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In India, ancora

10 gen

Sto partendo per l”india. Calcutta, la casa delle bambine di strada in cui vado per la quarta volta, in cinque anni. La incontrammo per caso questa Casa della Provvidenza con TV2000 e non sono piu’ riuscito a staccarmi.
L’idea di Paolo Ruffini fu “seguiamo” queste 40 piccole donne per dieci anni.
Una specie di Boyhood al femminile.

La compagnia aerea mi ha inviato una mail per avvertire di aspettarci lunghe code per passare la sicurezza. Con la chiusura del governo federale americano, la TSA è a ranghi ridotti.

A reti unificate. Il muro con il Canada

9 gen

Il presidente Trump ha chiesto di parlare a reti unificate al paese.
La prima volta da quando è alla Casa Bianca. Dieci minuti alle nove di sera.
Non c’era la sicurezza che gli sarebbe stato concesso lo spazio.
È andata che Trump ha potuto leggere dal teleprompter la sua richiesta di fondi per costruire non si sa più cosa. Un muro, una barriera, una tenda. Al confine con il Messico, al sud.
Trump non ha parlato di “emergenza nazionale”. Anzi ha esordito parlando di “crisi umanitaria”.
Poi è passato ad elencare crimini commessi da migranti entrati senza documenti.
Hanno brevemente risposto Nancy Pelosi e Schumer, i leaders democratici.
I numeri parlano. “Il problema” non è al confine con il Messico. Ma casomai al nord, quello con il Canada. Dove sono entrati un numero maggiore di presunti terroristi.

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Golden noia

7 gen

Quest’anno sono andato meno al cinema, come credo sia capitato a tanti. Bohemian Rapshody, che ha vinto migliore film “drama”, non l’ho visto e non mi precipito a vederlo. Black Panther mi è piaciuto.
La cerimonia dei Golden Globes molto meno.
Uno dei due conduttori (Andy Samberg) è cosi’ poco, poco divertente che mi ha ammosciato la serata. I discorsi di ringraziamento, poi, quando diventano elenchi dei collaboratori, ammazzano. E stavolta veramente tanti in modalità lista della spesa. Meglio allora chi saluta la mamma e i figli, come usavano i ciclisti al traguardo.
Mi ha stupito, ad esempio, Cuaron (Roma) che ha letto una cosetta. Al secondo premio ha citato i figli, comunque.

Le uniche cose buone probabilmente sono state quelle silenziate perché contenevano “una parolaccia”. Poco per il resto da ricordare. Non che volessi rimandi al muro con il Messico (che pagherà il Messico) ma qualcosa che facesse capire che siamo dentro il gennaio del 2019 e non del 2009 (c’era Obama). C’è voluto Christian Bale vincitore con Vice (il biopic del vice di Bush, Cheney) per dire che la prossima volta il film sara’ su Mitch McConnell, il leader della maggioranza repubblicana al Senato…
Green Book, migliore film “musical-comedy”, la storia di un italoamericano e un pianista di colore nel sud degli Stati Uniti, ha funzionato come dichiarazione politica dell’anno. Glenn Close, alla fine, ci ha ricordato bene cosa significa MeToo, essere donna e madre, a parte le molestie. Per non dimenticare la stagione scorsa.

Andando agli altri premiati, adoro Patricia Arquette.
Grande Carol Burnett (85 anni) storia della televisione. Ha commosso tutti. Si invecchia e chi conosce la tv americana ricorda la più grande comedian che sia passata da queste parti.
E grande ovviamente Jeff Bridges, anche lui omaggiato per una carriera non solo “Grande Lebowski”. Ha citato uno dei quattro, cinque film che mi porto dentro per sempre, The Last Picture Show (L’ultimo spettacolo) di Bogdanovich del 1971. Era girato in bianco e nero.
Netflix, con The Kominsky Method e Roma, ha trionfato. Ma per il secondo anno ha vinto la più brava di tutti, Rachel Brosnahan, la Mrs. Maisel di Amazon, una serie che finalmente non tratta di “morti ammazzati”.
Questa è la televisione ragazzi. Meglio del cinema.

Il finale delle serie. E quello della vita

5 gen

James Poniewozik, The New York Times, scrive di Bandersnatch richiamando il finale dei Sopranos che tanto fece parlare. Aggiungo quelli di Mad Men e Breaking Bad.
Le serie a cui ci affezioniamo non dovrebbero finire. Desideriamo una corsa parallela alla nostra e mischiamo destini. Il nostro non ci è dato sceglierlo.
Bandersnatch sembra regalare questa possibilita’. Di farci il nostro finale.
L’intervattivita’, cosiddetta, è solo videogame. “La televisione ha ucciso la realta”.

