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VIVA L’ITALIA. E basta Dylan

2 lug

“Vi lascio in buone mani” ha detto Francesco De Gregori alla fine del suo concerto e prima di essere richiamato sul palco per i bis.
E invece no. Basta Dylan.
Sono in giro a lavorare per l’Italia da un mese e ieri sera ero a Lucca.
Elio, che da Milano e’ venuto da queste parti venti anni fa, mi aveva scritto per chiedere “prendo i biglietti per De Gregori-Dylan ?”. Anche se “concerti mai piu’” difficile dire no grazie.
E’ arrivata da Firenze anche Simona, pure lei antica esule da Milano. Con Elio e Simona ( e altri 15 giura Elio, io non ricordo ) eravamo partiti in treno per andare a sentire Dylan a Parigi nel 1978. Da allora sono andato per concerti di Dylan tante, tante volte. E sempre facendo quel giochetto di provare a riconoscere i vecchi pezzi storpiati ( rivisitati… ) gia’ dall’attacco (ieri sera nella prima parte She belongs to me, Tangled up in blue ). Ora anche questo rito da dylaniati mi ha scassato le palle. E su Sinatra seguitelo voi, se vi pare.
Siamo andati via alla fine della prima parte del concerto di Dylan. Zero emozioni. Tanti giovani per lui.
De Gregori in forma smagliante e’ stato molto, molto piacevole. Tra le pagine chiare e le pagine scure una bella serata, in una bella piazza, in un caldo pazzesco e tra odori antichi di roba buona dimenticata.

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Aggiornamento

6 giu

Breve ritorno a casa, a New York, e occasione di aggiornamento.
Ho incrociato un nuovo candidato repubblicano al giorno per la Casa Bianca con cose perse ( lo struggente finale di Mad Men ) e cose nuove ( Aquarius, la serie con David Duchovny di NBC ).
Proprio Aquarius segna la prima volta di un grande network che adotta il modello distributivo di Netflix. Si possono vedere on demand tutti insieme i dodici episodi della serie. E cosi’ ho fatto. Proprio quando si legge che Netflix sbarchera’ da noi ad ottobre.
Ricordo che poco piu’ di vent’anni fa arrivavo in Italia dall’America con la valigia piena di VHS registrati dalla tivu’. Da uno di questi ( “Real World” di MTV, ancora in onda ) nacque Davvero per Rai Due.
Tornando ad Aquarius, non e’ un capolavoro ma per chi ha fame di California degli anni 60 ( e la storia di Charles Manson, del Black Panther Party, della guerra in Vietnam ) e’ un bel tuffo nel passato recente. Bello per chi nel 1967 era appena adolescente e quindi va bene tutto di quella stagione. Meno bello per parte della critica.
L’idea dell’autore John McNamara ( quello di Prime Suspect ) affonda in una storia che non abbiamo masticato fino in fondo. Gli anni 60 sono questa roba qui. Li trattiamo con occhiali diversi dalla contemporaneita’ e da epoche piu’ lontane o vicine. Come una realta’ decolorata ( proprio come la bella fotografia di Aquarius ) che ci si e’ piantata nel cuore, piu’ che nella testa. Quindi difficile da giudicare. Ovviamente uso un plurale che presume una condivisione che non esiste.
E’stato scritto di una staffetta tra il finale di Mad Men e Aquarius. Beh, visti di seguito come ho fatto io, il passaggio del testimone ci sta. Stando invece alla scrittura delle due serie siamo in due mondi diversi, anche se sempre di California si tratta e piu’ o meno negli stessi anni.
Sognando California ma quella di una volta, non quella di Facebook e compagnia.

Arrivederci ( blog a riposo )

13 apr

Questo blog si ferma. Non c’e’ probabilmente bisogno di dirlo. Non c’e’ una conversazione aperta ( commenti chiusi e zero attivita’ social ).
Lo dico a me stesso, cosi’ so che sono assolto dal piacere-obbligo di postare ogni giorno. E a chi segue quotidianamente, grazie davvero.

