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Chi potrebbe essere il Jimmy Fallon de noantri ? Fiorello ? Fazio ? Viva la seconda serata

18 feb

E’ partita ieri sera l’avventura di Jimmy Fallon al Tonight Show della NBC.
La storica seconda serata televisiva in America e’ viva, lotta, nonostante il calo dei profitti e si sta stando, su tutti i networks, una seconda giovinezza. Resiste il solo David Letterman sulla CBS. Non e’ solo questione anagrafica. Le interviste cattivelle, il doppiosenso vanno bene per Twitter e compagnia rimbalzante. E comunque Jimmy Fallon va forte sui social media su cui dispiega la sua allegra weltanschauung.
Jimmy ha molti amici che si e’ fatto negli anni, ricevendoli nel suo show che partiva a mezzanotte e mezza e trattandoli con grazia, dolcezza, umorismo mai inutilmente e facilmente cinico. Ieri sera sono venuti in parecchi a fargli visita per la sua prima ( De Niro, Giuliani, Kardashian, Lohan, Tina Fey, Tracy Morgan, Lady Gaga, Seth Rogen, Mariah Carey, Mike Tyson, U2 e perfino Stephen Colbert, che va in onda contro di lui alla stessa ora su Comedy Central ).
La forza di Fallon sono travestimenti, imitazioni perché’ sa fare tutto, non solo dispensare battute come Letterman. Con Will Smith ne ha dato un’ennesima prova.
La seconda serata e’ un pezzo importante del business televisivo. In Italia e’ stata uccisa per ragioni di costi e insipienza. Sono lontani i tempi di Arbore. Ci vorrebbe “il sacrificio di una star”. Ne guadagnerebbero, a cascata, tutti ma sono parole al vento.
Dopo l’introduzione di Spike Lee che ha ricordato il trasloco dello show da Los Angeles a New York, Fallon ha presentato i suoi genitori presenti in platea. Un bravo ragazzo, Jimmy.

Fare “shopping” di universita’, in America

18 feb

Un classico delle famiglie americane con figlio/a nel penultimo anno di scuola secondaria superiore e’ il “college tour”. Si vanno a visitare le università’ in cui l’erede pensa di fare domanda di ammissione. Si visitano così’ pezzi d’America e si entra in un processo che, a raccontarlo, non ci si crede. Per le selezioni, i costi, le balle e le verità’ che ci stanno dietro.
Noi, in famiglia, abbiamo appena cominciato. E’ la seconda volta e la cosa interessante e’ che sei anni di crisi dall’altra volta, il 2007, non hanno fermato il mostro. Anzi. Presto ve lo racconto.

Ann Arbor, Michigan. “Il grande freddo “

17 feb

Sono per un paio di giorni in visita ad Ann Arbor, Michigan, con famiglia. La sede di University of Michigan. Quella frequentata dai protagonisti de “Il grande freddo”.
Al cinema, a due passi dal campus, danno “La grande bellezza”.

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Da Banksy a Hanksy. E’ l’epoca della riproducibilita’ tecnica, stupid

17 feb

L’epoca della riproducibilità’ tecnica, rivisitata dai social media, produce effetti divertenti e parodistici anche a danno di quelli che fanno una missione della critica e parodia. E’ il caso di Hanksy, l’artista ammiratore di Banksy ( e Tom Hanks ) che ha cominciato a New York, si e’ allargato nel resto degli Stati Uniti ed e’ arrivato nelle gallerie.
Ci racconta la sua storia il New York Times e sembra materia su cui farci un pensierino. Quello che si fa chiamare Hanksy ha usato Instagram, Twitter buttando li parole chiave ( East Village, illegal, street art ) che lui dice sono come il formaggio per i topi. Famoso in pochi minuti. Una meraviglia.

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Nicole Bengiveno/The New York Times

Binge watching de che ? Di Don Matteo ?

15 feb

Adesso , dopo Netflix e House of Cards, tutti a scoprire la visione continua e atemporale delle serie televisive americane.  Pippatevi sei ore di seguito di Don Matteo e ne riparliamo.

