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VIVA LA SCUOLA

18 mag

Accadono ogni giorno cose nella nostra scuola che bucano l’indifferenza e ci rammentano della storica perdita di prestigio degli insegnanti.
La trasmissione di contenuti ai nostri bambini passa spesso per altri luoghi. Anche quando si vietano telefonini fino alle medie e oltre.
I maestri che semplicemente riciclano sapere sono fermi al secolo scorso. I maestri che coltivano inclusione, educazione ai sentimenti, alle emozioni sono dentro il presente.
Solo per dire che la serie MAESTRI andrà in onda da settembre su TV2000 (sei episodi da 50″) subito dopo una prima serata in onda nella settimana di riapertura delle scuole.

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Il salotto del libro

11 mag

Non mi ha sorpreso leggere un’intervista oggi sul Corriere nella stessa giornata in cui la carta stampata si spende parecchio sul Salone del Libro in corso a Torino.
Chi parla è Max Verstappen, campione di F1, 21 anni. Risponde a domande che vanno oltre l’automobilismo. Ozark, la serie tv preferita. Molto tempo dedicato ai videogames. “Ultimo libro letto ? Ne ho letti solo due in vita mia”.
La prima cosa che osservavo, una volta, entrando in una casa era il deposito, la quantità di libri contenuti. Ho smesso di farlo.
I salotti vuoti e i saloni pieni non dicono tutto. Il mondo prima di Google,ecc. era un altro mondo.

Ascolti

11 mag

Seguo gli ascolti televisivi da noi e in America. Per abitudine. Per farmi male. Tanta roba che va bene non mi piace (in estrema sintesi).
Ieri sera ho visto dentro Propaganda Live un coraggioso pezzo di Francesca Mannocchi sulla Libia. Se non sbaglio la puntata di ieri ha fatto un record d’ascolto. Meritato.
Daje. Più fiducia nel popolo dei teledormienti.

Coree

11 mag

Tutte le televisioni del mondo mettono in onda, più o meno ipocritamente e piu’ o meno a capocchia, signorine e signorini di bell’aspetto.
Leggo di un programma che usa la “bellezza” in televisione per generare una conversazione su un paese diviso in due, la Corea.

Mettetevi il grembiule

5 mag

Il grembiule è diventato il grembiulino nei pezzi che ho letto negli ultimi due giorni. Diminutivo perche’ divisa dei bambini che frequentano le elementari.
Negli ultimi mesi di frequentazioni di classi varie della scuola primaria, dal sud al nord, ho visto varie declinazioni del modo di presentarsi a scuola.
Grembiuli neri per tutti, grembiuli bianchi per le bambine e blu per i bambini nella stessa classe, grembiuli con grande fiocco in una privata, grembiuli da lavoro in una Montessori, niente grembiuli in una scuola di un quartiere “bene” e in una di “borgata” della stessa città, che poi è Roma.
In alcuni casi i grembiuli sono stati indossati solo perche’ arrivava la televisione.
Grande è la confusione sotto il cielo nelle aule frequentate da bimbi fino ai dieci anni.

Leggo che da sondaggi risulterebbe una larga maggioranza per l’obbligo del grembiule.
Non so se per ragioni semplicemente pratiche o se per un pensiero “egualitario”, al fine di evitare la coabitazione della “felpa da 700 euro” con quella da cinque euro.
La democrazia del grembiule puo’ pure essere una proposta. Ma anche no. Sarebbe bello invece ci fosse la scuola a tempo pieno a sud di Roma come al nord. Che si insegnasse l’inglese a Frattamaggiore come a Milano. Che la palestra di Cosenza assomigliasse a quella di Bologna. Che il laboratorio digitale di Palermo sia come quello di Genova. Insomma che la democrazia scolastica arrivi a rivestire il re nudo in tutto il bel paese.