Due le ragioni di questa pausa. Una semplice e’ che lavori vari mi portano in Italia per un periodo probabilmente lungo. Questo puo’ essere un alibi ma dire di televisione americana da lontano ( l’ho fatto in passato ) e’ faticoso. Lo fanno in tanti ma non ci sono solo le serie. Ad esempio il prossimo ciclo elettorale americano.
La ragione piu’ profonda per la pausa mi batte in testa da molto tempo. Il format e’ stanco, non esaurito ma indebolito. In tanti hanno lasciato semidormienti i blogs e si sono appassionati alle forme piu’ svelte di comunicazione.
A me interessano formati video. Possibilmente contenuti originali. Provo a capire come arrivarci e con chi. Arrivederci.

PS La spiegazione e’ lacunosa, lo so. Ma tanto e’ solo una pausa.

El sueno americano

13 apr

Ho raccolto storie di undocumented giovani donne, con figli, arrivate dal Guatemala, Honduras, Salvador. Chiedono asilo in America. A centinaia, ogni giorno. Qualche immagine. A seguire un racconto televisivo.
Siamo privilegiati. Non solo perche’ facciamo un bel lavoro.

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Stanley Kubrick, 1958 ( su cinema e tv )

11 apr

Oggi vado in Texas ( dove “Calcutta incontra Gaza” )

10 apr

“Calcutta meets Gaza” a Brownsville, Texas. Cosi’ un conduttore conservatore , molto ascoltato da quelle parti, descrive Brownsville , Texas, al confine con il Messico.

Il TORNADO ( the view from my window )

10 apr

Il tornado di ieri in Illinois apre i telegiornali di oggi.
A seguire Hillary Clinton.

Hillary Clinton annuncia domenica la candidatura con un video ( Breaking News di MSNBC )

10 apr

MSNBC Breaking News con la notizia su Hillary. Vediamo se la corsa ad arrivare primi sara’ premiata.

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BLOODLINE, nuova serie di Netflix, nuova serie da rimanerci attaccati

9 apr

Ho finito la prima stagione di Bloodline. Non c’e’ stato plauso unanime della critica. A me e’ piaciuta parecchio. Attori magnifici come sempre . Storia di una famiglia nelle Florida Keys.

Il poliziotto uccide. In televisione la madre della vittima e l’autore del video

9 apr

In televisione stamattina domina il video del poliziotto bianco che ha ucciso l’afroamericano in South Carolina, sparandogli otto volte nella schiena. La madre della vittima e l’autore del video intervistati. Una storia senza fine.

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The NEWSROOM. Il telegiornale e’ morto, lunga vita al telegiornale

