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In Giordania

6 Dic

Sono in partenza. Una settimana in Giordania per un nuovo viaggio nella cooperazione italiana, realizzato da Rai Italia.
Sono stato ad Amman anni fa. Prima dei campi profughi siriani. E dopo i campi profughi palestinesi.

Le ville degli altri

6 Dic

Leggo dell’acquisto degli Obama di una villa a Martha’s Vineyard. Il prezzo sarebbe 11,75 milioni di dollari. Probabilmente diritti dei libri e conferenze hanno allargato il conto in banca degli acquirenti. Tra una giornata su un campo di golf e una in aereo. Ci è (mi è) piaciuto tanto Obama.In America nessuno si meraviglia.
Nel gioco del Monopoli la villa di Renzi è Vicolo Stretto o Vicolo Corto. La villa degli Obama e’ Parco della Vittoria.

Le vite degli altri

6 Dic

Forse sbaglia, forse fa bene questo Mattia, sardina. A nuotare nel mare televisivo dei talk shows. Scelte sue.
A me è piaciuta la nascita di questo movimento. Poco indagata la genesi e soprattutto la diffusione social, che è la novità. L’autoconvocazione digitale. E l’eta’ media dei partecipanti.
Poi sono arrivati gli eroi di mille girotondi intorno a se stessi a raccontare Mattia e gli altri.

Una classe, una scuola, una generazione

4 Dic

Questa storia raccontata dal New York Times è profondamente americana non solo perché inchiodata nel perimetro di una comunita’ rurale dell’Ohio. Per come è scritta, impaginata, graficata. E’ Pulitzer prima ancora di esserlo. E’ la storia di una strage domestica. Dolorosa. Parte da una pillola antidolorifica.

63 UP, torna la televisione che ha cambiato la televisione

30 Nov

La prima volta è andato in onda nel 1964, in In Inghilterra.
L’idea del regista Michael Apted era quella di raccontare un gruppo di ragazzi di differenti condizioni sociali e raccontarli di nuovo ogni sette anni. Per capire se gli ascensori sociali sono fermi. Poi questo film lungo decenni è diventato anche altro. Ci siamo specchiati in questa serie.
E cosi’ siamo arrivati a 63 Up. La celebrazione del New York Times Magazine arriva per l’ultima produzione in uscita. Non c’è piu’ qualcuno e i figli hanno partecipato al loro posto.
Apted ha oggi 78 anni. Ha detto che questa potrebbe essere stata la sua ultima volta ma spera in una ancora.
Boyhood nasce da questa idea.
La piccola storia che negli ultimi cinque anni seguo in India nasce da 7 Up. Ma tanta televisione del reale nasce da questa storia lunga piu’ di mezzo secolo. Questa è la televisione piu’ vecchia e piu’ nuova che ci sia.

Basket in piedi e anche no

29 Nov

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Oggi ho visto una gran partita. Alessio e Matteo giocano a basket in carrozzina. Alessio, 23 anni, ha perso le gambe in un incidente automobilistico. Aveva 7 anni. Matteo di anni ne ha 45 e ha vinto tutto, in carrozzina. Campionati e Champions. Loro chiamano il basket che piace a me, la NBA, basket in piedi.
Giocano con un agonismo straordinario. Si cappottano, si rialzano.
Ci hanno raccontato un pezzo di vita. Abbiamo parlato di sport. Quell’altro pezzo, che comincia quando escono dalla palestra, posso solo immaginarlo.

PS sanita’ intramoenia

28 Nov

Tutto risolto. Tra un mese. Basta pagare. Come in America.