Un dollaro per il muro

4 gen

Chiedono alla Pelosi se autorizzerebbe il Congresso a dare un dollaro per il muro di Trump. Lei risponde che il muro è immorale.
A proposito dell’impeachment eventuale di Trump di cui si sono riempiti i giornali italiani, fino a quando non ci sara’ il risultato dell’indagine Russia è fiction. Come il muro.
I democratici hanno vinto le elezioni di midterm sulle spese per la salute. Immorali in America.

Pronti ? Via

3 gen

Partita la campagna elettorale 2020 per la Casa Bianca, appena entrati nel nuovo anno.
Elizabeth Warren ha annunciato la creazione di un comitato esplorativo. In altri termini, la sua candidatura per i democratici. In programma viaggi in Iowa, lo stato in cui si voterà per le primarie tra un anno circa.
Prima intervista ufficiale ieri sera su MSNBC.

Bandersnatch, così è se vi pare. Anche no

31 dic

Se togliete le opzioni interattive la storia è banale. Qualunque strada scegliete.
C’è la possibilita’ di tornare indietro e cliccare sulla seconda possibilita’. Si può anche non scegliere come proseguire e il racconto lineare è quello che avete più o meno immaginato, date le premesse. Quando mi sono accorto della finestra che consente di uscire con i titoli di coda, ho visto la luce. Non so quanti finali mi ero sciroppato ma ho letto che sono cinque possibili. O forse di più (spoilerati). E oltre tre ore di visioni.
Uno che ci aveva pensato recentemente all’interattivita’ in televisione è stato Soderbergh. Quel tentativo che non avevo apprezzato tanto mi sembra piu’ riuscito, anche se complesso. Ma la piattaforma di Netflix è semplice e funziona tecnicamente alla perfezione.

L’idea di Bandersnatch, della serie Black Mirror ( Netflix) è quella di fare un film ambientato nel 1984 e raccontare il giovane protagonista che lavora ossessivamente alla creazione di un videogioco. E questi lavori in corso dialogano con la sua stessa vita e la modificano.
Lanciato come il primo lavoro interattivo mi ha fatto rimpiangere quelle serie scritte bene che non riesci a mollare e per questo fai binge watching. Che è stata la ragione di esistere di Netflix. Poi sono arrivati in tanti e ora fanno lavorare noi.
Naturalmente c’è chi va pazzo per l’interattivita’. E poi la nuova televisione di chi non guarda più la televisione è il videogame.
Il rischio, in questo caso, è quello di cominciare con il product placement dei cereali e finire per pensare che forse è stata proprio quella la scelta più impegnativa di Bandersnatch.
Le trame e sottotrame presenti non esplicitate nelle serie migliori vengono lasciate aperte, nude, come il frutto di discussioni non risolte nella stanza degli autori. Che invece sceglie, per definizione. The New York Times ha titolato “potere al popolo”…

Questo che si chiude è stato un anno difficile per chi lavora su di noi. Fino a poco tempo si diceva “per noi”, “con noi”.
Black Mirror, almeno da questo punto di vista, arriva come una consegna di Amazon Prime. In tempo.
“La tecnica uccidera’ la democrazia” (Emanuele Severino).
Orwell reificato in Netflix. O in Facebook ?

PS Io continuo a rivedere “The Marvelous Mrs. Maisen”, la serie dell’anno (Amazon).  Con dialoghi meravigliosi. Ricostruzioni splendide come nell’episodio delle vacanze nei Catskills. Un gioiello, per fortuna zero interattivo.

Vecchio e nuovo

30 dic

Sono passato da Lord&Taylor, il grande magazzino che sta chiudendo sulla Fifth Ave.
Era stato inaugurato nel 1914. La mattina, alle 10, l’apertura ogni giorno con l’inno.
Al suo posto arriva WeWork, che ha otto anni di vita e grandi investitori.
Questa storia andrebbe scritta bene.

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La TV del cambiamento

26 dic

Basta con la classifica dei dieci programmi migliori dell’anno.
Anche perche’ chissenefrega quando la quantità delle opzioni è diventata tale da superare l’umana possibilità di vedere tutto. Si rischia di dire di quella che non ha visto nessuno perché nascosta nelle pieghe di un’offerta che ci vorrebbe tossici di Netflix e degli streamers che nascono continuamente, a parte tutto il resto che va in onda in tempo reale.

