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Il ritorno a casa di LeBron, pompato da Nike, sponsors e media, si sgonfia come un pallone biucato

31 ott

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Sono settimane che il ritorno a casa di LeBron James, il giocatore di basket piu’ forte del pianeta, veniva descritto come “la piu’ bella storia sportiva” di questo sport e non solo.
Dopo avere fallito il titolo a Cleveland, a casa sua, LeBron era andato a vincere due campionati a Miami, lasciandosi molto male con il presidente della sua vecchia squadra.
Su TNT ieri sera ho visto la partita-celebrazione, presentata come la partenza per la lunga corsa che dovrebbe portare il titolo di campioni della NBA in Ohio, a Cleveland. Da non credere la telecronaca di TNT. Non uno degli esperti in studio aveva dato i Knicks vincenti. Quella banda di disgraziati che ieri sera avevo visto essere fatta a pezzi da Chicago, la sera dopo e’ andata a vincere una partita che ad un minuto dalla fine nessuno nel piccolo schermo giudicava impresa possibile.
Il re stesso inquadrato, LeBron James, e’ sembrato alla fine interrogarsi incredulo sul perche’ di questa ribellione al dominio del suo regno. Ma come, con quelle pippe dei Knicks ?
I telecronisti hanno chiuso in fretta il collegamento. I 20mila nell’arena e i milioni a casa hanno avuto materiale per meditare sulle favole con finale scritto in anticipo da Nike e compagnia.

Per il ritorno di LeBron a Cleveland ci manca poco al Gladiatore

31 ott

Stasera, sto guardando i Knicks ospiti dei Cavaliers. Siamo ostaggi del ritorno a casa di LeBron.
Sembra sia tornato a casa un reduce dalla guerra. Invece, solo una palla in un cesto.

L’alfabeto rap di Harry Potter ( da Jimmy Fallon )

30 ott

E cosi’ si riapre il dibattito sui rappers di pelle bianca.

Prima al Madison della stagione. Un ( bel ) disastro

30 ott

Abbiamo cominciato, io e mio figlio, la stagione del Madison di basket. Purtroppo tifiamo Knicks e cosi’ siamo andati sotto con Chicago di brutto. Ci siamo mangiati il solito schifoso hot dog che ora mi torna su ma quando eravamo seduti al Garden mi era sembrato ottimo.
Andare alle partite con il proprio figlio e’ bello, punto. Se poi una volta ogni tanto si vincesse una partita sarebbe leggermente meglio.

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Donne che bevono vino rosso. In televisione

29 ott

L’apertura della sezione Dining di questa settimana del New York Times tratta di serie tv, donne protagoniste e vino rosso. Avevo notato Alicia ( The Good Wife ) nelle ultime puntate darci giu’ parecchio di vino rosso. Quasi ogni scena un calice. Mi era sembrato strano in un paese in cui il bere e’ regolato da leggi severe ; spesso aggirate ma questo non toglie il fatto che devi avere 21 anni per consumare in un bar, in genere, in America. Un paese in cui, non a caso, appena i ragazzi arrivano nelle universita’ a 18 anni affogano negli alcolici, nonostante i divieti.
Il New York Times ci dice che Alicia non e’ la sola a sbevazzare. Olivia di Scandal ci va giu’ piu’ pesante e cosi’ pure Claire di House of Cards e Carrie di Homeland , che pero’ preferisce vino bianco e tequila.
E’ interessante questo product placement che se non e’ tale ( e tutto indica che lo sia ) afferra un fenomeno che non e’ di proporzioni irrilevanti. In un paese che ha sempre navigato con birre e superalcolici e che sta scoprendo il vino solo recentemente ( come consumo di massa e lontano dalle solite New York, San Francisco, ecc. ) la televisione nelle serie arriva alla grande. Perche’ la pubblicità trova come sa e puo’ le sue strade. Donne di potere in tv che bevono vino rosso. Se lo fanno loro, fatelo anche voi nel Kansas.

Tim Riggins di FRIDAY NIGHT LIGHTS in True Detective 2. E vai !

