Archive | TV RSS feed for this section

Chi potrebbe essere il Jimmy Fallon de noantri ? Fiorello ? Fazio ? Viva la seconda serata

18 feb

E’ partita ieri sera l’avventura di Jimmy Fallon al Tonight Show della NBC.
La storica seconda serata televisiva in America e’ viva, lotta, nonostante il calo dei profitti e si sta stando, su tutti i networks, una seconda giovinezza. Resiste il solo David Letterman sulla CBS. Non e’ solo questione anagrafica. Le interviste cattivelle, il doppiosenso vanno bene per Twitter e compagnia rimbalzante. E comunque Jimmy Fallon va forte sui social media su cui dispiega la sua allegra weltanschauung.
Jimmy ha molti amici che si e’ fatto negli anni, ricevendoli nel suo show che partiva a mezzanotte e mezza e trattandoli con grazia, dolcezza, umorismo mai inutilmente e facilmente cinico. Ieri sera sono venuti in parecchi a fargli visita per la sua prima ( De Niro, Giuliani, Kardashian, Lohan, Tina Fey, Tracy Morgan, Lady Gaga, Seth Rogen, Mariah Carey, Mike Tyson, U2 e perfino Stephen Colbert, che va in onda contro di lui alla stessa ora su Comedy Central ).
La forza di Fallon sono travestimenti, imitazioni perché’ sa fare tutto, non solo dispensare battute come Letterman. Con Will Smith ne ha dato un’ennesima prova.
La seconda serata e’ un pezzo importante del business televisivo. In Italia e’ stata uccisa per ragioni di costi e insipienza. Sono lontani i tempi di Arbore. Ci vorrebbe “il sacrificio di una star”. Ne guadagnerebbero, a cascata, tutti ma sono parole al vento.
Dopo l’introduzione di Spike Lee che ha ricordato il trasloco dello show da Los Angeles a New York, Fallon ha presentato i suoi genitori presenti in platea. Un bravo ragazzo, Jimmy.

Binge watching de che ? Di Don Matteo ?

15 feb

Adesso , dopo Netflix e House of Cards, tutti a scoprire la visione continua e atemporale delle serie televisive americane.  Pippatevi sei ore di seguito di Don Matteo e ne riparliamo.

Tutto HOUSE OF CARDS minuto per minuto. Con una puntata stravolgente ( no spoilers )

15 feb

Sono arrivato alla sesta puntata di House of Cards, liberata ieri da Netflix. Poco meno della meta’ in una notte. Ora faccio una pausa. Ci sono due scuole di pensiero sul binge watching.
Consumare la serie tutta di seguito confonde oppure e’ come leggere un romanzo che ti appassiona.
Scelgo la strada mediana. Soddisfatta la crisi di astinenza, ora passo a distillare il resto. Un’idea me la sono fatta. Quella principale e’ che la costruzione della serie e’ fatta per durare. Terza, forse quarta stagione, ecc. Dipendera’ da Kevin Spacey, Robin Wright, ecc. Ma con True Detective di HBO e aspettando la stagione finale di Mad Men da aprile e stando a vedere come ripartira’ Homeland senza Brody, siamo dalle parti del meglio della tv seriale.
A differenza di True Detective dove c’e e si vede una sola mano alla regia, in House of Cards si alternano i directors ( James Foley e’ il regista più’ teatrale tra quelli in campo ) tenuti insieme dallo showrunner Beau Willimon, che e’ drammaturgo puro. Non a caso il rimando più’ abusato dalla critica e’ a Shakespeare. Ma questo accade ormai con tutte le serie americane. Al contrario di quelle italiane in cui i modelli chiave sono I Ragazzi di Padre Tobia e Rin Tin Tin.
Una cosa che succede in House of Cards ( e mi fermo qua perché’ ho detto no spoiler ) e’ che, a differenza di altre serie, Willimon sa quando passare oltre una storia. E poi c’e una quarta puntata da brividi, che chi non piange e’ di legno.
Una citazione non usata e’ invece il film Lincoln e in House of Cards entriamo dentro il Congresso americano come nel film di Spielberg e come non era stato nella prima stagione. E vediamo cose che potrei dire evocano cose che accadono ovunque e lascio perdere i richiami all’attuale quadro italiano.
Una cosa pero’ va detta. House of Cards e’ l’adattamento americano della serie inglese. Facciamolo l’adattamento italiano. Abbiamo tutto per farlo nella realtà’. Ci manca solo tutto il resto. Scrittori, registi, attori.

