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Se ballando

18 feb

Navigators

15 feb

Ricordo Renzo Arbore che scherzava sul plurale inglese delle parole usate comunemente nella nostra lingua.
Paese di santi, poeti e navigators. Please.

Stammi bene

13 feb

Boh. Meglio i commenti. Non ho capito.
Dico solo un paio di cose che conosco bene, a margine. L’industria farmaceutica non è evidentemente il male assoluto ma negli Stati Uniti opera in un regime che fatico a definire. Con qualsiasi inquilino alla Casa Bianca.
Piccolo esempio. Da anni ingoio un paio di pillole al giorno. Faccio scorta quando vengo in Italia, dove pago le scatole di medicinali generici meno di 10 euro. Le stesse in America le ho pagate 300 dollari.
L’assicurazione sanitaria per la mia famiglia costa una cifra che pure fatico a dire (sopra 2000 dollari al mese). E non copre quanto la sanità pubblica italiana.
Le lobbies in America esistono per questo. E i democratici hanno vinto le ultime elezioni per il rinnovo del Congresso su questo. Punto.

La restituzione

12 feb

Ho studiato a lungo la filantropia in America. Il tema mi appassiona.
La restituzione parziale o totale di quello che hai ricevuto nella vita è una questione identitaria. Non ho mai visto una tensione lontanamente simile in Italia.
Sono storie diverse su cui sorvolo adesso. Dentro c’è tutto.
Circoscrivendo il campo di attenzione a quello di chi ha fatto tanti soldi con lo sport sta emergendo il fenomeno globale della NBA. Non solo LeBron James e Kevin Durant. Sono in tanti i giocatori di basket che costruiscono case di produzione, che costruiscono monumenti a se stessi ma nello stesso tempo fondano scuole, finanziano programmi concreti di lotta alla povertà.
Non sento mai parlare di iniziative analoghe in Italia. Al massimo alcuni famosi fanno i testimonials. Non c’è cultura della restituzione. Anche nello stato, che non aiuta chi vorrebbe donare. E si dice, da idioti, che “la beneficenza si fa senza dirlo”.
Ho visto la serie su ESPN plus di LeBron e i primi due episodi del talk show appena uscito di Durant. Bella “televisione”. Contemporaneamente i due hanno inaugurato campi di basket e scuole nei ghetti. Hanno finanziato borse di studio. Hanno preso posizione su quello che accade nel paese.
Non tirano solo calci ad una palla e vanno a Dubai e Formentera nel tempo libero.

Non sono solo canzonette

11 feb

Abbiamo trascorso l’ultima settimana a leggere, ascoltare che la “musica non c’entra con la politica”. Una cosa difficile da sostenere cinquanta anni fa.
Oggi tutto è politica. Anche perche’ la politica stessa ha i confini liquidi. Tutti twittano su tutto. Tutti si autoespongono sui social. Eccetera.
Sono in Italia e non ho visto i Grammys ieri sera. Leggo che a Drake (premiato per la migliore canzone rap) è stato tagliato il discorso (critico) di accettazione della statuetta-grammofono. E poi leggo che si è materializzata Michelle Obama, che non è esattamente una che fa musica.
Le canzonette fanno politica anche quando dicono solo “ti amo”. Perche’ dipende a chi lo dicono.