9 apr

Il telegiornale e’ un morto che cammina. A qualsiasi latitudine. Lo sanno tutti quelli che capiscono, anche poco, di televisione. Ma conviene a tutti quelli che ci lavorano , in televisione, continuare a fare aria alla salma.
Se avete in casa o conoscete un minore di 18 ( ma diciamo pure fino ai 25 anni ) che guarda il telegiornale piu’ di una volta al mese, presentatemelo.
Dicevo di esser andato dentro il telegiornale di ABC. Quello che ho visto e’ una redazione piccola e una control room grande. Il teleprompter srotola il racconto quotidiano, fatto di notizie che sembrano poco piu’ lunghe di un tweet. Ogni tanto un esperto si siede al tavolo dell’anchorman per un breve parere fatto di una, una sola risposta. Compresa naturalmente la meteorologa. La camera robotizzata e’ fissa sul conduttore che impacchetta, incarna, intitola il telegiornale a se stesso ( World News Tonight with David Muir ).
Frank Rich ha appena scritto una lunga, bella storia dei telegiornali americani sul New York Magazine. Quello che ricaviamo e’ che la personalizzazione dei telegiornali e’ antistorica ma vivra’ ancora, per la ragione che non c’e’ una alternativa se non la chiusura definitiva. Come un negozio che tira giu’ per sempre la saracinesca ma questa deve rimanere aperta per dare un senso ad una televisione generalista che altrimenti sarebbe senza tempo.
I telegiornali sono il nostro orologio quotidiano. Non servono ad altro. Le notizie in onda le conosciamo  gia’ da prima. Chi non e’ interessato a conoscerle sa comunque che la sua giornata e’ scandita anche da telegiornali che non vede. Ma  ormai le notizie sono un flusso che ognuno acchiappa attaccato alla chincaglieria elettronica che ci portiamo dietro. Gli altri, la maggioranza silenziosa, non contano per chi paga le news, la pubblicità.
Rich ha titolato il suo pezzo sugli anchormen A dumb job che traduco in Un lavoro da fessi.  Ha anche scritto che la NBC e’ ancora in testa tra i TG della sera e invece solo da un paio di giorni e’ avvenuto il sorpasso ad opera della ABC e di David Muir. I telegiornali, per Rich, sono come la notte in cui tutte le vacche sono nere. Cambiano le vacche da 60 anni ma il contenuto di quello che vediamo si e’ ridotto ad una miserabile rifrittura di breaking news ammuffite. Ormai conta il flusso delle notizie non il riassuntino sul teleprompter. Quando si ragiona di riforma della newsroom di questo spero si parli.
I numeri del sorpasso di ABC su NBC dovrebbero fare riflettere ( 7.99 milioni di spettatori contro 7.91 ) in un paese di 320 milioni di abitanti. Erano 10 milioni a network un anno fa. Sotto i due milioni in media il gruppo demografico decisivo, quello tra i 25 e i 54 anni, una pattuglia per ogni canale tv.
In attesa di vedere il telegiornale di VICE, ricorda Rich, continuiamo a celebrare questo modernariato televisivo. Giornalismo impalancato negli studi, dove ognuno chiacchera su video scaricati che non ha girato. Fino a che la newsroom sara’ occupata al grido di “andate a lavorare”( si fa per dire ).

Dentro il telegiornale della ABC. THE NEWSROOM

8 apr

Sono stato nello studio della ABC durante la messa in onda del TG della sera. Poco prima, mi ha detto la producer che mi ha invitato, avevano tutti festeggiato il primo posto tra i telegiornali della sera. Da quando Brian Williams della NBC e’ stato sospeso per sei mesi, in seguito al racconto di un paio di balle, si e’ aperta la gara tra i networks per il primato.
Il “giovane” ( 41 anni  e “sexiest man alive” ) David Muir sta guidando le news di ABC.
Quello che ho visto e’ una macchina da guerra al lavoro. Non ho capito pero’ dove fossero le notizie. Ormai corrono come un tweet, con la velocita’ della luce. Primi 15 minuti senza pubblicita’. Nell’altra meta’ del TG il diluvio di spot. Sono finite e non me ne sono accorto.

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Church of Neurotology

7 apr

Che brutta cosa. Il calcio

7 apr

Vabbe’, tranquilli.

Cronaca di una morte annunciata ( MAD MEN )

7 apr

Spoiler, anche se non capisco cosa ci sia da spoilerare in Mad men. Se non la fine che non conosciamo.

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Allora come e’ stato l’inizio della fine di Mad Men ?
Domenica e’ andata in onda la prima delle sette puntate che chiudono per sempre Mad Men. La piu’ bella serie televisiva, almeno visivamente, di sempre. E’ ricominciata la festa di colori che riduce i tempi in cui viviamo ad una povera, triste monocromia di sfumature di grigio. Nostalgia ( come il titolo di uno degli spot della serie ).
Una prima puntata minore. Don Draper macina donne, tra fantasmi del passato e bulimia del presente. Peggy cerca un uomo ma non c’era ancora l’online dating e allora si deve accontentare del parente del collega d’ufficio.
La scena chiave e’ quella in cui Joan e Peggy sono umiliate nel corso di una presentazione da tre idioti managers di un grande magazzino. I maschietti inondano di allusioni le due signore che sono alla riunione per promuovere una linea di collant. Cose che oggi non accadono piu’ ( scherzo ).
In complesso una puntata in folle, che non e’ mai partita, imballata nella scrittura. Nelle prossime sei ci chiederemo che fine fara’ Don Draper. La big picture e’ pero’ quella di Nixon, dopo Kennedy. Ci piace anche la sua voce nasale sullo sfondo e questo vuol dire che siamo proprio tossici di Mad Men.

