E senza attendere processi, NBC cancella Bill Cosby

20 nov

Ora e’ ufficiale. Non ci sara’ il ritorno di Bill Cosby con una nuova sitcom su NBC.
Giudizio per direttissima.

Il grande ritorno di Bill Cosby, il papa’ storico della sitcom americana, tra accuse di molestie e stupro

19 nov

Ricordate Bill Cosby ? La sua sitcom The Cosby Show ( 1984-1992 ) ha portato la famiglia nera benestante nella televisione americana a fare ascolti stellari e a proporre una figura di padre modello a generazioni di afroamericani in difficolta’.
Tutta la biografia di Cosby racconta la storia di un educatore ( laurea sul valore di alcuni cartoni animati per i bambini ) di un attivista per i diritti civili della minoranza di colore e di un grande promotore della tv per ragazzi. Cosby e’ stato figura fondamentale nella storia della televisione e non solo.
Da mesi si preparava il suo grande ritorno, a 77 anni. Con un doppio impegno. Uno speciale da mandare in onda su Netflix nella settimana che sta arrivando di Thanksgiving, la vera, grande festa della famiglia in America e, a seguire, una nuova sitcom per NBC. Tutto congelato, sembrerebbe.
Basta leggere la timeline di Time magazine per avere un’idea della portata delle accuse che sarebbero cadute sulla testa di Cosby. C’e’ grande imbarazzo e cautela nelle organizzazioni di news a trattare una materia cosi’ esplosa all’inizio sui siti che si occupano di televisione e amenita’ relative. Ma ora la bomba e’ esplosa. Sono in ballo grandi investimenti gia’ affrontati e, a leggere i commenti su Internet alla notizia, mi sembra prevalga una opinione che tende ad assolvere, che vira sulla cospirazione, che dice “le voci correvano da tempo”. Cosby ha sempre negato le accuse, che sono riemerse periodicamente dagli anni 80 in poi.
I tempi cambiano. Sara’ interessante vedere cosa succedera’ nei prossimi giorni. Netflix e NBC sono i due poli della fruizione televisiva in America che stanno fronteggiandosi in una guerra che ha per bottino i miliardi di Madison Avenue. Proprio in questi giorni la Nielsen ha confermato che misurera’ “gli ascolti streaming” di Netflix, Amazon, ecc. Non e’ chiaro come ma sta per aprirsi, finalmente, una luce sulle cifre dichiarate ( o lasciate intendere ) da quelle che ormai sono le tv alternative a quella tradizionale. Se quello che dira’ la Nielsen sara’ poca cosa finalmente le corporations dello streaming dovranno uscire fuori con una verita’  alternativa. Nella sfida degli ascolti il caso Cosby casca come un frutto maturo.

E ora su Netflix arriva anche il colossal. Dal 12 dicembre MARCO POLO

18 nov

Dai registi Joachim Rønning e Espen Sandberg ( del prossimo Pirates of the Caribbean ) e dai producers di Game of Thrones.

