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Chi e’ il giocatore, genio della comunicazione, che non parla con i giornalisti ( domenica, Super Bowl )

28 gen

Domenica Super Bowl dalle 6.30 del pomeriggio. Patriots contro Seahawks, Boston contro Seattle.
E’ la serata tv di massimo ascolto dell’anno, con la piu’ grande concentrazione di spot venduti al prezzo piu’ alto della stagione ( 4.5 milioni per 30 secondi ).
Nello show di meta’ gara questa volta Katy Perry ( con Lenny Kravitz ). Intervista ufficiale ad Obama nel corso del programma.
Insomma l’evento attorno a cui gira la tv questa settimana e non solo.
I giocatori simbolo delle due squadre sono il quarterback dei Patriots, Tom Brady, bianco,sposato con la modella brasiliana Gisele Bundchen e il runner back dei Seahawks, Marshawn Lynch, nero di Oakland con lunghe treccine ( tanto per dire due cose che li separano, parecchio).
Brady nell’ultima settimana e’ stato costretto a dire spesso in tv di non sapere niente della palla sottopeso, truccata, con cui avrebbe giocato nelle partite in casa ( prima notizia dei TG per vari giorni ). Ma il vero caso mediatico e’ un altro. E’ lui, il nero con treccine che odia stampa e tv. Risponde a monosillabi alle interviste perche’ non puo’ fare a meno di sottoporsi alla tortura. La National Football League multa i giocatori che non si presentano in sala stampa, avendo contratti con le tv che prevedono interviste. Lynch ha pagato decine di migliaia di dollari per non averlo fatto in piu’ occasioni. In altre e’ stato arrestato per avere passato la soglia minima consentita di alcol alla guida di una macchina. Lui parla di persecuzione causata dal colore della pelle ( e treccine ). Nell’ultima partita e’ stato multato per un gesto. Si e’ toccato le palle dopo un touchdown.
Lynch ha una storia simile a tanti ragazzi emersi dai ghetti ( in questo caso di Oakland, California ) grazie al fatto di essere un atleta straordinario. Padre sparito di casa quando aveva undici anni, madre a cui dedica i suoi successi. Ha una fondazione che aiuta i bambini poveri della sua citta’. Dice che e’ l’unica cosa che gli interessa e che non gli piace fare il cagnolino dei media. I video delle sue interviste sono visitati da milioni di fans. Lynch ripete lo stesso monosillabo o la stessa frase fino a quando i giornalisti si stancano di fare domande.
Lynch, il genio. Che a volte non arriva nemmeno ai 140 caratteri.

LA TEMPESTA. Una bufala buttata in politica ( a Manhattan )

27 gen

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Parliamo di Manhattan. A Long Island e Suffolk County sta nevicando, come altrove sulla East Coast, soprattutto nel New England ( Boston ).
Ma a Manhattan mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra e la situazione mi sembra uguale a ieri sera e alla notte, che di tanto in tanto ho controllato. Adesso sono 21 gradi F. e le strade sono ghiacciate e pericolose, come spesso accade in inverno. Intendiamoci, il quadro generale non e’ allegro. Vedo in tv centinaia di persone bloccate negli aeroporti senza possibilita’ di prendere un taxi, non solo di alzarsi in volo.
A Central Park, calpestata a quest’ora solo dagli scoiattoli, l’accumulazione e’ di 15 centimetri, misura toccata spesso in passato. Nulla di storico, eccezionale.
Il sindaco Bill de Blasio ci aveva detto che questa sarebbe stata “la tempesta piu’ grande della storia di New York”. Il sindaco non fa il meteorologo. Gli deve essere stato detto della possibilita’ dell’evento storico. Il problema e’ che lui ce l’ha dato per certo. E ha chiuso la città. Evento senza precedenti. Gli aerei non atterrano, treni e metropolitana fermi, e’ vietato circolare con le autovetture. Mai vista una cosa simile.
Guardo i telegiornali ed e’ chiaro cosa e’ successo. Sindaci e governatori si sono giocati in passato la carriera con le tempeste ( Denver, Atlanta, la stessa New York ). E allora e’ accaduto che Bill de Blasio e il governatore Cuomo hanno scelto di farci paura. Ma ora bisognera’ vedere la ricaduta dell’allarme rientrato. Gli americani non amano si dica loro di non prendere la macchina. Sono i cavalli moderni e se la prateria e’ ghiacciata a decidere deve essere il cowboy, non lo sceriffo. In piu’ molti che rimangono a casa stamattina non saranno pagati perche’ cosi’ funziona in America.
Le televisioni hanno spostato le loro telecamere sui governatori che dovrebbero parlare tra poco. Otto stati sono in emergenza ufficiale. Ma Manhattan non lo e’ piu’. Non vedo bene il sindaco Bill de Blasio.
Piu’ tardi esco e vado a farmi una passeggiata. Vi risparmio citazioni per quello che trovero’ nelle strade deserte di Manhattan.