Lo sport in TV. Le cose cambiano, in America

6 feb

Il più noioso Super Bowl degli ultimi anni si è tradotto in un ascolto deludente per la CBS. Sempre relativo (98.2 milioni). Rimarra’ il piu’ alto dell’anno pero’ è sceso di cinque punti dal 2018 e dodici dal 2017. Cresce lo streaming (più 31% sullo scorso anno ).
Le proteste hanno influito certamente. Un errore arbitrale aveva privato New Orleans della finale. E le manifestazioni degli atleti di colore nel corso delle esecuzioni dell’inno nazionale in apertura delle gare hanno segnato una stagione. Ma il trend è meno football e più calcio. Un trend di lungo periodo che sta conquistando nuovo pubblico.
Rimane il dato che 46 delle 50 messe in onda con il piu’ alto ascolto del 2018 sono state partite di football. Questa è la tv generalista in America. Poi noi parliamo di HBO, Showtime, Netflix, Amazon ma i numeri, quelli grandi, dicono sempre la stessa cosa. Quello che Emmys, Golden Globes e compagnie premianti non registrano.
I 30 secondi di pubblicità e lo show musicale dell’intervallo meglio della partita, almeno questa volta, non si sono visti. E gli stessi Netflix, Hulu, Amazon Prime e YouTube TV hanno sentito il bisogno di comprare spot nella serata.
Due dati su cui riflettere. La “tv del cambiamento”, forse.
1) Negli stadi 70.081 spettatori hanno assistito alle partite di football nella stagione appena terminata. 73.019 sono stati quelli che in media hanno comprato un biglietto per vedere una partita di calcio, a dicembre.
2) I diritti televisivi della NFL (football) sono costati nel 2018 meno di quelli del calcio europeo (Premier League, Liga spagnola, Bundesliga e French Ligue messi insieme). Senza contare il campionato italiano che guardo su Espn plus. E quello brasiliano. E quello messicano.
Il calcio non è solo degli americani che parlano spagnolo. Gia’ oggi è lo sport più praticato nelle high schools.
Gli Stati Uniti d’America vinceranno presto il campionato del mondo. Segnatevelo.

It’s India 2

3 feb

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Vado in India da 30 anni. È il viaggio. Poi è diventato anche lavoro e altro.
Ci sono tante Indie. Sentivo oggi Panatta dire in televisione a Quelli che il calcio che 35 anni fa giocare in Coppa Davis a Calcutta gli ha cambiato la vita. Non solo per la povertà estrema. Ma per come viene vissuta. Che non è rassegnazione. Piu’ complessa.

Trenta anni fa partivo con L’odore dell’India di Pasolini nello zaino. Oggi leggo Fortune e le 500 imprese che stanno facendo il miracolo economico indiano e che convivono con quello che scriveva Pasolini. Sono andato a girare in tre slums di Calcutta dove famiglie abitano da generazioni. In alcuni casi le baracche di lamiera sono state rese più solide. C’è la televisione ma non il bagno che è comune ed è ardito chiamare in questo modo.
In televisione vanno ininterrottamente i prodotti di Bollywood. Storie accompagnate da tanta musica. Il volume sempre molto alto. Una colonna sonora della vita. Il divo del genere, Shahrukh Khan, è stato l’attore, producer più pagato al mondo lo scorso anno.
Quando entri in un’abitazione con la telecamera ti viene offerto un tè. E spesso ti viene chiesto di lasciare le scarpe fuori dai 20-30 metri quadrati di casa. Ma lo capisci da solo, vedendole all’esterno. Come in un tempio. Il pavimento di terra o ricoperto con teli di plastica.
Immagini devozionali della religione identitaria alle pareti. Sempre.
Ho incontrato negli slums giovani che ce l’hanno fatta a studiare e hanno ora un lavoro. Tanti nei call centers, che sono una delle grandi industrie di Calcutta.
In America ti rispondono spesso dall’India. E in genere il problema che avevi viene risolto meglio che se ti avessero risposto da Kansas City.

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Romacentrici

31 gen

Sono tifoso della Fiorentina da quando mio padre, tifoso Roma, mi porto’ ad un Roma-Fiorentina.
Nulla a che fare con la Toscana nella mia vita. Se non L’Elba, che gli elbani stessi considerano extra territoriale.
Ieri sera ho visto una partitella sulla RAI in cui erano di fronte le due squadre.
Senza parole per la telecronaca. Sembrava un funerale. In effetti lo è stato dal punto di vista numerico. Ho silenziato le voci.

The Dude da bere

29 gen

Il ritorno del Big Lebowski di cui si è molto parlato nei giorni scorsi si è sciolto in un commercial per il prossimo Super Bowl. Come quello di Steve Carell.

Anche Mr Starbucks vorrebbe la Casa Bianca. C’è la fila

28 gen

Dopo 30.000 Starbucks in 77 paesi nel mondo e 350mila “baristas”, dipendenti, Howard Schultz scende in campo per la Casa Bianca. Lo ha fatto con una intervista a 60 Minutes.
Partito da una casa popolare di Brooklyn, Schultz punta al trasloco alla Casa Bianca. Da indipendente. Aspettando Bloomberg, l’altro miliardario. Tante donne nel partito democratico. Un ciclo elettorale affollato come mai prima.
Ci sara’ tempo per parlarne e andare in giro.

