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Panic mode

16 Mar

Trump ora dice che la pandemia potrebbe durare fino ad agosto. Rinvio elezioni per la Casa Bianca ? Pochi giorni fa minimizzava.
Non è la serata adatta per la seconda puntata di Homeland ultima stagione, che ho appena visto.
Cerco su Netflix una robetta da ridere.

A casa, si impara

16 Mar

Siamo al recupero del debito scolastico.
Era una vita che mio figlio mi diceva di guardare THE DEFIANT ONES (I Ribelli), la miniserie in quattro puntate di documentari andata in onda su HBO nel 2017 e poi su Netflix. Una di quelle cose che sposti in avanti perché lavori,ti butti sul calcio nei finesettimana e mastichi roba che pensi sia piu’ commestibile come Narcos, The Crown, ecc
Poi arrivano giorni come questi. E ho deciso di seguire il consiglio. Non è per tutti.
Ti deve interessare storia della musica, da Springsteen a Snnop Dogg. Una storia americana di come un bianco e un nero (partendo da sottozero) si mettono insieme e vendono la loro impresa ad Apple. Una storia che, come in un puzzle, mette insieme tanti di quelli con cui sei cresciuto, la colonna musicale della tua vita che si incastra con quella di tuo figlio.
Jimmy Iovine (il bianco) della costa est e Dr.Dre (il nero) della costa ovest nascono come tecnici del suono, autodidatti. Le loro vite corrono parallele.
C’è molta ricostruzione nel documentario di Allen Hughes ma anche tanto meraviglioso repertorio. Iovine era nello studio quando Springsteen ha partorito Born to Run, che ricordo mi cambio’ per sempre , se non la vita, la mia playlist.
E poi c’era con “Because the night” (Patty Smith) e con Tom Petty Stevie Nicks, Eminem, Lady Gaga e tanti altri. Sull’altra costa del paese Dre battezzava i rappers piu’ celebri che emergevano da Compton e dintorni. E finalmente ho capito la genesi del gangsta rap con il suo simbolo, Tupac.
Insieme, Iovine e Dre, fondano Beats e poi la vendono ad Apple per tre miliardi di dollari e questa è storia piu’ nota.
I giorni a casa sono utili. Sto anche imparando a fare qualcosa in cucina oltre alle insalate.

Viva il Papa

16 Mar

Non posso ogni volta che nomino Papa Francesco dire che sono laico, ecc.
Ma il Papa che cammina, con la sua andatura basculante, nella Roma deserta è immagine profetica. Io a casa, come tutti. Leggo del Papa in uscita e ho pensato che è stata la cosa giusta da fare.

PS Da domani, mi dicono, la messa in streaming da Santa Marta va in onda su Rai Italia, nel mondo. All’ora in cui ascolto sempre Prima Pagina su Radio Tre.
E la sera ore 21.05, su TV2000, va in onda IO CREDO con Papa Francesco (e Don Marco Pozza).

No brunch, please

15 Mar

Ci provo a dirlo. A casa.

Distanziamento sociale made in Chicago

15 Mar

La fuga degli americani dall’Europa si risolve in questo all’aeroporto di Chicago.
Miei familiari passati per Detroit ieri nell’unico volo con due posti da Londra non hanno trovato la stessa folla. Ma aerei stracolmi ovunque.

In Cina, con l’iPhone

14 Mar

Un documentario breve girato da un giovane filmmaker con un iPhone. In visita alla famiglia da New York . A 500 miglia da Wuhan.

Tests, lies and videotape

14 Mar

Sono giorni difficili in cui capita di dire, scrivere fesserie. Non sarebbe consentito a chi deve prendere decisioni che riguardano tutti noi.
E noi che non siamo epidemiologi possiamo solo leggere quello che accade nel mondo e aggiungere The Lancet alla mazzetta digitale. Quello che è certo è che nulla sara’ come prima anche se “tutto andrà bene”.
C’è chi lavora sulle statistiche e quella dei tests (tamponi) desta preoccupazioni. Si dice che hanno funzionato i modelli cinesi e coreano dell’isolamento. Si dice meno che in quei paesi hanno tamponato la qualunque. Non solo i calciatori al primo colpo di tosse. Ma tanto ora arrivano i nostri dall’America con i tests fatti nel drive in. Prima il tampone e poi il film. E arrivano le prime smentite ad alcune parole ultime di Trump dedicate alla pandemia.
È chiaro che distanziamento sociale e isolamento (Taiwan, Hong Kong, Singapore) non sono le uniche misure da prendere.
Nelle case si cucina molto e si sta attaccati ad Internet. La televisione residuale fa grandi ascolti con le news e indotti vari ma chiude gradualmente il live del resto.
Senza sport crolla un pezzo importante di platea che non gira meccanicamente su Netflix (che avrebbe  chiuso gli uffici di Los Angeles) e simili.
Succedono cosi due cose. La sparizione del pubblico, che mi sembra un sogno. Solo pochissimi programmi potrebbero soffrirne alla lunga. Quelli che hanno creato una community, come Propaganda Live.
L’altra cosa è l’esplosione di dirette streaming, social, invenzioni canterine e non. Molta ovvia autoreferenzialita’ ma tanta roba bella, fresca, piena di gioia. Che in questi giorni è una meraviglia.