14 febbraio 1962. Il tour della Casa Bianca con Jackie Kennedy

14 feb

“Joking Bad”. Da lunedi il TONIGHT SHOW e’ di Jimmy Fallon

13 feb

Ospiti nella prima puntata Will Smith e gli U2. Poi giovedì, tra una settimana, arriverà’ Michelle Obama.

Maggiolino del 1955, la macchina del popolo. Su Discovery il giro del mondo

12 feb

“THE WOLF of WALL STREET” andava fatto nella Silicon Valley

12 feb

John Oliver e’ stato a lungo l’inviato britannico del Daily Show di Jon Stewart. Ora avra’ il suo show su HBO. Nel frattempo e’ stato chiamato a tenere il discorso introduttivo  ai Crunchies, gli awards della tech industry.
Oliver fa a pezzi i ragazzotti nuovi ricchi della valle. Come sempre sono i comici a ricordarci dove si sposta la bussola.

Riscaldamento

11 feb

Kate Hansen, campionessa di slittino. Oggi la tv rimbalza il suo warm up.

Shaun White , snowboarder. Cosi’ lo racconta la NBC

11 feb

Shaun White, ferito e risorto, oggi in gara.
E’ una pop star
in America e riempie la tv.

Trasfigurazione di un’icona, Matthew McConaughey. Dagli addominali tartarugati all’Oscar

10 feb

Il piccolo ruolo in The Wolf of Wall Street, il grande ruolo in Dallas Buyers Club e ora la nuova serie tv dell’anno. Il film esce in Italia un paio di giorni prima dell’Oscar.
Matthew McConaughey trasfigurato e’ sempre icona. Prima degli addominali tartarugati , oggi con prove diverse da actor’s studio.
Sembrava un bel fessacchiotto, e’ l’attore di questa stagione. Ricorda il De Niro di Toro scatenato.

Matthew Mc Conaughey ( e Woody Harrelson ) in TRUE DETECTIVE su HBO. Capolavoro assoluto

10 feb

La sigla iniziale di True Detective, su HBO, e’ ammaliante. Canzone capolavoro di T Bone Burnett. Ho aspettato la fine della quarta puntata, andata in onda ieri sera, per parlarne. Siamo a meta’. La serie, prima stagione, e’ di otto episodi. I primi tre li ho visti di seguito due giorni fa. Ormai questo e’ l’unico modo di guardare le serie, per entrarci dentro come in unico film. La storia, ci hanno promesso, si concluderà’ all’ottava puntata. Non ci prenderà’ in giro come The Killing.
In True Detective la tradizionale coppia di detectives dei police dramas non e’ una coppia convenzionale. O meglio Woody Harrelson con bella moglie, due figlie e bella amante, lo sarebbe pure. Quello che e’ assolutamente originale e’ Matthew McConaughey. L’attore, seriamente candidato al prossimo Oscar con Dallas Buyers Club, affronta qui un personaggio ancora più’ complesso. Beve, assume droghe, divorziato, dopo avere perso la piccola figlia in un incidente stradale, elabora una sua concezione del mondo molto lontana dall’ottimismo familistico, conservatore del suo socio. Cioran, Nietzsche sono citati come riferimenti dal creatore della serie.