C’erano una volta i centri commerciali, prima di Amazon. Ora molti chiudono in America. L’offerta si è spostata. So che in Italia si continuano a costruire ma anche la tv generalista funziona bene in Italia. Questione di tempo.
Io accendo la televisione per lo sport. Ci sono giorni in cui lo schermo dell’elettrodomestico rimane nero con la lucetta rossa, a lutto. Il telecomando non si sa dove.
Eppure non ho mai visto tanta televisione come in questo 2018. In America e in Italia, che poi è quasi lo stesso per quello che consumo io. ESPN o Sky, la differenza, con le declinazioni delle storie degli atleti. Sto vedendo su ESPN plus quella di LeBron.

Mi limito a citare due serie. Atlanta (seconda stagione) e The Marvelous Mrs. Maisen (seconda stagione). La prima in onda su FX. La seconda di Amazon.
Poi altre come Narcos:Mexico e Succession vanno giu’ come uno spritz ma non si tratta di capolavori.
Manca una serie della tv generalista ma ce ne sono tante antiche che lottano insieme a noi. Ad esempio le dieci stagioni di Friends (in onda sulla NBC dal 1994 al 2004) saranno ancora su Netflix nel 2019 per l’incredibile cifra di 100 milioni. Poi potrebbero tornare a casa, alla Warner-Media di AT&T (HBO, Cnn, Cartoon Network, ecc.) che dovrebbe lanciare il suo streaming.
Nei nuovi magazzini seriali non si butta niente. Anzi. Non c’è ansia di cambiamenti. Che non mancano. Quest’anno Maniac e Homecoming sono state serie innovative. Ma la televisione sta cementando e valorizzando il suo passato in un mix che mette insieme cibo per tutte le eta’. Anche per chi è senza denti. Piccoli e premorienti. E per chi si è perso un decennio. È una tv dell’eterno presente che la visione su misura ha spalmato sulle nostre notti insonni.

La televisione è sempre la stessa. In Italia vincerebbe Arbore per altri 80 anni mentre Netflix inciampa sul cinepanettone italiano per farsi local e generalista.
In realta’ c’è una tv del cambiamento ma ne parlano in pochi e se non hanno figli in casa non sanno nemmeno che esiste. Si chiama Fortnite, ha i nomi dell’industria dei videogames. Gli schermi neri servono a giocare.
Se vi siete addormentati su un talk show non c’è da preoccuparsi. È l’eta. Del cambiamento.

Soldati d’Italia su Rai Play

24 dic

Un viaggio lungo sei mesi, con il montaggio, in questo 2018. Realizzato da Rai Italia.
Ho conosciuto luoghi astratti entrati nelle nostre conversazioni per raccontare crisi, guerre. Ho soprattutto fatto incontri con donne e uomini di cui non si parla.
Un privilegio, non finiro’ mai di dirlo. E la storia continua, in altri modi.

Papa Francesco

24 dic

Ieri sera la lunga conversazione (due ore) di Don Marco Pozza con Papa Francesco. In onda su TV2000.
Si è chiuso cosi’ il programma Ave Maria, 11 puntate a cui ho lavorato nel 2018.
Le prime otto puntate rivedibili.
Grazie a Don Marco, Paola, Bea, Alessandro, Vasile, Marco. Tutta qua la squadra, perfetta. Autori, redazione, produzione, fotografia.
Quando leggo 100 nomi nei titoli di coda dei programmi penso che il reddito di cittadinanza sia realizzato da un pezzo.

Vado al cinema. A casa

18 dic

Vado sempre meno al cinema. Netflix lo ha portato a casa, in viaggio, al caffè.
Il cinema è mobile, senza orario. “La magia della sala”, si diceva nel secolo scorso.
Non solo serie, ora anche film candidati all’Oscar per Netflix.
Ho visto quello dei fratelli Coen, “The Ballad of Buster Scruggs” e “Roma” di Cuaron. Uno in aereo, l’altro prima di addormentarmi, come si faceva con un libro. Nel secolo scorso.

