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Partito il tour-circo di Lena a New York. Piu’ spettatori che in tv

30 set

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Stamattina alle dieci passavo da Union Square e ho visto una fla di due blocchi attorno alla libreria. Mai capitato prima. Questa sera, tra poche ore, arrivera’ Lena Dunham a presentare il suo libro. Non e’ il solito book tour quello di Lena. E, a giudicare dall’attesa e dalla composizione demografica della fila a New York, nemmeno il solito show.
In venti minuti polverizzati mille libri e sold out l’evento di stasera. Per accedere alla libreria obbligatorio l’acquisto del libro e con questo veniva consegnato un braccialetto di plastica che garantisce l’ingresso alla presentazione.
Quando sono salito a comprare un libro ( non quello di Lena ) ho visto tre “girls” che stavano discutendo se andare a prendere il posto subito. Piu’ di otto ore prima.

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Arriva “STAR WARS Rebels” su Disney Channel. Cartoni animati con l’obbligo di sfondare

30 set

Due anni fa John Lucas ha venduto la sua societa’ alla Disney. La Lucasfilm ha realizzato un episodio della saga di Star Wars per i nuovi padroni che andra’ in onda venerdi prossimo. Con un doppio obiettivo. Rilanciare il canale Disney e lanciare il VII episodio cinematografico di J.J.Abrams in uscita l’anno prossimo.
Il cartone animato e’ stato realizzato con la testa al primo Star Wars di 37 anni fa, da molti che ci lavorarono allora.

Se metti a tavola Landini tutte le sere

29 set

Accendo e spengo ( il computer ). Riprendo a montare.
Vedo Landini da Formigli che grida a proposito di un ritorno allo schiavismo. Se non sbaglio il segretario Fiom si era seduto a tavola da Floris e Giannini nelle ultime due settimane e credo abbia qualche decina di talk shows in cui puo’ ancora accomodarsi.
Ci si attacca a Landini come all’ultima possibilita’ di fare casino nei talk shows che annaspano.
Fare televisione costa. Farla bene, poi, costa tanto. Ma se fatta bene si puo’ provare a venderla in giro per il mondo.
Provate a vendere il Landini Talk Show, oltre la frontiera di Chiasso.

TRANSPARENT e’ la serie tv dell’anno. Un padre trans, un amore lesbo, una famiglia

29 set

Avevo visto il numero zero donato gratis da Amazon circa un mese fa. Avevo scritto “bellissimo”.
Confermo. Con qualche parola in piu’.
Amazon come Netflix ha centrato una serie che potrebbe farne un altro polo della visione che si sta spostando fuori dalla televisione. Certamente meno generalista di House of Cards ma ficcata dentro quella cosa che chiamiamo famiglia e che e’ un incrocio di relazioni piu’ interessante  in questa fase, che qualcuno gia’ battezza come quella “di un nuovo ritorno al privato”.
La scena finale della decima puntata illumina una confusione di ruoli, identita’ sessuali come mai si era vista in televisione. Dopo un funerale ebraico. A tavola, alla fine di una serie di colpi di scena, il dramma si apre alla commedia. Si, perche’ la serie, dieci episodi di 30 minuti, e’ classificata come “dark comedy”. Me la sono bevuta in due giorni, da quando e’ stata messa online da Amazon per i suoi clienti di Amazon Prime, venerdì sera. Fino a poco tempo fa con 79 dollari all’anno si pagava il servizio celere delle merci acquistate e una porta aperta su un magazzino video simile a tanti altri sul mercato. Ma ora siamo arrivati alle serie originali, il salto che ha fatto la fortuna di Netflix.
Siamo a Los Angeles, dentro una famiglia in cui il padre, divorziato, settantenne (un meraviglioso Jeffrey Tambor) si veste da donna e decide di uscire fuori e comunicare la novita’ ai tre figli, adulti. Lui e’ professore universitario, la casa e’ bella, il figlio maschio musicista di successo, le due figlie, una sposata con bambine, l’altra che ricorda Hannah di Girls. Tutti con degli ego ipertrofici ( e quindi buoni per la tv ). Ma con un filo che li riannoda tutti ogni volta che sembrano sul punto di essere separati per sempre. E’ amore, affetto, accettazione dell’altro. Quello che vediamo e’ un microcosmo che pare uscito da Raymond Carver, rivisitato da una mano piu’ affettuosa, piu’ complice, meno gelida e, ovviamente, piu’ contemporanea. La nostra famiglia di Transparent ( autrice Jill Soloway ) non e’ piu’ quella dei bozzetti di Woody Allen che hanno capitalizzato Altman.
Come e’ successo con Girls, ci sono serie tv che arrivano esattamente quando se ne sente il bisogno. E allora perdoniamo cose ( stereotipi, faccette ) che in altri casi ci fanno spegnere l’aggeggio che stiamo guardando. E proprio a Girls dice di dovere molto Jill Soloway.
Nota biografica, il padre della stessa ideatrice di Transparent si dichiaro’ transgender.
Dimenticavo, molte storie di sesso. Anche dello stesso sesso. E una battuta da incorniciare della moglie divorziata dell’anziano protagonista trans che gli dice, con tenerezza “e cosi’ il nostro e’ stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. E i due si abbracciano, scoppiando a ridere.

