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Ehi, una pagina sulla Fiorentina ( donne ) sul New York Times

11 feb

Siamo ( siamo, prima persona plurale ) l’unica squadra di serie A ad avere una squadra femminile. E cosi’ siamo atterrati con un paginone doppio sul New York Times. Evviva.

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Dimenticate Hillary. La donna della notte in tv rompe un muro

11 feb

Questa e’ la rivoluzione che conta.
Samantha Bee si infila nel muro di uomini che conducono i talks della notte e immediatamente e’ l’unica da seguire sulle primarie. Ascolti molto alti.

Samantha Bee, l’unica donna della notte, si immerge nelle primarie. E lo fa meglio di tutti

11 feb

Dal daily Show di Jon Stewart sono usciti in tanti che ora hanno il loro programma. Con Stewart erano gli inviati del TG. Ora hanno i loro inviati.
Samantha Bee era della squadra e da lunedì ( TBS ) e’ l’unica donna a condurre un talk show della notte.
Samantha ha a sua volta i suoi inviati e uno di questi ha riservato a Jeb Bush il trattamento che lei era solita regalare alle sue vittime.
La critica la premia di default e fa bene. C’e’ anche chi dice che e’ lei l’erede di Jon Stewart ( e non i Colbert, i John Oliver ).  E chi fa capire che se dovessimo eleggere una donna presidente dei talk shows Samantha sarebbe la prima. Piu’ o meno.

Bernie-Sanremo

10 feb

Sono venute fuori partecipazioni di Sanders ad un film e ad un LP.
Vintage Bernie. Che poi e’ lo stesso di oggi.
We Shall Overcome da usare in South Carolina dove l’84% degli afroamericani viene dato a Hillary.

Comeback kid

10 feb

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Il comeback kid di ieri, come da pronostici.
Quell’altro stavolta e’ affondato.

Cosa sta succedendo

10 feb

Scusate se comincio dicendo che se non siete stati ad un rally di Bernie Sanders  ( e di Donald Trump ) non potete avere un’idea di cosa sta succedendo.
Quello che vedete in televisione e’ il risultato di una camera puntata sull’oratore. E cosi si discetta di quello che si vede da casa, ufficio, ecc. Tutti che dicono piu’ o meno le stesse cose, dopo avere controllato i siti di riferimento. A chi non controlla può scappare una cazzata per la fretta di twittare ma cambia poco.
Quello che si perde sono i pubblici degli oratori. La camera andrebbe diretta su chi ascolta. A fare bene il compitino andrebbero sentiti almeno una ventina dei presenti ( numero a caso che vuol solo significare non due o tre come fanno le news ).
Poi bisognerebbe andare in giro per l’arena e magari osservare che ai comizi di Trump passano i venditori di bibite e noccioline come allo stadio. E che a quelli di Sanders puoi incrociare molti sguardi commossi.
La nozione che puoi seguire il mondo dal Mac e’ ormai passata. “Mi permetto di dissentire” ( uso un eufemismo che Sanders adopera spesso ).
Senza esserci non si colgono due elementi che, stasera che non c’ero, ho ascoltato su MSNBC . La gioia e l’autenticità’.

 

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Con il 4% dei seggi scrutinati Sanders e Trump hanno gia’ vinto

10 feb

“The outsiders take the hill”.
Mesi fa lo scontro si diceva sarebbe stato ancora tra le famiglie Clinton e Bush.
Stasera non sembra cosi ma la strada e’ lunga.
Con solo il 4% dei seggi scrutinati NBC ha gia’ dichiarato i vincitori.

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Come guardare in tv le primarie. Stiamo assistendo ad una cosa grande

10 feb

A New York i tasti 14 (MSNBC) e 44 (FoxNews) sono quelli su cui girare.
I telegiornali dei grandi networks stasera alle 18.30 hanno dedicato i primi 20 minuti ( sui 30 totali ) al New Hampshire, il piccolo stato che alla fine per numero di delegati contera’ poco piu’ di zero.
Ma come per l’Iowa siamo tutti qua, imbambolati e appassionati.
Urne chiuse ma file mai viste prima ancora ai seggi.
Stiamo assistendo ad un grande evento.

