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Quelli che con il giochetto delle liste e non solo hanno sfondato su You Tube. E ora c’e’ chi prova a fare il trasloco in tv

2 set

Mental Floss e i suoi video tutorial e compilazioni di liste sono il fenomeno su You Tube di cui ha trattato The New York Times. In particolare di quelli di John Green, la star che parla a macchinetta cosi’ non ti rendi conto di cosa stia parlando. Milioni di visitatori a metterli tutti insieme. E un’eta’ media che la televisione versione elettrodomestico si sogna: 25 anni. La tv in generale, come e’ noto, arranca con un’eta’ media che viaggia sopra il doppio, parecchio oltre i 50 anni. Quindi e’ materiale d’oro per i pubblicitari, Mental Floss e compagnia. Gente che fa i soldi con You Tube.
Naturalmente chi vuole ancora fare soldi con la vecchia televisione ha pensato bene di non perdere l’occasione di portare in tv questo che loro stessi chiamano “snack food”. Dove il cibo serio, che non alza il colesterolo e non fa venire l’infarto, sarebbe la tanto celebrata serialita’ tv. In testa a queste operazioni c’e’ DreamWorks con AwesomenessTV, che ci si e’ buttata confezionando programmi per bambini e ora punta ad una leadership mondiale nel campo.
La snack-informazione ha sfondato sulla rete con esiti che ognuno puo’ giudicare come crede. Ora siamo al tentativo di spalmarla sulla tv. Mangiate roba buona, ragazzi.

La televisione ( HBO ) a Venezia. Oggi OLIVE KITTERIDGE di Lisa Cholodenko con Frances McDormand

1 set

La miniserie, tratta dal racconto di Elizabeth Strout, approda al Festival di Venezia. La regia e’di Lisa Cholodenko, regista di The kids are all right ( bello ).

E invece THE COSMOPOLITANS ( sempre Amazon ) sembra un film, brutto, di Woody Allen

1 set

Non ho capito cosa facciano gli americani a Parigi di Whit Stillman in The Cosmopolitans. Puo’ essere che nel diluvio di chiacchere ( un poco Rohmer, un poco Woody Allen ) mi sia distratto. Americani ( e un italiano, Adriano Giannini ) a Parigi. Non piu’ giovanissimi. Che parlano di incontri, di amore come aveva già fatto in passato Stillman ( al suo meglio con Metropolitan (1990) e Barcelona (1994). Il racconto degli espatriati e’ una sua costante, specchia la sua biografia e uno potrebbe pure ritrovarcisi. Ma poi c’e’ un’arietta da tema del liceo, una scrittura che avanza per stereotipi, insomma una noia che credo di essermi addormentato tre volte in mezz’ora.
In questi casi si usa l’orrido “carino”, della serie non fa male a una mosca ma ti chiedi se ne vedrai altre puntate. Non lo escludo. Perche’ poi Whit Stillman non e’ scemo.
PS Al New York Magazine e’ piaciuto. Beati loro.
Il trailer qua sotto mischia vari pilots di Amazon e non ci si capisce niente.

Ho visto il pilot di TRANSPARENT ( Amazon ) il primo post-gender tv show. Bellissimo

31 ago

Questa mattina ho letto un pezzo sul New York Times Magazine su un nuovo “tv show” di Amazon e sono andato a vederlo ( non so perche’ continuo a chiamare “tv shows” cose che si consumano fuori dall’elettrodomestico ma presto finira’ ).
Lo show e’ bellissimo. Inventato e diretto meravigliosamente da Jill Soloway,che leggo ha cominciato ad appassionarsi al mestiere lavorando a Hoop Dreams, che rimane una svolta per tanti.
In tempi di abolizione di bagni separati uomini-donne Transparent illumina il tema dell’identità’ sessuale come mai era stato fatto prima. Con ironia, delicatezza, passione.
La storia della famiglia upper class di Los Angeles ( genitori separati, tre figli adulti ) e’ raccontata in modo da farti scoprire lentamente di cosa stiamo parlando. Come si dovrebbe fare sempre.
Quando mi trovo a scrivere cosi’ bene di uno show ( era accaduto recentemente per True Detective prima di tanti ma solo perché’ vivo in un luogo in cui le cose tv passano prima ) misuro ( gia’ detto anche questo ) la distanza con la nostra televisione. Certo qua siamo su Amazon che non e’ esattamente una tv generalista. Ma nulla vieta di creare strade blu, sentieri secondari per una televisione diversa.
E presto binge watching di tutta la serie. Patatine, birra e allegria.

