Archive | . RSS feed for this section

Chi si è messo veramente in ascolto, alla TV

29 Mar

Leggo di televisioni che fanno piu’ ascolto in questa fase. Di trasmissioni. Di conduttori. Di furbate degli “scienziati” (mamma mia) dei palinsesti per cui il risciacquo di Harry Potter batte tutti.
Cresce la tv empatica, rimangono stazionarie le altre. Nonostante la platea ingigantita, che i divani non contengono piu’.
Cresce la “comfort TV”. Cresce la domanda di senso.
Fuori dai grandi fiumi, si gonfiano i ruscelli delle TV da camera.
NPR, la grande radio pubblica americana, da sempre pubblica sul suo sito i concerti da camera. Fatti da chi a trovarli in studio. Avveniva prima dei social. Prima del virus.
Il contrasto di pieno e vuoto è stato fermato per sempre da Papa Francesco il 27 marzo. Il presente ma anche il passato di quella Chiesa, di quel crocefisso quattrocentesco.
La piazza vuota. Non “pulìta”, non “santoriana” e nemmeno piena di turismo casual.
Un vuoto monumentale, fragoroso. Papa Francesco, solo, con il mantello bianco e il sole, tessuto. Nella pioggia. I distanziati domestici a casa, in pigiama, in tuta. Senza i giochini preserali. In ascolto. Anche il pubblico dei figuranti da talk.
Quella sera in Piazza San Pietro è arrivata dopo giornate in cui TV2000 ha fatto registrare una crescita esponenziale di ascolti. L’unica televisione che ha fatto il pieno. Con pochi mezzi.
La sua mission è chiara. Quella degli altri no.

Distanziamento sociale, da un mese a molto oltre

29 Mar

The Atlantic prova a disegnare diverse timelines della fine del distanziamento sociale. Si ferma ai diciotto mesi.
La relazione sociale, a cominciare da quelle domestiche e di lavoro, cambierà molto, anche dopo. Sara’ la rivoluzione del dopo.
Ci ricordiamo i baci ai malati di AIDS. Rompevano un muro di false notizie sulla diffusione della malattia. In questa pandemia è diverso. È vietata “l’umanità'”. Dalla stretta di mano all’abbraccio, al bacio. Si è generato il sospetto, che è una malattia difficile da battere. Che va oltre la solitudine.

I Ceo a casa. Da Google agli altri

29 Mar

Smart working per capi di aziende. Non cambia molto per alcuni di loro.

E ora la lotteria ?

28 Mar

Tanti anni fa mi insegnarono che non si dovrebbe mai chiudere un titolo con un punto interrogativo. Questa volta non voglio credere a quello che ho letto su fonte autorevole. E allora ecco la domanda.
Dicevo dei ventilatori insufficienti nell’emergenza, in America.
Si prospetterebbero lotterie negli ospedali. Saremmo presto oltre la scelta tra giovane e anziano.
Che fare con pazienti di eta’ simile, patologie simili e magari reddito non simile?

Panico americano

26 Mar

La verita’ ?
Non avrei mai pensato di sentire, leggere New York ridotta cosi’. A contare i morti.
Senza posti sufficienti per la terapia intensiva.
Ero rimasto al dibattito sulla sanità, non pubblica, americana.
Ero fermo lì. Credevo di saperne abbastanza. Sui costi.
Non ero preparato al dibattito sui ventilatori. Inesistenti.
L’attesa della chiamata serale con i figli a New York segna le giornate.

Mascherine di tutto il mondo

26 Mar

Nella globalizzazione sembra che le mascherine (75 cents di dollaro l’una) stiano facendo emergere che  il re è nudo, nel volto.  Il re sono gli Stati Uniti.

Se è così si sceglie veramente chi far vivere

26 Mar

Leggo una cronaca terrificante da un ospedale del Queens, una delle grandi cinque aree di New York. La carenza degli ormai famosi ventilatori segna il destino di molti. Vengono alternati tra i pazienti con crisi respiratorie. Tredici morti in un giorno in questo ospedale.
Siamo negli Stati Uniti d’America. Nel paese e nella citta’ con piu’ billionaires, miliardari, al mondo.