Mi è piaciuto tanto il film dei fratelli Coen, da molti giudicato debole rispetto alle opere precedenti. Mi sembra racconti l’America, la nascita di questo paese come pochi altri.
Le armi come “fondamento” della costituzione della giovane nazione. L’antologia di racconti western ha il ritmo e la sintassi di un musical. Come dire, pura Americana.
Mi sono appassionato meno a Roma. Anche se ho rivisto pezzi della mia infanzia. Non dico quali ma molto simili.
Ovazione della critica, in preparazione della cerimonia degli Academy Awards.
Nelle sale ci sono i superheroes, a casa fa piacere vedere uno slow film. Una cosa antica, tenera. La macchina ferma, tempi dilatati. Una storia che pero’ è anche contemporanea.
Forse questa lettura doppia piace tanto. L’Oscar ? Un’esagerazione. Ma il cinema è moribondo.
Lo ha ucciso Netflix con le serie. Netflix, che ora vorrebbe la statuetta.

Hot

16 dic

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È possibile mangiare supplì’ e pizza fantastici a Durham, North Carolina ? Yes.
Meglio che a Roma.

Conosci questo autore italiano ?

15 dic

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Sono a trovare mia sorella in North Carolina.
Parliamo di libri che stiamo leggendo. Io sono appena tornato dall’Italia con qualcosa di nuovo. Quello sul maschio che è una bestia, quello sul game, ecc. Li compro ma non so se poi li apriro’.
Preferisco leggere in inglese. Anche italiani tradotti.
Cosi’ fa mia sorella che mi introduce ad un “nuovo” autore italiano che ha appena scoperto e sta divorando.
Un certo Andrea Camilleri. Sai chi è ? Mi chiede.

Bar sport

7 dic

ESPN plus (abbonamento meno di 10 dollari al mese) ha comprato i diritti del calcio italiano e spagnolo. NBC ha la Premier League inglese e FOX la Bundesliga tedesca. Per il resto del mondo ci sono i canali di lingua spagnola. Orgia di calcio fino alla nausea.
Nelle pause tutti gli altri sport.
Bisogna allora, se sei maniaco come me, studiare una dieta (televisiva e da Internet). Registrare. Distribuire le dosi di droga sportiva nel corso della giornata.
Mi piace da sempre fare colazione al mattino guardando sport. Non solo calcio. Anzi piu’ NBA. E insieme slittare tra i siti sportivi che sono nei preferiti.
Mi piace anche fare gli altri pasti accompagnato da uno dei tanti talk shows di ESPN. Gli unici talk shows che ormai frequento. Sport. Se sono solo. O sono con chi mastica le materie.
Poi per il resto della giornata basta calcio, pallacanestro, hockey, football, tennis.
Fino al prossimo pasto.

Il treno finale

6 dic

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In diretta tv le ultime 70 miglia del ritorno a casa di Bush padre e presidente vengono percorse sulle rotaie.
Ai lati del percorso, il saluto dei cittadini. Celebri in passato i treni per Lincoln e Eisenhower.
Commovente quello di Robert Kennedy. Si fermo’ il paese.

Giurato per un giorno

5 dic

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Avevo rinviato per tre volte. Ero fuori dagli Stati Uniti o dovevo lavorare. Di più non si puo’.
E cosi’ alle 9 del mattino sono entrato nel palazzo incolonnato della Suprema Corte di Giustizia, a due passi dal ponte di Brooklyn. Con me, circa trecento potenziali giurati.

La giuria popolare è il cardine della democrazia americana. Processi civili e penali che vanno sulla carta oltre i sei mesi di pena, meno quelli ai minori, sono fatti come nei film. In un paio di stati, come il Vermont, puoi addirittura chiedere la giuria popolare per una multa. Ma se perdi paghi le spese. In genere dodici giurati (ma dipende dai casi, da sei fino a 23) e il verdetto deve essere unanime. L’entità della pena è poi affare del magistrato.
In moltissimi casi civili la transazione tra le parti è quasi la regola. Il sistema sarebbe ingolfato altrimenti e anche cosi’ non può correre velocissimo ma è una macchina da guerra.