Crollo degli incassi nei cinema americani

31 ago

Questa e’ stata la peggiore estate dal 1997 per le majors americane. Si dice per colpa dei mondiali di calcio. Piu’ propriamente, forse, perché c’e’ poco da vedere e quel poco transita in tivù, su Netflix, ecc. Poi ci sono i costi. Una famiglia di quattro individui spende una cinquantina di dollari ( con poco popcorn ) per un film non memorabile. E, in molti casi, come ho fatto con mio figlio ieri sera ti puoi vedere un film uscito a New York venerdì, scegliendolo dal menu on demand di Time Warner, il provider televisivo locale.
Le sale cinematografiche vanno verso l’estinzione. Diteglielo a quelli che se la raccontano tra un festival e l’altro.

Manchester United, la maglia, la storia

30 ago

Sto guardando il Manchester United su NBCSport. A meta’ partita e’ andato lo spot Chevrolet.

Le note a margine del finale dei Sopranos di VOX. Rileggere i classici

30 ago

David Chase, l’autore, giustamente laconico ma qualcosa ha detto. E allora Vox rilegge.

Le elezioni di novembre si avvicinano. Ebola in uno spot, in Arkansas. Vabbe’

27 ago

Netflix : “DEMOCRACY IS SO OVERRATED”. Bisogna saper perdere

26 ago

HOUSE OF CARDS di Netflix e’ arrivato alla serata degli Emmys con 13 nominations e ha portato a casa un solo premio. Oggi questo video e’ la risposta. Niente male.

Gli EMMYS e la televisione migliore del cinema. Che non e’ la nostra

26 ago

La rivoluzione americana del mercato televisivo negli ultimi dieci anni ha spostato equilibri storici, ha spinto in avanti qualita’ e complessita’ di quello che vediamo. Come ricordava ieri The New York Times siamo passati in dieci anni dalle 29 serie originali alle 144 dello scorso anno. Non e’ solo pero’ una crescita quantitativa. Le serie sono state scritte per coltivare nuovi gruppi demografici, aprire nuovi mercati.
In America Madison Avenue ha spinto per una trasformazione dei contenuti mentre in Italia si rimane attaccati a quella televisione badante di anziani che decretera’ la sua fine. Cose dette cosi’ tante volte da farmi schifo a ripeterle.
Tanti in Italia ( almeno la critica e l’indotto che gira attorno ) impazziti per le serie americane. Che raccontano la realta’ e il futuro possibile. E, se vanno indietro nel tempo, non raccontano favolette, recitate male e scritte peggio. Si certo, con le eccezioni di Gomorra, Banda della Magliana e poco altro. Perche’ si dice che la televisione generalista, quella del servizio pubblico, non possa fare altro. Palle.
Le serie televisive americane hanno cercato e costruito nuovi pubblici. Da noi si pensa solo a contare i telemorenti, la mattina dopo.
Sognando una serata come quella degli Emmys, archiviamo i premi alle regie di True Detective e Fargo, al supporting cast e alla scrittura di Breaking Bad, a Julianna Margulies per The Good Wife ( che e’ network tv, “generalista” ), a Bryan Cranston per Breaking Bad ( che e’ cable tv, non pay tv ). Un’altra tv e’ possibile.
PS Poi io avrei premiato True Detective e non Breaking Bad ( best drama series ). E Mad Men tutta la vita, mia ossessione.

Stasera EMMYS. Con Seth Meyers. La tv si premia. E fa bene

25 ago

In serate come quella che sta per arrivare si misura la distanza tra la tv americana e la nostra. Nemmeno un talk show politico. Allegria.

Rodeo girls e polka, la piccola televisione rurale contro il gigante dei media

24 ago

Oggi The New York Times racconta la storia del network tv che sfida il gigante Comcast. La fusione Comcast-Time Warner minaccerebbe, secondo il fondatore del Rural Media Group, la vita della sua tv che raggiunge 40 milioni di potenziali telespettatori.
Ogni volta che mi capita di andare nel sud degli Stati Uniti becco questa tv che specchia bene un’America molto lontana da New York.