Tutto HOUSE OF CARDS minuto per minuto. Con una puntata stravolgente ( no spoilers )

15 feb

Sono arrivato alla sesta puntata di House of Cards, liberata ieri da Netflix. Poco meno della meta’ in una notte. Ora faccio una pausa. Ci sono due scuole di pensiero sul binge watching.
Consumare la serie tutta di seguito confonde oppure e’ come leggere un romanzo che ti appassiona.
Scelgo la strada mediana. Soddisfatta la crisi di astinenza, ora passo a distillare il resto. Un’idea me la sono fatta. Quella principale e’ che la costruzione della serie e’ fatta per durare. Terza, forse quarta stagione, ecc. Dipendera’ da Kevin Spacey, Robin Wright, ecc. Ma con True Detective di HBO e aspettando la stagione finale di Mad Men da aprile e stando a vedere come ripartira’ Homeland senza Brody, siamo dalle parti del meglio della tv seriale.
A differenza di True Detective dove c’e e si vede una sola mano alla regia, in House of Cards si alternano i directors ( James Foley e’ il regista più’ teatrale tra quelli in campo ) tenuti insieme dallo showrunner Beau Willimon, che e’ drammaturgo puro. Non a caso il rimando più’ abusato dalla critica e’ a Shakespeare. Ma questo accade ormai con tutte le serie americane. Al contrario di quelle italiane in cui i modelli chiave sono I Ragazzi di Padre Tobia e Rin Tin Tin.
Una cosa che succede in House of Cards ( e mi fermo qua perché’ ho detto no spoiler ) e’ che, a differenza di altre serie, Willimon sa quando passare oltre una storia. E poi c’e una quarta puntata da brividi, che chi non piange e’ di legno.
Una citazione non usata e’ invece il film Lincoln e in House of Cards entriamo dentro il Congresso americano come nel film di Spielberg e come non era stato nella prima stagione. E vediamo cose che potrei dire evocano cose che accadono ovunque e lascio perdere i richiami all’attuale quadro italiano.
Una cosa pero’ va detta. House of Cards e’ l’adattamento americano della serie inglese. Facciamolo l’adattamento italiano. Abbiamo tutto per farlo nella realtà’. Ci manca solo tutto il resto. Scrittori, registi, attori.

Sendero Luminoso, non quello la

15 feb

 

14 febbraio 1962. Il tour della Casa Bianca con Jackie Kennedy

14 feb

“Joking Bad”. Da lunedi il TONIGHT SHOW e’ di Jimmy Fallon

13 feb

Ospiti nella prima puntata Will Smith e gli U2. Poi giovedì, tra una settimana, arriverà’ Michelle Obama.

George Packer ( The New Yorker ) fa la domandona. Amazon buona per noi ma per i libri ?

13 feb

George Packer ha raccolto recentemente in un bel libro profili che spiegano bene la fase che stiamo vivendo in America. Nel numero di The New Yorker di questa settimana c’e’ un’altra di queste storie e riguarda Mr.Jeff Bezos e la sua creatura, Amazon.
E’ come sempre un pezzo lungo e attraversa la storia del fondatore ( che ha detto no ad un’intervista per l’occasione ) e del suo negozio onnivoro. Avevo letto il libro, citato da Packer, di Brad Stone. Le 13 pagine del New Yorker funzionano da postfazione alla storia di Stone. E soprattutto rilanciano la domanda che in tanti ci facciamo quando ogni giorno passiamo davanti alla libreria che amavamo e la troviamo chiusa, per sempre: e’ colpa di Amazon ?
Ricordo quando il mostro era Barnes and Noble a cui tutti imputavamo la chiusura delle piccole librerie indipendenti. Oggi Barnes and Noble mi sembra un tesoro da difendere e se un giorno chiudesse, ad esempio, la location di Union Square, sarebbe un lutto di quelli gravi.
I libri – ci dice Packer – sono serviti a raccogliere data e a tirare la volata a tutto il resto che mio figlio ordina senza mettere piede in un negozio.
Io i libri li ordino ostinatamente da Barnes and Noble, che me li consegna gratis in giornata. Vediamo come va a finire. Anche perche’ i libri di carta, quelli con la copertina rigida, “portano polvere e basta” ( citazione da mio figlio ).