L’altra parola della settimana

13 Mar

Smart. Smart working. Lavoro intelligente, agile. Non so perche’ non si usi la versione domestica. Sorvolo sulla differenza con il telelavoro.
In tanti improvvisamente al lavoro da casa. Una rivoluzione affrontata con le scarpe di cartone nella tempesta ma che sara’ un lascito potenzialmente formidabile dei giorni che stiamo vivendo.
Dagli Stati Uniti arrivano consigli per gli acquisti legati all’apertura di nuove domande nel mercato. Quando in testa c’è sempre quella cosa lì.

Per Mentana

12 Mar

Ogni sera Mentana spende parole sugli anziani che se ne vanno. Senza si sappia nulla di loro. Siamo un paese per vecchi. Ce lo siamo detti per tanto tempo, glissando sui centomila giovani andati via in breve tempo. Magnificavamo il nostro “stile di vita”, dal servizio sanitario nazionale alla cassa di resistenza delle famiglie, fino alla dieta mediterranea. Era il passato.

A parte Netflix

12 Mar

Piu’ tardi vedo il film di Gipi.

Quello che ha detto Trump. E numeri da shock

12 Mar

Trump sul coronavirus. Ha detto che le assicurazioni, i grandi providers, non faranno pagare il “treatment” (la cura). In realta’ non faranno pagare il test. Quello che secondo molti costa 3200 dollari.
I numeri da shock sono proprio quelli dei test effettuati.

La parola della settimana

12 Mar

Circola in questi giorni la parola UNTORE.  Una brutta cosa. Da evitare.

CORONAVIRUS, podcast. Tra passato e futuro

11 Mar

Luigi Zingales (University of Chicago) e Kate Waldock (Georgetown University) parlano di come potrebbe andare a finire. “Il capitalismo”. Guardando al passato.

Namaste

10 Mar

È arrivata l’ora di abbandonare la stretta di mano. Mio padre che, come tanti, misurava l’altro dalla stretta di mano mi ha insegnato quello che so. Per lui era l’unita’ di misura del tutto.
La mano floscia, umidiccia, calda, brutte cose. Anche i baci a cavolo, basta.
È finalmente arrivata l’ora di NAMASTE.

IO CREDO, la quarta puntata con Paolo Rumiz e le benedettine di clausura

10 Mar

Ecco la quarta tappa.
Dopo la prima , la secondala terza.

E basta

10 Mar

Ascolto Radio Tre, in questa mattina diversa dalle altre. Ci dicono che i posti letto per la terapia intensiva in Italia sono 5000. Grande sproporzione nord-sud. Solo 150 in Calabria, ad esempio. Presto altri 5000 saranno allestiti, apprendiamo oggi.
In Francia sono il doppio. In Germania quattro volte tanti (ma con una popolazione superiore di 20 milioni).
In Francia e Germania il sistema sanitario è misto, con diversità. Pubblico e privato. Ma perche’, in Italia com’è? Ho sperimentato di recente. Ma come? Non hai un’assicurazione privata? Mi hanno detto gli amici quando raccontavo dei mesi, anni di attesa per quello che dovevo fare. Non è ovviamente in discussione l’abnegazione degli operatori sanitari, in situazioni come quella in cui siamo precipitati.
Smettiamola pero’ di dire che abbiamo “il migliore servizio sanitario del mondo”. È quello che dicono in molti paesi, dal Canada all’Europa del nord.
Quando si affermano cose simili andrebbero fatti studi seri sul rapporto tra tasse pagate e assistenza fornita. Sta tutto in questa forbice.
“Il migliore paese al mondo” mi ricorda gli Stati Uniti. Ogni presidente, da Obama a Trump, ce lo ha ripetuto. Con un servizio sanitario che buca un terzo della popolazione.

Furbizia

9 Mar

Nel New York Times emergono dubbi sull’osservanza delle rigide regole imposte dal governo italiano, causa coronavirus. Nell’articolo si fa cenno alla nostra “furbizia”. Sarebbe una declinazione di un nostro carattere nazionale.