Il film di Jon Stewart. Non va

16 nov

Jon Stewart conduce dal 1999 su Comedy Central il suo telegiornale satirico, piu’ visto nei colleges dei TG ufficiali. Ha collezionato Emmys a palate. Ha promosso una marcia su Washington ( con Stephen Colbert ) nel 2010 che restera’ nella storia. E poi, a 50 anni suonati, ha diretto un film ( Rosewater ) che e’ ora fuori nei cinema americani. Un film non proprio riuscito. E raramente sono entrato in un cinema tanto pregiudizialmente ben disposto.
Stewart aveva ospitato nel suo show il giornalista iraniano-canadese Maziar Bahari, inviato di Newsweek per le elezioni del 2009 e poi incarcerato e torturato a Tehran per 118 giorni, accusato di essere una spia americana.
Quello che emerge dal film e’ l’idiozia, l’umorismo inconsapevole dei carcerieri e la risposta incredula prima, divertita poi, di Maziar Bahari, interpretato dal bravo Gael Garcia Bernal. Ma questo non basta a farne un buon film. Mi sono perfino annoiato. I dialoghi con il padre e la sorella che compaiono come visioni a Bahari, prigioniero in isolamento, sono risolti didascalicamente, come accade spesso nel cinema quando si rappresentano sogni, apparizioni, “pensieri in soggettiva”.
Perche’ Jon Stewart ha voluto raccontare con il suo primo film una storia apparentemente cosi’ lontana dal suo New Jersey e dal suo lavoro in televisione ? Si dice sempre che l’opera prima caschi nell’autobiografia e, poi, chi ne e’ capace provi ad allontanarsi dai suoi fantasmi, almeno formalmente. E Stewart sta bene dentro il luogo comune. L’irresistibile leggerezza del prigioniero che si scontra con l’ottusita’ di chi e’ al potere e’ un tema drammaturgico di Shakespeare e del Gabibbo, per allargare al massimo possibile lo spettro delle possibili variazioni sul tema. Quello che e’ diventato il tema della comicita’ dell’assurdo di Stewart.
In aggiunta il film ha funzionato da risarcimento per Bahari e la sua storia. Proprio un servizio con un intervista del Daily Show di Stewart, all’epoca delle elezioni, aveva causato l’arresto. La televisione aveva contribuito alla carcerazione ma il cinema non ha liberato del tutto Bahari. Una censura che vieta Chekhov, Pasolini e Leonard Cohen fa sorridere nel film. Ma poi pensi ai giornalisti decapitati e allora il film di Jon Stewart ti sembra racconti una storia molto privata. Come tutte le opere prime.

Seth Rogen e James Franco arruolati in un reality nudista. Embe’

15 nov

Per lanciare il loro nuovo film ( The Interview ) Seth Rogen e James Franco appaiono nel reality di Discovery, Naked and Afraid.

CNN verso il taglio del talk show nel prime time. Arrivano i documentari, le inchieste. Segnatevelo

13 nov

Le tv all news, in assenza di “bombe d’acqua” ( leggi uragani ) di nuove Ferguson, di improbabili Obama all’orizzonte, masticano talk shows sempre meno seguiti. Resiste un pubblico volatile da aeroporti e drogati di politica ( pochini in America se non si vota per la Casa Bianca ).
Il risultato e’ che la sempre citata ( a sproposito ) CNN ha toccato i minimi storici nel suo prime time, quello che e’ stato per anni terreno di gioco del glorioso Larry King. E cosi’ alle nove di sera il milione di telespettatori di King si e’ ridotto alla media da bar all’angolo di 180mila irriducibili.
La cura annunciata per la malattia sara’ una serie di inchieste e documentari. Prendetene nota.

Le tv all news alla ricerca dell’ascolto perso. Canne per tutti

13 nov

A fine mese parte MSNBC con una serie in 6 puntate in Colorado. Il prossimo anno sara’ la volta della CNN con 8 puntate. La marijuana legale non e’ un affare solo per chi la commercia. Va forte anche per chi la consuma in tv. O cosi’ almeno sperano quelli delle tv all news, in crisi di ascolti.

I sette nuovi pilots di Amazon. Sale l’asticella della sfida a Netflix

13 nov

L’annuncio dei sette nuovi numeri zero di Amazon conferma il trend della sfida lanciata a Netflix ( con Transparent e Alpha House ) e alla tv in generale. C’e roba importante come la coproduzione con The New Yorker e una serie da Philip K. Dick di Ridley Scott.

Ex-girlfriend, ex-boyfriend. Quando ci si rivede

11 nov

Questo short film gira parecchio sui social. Cose che capitano.