Maggiolino del 1955, la macchina del popolo. Su Discovery il giro del mondo

12 feb

Il documentario di Netflix sulla piazza egiziana punta all’Oscar. Con ragione ma difficolta’

12 feb

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Oggi Netflix ha acquistato una pagina intera sul New York Times per spingere il documentario The Square verso l’Oscar per cui ha ricevuto la nomination. L’ho visto. E’ interessante e la competizione non e’ straordinaria. Dovrebbe farcela ma bisogna vedere se i membri dell’Academy vorranno prendersi questa gatta da pelare. In Egitto non si sa ancora se il documentario potra’ uscire.

“THE WOLF of WALL STREET” andava fatto nella Silicon Valley

12 feb

John Oliver e’ stato a lungo l’inviato britannico del Daily Show di Jon Stewart. Ora avra’ il suo show su HBO. Nel frattempo e’ stato chiamato a tenere il discorso introduttivo  ai Crunchies, gli awards della tech industry.
Oliver fa a pezzi i ragazzotti nuovi ricchi della valle. Come sempre sono i comici a ricordarci dove si sposta la bussola.

Riscaldamento

11 feb

Kate Hansen, campionessa di slittino. Oggi la tv rimbalza il suo warm up.

Shaun White , snowboarder. Cosi’ lo racconta la NBC

11 feb

Shaun White, ferito e risorto, oggi in gara.
E’ una pop star
in America e riempie la tv.

Trasfigurazione di un’icona, Matthew McConaughey. Dagli addominali tartarugati all’Oscar

10 feb

Il piccolo ruolo in The Wolf of Wall Street, il grande ruolo in Dallas Buyers Club e ora la nuova serie tv dell’anno. Il film esce in Italia un paio di giorni prima dell’Oscar.
Matthew McConaughey trasfigurato e’ sempre icona. Prima degli addominali tartarugati , oggi con prove diverse da actor’s studio.
Sembrava un bel fessacchiotto, e’ l’attore di questa stagione. Ricorda il De Niro di Toro scatenato.

Matthew Mc Conaughey ( e Woody Harrelson ) in TRUE DETECTIVE su HBO. Capolavoro assoluto

10 feb

La sigla iniziale di True Detective, su HBO, e’ ammaliante. Canzone capolavoro di T Bone Burnett. Ho aspettato la fine della quarta puntata, andata in onda ieri sera, per parlarne. Siamo a meta’. La serie, prima stagione, e’ di otto episodi. I primi tre li ho visti di seguito due giorni fa. Ormai questo e’ l’unico modo di guardare le serie, per entrarci dentro come in unico film. La storia, ci hanno promesso, si concluderà’ all’ottava puntata. Non ci prenderà’ in giro come The Killing.
In True Detective la tradizionale coppia di detectives dei police dramas non e’ una coppia convenzionale. O meglio Woody Harrelson con bella moglie, due figlie e bella amante, lo sarebbe pure. Quello che e’ assolutamente originale e’ Matthew McConaughey. L’attore, seriamente candidato al prossimo Oscar con Dallas Buyers Club, affronta qui un personaggio ancora più’ complesso. Beve, assume droghe, divorziato, dopo avere perso la piccola figlia in un incidente stradale, elabora una sua concezione del mondo molto lontana dall’ottimismo familistico, conservatore del suo socio. Cioran, Nietzsche sono citati come riferimenti dal creatore della serie.