A casa e senza casa

8 Mar

Abitiamo le nostre case piu’ a lungo del solito. Un quarto del paese addirittura non esce di casa.
The Atlantic ci racconta dei 3.6 milioni di siriani rifugiati in Turchia. Quelli che hanno perso la casa.

Grandi vecchi

8 Mar

Da incorniciare Natalia Aspesi oggi su La  Repubblica.

L’odore dei soldi

7 Mar

Il piu’ bel monologo di sempre sul finanziamento delle campagne politiche per la Casa Bianca. Bill Maher su HBO.

3200 dollari

6 Mar

Dalla California Vasco Rossi rimbalza la notizia che i casi di coronavirus sono ancora pochi negli Stati Uniti perche’ il test (volgarmente, tampone) costa 3200 dollari. Non so se si riferisce alla storia del conto recapitato ad un paziente in Florida o se ha fonti altre. Quello che è sicuro è che tutti hanno riciclato in Italia l’informazione e ormai è sentire comune che da noi i tamponi sono gratis e in America costano 3200 dollari.
Dicevo ieri in un post che non è proprio cosi’. Costo variabile (a seconda della copertura assicurativa) o gratuito (se assistiti dai programmi federali, pensionati e non ).
E poi, naturalmente, ci sono quei 27,5 milioni che non hanno alcuna assicurazione e che in Italia abbiamo assunto si fossero tutti riparati sotto l’ombrello della riforma sanitaria di Obama (Obamacare). Per chi è in possesso di un’assicurazione privata (pagata personalmente o dall’azienda) il costo del test dipende dalla polizza stipulata. Come vedete siamo alla giungla ma chi vive in America lo sa sulla sua pelle. La questione riguarda la complessità del racconto. L’intreccio di pubblico e privato. Ad esempio il gigante delle analisi da laboratorio Quest Diagnostic sta lanciando il suo test. 
Un’altra societa’ di diagnostica, abbiamo letto, avrebbe la possibilità di produrre kit a 10 dollari..
Le fondazioni filantropiche, le università sono al lavoro per trovare il modo di testare la popolazione in modo economico. E in quantità.
Il problema è la catena delle autorizzazioni (e il costo) che porta all’analisi di laboratorio. Quante volte un cittadino americano prima di fare un esame, un’operazione chiama la sua assicurazione per capire quanto dovrà pagare ?!!!
Ecco perche’ il coronavirus è la grande occasione per la Casa Bianca e chi aspira ad entrarci. Test gratuito. Lo slogan che fa vincere e ci salva.

Il tampone elettorale americano

5 Mar

Se vai sui siti ufficiali (ambasciata d’Italia negli Stati Uniti e il CDC americano, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) deduci tra livello 3 e livello 4 che andare oggi a New York dall’Italia significa entrare in una quarantena domiciliare (per chi ha un domicilio) per gli ormai rituali 14 giorni.
Aerei vuoti o cancellati.
Se invece cerchi di capire come funzionano i tamponi, test ecc in America incappi in un mal di testa, sintomo destinato a trasformarsi in patologia conclamata.
È lo stato federale, bellezza, al cui confronto ridimensioni in un secondo il casino delle ordinanze delle nostre regioni, dei nostri comuni. Questa frammentazione è stata testata gia’ con Ebola. E fu un disastro rimediato con cerotti di liquidita’.
Ho ascoltato ieri su Radio24 dire che ogni tampone usato dal nostro Servizio Sanitario Nazionale avrebbe un costo di 125 euro e che in America sarebbe di 3000 dollari. L’informazione è imprecisa ma fotografa una situazione in divenire complessa, negli Stati Uniti. A me ad esempio non costerebbe nulla perche’ assistito dal programma nazionale del Medicare, che copre chi ha compiuto 65 anni ed ha lavorato sul territorio americano. Stessa cosa per chi è assistito dal programma Medicaid, che interviene per le famiglie che usufruiscono dell’assistenza federale ( per capirci un aiuto alla sussistenza).
E per il resto della popolazione?
La stragrande maggioranza di quelli che assembliamo nella “classe media” e che, se non assicurati dal datore di lavoro, pagano un’assicurazione privata che non si capisce mai cosa copre fino in fondo?
Milioni di famiglie probabilmente non si sottopongono a test per paura dei conti degli ospedali. Ecco che arrivano le elezioni per la Casa Bianca.
La salute è da tutti riconosciuta essere la questione numero uno nella testa degli elettori. Sanders promette la gratuita’, Biden una revisione della riforma obamiana che ha comunque coperto meno del dieci per cento degli americani. Trump pure potrebbe cogliere l’occasione al volo. E infatti è arrivato un primo provvedimento. Che rimanda al medico la decisione sull’opportunità di procedere al test, comunque in un groviglio di possibilità.
Basta poi non dimenticare la lobby farmaceutica.
Sul tampone potrebbe giocarsi la Casa Bianca.
In America il virus è appena arrivato. In alcuni palazzi di Park Avenue a Manhattan ci sono distributori di amuchina all’ingresso, mi dicevano ieri. Ma a qualche chilometro di distanza se si avvertono quei sintomi che abbiamo imparato a conoscere si preferisce tacere e tenerseli. Per non morire di povertà.

