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Piu’ visto di sempre. Diciamolo, grazie a Trump

27 set

Trump si conferma macchina da ascolti televisivi.
Hillary è solido modernariato. Donald, l’apprendista candidato, e’ nato dentro l’elettrodomestico.

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Viviamo in mondi paralleli

27 set

Se uno va stamattina su Drudge Report, Trump ha stravinto.
Se uno ha visto solo i primi trenta minuti del dibattito, Trump ha stravinto.
Se chiedo al tassista che ho incontrato oggi, Trump ha stravinto.

Non è andata cosi’ per tanti che hanno assistito ieri al dibattito televisivo tra Donald Trump e Hillary Clinton. Ma tutto questo non ha piu’ importanza. Viviamo in bolle separate.
E’ saltata la prova dei fatti, della verità, del fact checking che tanto ci era piaciuto nell’ultimo ciclo elettorale. Si continua a farlo ma siamo sul chissenefrega.

Internet, i social hanno cambiato tutto. La carta stampata conta come il Corriere dei Piccoli.
La televisione, stravolta dalla corsa agli ascolti, ha fatto il resto.
La televisione non e’ piu’ lo specchio di quello che accade. Lo specchio e’ andato in mille pezzi e questi frammenti di vetro offrono conforto, parlano a parrocchie separate.

Ieri sera, pero’, eravamo a reti unificate. Tranne la partita di football del lunedì su ESPN. Ecco, in questo caso si sa chi ha vinto e vale per tutti. Atlanta ha battuto New Orleans.

Chi ha vinto ? La TV

27 set

Non è stato lo spettacolo che ci si aspettava.
Tutto abbastanza prevedibile. Hillary secchiona, Trump improvvisatore.
Hanno parlato ai loro elettorati. Il 30% di indecisi che si dice ci siano potrebbero essere stati lievemente scossi da Hillary. Certo non da Trump, che ha continuato a bere e a tirare su con il naso. Attività che di solito rimproverava ai suoi competitori nelle primarie repubblicane.
I primi 30 minuti sono stati piu’ di Trump. Poi Hillary e’ venuta fuori con le tasse e ha segnato al novantesimo con il trattamento riservato da Trump alle donne.
La drittata di Hillary è stata quella di lasciare che l’ego ipertrofico di Trump si spalmasse nella serata con le sue faccette e interruzioni. Lasciare che si cuocesse da solo.
C’e’ chi loda la presenza-assenza del moderatore Lester Holt che ha lasciato i due cuocersi. C’e’ chi non ha apprezzato il suo non interventismo.
Non cambia la sostanza. Obama non c’e’ piu’. Il palco stasera era quello che era. Gli Stati Uniti d’America, forse, meriterebbero una migliore rappresentazione.
Accontentiamoci, in attesa di conoscere l’ascolto.

A chi mi chiede come è assistere ad una serata come questa nell’acquario dei media, dico che è come vederlo da casa. Anzi peggio. La televisione si vede meglio nel tinello.

The only wall we need

27 set

Primo premio per questo cartello alla Hofstra University, sede del dibattito.

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La Casa Bianca, Rai Tre

27 set

Iman Sabbah al dibattito.

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LA SCELTA. A reti unificate

26 set

Come ad ogni ciclo elettorale la PBS, televisione “pubblica” presenta THE CHOICE, la scelta.

Stasera, a reti unificate, il “dibattito del secolo”. Cosi’ lo presentano questa mattina le televisioni.
Ci vado, ad Hofstra University, al dibattito. Cosi’, perche’ non ho niente da fare.

Meno….al dibattito

26 set

Roba da pazzi le tv all news. Contano i minuti, i secondi al dibattito in tv Trump-Clinton.
Viene voglia di andare a giocare a ping pong, a quell’ora.

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Corteo dei musulmani a New York. LA CASA BIANCA, RAI TRE

25 set

Oggi eravamo alla Muslim Parade a Manhattan.
Iman Sabbah ha parlato con l’avvocato Khan. Prossimamente su Rai Tre, La Casa Bianca.