SANITA’ PUBBLICA ITALIANA. E quella non pubblica, americana

27 Nov

Ho scritto in passato dello sproposito che pago in America per avere l’assistenza medica (ancora oggi, famiglia). Ogni volta che dicevo della somma ad amici (e non) ricevevo risposte scandalizzate (o ignoranti della situazione).
Oggi ho provato, tanto per sapere, a chiamare il numero unico della regione Lazio per le prenotazioni. Una colonscopia, in qualsiasi struttura medica, è disponibile (prima data) il 12 novembre 2020. Tra un anno.
La sanita’ in questo paese è privata, delle assicurazioni integrative, ecc. E non rompetemi piu’ le palle con quella americana. Che è buona solo per chi se la puo’ permettere e per tutti dai 65 anni in poi. Ma che nessuno prova a chiamare “sanità pubblica”.
Proprio sulla sanità si giocano le prossime elezioni per la Casa Bianca.

Alzheimer

26 Nov

Leggo stamattina della scoperta di una molecola che bloccherebbe l’Alzheimer. Nei topi. Si comincia sempre da loro.
Proprio ieri sono stato a girare una storia di Alzheimer. Moglie e badante amorevoli. Un centro meritevole che aiuta, grazie a volontari ed educatori in servizio civile.
Poi torni a casa sgomento di fronte a quella perdita di memoria, di identità che si manifesta nel malato. La moglie di quello che a me pareva un corpo inerte, occhi assenti su una poltrona, ci ha parlato di una “memoria dell’anima” attraverso cui a volte comunicherebbero ancora.
Soli, in una casa di un paese, riscaldati da un grande camino.
Una pensione decente consente a lei di avere l’aiuto di una badante per non soccombere, avendo a che fare con il compagno di cinquanta di vita che ogni tanto emette un suono e guarda con occhi che a me sembrava chiedessero aiuto. Ma anche pieni di rabbia.
Ci siamo chiesti, abbiamo chiesto il senso di una vita prolungata in queste condizioni.
Io, per quello che mi riguarda, ho un’idea precisa di come vorrei dirigermi verso l’uscita.

Il doppiaggio, una cosa che gli americani non capiscono

25 Nov

Non sapevo della cerimonia simil Oscar dedicata ai doppiatori italiani. Apprendo dal New York Times che apprezza la professionalità degli interpreti (“i migliori al mondo”) ma si chiede perche’ doppiare ? Me lo chiedo anch’io.

Degradati

24 Nov

Il degrado a Roma è ormai un luogo comune che racconta solo in parte i romani che abitano la citta’. Sempre colpa del “governo ladro”.
Nella settimana appena terminata mi e’ capitato due volte di uscire verso sera dal montaggio e provare ad estrarre la macchina dal regolare parcheggio a pagamento in cui trionfalmente (difficile trovare un posto vuoto a Prati-Borgo) l’avevo lasciata la mattina, dopo infiniti giri. Automobili chiuse in seconda fila, senza un biglietto depositato, hanno impedito l’uscita. Quando sono arrivati molto dopo dei vigili, i proprietari delle macchine in doppia fila si sono tranquillamente materializzati dai bar vicini. Stavano prendendo l’aperitivo.
Oggi leggo che tre permessi su dieci per il parcheggio dei disabili sono falsi a Roma. Uno schifo.
Le buche, la spazzatura, il centro ridotto ad un suk, gli asili nido che mancano, eccetera. E tanti romani de Roma. Il degrado è una corrispondenza di amorosi sensi.

PS Sono nato a Roma.

Claudio Marchisio

21 Nov

Condivido.

Italy for beginners

21 Nov

Trailer Netflix di Michael Bay.

Televisore spento

19 Nov

Sono a Palermo. Ho visitato la casa di Don Pino Puglisi, ucciso da mafiosi, ventisei anni fa. Il giorno del suo compleanno. Figlio di un calzolaio, una sarta e del suo quartiere, Brancaccio.
Nella sua camera, davanti al letto, un televisore.