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Se l’83% degli elettori democratici sotto i 30 anni in New Hampshire e’ per Bernie

10 feb

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Si stanno per chiudere le urne in New Hampshire e aspettiamo i risultati.
Ma una cosa NBC ce la dice gia’. Gli elettori democratici sotto i 30 anni per Hillary sono il 16%.
Tutti gli altri per Bernie, il vecchietto socialista di Brooklyn.

Feel the Bern

9 feb

Carne

9 feb

Dopo un’ispezione e un divorzio.

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Test definitivo per i sondaggisti in New Hampshire

9 feb

Se non vincono Trump e Sanders si puo’ dichiarare ufficialmente morto il mestiere di sondaggista.
Chi deve vincere oggi in New Hampshire sono soprattutto loro, quelli che ci hanno detto che Trump tra i repubblicani e Sanders tra i democratici sono nettamente in testa.

Si sta votando. La sorpresa, forse . Comunque, una rivoluzione

9 feb

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Nessuno vi ha raccontato questo signore, candidato tra i repubblicani.
E’ il governatore dell’Ohio, stato fondamentale nelle elezioni generali di novembre. Nella vita ha fatto tutto anche se si sta facendo passare come un Mr. Smith che va a Washington.
John Kasich a Washington c’e’ stato parecchio. E’ stato 18 anni nel Congresso americano, ha tenuto un programma per otto anni su FOX, e’ stato managing director in Ohio della fallita Lehman Brothers .
Kasich ha lavorato sodo in New Hampshire, giocando la carta del moderato tra i Cruz e i Trump.

Occhio anche a Jeb Bush dato in ascesa. Nel campo repubblicano “second is the new first”. Ovvero chi arriva dopo Trump e’ come avesse vinto.

Detto questo, oggi dovrebbero vincere Sanders e Trump e questa e’ una ennesima rivoluzione americana, dopo quella recente di Obama. Ne parliamo.

D.A. Pennebaker e Chris Hegedus hanno raccontato le elezioni come nessuno

9 feb

Le carriere di D.A. Pennebaker e Chris Hegedus coincidono con la storia del documentario.
I loro racconti delle elezioni, Primary e The War Room, sono il meglio sulla faccenda.

Il trattore Christie passa su Rubio ( il figlio prediletto dell’establishment ). Domani il voto

8 feb

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Stamattina nelle tv Chris Christie continua, dopo il dibattito di sabato, a passare sul corpicino di Marco Rubio. Io scommetto su Kasich, il governatore dell’Ohio.
Vincera’ Trump ma la lotta per il secondo e terzo posto ( i sette del dibattito piu’ la Fiorina ) e’ importante per continuare in South Carolina e Nevada.
Dall’altra parte Hillary ha ridotto lo scarto con Bernie, anche grazie all’esercito di anziane donne di governo della macchina Clinton atterrate nella neve del New Hampshire. Ma Bernie ha radici nello stato e il suo esercito e’ giovane. Lotta appassionante. Ma voi avete le splendide primarie di Milano….

Colbert, il dopo Super Bowl. Una barba. Nonostante Obama, Megyn Kelly…

8 feb

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David Letterman si e’ fatto crescere una barba veramente lunga. Dice che lo ha fatto per irritare chi gli sta attorno. A quanto pare anche moglie e figlio. E per segnare, anche plasticamente, la fine di un’era.
Succede a chi, potenzialmente, ha una barba. Che la usi per dire qualcosa che sai tu. Poi arriva sempre un fesso che dice “babbo natale…ecc.”
Difficile sostituire uno come Letterman che volava alto sopra le differenze ideologiche e non.
Ogni volta che leggo di un Letterman italiano mi vengono le bolle. Devi essere nato al centro degli Stati Uniti e portare i calzini bianchi con il doppiopetto e poi ne riparliamo.
Alla fine mi ero stancato di vederlo ma anche lui di vedersi com’era. Da cui la barba e lo stop.