Siamo nel 1995 e ai due viene affidato il caso di una prostituta minorenne, imbottita di crystal meth e uccisa in quello che sembra essere stato un rito satanico. Il racconto, scritto e ideato dal giovane Nic Pizzolatto, astro nascente di HBO, e’ costruito in flashback con i due poliziotti che sono interrogati e rivanno indietro nel tempo, perché un caso simile riemerge nel 2012 e così’ siamo al serial killer, forse. Piano piano capiamo che la loro vita e’ molto cambiata da allora e qui mi fermo nella trama.
La sottotrama principale e’ la Louisiana, le sue paludi, la sua popolazione bianca, povera, ricoverata ( spiritualmente ) nelle chiese che sono ad ogni miglio di strada. Luoghi che Pizzolatto conosce perché’ ci e’ nato. Un’altra sottotrama importante e’ la famiglia americana media e il suo incrocio con la stabilita’ del sistema. Pizzolatto scava dentro i nostri due detectives, che usa come specchi per dirci della “commedia umana” come raramente capita di vedere in una serie tv. Viene in mente Breaking Bad. E in questo caso McConaughey ci porta, come Bryan Cranston, dentro di noi, cosa che non ti saresti mai aspettata dall’attore che fino ad un paio di anni fa era famoso solo per i suoi addominali e il bel volto. Abbiamo scoperto uno grande.
La regia di Cary Joji Fukunaga non e’ pigra, di servizio. Va oltre, arricchendo la scrittura di immagini che evocano, sottolineano il mistero dei luoghi che attraversiamo. La fotografia e’ di Adam Arkapaw, lo stesso di Top of the Lake di Jane Campion e si capisce perche’ chi fa il mestiere cosi’ e’ autore come chi scrive.

Il primo episodio, andato contro i Golden Globes, ha totalizzato più’ spettatori per una nuova serie dai tempi di Boardwalk Empire del 2010. Cosa più’ importante, True Detective ha poi fatto un boom nella visione ritardata dei giorni seguenti.

Quasi ad ogni nuova serie tv che esce dalle officine di HBO, Showtime, AMC ci troviamo a declinare quelle che ormai sono banalità’, senso comune, “la televisione romanzo della nostra epoca”, “la televisione meglio del cinema”, eec. Ormai siamo oltre. Con una televisione cosi’ entriamo nella fenomenologia dello spirito. Amen.

“La notte che ha cambiato l’America”. Esagerata CBS per i Beatles, stasera

9 feb

Molta enfasi nel lancio della prima serata CBS di stasera contro le Olimpiadi su NBC. Addirittura “la notte che ha cambiato l’America”. E’ il cinquantenario dell’apparizione al Ed Sullivan Show del 9 febbraio 1964. Stasera il concerto registrato per l’occasione il 27 gennaio scorso. Canzoni dei Beatles rimasticate da Annie Lennox e Dave Stewart, Alicia Keys, Katy Perry, Stevie Wonder e compagmia cantante.

X FACTOR cancellato in America dopo tre stagioni. La tv non e’ un format globale

9 feb

Ho sempre letto cose buone sulla versione italiana di X Factor che non ho mai visto. Conosco quella americana del format, centrata sulla figura di Simon Cowell, l’inglese giudice, produttore musicale, creatore del talent. Cowell torna a fare X Factor in Inghilterra dopo le tre stagioni americane su Fox. Qua, dopo il lento declino di American Idol, il programma che funziona e’ The Voice. Come sempre in questi casi, una questione di giudici. La formazione di X Factor USA e’ stata continuamente cambiata e ha giocato un campionato in salita.
C”e materia per discutere della globalizzazione di successo dei format data sempre per scontata. La questione e’ che le televisioni stanno diventando sempre più narrazioni di un paese solo. Solo una prima serata italiana e’ simile a quella americana. Scoprite voi quale.

THE WALKING DEAD a Union Square, New York. Il lancio della nuova stagione

8 feb

Wintertime love

8 feb

Una delle più’ belle canzoni dei Doors per questa copertina.

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Il garage infinito di Jay Leno, il bambinone. Ecco la Chrysler che ha fatto la storia

7 feb

Jay Leno, il simpatico mascellone che ieri ha chiuso con il Tonight Show, ha una ossessione. Compra macchine d’epoca a decine, le stipa nei suoi garages e ci fa video che circolano su You Tube.
Per uno che ha dichiarato di non bere, non fumare, ecc. le macchine sono il suo gioco. Un bambinone.