GIRLS, la quarta stagione

23 ago

La tv badante, elettrodomestico in coma. Ascolti e serie, il grande equivoco

22 ago

Leggo sulla stampa italiana cose che in questo blog scrivo da quando e’ nato. Che la televisione, nel suo significato di elettrodomestico, e’ consumata ormai quasi unicamente da un pubblico che ha spento il mezzo secolo di candeline, a salire. Sono in pochi a scomporre e analizzare il dato dell’ascolto complessivo perché non conviene a chi cura la messa in onda e, paradossalmente, anche a chi paga la pubblicità’. L’equivoco della televisione servizio pubblico copre il disastro, almeno in Italia.
E poi, finche’ regge, tira ancora la politica in versione Bar Sport, che e’ come assistere ai capannelli di pensionati nelle piazze.
I “giovani” fino ai 30 anni, per non parlare degli adolescenti, hanno abbandonato la tv, la sua centralità’ temporale e logistica. Ma non i contenuti televisivi, seriali, che trovano una vita piu’ avventurosa sugli strumenti mobili e on demand. E che trovano mercati globali.
Alla DreamWorks lavorano da tempo alla costruzione di una televisione You Tube. E’ una tv tra il tutorial e il saranno famosi ( molti lo sono gia’). E’ in atto una trasformazione epocale ( eh si, quanno ce vo’, ce vo’ ) che sta tagliando l’erba anche dei prati delle allnews che si ricavano da Internet. Ecco allora che, sempre parlando di Italia, assistiamo ad una comica scoperta di massa ( critica, non di pubblico ) delle serie tv americane. Se ne scrive con la riverenza dovuta alla narrativa migliore. Anche delle boiate. Che circolano a pacchi nella tv americana.
La tv appesa al muro o sul carrello e’ ormai solo una badante. La guerra degli ascolti, in questo contesto, e’ solo un videogioco.

La bambina fenomeno del baseball riempie la tv ( si poi ci sono anche Ferguson, Iraq…)

21 ago

Stampa e tv su Mo’ne Davis. Una bella storia in tempi così’ così’.

Verso gli Emmy Awards. Parodia di Bryan Cranston, Aaron Paul e Julia Louis-Dreyfus. Lo show dei mercatini prepara il grande mercato

20 ago

Il “coraggio” di andare via e quello di restare

17 ago

Ho sentito il capo del governo Renzi dire ai 36mila giovani scout riuniti a San Rossore di non andare via, di avere il coraggio di rimanere per contribuire a rendere questo paese migliore. E lo diceva ad un pezzo di quella migliore gioventu’ che gli e’ vicina. Ma poi sapeva di rivolgersi a tutta la gioventu’ ( la “migliore” e anche a quella peggiore, che non so quale sia ).
Questo tema del coraggio ( al centro dei giorni scout di inizio agosto ) declinato sulla fuga di decine di migliaia di giovani dall’Italia non sta in piedi.
Se ne vanno disoccupati, figli di papa’, figli di nessuno, laureati, ricercatori universitari e cercatori di altro.
Non c’entra il coraggio se per rimanere sei costretto a vivere con la mamma a 30 anni e oltre.
Non c’entra il coraggio se le universita’ non offrono occasioni di fare ricerca a coloro a cui hanno lanciato questa promessa.
Non c’entra il paragone con i milioni che se ne andarono un secolo fa e nel dopoguerra.
Ci vuole coraggio nella vita, punto.
In questa congiuntura economica gli arrivi ( con i barconi ) e le partenze ( con treni, aerei ) sono lo snodo della fase. E’ inutile dare pagelle.
Quando sono andato a presentare il numero zero di The Italian Apartment, un paio di anni fa, piu’ di un direttore di rete mi disse ” ma perche’ vuoi parlare male di questo paese ? fai una cosa su quelli che restano”. Come se non fosse la stessa cosa.

Esistono le idee in tv ?

15 ago

Una cara amica mi ha ricordato una frase di un direttore di televisione con cui abbiamo entrambi lavorato. La citazione conteneva l’affermazione per cui le idee in televisione circolano e qualcuno le acchiappa. Piu’ o meno. Qualcun altro fa fotocopie. I piu’ bravi sono comunque capaci di sistemarle in un disegno, in un racconto, in un palinsesto coerente.
L’anno prossimo saranno i 20 anni da Davvero, il primo reality della tv italiana. Sono colpevole dell’importazione del format, che era ed e’ di MTV. Ci tornerò’ sopra. Perché’ l’occasione merita, per quello che mi riguarda, una riflessione.