It’s India

27 gen

Ho passato la sicurezza in aeroporto a Calcutta sulla via del ritorno a New York pensando di avere tolto dallo zainetto tutto (telefono, iPad ecc). Mi hanno fatto ripetere l’operazione perché avevo tralasciato spine, adattatori, hard disk, rasoio. E poi l’ufficiale di servizio ha scritto a penna su un grande quaderno il mio nome e gli oggetti controllati.
L’India spedisce i suoi figli più ricchi nelle università inglesi e americane e questi poi non tornano. In alcuni casi diventano capi di Microsoft e delle altre sorelle della Silicon Valley. A casa, nella povera patria, si usa sempre la biro.
“It’s India” dice sempre la psicologa Shipra quando parliamo delle grandi contraddizioni di questo paese. Tra le prime tre economie del mondo (con Cina e Stati Uniti). E quest’anno supererà la Cina per consumo di petrolio (anche perché l’elettrico è lontano). E supererà gli Stati Uniti per produzione di acciaio. Cose che ho letto sui quotidiani, in India.
I volumi sono dettati dal numero di abitanti che crescono senza limiti. E da un consumo domestico che cresce di conseguenza. In un paese giovane (27 anni di media contro i nostri 45 e oltre).
Poi ci sono le centinaia di milioni di poveri. Oltre il 30% della popolazione del mondo che vive sotto la soglia della povertà. E i 200 milioni di Dalits, al fondo del sistema delle caste, che tranquillamente sopravvive nei matrimoni combinati e non solo.
Se fossi appena uscito da una di quelle scuole di giornalismo, televisione, comunicazione che proliferano da noi mi farei un anno nella città al mondo che nessuno racconta in italia. A Mumbai, Bombay. La metropoli in cui si vede il futuro, con il passato negli occhi.
Molto diversa da Calcutta, in cui sono venuto per la quarta volta in cinque anni.
Sono andato a trovare Tanisha, 13 anni, che continua a vivere sulla strada dove l’avevo conosciuta due anni fa. Dorme con i suoi genitori, le tre sorelle e un fratellino sugli stessi due pallets di legno di un metro e mezzo quadrato l’uno. Uno di fronte all’altro. In mezzo lo spazio per i passanti che camminano attraverso la loro “casa”. La grande novità e’ che Tanisha mi ha risposto in inglese. Lo sta imparando alla scuola che frequenta grazie all’aiuto che le arriva dall’Italia (Mission Calcutta). Una manciata di euro al mese con cui noi compriamo una pizza.

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Poi sono tornato nella casa di Barasat, ad un’ora da Calcutta, che con TV2000 seguiamo da cinque anni. Le suore della Provvidenza (parlano italiano e sono le piu’ “laiche” mai conosciute) curano bambine di strada, da dieci, quindici anni. Sono state anche più di 50 e questa volta ne ho trovate 27. Le conosco tutte per nome, volto, storia.
Si sta chiudendo un ciclo. Alcune arrivate ai 18 anni prendono strade diverse. Le suore e la psicologa Shipra provano in tutti i modi a farle studiare per emanciparle dal destino scritto della strada e del matrimonio combinato. Sono storie che in questo viaggio ho provato a seguire.
Sono storie a volte difficili da raccontare. Non sempre a lieto fine. Come la vita.
Quando tornero’ in Italia montero’ questo quarto capitolo delle bambine di Calcutta e andrò a fare visita ad una comunità in Friuli che aiuta le bambine. Proverò a capire perché.
È una domanda attuale, mi sembra.

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Ad aprile-maggio si vota in India. Uno dei risultati raggiunti dal governo del nazionalista hindu Narendra Modi sarebbe la tanto pubblicizzata distribuzione di 100 milioni di gabinetti nelle strade del grande paese. La campagna è stata realizzata con il volto di Gandhi.
Un’altra contraddizione, lunga da spiegare. It’s India.

In India, ancora

10 gen

Sto partendo per l”india. Calcutta, la casa delle bambine di strada in cui vado per la quarta volta, in cinque anni. La incontrammo per caso questa Casa della Provvidenza con TV2000 e non sono piu’ riuscito a staccarmi.
L’idea di Paolo Ruffini fu “seguiamo” queste 40 piccole donne per dieci anni.
Una specie di Boyhood al femminile.

