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23 lug

 

Gli ascolti tv ? Romney, quattro anni fa, piu’ di Trump

23 lug

Nella lunga stagione delle primarie Trump candidato ha regalato a tutte le televisioni ascolti mai realizzati prima, soprattutto nei numerosi dibattiti in onda.
Trump ha utilizzato la televisione e, viceversa, la tv si è nutrita di lui.
Arrivati alla convention di questa settimana ci si aspettava un boom di ascolti.
Invece, andando a vedere i risultati, sembra che il piatto Romney di quattro anni fa abbia portato a casa qualche decina di migliaia di telespettatori in piu’.
Il New York Times ci ricorda che, in questo breve intervallo di tempo, è andata avanti la fuga dalla televisione stessa. Aggiungerei da quella live, in tempo reale.

Jon Stewart su Trump, visto da cinque milioni in 24 ore

23 lug

Gotham City , according to Mr.Trump

22 lug

Un’America cupa, nera, “infestata” da criminali, stupratori, assassini chiede di essere liberata da Mr. Trump, il supereroe. Sinteticamente questo il discorso con cui Donald Trump si è candidato alla Casa Bianca per il partito repubblicano.
Discorso gridato, come aveva fatto Giuliani. Chissa’ perche’ urlano questi settantenni. Forse perche’ ci sentono poco. Sentono pero’ l’umore, le paure di un’America non minoritaria. E questo rende le prossime elezioni piu’ incerte di come pensano in molti, credo.
Sepolto il vecchio partito repubblicano, Trump ha raccontato un’America alla deriva, anche se è naturalmente sempre “la piu’ grande nazione sulla terra”.
La convention dei figli di Trump si è risolta in un appello a “my father”, al padre ( piu’ nonno in realta’ ) che scende in campo per salvarci.

Mai nominati una volta

22 lug

Non ho sentito fare il loro nome una sola volta nei quattro giorni della convention repubblicana. Bush, McCain, Romney.
16 anni di storia spazzati via. Aspettando Ivanka e suo padre.

Musulmana, americana. E repubblicana

21 lug

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Avevamo incontrato Saba a Washington. E l’abbiamo ritrovata a Cleveland.

Reality o fiction ? La manutenzione del teleprompter secondo Trump

21 lug

Ci si chiede che fara’ Trump stasera. Se usera’ il teleprompter o no.
Se recitera’ un copione. O se improvviserà.
Opinione diffusa è che fara’ le due cose. Trump ha iniziato a leggere dal podio quando la materia si fa piu’ delicata. La sua forza è stata finora quella di pensare a voce alta, di dire quello che la pancia di una parte dell’elettorato non arriva a dire. Tutto e il contrario di tutto.
Tutto il contrario dell’attenta manutenzione del teleprompter esercitata da Reagan e poi da Obama.
Uno era attore ( Reagan ) l’altro è il rappresentante ufficiale del teleprompter nel mondo ( Obama ). Nessuno lo usa meglio, con piu’ naturalezza.
Il conduttore dei realities ( Trump ) si dovrà adattare a stare dentro uno script. Forse.

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Melania ha risposto alle accuse

20 lug

Buttatela in galera

20 lug

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Ieri sera mi ha fatto impressione.
Chris Christie, governatore del New Jersey, ex pubblico ministero, ha recitato un’arringa contro Hillary Clinton. L’uditorio della convention ( scarso ) è stato chiamato a fare il controcanto con il grido corale “lock her up” ( buttatela in galera ) che ha punteggiato l’esortazione.
Hillary una criminale. Quando gli ex magistrati si buttano in politica questo accade. Il carcere è il loro orizzonte. Per gli altri. Lo stesso Christie ha infatti qualche problema e vedremo che succederà.
Christie è stato uno dei 17 candidati agli inizi delle primarie repubblicane ed è stato un serio candidato ad essere il vice di Trump. Ora è tornato a fare quello che faceva prima di mischiare la politica con la magistratura.
Questa convention che demonizza Hillary, dicevo ieri, ha abbandonato la politica.
E’ il prodotto di un ibrido tra social media e tv che genera solo negatività. Non che Hillary sia un’anima candida. E’ il candidato sbagliato dei democratici ( detto mille volte ). Ma questo vento giustizialista fa paura. E anche un poco schifo.

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In memoria della politica ( la convention repubblicana )

19 lug

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Arrivando alla Convention oggi ho seguito per caso un gruppo di quattro poliziotti incamminati nella stessa direzione. Non uno di quelli che abbiamo incrociato lungo la strada ha mancato di dire loro “grazie”, “buon lavoro”. Soprattutto uomini e donne di colore. Anche un paio di abbracci.