Le maratone tv italiane, un martedì super

4 Mar

A chi parlano le maratone televisive italiane  sulle elezioni primarie democratiche ?
Me lo chiedo mentre gioco a ping pong tra Mentana e Sky TG24. Sono partiti a mezzanotte e promettono di tenerci compagnia fino alla California, a nove ora di fuso da Roma. Per tutta la notte, fino al nostro nuovo giorno.
Si vota in quattordici stati e AXIOS e POLITICO  sono i siti da seguire in tempo reale. Ci sarebbero anche American Samoa e i democratici all’estero e mi viene in mente che avrei dovuto votare ma questa volta non so chi scegliere e allora ci vediamo a novembre.
I maniaci d’America sono probabilmente divisi tra computer e televisione e lottano con il sonno, come sto facendo io. Ma gli altri ? Tutti quelli che stasera hanno seguito i talk shows nostrani che ci hanno appena detto che causa coronavirus si consiglia agli anziani di stare a casa ? Immagino che la raccomandazione non vada oltre l’oceano fino agli Stati Uniti, dove i candidati sono tutti tra i 70 e gli 80 anni.
Sono usciti alla vigilia di queste votazioni quelli col cognome difficile (Buttigieg, Klobuchar) sollevando non solo i nostri commentatori. I “giovani”.
Da Mentana il tavolo degli opinionisti è piu’ didascalico, televisivamente istituzionale. Potrebbero parlare di Renzi, Conte, Salvini, Meloni e stanotte sono in America. Tutti allenatori di calcio meno l’Annunziata che quel paese lo pratica veramente.
Piu’ specialistico il tavolo di SKY TG24 con Costa e Rocca, su cui mi fermo di piu’ perdendomi le battute di Mentana che è sempre un peccato.
Sento la brava corrispondente di SKY dire a proposito di Bloomberg che “la filantropia andrebbe fatta senza dirlo” e allora cambio canale. È vero il contrario. Va fatta (potendo) e va pubblicizzata. Almeno secondo me. E la storia degli Stati Uniti.
Sotto lo schermo (SKY) intanto scorre il serpentone che chiama Biden John, invece di Joe. Ma checefrega, tanto ‘sti americani sono quasi tutti John o Joe.
Mi accorgo poi che anche Linea Notte del TG3 sta facendo lavorare i suoi corrispondenti dall’America.
Ogni tanto rivado su NARCOS MEXICO di Netflix in attesa dei risultati. Perche’ diciamoci la verità. Tutti dicono, piu’ o meno brillantemente, cose che i maniaci svegli questa notte sanno benissimo. L’unico modo di allargare la platea per queste elezioni sarebbe quello di raccontare storie, credo.

IO CREDO, terzo capitolo

3 Mar

Dopo la prima e la seconda puntata, ecco la terza.

Aaron Sorkin, come scrivere le primarie

2 Mar

Da The West Wing ad oggi, passando per Facebook, ecc.

La BESTIA di Trump

2 Mar

Un ritratto dell’uomo che muove i social di Trump.

The great influenza

1 Mar

Nicholas Kristof scrive della “great influenza” del 1918.
L’editorial board del New York Times prende atto della diffusione del virus oltre i confini dei paesi e richiama tutti all’aiuto reciproco. Dovrebbe prima aiutarsi l’America stessa, in un caso come questo, almeno sospendendo la salute a pagamento.
Per tutto il resto ci aggiorniamo.

Piccoli Woody Allen crescono

29 Feb

Ha vinto l’Oscar per il miglior corto. Ha studiato film alla NYU. Gia’ lavora da qualche anno, anche per Netflix. Da seguire.

Emergenze

29 Feb

La storia di quello che sta accadendo , a margine del flusso di notizie.

Bonolis, IO CREDO NON CREDO PERCHÈ CREDERE

28 Feb

Bonolis, lunedi sera ore 21.05 TV2000.