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50 anni fa

23 lug

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Il mestiere di osservare

23 lug

THE AFFAIR, la nuova serie di Showtime raccontata al maschile e al femminile

20 lug

Da Sarah Treem ( House of Cards, In Treatment ).
Con Dominic West ( The Wire ).
Su Showtime in ottobre. Grande attesa.

Ho visto BOYHOOD, il film perfetto che racconta gli adolescenti. Il nuovo Holden. Altroche’ sdraiati

19 lug

Ellar Coltrane aveva 6 anni quando Richard Linklater lo scelse per seguirlo, ogni anno per qualche giorno, nei dodici anni a seguire.
Il risultato, Boyhood ( il titolo da Tolstoy ) e’ un film con Ethan Hawke, Patricia Arquette ( i suoi genitori fiction ) e tanti altri che entrano in questa storia ed assomiglia alla storia vera di Ellar ma non e’ la sua ( genitori divorziati, anche loro ). Ellar nel film si chiama Mason jr. e sua madre passa attraverso relazioni diverse, traslochi, carriere, fino a che Ellar e sua sorella Samantha ( la figlia autentica di Linklater ) approdano al college, che in America e’ forse di piu’ che da noi l’inizio di una nuova vita. Per i ragazzi e per i genitori ( ne so qualcosa ). Alla fine, appunto, i genitori risultano più’ confusi dei figli e questo non lo scrive mai nessuno.
Il tutto avviene in Texas, la terra di Linklater ( 53 anni ) dove vive e produce i suoi film. Girato complessivamente, nell’arco di 12 anni, per 39 giorni, il film ha una durata di 2 ore e 44 minuti e te ne saresti bevute altre tre ore.
Tutta la critica osannante ha scritto che dopo Truffaut, con la saga di Antoine Doinel, c’e’ solo Linklater ad avere raccontato una storia srotolata in vari film come fosse un libro unico. Ethan Hawke, al suo ottavo film con Linklater e’ il suo Jean-Pierre Leaud.
La nozione del tempo che attraversiamo e’ la chiave del lavoro di Linklater. La sua trilogia dei Prima ( dell’alba, del tramonto, della mezzanotte ) e’ un romanzo a puntate. Il tempo di un film e’una fotografia, in movimento. Come la musica, che Linklater cambia, con gli anni.
Senza trama, questa la critica ( fessa ) alla sua opera, in generale.
Questa generazione “whatever” ( generazione ” vabbe’ ” ) non e’ semplice da raccontare. Si può’ sorriderne, come e’ accaduto con il libro sdraiato di Michele Serra. Ma poi rimane il bisogno di capire chi sono i nostri figli che, per grande fortuna loro e nostra, crescono senza le sicurezze e le stronzate dell’ideologia. Boyhood ci prova e ci becca.
Linklater ha vinto l’Orso d’argento a Berlino per la migliore regia ma con questo film ha fatto di piu’. Ha riscritto Il Giovane Holden.

HOMELAND, il nuovo trailer, nel Middle East. Appunto

19 lug

Piccoli HOMELAND crescono, dal Middle East. Non a caso

18 lug

Da Howard Gordon ( 24, Homeland ) e’ arrivata questa estate su FX la nuova serie, in 10 episodi, Tyrant. Da un’idea dell’israeliano Gideon Raff ( lo stesso di Homeland ).
Nel lancio alla stampa si e’ enfatizzata la cornice ( Arab Spring e Middle East ) ma il contenuto e’ piu’ un padrino, in versione araba. Ci sono semplificazioni, anche brutali, come del resto in 24. Ma la materia indica uno spostamento di interesse verso un’area del mondo di cui parlano ogni giorno le news. E questo fa la fiction americana a differenza di altre. Prova raccontare la realtà’, a prefigurare scenari, a cogliere gli spostamenti culturali. Altrimenti siamo fermi a dire se la tv deve educare o no.

Una serata televisiva meravigliosa di ESPN. Storie da piangere e ridere. Storie di sport

17 lug

Una serata, quella degli ESPYS , in cui mi sono fatto tanti pianti. E ho riso con Drake come non mi capitava da tempo. Recuperatevi questa cerimonia degli “oscar” dello sport americano.
Storie di cancro, resurrezioni e vittorie. C’e’ stato tutto. Michael Sam, primo giocatore di football americano a dichiararsi gay ha pianto molto. Molte altre storie commoventi.
Come sempre la realizzazione di questi eventi e’ un meraviglioso mix di emozioni. Un filo retorici ? Ma fatemi il piacere.

Se il titolo della nuova serie di Shonda Rhimes e’ lungo il 20% di un tweet. Critiche e lei se ne frega

16 lug

Shonda Rhimes ( Grey’s Anatomy, Scandal ) dice che i titoli lunghi potrebbero essere più’ interessanti in questa fase e arriva il ‘twitter-panico”. Lei risponde che e’ cosi’ e basta.