LA TEMPESTA. A mezzanotte, dalla finestra

27 gen

Dalle 23 macchine vietate per le strade a New York. Una cosa inverosimile. Un grande silenzio.
E’ mezzanotte passata e la tempesta, da una finestra di casa, non si vede ancora. Ci vado a dormire sopra e domattina, secondo il nostro sindaco, ci sveglieremo sommersi dalla neve. Tutti a casa.

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A me American Sniper non e’ dispiaciuto

27 gen

Ho finalmente visto American Sniper. Rimandavo. Non so bene perche’. Ora ho capito. Temevo mi piacesse. Nel frattempo ho letto l’autobiografia di Chris Kyle.
Il film racconta il libro. Critica divisa in America. Basta verificare su Metacritic.
A.O.Scott, del New York Times, a cui non e’ piaciuto molto, chiude dicendo che e’ solo un film, semplificazione in chiave western di una storia piu’ complessa.
Denby, del New Yorker, la complessita’ ce la vede.
E forse il problema e’ che questa storia della complessità ha rotto le palle. La citavamo per dire che era sconosciuta alla fiction italiana. Poi e’ diventata un telo con cui copriamo le ( nostre ) nudita’, una cosa con cui lasciamo intendere chissà’ cosa.
Certo, sulla descrizione dei caratteri complessi la serialita’ tv e il cinema migliori costruiscono le loro storie. In American Sniper mancano pezzi della sua vita, certo anche questo. E’ un film. Anche su quel pezzo d’America ( per sottrazione ) che scarica le guerre sui Chris Kyle e va negli shopping malls a vedere American Sniper.
Mio figlio, invece, con cui ho visto il film, dice che non c’e’ sviluppo dei caratteri, che non ce li fa conoscere, che se doveva essere un film patriottico ha centrato l’obiettivo. Mio figlio di solito ci becca piu’ di me.

LA TEMPESTA uccide i famosi. Ma che televisione e’ ?

27 gen

Avevo abbandonato L’isola dei famosi dopo cinque minuti perche’ la conduttrice mi sembrava in preda al panico e non capivo il perche’ di un’occasione cosi’ persa. Dov’era il problema ?
Il collegamento con la terraferma era perfetto, gli “opinionisti” erano in studio e l’inviato da solo sull’isola. Un’occasione storica per sparare cazzate ma anche no. Se vuoi fare televisione live, avendo tutti gli interpreti a disposizione, chissenefrega dello sbarco suul’isola.
E invece trasmissione chiusa poco dopo le 22 ( leggo ora ). Ma come e’ possibile ? Poteva essere una grande anteprima. La tempesta ha chiuso la televisione. Ma l”ISOLA non era il grande romanzo della contemporaneita’ ( eccetera ) ?
PS La tempesta di New York e’ in pausa alle 17.30. Dicono che il bello verra’ stanotte

Unknown

LA TEMPESTA. Dall’isola di Manhattan a quella dei famosi. Vabbe’

26 gen

Ho visto qualche minuto de L’isola dei famosi. Rimandato lo sbarco dei naufraghi per tempesta in corso. Non ho sentito citare Shakespeare e ho mollato.
A Manhattan strade semideserte. Nevica e se vi fanno vedere Central Park sembra di essere in Alaska. Ma per ora niente tragedia. In Tv dicono che potrebbe mancare luce, ecc. Intanto, scuole chiuse domani. L’isola dei famosi ( Manhattan ) regge, per ora.

Unknown

“Sex, drugs & Silicon Valley”, la serie di CNN

26 gen

In cinque episodi, disponibili tutti insieme online, CNN sembra avere imbroccato una strada che vorrebbe essere pop. Se questi sono i long formats che dovrebbero rivitalizzare la allnews siamo a posto. Mamma mia.

In arrivo la nevicata piu’ grande della storia di New York ?

26 gen

Tra poco lo sapremo. In tv parlano di 30-50 centimetri di neve. Nevicata storica.
Il sindaco ovunque perche’ non si dica ( come in passato ) che dormiva.

