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Stasera su HBO lo speciale di Mel Brooks, 88 anni. Da piegarsi in due

31 gen

Ho appena visto Mel Brooks ospite da Bill Maher su HBO. Era tanto che non ridevo cosi’.
Speciale stasera da non perdere. Mel Brooks, uno dei pochi che ha portato a casa le quattro statuette ( Oscar, Emmy, Tony,Grammy ).

The New Yorker e’ una serie tv su Amazon. Da rivedere

30 gen

Dopo il successo di Transparent e’ arrivata la nuova infornata di sette numeri zero di Amazon. Ci sono cose molto diverse in questa che per convenzione continuiamo a chiamare televisione ma che ormai e’ uscita dall’elettrodomestico.
Sarebbero 40 milioni gli abbonati a Amazon Prime che, pagando 99 dollari all’anno, possono vedere i contenuti video online.
Amazon Studios si prepara a produrre anche film e si candida a diventare uno dei nuovi grandi studios di Hollywood. Il negozio onnicomprensivo, partito dai libri, e’ arrivato ai piccoli e grandi schermi. Una parabola che evoca, appunto, uno dei nuovi sette pilots.
The New Yorker, che il prossimo mese festeggera’ i 90 anni di vita, prova ad avere una vita parallela su Amazon. L’idea di chi lavora sulle parole di passare a contenuti con immagini corre in ogni redazione. Quasi sempre si rimasticano cose di altri in una macedonia di You Tube e interviste originali o rubacchiate, senza strategia e soprattutto senza fondi. Una maniera di catturare visitatori e basta. Eppure la cronaca della morte annunciata della tv generalista e’ scritta e c’e’ un grande spazio che e’ possibile riempire. Avendo un’idea.
Quella del New Yorker in video, tanto per cominciare, e’ altro da tutto quello che c’e’ in giro. Non si può’ chiamare newsmagazine anche perche’ nemmeno la rivista sta sul pezzo ogni settimana. Spesso si, anzi crea la notizia.
Il numero zero e’ composito, fatto di storie diverse, separate da una vignetta ( di Emily Flake ). Senza conduzione, introdotti da un cartoon, si susseguono un corto con Alan Cumming ( The Good Wife ) un’intervista a Marina Abramovic, una poesia, un documentario di Jonathan Demme sul biologo Tyrone Hayes in lotta con il gigante dei pesticidi Syngenta.
La confezione di tutto e’ a cura di Alex Gibney ( vincitore di Oscar, autore del documentario su Enron e di quello nuovo su Scientology ).
La visione corre veloce e a tratti pensi che, dalla morte della tv generalista in poi, proprio queste sono le cose che cerchiamo fuori dalla tv. Una cosa che non c’e’. Speriamo che l’esperimento ( non perfettamente riuscito ) vada oltre.
Marina Abramovic dice ad un certo punto della sua intervista, parlando della sua nuova performance, “con gli occhi chiusi vedi di piu’”. Le parole declinate in immagini del New Yorker con Amazon raccontano di un difficile ma interessante passaggio alla visione.

Spot del Super Bowl ( da Jeff Bridges agli altri )

30 gen

Cos’e’ Internet ?

30 gen

Uno spot del Super Bowl di domenica usa i due conduttori del Today Show , NBC , del 1994. Venti anni fa.

Genitori che spingono figli su You Tube. Istruzioni per l’uso

30 gen

Conservatori e progressisti contro, su American Sniper. Una pena

30 gen

Leggo su The New York Times una sintesi della “guerra culturale” scatenata da American Sniper.
Una valanga di nomi a sinistra e a destra ( per dirla semplice ). Da Michael Moore che ha sparato quel tweet sui cecchini tutti vigliacchi a Chomsky per rimbalzare su Sarah Palin, ecc.
Sei di destra, il film ti e’ piaciuto. Sei di sinistra, no. Dall’Italia poi mi scrivono amici e meno amici in cui ritrovo ( ancora ? ) cascami di antiamericanismo ( salvo poi cibarsi di libri, film, televisione, musica, americani). Insomma, una pena.
Io ci ho letto una cosa che va oltre Chris Kyle e le sue verita’. Comunque finalmente un film che fa discutere. Anche se a cavolo.

L’anteprima dello spot contro la violenza domestica che andra’ nel Super Bowl

29 gen

Gira in televisione stamattina lo spot contro la violenza domestica che andra’ in onda, in versione ridotta, durante il Super Bowl. Problema serio tra i giocatori di football, con vari casi aperti.