MATADOR, la serie della nuova tv EL REI

16 lug

E’ andato in onda il primo dei 13 episodi della nuova serie realizzata, tra gli altri, da Roberto Orci ( Transformers ma prima Alias, Fringe, Hawaii Five-0 ) e Robert Rodriguez ( El mariachi, From dusk till dawn ).
Il nuovo canale El Rey e’ nato un anno fa da una costola di Univision e un’idea di Robert Rodriguez. Cresce l’audience latino americano e nascono nuove tv. Nicchie crescono, anche se la parola non piace a tanti.

SELFIE, c’e’ la sitcom su ABC, da My Fair Lady. Cosi la piantate di specchiarvi

15 lug

Twitterpalle

14 lug

La Fiorentina gia’ in ritiro precampionato a Moena.
Chissenefrega di quella partitella che si e’ giocata ieri in Brasile. Tutti quelli che conosco tifavano Argentina. Anche quelli che non conosco, ad avere avuto voglia di girare su Twitter. Uno ha scritto quello che penso.
E poi mia nonna era tedesca di Mannheim.

Viaggio in Italia. La famiglia de Blasio torna a casa. Un secolo dopo e uno sciopero alle porte

12 lug

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Sembra uno dei tanti viaggi organizzati in Italia, con dentro Venezia, Roma, Capri, che qua in America i tour operators offrono a prezzi che uno si chiede come fanno. C’e’ materia per scatenarsi nei prossimi giorni ( dal 18 al 27 luglio ) per chi decidera’ di seguire il viaggio di Bill de Blasio e famiglia che tocchera’ anche i paesi di provenienza dei nonni ( Grassano e Sant’Agata de Goti ).
Si scrive che incontrera’ anche amministratori locali ( che bellezza parlare in inglese con Ignazio Marino ). Forse perche’ nessuno degli ultimi sindaci di New York e’ stato assente dalla citta’ per tanto tempo. Che non e’ questa cosa ma per la citta’ che non dorme mai e’ una vacanza lunghissima. Anche perche’ il 20 luglio potrebbero andare in sciopero ad oltranza i lavoratori della Long Island Rail Road ( senza contratto dal 2010 ) che trasporta 300mila pendolari in citta’. E una fotografia da Capri quel giorno potrebbe non essere una meraviglia per il futuro del sindaco in vacanza.

La televisione fuori dalla televisione acquista peso con gli Emmys. Netflix contro tutti e saltano i palinsesti ingessati

11 lug

Le 31 nominations agli Emmy Awards ricevute da Netflix ( House of Cards, Orange is the New Black ) indicano una tendenza chiara. Quella di una crepa sempre piu’ larga che si e’ aperta nei palinsesti imbalsamati dei networks. Ogni giorno, ogni sera, ogni notte ci facciamo il nostro palinsesto, anche certamente con merce, con serie, dei networks stessi che pero’ vediamo free on demand e non all’ora dell’originale messa in onda.
The Washington Post ci dice della guerra in atto tra i broadcasters e Netflix, per lo streaming. Mi e’ capitato negli ultimi tempi più’ spesso di incappare in buffering durante le visioni Netflix e questo e’ il nodo strategico da risolvere per la corporation in rapida ascesa.
Come fa notare The New York Times un segnale storico della sconfitta dei grandi networks e’ rintracciabile nella categoria di migliore attore nelle serie drama, in cui per la prima volta NBC, ABC, CBS, FOX sono fuori.

Ci torno sopra prima del 25 agosto ma intanto gloria a True Detective. Poi, io premierei sempre, tutta la vita, Mad Men e Shameless.

La politica nelle serie, nella scrittura televisiva. Questa e’ televisione

10 lug

Anche nella prossima stagione televisiva americana le serie tv racconteranno la politica. Decide il mercato, non la poitica, appunto.

Crosby, Stills, Nash e…Young. Si, insieme. In televisione

9 lug

Neil Young e’ una delle imitazioni migliori di Jimmy Fallon. E così’ ci si e’ chiesti se lo Young apparso in tv con i tre vecchi compagni fosse quello autentico. Fate voi.