Il Renzi da Charlie Rose. Cose da rivedere, per la storia

28 set

C’erano passati Prodi e Monti per il tavolo tondo di Charlie Rose. Quindi Renzi.
Charlie Rose e’ il passaggio obbligato per capi di stato, primi ministri, ecc. che arrivano in America.
Per molti n Italia, il paese di Oxford and Cambridge, e’ stato un esame d’inglese.

Domani, domenica, 13.10 su TV2000 la replica del racconto degli scout. Contro la televisione triste

27 set

Apprendo della replica in onda domani dei 90 minuti andati in onda lo scorso giovedì. Prima delle partite, prima di una nuova settimana di talk shows.
Per quei pochi milioni di telespettatori che si sono persi la prima visione.

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Chi e’ Jill Soloway, autrice di TRANSPARENT, la serie di Amazon che sto guardando in questo weekend

27 set

Una rassegna di 13 film ( dal 1928 al 1992 ) girati nella pancia di New York

26 set

Alla BAM di Brooklyn la rassegna Retro Metro mette in fila 13 film e tre corti girati nella subway di New York. Un viaggio che vale una corsa.

Oggi l’ultima di Derek Jeter. In tv c’e’ piu’ lui di Obama

25 set

Si certo, aperture dei TG in America questa mattina su Obama e United Nations. Ma poi tanto Derek Jeter per l’ultima volta stasera con gli Yankees. Il capitano chiude, a 40 anni, 20 anni di carriera a New York.
Naturalmente c’e chi ( Keith Olbermann ) dice che Derek non e’ la leggenda che e’.

SULLA STRADA, gli scout questa sera alle 21 su TV2000

25 set

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Questa sera su TV2000 ( canale 28 ) va in onda il racconto in 90 minuti della strada percorsa dagli scout per arrivare a San Rossore lo scorso 6 agosto. Poi ci sono i giorni del raduno dei trentamila.
E si, ci sono la Boldrini e Renzi, che la camicia azzurra e i pantaloni corti li hanno indossati per anni.
Con Vasile Caplescu ( fotografia ) Nicola Tranquillino ( montaggio ) e Marco Andrea Pes ( musica originale ) mi sono appassionato a questo pezzo di gioventu’ italiana sconosciuta, se non per stereotipi. Ho scoperto ragazzi non ideologici, che mi sono sembrati all’inizio quasi “antichi”.
Sbagliavo, come spesso accade. Qualcosa ho capito nel corso dei dieci giorni che ho passato con loro. In genere e’ quello che succede quando si gira, si domanda, si avanza di curiosita’ in curiosita’. Lasciando a casa quel “punto di vista” che sarebbe quello del documentarista e che per me e’ solo pregiudizio.
Dateci un’occhiata, se vi garba.

