Scrittura

21 Feb

Scuole di scrittura crescono e l’offerta delle serie televisive sembra promettere piu’posti di lavoro dell’industria dell’acciaio.
Una volta si diceva “bravo nei temi, puo’ fare il giornalista”. Ma pochi sono Vittorio Zucconi. Oggi, probabilmente, si dice “puo’ scrivere per le serie tv”.
Ci pensavo guardando Zero, Zero, Zero. Ho faticato a stare attaccato a quello che Aldo Grasso ha definito “un trattato di economia criminale”. Vero. L’ennesima storia sul traffico di droga. Ma il problema sono i dialoghi. Sono pedagogici, innaturali.
Altro genere ma la serie che farei vedere e rivedere in una scuola di scrittura è “The Marvelous Mrs Maisel” di Amazon. Dialoghi strepitosi. Ho finito la terza stagione. “L’arte del dialogo” è materia fondamentale che in genere affossa i prodotti italiani.
Meglio allora darci sotto con musica, fotografia, tra il detto e soprattutto il non detto.

Poco zen

20 Feb

Mi sono sciroppato tutto il dibattito dei candidati democratici alla nomination per la Casa Bianca, in Nevada. Grande ascolto. Non so se per la prima volta di Bloomberg o per i toni parecchio aggressivi che hanno caratterizzato il confronto.
Tutti contro Bloomberg, il billionaire, che ha barcollato. Non ho niente contro i ricchi, se siedono su una fortuna non ereditata, come Bloomberg. Le eredita’ le abolirei per legge. Un modo semplice per redistribuire ricchezza.
Siamo soliti prendere in giro i filantropi americani. Da imbecilli, che ignorano la storia americana.
Quella che non mi è piaciuta nel dibattito televisivo è stata la virulenza degli attacchi, anche se motivati (non a torto) dalla pioggia di denaro (suo) che Bloomberg sta facendo piovere nella sfida elettorale. L’anziano Bernie Sanders (stessa eta’, 78, di Bloomberg) ha palesato a me pare, come spesso gli accade, la sua irascibilita’.
Che la rivoluzione non sia un pranzo di gala, lo sappiamo caro Bernie, cara Elizabeth.  Ci è mancato poco al finale splatter di Parasite, il film vincitore di Oscar che non è piaciuto a Trump.
I giudici del New York Times non hanno ricavato la stessa impressione. E per David Brooks Sanders ha gia’ vinto la nomination.

Ecco

17 Feb

Io credo, non credo, perché credere

16 Feb

È la terza, lunga conversazione televisiva che Don Marco Pozza, il parroco quarantenne del carcere Due Palazzi di Padova, ha con Papa Francesco. Tutte e tre hanno generato programmi televisivi in onda su TV2000. Le preghiere piu’ note, piu’ recitate, quelle piu’ a rischio di uno svuotamento in mantra che nemmeno introducono alla meditazione.
Siamo partiti dal Padre Nostro, poi l’Ave Maria e adesso il Credo. Adesso perche’ la prima delle otto puntate di IO CREDO andrà in onda domani lunedi 17 febbraio, alle 21.05 su TV2000.

Il format, sempre quello. Ogni volta una parte della conversazione con Papa Francesco e altri due segmenti che hanno a che fare con il titolo della puntata, una frase della preghiera. Gli altri due segmenti sono una storia di comunita’ che ha messo al centro della sua opera il Credo e e un dialogo con una personalità laica, spesso dichiarata “non credente”. Ho usato il vocabolo “personalità” per non usare quello del Grande Fratello, “vipponi” che fa venire i brividi come un graffio sulla lavagna (non so chi siano quasi tutti i reclusi di quest’anno).
Nella prima puntata il filosofo Salvatore Natoli e la comunita’ fondata da don Beppe Gobbo in collina, sopra Vicenza. Don Beppe, che è stato prete operaio, per chi ha memoria di quella stagione. Poi arriveranno altri, non tutti filosofi, anche se Paolo Bonolis potrebbe essere omologato come tale, tuffandoci in una lettura rivisitata della dialettica hegeliana.