CHEF, tutti in cucina. Da Robert Downey jr. a Scarlett Johansson, a Dustin Hoffman. E’ nuova religione

8 lug

Ce ne siamo accorti da qualche tempo. La cucina e’ tracimata nei palinsesti televisivi con conseguenze che tutti avvertiamo. Una specie di orgasmo collettivo ha preso tutti. Parliamo tanto di ristoranti, di cibo. Questo non e’ necessariamente un male. E’ diverso pero’ da noi ( intendo in Italia ) da quello che accade in America, dove ti vendono la casa con la cucina, il frigorifero ma poi non viene mai acceso il gas e il cibo viene ordinato fuori. Anche le uova strapazzate per colazione.
Jon Favreau e’ attore e regista celebre ( i due Iron Man e molto altro ) e si e’ tolto uno sfizio. Ha realizzato un film in cui racconta la sua passione per la cucina. Da chef famoso cacciato dal ristorante in cui dispensava la sua arte ad un food truck con cui attraversa, con grande successo, l’America. Il film e’ divertente, con una deriva di sottotrama familiare e bambino chef che si poteva evitare. Alla fine sono uscito pieno come un pollo d’allevamento. Ho saltato la cena.

Estate seriale. RAY DONOVAN, seconda stagione, domenica prossima

8 lug

The Walking Dead, season 5

8 lug

La CNN italiana ? Auguri

7 lug

Leggo dell’ingolfamento di conduttori di talk shows di politica a La7 come dell’occasione storica di fare finalmente “la CNN italiana”. Auguri.
Il modello di business della CNN e’, come e’ noto a chiunque si occupi di tv, ormai residuale. E’ musica d’accompagnamento negli aeroporti e alberghi. E’ la colonna sonora di una fase in cui le news globali sono i campionati mondiali di calcio e gli One Direction. In Italia a nessuno frega niente di cosa combina l’amministrazione Obama e qua, negli Stati Uniti, l’Italia e’ un luogo in cui si mangia bene e basta.
La CNN e le altre all news vivono solo di tragedie. Si accendono per la Costa Concordia, per un aereo che sparisce, un uragano che semina distruzione. Poi ogni due-quattro anni arrivano le elezioni, in America, a ridare un minimo di fiato alla politica. Washington e’ un luogo lontano ( non dico non-luogo per pudore ). La filiera di talk shows quotidiana da tempo annaspa sulla CNN e il tentativo di ridarle ossigeno con una marea di soft news si traduce in una palude senza più identità’.
L’Italia non e’ un paese normale. E’ l’unico paese al mondo in cui noi troviamo normale accasciarsi su un divano alla sera e assistere per due-tre ore alla chiacchera politica. E’ un paese che ha rinunciato a scrivere la realtà’. Gli accasciati a casa si specchiano negli accasciati in tivù. Ogni tanto un servizietto in esterna ci ricorda qualche guaio. Al rientro in studio di solito la “discussione” riprende come se il servizietto non fosse andato in onda. Ogni tanto su uno schermo in collegamento si materializzano Cacciari, Freccero, Sgarbi, con la funzione di rimestare l’acqua quando s’e’ fatta troppo cheta. Così’ abbiamo fatto la televisione civile e verso mezzanotte ci destiamo per qualche secondo, prima dell’insonnia notturna. Eccezioni i racconti di Report, Iacona, Iannacone e poco altro, per quello che vedo da lontano.
In America e’ cresciuto un modo di fare news creato da Jon Stewart e sviluppato da Colbert e John Oliver. Quello che, diversamente ma con grande efficacia, fa Crozza. Il segmento demografico che conta, quello tra i 25 e i 54 anni, quando sbircia notizie in televisione lo fa attraverso di loro. Oppure attraverso le incursioni, i viaggi di VICE, gli unici a raccontare quello che accade nel mondo senza rubacchiare immagini da You Tube, come fanno tanti inutili corrispondenti sparsi allegramente per il mondo.
Se deve essere chiacchera alla sera nella tivù italiana, allora meglio il cazzeggio sportivo. Che almeno non c’e’ quella ipocrita giustificazione del fare “servizio pubblico”. E’ solo servizietto pubblico.

THE LEFTOVERS e’ una boiata

7 lug

Seconda puntata di The Leftovers. Avevo dubbi dopo la prima di domenica scorsa. Spesso mollo le serie nuove dopo il primo episodio e sbaglio. Come nel caso di Fargo che avevo lasciato perché’ avevo in testa troppo il film, su cui potrei andare ad un quiz tv. In questo finesettimana di ponte americano mi sono fatto una Fargo-maratona dei dieci episodi e beh, mi ero sbagliato. L’America ghiacciata del North Dakota e Minnesota c’e’ tutta nella serie. Bella.
Invece su The Leftovers passo dai dubbi alla quasi certezza. E’ una boiata; filone apocalittico di cui non se ne puo’ più. Paghiamo ancora il dopo-Lost. Anche a HBO possono toppare.