La compagnia aerea mi ha inviato una mail per avvertire di aspettarci lunghe code per passare la sicurezza. Con la chiusura del governo federale americano, la TSA è a ranghi ridotti.

A reti unificate. Il muro con il Canada

9 gen

Il presidente Trump ha chiesto di parlare a reti unificate al paese.
La prima volta da quando è alla Casa Bianca. Dieci minuti alle nove di sera.
Non c’era la sicurezza che gli sarebbe stato concesso lo spazio.
È andata che Trump ha potuto leggere dal teleprompter la sua richiesta di fondi per costruire non si sa più cosa. Un muro, una barriera, una tenda. Al confine con il Messico, al sud.
Trump non ha parlato di “emergenza nazionale”. Anzi ha esordito parlando di “crisi umanitaria”.
Poi è passato ad elencare crimini commessi da migranti entrati senza documenti.
Hanno brevemente risposto Nancy Pelosi e Schumer, i leaders democratici.
I numeri parlano. “Il problema” non è al confine con il Messico. Ma casomai al nord, quello con il Canada. Dove sono entrati un numero maggiore di presunti terroristi.

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Golden noia

7 gen

Quest’anno sono andato meno al cinema, come credo sia capitato a tanti. Bohemian Rapshody, che ha vinto migliore film “drama”, non l’ho visto e non mi precipito a vederlo. Black Panther mi è piaciuto.
La cerimonia dei Golden Globes molto meno.
Uno dei due conduttori (Andy Samberg) è cosi’ poco, poco divertente che mi ha ammosciato la serata. I discorsi di ringraziamento, poi, quando diventano elenchi dei collaboratori, ammazzano. E stavolta veramente tanti in modalità lista della spesa. Meglio allora chi saluta la mamma e i figli, come usavano i ciclisti al traguardo.
Mi ha stupito, ad esempio, Cuaron (Roma) che ha letto una cosetta. Al secondo premio ha citato i figli, comunque.

Le uniche cose buone probabilmente sono state quelle silenziate perché contenevano “una parolaccia”. Poco per il resto da ricordare. Non che volessi rimandi al muro con il Messico (che pagherà il Messico) ma qualcosa che facesse capire che siamo dentro il gennaio del 2019 e non del 2009 (c’era Obama). C’è voluto Christian Bale vincitore con Vice (il biopic del vice di Bush, Cheney) per dire che la prossima volta il film sara’ su Mitch McConnell, il leader della maggioranza repubblicana al Senato…
Green Book, migliore film “musical-comedy”, la storia di un italoamericano e un pianista di colore nel sud degli Stati Uniti, ha funzionato come dichiarazione politica dell’anno. Glenn Close, alla fine, ci ha ricordato bene cosa significa MeToo, essere donna e madre, a parte le molestie. Per non dimenticare la stagione scorsa.

Andando agli altri premiati, adoro Patricia Arquette.
Grande Carol Burnett (85 anni) storia della televisione. Ha commosso tutti. Si invecchia e chi conosce la tv americana ricorda la più grande comedian che sia passata da queste parti.
E grande ovviamente Jeff Bridges, anche lui omaggiato per una carriera non solo “Grande Lebowski”. Ha citato uno dei quattro, cinque film che mi porto dentro per sempre, The Last Picture Show (L’ultimo spettacolo) di Bogdanovich del 1971. Era girato in bianco e nero.
Netflix, con The Kominsky Method e Roma, ha trionfato. Ma per il secondo anno ha vinto la più brava di tutti, Rachel Brosnahan, la Mrs. Maisel di Amazon, una serie che finalmente non tratta di “morti ammazzati”.
Questa è la televisione ragazzi. Meglio del cinema.

Il finale delle serie. E quello della vita

5 gen

James Poniewozik, The New York Times, scrive di Bandersnatch richiamando il finale dei Sopranos che tanto fece parlare. Aggiungo quelli di Mad Men e Breaking Bad.
Le serie a cui ci affezioniamo non dovrebbero finire. Desideriamo una corsa parallela alla nostra e mischiamo destini. Il nostro non ci è dato sceglierlo.
Bandersnatch sembra regalare questa possibilita’. Di farci il nostro finale.
L’intervattivita’, cosiddetta, è solo videogame. “La televisione ha ucciso la realta”.