La TV che si spegne e quella che si accende. In America ai tempi del virus

24 Mar

La televisione commerciale dipende dalla pubblicità. Ovvietà.
In America questo è piu’ evidente. Non c’è “l’equivoco del servizio pubblico”. Anche se ci sono programmi che da mezzo secolo lo fanno (60 MINUTES, CBS).
Nella stagione in corso le serie gia’ pronte non partono. Chi paga impone altri tempi.
Le piattaforme fuori dalle generaliste sguazzano in una platea che si allarga ogni giorno che passa. Non solo Netflix, Amazon, eccetera. C’è da riempire anche il vuoto lasciato dallo sport (che nel suo insieme ha il primato degli ascolti).
E allora via all’operazione nostalgia e a quella baby sitter. Pellicole antiche e repliche di programmi per bambini. Ma basterà ?
L’abbonamento onnicomprensivo di tutti canali (compresi HBO, Showtime che producono tante serie che da noi passano su Sky) e’ molto caro in America e lo sport pesa parecchio nelle scelte di chi paga. Si teme la fuga dai contratti. Basta una telefonata, niente penali.
Nielsen che misura gli ascolti ha previsto una crescita della visione complessiva del 60% ai tempi del virus claustrofobico. Nuove piattaforme fuori dalla tv lineare sono pronte al via.
La tv che cresce veramente è allora sempre piu’ You Tube. Chi è al confino in casa si sta ingegnando. Nascono e si consolidano i famosi tra i non famosi. Ma interessante è l’omogeneità della risposta dei famosi veri. Una tendenza che intreccia famiglia e cucina. Che poi è uno dei tronchi su cui si regge la palafitta delle generaliste.
Due esempi del trend. Da studiare.
Uno è LeBron, il numero uno al mondo non solo nel basket. Lezione di cucina con la figlietta Zhuri che fa le cupcakes. Girato e montato perfettamente.
L’altro è Jimmy Fallon, uno dei re dei talk shows della notte, che ora va in onda da casa sempre su You Tube.
Queste televisioni domestiche sono altro dall’afflizione del collegamento Skype a cui ci siamo abituati in questi giorni. Sta venendo fuori un soufflé televisivo. Il segreto è farlo crescere, senza strabordare. Mia mamma li faceva al cioccolato e al formaggio. Meravigliosi.

IO CREDO con Papa Francesco. Nuova puntata

24 Mar

La sesta puntata. Con Bachelet e la cooperativa Pietra di Scarto di Cerignola. E ovviamente Don Marco Pozza.
Le altre puntate andate in onda su TV2000.

Il mondo vuoto

23 Mar

Una serie di fotografie pubblicate dal New York Times. Senza parole.

Vamos

22 Mar

Si potrebbero scrivere tante cose sui medici e infermieri cubani che sono partiti per l’Italia. Saluti militari, sguardi sul telefono, bandierine italiane  e cubane, applausi. Si, applausi.

PS Anche su armi e America lascio perdere. Bastano i pensierini banalotti che ho letto. Niente applausi.

Elettrodomestici

21 Mar

Il mio programma preferito è la conferenza stampa della Protezione Civile. Non sono io che l’ho scelto. Sono loro che ci hanno “scelto”. Poi, dipende. Dall’umore della giornata, dalle telefonate e Whatsapp che ti sei scambiato, dal mal di testa, dal frigorifero che rimane l’elettrodomestico fondamentale.
Ci sono conduttori che ti annunciano il servizio esclusivo e se lo tengano pure. Altri che fanno un racconto piu’ empatico. Nessuno comunque mi dice una parola definitiva se il Mac che uso devo disinfettarlo ogni volta che lo guardo.
Ieri sera una cosa l’ho vista. A Propaganda, il secondo episodio di Rebibbia Quarantine di ZeroCalcare che, come i geni veri, non se la tira un cazzo.