PS Un’idea passava intanto ieri sera sopra il cielo di Sabaudia dove mi trovo. Tra un paio di giorni a casa, a New York.

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Stasera. La corsa al mare

15 ago

Stasera su laEFFE alle 21.10 I QUATTROCENTO COLPI. Buon ferragosto.

THE ITALIAN APARTMENT, parte seconda. Giovani italiani a New York ( e nel mondo )

8 ago

THE ITALIAN APARTMENT, numero zero online. Giovani italiani a New York. Una generazione in fuga

8 ago

Questo è un numero zero girato nel 2012 a New York, tra Brooklyn e Queens. E’ diviso in due parti, domani la seconda.
L’idea era quella di raccontare giovani sotto i 30 anni che hanno lasciato l’Italia. Attraverso di loro conoscere una città, un quartiere.
Questo è solo un casting. Quattro storie di ragazzi italiani, come tanti, con una testa. La fuga dei cervelli è quella di una generazione intera. Non tutti necessariamente laureati, non tutti con un’idea di cosa fare nella vita.
Due anni dopo averlo realizzato abbiamo deciso di pubblicarlo. Ci avevamo lavorato io e Gianmaria Giulini, che viveva a New York e ora lavora per la televisione della Svizzera italiana a Lugano.
E’ un lavoro a cui sono molto affezionato. Ha girato per uffici di direttori di rete, prima che i talk shows scoprissero che tanti giovani italiani sono a Londra, Berlino, New York. Lavoriamo ad una serie sul web.

Il popolo scout a San Rossore. “Tutti insieme famo paura”

7 ago

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San Rossore, quattro giorni di pace, amore e fantasia…

6 ago

Siamo arrivati. Alle cinque del pomeriggio, quando incolonnati sono entrati nel parco migliaia di ragazzi che hanno cominciato a costruirsi le tende. Abbiamo cominciato a cercare i giovani scout conosciuti nei giorni scorsi sulla strada.

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Amore scout

5 ago

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Con Michele e Lucia abbiamo oggi percorso sentieri che salgono verso il cratere del Vesuvio. Un cammino bello e faticoso ( per me ) sporcato da discariche abusive e rifiuti abbandonati.
Michele e Lucia sono una coppia scout. Loro magari non sono entusiasti di essere chiusi in due parole, così’. Mi hanno detto che stanno insieme da un anno, complice il Genova 5, che ha portato 30 ragazzi a calpestare strade in Campania, prima del volo verso San Rossore di domani.
Michele studia ingegneria e Lucia punta a lavorare nella formazione e recupero dei ragazzi. Sono una bella coppia scout, anche se a loro scoccia dirlo.

Mondo scout, comincio a capirci qualcosa

4 ago

Mattinata di interviste. Andrea, Giulia, Caterina di Reggio Emilia e nuovi amici e amiche di Battipaglia e Genova mi hanno aiutato ad uscire dai pregiudizi ( miei ) e dagli stereotipi ( di tanti ). Mi hanno detto cose interessanti su politica, famiglia, sesso ma una mi ha colpito. Dice Andrea che gli scout gli hanno insegnato a divertirsi per sottrazione. E che non si e’ mai divertito tanto da quando indossa pantaloncini corti e fazzoletto al collo. Con poco o niente.

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Da Sacrofano all’Appennino tosco-emiliano, con gli scout. La tv, roba per vecchi

3 ago

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Incrociato oggi il secondo cammino scout verso San Rossore. I ragazzi dicono che la televisione la vedono i vecchi. Così, tanto per sapere.

Con gli scout, per dieci giorni

2 ago

La route, i cammini degli scout verso il raduno nazionale di San Rossore ( 6-10 agosto ) sono partiti. Da uno di questi ho cominciato oggi a girare. Altri ne incontreremo nei prossimi giorni, attraversando l’Italia. Per capire cosa vuol dire essere scout, oggi. Il risultato su TV2000 il 21 settembre, un film di 90 minuti.

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Torna David Simon ( The Wire e Treme ) su HBO. Senza saperne niente per me e’ gia’ un capolavoro….

1 ago

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Miniserie in sei episodi per David Simon, il piu’ bravo di tutti. Regia di Paul Haggis ( Crash ).
Storia tratta dal libro di Lisa Belkin.

Difesa, difesa, difesa

29 lug

Sarah Palin si fa un canale. Costa 9.95 dollari al mese, come la Rai in America

29 lug