Siamo di tutte le eta’, di tutti i colori di pelle. Mi ha ricordato il giorno del giuramento per la cittadinanza americana. Si parte con un video che racconta in sintesi perché siamo tutti in questo grande doppio auditorio. Il dovere e l’onore di servire il paese, ecc. Una cosa comunque non retorica, concreta, la pasta di cui sono fatti gli americani veri, non tanto io.
Poi inizia l’attesa. C’è il wifi. Chi legge, chi lavora, chi studia, chi dorme.
Una simpatica signora, che dice di fare questo lavoro da oltre trenta anni, ci ricorda che potremmo essere convocati per altri due giorni, fino a quando i sei processi all’ordine del giorno avranno completato le rispettive giurie. Siamo molti di più di quanti servirebbero ma la ragione è che puoi addurre motivi per non svolgere il tuo compito e, se vengono accettati dagli avvocati e dal pubblico ministero, torni nella grande aula delle riserve, dove puoi essere ripescato. E’ una lotteria.
Il mio nome esce due volte. E in tutti e due i casi sono processi per “malpractice” (negligenza medica). Accusati ospedali, chirurghi. I casi vengono spiegati dagli avvocati della difesa e dall’accusa. Ci viene anche detto che un processo sarebbe durato circa sei settimane e un altro cinque.
Mi sono seduto su una delle dodici sedie dei giurati e alla domanda se qualcuno di noi avesse ragioni per non partecipare abbiamo alzato la mano in cinque o sei. Ognuno è stato invitato fuori dall’aula dove è possibile spiegare, riservatamente, eventuali pregiudizi ma anche i motivi per cui un periodo cosi’ lungo di assenza dal lavoro potrebbe essere un problema.
Mi hanno scusato ufficialmente le due volte e a questo punto a fine giornata ho finito e servito il paese. Non dovrei essere convocato ancora per sei anni dallo stato di New York e quattro dal governo federale.
Dai 18 anni in poi capita a tutti nella vita, in America. Un paese in cui il diritto al voto non è avvertito nello stesso modo. Forse questi sono i giorni in cui molti capiscono in che paese sono nati o entrati.
Tra sei settimane mi arrivera’ a casa un assegno di 40 dollari. È la diaria giornaliera per i giurati che non sono pagati dalla società per cui lavorano, che se ha più di dieci dipendenti deve garantire stipendio e servizio alla comunità.
Io, giurato per un giorno. Istruttivo.

Il funerale del partito repubblicano. C’era una volta

4 dic

Sono tornato a casa in tempo per vedere tutte le televisioni ( tutte, generaliste e all news ) in silenzio. La bara di Bush padre, la famiglia, i rappresentanti del Senato e del Congresso.
Raro girare tutti i canali e non sentire una parola per lunghi minuti.
Inevitabili, poi, le voci che si sono aperte sul partito repubblicano oggi.
Trump sara’ presente al funerale di mercoledi e non parlerà.

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CRAZY RICH ASIANS, il successo e il flop. La storia di due citta’

3 dic

Crazy Rich Asians , grande successo in America, sembra non avere incontrato lo stesso esito in Cina.
Troppi stereotipi e probabilmente non solo. Ma anche personaggi credibili. Come la protagonista, professoressa di economia alla NYU di New York, universita’ che conosco bene. Traguardo di tanti ragazzi asiatici. Come tutte le scuole d’America.
Mi è capitato di trovare un gran numero di studenti asiatici in North Carolina, Illinois, Michigan. Gia’ nelle scuole secondarie, in corsa per entrare nelle universita’ americane. Sono ben accolti perche’ pagano l’intera incredibile tuition. Sono un esercito le cui dimensioni non sono note. Le cifre ufficiali sono ampiamente sotto la realta’ (351mila nel 2016-2017)
Poi tornano o decidono di rimanere. E’ l’altra migrazione a cui l’America apre le porte. Non si costruiscono muri, come per i latino americani poveri che provano ad entrare dal Messico. È la storia delle due citta’, ai giorni nostri.
New York è la fotografia perfetta di questa polarità. I ristoranti, i bambini passeggiati dalle tate, in mano ai latinos spesso senza documenti, che vivono nel Bronx, East Harlem, Brooklyn profonda.
Gli asiatici giovani, con le carte di credito dei genitori della Cina comunista, non mettono piede nella vecchia Chinatown e svolazzano nei bar downtown, ricoperti con felpe Supreme o Off-White.
Le Crazy Rich Asians di Singapore divertono in America. Fanno meno ridere in Cina dove il meeting pot tra contadini, operai e nuovi ricchi non è ufficialmente miscelato in salsa ketchup.
Non manca molto.