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Al posto suo e’ stato scelto Colbert. Bravo, molto bravo, spirito caustico simile a Letterman ma piu’ elitario, distante da un pubblico che e’ cambiato con gli anni.
Avevo letto che guarderebbero Colbert solo il 17% dei repubblicani ma non mi sembra questo l’unico punto.
Fallon che lo batte sempre negli ascolti e’ piu’ generalista. Non fa male a una mosca ed e’ divertente. Anche se un poco meno qualunquista di Jay Leno, che comunque vinceva anche lui su Letterman.
Nella vita bisogna accontentarsi della nicchia che si e’ scavata, cari miei.
Stasera comunque Colbert divertente nel dopo Super Bowl. Soprattutto Tina Fey ospite.
Obama pretaped ci fa pensare ogni giorno a quando non ci sara’ piu’. Megyn Kelly invece ci fa pensare che martedì si vota in New Hampshire.

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Beer and politics. Il migliore del Super Bowl

8 feb

Ed ecco tutti gli altri.

Meet Hillary, Bernie and Donald. Una domenica mattina nella chiesa della politica

7 feb

Oggi Chuck Todd, il conduttore di Meet the Press, lo storico programma di NBC, se li e’ sparati tutti.
Chi l’ha sparato grossa e’ Donald Trump che ha ribadito che, se vincera’, tornera’ il waterboarding e “molto di piu’”.

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Marco Rubio, il bimbo imbambolato

7 feb

Vi dicevo della poesia mandata a memoria da Marco Rubio. Oggi tutti dicono delle risposte robotiche.
“L’Obama repubblicano”, il bimbo che dice la poesia ha fatto una figuraccia alla recita di fine anno.
Studia, Marco studia.

Feel the Bern al Saturday Night Live. Il doppio, grande

7 feb

Larry David ormai e’ un grande Bernie. Come Tina Fey, una grande Hillary.
Quando il doppio dice parecchio dell’altro. E Bernie sta bene al gioco.

Il dibattito tra i repubblicani su ABC. Ma il fact checking e’ passato di moda ?

7 feb

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Il ritorno di Trump al confronto ( senza togliere nulla all’autoincensamento ).
L’attesa vendetta di Ben Carson su Cruz che in Iowa aveva sparso voci sul suo ritiro.
L’ascesa di Rubio e il tentativo degli altri di bloccarla.
L’ultima spiaggia per Christie e Jeb Bush.
Questi i motivi per cui il dibattito tra i repubblicani, a tre giorni dal voto in New Hampshire, aveva senso. Rispettate le attese ? Direi di si.
Christie, governatore del New Jersey, ha fatto il possibile per distruggere bimbo-Rubio che e’ riuscito ad uscire dall’angolo ( tramortito ) ripetendo sempre che Obama ha fatto cadere l’America dal podio della medaglia d’oro consegnata personalmente da Dio al paese eletto. Rubio penosamente ripetitivo , non lo dico io ma tutti nel dopo dibattito, a cominciare da Bill Kristol.
E proprio su Obama, sul record della sua amministrazione, sono state dette cose palesemente non vere. Ad esempio le cifre della deportazione dei migranti “undocumented”. Per sei anni Obama ha notoriamente deportato piu’ di tutti ( ahime’ ).
Ricordo che otto anni fa ci eravamo tutti emozionati con il fact checking. Ora , in questa campagna drogata, i fatti sono ridotti ad opinioni.
Alla fine da ABC ci hanno detto, appunto, che il tema piu’ trattato dai social media e’ stato l’immigrazione.
E cosi il moderato John Kasich, governatore dell’Ohio, e’, tra i sette sul palco, quello che esce meglio stasera ( nonostante abbia parlato dieci minuti meno di Rubio ). Trump, con un vocabolario ridotto ma chiaro, ha portato a casa un bel pareggio che, essendo in testa di vari punti, potrebbe bastare. E il timido Jeb Bush e’ una possibile sorpresa.
Il 40% degli elettori del New Hampshire sono ancora indecisi, ci dicono su ABC. Martedì sapremo quanto avra’ pesato la televisione di questa sera.