Questa lingua la parlano solo in 200 indiani d’America. E Marie l’ha salvata

25 set

Marie ha compilato un dizionario della lingua parlata dalla sua tribu’ di 200 membri residui. Indiani pellerossa che vivono in una riserva in California.
Questo bel corto ci racconta il lavoro di Marie.

Mi allargo per una volta. Ma non e’ che i talk shows in genere vanno male perche’ e’ l’antirenzismo che non tira ?

24 set

Ieri sera ho rubacchiato da lontano una decina di minuti di Giannini e Floris. Poi “ho preferito vivere”. Sono entrato su Floris con Crozza che faceva Landini, la Madonna Pellegrina dei talk shows. E Crozza e’ quello che fa la differenza tra le chiacchere dei due programmi.
Nessuna differenza invece nell’antirenzismo dei due talk shows. E di tanti altri. E di tanta stampa. E di tanti amici miei “de sinistra”.
La tv di solito dovrebbe fotografare gli umori del paese. Almeno dovrebbero farlo i furbetti attenti all’ascolto per mestiere. Anche solo per convenienza. Non basta Pagnoncelli.

“I sandali con i calzini”. The New York Times recensisce ed elogia Lena Dunham

24 set

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In vendita dal 30 settembre il libro-autobiografia di Lena Dunham ( a 28 anni ) atterra sul New York Times incassando un’approvazione senza riserve. Si dice che viene conservata una distanza tra Lena stessa e la Hannah di Girls. Nel senso che “voce della sua generazione” sarebbe quella della serie tv. Lena, invece, e’ una ragazza che prova a mettersi sulla strada di Nora Ephron ( sua tutor ) Tina Fey, David Sedaris. Insomma una bella compagnia.
Puo’ essere, se non la voce, il libro di una generazione che con i social si e’ messa a nudo e Lena vince perche’ lo ha fatto veramente, fisicamente. Siamo molto dalle parti di New York e Brooklyn. Vorrei conoscere gi ascolti di Girls in South Dakota, Idaho, ecc.
L’anticipo di 3.7 milioni di dollari a Lena per il libro ha fatto molto rumore. Ma se una delle frasi contenute nel libro passeranno “alla storia”, se li sara’ guadagnati. The New York Times opta per quella che dice che avere fiducia in se stessi consente di andare in giro con i sandali con i calzini. Buona.

Lena ( Dunham ) fa Donna Letizia. Comincio a non poterne piu’

23 set

Dodici video tutti insieme di Lena Dunham. Mi e’ bastato il primo.
ASKLENA e’ un’idea divertente per il lancio del libro ma sono vicino al rigetto.

Lisa Kudrow ( Phoebe ) e il ritorno del ritorno. La sitcom del reality, metafora tv

23 set

Lisa Kudrow, 51 anni ( la Phoepe di Friends ) torna con una sitcom su HBO e si chiede subito nel trailer : “perche’, si fa ancora televisione ?”. Da intendere: come si faceva una volta ?
The comeback’s comeback, il ritorno del ritorno, gira attorno all’idea di una sitcom su un reality ed e’ la ripresa di una serie che ando’ in onda, The Comeback, su HBO per una sola stagione nove anni fa. Televisione sulla televisione con andamento circolare che ingarbuglia i generi per dirci che la tv rappresentazione della realta’ e’ una finzione. O per dirci che e’ piu’ realta’ della realta’, ed ecco la voluta confusione.
Valerie, interpretata dalla Kudrow, e’ stata una star di reality tv e ora, nella sitcom, prepara il suo ritorno. Si scatena cosi’ un “effetto domino” – dice la Kudrow – che dovrebbe/potrebbe far riflettere sul “saranno famosi” dei reality shows. E così’ la storia diventa metafora del nostro consumo televisivo.

” Philosophical police serial”

23 set

Con l’annuncio della scrittura di Colin Farrell per la seconda serie di True Detective, The New York Times ha partorito un nuovo genere di serie tv. “Philosophical police serial” ha scritto il quotidiano.
Roba alta. Ammazza, ci avevo beccato. La prima volta che lo vidi ho scritto : ” Con una televisione cosi’  entriamo nella fenomenologia dello spirito”.