29 ott

Sono alla seconda stagione su Netflix di Friday Night Lights,  la serie che per me sta scalando tutte le posizioni delle piu’ belle di sempre e adesso lotta con The Wire , Mad Men, The Sopranos e appunto True Detective. Peter Berg, creatore di Friday Night ha girato la serie in “documentary style”. Che e’ il modo migliore di dare verita’ formale alla fiction.

E’stato reso noto che per la seconda stagione di True Detective, oltre a Colin Farrell e Vince Vaughn, ci sara’ Taylor Kitsch che in Friday Night e’ il grande Tim Riggins. Ma sono tutti grandi in Friday Night, gioiello di pura americana.

Paul Allen, 100 milioni per la lotta all’Ebola. Secchiate all’italiana e filantropia all’americana

28 ott

Paul Allen, co-fondatore della Microsoft, ha donato 100 milioni per la ricerca e per le immediate operazioni di messa in sicurezza del personale che opera nelle aree affette dall’Ebola ( 4.555 morti in Guinea, Liberia e Sierra Leone ).
Attendo notizie sulla raccolta fondi in Italia legata alle eroiche secchiate di ghiaccio in testa che tanto ci sono piaciute la scorsa calda estate. In quegli stessi giorni, dominati dai video degli autodocciati, tentativi di scuotere l’opinione pubblica mondiale sull’Ebola andavano a vuoto.

Il talk show della coppia che mastica di piu’ politica in America ( Halperin e Heilemann )

28 ott

Di solito li si trovava su MSNBC. John Heilemann e Mark Halperin sono dall’inizio del mese su Bloomberg TV a fare quello per cui sono diventati i numero uno della politica in tv. Anche  per i libri scritti insieme.
Si, ancora un talk show ma se vedete questo in America, potete fare a meno di tutti gli altri.

Ci siamo

27 ott

Passa il bus sotto casa. Con l’annuncio della fine di una storia. Quella di The Newsroom, dal 9 novembre.

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POP-UP economy. Non solo Halloween

27 ott

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Questa settimana, a New York, sembra che tutti i negozi in affitto della citta’ abbiano trovato una temporanea locazione. Dovunque ti giri, vendono costumi e tricche e tracche per Halloween.
C’e’ un fiorire di pop-up stores, negozi che durano il tempo della festa. Coperto questo bisogno primario, riapparira’ il cartello “for rent”. Ma non e’ solo Halloween ( e a seguire Thanksgiving, Natale ) ad accendere questa economia mobile.
La finestra su strada, solo per quello che ho visto, e’ usata dalle startups ( Warby Parker ) dai marchi che lanciano nuovi prodotti ( Levi’s, Kate Spade ) da chi festeggia anniversari ( NBC per Friends ) e adesso dai grandi negozi online, dai cataloghi che per anni ci hanno venduto il commercio virtuale.
Quando il negozio fisico sembrava destinato a scomparire, ingoiato dai centri commerciali e da Internet, rispunta fuori in una forma nomade e temporanea.
Urge analisi di qualcuno pratico.

Jim Carrey mette a posto Matthew McConaughey ( su SNL ). La pubblicita’ paga ma si paga pure

27 ott

E’ identico. Se McConaughey si era preso in giro da solo, ora arriva la parodia della parodia.

Lo spot per la Lincoln di McConaughey e’ questo.

Le mie pagine preferite del New York Times della domenica. Quelle dei matrimoni ( molti gay )

26 ott

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Nella sezione SundayStyles del New York Times della domenica cerco sempre le pagine dedicate ai matrimoni ( almeno quattro ). In aumento quelli gay. Ci sono sempre i dati biografici della coppia, chi ha celebrato e dove il matrimonio, chi sono i genitori, cosa fanno di mestiere e dove si sono laureati i due.
L’universita’ frequentata misura, piu’ di ogni cosa, reddito, tradizione familiare, ecc.