Questa e’ una storia meravigliosa. Una storia scritta di nuovo, 54 anni dopo

29 gen

I telegiornali della sera hanno raccontato quello che e’ successo a Rock Hill, in South Carolina. Molto raramente in America arriva un secondo grado di giudizio. Questa volta e’ accaduto, 54 anni dopo. A emendare la storia e’ stato il giudice John C.Hayes III ( ” Non possiamo riscrivere la storia ma possiamo correggerla” ) nipote del giudice che aveva licenziato la sentenza del 1961.
In aula c’erano otto dei nove uomini di colore ( uno e’ scomparso ) oggi settantenni, chiamati “The Friendship 9″, dal nome della scuola che frequentavano in otto ( uno era un attivista ). La loro fu una delle azioni esemplari che hanno fatto il Movimento dei Diritti Civili in America. Entrarono in un diner e si sedettero dove era vietato ai neri accomodarsi. Sugli sgabelli di fronte al bancone. Furono arrestati. Si rifiutarono di pagare una multa ( meno uno che aveva temuto di perdere la borsa di studio ) e furono condannati a 30 giorni di lavori forzati.
Tra loro ci fu chi ando’ a combattere in Vietnam, chi fatico’ a trovare lavoro per quella condanna. Ora la fedina penale e’ stata lavata. Anche il pubblico ministero ha chiesto scusa in nome dello stato della South Carolina. Intervistati dai telegiornali, questi signori sembravano felici ma perplessi.

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Se attacca la moda di non rispondere ( Russell Westbrook, NBA )

29 gen

Guardate l’intervista a Russell Westbrook in stile Marshawn Lynch. Anche la NBA obbliga i giocatori alle interviste. E questo e’ il risultato. Oltre due milioni e 600mila visite.

TERRENCE MALICK , omaggio

28 gen

Bel video costruito da Rachel Glassman.

PS American Sniper, un bel film sull’America

28 gen

Leggo oggi Furio Colombo sul Fatto ( non trovo il link ) a proposito di American Sniper. Si spinge fino a dire che e’ tra i film piu’ belli di Eastwood. Cita Primo Levi per dire del tema universale, senza tempo ( la guerra ) ma dice anche che e’ un film sull’America. Non azzardo Levi ma sul ” film americano” e’ circa quello che volevo dire. Forse piace a chi vive, ha vissuto in questo paese e riconosce cose, persone, storie.

Chi e’ il giocatore, genio della comunicazione, che non parla con i giornalisti ( domenica, Super Bowl )

28 gen

Domenica Super Bowl dalle 6.30 del pomeriggio. Patriots contro Seahawks, Boston contro Seattle.
E’ la serata tv di massimo ascolto dell’anno, con la piu’ grande concentrazione di spot venduti al prezzo piu’ alto della stagione ( 4.5 milioni per 30 secondi ).
Nello show di meta’ gara questa volta Katy Perry ( con Lenny Kravitz ). Intervista ufficiale ad Obama nel corso del programma.
Insomma l’evento attorno a cui gira la tv questa settimana e non solo.
I giocatori simbolo delle due squadre sono il quarterback dei Patriots, Tom Brady, bianco,sposato con la modella brasiliana Gisele Bundchen e il runner back dei Seahawks, Marshawn Lynch, nero di Oakland con lunghe treccine ( tanto per dire due cose che li separano, parecchio).
Brady nell’ultima settimana e’ stato costretto a dire spesso in tv di non sapere niente della palla sottopeso, truccata, con cui avrebbe giocato nelle partite in casa ( prima notizia dei TG per vari giorni ). Ma il vero caso mediatico e’ un altro. E’ lui, il nero con treccine che odia stampa e tv. Risponde a monosillabi alle interviste perche’ non puo’ fare a meno di sottoporsi alla tortura. La National Football League multa i giocatori che non si presentano in sala stampa, avendo contratti con le tv che prevedono interviste. Lynch ha pagato decine di migliaia di dollari per non averlo fatto in piu’ occasioni. In altre e’ stato arrestato per avere passato la soglia minima consentita di alcol alla guida di una macchina. Lui parla di persecuzione causata dal colore della pelle ( e treccine ). Nell’ultima partita e’ stato multato per un gesto. Si e’ toccato le palle dopo un touchdown.
Lynch ha una storia simile a tanti ragazzi emersi dai ghetti ( in questo caso di Oakland, California ) grazie al fatto di essere un atleta straordinario. Padre sparito di casa quando aveva undici anni, madre a cui dedica i suoi successi. Ha una fondazione che aiuta i bambini poveri della sua citta’. Dice che e’ l’unica cosa che gli interessa e che non gli piace fare il cagnolino dei media. I video delle sue interviste sono visitati da milioni di fans. Lynch ripete lo stesso monosillabo o la stessa frase fino a quando i giornalisti si stancano di fare domande.
Lynch, il genio. Che a volte non arriva nemmeno ai 140 caratteri.