I Dieci Comandamenti di Enzo Biagi (1991) e Credere Non Credere di Sergio Zavoli (1995) avevano scelto come interlocutore nella Chiesa il cardinale Tonini. Il racconto di un paese e una Chiesa altri da oggi.
Papa Francesco si è fatto narratore, divulgatore, catechista. Don Marco è giovane teologo, entrato in seminario all’eta’ di dieci anni, piu’ o meno quando quei programmi della RAI andavano in onda.
Sarebbe interessante ripercorrere la nostra storia attraverso un lavoro nelle teche che individui un filo teso tra i comunicatori della Chiesa. Credo si vedrebbe come gradualmente la televisione generalista abbia marginalizzato e perimetrato le voci religiose. E non in nome di una presunta laicizzazione dei contenuti. Per altri motivi, forse leggermente piu’ triviali. Lo dico da “non credente”.

800mila siriani in fuga. Vi risulta ?

14 Feb

Fotostoria del New York Times. 

 

Le bestie, alè

14 Feb

La storia dei nomignoli affibbiati da Trump ai suoi avversari politici va sotto il livello del mare quando affonda negli apprezzamenti fisici. Ora siamo a Mini Mike. Che sarebbe Bloomberg, sfottuto per la sua altezza. Via Twitter, che è il veicolo della odiosa bulimia.
Qualcuno ha episodicamente replicato sullo stesso terreno. Ciccione, mani piccole, autoabbronzato, capelli con riporto. Ma poi, investito da uno tsunami di tweets, ha in genere desistito.
È il nuovo modo di produzione della propaganda politica. Difficile dire quale sia la risposta piu’ efficace. La Casa Bianca è stata conquistata anche cosi’. Ora accade che Mike Bloomberg e la sua ricca macchina elettorale rispondano al presidente in carica. I managers della comunicazione sociale, a questo punto, potrebbero essere ragazzotti senza masters. Bastano quattro bulletti della porta accanto.
La politica è sempre stata cosi’. La “qualità nuova” di questa semplificazione brutale dei “contenuti” è attribuibile ai soliti social. Bloomberg ha superato Trump negli investimenti su Facebook.
Prende la nostalgia del politicamente corretto. Che a dire il vero a me è sempre piaciuto. Ma che negli anni è stato ridicolizzato, attribuito ad una parte, ecc.
E allora becchiamoci sto schifo.

PS Leggo che sono tanti gli anziani ricchi che giocano con Twitter. Boh.

C’è posta per noi

13 Feb

Ieri mattina ho trascorso un’ora e dodici minuti nel locale ufficio delle Poste dal momento in cui ho preso il biglietto con il mio numero. Due semplici operazioni che non potevo fare online. Agli sportelli tutte gentilissime donne e quello che mi è sembrato essere il direttore, uomo, appariva e svaniva. C’era il wifi ed ero attrezzato per l’attesa. Poi ho avuto un’interessante conversazione con una signora vicina e con numeretto a seguire.
Intanto leggevo dell’allenatore della Juventus, Sarri, che aveva dichiarato che se avesse voluto un posto fisso, senza passare esami, avrebbe lavorato alle Poste.
Non si è fatta attendere la risposta delle Poste medesime che leggo oggi, nella prima riga perché poi non ce l’ho fatta piu’. Dicono di essere un’azienda moderna, la piu’ grande d’Italia, ecc.
Mamma mia che paese. Ecco perche’ Fiorello che parla della pipi’ degli anziani (presenti in gran numero nel mio locale ufficio delle Poste) fa scompisciare dal ridere il paese. Basta cosi’ poco per ridere di noi stessi. Io pero’ uno spot per le Poste lo farei fare proprio a Sarri. Entra nel mio ufficio postale e dice “che lentezza…sembra il centrocampo della Juventus”.

Sposarsi. O no. In Cina

12 Feb

Interessante corto dal New York Times.  Come tutti quelli che realizzano.
E poi uno si chiede perche’ gli abbonamenti digitali del giornale crescono sempre.