“Ti presento Barbara D’Urso, una comunista”

25 ott

In questi giorni in cui molto si e’ parlato dell’incontro Renzi-D’Urso in tv, mi sono ricordato di un altro incontro ( che non e’ passato alla storia ) con la stessa Barbara.
Molti anni fa ero alla mensa Mediaset con la Gialappa e ad un tavolo non lontano era seduta Barbara D’Urso. Uno dei Gialappi dice ” Guarda che e’ una di sinistra”. Andando via, mi presentano la signora, aggiungendo ( naturalmente ) “Lui non ci crede che sei comunista, diglielo tu”. Anche se non fini’ in un dibattito sui Grundrisse, la D’Urso stette al gioco e confermo’ la sua fede in Karl Marx.
In questi giorni, lontani un’era geologica da quel pranzetto, pensavo al passaggio di Renzi dalla domenica di Canale 5 che tanto ha meravigliato, sorpreso, indignato addirittura.
E’ divertente notare che piu’ cresce l’antirenzismo dei tesserati dell’Ordine in genere ( in tv e sulla carta stampata ) piu’ sembra lievitare la simpatia popolare. Quella che cova sul divano di casa e non va in piazza con Landini.
Detto che penso che spalmarsi ogni giorno su una poltrona televisiva ( a caso ) di un talk show non faccia bene alla salute di chi lo fa e di chi ascolta, molto meglio Barbara D’Urso di tanti con tessera dell’Ordine. E’ saltata in questi anni in Italia in televisione la “mediazione dell’autorevolezza”, sostituita da presenze piu’ interne al vecchio salotto buono di casa, che e’ quello in cui e’ depositato il tesoretto dell’auditel. La nonna ( anche il nonno che si risveglia nel caso di Barbarella ) e la mamma ( ( piu’ il papa’che butta uno sguardo sull’incrocio di gambe, nel caso in questione ) apprezzano una conduzione piu’ intima, piu’ comprensibile, anche piu’ recitata come una fiction generalista, come un Cesaroni-talk show. E’ piu’ difficile accendere questa connessione che porgere meccanicamente un copione. Un’altra signora della tv che lo fa benissimo e’ la Sciarelli e il suo Chi l’ha visto di cui non si parla mai. Così’ vicino a chi e’ davanti al televisore che sembra uscire dallo schermo per venire a sedersi in poltrona.
Inutile dire che in America Obama preferisce andare da Ellen e Oprah, piuttosto che concedere un’intervista ad un giornalista (ma l’Ordine non esiste ). Per l’ordinaria amministrazione quotidiana c’e’ il portavoce-capo ufficio stampa che si confronta con la sala stampa e le apparizioni del presidente sono dosate. Una storia diversa, storicamente.
Ho letto, dopo la visita di Oprah a Renzi, un tweet che diceva ” A quando Barbara D’Urso da Obama ? “. L’idea era quella della battuta paradossale. In America, c’e’ poco da scherzare, sarebbe possibile.
Ho letto che Staino ha detto ” La nuova Unita’ ? Speriamo non la diriga Barbara D’Urso”. Forse non sa che la signora era “comunista”.

BILLIONS, arriva la serie su Wall Street con Damian Lewis ( Brody ) e Paul Giamatti

24 ott

Mancava. Vedremo se sara’ meglio di quello che abbiamo visto al cinema.
Nel 2015 su Showtime.

Halloween Car Wash. Se ci si mettono anche alla FORD a fare gli spiritosi

24 ott

Pigs & Washington. Gli spot di una repubblicana dell’Iowa

24 ott

In Iowa c’e’ una sfida per il Senato che sta catturando l’attenzione delle tv all news per l’uso dei maiali negli spot. Gongolano anche talk shows comici e Twitter.

Mini-doc ( un gioiello ) con proposta per ridurre la criminalita’ giovanile in America

23 ott

Chemio, a 14 anni

23 ott

Per la ricerca sul cancro. Da The Swedish Children Cancer Association.

Il video ( bello ) di Sarah Silverman per la parita’ di salario uomo-donna. Che non e’ scontata

23 ott

Il video e’ bello e Sarah Silverman e’ grande ma che ci sia ancora bisogno di affermare la parita’ salariale di genere e’ pazzesco. Anzi, le donne dovrebero guadagnare di piu’. Perche’ fanno piu’ cose.