LA TEMPESTA. Una bufala buttata in politica ( a Manhattan )

27 gen

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Parliamo di Manhattan. A Long Island e Suffolk County sta nevicando, come altrove sulla East Coast, soprattutto nel New England ( Boston ).
Ma a Manhattan mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra e la situazione mi sembra uguale a ieri sera e alla notte, che di tanto in tanto ho controllato. Adesso sono 21 gradi F. e le strade sono ghiacciate e pericolose, come spesso accade in inverno. Intendiamoci, il quadro generale non e’ allegro. Vedo in tv centinaia di persone bloccate negli aeroporti senza possibilita’ di prendere un taxi, non solo di alzarsi in volo.
A Central Park, calpestata a quest’ora solo dagli scoiattoli, l’accumulazione e’ di 15 centimetri, misura toccata spesso in passato. Nulla di storico, eccezionale.
Il sindaco Bill de Blasio ci aveva detto che questa sarebbe stata “la tempesta piu’ grande della storia di New York”. Il sindaco non fa il meteorologo. Gli deve essere stato detto della possibilita’ dell’evento storico. Il problema e’ che lui ce l’ha dato per certo. E ha chiuso la città. Evento senza precedenti. Gli aerei non atterrano, treni e metropolitana fermi, e’ vietato circolare con le autovetture. Mai vista una cosa simile.
Guardo i telegiornali ed e’ chiaro cosa e’ successo. Sindaci e governatori si sono giocati in passato la carriera con le tempeste ( Denver, Atlanta, la stessa New York ). E allora e’ accaduto che Bill de Blasio e il governatore Cuomo hanno scelto di farci paura. Ma ora bisognera’ vedere la ricaduta dell’allarme rientrato. Gli americani non amano si dica loro di non prendere la macchina. Sono i cavalli moderni e se la prateria e’ ghiacciata a decidere deve essere il cowboy, non lo sceriffo. In piu’ molti che rimangono a casa stamattina non saranno pagati perche’ cosi’ funziona in America.
Le televisioni hanno spostato le loro telecamere sui governatori che dovrebbero parlare tra poco. Otto stati sono in emergenza ufficiale. Ma Manhattan non lo e’ piu’. Non vedo bene il sindaco Bill de Blasio.
Piu’ tardi esco e vado a farmi una passeggiata. Vi risparmio citazioni per quello che trovero’ nelle strade deserte di Manhattan.

LA TEMPESTA. A mezzanotte, dalla finestra

27 gen

Dalle 23 macchine vietate per le strade a New York. Una cosa inverosimile. Un grande silenzio.
E’ mezzanotte passata e la tempesta, da una finestra di casa, non si vede ancora. Ci vado a dormire sopra e domattina, secondo il nostro sindaco, ci sveglieremo sommersi dalla neve. Tutti a casa.

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A me American Sniper non e’ dispiaciuto

27 gen

Ho finalmente visto American Sniper. Rimandavo. Non so bene perche’. Ora ho capito. Temevo mi piacesse. Nel frattempo ho letto l’autobiografia di Chris Kyle.
Il film racconta il libro. Critica divisa in America. Basta verificare su Metacritic.
A.O.Scott, del New York Times, a cui non e’ piaciuto molto, chiude dicendo che e’ solo un film, semplificazione in chiave western di una storia piu’ complessa.
Denby, del New Yorker, la complessita’ ce la vede.
E forse il problema e’ che questa storia della complessità ha rotto le palle. La citavamo per dire che era sconosciuta alla fiction italiana. Poi e’ diventata un telo con cui copriamo le ( nostre ) nudita’, una cosa con cui lasciamo intendere chissà’ cosa.
Certo, sulla descrizione dei caratteri complessi la serialita’ tv e il cinema migliori costruiscono le loro storie. In American Sniper mancano pezzi della sua vita, certo anche questo. E’ un film. Anche su quel pezzo d’America ( per sottrazione ) che scarica le guerre sui Chris Kyle e va negli shopping malls a vedere American Sniper.
Mio figlio, invece, con cui ho visto il film, dice che non c’e’ sviluppo dei caratteri, che non ce li fa conoscere, che se doveva essere un film patriottico ha centrato l’obiettivo. Mio figlio di solito ci becca piu’ di me.