Ieri, a teatro al Village, ho visto una grande Greta Gerwig. Su matrimonio, figli, desiderio sessuale

6 lug

Capita a teatro di vedere più’ da vicino cose che al cinema vedi più’ da lontano. Se la scrittura, la recitazione sono cucite addosso a temi che ci riguardano, allora la storia ti arriva come un colpo al cuore. Non e’ che capiti spesso, pero’.
Quando succede, come ieri sera, ti dici, tornando a piedi casa da Christopher Street, nel Village, che e’ stata una bella serata. Che continua a ruminare dentro anche oggi, domenica.
Il play e’ scritto dall’inglese Penelope Skinner ed e’ la storia di una coppia, l’attesa di un figlio e cosa succede nella relazione tra i due nei mesi che precedono la nascita. Il sesso, la non voglia e la voglia, e’ la lente attraverso cui entriamo in una storia che ci riguarda. Nella prima parte sorridiamo, alla fine della seconda usciamo angosciati.
Greta Gerwig l’avevo ammirata in Frances Ha, piccolo meraviglioso film in bianco e nero. Credo abbia scelto per il suo esordio off Broadway “The Village Bike” di Penelope Skinner perche’ sembra il seguito del film.

Ma non si era ritirato Steven Soderbergh ?

5 lug

Tristezza dei nuovi vecchi palinsesti made in Italy

5 lug

Leggo della presentazione dei palinsesti della tv di casa nostra. Talk shows e reality shows a sfare. Nel resto del mondo funziona la scripted tv, le serie e le docusoaps. I talk shows in prima serata non esistono e i realities hanno un peso minimo rispetto alla televisione scritta.
Da noi, dato che siamo un popolo di geniali improvvisatori, legioni di autori scrivono al massimo scalette. Le due serie che hanno superato la soglia del vedibile internazionale sono La banda della Magliana e Gomorra e siamo sempre dalle parti del crimine, più’ o meno organizzato, che e’ la nostra specialità’, non solo fiction. Si dice che produciamo questa televisione perché’ non ci sarebbero soldi per farne una diversa. E’ una sciocchezza. Quanta televisione italiana si vende nel mondo e quanta ne vendono gli altri ( inglesi, danesi, svedesi, tedeschi, israeliani, ecc. )?

In America ti ripetono ogni giorno che devi sognare. Io sogno una televisione fatta da gente che la mastica, che gira il mondo, che non disprezza il pubblico, che sa cosa guarda mio figlio su Netflix. Perché’ la televisione consumata in tempo reale e’ roba per anziani tramortiti. E questo e’ il vero problema che in Italia non passa per la capa a nessuno finche’ la barchetta non finirà’ come la Concordia.

THE ONION and the web-series about sex. Con chi lo fai, come, quanto. C’e’ tutto

4 lug

“tutta cromata e’ tua se dici si”

4 lug

Su FOX, in autunno, un BRACCIALETTI ROSSI in un ospedale di Los Angeles

3 lug

Il burger gay. “Siamo tutti uguali dentro”

3 lug

NBC e Pippa

3 lug

Divisa in due mattine, l’intervista di Matt Lauer del Today Show a Pippa(chi)Middleton e’ atterrata nelle case americane dopo un lancio che ci ha fatto una capa tanta ( “La prima intervista in TV” ).
Oggi leggo che a Pippa potrebbe essere proposto un contratto da inviata speciale, tipo quello che la NBC ha già’ offerto a Chelsea Clinton ( 600mila dollari ? ).
Sono le news in tv, stupid.

Soccer e frattaglie

2 lug

Leggo molti tweets di cui non avverto la necessita’, dopo la partita persa dagli Stati Uniti con il Belgio. Ma questo ormai mi accade con una tale intensità che capisco che e’ un problema mio.
Si dice, si vede, i blogs tirano di meno. Perche’ invece e’ fico il retweet all’infinito della foto di Obama che guarda la partita alla Casa Bianca con la folla di staffers alle quattro del pomeriggio. Fatevi le unghie come vi pare con l’uccellino. Basta sapere che il calcio in America sta diventando una cosa grande. Nelle high schools e’ lo sport praticato numero uno. Gli stadi sono ancora pieni di latinos ed e’ ancora più’ facile che un americano sia tifoso di una squadra della Premier League o della Liga piuttosto che di una della Major League Soccer. Ma i tempi cambiano e molto presto non sara’ più’ così’. Anche questi campionati del mondo hanno contribuito alla crescita del pallone giocato con i piedi ( e la testa ).
La telecronaca di oggi di ESPN e’ stata come sempre inzeppata di statistiche sul possesso palla, i tiri finiti tra i due pali, le parate di Howard, ecc. La squadra americana e’ molto migliorata negli ultimi anni ed ha giocato senza Altidore, infortunatosi subito, nella prima partita. Come fare a meno di Suarez. Il calcio e’ arrivato in America e ci resterà’ a lungo.

Soccer time. Qua siamo. E qua finisce

1 lug