Educazione civica, digitale, ambientale, eccetera

3 mag

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E’ passato alla Camera, quasi all’unanimità, il disegno di legge che rimette l’educazione civica (33 ore) tra le materie scolastiche. Si chiamava educazione alla cittadinanza. Quando c’era.
Ho appena concluso un viaggio in Italia attraverso dodici classi della scuola primaria, le elementari. Mi sono domandato, sempre, dove fosse finita l’educazione civica. La risposta delle maestre, dei maestri è stata : nella relazione che instaurano con i “loro bambini”.
Ho scoperto maestri che insegnano educazione digitale. Che praticano accoglienza, inclusione. Che escono dalla scuola per conoscere il luogo in cui si abita. Che allargano “l’ecologia dell’infanzia” a quella ambientale. E maestri che accompagnano lo sviluppo di un’educazione sentimentale come i genitori non sanno, non vogliono fare.
C’è in larga parte (non ovunque) una delega alla scuola. L’educazione civica è spalmata nell’insegnamento dei più bravi tra i maestri ma il rischio di essere residuale nei confronti di altri luoghi di apprendimento (televisione, Internet) è grande. I contenuti girano ma l’amore per il sapere deve essere trasmesso.
Si legge di qualche genitore sindacalista del figlio contro il maestro che sicuramente ha perso autorevolezza e peso simbolico negli anni. Gli stessi edifici scolastici che ho attraversato sono specchio spesso degli stessi maestri ignorati, colpevolizzati.
Riportare l’educazione civica dentro questa solitudine sociale del maestro è cosa buona, credo.
Come dire, a chi non la scioglie nel suo insegnamento, che deve farlo per obbligo ministeriale.
Quando ho letto la notizia della reintroduzione della materia ho pensato che fare un programma televisivo sui maestri elementari rispondeva per me a questo vuoto, a questa domanda. Dove è finita l’educazione civica ?

MAESTRI, a Frattamaggiore

30 apr

Siamo andati a Frattamaggiore, a meno di venti minuti da Napoli. La serie MAESTRI da Monica, che insegna educazione ambientale (scienze).

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MAESTRI, a Matera

29 apr

Sto per finire il viaggio in Italia con i maestri. Elementari.

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Privacy

27 apr

Ieri avevo pensierini  opposti sulla lista resa pubblica dai fattorini che consegnano cibo a casa.
Io sono del partito (di nicchia in Italia) delle mance. Sempre. È controllabile.
Ho letto che uno di questi “famosi” elencati avrebbe detto che quegli euro aggiunti al conto sarebbero il prodotto del capitalismo americano. E quindi nisba. Vabbe’.
Sono dunque per le mance. Anche larghe. Meno per le liste. Anche quelle strette, di pochi.
Poi succede che leggo sul New York Times che è stato messo sul web il listone dei 4.6 milioni di elettori registrati per votare in città. Con nome, indirizzo ecc. Ci sono anch’io allora.
Mi arrendo. Non basta più essere fuori da tutti i social. Ti beccano comunque.

Cosa sarebbe Gomorra senza Mokadelic

22 apr

Sono arrivato, a fatica, alla fine dell’ottava puntata di Gomorra, quarta stagione.
La scrittura della serie è ormai quella della colonna sonora dei Mokadelic.
La trama, le sottotrame, i dialoghi sono stampelle per la musica. Senza questa rimane una cosa esangue, ovvia, lenta, predigerita.
Noi ricordiamo le sigle delle serie. Meno le storie. E sempre piu’ il lavoro sulla forma ha asciugato i contenuti. Succede in tutta la televisione.
Si impastano programmi con una grande attenzione ai mezzi con cui si gira e al montaggio.
In una fase in cui nuove, economiche macchine fotografiche portano a casa immagini “da cinema”.
Tutti pazzi per i fondi sfocati mentre vanno fuori fuoco le storie.

Anch’io

20 apr

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Gli altri

17 apr

Accadono cose nei campi di calcio, sugli spalti e dintorni che “non vorremmo vedere sui campi di calcio”. Tralascio i dintorni e vado alla visione Sky di ieri sera della Juve.
Sono abbonato ma senza opzione di scegliere in questo caso quale voce, se quella del tifoso o quella “imparziale”.
Nelle coppe vive e lotta solo quella del telecronista tifoso, che alla fine invocava un rigore per la squadra bianconera. Un’appendice del comportamento in campo delle due squadre.
Gli olandesi correvano, prendevano botte e le davano senza un lamento.
Gli altri sempre a circondare l’arbitro, a reclamare ammonizioni. Cose che ci sembrano normali a queste latitudini. Fino a quando non vediamo gli altri. Nelle coppe o nella Premier League.