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SAG Awards, l’anteprima degli Oscar. Senza conduttori, che forse e’ meglio cosi’

26 gen

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Guardo la ventunesima edizione degli Screen Actors Guild Awards su TNT. Invece di Miss Universo su NBC e le serie della domenica, che tanto si recuperano.
Gli iscritti al sindacato SAG-AFTRA ( 111.228 ) sono attori per il 20%. Sono il mondo del cinema e della televisione nel loro complesso che si premiano.
La cerimonia fila via veloce perche’ non c’e’ conduzione. Una voce off annuncia gli attori che si presentano ad aprire le buste. Una specie di Golden Globes per intimi, di grande prestigio per chi vince perche’ e’ come essere eletto capoclasse dai tuoi compagni ( ci sono esempi migliori ma avete capito ). Non tutti i premiati sono presenti e non sempre chi vince ai SAG poi si ripete agli Oscar e questo e’ un bene, non un male.
Il premio alla carriera va a Debbie Reynolds, 82 anni ( Singin’ in the Rain ).
Per stare alla tv, Frances McDormand vince con Olive Kitteridge, Kevin Spacey con House of Cards, Viola Davis con How to get away with murder e il cast di Downton Abbey vince su quell di Games of Thrones, Homeland, Boardwalk Empire, House of Cards. E nel cinema il cast di Birdman ha vinto su quell di Boyhood e gli altri. Per me Boyhood e tutti gli altri invece di Downton Abbey. Anche perche’ il cast che avrebbe dovuto vincere, quello di Transparent, nemmeno c’era.

Al SUNDANCE, Tig Notaro e Sarah Silverman, le piu’ brave. Conversazione preziosa

25 gen

Sarah Silverman oggi al Sundance . Questa conversazione con Tig Notaro, e’ da ascoltare. Se non conoscete le due, questa e’ una buona occasione.

Lo spot sulla vaccinazione, a New York

25 gen

Su New York One, la tv locale, va in questi giorni in continuazione questo spot.

La signora delle news decisiva per le elezioni alla Casa Bianca ( o almeno per il candidato repubblicano)

24 gen

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Ve ne avevo gia’ parlato nel novembre 2012. The New Times Magazine di domani fa copertina e storia centrale su lei , Megyn Kelly.
Nelle barcollanti televisioni allnews Megyn Kelly si e’ ritagliata un ruolo centrale.
Studiare lei vuol dire capire l’America fuori da New York ( il mio mantra ).

Film sulla regia. Da Lynch a Frears, da Loach a Linklater

23 gen

Le interviste delle stars di You Tube a Obama. New Journalism

23 gen

Unknown

Tre stars di You Tube con milioni di seguaci intervistano per la prima volta Obama E’ storia.

Giornalisti in fila per il dopo State of the Union rimandati ad altre occasioni.
I tre di You Tube sono seguiti sui loro canali da 15 milioni di utenti ( una di loro, Bethany 19 anni, da piu’ di 8 milioni ). Adesso aspettiamo l’ascolto finale  You Tube.
Per capire come e’ cambiato il mondo. E perche’ forse sono soldi buttati andare alla Columbia a fare la scuola di giornalismo.

Sergio

22 gen

Stamattina mi e’ arrivata la notizia che Sergio Mazzei non c’e’ piu’.
Sergio, con suo fratello Franco, ha avuto per anni il bar La Perla a Marciana Marina, all’Elba.
Ho conosciuto Sergio che avevo 14 anni. Da allora ho visto Sergio ogni anno, a volte solo per un’ora.
Quando il bar chiudeva, Sergio, stanco dopo avere trattato male l’ennesimo turista, veniva a sedersi con noi, ragazzi. E voleva parlare di politica.
Poi il bar fu ceduto. Bussavo alla sua porta, vicino alla chiesa. E Sergio era li, con il quotidiano aperto. Ti abbracciava forte che pensavi ti spezzasse. Sempre politica, Fiorentina, i figli. Di questo parlavamo. Anche se la viola diceva ormai di non seguirla piu’. Ma poi sapeva tutto. Di Renzi mi diceva “e’ di Firenze”. Quelli dell’Elba hanno dei fiorentini un’idea loro. Che io non capivo perche’ tifo per la squadra ma conosco poco la citta’.
Ciao Sergio, amico mio. Ti ho voluto bene.

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Taxi driver. David Plouffe, da Obama a Uber

22 gen

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Stamattina a commentare l’Obama dello State of the Union da Morning Joe, MSNBC, e’ comparso David Plouffe.
Da stratega della prima campagna di Obama a Uber. Quanta strada.

Bryan Cranston ( Breaking Bad ) sul cancro al pancreas

22 gen

Sto guardando in tv i Knicks ( solita sofferenza ) e nell’intervallo sono andati questi spot di Bryan Cranston che non conoscevo, fuori da un paio di mesi.