L’addio. Dopo 22 anni Jay Leno ha lasciato il TONIGHT SHOW. La tv che non muore con chi la guarda

7 feb

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Per 17 anni e’ stato il talk show della notte più’ visto in America. Stasera Jay Leno ha chiuso 22 anni di televisione notturna su NBC con lo stesso ospite con cui aveva cominciato, Billy Crystal. “Quando avevo cominciato la marijuana era illegale e si poteva fumare anche in questo teatro. Justin Bieber non era ancora nato e per questo chiamavamo quei tempi, bei tempi….A me non piacciono gli addii, alla NBC si.”
Jay Leno non ha capito perché’ NBC gli ha detto ciao e grazie ( dopo averlo ricoperto d’oro ). Al suo posto, al posto che fu di Johnny Carson ( il più’ bravo di tutti, di lui, Letterman e compagnia ) arriva Jimmy Fallon e lo show trasloca da Los Angeles a New York, dove era nato.
Jay Leno continuera’ a fare quello che ha sempre fatto, lo stand up comedian nei casino’. Lo faceva nei finesettimana nei 22 anni passati. Ora lo farà’ a tempo pieno. E l’America anzianotta e riccona si continuerà’ a fare quattro risate con lui, l’amico Jay. Jay ha pianto alla fine. Ha detto parole semplici. Ha detto di avere perso i genitori e un fratello i primi due anni dello show e che il pubblico televisivo e’ diventato la sua famiglia. Ha detto anche di essere orgoglioso di avere partecipato ad uno show “unionized”, sindacalizzato, che non e’ scontato in tv. Vuol dire buone paghe e buona pensione.
Intanto arrivavano in molti a salutare Leno, ultima Oprah, la regina. E intanto lo salutava pure, con un suo pezzo, Garth Brooks; ancora l’America media, country, lontana da New York.
Proprio a New York e’ pronto a ripartire tra dieci giorni, al posto di Leno, Jimmy Fallon che seguiva fino ad oggi il Tonight Show a mezzanotte e mezza.
La NBC cambia e va sul più’ fresco Fallon prima che si estingua il suo campione Auditel ( Nielsen ). E’ sempre questa la forza e la diversita’ della tv americana. Cambiare per non morire. E cambiare al culmine del successo. Non facile.
Non e’ una semplice questione anagrafica ( 39 anni Fallon, 63 Leno ). Jimmy Fallon fa una televisione che rimbalza e trionfa su You tube per giorni, mesi. Jay Leno vive solo la sera in cui va in onda. Le imitazioni di Fallon sono straordinarie come erano quelle di Carson.
E poi probabilmente cambierà’ anche l’arietta politica che si respirava dalle parti del buon Leno. Ha fatto notare Politico che Clinton e’ stato oggetto, nei 22 anni della reggenza Leno, di 4607 battute contro le 3239 che hanno colpito Bush.
Mi fanno impazzire le statistiche degli americani su qualsiasi accidente. Ora i numeri che conteranno saranno quelli della puntata dell’addio di stasera e quelli che verranno del bravo Jimmy Fallon.

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I nuovi pilots di Amazon. Decidono gli abbonati

7 feb

Nuovi numeri zero di Amazon. Al pubblico la decisione di quale avra’ un seguito e diventerà’ seriale.

Vuoi un permesso di lavoro in America ? Vieni a Detroit

6 feb

Il piano non e’ di oggi. Il governatore del Michigan ha messo sul tavolo 5000 green cards subito per laureati, giovani ingegnosi e avventurosi, che desiderano un permesso di lavoro in America. Solo per cominciare, poi aumenteranno.
Nella città’ abbandonata, con il 38% dei residenti sotto la soglia della povertà, si apre una finestra. Io penso sia una bella finestra. Detroit, ridotta a metafora negativa della metropoli, e’ un luogo affascinante e pieno di possibiita’. Non c’e bisogno di chiederlo a Marchionne. Basto io, se vi fidate.

A Sochi il ristorante migliore e’ McDonalds

6 feb

Ieri ho sentito una corrispondenza da Sochi su NPR. Si parlava di acqua e cibo per chi e’ li a raccontare le Olimpiadi. A parte il lavaggio dei denti e la doccia con acqua colorata, veniva fuori che il ristorante migliore, rifugio per tutti, e’ il McDonalds.

