che la democrazia scolastica arrivi a rivestire il re nudo in tutto il bel paese.

Educazione civica, digitale, ambientale, eccetera

3 mag

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E’ passato alla Camera, quasi all’unanimità, il disegno di legge che rimette l’educazione civica (33 ore) tra le materie scolastiche. Si chiamava educazione alla cittadinanza. Quando c’era.
Ho appena concluso un viaggio in Italia attraverso dodici classi della scuola primaria, le elementari. Mi sono domandato, sempre, dove fosse finita l’educazione civica. La risposta delle maestre, dei maestri è stata : nella relazione che instaurano con i “loro bambini”.
Ho scoperto maestri che insegnano educazione digitale. Che praticano accoglienza, inclusione. Che escono dalla scuola per conoscere il luogo in cui si abita. Che allargano “l’ecologia dell’infanzia” a quella ambientale. E maestri che accompagnano lo sviluppo di un’educazione sentimentale come i genitori non sanno, non vogliono fare.
C’è in larga parte (non ovunque) una delega alla scuola. L’educazione civica è spalmata nell’insegnamento dei più bravi tra i maestri ma il rischio di essere residuale nei confronti di altri luoghi di apprendimento (televisione, Internet) è grande. I contenuti girano ma l’amore per il sapere deve essere trasmesso.
Si legge di qualche genitore sindacalista del figlio contro il maestro che sicuramente ha perso autorevolezza e peso simbolico negli anni. Gli stessi edifici scolastici che ho attraversato sono specchio spesso degli stessi maestri ignorati, colpevolizzati.
Riportare l’educazione civica dentro questa solitudine sociale del maestro è cosa buona, credo.
Come dire, a chi non la scioglie nel suo insegnamento, che deve farlo per obbligo ministeriale.
Quando ho letto la notizia della reintroduzione della materia ho pensato che fare un programma televisivo sui maestri elementari rispondeva per me a questo vuoto, a questa domanda. Dove è finita l’educazione civica ?

MAESTRI, a Frattamaggiore

30 apr

Siamo andati a Frattamaggiore, a meno di venti minuti da Napoli. La serie MAESTRI da Monica, che insegna educazione ambientale (scienze).

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MAESTRI, a Matera

29 apr

Sto per finire il viaggio in Italia con i maestri. Elementari.

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Privacy

27 apr

Ieri avevo pensierini  opposti sulla lista resa pubblica dai fattorini che consegnano cibo a casa.
Io sono del partito (di nicchia in Italia) delle mance. Sempre. È controllabile.
Ho letto che uno di questi “famosi” elencati avrebbe detto che quegli euro aggiunti al conto sarebbero il prodotto del capitalismo americano. E quindi nisba. Vabbe’.
Sono dunque per le mance. Anche larghe. Meno per le liste. Anche quelle strette, di pochi.
Poi succede che leggo sul New York Times che è stato messo sul web il listone dei 4.6 milioni di elettori registrati per votare in città. Con nome, indirizzo ecc. Ci sono anch’io allora.
Mi arrendo. Non basta più essere fuori da tutti i social. Ti beccano comunque.

Cosa sarebbe Gomorra senza Mokadelic

22 apr

Sono arrivato, a fatica, alla fine dell’ottava puntata di Gomorra, quarta stagione.
La scrittura della serie è ormai quella della colonna sonora dei Mokadelic.
La trama, le sottotrame, i dialoghi sono stampelle per la musica. Senza questa rimane una cosa esangue, ovvia, lenta, predigerita.
Noi ricordiamo le sigle delle serie. Meno le storie. E sempre piu’ il lavoro sulla forma ha asciugato i contenuti. Succede in tutta la televisione.
Si impastano programmi con una grande attenzione ai mezzi con cui si gira e al montaggio.
In una fase in cui nuove, economiche macchine fotografiche portano a casa immagini “da cinema”.
Tutti pazzi per i fondi sfocati mentre vanno fuori fuoco le storie.

Anch’io

20 apr

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Gli altri

17 apr

Accadono cose nei campi di calcio, sugli spalti e dintorni che “non vorremmo vedere sui campi di calcio”. Tralascio i dintorni e vado alla visione Sky di ieri sera della Juve.
Sono abbonato ma senza opzione di scegliere in questo caso quale voce, se quella del tifoso o quella “imparziale”.
Nelle coppe vive e lotta solo quella del telecronista tifoso, che alla fine invocava un rigore per la squadra bianconera. Un’appendice del comportamento in campo delle due squadre.
Gli olandesi correvano, prendevano botte e le davano senza un lamento.
Gli altri sempre a circondare l’arbitro, a reclamare ammonizioni. Cose che ci sembrano normali a queste latitudini. Fino a quando non vediamo gli altri. Nelle coppe o nella Premier League.

La classe delle elementari, in Myanmar

14 apr

I bambini delle elementari sono in vacanza in queste settimane in Myanmar.
Sono entrato in un’aula vuota di un villaggio. Tanto per non uscire dalla serie sui maestri a cui sto lavorando.

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Pogba, nel campo di aglio

14 apr

Ci siamo fermati sulla strada varie volte, in Myanmar, nelle ultime due settimane.
Il sole picchiava. Dai 36 gradi ai 42 dell’ultimo giorno. Siamo nella ‘dry season”. Tra un mese arriveranno le piogge, che pero’ non sono puntuali come in passato. Si chiama cambiamento climatico…
La vita dei piccoli agricoltori è sempre più dura. Soprattutto per le donne che lavorano nei campi a raccogliere aglio per due dollari al giorno. Con Vasile, l’operatore con cui lavoro da anni, ci siamo accorti che c’era un ragazzo, una volta. Indossava la jersey di Pogba, campione del mondo, di professione calciatore.
Poi abbiamo visto altri ragazzi con maglie del Milan, la Juventus. Made in China.

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