PS Oggi Ronald Reagan avrebbe compiuto i 105 anni. I piu’ furbetti non lo hanno dimenticato.

“These guys”

6 feb

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La mail che arriva dal partito democratico e segnala il dibattito tra i repubblicani di stasera contiene questa immagine e la scritta “these guys”.
Ci mancava scrivessero “goodfellas”.

Jacques Derrida e gli americani

6 feb

Aridatecelo ( due )

6 feb

Capita che pensi una cosetta ( non la scoperta della penicillina ). Ci fai un post.
E il giorno dopo trovi online un lungo pezzo che lamenta lo stesso vuoto.
Si chiama “comune sentire”.

Stump speech

5 feb

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Marco Rubio e’ chiaramente il figlio prediletto dell’establishment repubblicano.
Marco cresce nei sondaggi in New Hampshire e le televisioni registrano la sua ascesa senza mettere ostacoli ( domandine difficili ) sulla sua strada.
Ho ascoltato due volte Marco Rubio nell’ultima settimana dal vivo ( eroico, io ). E non so quante altre l’ho visto in televisione rispondere a domande con parole che erano estratti, parola per parola, dall’unico discorso che si porta dietro. Si chiama “stump speech”.
Lo fanno in genere tutti i candidati, chi piu , chi meno.
Nel 2008, quando ho seguito la campagna di Obama, sono passato dall’emozione alla stanchezza. Era sempre lo stesso discorso. Cambiava solo l’inizio ( Ciao Iowa, New Hampshire,ecc. a seconda di dove si trovava ). Ma ogni volta Obama almeno aggiungeva, improvvisava qualcosa.
Non ho mai visto uno che ha mandato a memoria il suo compitino come Marco Rubio. Sembra il bambino che recita la poesia di Natale.

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Cuore di mamma ( 90 anni )

5 feb

AVVISO AI NAVIGANTI. Bernie e Hillary. Le ragioni per cui ora saltano fuori i dibattiti

5 feb

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Sto guardando il dibattito su MSNBC tra Hillary e Bernie.
Inutile fare la pagellina. Non sono neutrale, come tutti.
Faccio notare solo un paio di cose che hanno a che fare con la televisione.
I dibattiti democratici hanno fatto fino ad oggi meno ascolti di quelli repubblicani non solo perche’ non possono contare sulla presenza/assenza di Donald Trump.
Hanno fatto meno ascolto perche’ il partito democratico li riteneva pleonastici. La marcia verso la convention di Hillary era stata segnata da pochi confronti e collocati in giornate impossibili per raccogliere pubblico ( contro le partite di football che fanno il massimo ascolto e spesso alla domenica, il giorno che e’ anche quello delle migliori serie tv ).
Succede che queste elezioni, sottovalutate da tutti, stanno battendo tutti i record di ascolto sulle televisioni all news ( FOXNews, CNN, MSNBC ). Anche quelli registrati con Obama nel 2008.
E succede che la sorpresa Bernie sta facendo paura a Hillary, chiaramente sostenuta dal partito democratico. E non solo. Basta vedere ora il dopo dibattito su MSNBC e si capisce che anche la televisione “progressista” ( come CNN ) tifa per Hillary. E cosi’ sono saltati fuori altri dibattiti che non erano programmati e finalmente in giorni feriali.

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Per chiudere, in Italia ci sogniamo due che fanno domande come Rachel Maddow e Chuck Todd stasera.Erano seduti dietro una scrivania. Non inginocchiati.

Aridatecelo

4 feb

Manca anche Letterman. Ma senza di lui queste elezioni sono zoppe.
Aridatece Jon Stewart.