Il primo spot in tv ( autore Spike Lee ) di MO’NE DAVIS, la ragazza fenomeno del baseball

22 ott

Primo game delle World Series di baseball e prima pubblicita’ per la ragazza di 13 anni.

Ben Bradlee ( 1921-2014 ). “Assumete quelli piu intelligenti di voi”

22 ott

Ben Bradlee e’ stato per 20 anni alla guida del Washington Post e direttore ai tempi del Watergate.
Questa mattina le tv all news partono dalla sua scomparsa: “l’ultimo gigante del giornalismo”.

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Cosa succede quando arriva il boom del fracking. Un documentario racconta Williston, North Dakota

22 ott

Il trailer del documentario inizia con immagini simili a quelle che ho fissate nella memoria passando in treno poco piu’ di due anni fa nella stazione di Williston.
Per centinaia di chilometri scendevano e salivano in quattro gatti. Poi, improvvisamente, in quella inarrivabile cittadina del North Dakota sono scesi a centinaia, svuotando il treno. Williston e’ diventata simbolo del boom del fracking in America. Come nella corsa all’oro, si e’ spostato un pezzo di popolazione attratta dagli alti salari. Ricordo che si diceva pagassero 20 dollari l’ora i ragazzi che lavorano nel McDonald’s locale ( meno della meta’ nel resto degli Stati Uniti ).
Ho visto il documentario di Jesse Moss, uscito a New York, che quel giorno pensai fosse ovvio andare a girare, a Williston. E’ il racconto di una rivoluzione. Non tutto mi e’ piaciuto ma troppo forte e’ la materia per mettermi a fare ricami. Da History Channel, subito.

La banda di giovani tatuati, VICE, produce video con i vecchi radical chic, THE NEW YORK REVIEW OF BOOKS

21 ott

La prima delle sei puntate in programma, risultato della coproduzione tra la rivista che ha passato i 50 anni e l’organizzazione di news di Brooklyn, che di anni ne ha una ventina. La serie e’ titolata Talking Heads. Nel primo episodio caricato su You Tube Orville Schell parla di relazioni Cina-Stati Uniti.
L’idea e’ probabilmente quella per VICE di crescere in autorevolezza e per la Review of Books quella di fare un bagno di giovinezza. Coppia di fatto.

E a due settimane dalle elezioni ecco Monica Lewinski. Anche su Twitter

21 ott

Per chi si fosse dimenticato di lei, “eccola di nuovo”. Monica Lewinsky si materializza ad un convegno sul cyberbullying. Parla di reputazione e Internet. E della storia con quello che chiama il suo “boss”.
Il boss, Bill Clinton, e’ il piu attivo in questi giorni a fare campagna elettorale per i democratici.
Monica Lewinsky salta anche su Twitter e in poche ore ammassa seguaci come fosse Katy Perry.
E per le tv allnews e’ di nuovo festa.

Le serie tv che sto guardando. Quelle che non ci sono, mollate. Una lista

21 ott

Dicevo che guardo molta televisione. Ancora, dopo tanti anni. E credo che faccia bene.
Sul fare bene, molto bene, dipende da cosa si guarda.
Se sono “cose di lavoro ” e’ bene, appunto, guardare quasi tutto.
Se sono “cose di piacere”, ecco la lista delle serie tv che sto guardando in questa settimana. Provo ( a cominciare da me stesso ) a non scrivere “narrazione” che se la sento dire un’altra volta vomito.