Arrivare primi o secondi sulla notizia, in tv. Un film

10 nov

Come spesso accade il titolo italiano di un film straniero contiene un giudizio che non c’era nella versione originale. Ho visto The Nightcrawler, in uscita da noi con il titolo Lo Sciacallo, che sottrae tensione al racconto, gia’ grottesco, estremo. Titolo inutilmente spoiler. Ovviamente non dico come finisce per quelli come me che nulla leggono prima e odiano la nuova moda dei traileroni infiniti che ti devi sorbire nei cinema e che ti dicono tutto. Ma come inizia il film si.
E’ la storia di Lou che cerca un lavoro ( qualsiasi ) e ha l’idea di fare quello che arriva per primo sui luoghi degli incidenti, e poi dei crimini, per vendere i materiali girati ad una televisione. Lou lavora molto di notte ed ecco perché il titolo americano che dice di chi va in giro, esce quando e’ buio. La recitazione alllucinata di Jake Gyllenhaal, e’ stato scritto ed e’ evidente, ricorda quella di De Niro in Taxi Driver.
Arrivare primi per alzare il proprio prezzo sul mercato, alzando gli ascolti televisivi. Una regola che vale in tv ma non e’ applicata da molti sul web dove fact checking e riflessione tolgono medaglie d’oro da centometrista.
Non e’ un gran film quello di Dan Gilroy ( al suo esordio ) ma va dentro una questione che esiste e con cui continuamente facciamo i conti ogni giorno. Esiste una prima linea della notizia che non necessariamente e’ in prima linea e che non e’ attrezzata fisicamente ( e spesso culturalmente ) per fare questo mestiere. E poi esiste un’altra versione di organizzazione di news che arriva a teorizzare il secondo posto nella corsa dei cento metri. The Nightcrawler, apologo sulla prima scelta, credo ci voglia far riflettere sulla notizia fast food.
In televisione, in America, spesso il primato si gioca sul filo dei secondi e la lotta per “le esclusive” video fa la differenza. I teatri di guerra locali sono presidiati da un esercito di collaboratori spesso freelance e quindi il film e’ satira ma ci becca.
Il pubblico in sala sorrideva, a tratti, come in un film comico. E allora ti chiedi se e’ stato raggiunto lo scopo di fotografare lo stato delle cose, almeno in televisione.

Caparezza a Miami. Quelli che vanno via a meta’ e quelli che non tornano

9 nov

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Ho fatto due chiacchere con Caparezza a Miami per un concerto gratuito ( bello, divertente ).
Gli ho chiesto degli italiani che se ne vanno. Dal suo osservatorio di Molfetta mi ha detto che molti hanno ripreso la strada dell’Australia. Come un secolo fa. E che questa, di solito, e’ una strada senza ritorno. A differenza di quella per Miami dove tra nuovi arrivi e piu’ vecchi insediamenti pare di stare in Italia.
South Beach come lo struscio di tutte le Molfette del bel paese.

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Quello che non ti aspetti. Un fantastico museo a South Beach, Miami

7 nov

Si lo so, uno dice “vado a lavorare due-tre settimane a Miami” e voi pensate a quelle cose li.
Poi vi diro’ cosa sto a fare dalle parti di South Beach. Ma intanto ecco uno scampolo arrivato per me inatteso ( ignoranza ).
Miami e’ piena di bellissimi musei e, in attesa di Art Basel, ho visto gallerie in un’intero quartiere ( Wynwood ) ricoperto di graffiti che e’ una meraviglia. Molti italiani, come sempre.
Il museo visitato ieri e’ il Wolfsonian e una delle curatrici e’ l’italiana Silvia Barisione che arriva dalla Wolfsoniana di Genova. Il tutto e’ frutto della ossessiva ricerca del miliardario americano Mitchell Wolfson, Jr. ( gia’ sindaco della citta’, Miami ) che ha raccolto ( e continua ) piu’ di 18.000 opere d’arte, oggetti, memorabilia dal 1880 al 1945. Entrare al Wolfsonian e’ come entrare in una caverna che contiene molti pezzi di vite nostre e dei nostri nonni e oltre, che sapevamo esistessero ma non si vedevano piu’. Mi sono appassionato al primo televisore della RCA del 1939 destinato al pubblico e presentato alla New York World’s Fair. E a tanto altro.
A due passi dalla spiaggia. Quella che avete visto nelle fotografie se non siete tra i 200mila italiani che ci si vanno a stendere ogni anno.