Era scritto. Obama cala negli ascolti ( State of the Union )

22 gen

I numeri non sono ancora definitivi ma l’indicazione sarebbe quella di un calo rispetto allo scorso anno che gia’ era stato il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione meno visto. Ma alla fine , quando tutte le tv saranno arrivate con il loro risultato,  non sara’ un crollo.
La scomposizione dell’ascolto e la fuga da quello live stanno terremotando tutta la tv. Vale per tutti. Non solo per Obama.

Per capire l’America ascoltate la senatrice Ernst dell’Iowa. Piu’ di Obama

21 gen

Joni Ernst e’ la voce che sta emergendo tra i repubblicani. Ricordate ? Era quella dello spot elettorale tra i maiali, a significare la sua aderenza ai valori della terra, semplici, delle origini, della middle America. Con la sua voce monocorde Joni Ernst ha buttato via il discorso di Obama, ricevendo larghi consensi. E’ stata scelta lei e non altri nomi piu’ grandi dell’elite repubblicana per rispondere ufficialmente a Obama. La prima donna senatrice dall’Iowa.
Joni ha una storia militare ( il marito pure ). 21 anni nella Guardia Nazionale. Nel 2003-2004 e’ stata per 14 mesi in Iraq ( operazione Iraqui Freedom ) al comando di un plotone. Si e’ battuta per il diritto dei cittadini a portare armi fuori dalla propria abitazione. E’ contro il matrimonio gay e ha detto che la riforma della salute di Obama dovra’ essere sostituita da una nuova legge.
Ernst e’ per l’abolizione delle tre piu’ importanti agenzie federali che centralizzano la raccolta delle tasse, l’istruzione e la politica ambientale per trasferire questi poteri ai singoli stati.
Joni Ernst parla sorridendo, con quegli occhi blu dei pionieri americani del nord Europa, senza un ammiccamento, un volo, una battuta. Una macchina, efficace. Joni non fa sognare come Obama. E’ l’America di cui non si parla mai. Perche’ non e’ New York e Los Angeles.

La grande platea non c’e’ piu’. Obama, per la storia e basta

21 gen

Nel 1993 66 milioni e 900 mila americani si piazzarono davanti alla televisione per il discorso sullo State of the Union di Clinton, in onda solo su quattro canali televisivi.
Nel 2013, venti anni dopo, la platea televisiva per Obama e’ stata esattamente la meta’, 33 milioni e mezzo, su 17 canali tv.
Share del 44.3% nel 1993, del 21.8% nel 2013. La politica, in America, non tira piu’ in tv e questo e’ un fatto. Vedremo se e quando torneranno in campo i due squadroni, Bush ( Jeb ) contro Clinton ( Hillary ). E vedremo cosa ha portato a casa Obama stasera.
La Casa Bianca conosce bene questi numeri e infatti si gioca tutto o quasi sui social media per chiudere con You Tube. Twitter si autoalimenta e non porta ascolto. La centralita’ dell’elettrodomestico nel salotto di casa non c’e’ piu’ ma stasera dalle 21 in poi, per chi e’ affezionato alla tv live, non c’era altro da vedere.

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Obama ha attaccato subito con l’economia, per seguire sinteticamente con i successi dell’amministrazione. Un discorso orgoglioso, con cui ha messo sul piatto della storia i suoi sette anni alla Casa Bianca. Ha promesso di porre il veto a leggi che proveranno a capovolgere i suoi disegni. Ha chiesto al Congresso a maggioranza repubblicana il sostegno ad un’azione armata contro Isis. Ha rivendicato l’apertura a Cuba.
Ma soprattutto Obama ha dato spazio alla sofferenza della middle class, lanciando l’idea dei community colleges gratuiti. Queste universita’ sono già’ senza costi per chi non ha reddito ma l’ottanta per cento di abbandono non e’ solo una questione economica. E’ una questione piu’ larga e i community colleges non aprono le porte del mondo del lavoro. Non sono tra i 300 migliori colleges d’America che costano 60mila dollari l’anno. E spesso non fanno uscire dai McDonald’s e Wal-Mart.
La riduzione delle tasse per la middle class a spese dell’uno per cento e’, probabilmente, una proposta che va piu’ nella direzione di offrire opportunita’ a chi non ne vede.