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LA Casa Bianca, RAI TRE. Prossimamente

24 set

 

Da Sex and the City a Divorce ( HBO ). Carrie, 12 anni dopo

24 set

Il ritorno di Sarah Jessica Parker con una serie. Quasi obbligato il  richiamo a Sex and the City. Da domenica 9 ottobre.

 

L’altra lettura del fine settimana. TRANSPARENT, nuova stagione

23 set

Da oggi, Transparent, nuova stagione, su Amazon.

The Tao of Bill Murray

23 set

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La lettura del fine settimana.

I famosi, quelli veri. Per il voto e Ruffalo nudo

22 set

METAFICTION. Jack Bauer for President. La nuova serie apocalittica sulla Casa Bianca

22 set

Ho visto il primo episodio di DESIGNATED SURVIVOR, la nuova serie di ABC annunciata con grande clamore in questa stagione. Jack Bauer di “24″ alla Casa Bianca. Kiefer Sutherland, l’efficace attore con una sola espressione, alla Casa Bianca. Viviamo in tempi complicati, a quattro giorni dal primo dibattito televisivo tra Hillary Rodham Clinton e Donald J Trump, a poche settimane dalle elezioni piu’ reality show della storia.

Guardi Designated Survivor e sei incerto se si tratti di un documentario, di cinema verità, di fiction.
Non fa piu’ differenza. Si e’ sciolta la realtà e fatichiamo a riconoscere i confini. Si è inverato Baudrillard. La televisione ha ucciso la realta’. Dopo averla formattata.
Cosi’ è difficile parlare di Designated Survivor, dell’uomo in felpa che giura sulla Bibbia nei primi 15 minuti della nuova serie, dopo un’esplosione che spazza via il Presidente degli Stati Uniti durante il discorso sullo Stato dell’Unione. In questi casi c’e’ sempre un “designated survivor” tenuto lontano dal Congresso nel caso accada il peggio. Ecco allora il Secretary Of Housing, licenziato pochi minuti prima, diventare Presidente. Lo spoiler si ferma qui.
Questa è solo l’introduzione di una serie che promette molto anche se palesa subito la sua scrittura grassa, disegnata per il prime time di un grande network e non per i palati schifiltosi, viziati da HBO, Showtime, Amazon, Netflix, ecc. Critica divisa.
Uno dei produttori esecutivi viene dai supereroi Marvel e si vede. Spettacolare, i dialoghi meno. Roba comunque da paura, impossibile da non vedere.

Se alla fine cambi canale e vai sulle all news ritrovi Trump, che è potenzialmente a poche settimane dall’entrare in possesso della valigetta con i codici atomici.

La tv che accarezza Trump

21 set

La televisione non ha creato Trump ma lo ha moltiplicato, amplificato, anche nei vuoti.
Ad esempio, si annunciano continuamente Breaking News che lo riguardano e che risultano essere ridicole attese di una sua dichiarazione, del suo aereo che atterra, di uno dei figli che compare al posto suo.
La televisione, l’informazione hanno completamente ceduto alla sirena dell’ascolto.
Un rutto, una puzzetta di Trump riempiono ore di collegamenti delle televisioni all news.
I comici-conduttori dei talk shows notturni chiudono le giornate trumpiste che stiamo vivendo accarezzando il candidato come si fa con il cagnolino di casa. Delicatamente.
Poi, per fortuna, c’è una donna in tv che ci fa uscire dal reality.

Credete ai sondaggi ? Eccone uno sui millennials

20 set

Nell’ultimo mese Hillary avrebbe perso 17 punti tra chi ha tra i 18 e i 34 anni.
Di solito “i giovani” votano poco.