Consigli&mance, a New York

20 Mar

Una lista dei piccoli , indipendenti, negozi e locali che fanno consegne a New York.
Quello che si raccomanda, alla fine, è di aumentare le mance ai riders. E, meraviglia, viene pubblicata una lista dei bartenders a cui si puo’ continuare a dare la mancia come quando si andava a bere, prima della chiusura. Ci sono i loro contatti. Ci si puo’ aggiungere all’elenco. Si puo’ usare PayPal.
Chi serve ai tavoli nei ristoranti e ai banconi dei bar vive di mance. Sono pagati, se in regola, con un salario minimo che spesso non copre l’assicurazione sanitaria.

Questa roba in Italia non c’è. In America non ci sono solo quelli che comprano armi e carta igienica.

Musica

20 Mar

Il video confezionato per The New Yorker.

La televisione in loop

20 Mar

C’è un prima e dopo quel video del convoglio militare che trasporta salme da Bergamo. Di notte.
Guardo solo la conferenza stampa della Protezione civile. Poi, dalla cucina, ascolto alzando il volume un poco di TG3 e Mentana. Chiuso.
Collegati su Skype (che per me era morto con FaceTime e Whatsapp) parlano in tanti che aggiungono zero informazioni a quelle che sappiamo. Anzi generano confusione e panico perché ne sanno quanto me, cioè niente. L’unica cosa che ho capito è che i contagiati asintomatici sono un mare di piu’ di quelli che rientrano nel bollettino serale.
Il brancolare nel buio di governi e organizzazioni mondiali sanitarie ci riporta a quel video del convoglio militare. A quella notte in cui tutte le notizie sono nere.
Ci vorrebbe un’idea. Che non sono i concertini e gli aperitivi in chat. E parlo solo di televisione. Nel frattempo, “La vita è meravigliosa” di Frank Capra.

La riconversione dell’economia di guerra. Ventilatori per tutti

19 Mar

Non solo la produzione di mascherine a cui si stanno convertendo grandi catene dell’abbigliamento e fabbriche tessili.
Leggiamo di una possibile grande ritaratura del complesso militare industriale negli Stati Uniti. Non si vendono abiti e macchine.
Detroit è ferma. Si è fermato anche il gioiello di Wall Street, la Tesla. Fino al 30 marzo tutte le fabbriche dell’auto sono chiuse e la sanificazione è in corso.
L’industria automobilistica è quella che ha la capacita’, il volume, l’intelligenza per produrre i ventilatori utilizzati nelle terapie contro il virus.
Di questo si parla in questi giorni.

Nel 1940 (dopo l’invasione di Polonia, Belgio, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo) gli Stati Uniti non erano la potenza militare che sono oggi. La sua aviazione era al diciottesimo posto nel mondo per numero di velivoli, con 54 bombardieri. Il presidente Roosevelt chiese di arrivare alla produzione di 50.000 aerei.
L’industria aeronautica non era in grado di soddisfare la domanda. Entro’ in campo Detroit. Nel 1944 l’aviazione poteva contare su 100.000 apparecchi. Nel 1942 si realizzava un solo B-24 al mese. Due anni dopo fu possibile parcheggiarne fuori dalle fabbriche Ford 650 al mese. Si lavorava sette giorni alla settimana su piu’ turni. Lasciamo da parte ora il dibattito che animo’ e segui’ quei giorni.

Le guerre mutano la geografia umana di un paese. Risistema scale di priorità. Fanno sfracelli di disoccupati e aprono drammatici scenari di occupazione, al tempo stesso, non solo nella sanità. Come sta accadendo gia’ ora negli Stati Uniti. Senza gli ammortizzatori sociali a cui è abituata una larga porzione del nostro tessuto sociale.
Il destino di un paese sta nella rapidità delle decisioni e nella sua possibilità di incidere sul corso degli avvenimenti.
Il dibattito sulla decrescita felice potra’ essere ripreso quando arriverà la pace, dopo la guerra.