 

Lettera aperta agli americani. Friedman per Bloomberg

12 Feb

Thomas Friedman, firma nota e piu’ globalizzata del New York Times, si esprime per Bloomberg. Nella sua opinione l’unico che puo’ battere Trump. Nel giorno in cui Bernie Sanders vince in New Hampshire ma tiene benissimo il giovane Buttigieg.
Mike Bloomberg è l’unico che risponde all’incontinenza tuittarola di Trump in modi simili. Quando uno ti chiama Mini Mike (riferito alla statura) tu lo chiami Ciccia bomba cannoniere o voli piu’ alto ? Sanders, che Trump chiama Crazy Bernie (Bernie il pazzo) di solito vola piu’ alto. Ma non sono sicuro che sia la strada giusta.
Siamo solo all’introduzione del libro che finiremo di leggere a novembre.

Come vedere (a casa) tutti i film degli Oscars

11 Feb

A seguire il post sugli Oscars ecco il manuale con le istruzioni per acquistare/vedere da casa il meglio. Non doppiati, che apre un altro capitolo.

Il presidente operaio

11 Feb

Tra i documentari agli Oscars ha vinto American Factory. Di Netflix e con la supertutela degli Obama. Ne avevo parlato lo scorso agosto

Ma gli Oscars sono crollati

10 Feb

A parziale correzione del post precedente registro che l’ascolto degli Oscar è crollato. Rimane, in America, il dato del Super Bowl in crescita rispetto all’anno precedente. I motivi del crollo ? Il cinema.
È stata punita Netflix (The Irishman). È stata allargata la base dei votanti dell’Academy ad altri paesi. Ha vinto per la prima volta (film migliore) un film “straniero”, l’ottimo sudcoreano Parasite, che in altri tempi avrebbe vinto il premio della critica al Festival di Roccacannuccia.
È piu’ larga la fruizione del prodotto cinematografico. Agli stessi grandi registi non fanno schifo i soldi delle piattaforme alternative alle sale dopo averci detto per una vita che i film vanno visti al buio, in poltrona, accanto a sconosciuti, immersi nella puzza dei popcorn.
Io l’anno passato ho toccato il minimo storico di biglietti acquistati ad una cassa di un cinema. E il massimo di spesa di sottoscrizioni da casa.
Alla fine degli Oscars non te ne frega piu’ niente.

Le generaliste liquide

10 Feb

Inondati da Sanremo siamo tornati a resuscitare la televisione generalista che avevamo sepolto. Una conduzione alla uomoqualunque del bravissimo Ama (come lo chiamano gli intimi che sono diventati parecchi) ha detto che non ci piace poi tanto essere cosi’ divisivi come i talk shows ci raccontano. Almeno questa è un’interpretazione che va per la maggiore tra i filosofi che frequento (alla macchinetta del caffè).
La tendenza era stata anticipata dal Super Bowl americano salito negli ascolti la settimana prima di Sanremo, nonostante mancasse la star dei New England Patriots, Tom Brady. E poi confermata anche dalla serata degli Oscar appena passata in cui è stata abolita la figura del conduttore unico. Ognuno ha fatto quello che gli pareva. Chris Rock ha preso in giro Jeff Bezos, Amazon e Brad Pitt ha citato l’impeachment ma niente di simile ai monologhi urticanti del passato.
Anche a Sanremo non c’era Crozza ma Fiorello, il figlio che tutte le mamme d’Italia avrebbero voluto avere. Chi è contro il monologo della Jebreal ?
La televisione generalista unisce. È il suo mestiere. La messa è finita.

Per Kobe

9 Feb

Ricevo. E pubblico.

Trump , tra i foglianti

8 Feb

Sul Foglio del sabato trovi sempre qualcosa per cui vale la pena passare in edicola.
Oggi Giuliano Ferrara scrive al corrispondente Mattia Ferraresi sul caso Trump, impeachment e oltre. Sottoscrivo Ferrara. La risposta di Ferraresi sale nell’alto dei cieli. A noi rimane il fango in cui immergiamo i piedi tutti giorni. Consiglio lettura.