Un dollaro per il muro

4 gen

Chiedono alla Pelosi se autorizzerebbe il Congresso a dare un dollaro per il muro di Trump. Lei risponde che il muro è immorale.
A proposito dell’impeachment eventuale di Trump di cui si sono riempiti i giornali italiani, fino a quando non ci sara’ il risultato dell’indagine Russia è fiction. Come il muro.
I democratici hanno vinto le elezioni di midterm sulle spese per la salute. Immorali in America.

Pronti ? Via

3 gen

Partita la campagna elettorale 2020 per la Casa Bianca, appena entrati nel nuovo anno.
Elizabeth Warren ha annunciato la creazione di un comitato esplorativo. In altri termini, la sua candidatura per i democratici. In programma viaggi in Iowa, lo stato in cui si voterà per le primarie tra un anno circa.
Prima intervista ufficiale ieri sera su MSNBC.

Bandersnatch, così è se vi pare. Anche no

31 dic

Se togliete le opzioni interattive la storia è banale. Qualunque strada scegliete.
C’è la possibilita’ di tornare indietro e cliccare sulla seconda possibilita’. Si può anche non scegliere come proseguire e il racconto lineare è quello che avete più o meno immaginato, date le premesse. Quando mi sono accorto della finestra che consente di uscire con i titoli di coda, ho visto la luce. Non so quanti finali mi ero sciroppato ma ho letto che sono cinque possibili. O forse di più (spoilerati). E oltre tre ore di visioni.
Uno che ci aveva pensato recentemente all’interattivita’ in televisione è stato Soderbergh. Quel tentativo che non avevo apprezzato tanto mi sembra piu’ riuscito, anche se complesso. Ma la piattaforma di Netflix è semplice e funziona tecnicamente alla perfezione.

L’idea di Bandersnatch, della serie Black Mirror ( Netflix) è quella di fare un film ambientato nel 1984 e raccontare il giovane protagonista che lavora ossessivamente alla creazione di un videogioco. E questi lavori in corso dialogano con la sua stessa vita e la modificano.
Lanciato come il primo lavoro interattivo mi ha fatto rimpiangere quelle serie scritte bene che non riesci a mollare e per questo fai binge watching. Che è stata la ragione di esistere di Netflix. Poi sono arrivati in tanti e ora fanno lavorare noi.
Naturalmente c’è chi va pazzo per l’interattivita’. E poi la nuova televisione di chi non guarda più la televisione è il videogame.
Il rischio, in questo caso, è quello di cominciare con il product placement dei cereali e finire per pensare che forse è stata proprio quella la scelta più impegnativa di Bandersnatch.
Le trame e sottotrame presenti non esplicitate nelle serie migliori vengono lasciate aperte, nude, come il frutto di discussioni non risolte nella stanza degli autori. Che invece sceglie, per definizione. The New York Times ha titolato “potere al popolo”…

Questo che si chiude è stato un anno difficile per chi lavora su di noi. Fino a poco tempo si diceva “per noi”, “con noi”.
Black Mirror, almeno da questo punto di vista, arriva come una consegna di Amazon Prime. In tempo.
“La tecnica uccidera’ la democrazia” (Emanuele Severino).
Orwell reificato in Netflix. O in Facebook ?

PS Io continuo a rivedere “The Marvelous Mrs. Maisen”, la serie dell’anno (Amazon).  Con dialoghi meravigliosi. Ricostruzioni splendide come nell’episodio delle vacanze nei Catskills. Un gioiello, per fortuna zero interattivo.

Vecchio e nuovo

30 dic

Sono passato da Lord&Taylor, il grande magazzino che sta chiudendo sulla Fifth Ave.
Era stato inaugurato nel 1914. La mattina, alle 10, l’apertura ogni giorno con l’inno.
Al suo posto arriva WeWork, che ha otto anni di vita e grandi investitori.
Questa storia andrebbe scritta bene.

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La TV del cambiamento

26 dic

Basta con la classifica dei dieci programmi migliori dell’anno.
Anche perche’ chissenefrega quando la quantità delle opzioni è diventata tale da superare l’umana possibilità di vedere tutto. Si rischia di dire di quella che non ha visto nessuno perché nascosta nelle pieghe di un’offerta che ci vorrebbe tossici di Netflix e degli streamers che nascono continuamente, a parte tutto il resto che va in onda in tempo reale.