Camera con vista

18 Mar

Nel quartiere in cui abito nessuno canta.
Si vedono badanti che accompagnano anziani/e signori/e a braccetto a fare due passi. Come prima. Ma ora si notano perche’ escono senza mascherine e non distanziati.
Al supermercato dove sono andato aspetti fuori, come dovunque, con il numeretto e fanno entrare due alla volta. Se non hai i guanti te li danno. Signore che chiedono se arrivata l’acqua preferita passano e se ne vanno. Alle casse quelli che conosco di vista c’erano tutti. Guardandoli mi sembra ancora di far parte di una comunita’.
Comunque con Ale, grande montatore, mi sono messo d’accordo per tornare al lavoro lunedi prossimo. Se, se …Daje.

Surreal time

18 Mar

Il monologo di Bill Maher sul coronavirus, titolo SURREAL TIME.

Se rimane solo Amazon

17 Mar

Stiamo dicendo che nulla sara’ come prima dopo la pandemia. Ecco, se mancheranno le librerie indipendenti (da Amazon) sara’ un vuoto tremendo.
In America, dove le cose precipitano rapidamente (e crescono anche esponenzialmente) siamo alle chiusure piu’ o meno temporanee. Siamo ai licenziamenti.
Frugare dentro una libreria è una meraviglia che ha pochi eguali.
Anche io compro qualche volta libri da Amazon. Arrivano il giorno dopo e spesso costano meno. Ma stasera mi sento in colpa.

La quinta

17 Mar

La quinta puntata di IO CREDO con Papa Francesco.
Dopo la prima , la seconda, la terza,la quarta tappa.

New York , New York

17 Mar

La citta’ che non dorme mai, la citta’ che ha superato l’11 settembre, la citta’ dei singles è frastornata. La gentrificazione che ha ridotto Manhattan ad un’isola per pochi, ora si risveglia senza quell’umanità brulicante per le strade. E’ colpita nella sua stessa ragione di essere, l’essere metropolitano incrocio di culture , gia’ ferita dalla follia dei nuovi grattacieli che ospitano seconde case per i billionaires del mondo.
Michelle Goldberg sul New York Times scrive una straziante ode per la citta’ che piu’ di ogni altra ama. Lei ma io pure.

Panic mode

16 Mar

Trump ora dice che la pandemia potrebbe durare fino ad agosto. Rinvio elezioni per la Casa Bianca ? Pochi giorni fa minimizzava.
Non è la serata adatta per la seconda puntata di Homeland ultima stagione, che ho appena visto.
Cerco su Netflix una robetta da ridere.

A casa, si impara

16 Mar

Siamo al recupero del debito scolastico.
Era una vita che mio figlio mi diceva di guardare THE DEFIANT ONES (I Ribelli), la miniserie in quattro puntate di documentari andata in onda su HBO nel 2017 e poi su Netflix. Una di quelle cose che sposti in avanti perché lavori,ti butti sul calcio nei finesettimana e mastichi roba che pensi sia piu’ commestibile come Narcos, The Crown, ecc
Poi arrivano giorni come questi. E ho deciso di seguire il consiglio. Non è per tutti.
Ti deve interessare storia della musica, da Springsteen a Snnop Dogg. Una storia americana di come un bianco e un nero (partendo da sottozero) si mettono insieme e vendono la loro impresa ad Apple. Una storia che, come in un puzzle, mette insieme tanti di quelli con cui sei cresciuto, la colonna musicale della tua vita che si incastra con quella di tuo figlio.
Jimmy Iovine (il bianco) della costa est e Dr.Dre (il nero) della costa ovest nascono come tecnici del suono, autodidatti. Le loro vite corrono parallele.
C’è molta ricostruzione nel documentario di Allen Hughes ma anche tanto meraviglioso repertorio. Iovine era nello studio quando Springsteen ha partorito Born to Run, che ricordo mi cambio’ per sempre , se non la vita, la mia playlist.
E poi c’era con “Because the night” (Patty Smith) e con Tom Petty Stevie Nicks, Eminem, Lady Gaga e tanti altri. Sull’altra costa del paese Dre battezzava i rappers piu’ celebri che emergevano da Compton e dintorni. E finalmente ho capito la genesi del gangsta rap con il suo simbolo, Tupac.
Insieme, Iovine e Dre, fondano Beats e poi la vendono ad Apple per tre miliardi di dollari e questa è storia piu’ nota.
I giorni a casa sono utili. Sto anche imparando a fare qualcosa in cucina oltre alle insalate.