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Domenica reale

17 Nov

Domenica senza calcio. Allora, Netflix. Che di solito è rito notturno.
Avevo cominciato The Spy e mi ha preso. Dal producer di Homeland.
Da oggi pero’ The Crown, terza stagione, è arrivata sulla piattaforma.
Quando scrivo questo post sono al terzo episodio.
All’inizio mi mancava Claire Foy, l’Elisabetta delle prime due serie, di cui ero innamorato.
Olivia Colman, la nuova Elisabetta, è fantastica e ci ho messo poco ad abituarmi al cambio.
Ogni fotogramma della serie è una lezione di regia e di struttura narrativa.
Ti fa quasi venire voglia di palazzo reale… che da noi sarebbe abitato da Cetto La Qualunque, ora al cinema.

Cosa è diventato Internet

16 Nov

Questa settimana The New York Times Magazine parla di noi. Che siamo su Internet tutto il giorno.

Pariolino

13 Nov

Ho sentito Daria Bignardi chiedere stasera a Calenda se gli secca essere chiamato “pariolino”.
Il Calenda ha negato di avere abitato nel quartiere.
Io ci sono nato (in una casa in affitto). Quando ho cercato un posto a Roma, molti anni dopo, sono tornato ai Parioli (in affitto). Costavano meno di Monteverde, Trastevere, Prati, Trieste. Quartieri de sinistra. Che non hanno votato a sinistra le ultime volte. A differenza dei Parioli.

Parole che verranno

13 Nov

Un programma con due ragazzi settantenni.
Salvatore Natoli e Paolo Rumiz. Lavori in corso.

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Masterdon

13 Nov

A cena, a Genova.

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SOLDATI D’ITALIA. Should I stay or should I go ?

11 Nov

Utile ascoltare i microfoni aperti delle radio dopo l’attentato in cui sono rimasti feriti cinque militari italiani in Iraq.
Le voci selezionate chiedono (in larga maggioranza) che ci stiamo a fare in quei “postacci”, quanti soldi “buttiamo”, quante vite mettiamo “inutilmente” in pericolo.
Difficile ormai parlare di realta’ piu’ complesse di quelle riassunte in uno slogan.

Lo scorso anno ho lavorato ad una serie di Rai Italia sulle missioni dei nostri soldati in Afghanistan, Libano, Kosovo, Kuwait, Golfo di Aden, Iraq ( sono sulla benemerita Rai Play ). Ho conosciuto miitari italiani di contingenti (che si alternano) in quei luoghi. Ho provato a raccontarli, i nostri militari. Non ho fatto un’inchiesta, non era la mia mission.
Ho ricavato l’impressione che fossero contenti di essere in quei luoghi. Non solo per ragioni economiche. Orgogliosi di rappresentare il nostro paese in aree di crisi del mondo. “Non ho scelto di fare questa carriera per mettere su panza a casa”, mi ha detto Nicola, mostrandomi la foto della famiglia, con gli occhi lucidi.
Questo è il punto. Noi siamo in quei luoghi perche’ siamo parte di ONU, Unione Europea, NATO. Se si vuole discutere del nostro impegno si discuta di questo.
La nostra presenza fuori si sta peraltro riducendo (500 donne e uomini in meno dall’Iraq negli ultimi sei mesi). In tutto ad oggi parliamo ufficialmente di 7343 militari (in realta’ sono meno) per un costo (si legge) di un miliardo e cento milioni.
In questo costo ci sono tante altre cose. Noi facciamo addestramento, in generale, delle forze locali. Ma anche cose come (visto in Afghanistan) un progetto che investe le donne che lottano in famiglia (e fuori) per andare nelle università e fare un mestiere che ha a che fare con l’informazione, la comunicazione. I contingenti italiani sono apprezzati perche’ hanno un rapporto con i territori e chi li abita diverso (non è il solito luogo comune).

Oggi parliamo di questo attentato perche’ ha colpito nostri uomini. Accadono ogni giorno (in Afghanistan ed Iraq) e fanno vittime di polizie, eserciti locali, nostri alleati, giornalisti e tanti civili.
Uomini delle forze speciali ci hanno accompagnato lo scorso anno in un paio di uscite. Impressione di grande preparazione e di immenso orgoglio di fare parte di queste forze scelte.
Quello di cui bisognerebbe discutere oggi è come spostare gradualmente la nostra attenzione in altre aree a noi strategicamente piu’ vicine, come il Sahel e la Libia. Cosa che si sta facendo, da quello che pure leggo.
“Should I stay or should I go” non è il semplice ritornello di un meraviglioso pezzo dei Clash.