È sempre stato caos calmo. Quest’anno peggio

4 Feb

Si diventa presidenti degli Stati Uniti anche senza vincere in Iowa e piu’ spesso è accaduto il contrario. Vinci nel primo stato e perdi la nomination.
La campagna lunga un anno nel freddo Iowa è alle spalle, senza un risultato finale.
Lo stato andato a Trump l’ultima volta, dopo le due vittorie di Obama, non ha ancora parlato nelle prime ore del nostro mattino.
Le 1678 assemblee in cui si vota per alzata di mano e ci si divide tra tifosi sono sempre state qualcosa di molto lontano dal calcolo matematico. Si esprimono percentuali a tentoni che poi si fissano come volti scolpiti nel Mount Rushmore.. L’Iowa è affondato.
La partita reale si gioca con il Super Tuesday in cui si vota in molti stati tra un mese.
Il partito democratico non ha fatto quindi una gran figura in Iowa.
Ma quello che ho visto in tre cicli elettorali prima di questo è una roba a meta’ tra la democrazia reale e una rappresentazione della democrazia stessa ancorata al secolo in cui quella digitale si immaginava solo nei romanzi di fantascienza.
Purtroppo sono in una sala di montaggio a Roma, molto lontano dall’Iowa.
Ma anche New York e la California sono molto lontane dall’Iowa e questo si vedrà tra qualche settimana.

Il meglio di SOLIDALI D’ITALIA. Un pezzo della meglio Italia

3 Feb

SOLIDALI D’ITALIA, la serie realizzata da RAI ITALIA sulla cooperazione governativa nel mondo, è arrivata alla fine. Ed è atterrata su RAI PLAY.
E’ stato un viaggio veramente bello. Grazie a chi mi ha permesso di farlo, con il mio amico Vasi. Credo ne esca fuori un pezzo d’Italia di cui andare orgogliosi.
Poi dipende sempre dai punti di vista. Che, parlando di televisione, è un fantastico ossimoro.

L’americano

3 Feb

E’ americano, nato in Calabria.  Ha 70 anni. È nella classifica Forbes dei 500 piu’ ricchi al mondo. Partito da zeromeno. Arrivato con la famiglia negli Stati Uniti quando aveva dodici anni. Lo scorso anno ha comprato la ACF Fiorentina, squadra di calcio.
In questa stagione la piccola Firenze è terza in Italia, dopo Milano, con Inter e Milan, nella classifica degli abbonamenti allo stadio. Prima di Napoli, Roma, Torino e le altre. E dopo l’ultima annata in cui la serie B è stata molto vicina (anche quest’anno non è lontanissima).

Alla fine della partita con la Juventus persa 3 a o (due rigori) il presidente Commisso si è espresso. Taccio sul merito (ho la sciarpa viola).
Commisso non risponde a Nedved, vicepresidente della Juventus che gli aveva consigliato di prendersi una bevanda. Poi Commisso dira’ che lui parla solo con Agnelli, da quello che ho letto. Poco importa. Quello che doveva dire lo ha detto.
Mi ha ricordato uno dei tanti billionaires americani che hanno comprato una squadra in sport diversi. Mark Cuban , “padrone” dei Dallas Mavericks nella NBA. Viene multato spesso per le sue dichiarazioni su avversari, arbitri, ecc. Se ne frega.

Commisso non capisce la burocrazia italiana che non gli fa costruire il nuovo stadio con la velocità di un ospedale in Cina.
Commisso dice spesso quanti soldi ha messo nella Fiorentina.
Commisso parla senza filtri. Ha sottolineato che le sue parole rimbalzano in America. Dove anche Amazon è entrata nella grande sfida mondiale dei diritti televisivi. Ed ESPN è arrivata da un paio d’anni con il campionato italiano. Siamo i figli minori dell’Inghilterra, della Germania, della Spagna. L’Italia in rimonta, soprattutto grazie a Ronaldo (ahimè).
Commisso racconta una storia diversa, piu’ larga della nostra.
La storia continua.

La vita prima di Alexa

1 Feb

Lo spot del Super Bowl con Ellen DeGeneres. Per la storia. E per Amazon.

New York, New York 4

1 Feb

The New York Times Magazine ci racconta della stagione nuova di High Maintenance, serie meravigliosa. In realta’ ci dice della New York che non è Manhattan.
Brooklyn oltre Williamsburg ,”che ormai sembra Dubai”.  Molta Bushwick, che conosco perche’ ci vivono persone a me care.