Il comico che fa la migliore intervista di sempre a Snowden. Giornalismo transgender

6 apr

John Oliver e’ il comico inglese lanciato come inviato nel suo telegiornale da Jon Stewart.
Oliver ha ora il suo tv show su HBO che e’ una rivisitazione satirica di quello che e’ accaduto nella settimana.
Quella che abbiamo visto ieri sera in televisione e’ la prova che quando uno e’ bravo le corporazioni ( dei giornalisti ) fanno ridere i polli. Infatti in America non esistono. E stamattina i telegiornali ( non satirici ) hanno tutti estratti della puntata di Pasqua di John Oliver.
Oliver e’ andato a Mosca ad intervistare Edward Snowden. E’ venuto fuori il pezzo migliore di giornalismo televisivo sull’esule americano in Russia mai visto.
Quando la televisione ha ancora senso. Quando il talento conta. Quando tutte le palle che leggiamo a proposito del primato dell’informazione ufficiale cascano travolte da questa nuova informazione “transgender”, che attraversa i generi.
Ecco perche’ i telegiornali non li guarda piu’ nessuno.

The real Mad Men & Women of Madison Avenue

6 apr

Cose da fare ( o non fare ) a New York a Pasqua. Il tour dI Occupy Wall Street

5 apr

Michael Pellagatti, di mestiere tour guide, porta in giro turisti per la Lower Manhattan. The New York Times ci ha detto del giro che fa fare e di quello che racconta, da esperto conoscitore ( e testimone ) della materia.
Storia e luoghi di Occupy Wall Street. 30 dollari a persona per due ore e mezza. 15 dollari per gli studenti. Gratis per chi ha partecipato al movimento.

Pasqua

5 apr

SABATO SPORT. Final four di college basket ma soprattutto l’immenso SALAH, Messi d’Egitto

4 apr

Stasera le semifinali di March Madness. Nell’attesa, solo Mohamed Salah.

Uova di Pasqua ( 1945 )

4 apr

Easter eggs for Hitler, 445

70 anni fa. Foto storica. Anche attuale ?

Sul ponte di Brooklyn, stamattina

3 apr

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Da venti anni Communion and Liberation ( come dicono qua ) organizza la Via Crucis da Brooklyn a Manhattan. Stamattina pioveva ma erano in parecchie centinaia. Turisti italiani e grande maggioranza di residenti. Ho girato per un documentario sui cattolici americani ( TV2000 ).
Andando via ho visto quello che non avrei voluto vedere. Lucchetti sul ponte di Brooklyn.

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MAD MEN, la fine di un’era ( e di un bel pezzo di tv ). Tutti i libri citati nella serie

2 apr

Stamattina ero fuori alle sette e mi e’ passato davanti un bus fasciato con lo slogan e il titolo del finale di Mad Men ( THE END OF AN ERA ).
Tornato a casa ho letto un bel pezzo di Wired in cui si dice che questa ultima mezza stagione ( sette episodi ) di Mad Men che parte domenica e’ anche una metafora della trasformazione in atto della scrittura  delle serie tv . E addirittura della stessa televisione.
Vi passo allora la lista dei libri che ho raccolto alla New York Public Library a proposito di Mad Men, letti nella serie dai protagonisti. Alla scoperta delle citazioni che Matthew Weiner, il creatore della serie, ci ha ficcato dentro.