Siamo nel 1995 e ai due viene affidato il caso di una prostituta minorenne, imbottita di crystal meth e uccisa in quello che sembra essere stato un rito satanico. Il racconto, scritto e ideato dal giovane Nic Pizzolatto, astro nascente di HBO, e’ costruito in flashback con i due poliziotti che sono interrogati e rivanno indietro nel tempo, perché un caso simile riemerge nel 2012 e così’ siamo al serial killer, forse. Piano piano capiamo che la loro vita e’ molto cambiata da allora e qui mi fermo nella trama.
La sottotrama principale e’ la Louisiana, le sue paludi, la sua popolazione bianca, povera, ricoverata ( spiritualmente ) nelle chiese che sono ad ogni miglio di strada. Luoghi che Pizzolatto conosce perché’ ci e’ nato. Un’altra sottotrama importante e’ la famiglia americana media e il suo incrocio con la stabilita’ del sistema. Pizzolatto scava dentro i nostri due detectives, che usa come specchi per dirci della “commedia umana” come raramente capita di vedere in una serie tv. Viene in mente Breaking Bad. E in questo caso McConaughey ci porta, come Bryan Cranston, dentro di noi, cosa che non ti saresti mai aspettata dall’attore che fino ad un paio di anni fa era famoso solo per i suoi addominali e il bel volto. Abbiamo scoperto uno grande.
La regia di Cary Joji Fukunaga non e’ pigra, di servizio. Va oltre, arricchendo la scrittura di immagini che evocano, sottolineano il mistero dei luoghi che attraversiamo. La fotografia e’ di Adam Arkapaw, lo stesso di Top of the Lake di Jane Campion e si capisce perche’ chi fa il mestiere cosi’ e’ autore come chi scrive.

Il primo episodio, andato contro i Golden Globes, ha totalizzato più’ spettatori per una nuova serie dai tempi di Boardwalk Empire del 2010. Cosa più’ importante, True Detective ha poi fatto un boom nella visione ritardata dei giorni seguenti.

Quasi ad ogni nuova serie tv che esce dalle officine di HBO, Showtime, AMC ci troviamo a declinare quelle che ormai sono banalità’, senso comune, “la televisione romanzo della nostra epoca”, “la televisione meglio del cinema”, eec. Ormai siamo oltre. Con una televisione cosi’ entriamo nella fenomenologia dello spirito. Amen.

“La notte che ha cambiato l’America”. Esagerata CBS per i Beatles, stasera

9 feb

Molta enfasi nel lancio della prima serata CBS di stasera contro le Olimpiadi su NBC. Addirittura “la notte che ha cambiato l’America”. E’ il cinquantenario dell’apparizione al Ed Sullivan Show del 9 febbraio 1964. Stasera il concerto registrato per l’occasione il 27 gennaio scorso. Canzoni dei Beatles rimasticate da Annie Lennox e Dave Stewart, Alicia Keys, Katy Perry, Stevie Wonder e compagmia cantante.

THE WALKING DEAD a Union Square, New York. Il lancio della nuova stagione

8 feb

Wintertime love

8 feb

Una delle più’ belle canzoni dei Doors per questa copertina.

CVC_TNY_02_10_14_580px

L’addio. Dopo 22 anni Jay Leno ha lasciato il TONIGHT SHOW. La tv che non muore con chi la guarda