Viva il Papa

16 Mar

Non posso ogni volta che nomino Papa Francesco dire che sono laico, ecc.
Ma il Papa che cammina, con la sua andatura basculante, nella Roma deserta è immagine profetica. Io a casa, come tutti. Leggo del Papa in uscita e ho pensato che è stata la cosa giusta da fare.

PS Da domani, mi dicono, la messa in streaming da Santa Marta va in onda su Rai Italia, nel mondo. All’ora in cui ascolto sempre Prima Pagina su Radio Tre.
E la sera ore 21.05, su TV2000, va in onda IO CREDO con Papa Francesco (e Don Marco Pozza).

No brunch, please

15 Mar

Ci provo a dirlo. A casa.

Distanziamento sociale made in Chicago

15 Mar

La fuga degli americani dall’Europa si risolve in questo all’aeroporto di Chicago.
Miei familiari passati per Detroit ieri nell’unico volo con due posti da Londra non hanno trovato la stessa folla. Ma aerei stracolmi ovunque.

In Cina, con l’iPhone

14 Mar

Un documentario breve girato da un giovane filmmaker con un iPhone. In visita alla famiglia da New York . A 500 miglia da Wuhan.

Tests, lies and videotape

14 Mar

Sono giorni difficili in cui capita di dire, scrivere fesserie. Non sarebbe consentito a chi deve prendere decisioni che riguardano tutti noi.
E noi che non siamo epidemiologi possiamo solo leggere quello che accade nel mondo e aggiungere The Lancet alla mazzetta digitale. Quello che è certo è che nulla sara’ come prima anche se “tutto andrà bene”.
C’è chi lavora sulle statistiche e quella dei tests (tamponi) desta preoccupazioni. Si dice che hanno funzionato i modelli cinesi e coreano dell’isolamento. Si dice meno che in quei paesi hanno tamponato la qualunque. Non solo i calciatori al primo colpo di tosse. Ma tanto ora arrivano i nostri dall’America con i tests fatti nel drive in. Prima il tampone e poi il film. E arrivano le prime smentite ad alcune parole ultime di Trump dedicate alla pandemia.
È chiaro che distanziamento sociale e isolamento (Taiwan, Hong Kong, Singapore) non sono le uniche misure da prendere.
Nelle case si cucina molto e si sta attaccati ad Internet. La televisione residuale fa grandi ascolti con le news e indotti vari ma chiude gradualmente il live del resto.
Senza sport crolla un pezzo importante di platea che non gira meccanicamente su Netflix (che avrebbe  chiuso gli uffici di Los Angeles) e simili.
Succedono cosi due cose. La sparizione del pubblico, che mi sembra un sogno. Solo pochissimi programmi potrebbero soffrirne alla lunga. Quelli che hanno creato una community, come Propaganda Live.
L’altra cosa è l’esplosione di dirette streaming, social, invenzioni canterine e non. Molta ovvia autoreferenzialita’ ma tanta roba bella, fresca, piena di gioia. Che in questi giorni è una meraviglia.

L’altra parola della settimana

13 Mar

Smart. Smart working. Lavoro intelligente, agile. Non so perche’ non si usi la versione domestica. Sorvolo sulla differenza con il telelavoro.
In tanti improvvisamente al lavoro da casa. Una rivoluzione affrontata con le scarpe di cartone nella tempesta ma che sara’ un lascito potenzialmente formidabile dei giorni che stiamo vivendo.
Dagli Stati Uniti arrivano consigli per gli acquisti legati all’apertura di nuove domande nel mercato. Quando in testa c’è sempre quella cosa lì.

Per Mentana

12 Mar

Ogni sera Mentana spende parole sugli anziani che se ne vanno. Senza si sappia nulla di loro. Siamo un paese per vecchi. Ce lo siamo detti per tanto tempo, glissando sui centomila giovani andati via in breve tempo. Magnificavamo il nostro “stile di vita”, dal servizio sanitario nazionale alla cassa di resistenza delle famiglie, fino alla dieta mediterranea. Era il passato.