Arrivati qua, nella grande arena deserta ( si riempira’ dopo le 17 ) riordino le idee dopo quello che è stato definito il primo“disastroso” giorno dei trumpisti a Cleveland.
La vittoriosa campagna da mastino di Trump nelle primarie buca la prima uscita nelle elezioni generali.
Prima il tentativo abortito dei delegati di nove stati di rompere il vincolo con il voto a Trump ha denunciato una rumorosa divisione nel partito. Poi attori da isola dei famosi di casa nostra ( ovvero serie b ). A seguire gli attacchi a Hillary in stile pacchiano, anche quando fondati. Per finire il discorso di Melania, la moglie di Donald, che ha scatenato applausi ma poi si è scoperto che le parole erano identiche a quelle pronunciate da Michelle Obama nel 2008 e oggi non si parla che di plagio, in televisione. Prima di Melania l’anziano Rudy Giuliani si è sgolato a dirci quanto Trump sia un bravo padre di famiglia ( di tre famiglie in effetti ).
Dimenticavo. Melania è stata introdotta con perfetto understatement da “We are the champions” e dallo stesso Donald.
Un mio amico repubblicano con cui ho parlato poco fa è disperato.

Sono contro l’accanimento tricologico nei confronti di Trump e soprattutto la banalizzazione del suo “messaggio” elettorale. Avremo tempo di parlarne perche’ seguiro’ queste elezioni per la televisione.
Trump è pragmaticamente arrivato al cuore della crisi americana. Ha amplificato paure e difficolta’ materiali.
Il problema è che ha svuotato completamente la competizione elettorale della politica. Del bello della politica. Che in America è anche la visione, l’ottimismo. Roba che non c’entra con l’ideologia.
Non c’e’ piu’ Reagan ( per stare nel campo repubblicano ) ma addirittura nemmeno Bush. E infatti la famiglia dei due presidenti è stata ignorata e direi francamente anche presa per il culo.
La storia dei nomignoli affibbiati da Trump a tutti i suoi avversari ha livellato la politica all’asilo Mariuccia. A questa convention parleranno i suoi figli, dopo Melania. Sembra di stare ad una assemblea di venditori del Folletto, alcuni parenti tra di loro.

La tendenza a parlare dei politici come di gente che non ha mai lavorato è cosa a noi nota, anche alle nostre latitudini. E’ una cazzata ma funziona.
La passione politica è cosa buona. Portare a casa risultati non è un’attività slegata da questa passione. Altrimenti meglio vendere i Folletto.

18 delegati neri e 2454 delegati bianchi

19 lug

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Girando per la Convention repubblicana vedo solo visi pallidi. Sono andato a controllare e i delegati eletti afroamericani sono 18.
La Convention della famiglia Trump e’ monocolore.

Una convention di famiglia

18 lug

Sono a Cleveland e stamattina piove.
Nell’albergaccio in cui sono la tv è fissa su FoxNews. Un mio vicino di caffe’, che ha sentito parlare italiano, mi ha quasi urlato ” Dite a Hillary che la odiamo”.
Le televisioni alternano le immagini dei poliziotti uccisi a quelle della famiglia Trump che ha trasformato la convention in una riunione di famiglia. Ascolteremo la moglie, tutti i figli e vari dipendenti di Trump. La privatizzazione della convention e’ fatta.
Manchera’ al completo la famiglia Bush e il governatore repubblicano dello stato in cui siamo, l’Ohio, Kasich.
Stasera parla Melania, la modella slovacca, moglie di Trump. Beautiful.

Cleveland, Little Italy

18 lug

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Formentera , Italia

16 lug

Sezione Travel del New York Times di domani. “On a Spanish island, Italian charm”.
Sottotitolo: “Loved by Italian tourists and soccer players…”

160 anni dopo, Trump. Si parte

16 lug

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La prima Convention repubblicana, nel 1856. A Philadelphia, dove avra’ luogo quella democratica subito dopo la repubblicana.
160 anni dopo, Trump. Da lunedì, a Cleveland.

POTUS TOWNHALL. Blue lives Matter, Black Lives Matter, Obama su ABC

15 lug

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Una conversazione in prime time dalle 20 alle 21 su ABC con Obama e parenti di vittime. Figli, fidanzate, mogli di vittime di Dallas e di afroamericani fermati dalla polizia in questi mesi.
Lo dico subito. Mi sono commosso. Mi succede spesso negli ultimi tempi.
In serate come questa ti sembra che questo sia un bel paese in cui vivere. Grazie ad Obama, il presidente che rimpiangeremo a lungo. Zero retorica. Il tentativo di aprire un dialogo.
Proprio oggi sul New York Times ho letto una dura critica a Hillary sui recenti avvenimenti. Lasciamo perdere Trump.
Alla fine ha preso la parola un ragazzo afroamericano, figlio di una superstite ferita a Dallas. Ha detto che da grande vuole fare il poliziotto.

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Molto GAME OF THRONES nelle nominations degli Emmy. Io andrei sempre su Homeland e House of Cards

14 lug

La lista delle “drama series ( The Americans, Better Call Saul, Downton Abbey, Game of Thrones, Homeland, House of Cards, Mr. Robot ) sempre la piu’ interessante tra le nominations.
Game of Thrones dovrebbe vincere. Attenzione alla sorpresa Downton Abbey.