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Domandona bis

1 apr

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Accadono cose che non mi aspettavo nella scuola media in cui sto girando in questi giorni. Professori di diverse materie aprono la lezione con una domanda ai ragazzi. Poi consegnano un iPad in cui digitare riflessioni ( siamo in una scuola “charter” gratuita per gli studenti ). Cosi’ vengono fuori pensierini che per il resto della giornata mi ronzano in testa.
Ieri si e’ discusso di amicizia ( “che cosa ti fa diventare amico di qualcuno e che cosa ti fa non piacere qualcun altro” ) ed un disegno, piu’ esplicitamente, recitava la contrapposizione di amore e odio.
E’ successo che l’amicizia e’ stata liquidata in due parole e invece non si finiva piu’ di parlare su cosa ti fa odiare, non piacere ( meglio ) una persona. Ai ragazzi non piacciono cose a cui non avevo mai pensato.

PS Il sistema della scuola pubblica in America e’ diseguale fino allo scandalo. Ci sono scuole straordinarie in distretti in cui risiedono famiglie con reddito alto e altre simili a carceri in distretti poveri. Poi ci sono le “charter schools”. Ma questo e’ un discorso lungo, troppo per questo blog che si avvia verso una bella pausa.

Tutto quello che avreste voluto dire a Justin Bieber. E lui a noi

31 mar

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Accade una volta all’anno. E’ il ROAST di Comedy Central. Un famoso viene fatto arrosto e stavolta e’ toccato a Justin Bieber. Che se non sapete chi sia non preoccupatevi. Non si puo’ sapere tutto. E’ solo il secondo al mondo su Twitter e viene prima di Obama ( 62 milioni e passa ). Non e’ nemmeno primo.
Bieber ha 21 anni ma sembra esserci da una vita. Il suo pubblico non ha l’eta’ nemmeno per guidare una macchinetta e va rispettato. Pensavo che Twitter fosse una cosa da anziani e invece scopro che grazie a Justin ci giocano le dodicenni.
Sul palco del roast sono in una decina, con sorprese come Martha Stewart e Shaquille O’Neal piu’ altri arrostitori abituali. Bieber dovrebbe essere l’obiettivo ma in realta’ e’ un tutti contro tutti. Sul ragazzo canadese arrivano battute a pioggia a proposito della sua fissazione di comportarsi come un gansta-rapper, che per uno slavatino bianchiccio e’ un sogno imbarazzante. Come quello di Michael Jackson, al contrario.
Ognuno ha un pezzo scritto in cui prova a dire l’irripetibile. Si ride ma non solo di Justin Bieber, che piu’ di tanto che vuoi dirgli. Il roast e’ un cazzeggio come non se ne sentono in televisione, che tocca l’intoccabile nel comico, dai campi di concentramento ad Isis. Il sesso e le sue apps sono pero’ il centro di tutto. Su questo non c’e’ freno tirato a mano. E’ un rito liberatorio e dopo ogni pausa una voce off ci ricorda che il linguaggio usato e’ per adulti, ecc. Che dire allora di tutte le dodicenni che stasera sono state alzate fino a mezzanotte per aspettare la replica finale di Bieber. A letto, andate a dormire tranquille bambine. Justin ne e’ uscito bene. Sono secoli pero’ che non esce una sua cosa musicale.
Al contrario di tutti quelli sul palco che hanno una cosa in uscita in tv, al cinema o su iTunes.
Finale a sorpresa e si capisce allora perche’ Justin Bieber si sia sottoposto a questa grigliata. Il ragazzo chiede scusa per tutte le cazzate che ha combinato da quando, a dodici anni, e’ stato scoperto e promette di avere capito la lezione. Dal roast di Comedy Central, il secondo al mondo su Twitter potrebbe presto scalare il primo posto.