THE AFFAIR ( Showtime ). Il pilot della scorsa settimana aveva fatto sperare in una storia di infedelta’ diversa. Ma la seconda puntata mi ha lasciato con l’idea che la diversita’ possa consistere solo nella spiaggia di Montauk. Sarebbe poca cosa. Invece confido che sia bella perche’ gli autori non sono fessi.
HOMELAND ( Showtime ) La terza puntata di questa quarta stagione si e’ chiusa alla “famolo strano”. Parlandone dopo mi e’ stato detto che se al posto di Carrie ci fosse stato un uomo non avrei trovato la cosa cosi’ strana. Certo, senza Brody, Homeland e’ ormai ovviamente Carriecentrica. Troppo.
THE GOOD WIFE ( CBS ). La serie e’ la dimostrazione di come si possa sopravvivere all’abbandono ( di solito la morte, nelle fiction ) di uno dei protagonisti. Sembrava che senza Will la storia potesse naufragare e, manco per niente, tiene benissimo. In preparazione dell’uscita anche di Kalinda, la scrittura e’ solida  e ora parte l’Alicia in politica. Roba da solida tv generalista, con qualche stereotipo ( domenica c’era il russo hacker ).
MADAM SECRETARY ( CBS ). Non mi sono appassionato a questa storia che e’stata lanciata nel nome di Hillary, ennesima riproposizione di The West Wing, inimitabile. Ci provo ancora per qualche settimana.
BOARDWALK EMPIRE ( HBO ). Mi sto trascinando verso la fine. Domenica prossima sara’ anche il finale di questa quinta e ultima stagione. Dopo la seconda ho continuato sulla fiducia ma che fatica.
HOW TO GET AWAY WITH MURDER ( ABC ). Il nuovo lavoro di Shonda Rhimes e’ rotondo come sempre ma piu’ svelto. Questo legal drama corre velocissimo. Ti prende e non ti molla. Roba da grande network ( non per le elitarie Showtime, HBO ) disegnata da una grande autrice.
THE WALKING DEAD ( AMC ). Ho guardato, nel tempo, gli zombies a sprazzi. Molto all’inizio, poi basta, ora di nuovo. Credo dipenda dagli umori generali, dalla fase ( come si diceva una volta ). Ora con Ebola e teste di giornalisti mozzate non mi sembra nemmeno una fiction.

Per finire, la riesumazione di una serie che avevo visto male, sottovalutandola. Grazie a Netflix ho cominciato ad affrontare le cinque stagioni di FRIDAY NIGHT LIGHTS ( NBC ). Sono solo alla fine della prima stagione. Per fortuna ne ho ancora quattro. Friday Night e’ andata in onda dal 2006 al 2011 e il genere e’ classificato come “Teen drama, Sports drama, Family drama”, ovvero c’e’ tutto. C’e’ l’America di una cittadina del Texas. Aspetto la fine della giornata per sfogliare le pagine di questo romanzo meraviglioso. Avanti a forza di tre, quattro puntate a notte.

Spike Lee ci spiega cos’e’ il triangolo

20 ott

Phil Jackson, lo zen master della NBA, nuovo allenatore dei Knicks , ha detto in una recente conferenza stampa che Spike Lee non capisce niente di basket. Scherzava. Il regista e’ tifoso accanito della squadra di New York. E’ inquadrato in prima fila ad ogni partita dei Knicks. E’ stato autore degli spot per le campagne abbonamenti. E ora di un documentario realizzato per MSG, la televisione del Madison Square Garden su cui vanno in onda tutte le partite dei Knicks.
Scopo del lavoro e’ quello di farci capire il nuovo schema di gioco della squadra, usato da Jackson per vincere i suoi undici campionati a Chicago e Los Angeles. Si tratta del “triangle offense”, il famoso triangolo. Forse venerdì prossimo, quando sara’ andato in onda lo speciale di Spike Lee, avro’ capito cos’e’ il triangolo. Dipende da Spike.

Il video (pulp ?) di Cattelan (e Ferrari) per il Macbeth del Met

19 ott

Maureen Dowd su THE AFFAIR . “Our infinite fascination with infidelity”

19 ott

Maureen Dowd scrive sulla Sunday Review del New York Times a proposito di THE AFFAIR, la serie tv di cui stasera va in onda il secondo episodio ( Showtime, dopo Homeland ).
Il pezzo e’ il risultato di una conversazione con Sarah Treem che ha lavorato con suo marito a House of Cards ( Jay Carson, gia’ portavoce delle campagne di Howard Dean e Hillary ).