Il dubbio

22 set

Poco fa tra Madison Ave e la 73 mi sono bloccato su questa domanda.

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I 10 anni di Lost, i 20 di Friends e va bene. Ma i 30 di Miami Vice ?

22 set

Lunedi prossimo, 28 settembre, sara’ il trentesimo anniversario della prima messa in onda di Miami Vice ( Anthony Yerkovich e Michael Mann, producers )
Per chi mastica serie tv fu la conferma di una rivoluzione partita tre anni prima con Hill Street Blues ( Steven Bochco ).

MADAM SECRETARY. Non tutto quello che arriva dall’America e’ “magnifico racconto della realtà’ “

22 set

Primo episodio di Madam Secretary su CBS ( showrunner Barbara Hall, protagonista simil-Hillary e’ Tea Leoni ). La prova che non tutte le serie tv americane sono ” quel racconto magnifico della realta’” di cui ci riempiamo occhi e orecchie ad ogni nuovo esordio. E ci spendiamo sopra paginate che nemmeno gli americani si sognano, ci facciamo lezioni nelle universita’ e corsi nelle scuole di scrittura creativa, ci ingolfiamo Twitter e compagnia social cantante.
C’e’ l’attualita’, la storia in divenire, lo sguardo su quello che accade come in un telegiornale fiction ( l’apertura presigla e’ su due volontari pacifisti americani catturati in Siria ). Ma non e’ Homeland, non e’ House of Cards che giocano in un altro campionato, quello on demand. Ma purtroppo non e’ nemmeno quel mix di Scandal e The West Wing che era annunciato.
Forse la bella Tea Leoni non e’ la bella e brava Julianna Margulies ( The Good Wife ). Ma, come sempre, poi e’ la scrittura che fa la grande interpretazione ed in questo caso e’ convenzionale, appoggiata su un tappeto di caratteri con una sola corda, senza quella possibilità’ di aprirsi a spariti diversi. Il presidente e’ quel Keith Carradine che per noi sara’ tutta la vita quello di I’m easy di Nashville.
La cosa che unisce tante serie americane, lo faceva notare The New York Times, e’ che le donne sono protagoniste in tante serie politiche tv. Come se dicessero ad Hillary “datte ‘na mossa che e’ la volta buona”. Perche’ questo “racconto della realtà’ ” ha bisogno dell’inveramento.
Intendiamoci. Madam Secretary si fa guardare. E ad avercene ( nel nostro paesello di televedenti anziani appisolati ). E l’autrice Barbara Hall e’ solida ( suoi due episodi dello stesso Homeland e tra gli executive producers compare Morgan Freeman ). Ed e’ troppo presto per non urlare al nuovo miracolo tv. Anche perche’ il non miracolo e’ che ci siano tante serie tv sulla realta’, sulla politica, sulla Casa Bianca. Sono il nuovo western americano. E non sempre e’ John Ford.

Oggi pomeriggio al Roma Fiction Fest l’anteprima del documentario sugli scout

19 set

I 90 minuti del documentario “Sulla Strada. Camminare con gli scout” andranno in onda su Tv2000 il 25 settembre. Trenta minuti, anteprima, oggi pomeriggio alle 16.00, Sala Sinopoli, Auditorium.
Girato per dieci giorni ad agosto, montato in due settimane. Ci abbiamo lavorato in quattro ( Vasile Caplescu fotografia, Nicola Tranquillino montaggio, Marco Andrea Pes musica ). Con un grande aiuto degli scout Sivia, Pietro, Cecilia, Francesco, Irene. Grazie.