C’erano una volta i centri commerciali, prima di Amazon. Ora molti chiudono in America. L’offerta si è spostata. So che in Italia si continuano a costruire ma anche la tv generalista funziona bene in Italia. Questione di tempo.
Io accendo la televisione per lo sport. Ci sono giorni in cui lo schermo dell’elettrodomestico rimane nero con la lucetta rossa, a lutto. Il telecomando non si sa dove.
Eppure non ho mai visto tanta televisione come in questo 2018. In America e in Italia, che poi è quasi lo stesso per quello che consumo io. ESPN o Sky, la differenza, con le declinazioni delle storie degli atleti. Sto vedendo su ESPN plus quella di LeBron.

Mi limito a citare due serie. Atlanta (seconda stagione) e The Marvelous Mrs. Maisen (seconda stagione). La prima in onda su FX. La seconda di Amazon.
Poi altre come Narcos:Mexico e Succession vanno giu’ come uno spritz ma non si tratta di capolavori.
Manca una serie della tv generalista ma ce ne sono tante antiche che lottano insieme a noi. Ad esempio le dieci stagioni di Friends (in onda sulla NBC dal 1994 al 2004) saranno ancora su Netflix nel 2019 per l’incredibile cifra di 100 milioni. Poi potrebbero tornare a casa, alla Warner-Media di AT&T (HBO, Cnn, Cartoon Network, ecc.) che dovrebbe lanciare il suo streaming.
Nei nuovi magazzini seriali non si butta niente. Anzi. Non c’è ansia di cambiamenti. Che non mancano. Quest’anno Maniac e Homecoming sono state serie innovative. Ma la televisione sta cementando e valorizzando il suo passato in un mix che mette insieme cibo per tutte le eta’. Anche per chi è senza denti. Piccoli e premorienti. E per chi si è perso un decennio. È una tv dell’eterno presente che la visione su misura ha spalmato sulle nostre notti insonni.

La televisione è sempre la stessa. In Italia vincerebbe Arbore per altri 80 anni mentre Netflix inciampa sul cinepanettone italiano per farsi local e generalista.
In realta’ c’è una tv del cambiamento ma ne parlano in pochi e se non hanno figli in casa non sanno nemmeno che esiste. Si chiama Fortnite, ha i nomi dell’industria dei videogames. Gli schermi neri servono a giocare.
Se vi siete addormentati su un talk show non c’è da preoccuparsi. È l’eta. Del cambiamento.

Soldati d’Italia su Rai Play

24 dic

Un viaggio lungo sei mesi, con il montaggio, in questo 2018. Realizzato da Rai Italia.
Ho conosciuto luoghi astratti entrati nelle nostre conversazioni per raccontare crisi, guerre. Ho soprattutto fatto incontri con donne e uomini di cui non si parla.
Un privilegio, non finiro’ mai di dirlo. E la storia continua, in altri modi.

Papa Francesco

24 dic

Ieri sera la lunga conversazione (due ore) di Don Marco Pozza con Papa Francesco. In onda su TV2000.
Si è chiuso cosi’ il programma Ave Maria, 11 puntate a cui ho lavorato nel 2018.
Le prime otto puntate rivedibili.
Grazie a Don Marco, Paola, Bea, Alessandro, Vasile, Marco. Tutta qua la squadra, perfetta. Autori, redazione, produzione, fotografia.
Quando leggo 100 nomi nei titoli di coda dei programmi penso che il reddito di cittadinanza sia realizzato da un pezzo.

Vado al cinema. A casa

18 dic

Vado sempre meno al cinema. Netflix lo ha portato a casa, in viaggio, al caffè.
Il cinema è mobile, senza orario. “La magia della sala”, si diceva nel secolo scorso.
Non solo serie, ora anche film candidati all’Oscar per Netflix.
Ho visto quello dei fratelli Coen, “The Ballad of Buster Scruggs” e “Roma” di Cuaron. Uno in aereo, l’altro prima di addormentarmi, come si faceva con un libro. Nel secolo scorso.