Cose da sapere per chi vuole andare a protestare alle due Conventions

14 lug

Istruzioni per l’uso. Anche no. Ovviamente

Filmmaker

14 lug

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JOE BIDEN for President. Avrebbe gia’ vinto. E invece ci ritroviamo con Hillary e Trump

14 lug

Stamattina in televisione ci sommergono di sondaggi.
Trump e Hillary molto vicini. Elezioni incerte con due candidati con il massimo di “negatività’” ( cosi’ dicono ) al seguito.
Si dice anche che Joe Biden avrebbe vinto queste elezioni con una valanga di voti contro chiunque.

Alla fine è andata cosi’

13 lug

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E facciamoci due risate.

Vatti a fidare degli algoritmi

12 lug

Leggo su NPR che gli algoritmi sono big brothers fino ad un certo punto. Sollievo.

 

Bernie, endorsement ufficiale a Hillary. Avrei preferito il contrario

12 lug

Bernie alla fine ce l’ha fatta. E’ arrivato l’appoggio ufficiale a Hillary.
Nei giorni scorsi lei aveva incorporato nel suo programma pezzi di quello di Bernie.
Rimane l’incognita del voto giovane .

Bryan Cranston ( Breaking Bad ) fa il suo Trump

12 lug

“PERVERT PARK”. Il documentario sui sex offenders che solo la PBS, la televisione pubblica, poteva mandare in onda

12 lug

Difficile da realizzare e difficile da masticare e digerire.
Il titolo “Pervert Park” viene dai vicini di casa della comunità di trailers, roulottes, in cui vivono 120 sex offenders registrati, condannati per reati sessuali su minori e donne ma non solo. Ci sono anche donne. Siamo in Florida. Il programma di rieducazione prevede almeno due anni di residenza, in alternativa al carcere. Dopo una condanna e una pena trascorsa in prigione.
Vediamo i sex offenders che si raccontano, con nome e cognome. Molte storie di violenze familiari.
Sono 800mila identificati negli Stati Uniti i condannati per reati sessuali. Esiste un registro nazionale e tutti portano una cavigliera che permette di rintracciarli e di conoscere i loro movimenti.
Ci sono applicazioni che localizzano i sex offenders e ci dicono se si trovano nel nostro quartiere.
Vediamo il terapista. Gli intervistati dicono di avere trovato sollievo nel “villaggio dei pervertiti”.
Le interviste sono veramente dure da guardare. A meta’ dell’ora del documentario andato in onda ieri sera volevo mollare. Sono arrivato alla fine per una sorta di rispetto per la coppia di autori ( Lasse e Frida Barkfors ) che ho immaginato immersi in un viaggio molto doloroso. Senza musica, con molti silenzi. Antitelevisione totale, secondo il canone in cui siamo immersi.
La materia tocca profondamente la soglia di tolleranza e rimozione che ognuno di noi si da.
Il documentario ha vinto un premio al Sundance.

I ristoranti di Dallas, 1942

12 lug

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Una vita da Starbucks

11 lug

Ci vado solo quando esco da New York. Il caffe’, il wifi, il giornale di carta antica in trasferta ti salvano.
Per tre mattine a Chicago sono rotolato dentro lo stesso Starbucks alle sette del mattino.
Puntuale, verso le 7.30 ho visto entrare lo stesso signore, eta’ circa la mia.
Spariva subito nel bagno da cui ricompariva una decina di minuti dopo, meno stropicciato ma la maglietta sempre la stessa. Quella di un concerto di Dylan. Anche per questo mi ha colpito. Ne ho una identica.
Si prendeva il New York Times e si metteva a leggerlo. Come fanno in tanti, senza pagarlo.
Poi mi ha chiesto se gli potevo offrire un caffe’. Al secondo giorno nemmeno ha dovuto chiedermelo.
La sera alle sette-otto, tornando in albergo lo trovavo ancora allo stesso tavolino.
Domattina non ci saro’ perche’ sono tornato a New York ma lui, l’indossatore della mia maglietta, sara’ certamente ancora li.
Il caffe’ di Starbucks per me e’ amaro e poi preferisco i piccoli indipendenti alla catena.
Pero’ la grande funzione sociale di ricovero del caffe’ americano è una solida certezza.

Domenica a Chicago, South Side

11 lug

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Chicago, South Side

9 lug

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L’estate americana. Da Dallas alle Conventions

8 lug

Quello che è successo a Dallas richiama stamattina in televisione storie americane del recente passato. “Il piu’ sanguinoso attacco alla polizia dall’undici settembre”, “la Convention di Chicago del ’68″, ecc.
Si aprono dibattiti che ci chiudono dentro la ferita storica dell’America. In giro ci sono pazzi e armi. E’ cosa nota. Ma in pochi potevano immaginare otto anni fa che con le amministrazioni Obama ci saremmo trovati a Dallas, questa mattina.
Tra poco vado a Chicago a girare nella South Side, il luogo emblematico di questa lacerazione.
Il luogo in cui si spara ogni giorno. E soprattutto d’estate.
Sara’ una lunga estate e tra una settimana la prima Convention.

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