LA TEMPESTA uccide i famosi. Ma che televisione e’ ?

27 gen

Avevo abbandonato L’isola dei famosi dopo cinque minuti perche’ la conduttrice mi sembrava in preda al panico e non capivo il perche’ di un’occasione cosi’ persa. Dov’era il problema ?
Il collegamento con la terraferma era perfetto, gli “opinionisti” erano in studio e l’inviato da solo sull’isola. Un’occasione storica per sparare cazzate ma anche no. Se vuoi fare televisione live, avendo tutti gli interpreti a disposizione, chissenefrega dello sbarco suul’isola.
E invece trasmissione chiusa poco dopo le 22 ( leggo ora ). Ma come e’ possibile ? Poteva essere una grande anteprima. La tempesta ha chiuso la televisione. Ma l”ISOLA non era il grande romanzo della contemporaneita’ ( eccetera ) ?
PS La tempesta di New York e’ in pausa alle 17.30. Dicono che il bello verra’ stanotte

Unknown

LA TEMPESTA. Dall’isola di Manhattan a quella dei famosi. Vabbe’

26 gen

Ho visto qualche minuto de L’isola dei famosi. Rimandato lo sbarco dei naufraghi per tempesta in corso. Non ho sentito citare Shakespeare e ho mollato.
A Manhattan strade semideserte. Nevica e se vi fanno vedere Central Park sembra di essere in Alaska. Ma per ora niente tragedia. In Tv dicono che potrebbe mancare luce, ecc. Intanto, scuole chiuse domani. L’isola dei famosi ( Manhattan ) regge, per ora.

Unknown

“Sex, drugs & Silicon Valley”, la serie di CNN

26 gen

In cinque episodi, disponibili tutti insieme online, CNN sembra avere imbroccato una strada che vorrebbe essere pop. Se questi sono i long formats che dovrebbero rivitalizzare la allnews siamo a posto. Mamma mia.

In arrivo la nevicata piu’ grande della storia di New York ?

26 gen

Tra poco lo sapremo. In tv parlano di 30-50 centimetri di neve. Nevicata storica.
Il sindaco ovunque perche’ non si dica ( come in passato ) che dormiva.

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SAG Awards, l’anteprima degli Oscar. Senza conduttori, che forse e’ meglio cosi’

26 gen

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Guardo la ventunesima edizione degli Screen Actors Guild Awards su TNT. Invece di Miss Universo su NBC e le serie della domenica, che tanto si recuperano.
Gli iscritti al sindacato SAG-AFTRA ( 111.228 ) sono attori per il 20%. Sono il mondo del cinema e della televisione nel loro complesso che si premiano.
La cerimonia fila via veloce perche’ non c’e’ conduzione. Una voce off annuncia gli attori che si presentano ad aprire le buste. Una specie di Golden Globes per intimi, di grande prestigio per chi vince perche’ e’ come essere eletto capoclasse dai tuoi compagni ( ci sono esempi migliori ma avete capito ). Non tutti i premiati sono presenti e non sempre chi vince ai SAG poi si ripete agli Oscar e questo e’ un bene, non un male.
Il premio alla carriera va a Debbie Reynolds, 82 anni ( Singin’ in the Rain ).
Per stare alla tv, Frances McDormand vince con Olive Kitteridge, Kevin Spacey con House of Cards, Viola Davis con How to get away with murder e il cast di Downton Abbey vince su quell di Games of Thrones, Homeland, Boardwalk Empire, House of Cards. E nel cinema il cast di Birdman ha vinto su quell di Boyhood e gli altri. Per me Boyhood e tutti gli altri invece di Downton Abbey. Anche perche’ il cast che avrebbe dovuto vincere, quello di Transparent, nemmeno c’era.

Al SUNDANCE, Tig Notaro e Sarah Silverman, le piu’ brave. Conversazione preziosa

25 gen

Sarah Silverman oggi al Sundance . Questa conversazione con Tig Notaro, e’ da ascoltare. Se non conoscete le due, questa e’ una buona occasione.

Lo spot sulla vaccinazione, a New York

25 gen

Su New York One, la tv locale, va in questi giorni in continuazione questo spot.

La signora delle news decisiva per le elezioni alla Casa Bianca ( o almeno per il candidato repubblicano)

24 gen

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Ve ne avevo gia’ parlato nel novembre 2012. The New Times Magazine di domani fa copertina e storia centrale su lei , Megyn Kelly.
Nelle barcollanti televisioni allnews Megyn Kelly si e’ ritagliata un ruolo centrale.
Studiare lei vuol dire capire l’America fuori da New York ( il mio mantra ).