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Le televisioni allnews hanno provato dopo le 23 a tenere i telespettatori legati, chiedendo continuamente pareri sul discorso di Obama e monitorando il gradimento. Una specie di social tv fallita in passato perche’ la conversazione si era gia’ spostata altrove. Ma quell’altrove e’ una palestra di giocatori di ruolo. Non c’e’ piu’ il pubblico giovane e quello indipendente. Rimangono i tifosi, attaccati a Twitter.
Tra qualche mese partira’ la stagione delle primarie per il 2016. Obama e’comunque nella storia. Stasera ha provato a scrivere una pagina importante. E potrebbe esserci riuscito. Soprattutto con una battuta.
Quando ha detto “I have no more campaigns to run” ( Non ho piu’ campagne elettorali da fare” ) dai banchi repubblicani sono partiti applausi e risatine. Obama ha allora aggiunto pronto “I know, because I won both of them ” ( “Certo lo so, perche’ le ho vinte tutte e due” ).
E cosi’ la solennita’ del rituale discorso sullo Stato dell’Unione e’ andata a farsi benedire. E Obama e’ sembrato il Frank Underwood di “House of Cards”.

Ci mancava la rivista sui droni

20 gen

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Obama, a reti unificate, tra poche ore. Prima Hemingway, poi You Tube

20 gen

I discorsi di Obama sono costruiti su uno scheletro che prevede, da sempre, storie esemplari con volti, nomi. Tra poche ore vedremo un dottore che lavora con l’Ebola, operai sindacalizzati che apprezzano lo stato dell’economia, una vittima del possesso indiscriminato di armi, uno dei prigionieri liberati da Cuba, un lavoratore senza documenti emerso alla luce grazie ai recenti provvedimenti della Casa Bianca.
Cody Keenan, il capo degli speechwriters della Casa Bianca, sta lavorando da tempo a quello che ascolteremo nel discorso sullo State of the Union. Obama  chiama il suo scrittore in capo Hemingway. Non si sa bene se per la barba o la scrittura.

Poi arriveranno le domande da You Tube. Diversa scrittura.

Le dodici ore di MTV in bianco e nero

20 gen

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MTV e’ molto cambiata negli ultimi venti anni. Dal primo Real World a oggi.
Con gli shows sulle madri teenagers a seguire e’ stata imbroccata una strada che ha cercato di allargare il pubblico, perdendo pero’ un primato. Forse non si poteva fare altrimenti.
L’arrivo dei social networks e la crescita delle opzioni televisive ha lacerato un’identita’. Sarebbe successo anche con diverse scelte di programmazione.
Le dodici ore di conversazione in bianco e nero nella giornata dedicata a Martin Luther King sono state interessanti. Ci sono passato varie volte. I “millennials” sono “color blind” in America per l’84% , secondo recenti ricerche. Chi e’ piu’ vecchio vede il colore della pelle.
Il tentativo di riaprire una porta per MTV e’ stato buono. Anche se potrebbe essere troppo tardi.

Speak English

20 gen

Oggi MTV va in onda in bianco e nero

19 gen

Dodici ore senza colori a MTV, per la celebrazione del Martin Luther King Day .

PS Oggi tutti i brands hanno twittato su MLK. Paccottiglia retorica. Questo tweet di Crayola e’ quello che ha piu’ a che fare con la tv in bianco e nero di MTV.
B7t3L_yCYAIlj8S
Crayola ✔ @Crayola
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Thank you for inspiring everyone to dream in color. #MartinLutherKingDay
3:40 PM – 19 Jan 2015

Ieri ho letto la sceneggiatura di BOYHOOD. Eccola

19 gen

Download legale della sceneggiatura di Boyhood ( courtesy of IFC ).

Oggi, Martin Luther King day. Il cast di Selma ( con Oprah ) in marcia, ieri sera

19 gen

Festa nazionale in onore di Martin Luther King, oggi in America.

David Cameron alla CBS, prima di Obama domani, State of the Union

19 gen

Cameron ospite a Face the Nation, la politica della domenica.

Quando si faceva la domanda al bibliotecario

19 gen

Sono stato anticamente bibliotecario alla Braidense di Milano.
Ancora piu’ anticamente al bibliotecario si chiedeva proprio tutto. Poi sempre meno.
Da Google in poi, questa domanda ( al telefono ) conservata dalla New York Public Library e’ meravigliosa preistoria.

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“Is this the place where I ask questions I can’t get answers to?”

L’avorio che finanzia il terrorismo ( regia Kathryn Bigelow ). Ma e’ proprio cosi’?

18 gen

Va in onda in vari programmi il video del premio Oscar Kathryn Bigelow ( venerdi scorso da Bill Maher su HBO ) sul terrorismo che si finanzia con l’avorio. Ma c’e’ chi dice che non sia proprio cosi’.