La classe delle elementari, in Myanmar

14 apr

I bambini delle elementari sono in vacanza in queste settimane in Myanmar.
Sono entrato in un’aula vuota di un villaggio. Tanto per non uscire dalla serie sui maestri a cui sto lavorando.

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Pogba, nel campo di aglio

14 apr

Ci siamo fermati sulla strada varie volte, in Myanmar, nelle ultime due settimane.
Il sole picchiava. Dai 36 gradi ai 42 dell’ultimo giorno. Siamo nella ‘dry season”. Tra un mese arriveranno le piogge, che pero’ non sono puntuali come in passato. Si chiama cambiamento climatico…
La vita dei piccoli agricoltori è sempre più dura. Soprattutto per le donne che lavorano nei campi a raccogliere aglio per due dollari al giorno. Con Vasile, l’operatore con cui lavoro da anni, ci siamo accorti che c’era un ragazzo, una volta. Indossava la jersey di Pogba, campione del mondo, di professione calciatore.
Poi abbiamo visto altri ragazzi con maglie del Milan, la Juventus. Made in China.

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Dallo street food a Masterchef, Myanmar

14 apr

Sulla via del ritorno. Non si mangia benissimo in Myanmar, diciamocelo.
Non è Thailandia ma nemmeno India o Cina. Paesi con cui la Birmania confina.
Si comincia sempre dal riso ma si finisce spesso per friggere tutto il resto. E tanto aglio. Ovunque.
Non ho mangiato per strada. Ma in case di villaggi è capitato. Tante verdure, alcune mai provate.
Poi un giorno siamo capitati, a Bagan, nel grande ristorante di un cuoco celebre per Masterchef, il programma più globale che c’è. Solo un’insalatona ma finalmente pane (caldo) e pizza bianca come (anzi meglio) sotto casa a Roma. La televisione ci fa masticare tante vaccate ma anche un filone toscano made in Myanmar.

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MAESTRI, perché

7 apr

Sono andato alla scuola di Barbiana a girare ormai un paio di anni fa.
Da quel giorno ho pensato di fare un programma sui maestri elementari.
Io ho avuto un gran maestro per i cinque anni della Guglielmina Ronconi ai Parioli, Roma.
Si, nel quartiere dove sono nato, frequente oggetto di “satira”. Andavo a scuola da solo, non lontano da casa, comunque dieci minuti a piedi.
Pino Liberati, il maestro, suonava il contrabbasso nella Roman New Orleans Jazz Band. Portava i capelli lunghi e faceva innamorare maestre, segretarie e anche parecchie madri di alunni.
Ci faceva fare gite, recitare, ascoltare tanta musica, giocare a basket.
Andavo a scuola volentieri.
Con MAESTRI sono tornato nella mia scuola e ho trovato la maestra Ilaria, che si alza alle 4.30 del mattino per arrivare da Frosinone. Ora, naturalmente la classe è mista e le bambine, come sempre, più sveglie dei maschi. I corridoi sono dipinti con colori pastello. L’esterno della scuola sempre tristemente lordato.
La vice preside ha tirato fuori il registro di classe dei miei tempi. Il mio nome e quelli dei miei compagni. Quello di banco lo vedo e sento sempre.
Un comitato di genitori ha rimesso a posto, a proprie spese, il teatrino in cui ho recitato.
Il maestro Liberati è stato il mio buon maestro, di vita.

MAESTRI. Prossimamente

3 apr

Un programma in sei puntate sui maestri delle elementari. In onda su TV2000 a settembre.
Un anticipo. Bello farlo. Incontri con donne e uomini a cui affidiamo i nostri figli. Cosi’, per ricordarcelo.