 

I graffiti della subway. La New York che non c’e’ piu’

19 ott

Dagli inizi degli anni Settanta, a New York, i graffiti che coprivano la subway sono stati criminalizzati.
Oggi, cancellata sulla metropolitana, la pittura sui muri e’ diventata arredamento urbano. Viene promossa da scuole, in alcuni casi perfino da proprietari immobiliari. Quella che era stata buttata dentro il cestino della “sottocultura” ora riemerge come arte per collezionisti. Gli arresti proseguono ma non fanno che far lievitare le quotazioni dei piu’ famosi.
C’e’ un signore di 83 anni che ha documentato, allora, quell’epopea visiva. Si chiama Manfred Kirchheimer e la sua opera del 1981 ( girata nel 1977 ) di 45 minuti, titolata “Stations of the Elevated”, e’ stata riportata alla luce per la critica e gli spettatori in questa settimana. Sono andato a vederla.
E’ stato scritto che quello di Kirchheimer e’ un lavoro “impressionistico”, per dire che manca di una narrazione e al suo posto c’e’ la musica di Charles Mingus e Aretha Franklin. Quando le vetture della subway emergono a Brooklyn, nel Bronx, spuntano anche volti, dettagli di chi abitava quei luoghi, di chi ha lavorato ai graffiti. Per contrasto appaiono grandi cartelloni pubblicitari.
Questo documentario non e’ stato fatto in un giorno. E’ una collezione di immagini che andrebbe tutelata come un’opera di Basquiat, per dire della differenza tra il mondo dell’arte e quello dei documentari. Nella Manhattan simile a Lugano di oggi si potrebbe fare questo salto.
Manfred ha detto di essere stato ispirato dalle Anime Morte di Gogol e cosi’ ha chiamato per opposizione i graffitari “anime vive”, live souls.
The New York Times ha scritto che Scorsese, Woody Allen e Spike Lee hanno raccontato New York ma nessuno lo ha fatto con “la lealta’ e la bellezza” di Kirchheimer. Siamo alla (ri)scoperta di questo signore, arrivato a cinque anni a Manhattan, con la famiglia in fuga dalla Germania nazista e che ha poi ha vissuto insegnando cinema e girando e montando film e documentari per altri e suoi propri, spesso passati inosservati.
I suoi studenti lo aiutarono nelle riprese, avvisandolo dai tetti dell’arrivo dei treni. Il documentario partecipo’ al New York Film Festival ma non ricette alcuna critica. Kirchheimer rimase deluso per anni da questa “distrazione” della stampa ( che ora lo esalta ).
Questa sinfonia di colori in movimento e’ girata per anni di mano in mano in cassette VHS, trattate come oggetti di culto dagli adepti. Ora, come dice il titolo e come ha voluto fare Kirchheimer con i graffiti, la sua opera e’ stata “elevata”, fino al trionfo della critica arrivata in leggero ritardo ( 34 anni dopo ).
Quella New York non c’e’ piu’. Per fortuna c’era Manfred a fotografarla, quasi ogni giorno della sua vita.

La serie tv su EBOLA

18 ott

Arriva, pare. All’inizio doveva essere un film, tratto dal libro Hot Zone di Richard Preston ( 1994 ).
Ma perche’ buttare una storia cosi’ in un film ( ?…) quando si può farne una serie tv, devono avere pensato Lynda Obst e Ridley Scott. Mentre Preston sta lavorando ad un pezzo su Ebola per The New Yorker, The Hollywood Reporter ci dice che una serie tv e’ in preparazione per Fox.
Sir Ridley Scott, 76 anni ( Blade Runner, Thelma & Louise, Gladiator, ecc. tanta roba tra cui lo spot Apple 1984 ) fa anche molta televisione. Nel modo in cui usano farla i registi celebri. Dirigendo o assistendo alla regia il primo episodio e poi rimanendo in qualita’ di executive producer. Come, ad esempio, in The Good Wife.