Mi è piaciuto tanto il film dei fratelli Coen, da molti giudicato debole rispetto alle opere precedenti. Mi sembra racconti l’America, la nascita di questo paese come pochi altri.
Le armi come “fondamento” della costituzione della giovane nazione. L’antologia di racconti western ha il ritmo e la sintassi di un musical. Come dire, pura Americana.
Mi sono appassionato meno a Roma. Anche se ho rivisto pezzi della mia infanzia. Non dico quali ma molto simili.
Ovazione della critica, in preparazione della cerimonia degli Academy Awards.
Nelle sale ci sono i superheroes, a casa fa piacere vedere uno slow film. Una cosa antica, tenera. La macchina ferma, tempi dilatati. Una storia che pero’ è anche contemporanea.
Forse questa lettura doppia piace tanto. L’Oscar ? Un’esagerazione. Ma il cinema è moribondo.
Lo ha ucciso Netflix con le serie. Netflix, che ora vorrebbe la statuetta.

Hot

16 dic

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È possibile mangiare supplì’ e pizza fantastici a Durham, North Carolina ? Yes.
Meglio che a Roma.

Conosci questo autore italiano ?

15 dic

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Sono a trovare mia sorella in North Carolina.
Parliamo di libri che stiamo leggendo. Io sono appena tornato dall’Italia con qualcosa di nuovo. Quello sul maschio che è una bestia, quello sul game, ecc. Li compro ma non so se poi li apriro’.
Preferisco leggere in inglese. Anche italiani tradotti.
Cosi’ fa mia sorella che mi introduce ad un “nuovo” autore italiano che ha appena scoperto e sta divorando.
Un certo Andrea Camilleri. Sai chi è ? Mi chiede.

Bar sport

7 dic

ESPN plus (abbonamento meno di 10 dollari al mese) ha comprato i diritti del calcio italiano e spagnolo. NBC ha la Premier League inglese e FOX la Bundesliga tedesca. Per il resto del mondo ci sono i canali di lingua spagnola. Orgia di calcio fino alla nausea.
Nelle pause tutti gli altri sport.
Bisogna allora, se sei maniaco come me, studiare una dieta (televisiva e da Internet). Registrare. Distribuire le dosi di droga sportiva nel corso della giornata.
Mi piace da sempre fare colazione al mattino guardando sport. Non solo calcio. Anzi piu’ NBA. E insieme slittare tra i siti sportivi che sono nei preferiti.
Mi piace anche fare gli altri pasti accompagnato da uno dei tanti talk shows di ESPN. Gli unici talk shows che ormai frequento. Sport. Se sono solo. O sono con chi mastica le materie.
Poi per il resto della giornata basta calcio, pallacanestro, hockey, football, tennis.
Fino al prossimo pasto.

Il treno finale

6 dic

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In diretta tv le ultime 70 miglia del ritorno a casa di Bush padre e presidente vengono percorse sulle rotaie.
Ai lati del percorso, il saluto dei cittadini. Celebri in passato i treni per Lincoln e Eisenhower.
Commovente quello di Robert Kennedy. Si fermo’ il paese.

Giurato per un giorno

5 dic

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Avevo rinviato per tre volte. Ero fuori dagli Stati Uniti o dovevo lavorare. Di più non si puo’.
E cosi’ alle 9 del mattino sono entrato nel palazzo incolonnato della Suprema Corte di Giustizia, a due passi dal ponte di Brooklyn. Con me, circa trecento potenziali giurati.

La giuria popolare è il cardine della democrazia americana. Processi civili e penali che vanno sulla carta oltre i sei mesi di pena, meno quelli ai minori, sono fatti come nei film. In un paio di stati, come il Vermont, puoi addirittura chiedere la giuria popolare per una multa. Ma se perdi paghi le spese. In genere dodici giurati (ma dipende dai casi, da sei fino a 23) e il verdetto deve essere unanime. L’entità della pena è poi affare del magistrato.
In moltissimi casi civili la transazione tra le parti è quasi la regola. Il sistema sarebbe ingolfato altrimenti e anche cosi’ non può correre velocissimo ma è una macchina da guerra.