Birretta

2 apr

Arrivati. Si ricomincia. In Myanmar.

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Perché non scrivi di Trump e America ?

30 mar

Rispondo a domanda.
1) Perché non sono in America in queste settimane e non vedo quella televisione.
2) Perché non ho letto, come tutti o quasi, il rapporto Mueller integrale.

Torno in Myanmar

29 mar

Vado due settimane in Myanmar. C’ero stato da turista.
Questa volta per Rai Italia.
Mi dice chi è tornato da poco che all’aeroporto di Yangon è arrivata la galleria dei “grandi marchi”. Come Doha, Dubai. Ma anche Fiumicino. Non ci credo. Vediamo. Intanto, il programma è molto bello.

Jimmy Fallon, nel giorno di Apple

26 mar

Nel giorno dell’annuncio dello “streaming televisivo” di Apple, Jimmy Fallon è andato in onda partendo da uno smartphone. Non un telefono qualsiasi. Ampiamente citato in apertura e a seguire, come leggo.
La televisione, veicolo delle grandi corporations. Per questo poi ci si butta sullo streaming, senza pubblicità.

Jacinda Ardern, conosciamola meglio

24 mar

Come “gestire” una strage se sei primo ministro ?
Fare come Jacinda Ardern.
Nobel per la pace, subito.

Modern Gomorrah

24 mar

Un blog fondamentale per capire la trasformazione di New York, dopo dieci anni, ha annunciato la sua morte differita. Come questo su cui scrivo. Continuo a postare ma non con la regolarità di tempo fa.
Manhattan, isola dei “ricchi”, ha perso l’anima ci dice il libro (ora in edizione economica) di Jeremiah Moss.
Assolutamente da leggere.
Ascoltando la playlist di Dylan sulla città quando era la “modern Gomorrah”.

Salina, Italia

23 mar

Ieri a Salina, Eolie, per girare una bella storia.

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Perche’ siamo ossessionati dal cibo che ingurgitano i politici. Una volta faceva schifo

18 mar

Non è una patologia solo nostra. Ecco cosa succede in America.
Una volta si diceva di non fotografare o girare uno che mangia. Oggi bocche aperte. E parlano con il boccone in bocca. Mia madre non c’è più per vedere l’orrore.

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Il trattamento Dowd per Beto

17 mar

Maureen Dowd scrive come pochi altri, sulla pagina degli editoriali del New York Times.
Beto, l’astro nascente e perdente (ultime elezioni in Texas) sta scollinando nel campo in salita del gruppone di candidati democratici per la Casa Bianca 2020.
Il trattamento Dowd spettina il nuovo messia.  In attesa di Joe (Biden).

15 marzo e oltre

16 mar

C’è stata una differenza nelle aperture dei telegiornali tra noi e l’America.
Bisognava scegliere tra la strage in Nuova Zelanda e le manifestazioni mondiali ambientaliste.
Piu’ piazze “bambine” da noi e più suprematismo bianco negli Stati Uniti.
Non mi interessa interpretare ma registro la gerarchia diversa.
La nostra carta quotidiana si è attorcigliata, in qualche caso, su doppi sensi riferiti alla ragazza Greta, dimenticando che ci sono anche le altre. Tutte coetanee ed anche piu’ piccole. Alexandria (13 anni) a New York, Harriet e Milau (14 anni) in Australia e tante altre. Sarebbe bello leggere pensierini sul genere (femminile) di queste leaders, sul loro rapporto con i social, i genitori, gli insegnanti. Invece dell’analisi degli obiettivi della “piattaforma Greta” (salvare la terra) che e’ chiaramente un emoticon, di quelli pieni di cuoricini. Di quelli pero’ che fondano movimenti. Ora direi che dovremmo stare solo agli applausi.
A proposito, non ho letto molte citazioni della Laudato Si’ di Papa Francesco. Probabilmente distratto.
Pensando all’America e al ciclo elettorale che si sta aprendo, l’occasione per chi (anche nel campo repubblicano) sfiderà l’attuale presidente è colossale. C’è un buco (dell’ozono) aperto dal negazionismo trumpiano del riscaldamento globale.
Si puo’ vincere sull’ambiente, in una terra ferita da incendi e uragani.
Ho un’idea di chi potrebbe farlo. Ma è troppo presto.