BABY, la serie di Netflix. Ancora prima di vederla

30 nov

Leggo dell’ accusa, in America, sull’opportunità di realizzare Baby, la serie di Netflix in uscita oggi. Accusa pesante. Quella di promuovere il traffico di prostitute minorenni. Roma, la location. Il fatto di cronaca, noto.
Mi viene in mente Gomorra. Un giorno, nel carcere di Nisida, alcuni ragazzi detenuti scimmiottavano protagonisti della serie. Me ne andai quella sera confuso. Non sull’opportunità di realizzare serie come quella. Sulla difficolta’ di raccontare storie di crimini e di orrori. Tutta la nuova serialita’ americana corre su questa delicata terra di confine. Dai Sopranos, passando per The Wire e Breaking Bad, fino a Narcos. Ed infatti spesso i buoni sono scomparsi o sono cattivi anche loro. I cattivi poi sono spesso, in fondo, bravi figli. E non si tratta piu’ nemmeno del vitale conflitto all’interno dello stesso personaggio.
Uscire fuori dall’uomo ad una dimensione ci ha fatto perdere le dimensioni, il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Prima ancora della scrittura di una serie e del tracciato delle sottotrame, forse, bisognerebbe chiedersi cosa vogliamo raccontare. Troppo facile dire: la realta’.

L’amica geniale, in America. Critica alle stelle, televisione di nicchia

27 nov

Si è scritto molto sulla traduzione americana dei libri della Ferrante.
L’amica geniale è diventata “My brilliant friend”. Ci ha lavorato Ann Goldstein del New Yorker.
Brilliant vuol dire geniale, con i significati altri che noi attribuiamo ai materiali brillanti, alle operazioni brillanti, ecc. Due milioni di copie vendute negli Stati Uniti.
Su HBO sono andate in onda quattro puntate fino ad oggi (otto in tutto).
La prima volta di una miniserie in originale, completamente sottotitolata.
HBO non è una rete generalista. Non è Rai Uno. Il suo maggiore successo di pubblico è stato il finale di Game of Thrones, oltre 10 milioni e 4.76% nel blocco demografico che conta in America, dai 18 ai 49 anni. Per capirci Boardwalk Empire raccolse su HBO poco piu’ di 2 milioni di telespettatori e lo 0.81% nello stesso blocco. E soprattutto, The Young Pope solo 585mila teleappassionati e lo 0.16%. Pochi intimi, si dice in questi casi.
Poi i numeri crescono, e anche tanto, con le repliche e on demand. E cosi’ HBO rinnova alcune serie perche’ il suo pubblico di nicchia (metropolitano, colto) le pretende e accordi internazionali le facilitano.

Critica alle stelle in America per l’adattamento giudicato fedele ai testi. Io ho letto solo il primo dei quattro e mi sono fermato. Ho ritrovato quasi tutto, alla lettera. Il cast è meraviglioso. La regia di Costanzo ha lavorato ad illuminare quei prodigi di bambine, ragazze. Vincera’ premi.
Le scene e la recitazione teatrali. E la voce narrante onnipresente entra troppo. Credo siano questi i problemi, almeno per me. Messa in fila come una serie, non ha quel passo. Pero’ c’è l’Italia che gli americani riconoscono, con echi di Coppola e Scorsese. Anche senza avere letto.
E c’è, come nei libri, una grande attenzione per il pubblico femminile, una scrittura di genere che credo piacera’ alla platea di Rai Uno (con Costanzo e la Ferrante, hanno sceneggiato Laura Paolucci e Francesco Piccolo).

Su HBO puoi vedere altro, come il breve Meet the cast and the crew, in cui parlano (in inglese) Costanzo, Mieli e Jennifer Schuur, due dei sette produttori esecutivi, con Sorrentino. Sono utili queste frattaglie che una volta si trovavano nei dvd e che dovrebbero sempre andare in onda, alla fine o in anteprima.
Ho letto in una recensione che My Brilliant Friend sarebbe un Sex and the City in salsa napoletana. Io lo prenderei come un gran complimento.

La storia dei bambini migranti separati dai genitori su 60 MINUTES. Sconvolgente

26 nov

Ho visto, su 60 MINUTES, il segmento iniziale di questa domenica.
La storia dei bambini migranti separati dai genitori al confine degli Stati Uniti con il Messico. Dovrebbe essere gia’ storia ma non si hanno notizie certe. Dei 2600 bambini ufficialmente presi in custodia ancora cinque non sarebbero stati riuniti ai genitori.
Alcune separazioni pare avvenissero con la scusa di portare i bambini a fare la doccia. L’avete gia’ sentita questa storia ?