New York, New York 3

1 Feb

L’albergo trendy.
Dove si è parlato dell’ultima stagione di Homeland che sta per arrivare.

New York, New York 2

1 Feb

Dove c’era il Coffee Shop di Union Square ora c’e la banca.

New York, New York 1

1 Feb

Comincia uno, si uniscono tutti. 

Filo

30 Gen

Mi piacerebbe tanto di piu’ il nostro Parlamento se si sentissero piu’ frequentemente parole come quelle di Filippo Sensi pronunciate ieri
Bravo Filo, Nomfup, persona seria.

Ci sono giorni

27 Gen

Ieri sera ero in attesa della maratona Mentana.
Prima una serie di messaggi dall’America. Con la notizia che arrivava da TMZ.
Non si capiva se vera.
Poi una lunga telefonata con mio figlio da New York quando ormai la morte di Kobe Bryant è stata data per certa. Che sull’elicottero ci fosse anche la figlia di 13 anni lo abbiamo saputo nel corso della conversazione.
Difficile dire a chi non segue la NBA cosa abbia rappresentato Kobe.
Ci siamo ricordati di quando abbiamo visto insieme al Madison Square Garden Kobe fare 61 punti. Era il 2009.
Padre e figlio ad una partita rimane il ricordo piu’ bello che conservo di mio padre.

Elezioni

27 Gen

Oh Fiorentina, l’inno

25 Gen

La curva Fiesole ricorda Narciso Parigi (la voce dell’inno della Fiorentina) scomparso questa settimana. Non sara’ Bob Dylan ma è il mio inno.
Leggo sul Corriere, edizione fiorentina per la firma di Sandro Picchi, che Parigi lo cantava agli inizi in un ristorante di Milano (Le Colline Pistoiesi) frequentato da giocatori e dirigenti dell’Inter che si univano al coro. A quel ristorante si accomodava spesso mio padre quando lavorava alla Rizzoli. E mi portava, tra gli idoli.
L’inno, scrive alla fine Picchi, pare piacesse ai Pink Floyd. Vabbe’, certo è il piu’ bello (retorico il giusto) della serie A.

GIORDANIA, la cooperazione italiana, RAI ITALIA. Petra e i rifugiati siriani a Za’atari

25 Gen

Lo scorso dicembre sono stato in Giordania per l’ultimo viaggio nella cooperazione del governo italiano. Tra Petra e il grande campo rifugiati siriani di Za’atari. E’ su Rai Play.

 

FIGLI. E figli anziani

25 Gen

Sono riuscito a infilare Figli, al cinema, alla fine di una giornata lunga. Forse anche per questo (le ore passate in una sala di montaggio) mi è sembrato di non esserne uscito. Mi è sembrata televisione, non cinema.
FIgli è il film diretto da Giuseppe Bonito, scritto da Mattia Torre, sviluppato dal bel monologo recitato da Valerio Mastandrea. L’ultima opera del rimpianto Mattia Torre.
Ne parlavo, dopo la visione, con un amico che di mestiere fa il critico cinematografico. Lui entusiasta (non ha figli) io meno (due figli).
Ho visto cose che so. Anch’io ho detto “ho fatto la lavatrice” (lo fa Mastandrea) con l’aria di essere andato in miniera.
C’è tutta l’inadeguatezza, la fanciullaggine di noi uomini. L’istinto superiore e la verità delle donne. In definitiva, la loro superiorità negata.
Bravo Mastandrea, brava la Cortellesi (i genitori). Gli altri troppo macchiette, come in tanti film italiani.
Puo’ essere una bella serie televisiva. Con i figli che crescono. I genitori che smettono di essere figli quando scompaiono i nonni. Eccetera.

Io credo, non credo, perché dovrei credere

22 Gen

Tra meno di un mese in onda. Dopo Padre Nostro e Ave Maria, Io Credo.
Nuova serie in otto puntate di TV2000.
Una lunga conversazione di Don Marco Pozza con Papa Francesco. E tanti altri ospiti. Noti e meno noti. Non credenti e credenti. Che poi sono categorie che, dette cosi’, sono chiuse dentro muri friabili . Basta ascoltare Papa Francesco, nel programma, per capirlo.