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A room with a view

6 nov

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La prossima primavera aprira’ il One World Observatory. Ingresso 32 dollari. La vista dalla nuova torre.

Sofia Coppola per il Natale di GAP. Boh…

6 nov

Kevin Spacey si trova bene alla Casa Bianca. Ora e’ Nixon

6 nov

L’incontro Nixon-Elvis prossimamente sugli schermi.

Obama-Taylor Swift. C’e’ poco da ridere

6 nov

Affonda anche il marito del cofondatore di Facebook, nella disfatta di Obama

5 nov

Tra le tante sconfitte democratiche nelle elezioni di ieri vale la pena fermarsi su quella di Sean Eldridge. Sean e’ il marito del billionaire Chris Hughes, cofondatore di Facebook.
Chris Gibson, il repubblicano titolare del seggio al Congresso nella Hudson Valley, nello stato di New York, lo ha stracciato.
Contro il veterano dell’esercito Gibson, Sean ( 28 anni ) ha provato a metterci soldi ( tre milioni per la campagna ) e idee per far crescere l’occupazione. Ma upstate New York non e’ la California. E il matrimonio gay da quelle parti, lontano da Manhattan, non tira moltissimo.

E tra due giorni e’ Natale. Sempre prima. Ma spostatelo a Ferragosto

5 nov

Lo spot di DirectTV. Per quelli che non si chiudono in bagno a fare pipi’. Roba da matti

5 nov

A Miami si vota in un negozio sfitto, accanto alla yogurteria. Scialli

4 nov

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Oggi si vota ( 1964 )

4 nov

50 anni fa, per il Senato, a New York.

Quelli che non votano oggi

4 nov

Elezioni di midterm in America. Contano parecchio ma in pochi ve lo hanno detto.

DEAR WHITE PEOPLE, il razzismo in una universita’ d’elite americana. E se ci riguardasse ?

3 nov

Avere la pelle nera in America e’ cosa diversa da averla in Italia. Storia aperta per gli afroamericani, non chiusa da Obama alla Casa Bianca. Solo recentemente i casi Trayvon Martin e Ferguson stanno a ricordarcelo.
Un film, arrivato da una settimana nei cinema, dopo aver vinto il premio della giuria al Sundance per un esordiente ( Justin Simien, 31 anni ) ci racconta una storia complessa, definita dalla critica “satira”. A me e’ sembrata una storia vera.
Quando avevo provato ad andare a vedere “Dear White People” ( Cari bianchi” ) a New York, all’ultimo minuto, era esaurito. A Miami, invece, sala mezza vuota e, a meta’ proiezione, un gruppetto di giovani schiamazzanti ( pelle bianca ) ha mollato il film. Non so se frequentino una universita’ elitaria come quella fiction del film ma comunque non hanno gradito.
La storia e’ quella di un gruppo di studenti di colore in un college ivy league ( le universita’ storicamente ai primi posti di classifiche e selezioni ). C’e’ la ragazza nata da un “matrimonio misto” ( come Obama ) che e’ autrice del programma per la radio interna del campus titolato “Dear White People”; altri suoi compagni sono impegnati a farsi accettare dalla maggioranza di studenti bianchi ( ricchi ) o, al contrario, rifiutano l’assimilazione. Quando viene convocata una festa in cui il cui tema e’ quello di “liberare la negritudine che e’ in voi” e il risultato sono maschere di stereotipi culturali della minoranza afroamericana ( rappers, criminaloidi e ingioiellati e ragazze supersexy ) allora scoppiano incidenti scatenati da uno dei ragazzi di colore ( gay non dichiarato ).
Presidente e rettore sono l’uno bianco e l’altro nero e Samantha, la ragazza della radio, ha due relazioni parallele, con un ragazzo bianco e con uno nero. Insomma il film e’ come una matrioska che contiene, una dentro l’altra , rappresentazioni simboliche e figurate di storia del movimento di emancipazione degli afroamericani. Con una forma cinematografica ibrida, mutuata da Spike Lee ma anche da Wes Anderson, Justin Simien ha costruito una parabola molto verosimile.
Ci ha messo tanto tempo. Ha dovuto far lievitare la sua idea lungo un arco di cinque anni, passando attraverso campagne sui social e crowdfunding. E il risultato e’ un film che non e’ un filmetto. Difficile da digerire, nella sua apparente leggerezza. Ti rimane sullo stomaco come un mattone. Perche’ c’e tutto. Privilegi di classe e ipocrisie culturali che diamo per scontati e che hanno radici ben piantate anche dentro di noi e “quelli che vorrei la pelle nera”. Vale per noi visi pallidi ma anche per gli ex schiavi liberati. Simien non risparmia i luoghi comuni ovunque siano nascosti. E cosi’ viene da pensare che il finale “obamiano” sia in realta’, questa si, solo satira.
E, dimenticavo parlando di mattoni, il film non e’ una mattonata. Si ride parecchio.