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Attentato a New York. Visto dall’America e dall’Italia. Ma basta

19 set

Gli amici preoccupati che ho chiamato mi hanno raccontato la copertura made in Italy della bomba rudimentale scoppiata a New York. Ci mancava poco che fosse un nuovo 11 settembre.
Puo’ essere che le mie fonti siano inattendibili e allora chiedo scusa.
Guardando i siti della grande stampa italiana e avendo beccato un poco di televisione nostrana, mi sembra di potere confermare quello che mi hanno detto.
La copertura ricevuta in America dagli attentati e’ stata nettamente inferiore.
Continuate pure a urlare cosi’ tutto. Fino a quando vi crederanno.

L’abitudine

19 set

Ieri ho ricevuto varie email dall’Italia che mi chiedevano “come stai”.
Non ho capito a cosa alludessero e rispondevo parlando di casa, lavoro,ecc
Alla quinta email ho capito. Chiedevano delle bombe a New York.
Quella a Chelsea, a dieci minuti da casa.
E’ che ci fai l’abitudine, vivendo qua, agli allarmi.
Poco fa tutti i cellulari di New York sono stati attraversati da una sirena con annuncio e foto del presunto attentatore. Tutti, contemporaneamente.
Venendo in metropolitana al montaggio, ti guardi attorno come sempre. E quando scendi pensi “è andata bene”.

Trump agli Emmys

19 set

Emmys , Twitter e l’eta’ d’oro della TV. Implosione

19 set

Jimmy Kimmel, conduttore, prova ad arrivare alla cerimonia degli Emmys nella intro dello show.
Ci arriva in autostop saltando su macchine guidate da candidati alla statuetta. L’autista di una delle vetture è sorprendentemente Jeb Bush. Dice di lavorare con Uber, in attesa di altro. Allude anche a Trump. Reality TV.

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La nuova ( gia’ vecchia ) conversazione intorno alla televisione riguarda Twitter, lo sappiamo.
Diminuiscono gli ascolti in generale, anche quando il programma decolla su Twitter e le piattaforme social.
Parlando d’altro c’è un candidato alle elezioni americane che ha puntellato la sua candidatura usando Twitter come una clava.
E’ il circo degli spiritosoni, degli informati e di quelli che nulla sanno. E’ quello che è.
Un bene, un male ? Un bene per chi paga la pubblicità ? I 30 secondi costano meno ma incidono anche meno ( tranne che per il Super Bowl ). Problema aggravato dalla totale idiosincrasia degli americani per le prime serate all’Italiana lunghe una vita. Chi si siede piu’ su un divano per tre, quattro ore di sera a guardare la stessa pappa, se non si è costretti, in un ospedale, un ospizio, una galera ?
Crollano le lunghe cerimonie televisive, in testa storicamente agli ascolti.
Gli Oscars dai 43.7 milioni del 2014 ai 34.3 milioni dello scorso anno.
I Golden Globes dai 20.9 milioni del 2014 ai 18.5 milioni dell’anno dopo.
Gli stessi Emmys al loro punto piu basso nel 2015.
Si sta trasformando l’ascolto della televisione in tempo reale per le generazioni elettronicamente alfabetizzate che si sono abituate alla visione su misura, quando vuoi e senza interruzioni pubblicitarie.

Questo è il paradosso dell’eta’ d’oro della televisione che stiamo vivendo, con il superamento della soggezione con il cinema, che va a sbattere contro una polverizzazione del gusto che genera premi per Transparent di Amazon o House of Cards di Netflix, che sono fuori dalle classifiche quotidiane degli ascolti. Oppure fa scrivere ( in America ) meraviglie di serie come Gomorra che qua vedono quattro gatti perche’ in onda su un canale tra i mille disponibili che in pochi ricevono.

Detto questo, stasera ho visto ( non tutto ) un grande show.
Trionfo di O.J. Simpson American Crime.
John Oliver ha vinto su Jimmy Fallon e lo stesso Kimmel. Tra le nominations c’era Bill Maher e io lo avrei dato a lui. Alla memoria, sempre a Jon Stewart.
E, come si diceva, poi ha vinto Emmys anche Transparent.
La statuetta piu’ importante ( drama series ) è andata a Game of Thrones. Hanno perso Homeland e House of Cards.
Julia Louis Dreyfus di Veep ha pure citato Trump, come tanti. Ci ha ricordato che la realta’ ha superato la commedia. Detto da lei, perfetto. Poi, tornati nella realta’, c’è poco da ridere.