La resistenza (ad Amazon)

25 nov

Leggo della crisi di Gap. Chiuderebbe negozi in tutta America.
Come Abercrombie, roba passata ?
Rimane il lusso e l’ultraeconomico. E’ la sintesi migliore delle difficolta’ della “classe media”.
Lo storico grande magazzino Lord&Taylor sulla Fifth Avenue diventa WeWork da gennaio.
Barnes&Noble, la catena di librerie, a rischio. Sono passato oggi da Union Square. Bella la vetrina con la corona fatta di libri. L’ultimo Natale ?

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PS Leggo ancora che Amazon starebbe pensando di partecipare a gare per diritti dello sport live. Netflix avrebbe rinunciato. Quale pezzo manca alla fine del puzzle ?

Propaganda va

24 nov

Mi piace Propaganda Live su La7. Lo dico da sempre.
Da lontano soprattutto. È un riassunto della settimana divertente e profondo (nei viaggetti infrasettimanali di Diego Bianchi). Si sono inventati qualcosa. Succede raramente in televisione.
Se poi arrivano anche gli ascolti, bene.
E bene anche Crozza. Daje, paese reale.

A quando NARCOS:ITALIA ?

23 nov

Ho finito l’abbuffata di Narcos:Mexico, interrotta solo dal tacchino di Thanksgiving.
Beh, mi è sembrata perfino migliore delle prime tre serie in Colombia. Ad un certo punto Pablo Escobar era ridotto ad una macchietta e questo succede quando prende la mano allo showrunner e al protagonista. Molto bravi, anche troppo.
Felix Gallardo, il boss messicano, è asciutto e di poche parole, il contrario di Escobar. Anche fisicamente sembra il ragioniere della porta accanto. Non ha la panza (in senso lato) di Escobar. E poi il Messico ci è piu’ familiare della Colombia. Ci sembra dolce e vacanziero. Anche se poi ogni tanto si legge di qualche italiano (e tanti americani) che spariscono da quelle parti.
Il lento avvio della nuova serie si trasforma in apocalisse nelle puntate che seguono.
Il cartello di Guadalajara, che negli anni 80 diventa dominante nel trasporto negli Stati Uniti, prima di marijuana e poi di cocaina, è storia. Fatti realmente accaduti e modificati dalla fiction.

Alla fine mi sono chiesto quando arriverà la serie di Narcos in Italia. Sarebbe un botto. E’ vero che abbiamo le Gomorre e le Suburre. Ma manca la grande cornice globale. Il business della droga questo è.
E mancherebbe forse la DEA, l’antidroga americana. Arrivano i nostri, l’elemento fondamentale nelle serie. Ma forse no. Ogni tanto la DEA arresta boss italiani espatriati. E poi ci sarebbero ramificazioni in Spagna e nell’est europeo. Insomma Europa. Lo stesso Gallardo curava le spedizioni nel nostro continente.
Se nel centro di Roma in un giorno solo vengono chiusi 23 ristoranti per affiliazioni camorristico-mafiose e qualche minuto dopo non se ne parla piu’, ti fai domande. Se fioccano condanne di centinaia di anni come in un recente processo e la notizia passa come un temporale, ti fai domande.
Il problema è che le domande in tutti questi anni non si sono tradotte nella individuazione di una pipeline che esca fuori dai confini di Ostia ma anche Padova, ecc.
Manca il racconto degli eroi della riscossa, quella cosa in cui sono bravi gli americani. Se esiste il grande capo del traffico di droga ci sono anche quelli che li combattono. I buoni e i cattivi. Che nelle serie migliori poi si mischiano e i caratteri diventano complessi. Cosi’ non succede che si mitizzino i cattivi, come accade in qualche serie italiana.
Narcos, Italia non è diventata storia. Prima di diventare fiction. A volte siamo passati direttamente alla fiction.

Truismo. Non altruismo.

22 nov

Ho letto stamattina poche righe sull’indotto parolaio scatenato dal rapimento della cooperante in Kenya.
Non sono andato molto oltre. E’ anche Thanksgiving.
Siete mai stati in Kenya ? Non dico a Malindi a Natale. Nella bidonville di Kibera, la piu’ grande dell’Africa. Io ci sono stato. E da quando passo molto tempo in America, nell’America che ci ha dato quello che siamo oggi (Internet) ho visto cose che voi umani solo immaginate. Anche se siete altruisti nelle Scampie d’Italia.
Leggo biografie di chi elenca missioni da cooperante fatte in gioventù. E leggo commenti derivati.
L’idea che la cooperazione sia una parolaccia è un segno dei tempi. E che ci sia bisogno di spiegarne il significato, il senso è roba da pazzi.
Il prossimo anno dovrei tornare per la quarta volta nella casa delle bambine di strada a Calcutta. E poi andare in altre aree del mondo dove opera la cooperazione italiana. Che non ha nulla a che fare con ‘l’altruismo”. Ha a che fare con la nostra identità. Con quello che siamo. E il nostro futuro. Concreto, non ideologico.
I muri fisici sono come quelli che Trump ha promesso di costruire due anni fa, nei comizi. Per ora c’è solo il plastico. I muri virtuali sono perfino peggio.

