Archive | aprile, 2011

Come il presidente Ford. Quindi, una cosa alla volta. Da domani

30 apr

Sono stati quattro mesi faticosi. Perche’ non ho ascoltato i suggerimenti (unanimi) di chi mi consigliava di bloggare leggero. E di giocare di piu’ sulla manifattura delle rilinkature di quelle fonti a cui tutti ci abbeveriamo (come dice, eh si, il New York Times).
In questo lavoro ci sono maestri consolidati in Italia, primo fra tutti CAMILLO. Insieme al MIKE ALLEN italiano, quel NOMFUP, che i giornali, le televisioni si litigherebbero, se fossimo in America. Sono non bravi, bravissimi perche’ raccontano l’America da Milano e da Roma Nord, meglio di molti che ci vivono. E anche di tanti degli stessi natives.
Ma io ci vivo (tra sei mesi, potrei fare regolare domanda per diventare americano, al contrario di Superman che non vuole più esserlo). E allora ho provato a raccontarvi pezzi di questo paese filtrati dalla televisione, che poi sarebbe il mio mestiere. Ora proprio per questo lavoro devo rallentare il blog, non esserci piu’ tutti i giorni. Non solo perche’ ci campo.
Io sono come il presidente Ford che si dice non riuscisse a masticare una gomma e a scendere le scalette di un’ aereo insieme. Ci ho provato. Ma rischio di scivolare. Sto per entrare nel montaggio di un documentario a cui tengo molto e la testa sara’ la dentro per tutto il tempo che mi ci lasciano.
Mi dispiace davvero molto non esserci tutti i giorni. Ma se continuate a vedere se ci sono, mi troverete, credo, spesso perche’ so gia’ che non ce la faro’ a stare lontano dal blog.

P.S. Grazie a tutti (continua)

Why I love Japan (anche se non ci sono mai stato)

30 apr

http://www.newyorker.com/online/blogs/newsdesk/2011/03/stu-levy-why-i-love-japan.html

Disconnection

29 apr

Il blog e’ andato offline. E intanto mentre andava quel matrimonio in tivu, laggiu’ in Alabama non lo guardavano. Altri cazzi per la testa.

TWISTER

29 apr

BRIAN WILLIAMS, il conduttore del TG della sera di NBC, ha toccato il suolo di Londra da dove avrebbe dovuto raccontare quel matrimonio e ha preso il primo aereo di ritorno in America.
L’avevo detto ieri nel post RIDICOLI che i TG del mattino erano fuori synk con quello che stava accadendo in patria. E quindi tutti i TG della sera hanno aperto da New York come sempre e non da BUCKINGHAM PALACE, dove avevano pianificato di essere.
Sei stati del sud degli Stati Uniti sono stati travolti dai tornado e i volti e le storie sono quelli di KATRINA. Perche’ ad essere colpiti sono i piu’ poveri che abitavano ai bordi delle citta’ e fuori, nelle pianure dell’Alabama, soprattutto.
Queste, come sempre, sono snapshots, prese dalla televisione mentre andavano i servizi dei TG.

Chi l’ha vista?

29 apr

Nella puntata di 30 ROCK (la sitcom) andata in onda ieri sera si e’ materializzata CONDOLEEZZA RICE. Nella parte di se stessa.
BILL CLINTON aveva declinato un invito analogo a partecipare. Ma apparira’ in THE HANGOVER 2.
Per le news il piu’ attendibile e’ sempre JON STEWART. Allegria.

A scuola a otto anni con pistola

29 apr

In una scuola pubblica elementare del QUEENS, quartiere di New York, e’ avvenuta ieri una compravendita che e’ finita nelle news locali.
Un bambino di otto anni ha venduto per tre dollari all’amico la pistola (carica) del padre.