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Una sola cosa ho imparato in 20 anni di tv. I pubblici si costruiscono

17 set

Leggo cose sugli ascolti dei due talk shows di politica di ieri ( mamma mia di politica, dall’America dove non si sognano di provarci ). Il dato ( basso ) vale anche per le tanto apprezzate serie tv americane su cui si spendono paragoni imbarazzanti ( Cechov, Dickens, ci manca Omero ). Ma sono viste in Italia solo da chi ne scrive e pochi altri.
In sintesi : i pubblici si costruiscono. Vale per tutti.
Per le serie poi in America si e’ scelta la complessita’. Dai tempi di Hill Street Blues ( 1981 ). E questo richiede tempo. A patto di provarci.

PS L’anno prossimo “festeggio” ( si fa per dire ) i venti anni di televisione. Cominciai, dopo un Milano-Italia con Enrico Deaglio, con Davvero ( Rai Due ). Non dico che sembra ieri ( per me ). Ma la tv italiana e’ rimasta da quelle parti. Anzi stava meglio allora.

I 20 anni di FRIENDS. Per un mese a Soho il Central Perk pop up

17 set

Da oggi al 18 ottobre a Soho caffè’ gratis al Central Perk, replica perfetta del set di Friends.
Venti anni fa la prima puntata. Un modo per ripensare ai nostri, di anni.

GoPro, la videodemocrazia. La nostra vita “un’antologia di immagini”

17 set

Noi siamo una telecamera, titola un pezzo dell’ultimo New Yorker a proposito del boom della GoPro.
La camerina-ovunque ha inverato – scrive Nick Paumgarten – quello che Susan Sontag scriveva delle nostre vite, “antologie di immagini”.
C’e’ un lato spaventoso di questa invasione. Una videodemocrazia che e’ come una inquadratura sovraesposta. La puoi correggere nel montaggio ma fa sempre schifo. Ne so qualcosa.

Quasi, quasi vado a rivedere COLPA DELLE STELLE

17 set

Mi ha appena scritto un mio amico. Mi chiede se mi sono rincoglionito ( Colpa delle Stelle ).
Puo’ essere. Lui che, mi ha detto, stava guardando Giannini e Floris ( insieme ) sta invece molto bene.

INSURRECTIONS OF THE MIND. I 100 anni di New Republic in una raccolta di articoli imperdibili

16 set

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Sto ascoltando su NPR Franklin Foer presentare l’antologia appena pubblicata per i 100 anni della gloriosa rivista liberal The New Republic. Foer ripete orgogliosamente “liberal” piu’ volte, parlando della differenza con “progressista”.
Da Herbert Croly e Walter Lippmann ( i fondatori nel 1914 ) a Virginia Woolf, Vladimir Nabokov, George Orwell, Graham Greene, Philip Roth, Pauline Kael, Michael Lewis e Zadie Smith. Ci sono tutti.

Jack, il boyfriend ( di Lena Dunham )

16 set

COLPA DELLE STELLE. Che non e’ Tre metri sopra il cielo

16 set

Questo avevo scritto quasi tre mesi fa.

Vieni a sparare con me. Io non sono Barack Obama

16 set

Stasera le tv cable news si sono appassionate ad uno spot della democratica del Kentucky Alison Lundergan Grimes che sfida, a novembre, il leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell. Vieni a sparare al tiro al piattello con me, dice Alison. E impara ad impugnare un fucile.
Alison ci tiene a distanziarsi da Obama che in Kentucky ha perso nel 2008 con McCain e nel 2012 con Romney. Bill Clinton aveva vinto nello stato le due volte in cui e’ andato alla Casa Bianca.
In Kentucky chi non spara perde ( non ho scritto chi e’ di pelle nera…).

Stamattina in tv si parla di una maglietta

15 set

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Al Today show ( NBC ) si parla di questa T-shirt venduta da Urban Outfitters. Esaurita e poi ritirata, e’ gia’ su eBay. Le macchie di rosso starebbero a ricordare l’uccisione dei quattro studenti nell’universita’ nel maggio 1970.

Hillary, sette anni dopo in Iowa: ” I’m here for the steak”

15 set

Mamma mia, sette anni fa, ero in Iowa. Ci siamo di nuovo. Ormai i diners laggiu’ li conosco tutti. Andro’ preparato.