PS Quest’anno lavoro ad un’altra serie di Rai Italia, sulla cooperazione italiana all’estero. Torna lo stesso ritornello ma la risposta è ancora piu’ complessa.

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TV operaia

11 Nov

Segnalo che ieri il programma di Lucia Annunziata aveva un pienone di operai (e sindacalisti, impiegati, ecc) in studio e ha fatto un ottimo ascolto (1.035.000, 6,52%). Non scontato.

Muro elettorale

10 Nov

Mi ero dimenticato del muro con il Messico promesso da Trump nella campagna elettorale del 2016.
The New York Times ci aggiorna. Otto miglia in costruzione. Restano solo 1.900 miglia per completare il muro.
Siamo ad un anno dalle nuove elezioni.

Alexander Langer

10 Nov

A Provincia Capitale di Camurri, Rai Tre, viene ricordato Alexander Langer.

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Cade il muro allo stadio

9 Nov

Trenta anni fa. Il muro cade allo stadio di Berlino., oggi.

Aspettando THE CROWN

6 Nov

Grande ritratto dell’autore di The Crown, sul New York Times Magazine.
Aspettando la terza stagione. Netflix, dal 17 novembre.

La vita è un format

5 Nov

La vita è un format (citazione).
Visto Fiorello, che si autocita. Viva Rai Play, di cui sono grande consumatore (autocitazione di riflesso).
Nulla di nuovo sotto il cielo televisivo. “Il ragazzo sessantenne” (citazione da Stefano Bartezzaghi) era bravissimo e ora è bravissimo.
Con una squadretta che sembra la Juventus. Basta vedere i credits finali. Ci vinci quattro Champions League di seguito.
Grazie a Rai Play sto recuperando tutto Il Collegio. Serve a capire dove siamo arrivati. Dai tempi di Davvero (Rai Due, 1995). Altra autocitazione. I credits di una puntata sono una lista che contiene tanti che da allora hanno fatto tanta tivù.
Aspettando che una cosa nuova si affacci nel televisore. Scusate, sul computer.

L’aldilà

2 Nov

Girovagavo e ho incrociato Adriano Celentano a colloquio con la Toffanin, su Verissimo. In una pausa calcio.
Lei luminosa, anche brava, considerando chi aveva di fronte.
Lui a 80 anni passati, come se ne avesse 30 di meno. Grazie al montaggio.
Non importa cosa ha detto Adriano. Un mare, alle sue spalle, nella semioscurità. Un tappeto musicale molto presente, alla Muccino. Campo e controcampo molto stretti. Mai un totalino, per capire dove fossero. Forse vicini ai cancelli del cielo.

La lettera pubblica di Sorkin a Zuckerberg

1 Nov

Aaron Sorkin ha scritto The Social Network nel 2010.
Ora scrive a Zuckerberg, via New York Times.

Nella terra di DI VITTORIO

30 Ott

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Te lo dicono ancora in tanti. Almeno quelli che ho incontrato io, in viaggio in Puglia, a Foggia.
“Siamo nella terra di Di Vittorio”, il sindacalista e figlio di braccianti (1892-1957). A Cerignola, comune commissariato. Abbiamo girato la raccolta delle olive in corso.
Poi siamo andati in quello che chiamano “il ghetto”. Una terra di nessuno in cui vivono i migranti in mano al caporalato. Ci hanno raccontato che molti di loro vanno in Spagna perche’ li pagano il doppio. No, non è questa la terra delle masserie chicchettose.

Ma è veramente una buona cosa vivere tanto a lungo ?

29 Ott

Zeppa di citazioni la densa riflessione sul New Yorker.