Siamo di tutte le eta’, di tutti i colori di pelle. Mi ha ricordato il giorno del giuramento per la cittadinanza americana. Si parte con un video che racconta in sintesi perché siamo tutti in questo grande doppio auditorio. Il dovere e l’onore di servire il paese, ecc. Una cosa comunque non retorica, concreta, la pasta di cui sono fatti gli americani veri, non tanto io.
Poi inizia l’attesa. C’è il wifi. Chi legge, chi lavora, chi studia, chi dorme.
Una simpatica signora, che dice di fare questo lavoro da oltre trenta anni, ci ricorda che potremmo essere convocati per altri due giorni, fino a quando i sei processi all’ordine del giorno avranno completato le rispettive giurie. Siamo molti di più di quanti servirebbero ma la ragione è che puoi addurre motivi per non svolgere il tuo compito e, se vengono accettati dagli avvocati e dal pubblico ministero, torni nella grande aula delle riserve, dove puoi essere ripescato. E’ una lotteria.
Il mio nome esce due volte. E in tutti e due i casi sono processi per “malpractice” (negligenza medica). Accusati ospedali, chirurghi. I casi vengono spiegati dagli avvocati della difesa e dall’accusa. Ci viene anche detto che un processo sarebbe durato circa sei settimane e un altro cinque.
Mi sono seduto su una delle dodici sedie dei giurati e alla domanda se qualcuno di noi avesse ragioni per non partecipare abbiamo alzato la mano in cinque o sei. Ognuno è stato invitato fuori dall’aula dove è possibile spiegare, riservatamente, eventuali pregiudizi ma anche i motivi per cui un periodo cosi’ lungo di assenza dal lavoro potrebbe essere un problema.
Mi hanno scusato ufficialmente le due volte e a questo punto a fine giornata ho finito e servito il paese. Non dovrei essere convocato ancora per sei anni dallo stato di New York e quattro dal governo federale.
Dai 18 anni in poi capita a tutti nella vita, in America. Un paese in cui il diritto al voto non è avvertito nello stesso modo. Forse questi sono i giorni in cui molti capiscono in che paese sono nati o entrati.
Tra sei settimane mi arrivera’ a casa un assegno di 40 dollari. È la diaria giornaliera per i giurati che non sono pagati dalla società per cui lavorano, che se ha più di dieci dipendenti deve garantire stipendio e servizio alla comunità.
Io, giurato per un giorno. Istruttivo.

Il funerale del partito repubblicano. C’era una volta

4 dic

Sono tornato a casa in tempo per vedere tutte le televisioni ( tutte, generaliste e all news ) in silenzio. La bara di Bush padre, la famiglia, i rappresentanti del Senato e del Congresso.
Raro girare tutti i canali e non sentire una parola per lunghi minuti.
Inevitabili, poi, le voci che si sono aperte sul partito repubblicano oggi.
Trump sara’ presente al funerale di mercoledi e non parlerà.

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CRAZY RICH ASIANS, il successo e il flop. La storia di due citta’

3 dic

Crazy Rich Asians , grande successo in America, sembra non avere incontrato lo stesso esito in Cina.
Troppi stereotipi e probabilmente non solo. Ma anche personaggi credibili. Come la protagonista, professoressa di economia alla NYU di New York, universita’ che conosco bene. Traguardo di tanti ragazzi asiatici. Come tutte le scuole d’America.
Mi è capitato di trovare un gran numero di studenti asiatici in North Carolina, Illinois, Michigan. Gia’ nelle scuole secondarie, in corsa per entrare nelle universita’ americane. Sono ben accolti perche’ pagano l’intera incredibile tuition. Sono un esercito le cui dimensioni non sono note. Le cifre ufficiali sono ampiamente sotto la realta’ (351mila nel 2016-2017)
Poi tornano o decidono di rimanere. E’ l’altra migrazione a cui l’America apre le porte. Non si costruiscono muri, come per i latino americani poveri che provano ad entrare dal Messico. È la storia delle due citta’, ai giorni nostri.
New York è la fotografia perfetta di questa polarità. I ristoranti, i bambini passeggiati dalle tate, in mano ai latinos spesso senza documenti, che vivono nel Bronx, East Harlem, Brooklyn profonda.
Gli asiatici giovani, con le carte di credito dei genitori della Cina comunista, non mettono piede nella vecchia Chinatown e svolazzano nei bar downtown, ricoperti con felpe Supreme o Off-White.
Le Crazy Rich Asians di Singapore divertono in America. Fanno meno ridere in Cina dove il meeting pot tra contadini, operai e nuovi ricchi non è ufficialmente miscelato in salsa ketchup.
Non manca molto.