Tv e paese “reale”

19 nov

Ho letto recentemente che per capire il “paese reale” bisognerebbe cibarsi di “Uomini e donne”, in Italia. C’è, a margine e non tanto fuori tema, un’infinita letteratura su quelli che si fanno di avocado e quinoa e quelli che invece patatine fritte e burgers. Non sono il “paese reale” tutti quanti. Sono pezzi del puzzle. E anche la televisione è solo un altro pezzo del puzzle. Si è ristretta, messa in lavatrice a 90 gradi.

David Brooks sul New York Times ha scritto di un libro che ho appena letto sul lavoro in America. La citazione dal testo, che ha a che fare con la televisione, ci dice che negli anni 70 e 80 le serie tv che vincevano gli Emmys erano tutte su famiglie operaie. Oggi hanno al centro personaggi in carriera che vivono a New York, Los Angeles, Seattle e Boston.
E’ la storia delle ultime elezioni con la vittoria di Trump. La realta’ si è ribellata alla televisione.
Le serie che tanto ci piacciono di Netflix, Amazon, HBO, Showtime non votano nella middle America. Non le guardano nemmeno. Probabilmente.
Ancora nella stagione 1989-90 la sitcom numero uno è stata Roseanne, autentica “blue-collar family”. Lavoratori, operai, proletari chiamateli come volete. Nella scorsa stagione la ABC ha resuscitato la serie con grande successo iniziale e venduta proprio come “l’America di Trump”.
Una timeline delle sitcoms “operaie” include Atlanta. La seconda stagione è una delle cose piu’ belle che ho mai visto in televisione. Atlanta mischia le carte perche’ non è pop e grassa.

Ma allora la televisione racconta o no la realta’ ?
Viviamo in anni che Baudrillard (scusate, era il 1995) ha detto essere caratterizzati da un “eccesso di realta’”. E non c’erano You Tube, Instagram ecc. La realta’ è quella che ognuno si costruisce con il suo palinsesto privato.
Questo dice la sua rappresentazione politica in Italia, come in America.
Poi bisognerebbe parlare di Facebook ecc. che una volta era amico e ora non tanto. Almeno a quella di realta’ non ho mai creduto.

Bezos a SNL

18 nov

Steve Carell , ospite al Saturday Night Live, impersona Jeff Bezos. La spiega della scelta di Amazon a New York.

Che tempo che fa

17 nov

Ho letto titoli di giornali italiani che hanno messo insieme incendi e neve. Non so dei telegiornali che non vedo.
Gli incendi in California sono l’unica cosa di cui si dovrebbe parlare. A proposito di che tempo che fa.
Una tragedia di proporzioni mai viste. Il numero delle vittime cresce ogni giorno, quando i dispersi vengono aggiunti alla lista. L’inferno nel paradiso.
Poi accade che arrivi una spruzzata di neve su Manhattan e diventa una notizia. Neve dissolta in un’ora in citta’ e oggi splende il sole. Fuori, nello stato di New York, è un’altra cosa. Nel midwest un’altra ancora. E’ un grande paese l’America. New York pure.

NARCOS for real

16 nov

A New York si celebra, con difficolta’, il processo a El Chapo e le cifre dei morti sono da guerra civile silente.
Intanto è fuori su Netflix la quarta stagione di Narcos. O, meglio, la prima di Narcos in Messico. Dopo le prime tre in Colombia.
C’era una volta il Messico dolce, languida meta di vacanzieri ed espatriati che ho conosciuto quando sulla spiaggia di Playa del Carmen c’erano solo dieci bungalows e la sera dovevi camminare con una pila per andare a mezz’ora di cammino nell’unico posto dove mangiare una cosa, aperto da un italiano.
Oggi come Rimini. Peggio perche’ pericolosa.
Quel Messico è andato. Tratta degli esseri umani e droga hanno trasformato il paese.
I tacos meglio mangiarli sotto casa.