Film sulla regia. Da Lynch a Frears, da Loach a Linklater

23 gen

Le interviste delle stars di You Tube a Obama. New Journalism

23 gen

Unknown

Tre stars di You Tube con milioni di seguaci intervistano per la prima volta Obama E’ storia.

Giornalisti in fila per il dopo State of the Union rimandati ad altre occasioni.
I tre di You Tube sono seguiti sui loro canali da 15 milioni di utenti ( una di loro, Bethany 19 anni, da piu’ di 8 milioni ). Adesso aspettiamo l’ascolto finale  You Tube.
Per capire come e’ cambiato il mondo. E perche’ forse sono soldi buttati andare alla Columbia a fare la scuola di giornalismo.

Sergio

22 gen

Stamattina mi e’ arrivata la notizia che Sergio Mazzei non c’e’ piu’.
Sergio, con suo fratello Franco, ha avuto per anni il bar La Perla a Marciana Marina, all’Elba.
Ho conosciuto Sergio che avevo 14 anni. Da allora ho visto Sergio ogni anno, a volte solo per un’ora.
Quando il bar chiudeva, Sergio, stanco dopo avere trattato male l’ennesimo turista, veniva a sedersi con noi, ragazzi. E voleva parlare di politica.
Poi il bar fu ceduto. Bussavo alla sua porta, vicino alla chiesa. E Sergio era li, con il quotidiano aperto. Ti abbracciava forte che pensavi ti spezzasse. Sempre politica, Fiorentina, i figli. Di questo parlavamo. Anche se la viola diceva ormai di non seguirla piu’. Ma poi sapeva tutto. Di Renzi mi diceva “e’ di Firenze”. Quelli dell’Elba hanno dei fiorentini un’idea loro. Che io non capivo perche’ tifo per la squadra ma conosco poco la citta’.
Ciao Sergio, amico mio. Ti ho voluto bene.

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Taxi driver. David Plouffe, da Obama a Uber

22 gen

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Stamattina a commentare l’Obama dello State of the Union da Morning Joe, MSNBC, e’ comparso David Plouffe.
Da stratega della prima campagna di Obama a Uber. Quanta strada.

Bryan Cranston ( Breaking Bad ) sul cancro al pancreas

22 gen

Sto guardando in tv i Knicks ( solita sofferenza ) e nell’intervallo sono andati questi spot di Bryan Cranston che non conoscevo, fuori da un paio di mesi.

Era scritto. Obama cala negli ascolti ( State of the Union )

22 gen

I numeri non sono ancora definitivi ma l’indicazione sarebbe quella di un calo rispetto allo scorso anno che gia’ era stato il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione meno visto. Ma alla fine , quando tutte le tv saranno arrivate con il loro risultato,  non sara’ un crollo.
La scomposizione dell’ascolto e la fuga da quello live stanno terremotando tutta la tv. Vale per tutti. Non solo per Obama.

Per capire l’America ascoltate la senatrice Ernst dell’Iowa. Piu’ di Obama

21 gen

Joni Ernst e’ la voce che sta emergendo tra i repubblicani. Ricordate ? Era quella dello spot elettorale tra i maiali, a significare la sua aderenza ai valori della terra, semplici, delle origini, della middle America. Con la sua voce monocorde Joni Ernst ha buttato via il discorso di Obama, ricevendo larghi consensi. E’ stata scelta lei e non altri nomi piu’ grandi dell’elite repubblicana per rispondere ufficialmente a Obama. La prima donna senatrice dall’Iowa.
Joni ha una storia militare ( il marito pure ). 21 anni nella Guardia Nazionale. Nel 2003-2004 e’ stata per 14 mesi in Iraq ( operazione Iraqui Freedom ) al comando di un plotone. Si e’ battuta per il diritto dei cittadini a portare armi fuori dalla propria abitazione. E’ contro il matrimonio gay e ha detto che la riforma della salute di Obama dovra’ essere sostituita da una nuova legge.
Ernst e’ per l’abolizione delle tre piu’ importanti agenzie federali che centralizzano la raccolta delle tasse, l’istruzione e la politica ambientale per trasferire questi poteri ai singoli stati.
Joni Ernst parla sorridendo, con quegli occhi blu dei pionieri americani del nord Europa, senza un ammiccamento, un volo, una battuta. Una macchina, efficace. Joni non fa sognare come Obama. E’ l’America di cui non si parla mai. Perche’ non e’ New York e Los Angeles.