7 feb

photo copy 2

Per 17 anni e’ stato il talk show della notte più’ visto in America. Stasera Jay Leno ha chiuso 22 anni di televisione notturna su NBC con lo stesso ospite con cui aveva cominciato, Billy Crystal. “Quando avevo cominciato la marijuana era illegale e si poteva fumare anche in questo teatro. Justin Bieber non era ancora nato e per questo chiamavamo quei tempi, bei tempi….A me non piacciono gli addii, alla NBC si.”
Jay Leno non ha capito perché’ NBC gli ha detto ciao e grazie ( dopo averlo ricoperto d’oro ). Al suo posto, al posto che fu di Johnny Carson ( il più’ bravo di tutti, di lui, Letterman e compagnia ) arriva Jimmy Fallon e lo show trasloca da Los Angeles a New York, dove era nato.
Jay Leno continuera’ a fare quello che ha sempre fatto, lo stand up comedian nei casino’. Lo faceva nei finesettimana nei 22 anni passati. Ora lo farà’ a tempo pieno. E l’America anzianotta e riccona si continuerà’ a fare quattro risate con lui, l’amico Jay. Jay ha pianto alla fine. Ha detto parole semplici. Ha detto di avere perso i genitori e un fratello i primi due anni dello show e che il pubblico televisivo e’ diventato la sua famiglia. Ha detto anche di essere orgoglioso di avere partecipato ad uno show “unionized”, sindacalizzato, che non e’ scontato in tv. Vuol dire buone paghe e buona pensione.
Intanto arrivavano in molti a salutare Leno, ultima Oprah, la regina. E intanto lo salutava pure, con un suo pezzo, Garth Brooks; ancora l’America media, country, lontana da New York.
Proprio a New York e’ pronto a ripartire tra dieci giorni, al posto di Leno, Jimmy Fallon che seguiva fino ad oggi il Tonight Show a mezzanotte e mezza.
La NBC cambia e va sul più’ fresco Fallon prima che si estingua il suo campione Auditel ( Nielsen ). E’ sempre questa la forza e la diversita’ della tv americana. Cambiare per non morire. E cambiare al culmine del successo. Non facile.
Non e’ una semplice questione anagrafica ( 39 anni Fallon, 63 Leno ). Jimmy Fallon fa una televisione che rimbalza e trionfa su You tube per giorni, mesi. Jay Leno vive solo la sera in cui va in onda. Le imitazioni di Fallon sono straordinarie come erano quelle di Carson.
E poi probabilmente cambierà’ anche l’arietta politica che si respirava dalle parti del buon Leno. Ha fatto notare Politico che Clinton e’ stato oggetto, nei 22 anni della reggenza Leno, di 4607 battute contro le 3239 che hanno colpito Bush.
Mi fanno impazzire le statistiche degli americani su qualsiasi accidente. Ora i numeri che conteranno saranno quelli della puntata dell’addio di stasera e quelli che verranno del bravo Jimmy Fallon.

photo copy 2

VERMEER, l’ingegnoso film sulla luce dei maghetti Penn&Teller

5 feb

Ho visto il documentario sul “maestro della luce” Vermeer.
Tim Jenison, informatico e inventore , ha elaborato una teoria sulla costruzione della luce in Vermeer. Hockney, il pittore e Steadman, l’architetto, hanno scavato le radici della teoria.

Gli autori, Penn & Teller, sono illusionisti di fama che per anni hanno realizzato un programma tv ( Bullshit ) che demoliva luoghi comuni su Showtime. Uno show che ha fatto storia.
Ora si sono adoperati a sciogliere il mistero Vermeer. Per fare luce sulla luce.

Apple solo su You Tube nell’anniversario dello spot del Super Bowl

4 feb

Sono passati 30 anni da quello spot nel Super Bowl che per molti rimane nella storia come il più’ bello dell’evento. Ci si aspettava una celebrazione nel corso dello stesso Super Bowl. Invece solo su You Tube e girato con iPhone.
Apple minimal.