Bruce Springsteen legge un sacco. Libri ( di carta )

2 nov

The New York Times magazine ha intervistato Springsteen sulle sue letture. Ha cominciato tardi a leggere con continuita’ ma poi ha recuperato. Ha appena finito Moby Dick .

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Belga/Zuma Press

Whoopi Goldberg, andate a votare martedi

1 nov

MIAMI, Italia

1 nov

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Sono arrivato da poco a Miami. Ci rimango il tempo necessario per raccontare gli italiani stanziali e quelli vacanzieri. Che poi vi dico.

Costumi di Halloween. Quelli di GAME OF THRONES secondo Martin ( che l’ha inventato )

1 nov

Il ritorno a casa di LeBron, pompato da Nike, sponsors e media, si sgonfia come un pallone biucato

31 ott

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Sono settimane che il ritorno a casa di LeBron James, il giocatore di basket piu’ forte del pianeta, veniva descritto come “la piu’ bella storia sportiva” di questo sport e non solo.
Dopo avere fallito il titolo a Cleveland, a casa sua, LeBron era andato a vincere due campionati a Miami, lasciandosi molto male con il presidente della sua vecchia squadra.
Su TNT ieri sera ho visto la partita-celebrazione, presentata come la partenza per la lunga corsa che dovrebbe portare il titolo di campioni della NBA in Ohio, a Cleveland. Da non credere la telecronaca di TNT. Non uno degli esperti in studio aveva dato i Knicks vincenti. Quella banda di disgraziati che ieri sera avevo visto essere fatta a pezzi da Chicago, la sera dopo e’ andata a vincere una partita che ad un minuto dalla fine nessuno nel piccolo schermo giudicava impresa possibile.
Il re stesso inquadrato, LeBron James, e’ sembrato alla fine interrogarsi incredulo sul perche’ di questa ribellione al dominio del suo regno. Ma come, con quelle pippe dei Knicks ?
I telecronisti hanno chiuso in fretta il collegamento. I 20mila nell’arena e i milioni a casa hanno avuto materiale per meditare sulle favole con finale scritto in anticipo da Nike e compagnia.

Per il ritorno di LeBron a Cleveland ci manca poco al Gladiatore

31 ott

Stasera, sto guardando i Knicks ospiti dei Cavaliers. Siamo ostaggi del ritorno a casa di LeBron.
Sembra sia tornato a casa un reduce dalla guerra. Invece, solo una palla in un cesto.

L’alfabeto rap di Harry Potter ( da Jimmy Fallon )

30 ott

E cosi’ si riapre il dibattito sui rappers di pelle bianca.