Domandona

31 mar

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Sto girando un documentario per la televisione svizzera su una scuola americana. Oggi in classe il professore di letteratura inglese ha esordito con una domanda e ha dato cinque minuti per rifletterci sopra. “Vorreste vivere per sempre ? Perche’ o perche’ no ? Pensate che alcuni meritino di vivere piu’ a lungo di altri ?”
La discussione che ne e’ scaturita mi e’ piaciuta parecchio.
La riassumo con le parole di di Miguel, 14 anni : “…se hai paura di morire, hai paura di vivere”. Sono ragazzi.

E’ andato in onda il documentario di HBO su Scientology. E’ sembrato di averlo gia’ visto

30 mar

Se ne e’ parlato talmente tanto che c’era una bella attesa. E’ andato in onda il documentario di Alex Gibney, passato per il Sundance, su Scientology ( Going Clear : Scientology and the Poison of Belief ) tratto dal libro di Lawrence Wright.
Una serie di interviste a fuoriusciti ( tra cui Paul Haggis, regista di Crash ) ricostruiscono la storia della chiesa fondata da Ron Hubbard.
Gli affiliati a Scientology parlano solo nei repertori. John Travolta e Tom Cruise compresi, i membri piu’ celebri.
La narrazione e’ modello thriller-investigativo con elementi di reenactment-fiction, come abbiamo visto recentemente con il caso Robert Durst, che mi paiono bruttarelli e gratuiti.
Il documentario e’ girato e montato bene ma mi e’ sembrato di averlo gia’ consumato. Capita con i racconti a tesi, anche quando condividiamo il contenuto. Nessuna sorpresa. E i repertori sono la parte migliore. Soprattutto quello della vittoria di Scientology su l’IRS. Il riconoscimento ( nel 1993 ) ufficiale dello stato di chiesa, non profit, e quindi esonerata dal pagare tasse.
Alla fine arriva la storia del matrimonio Cruise-Kidman. E di Nazanin Boniadi che abbiamo visto in Homeland. Siamo dalle parti di Hollywood, dove oggi vanno forte guru diversi dal datatissimo Hubbard.

Ti presento Sally ( Mad Men ) che oggi avrebbe 60 anni

29 mar

Sally Draper e’ nata in Mad Men nell’aprile 1954. Domenica prossima andra’ in onda la prima delle sette puntate che chiuderanno per sempre la serie. Kiernan Shipka, che impersona Sally, ha oggi 15 anni ma se Mad Men arrivasse fino ai giorni nostri Sally avrebbe 60 anni.
The New York Times e’ andato a casa di Matthew Weiner, il creatore di Mad Men, a Hollywood e ci ha raccontato questa specie di “boyhood” di Sally, la sua educazione sentimentale.
Weiner ci dice della centralita’ di Sally nella scrittura, nello svolgimento del romanzo televisivo e dell’idea di raccontare attraverso di lei, il suo sguardo, molte delle cose che abbiamo visto.
La giovane Kiernan ci dice che a lei non e’ stato permesso ( dai genitori ) vedere la serie agli inizi.
Tra un autore, un regista e i suoi giovani protagonisti si crea spesso un legame di dipendenza, di affetto che ognuno decifra come sa e crede. E’ una storia che al cinema abbiamo letto tante volte. Ora le serie che ci accompagnano per anni sciolgono questo rapporto in un tempo piu’ lungo. I protagonisti crescono, invecchiano con noi. Scoprire che oggi Sally Draper avrebbe 60 anni sorprende, sembra strano.
Cara Sally sei bella e brava ma anche tu avevi 14 anni nel 68 e piu’ di 50 quando Obama e’ stato eletto presidente.

MAD MEN entra allo Smithsonian, dove si conserva la storia

29 mar

Tra una settimana parte la stagione finale di Mad Men. Prima della fine, l’ingresso allo Smithsonian. La grande storia.

Brucia il palazzo a New York e loro si fanno il selfie

29 mar

Selfie di gruppo, con sfondo del palazzo che brucia sulla Second Avenue.
A zappare, con quello stick.