Come e’ andato il Super Bowl. Ma soprattutto come va la tv

4 feb

Allora, l’ascolto della domenica del Super Bowl rimarra’ naturalmente il più’ alto dell’anno appena cominciato e, dopo tre correzioni intervenute nel corso della giornata, passera’ alla storia della tv come il più’ alto di sempre. Parliamo di cifre spaventose. 111.5 milioni quest’anno, solo duecentomila più’ dell’anno scorso, saltati fuori dopo una giornata piena di numeri che si sono contraddetti. Quest’anno e’ stata Fox a curare la messa in onda e la guerra dei numeri e’ parte di un primato da portare a casa. Anche lo show di meta’ partita affidato a Bruno Mars e’ andato molto bene, battendo quelli precedenti di Beyonce e Madonna. Mentre in molti hanno abbandonato la competizione con Fox domenica, la PBS con Downton Abbey ha tenuto i suoi 6.8 milioni, nonostante non sia andata in onda nei mercati del West dove le stazioni locali hanno posticipato la serie perché’ le due squadre di football finaliste provengono da quelle aree.
La guerra dei numeri e’ faccenda interna al mercato di Madison Avenue.
Rimane il dato assoluto che il football e’ lo sport più’ amato dagli americani ( dei 35 programmi più’ visti nella stagione in corso, 34 sono state partite del campionato di football ). In generale quella che funziona bene, anzi sempre meglio, e’ la televisione live, quella in diretta. I networks hanno perso complessivamente il 29^% dell’ascolto negli ultimi dieci anni ma le serate degli Oscar e Emmy sono in continua crescita. In più’, nelle grandi serate evento, Twitter segna ogni volta un nuovo record, come e’ avvenuto domenica sera con 24.9 milioni di tweets contro i 24.1 dello scorso anno.
Tra le pubblicità’, se si può’ chiamarla tale, ha vinto quella lunga con la riunione della sitcom Seinfeld, a sottolineare il teorema perfetto di questa vecchia televisione che resiste quando riesce a trasformarsi in evento. Per il resto, sono tutti scappati dal recinto.
Le serie tv che amiamo, che sono la cassaforte dei networks, che si vendono in tutto il mondo, sono definitivamente consegnate all’ascolto liquido ritardato, fuori dalla messa in onda in tempo reale.
Ci sono due televisioni ormai. E in Italia, dove vince quella della chiacchera politica ( che agli americani fa schifo ) questa vince proprio perché e’ in diretta. Conoscete un pazzo che si guarderebbe per intero un talk show il giorno dopo, a parte i 30 secondi della lite da manuale o il monologo di Crozza ?

Gli spot del Super Bowl con gli animali quelli piaciuti di piu’

4 feb

Questo Chevy meno views ma più’ critica positiva.

Questo spot non e’ andato in onda nel Super Bowl. Sara’ per quella salsiccia?

4 feb

Ecco lo spot di Chrysler con Dylan. La solita pappa. Meglio quello del deodorante

3 feb

Il tanto atteso spot di Chrysler con Bob Dylan e’ stato messo online nel third quarter della partita che Seattle sta dominando. Qualche minuto prima della messa in onda televisiva.
E’ la solita pappa del made in America, dell’American pride. La solita storia gia’ raccontata da Eminem e Clint Eastwood. Meglio.
Povero Bob Dylan con quella cuffia di capelli anneriti.
Allora meglio il deodorante Axe.

Buon Super Bowl da Giuseppe Rossi

3 feb

photo copy 2

Dall’account Twitter di Giuseppe Rossi, buon Super Bowl.

Amanda Knox. Grande eco in America

31 gen

photo copy 2
photo copy 2

Non mi aspettavo un’eco simile in America in tutti i TG. A parte i giornali popolari, non c’e’ la tendenza a fare i tifosi. Si cerca di capire e ci si arena sui gradi di giudizio che rivoltano le sentenze. Ecco questo in America non lo possono capire.
Amanda si e’ materializzata questa mattina sulla ABC a Good Morning America, il tg-show del mattino. Arrivata da Seattle dove era ieri con la madre al momento della sentenza, nell’intervista “esclusiva” e’ apparsa veramente emozionata. Ha detto che la sua prima telefonata e’ stata per Don Saulo, il sacerdote confessore del carcere femminile di Perugia e che dovranno portarla via con la forza se ci sara’ l’estradizione. Su questa eventuale decisione politica vedremo come andrà’ a finire
Alla ABC hanno ricordato che sono più’ comuni i casi di estradizione in senso contrario, dall’Italia all’America. L’Italia esce fuori come un paese bizzarro. Ma questo, del resto, e’ quello che gli italiani pensano da sempre dell’America.