La TV delle organizzazioni di news. No, le opinioni no

10 mar

L’annuncio era arrivato lo scorso anno.
Ora ci siamo quasi. A giugno. . The New York Times chiude la sua lunga preparazione con le serie di brevi documentari (girati benissimo) e plana sul canale della TV cable FX. Ogni domenica, 30 minuti. E poi lo streaming su Hulu.
Le organizzazioni di news vanno in televisione. Come AXIOS su HBO. Come VICE. Come BuzzFeed che si è accordata con Netflix.
La discesa in campo del New York Times segna una svolta. Sara’ importante seguire la trasmissione nel prossimo ciclo elettorale. In quello precedente The Circus su Showtime ha segnato, televisivamente, la campagna per la Casa Bianca.
In generale,in America, si fabbricano inchieste. Si scoprono cose che non si sanno. Si confezionano racconti.
Le opinioni scritte dei giornalisti sono confinate alla pagina cartacea degli editoriali. Una volta alla settimana.
Le opinioni vocali dei giornalisti si sdraiano nei perimetri identitari dei talk shows di CNN, MSNBC e FoxNews.
Non fanno la televisione dei nuovi format delle organizzazioni di news.

Michael Jackson, quattro ore difficili da digerire

6 mar

Forse poteva durare 60 minuti, invece delle quattro ore programmate da HBO.
Senza voce narrante, parlano i due accusatori di Michael Jackson. E molto le due madri dei due bambini di allora. Tanto repertorio. Una densità di dettagli da commissariato, tribunale. Eiaculazioni descritte come in una infinita slow motion.
A proposito di abusi sessuali reggeva molto di più Surviving R Kelly, andato in onda poco piu’ di un mese fa su Lifetime, se parliamo di televisione. Era costruito come un’inchiesta. Se ne sapeva forse meno. E dava un quadro dei luoghi, degli anni, del contesto in cui le violenze, le molestie sono avvenute.
Nel caso di questo Leaving Neverland rimaniamo con le famiglie dei bambini affidati a Michael Jackson che parlano molto e le due interviste guida ai due abusati.
Alla fine della seconda parte di quello che per convenzione chiamiamo documentario è andata in onda una conversazione di Oprah (a sua volta abusata da bambina) ai due protagonisti. Il tentativo è stato quello di andare oltre Michael Jackson e le vittime.

A New York,per qualche giorno, ho registrato le quattro ore e provato a vederle in tempi diversi.
Le storie di pedofilia sono impossibili da reggere a lungo.
Il lavoro, andato in onda su HBO, non facilita la visione. Girato sciattamente ma questo sarebbe un problema di forma e opinabile. Solo che questi anni ci stanno abituando a lavori sul tema delle violenze sessuali costruiti con cura, portando alla luce voci discordanti, silenzi, complicità e, quando ci sono, il business e i passaggi alla cassa che sono la cornice non secondaria dei casi trattati.
In questo mondo di verità parallele, si è fatta dunque sentire la larga comunità globale legata a Jackson. Questo è un aspetto nuovo che riguarda confessioni simili. L’eco social mobilita e costruisce un racconto diverso, non più affidato ai soli avvocati e alle transazioni in denaro.
In un lungo pezzo The New York Times racconta tutta la storia delle accuse a Jackson e giudica “delicato” questo lavoro di HBO, che sarebbe stata citata in giudizio per 100 milioni. Punti di vista.
Per principio credo sempre agli abusati. Anche quando denunciano a distanza di anni.
Credo pero’ che l’onda che ci sta sommergendo di lavori televisivi sul “genere” (abusi, molestie, violenze) abbia bisogno di una costruzione che vada oltre il racconto delle vittime. E delle vittime che vivono solo sull’isola dei famosi.

Per capire Trump e la TV (propaganda live, davvero)

4 mar

Fox News e Trump. Da leggere. Da The New Yorker.