L’arrivo dei Beatles a JFK e la conferenza stampa, 50 anni fa

5 feb

Il 7 febbraio di 50 anni fa i Beatles arrivarono al Kennedy airport con un volo Pan American.
Da giorni nella tv del mattino se ne parla.

VERMEER, l’ingegnoso film sulla luce dei maghetti Penn&Teller

5 feb

Ho visto il documentario sul “maestro della luce” Vermeer.
Tim Jenison, informatico e inventore , ha elaborato una teoria sulla costruzione della luce in Vermeer. Hockney, il pittore e Steadman, l’architetto, hanno scavato le radici della teoria.

Gli autori, Penn & Teller, sono illusionisti di fama che per anni hanno realizzato un programma tv ( Bullshit ) che demoliva luoghi comuni su Showtime. Uno show che ha fatto storia.
Ora si sono adoperati a sciogliere il mistero Vermeer. Per fare luce sulla luce.

Apple solo su You Tube nell’anniversario dello spot del Super Bowl

4 feb

Sono passati 30 anni da quello spot nel Super Bowl che per molti rimane nella storia come il più’ bello dell’evento. Ci si aspettava una celebrazione nel corso dello stesso Super Bowl. Invece solo su You Tube e girato con iPhone.
Apple minimal.

Come e’ andato il Super Bowl. Ma soprattutto come va la tv

4 feb

Allora, l’ascolto della domenica del Super Bowl rimarra’ naturalmente il più’ alto dell’anno appena cominciato e, dopo tre correzioni intervenute nel corso della giornata, passera’ alla storia della tv come il più’ alto di sempre. Parliamo di cifre spaventose. 111.5 milioni quest’anno, solo duecentomila più’ dell’anno scorso, saltati fuori dopo una giornata piena di numeri che si sono contraddetti. Quest’anno e’ stata Fox a curare la messa in onda e la guerra dei numeri e’ parte di un primato da portare a casa. Anche lo show di meta’ partita affidato a Bruno Mars e’ andato molto bene, battendo quelli precedenti di Beyonce e Madonna. Mentre in molti hanno abbandonato la competizione con Fox domenica, la PBS con Downton Abbey ha tenuto i suoi 6.8 milioni, nonostante non sia andata in onda nei mercati del West dove le stazioni locali hanno posticipato la serie perché’ le due squadre di football finaliste provengono da quelle aree.
La guerra dei numeri e’ faccenda interna al mercato di Madison Avenue.
Rimane il dato assoluto che il football e’ lo sport più’ amato dagli americani ( dei 35 programmi più’ visti nella stagione in corso, 34 sono state partite del campionato di football ). In generale quella che funziona bene, anzi sempre meglio, e’ la televisione live, quella in diretta. I networks hanno perso complessivamente il 29^% dell’ascolto negli ultimi dieci anni ma le serate degli Oscar e Emmy sono in continua crescita. In più’, nelle grandi serate evento, Twitter segna ogni volta un nuovo record, come e’ avvenuto domenica sera con 24.9 milioni di tweets contro i 24.1 dello scorso anno.
Tra le pubblicità’, se si può’ chiamarla tale, ha vinto quella lunga con la riunione della sitcom Seinfeld, a sottolineare il teorema perfetto di questa vecchia televisione che resiste quando riesce a trasformarsi in evento. Per il resto, sono tutti scappati dal recinto.
Le serie tv che amiamo, che sono la cassaforte dei networks, che si vendono in tutto il mondo, sono definitivamente consegnate all’ascolto liquido ritardato, fuori dalla messa in onda in tempo reale.
Ci sono due televisioni ormai. E in Italia, dove vince quella della chiacchera politica ( che agli americani fa schifo ) questa vince proprio perché e’ in diretta. Conoscete un pazzo che si guarderebbe per intero un talk show il giorno dopo, a parte i 30 secondi della lite da manuale o il monologo di Crozza ?