Webserie-product placement. Tina Fey sulla macchina di Seinfeld

31 gen

Jerry Seinfeld ospita amici comici da un anno e mezzo in questa serie che e’ puro product placement. Seinfeld, dai milioni di telespettatori alle poche migliaia della webserie.
Seinfeld aveva in media 34.1 milioni di seguaci su NBC ed e’ stato il primo show in tv nelle stagioni 1994-95 e in quella finale 1997-98. Ora si parla di un ritorno tra breve.

Bryan Cranston ( Breaking Bad ) a Broadway e’ il presidente Johnson. L’attore numero uno al mondo

30 gen

Il discorso del fare di Obama. La ripresa c’e', riparte la campagna elettorale

29 gen

Comincia con i membri del Congresso che fotografano nella tribuna superiore uno dei protagonisti della docusoap Duck Dynasty, invitato dai repubblicani. Di solito succede il contrario. Sono quelli di sopra che catturano immagini di quelli di sotto.

photo copy 2

Barack Obama inizia il suo quinto discorso sullo stato dell’Unione con un suo classico. Le storie esemplari. In questo caso esempi di ripresa.

photo copy 2

Elogio di Michelle e della sua lotta all’obesità’. E del paese delle opportunità’ che e’ l’America. Poi Obama va dritto sulla ripresa della manifattura made in USA e sui benefici fiscali per le piccole imprese che stanno rilanciando il paese. L’indipendenza energetica e’ ad un passo – dice Obama – senza accennare ai pericoli del gas naturale che ha prodotto il boom negli stati del nord.
Frase definitiva sul cambiamento climatico. E’ un fatto, punto ( rivolto a quei repubblicani che ne mettono in dubbio il fondamento scientifico ).
Appello poi per arrivare alla riforma dell’immigrazione entro l’anno. Applausi unanimi.
Si torna agli esempi positivi. A partire da Detroit e dal ciclo dell’auto. A Biden sara’ affidato un programma federale di addestramento al lavoro.
Con nomi e cognomi Obama continua a citare storie esemplari e le telecamere catturano i protagonisti ignoti al grande pubblico. La scuola, l’istruzione sono la base del progresso, dice Obama, e grazie ad Apple, Verizon venti milioni di studenti saranno connessi con la banda larga senza una lira di spesa per Washington.
Ancora oggi le donne non hanno una paga uguale agli uomini e questa e’ una vergogna, ricorda il presidente. E a questo punto arriva l’appello ad alzare la paga minima oraria a dieci dollari e dieci centesimi perché’ oggi questa paga e’ al 20% reale in meno rispetto agli anni di Reagan. 10/10, facile da ricordare.
Il governo federale aiuterà’ da domani a costruire una pensione sicura ( dettagli non espressi ).
E arriva la storia di Amanda, senza assicurazione sanitaria fino alla fine dello scorso anno. Dal 1 gennaio Amanda e’ assicurata e il 6 gennaio e’ stata operata. Amanda viene inquadrata e il vicepresidente Biden trattiene le lacrime. Qua il Congresso e’ più’ diviso, come era immaginabile.
Citazione ( retorica perché’ nulla e’ stato fatto ) sulle stragi domestiche e le nuove regole per l’acquisto delle armi e poi un saluto alle donne e agli uomini arruolati nella difesa del paese. E ovvia citazione pure per la lotta al terrorismo. E meno ovvia promessa di non mandare truppe in giro per il mondo dove si aprono crisi. Seguita da un’altra promessa, quella di limitare l’uso dei droni ( da vedere anche questo ). A sorpresa l’idea di chiudere Guantanamo rifà capolino, tra scarsi applausi. Riaffermazione dei diritti palestinesi e israeliani messi sullo stesso piano.
I negoziati con l’Iran saranno difficili, avverte Obama, ma vanno continuati. Lui porra’ il veto ad ogni tentativo di riproporre sanzioni all’Iran che potrebbero compromettere la trattativa.
Si sente il coro USA, USA ad un accenno alle prossime Olimpiadi invernali.
Cory ferito gravemente in Afghanistan alla sua decima missione e’ accanto a Michelle Obama. Cory e’ passato attraverso infinite operazioni. Ha perso un occhio e aveva perso la parola. Qua, alla storia narrata da Obama, si scatena l’applauso più’ grande e scorrono lacrime. Il sergente Cory permette al presidente di volare alto verso il finale e di riaffermare il ruolo dell’America nel mondo.