A TALE OF TWO BERNIE(S). Il Bernie cattivo lancia il Bernie buono. Su ABC Madoff

4 feb

Richard Dreyfuss e’ un grande ( e grosso ) Bernie Madoff.
La cosa migliore ( l’unica ? ) della miniserie che ABC ha apparecchiato in due serate sull’uomo simbolo della caduta di Wall Street nel 2008.
Bernie ha 78 anni e sta scontando i 150 ( centocinquanta ) anni di pena a cui e’ stato condannato. I suoi due figli non ci sono piu’ ( Mark si e’ suicidato nel 2010 e Andrew e’ morto per un linfoma nel 2014 ).
Ero andato ad intervistare alcuni di quelli che tra i primi avevano affidato a Madoff i loro risparmi. Bernie prometteva a tutti il 10% e niente spese. All’inizio non erano billionaires. Poi arrivarono anche quelli. Tutto ando’ bene per Madoff fino a quando gli investitori non cominciarono a chiedere i soldi indicati sull’estratto conto di fine anno.
La serie di ABC e’ incollata dalla voce narrante di Dreyfuss che ogni tanto ci parla, come da moda bulimica di questi tempi. Ma cade nella soap, non aiutata dal corso degli avvenimenti che conosciamo piuttosto bene, anche solo perche’ siamo contemporanei, come direbbe qualcuno.
Girato “alla Muccino” da Raymond De Felitta, con la camera che gira indefessa attorno al protagonista, forse per distrarci dalla scrittura. Che e’ piatta, senza possibilita’ di seconde interpretazioni. Forse perche’, almeno nella prima parte, mancano i truffati, soprattutto i pesci medio-piccoli degli inizi di Bernie. Ricordo di avere parlato con una coppia in Florida che, avendo perso tutto, era emersa dalla pensione per aprire una pizzeria al taglio grande come un garage che ricovera un paio di motorini. Tra le vittime illustri ci fu il Nobel Elie Wiesel, menzionato nella serie.
Detto questo, la materia e’ talmente appassionante e Dreyfuss un tale monumento che si rimane comunque appesi fino alla fine. Certo Billions che sta andando in onda su Showtime e’ un campionato intero sopra.

E cosi’ la storia dei due Bernie ebrei di due quartieri di New York si lega in questi giorni di campagna elettorale.
Il truffatore che viene dal Queens con il senatore che viene da Brooklyn. Uno che e’ il simbolo della Wall Street criminale e l’altro che a quella Wall Street la vuole far pagare ( almeno a parole ).
Bernie Madoff e Bernie Sanders. A tale of two Bernie(s).

Il pifferaio magico

3 feb

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Era successo con Obama ma poi lui riusci’ ad allargare demograficamente e non solo la coalizione che lo porto’ alla vittoria nel 2008. Ora Bernie Sanders raccoglie giovani come un pifferaio magico che suona una musica che raggiunge quasi solo una fascia di eta’. Lo avevo visto con chiarezza nel caucus dell’Iowa dove sono andato.
Bernie ha raccolto l’84% dei voti degli elettori tra i 17 e i 29 anni. Chi ha 17 anni ma avra’ 18 anni entro le elezioni generali di novembre ha potuto partecipare ai caucuses.
Due parole che nei comizi di Bernie sono diventate uno slogan e che vengono costantemente gridate sono “27 dollari”. E’ la somma della donazione media alla campagna di Bernie. In una giornata, dopo l’Iowa, sono arrivati 3 milioni di dollari. Sanders sta battendo tutti i record per numero di offerte. E lui lo fa notare continuamente, in contrasto con i grandi contributi che riceve Hillary, fatti di somme parecchio piu’ grandi.
E la promessa elettorale di Bernie di rendere gratuito l’accesso alle universita’ pubbliche naturalmente aiuta. Ma non e’ solo questo. C’e’ qualcosa di autentico nel vecchio socialista americano di Brooklyn che gli under 30 evidentemente riconoscono.