Dallo showrunner di VEEP: i primi 100 giorni di Hillary presidente

19 set

Letto oggi sulla Book Review del New York Times ma circolava gia’.
L’importante documento è stato naturalmente recuperato da una email cancellata da Hillary.

HBO, in otto minuti. Il cinema in TV

17 set

Montaggio

17 set

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Con Andrea, montatore de La Casa Bianca, Rai Tre.
Prossimamente.

Il negozio di Fallon

16 set

Vedo anche sui siti della stampa italiana il video di Jimmy Fallon che va dentro il mistero dei capelli di Trump. Divertente come sempre, come quasi tutto quello che fa Fallon. Come quando invita Hillary.
C’è una grazia a cui non siamo piu’ abituati in questa stagione di cinica, urticante cattiveria, che fa piangere, non ridere.
Chi va da Jimmy Fallon sa di entrare in un luogo in cui sara’ trattato bene. La cifra di Fallon è questa e lui è bravissimo.
Siamo lontani da Letterman, che pure grigliava i suoi ospiti ed era capace di farli sentire a disagio con la medesima grazia. Nel negozio di Fallon si fanno messe in piega e si esce guardandosi soddisfatti allo specchio.

Ripartenze

15 set

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RICCHI D’ITALIA. Un programma Rai di piu’ di dieci anni fa

14 set

Nel 2004 ho lavorato ad un programma di Rai Tre, titolato Ricchi d’Italia.
Il programma era condotto e raccontato dallo scrittore inglese Tobias Jones.
E’ possibile, giusto, interessante parlare dei ricchi ? Ovviamente si.
Se non sbaglio nella prima puntata c’erano Amadori e Garrone.
Oggi leggo di qualche polemica su un programma Rai che racconta giovani ricchi. Non ho visto il programma, con titolo in lingua inglese.
Nella televisione americana, soprattutto in canali cable ( meno sui grandi networks ) è andata in onda una varia umanità di ricchi e loro “declinazioni”.
Su Instagram e social fanno sfracelli. Certo in America si parla di soldi piu’ laicamente. Anzi mi correggo. Piu’ religiosamente, nel senso che c’è una letteratura sul denaro, religione di stato.
In Italia abbiamo un rapporto diverso con la ricchezza, in parte liberato dall’ascesa di Berlusconi.
Discorso lungo, complesso. Vorrei dire solo che si possono raccontare i ricchi. Credo si debbano raccontare i ricchi, come i poveri. Ognuno giudichi come.

PS Se esiste ancora, rimanderei in onda Ricchi d’Italia. Cosi’, per dire.

Maureen Dowd e questo incredibile, bizzarro, pericoloso, ciclo elettorale

14 set

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E’ la piu’ brillante giornalista americana. Dico brillante, nel senso che scrive come pochi, sul New York Times.
Ha appena presentato il suo nuovo libro in tv. Lettura obbligatoria.

Casa Bianca, programmi crescono

13 set

Se tiro fuori la mia cartella clinica

13 set

Nelle elezioni americane siamo entrati in ER.
Si parla molto stamattina in televisione della salute dei due candidati alla Casa Bianca ( anche di quella di Trump ).
I due settantenni producono certificati scritti da vari dottor Nick dei Simpsons.
Non sapremo mai la verità.
I due candidati alla vicepresidenza sembrano stare meglio, anche se le loro pancette mi fanno sospettare livelli di colesterolo belli alti. Stamattina sono anch’io Dr. Nick.

Il governatore, candidato repubblicano alla Casa Bianca, sballa con le stelle

13 set

E’stato governatore del Texas e candidato alla Casa Bianca. Da ieri sera nel nuovo Dancing with the Stars. Ma perche’? Anche perche’ no, conoscendo Rick Perry.