photo copy 2
photo copy 2

I discorsi sullo stato dell’Unione sono sempre vaghi. Quello che si misura in questi casi e’ l’energia, l’abilita’ a detreggiarsi tra spirito di parte e necessita’ di porre le basi per una coalizione da fondare più’ nel paese che nel Congresso. Si avvicinano le elezioni di midterm e Obama non le può’ perdere. C’e’ la ripresa ma ci sono anche tutte le gaffes commesse nell’attuazione della riforma sanitaria. Obama e’ sempre a suo agio quando mastica parole. Stasera era come nelle sue magistrali campagne elettorali. Il problema, come sempre, e’ quello che viene dopo. E molto e’ nelle mani del Congresso, diviso.

Il discorso intero qui di seguito.

PS Tra i tanti che hanno twittato live, molto citato in tv Ronan Farrow, il ragazzo in carriera che non ama Woody Allen.

Il ringraziamento di Lin Na che ha vinto gli Australian Open. Grazie per i soldi

27 gen

Gira molto in tv questa mattina il discorso di ringraziamento della cinese Lin Na. Diverte la franchezza. “No bullshit” dicono qua in America. Grazie per i soldi.

Tutti renziani o quasi, nella notte tv in cui tutte le vacche sono nere

24 gen

Stasera su Rai Due, a Virus, apertura con intervista a Renzi. Dalla Gruber avevano appena finito di parlare di Renzi. C’era Carlo Freccero, direttore pensionato con cui ho lavorato, che di questi tempi e’ molto presente negli studi televisivi. A lui Renzi non piace molto. “Politico generalista” ha detto stasera. Che e’ bella ma poi ha anche soffiato la solita canzone del similberlusconi.
In questa settimana italiana ho visto talk shows dove il solo problema degli autori era trovare anti e pro Renzi da sedere nel salotto.
Alle primarie del PD, quelle con Bersani, non ando’ esattamente cosi’. A votare Renzi  ( mi trovavo anche allora in Italia e ci andai ) non ci fu quella maggioranza televisiva che oggi esonda dagli schermi.

La profonda sintonia senza una fotografia

20 gen

“La profonda sintonia” tra Renzi e Belusconi non mi sembra sia stata “storicizzata” da immagini. Bizzarro in questa epoca Instagram. Non ci si abitua alle anomalie italiane.
Mi sento, in questi pochi giorni romani, come Briatore. Che e’ tutto dire. Ho letto ieri che, tornato in Italia dopo due mesi, ha trovato tutto uguale, tranne questo incontro Renzi- Berlusconi.
A me Renzi sta simpatico. Poi vivo, a differenza dei miei tanti amici milanisti a cui accennavo nel post precedente, una profonda sintonia con il suo tifo calcistico. Poveri amici miei che avete passato una vita ad essere asintotici con il tifo per il Milan e quello per il suo padrone.

Al ritiro bagagli

18 gen

Oggi sono arrivato a Roma. Ci sto una settimana se non rimango folgorato dalla grande bellezza. Al ritiro bagagli ho visto che c’era Sorrentino sullo stesso aereo, da New York. Non gli ho detto che ho trovato il suo film “long and indulgent:”.