Odissea nello spazio

29 apr

Oggi dominano due avvenimenti, se non succede altro. Di uno non me ne importa niente (il matrimonio britannico). Dell’altro quasi pure se non fosse per lei, GABRIELLE GIFFORDS, la Congresswoman ferita in modo grave l’8 gennaio scorso.
I media americani parlano dell’ “altra love story”. Il comandante dello SHUTTLE, MARK KELLY, parte per lo spazio e sua moglie Gaby lo vedra’ alzarsi in volo dalla base di Cape Canaveral in cui e’ stata trasportata.

Mark Kelly ha raccontato che “Gaby is still Gaby” e che i suoi progressi sono lenti ma continui. Con lui era suo fratello gemello SCOTT, che nei giorni della strage in Arizona era nello spazio e che fa lo stesso mestiere di Mark.
Questo dello Shuttle e’ l’ultimo viaggio nello spazio della navicella. Anch’io sto per chiudere, scusate l’accostamento campato in aria (spazio), una fase del blog e domani spiego perche’.

RIDICOLI!

28 apr

Tutti i TG del mattino in America aprono da Londra, dove si sono trasferiti in massa per quel matrimonio che si celebra domani.
Ridicoli. Perche’ poi diventa molto difficile aprire con il piu’ terribile tornado che si e’ abbattuto sull’Alabama dal 1974. Per ora 128 morti ufficiali. Saranno molti di piu’.
Patetici i conduttori dei TG che pensavano di srotolarci le frescacce su quel matrimonio e ora hanno facce da funerale.

ROBA DA PAZZI

28 apr

Ieri sera su MSNBC. Dopo la pubblicazione del certificato di nascita di Obama.
TRUMP ora chiede i documenti di ammissione di Obama a Harvard e Columbia. Perche’ dice che era un cattivo studente.
Siamo al FREAK SHOW, rinchiudetelo (Trump).

In lode della SLOW TV

28 apr

Quando ho cominciato a fare televisione MTV era il canone, la forma (a volte anche il contenuto) dominante per chi provava ad innestare variazioni sul glorioso corpaccione della televisione italiana.
E cosi’ si misuravano i secondi nel montaggio per i cambi di inquadratura, si girava fuoribolla (storti, obliqui), si splittavano gli schermi, si scimmiottava la pubblicita’. Poi la pubblicita’ ha scimmiottato la realta’ ma questa e’ un’altra storia.
Insomma la chiave era la velocita’. Con gli anni sono tornato a dove ero partito, alle salette degli OBRAZ, dei FILMSTUDIO, a guardare e imparare dal cinema, magari ora masticato impropriamente sul computer con NETFLIX.
Ora apprezzo la Slow TV. Quella fatta perfino di silenzi che sfidano l’ascolto. E in questo caso di tanta musica che entra ed esce dalle storie che si intrecciano, legandole in una trama che ti restituisce quello che e’ New Orleans.
La citta’ piu’ affascinante d’America. La piu’ mischiata, piu’ meticcia, piu’ enigmatica, travolgente e anche violenta. Un luogo che bisogna imparare a conoscere per muoversi fuori dal perimetro del quartiere francese, l’isola dei turisti.
Non e’ come New York, New Orleans e la seconda stagione di TREME (HBO), la serie appena ripartita, la racconta a meraviglia.
La prima serie finiva con un suicidio, di un professore, il marito dell’avvocato MELISSA LEO, fresca di OSCAR. Il dolore lacerante per quello che KATRINA aveva combinato, per la corruzione, i ritardi, il nulla, lo macera e lo uccide. La seconda serie si apre quasi subito con una sparatoria in un locale pubblico.

TREME’ e’ un quartiere di New Orleans e gli autori SIMON e OVERMYER (gia’ insieme per HOMICIDE e il bellissimo THE WIRE) raccontano questo mondo fatto di musicisti, cuochi, camerieri, politici, assistenti sociali, poliziotti e tanti senzalavoro, gente che si arrangia e si ama, si separa, si tradisce, si ritrova, si lascia. Per chi ama la struggente malinconia di una umanita’ divertita nonostante tutto, in piedi nonostante tutto (e ancora non ci aveva pensato la BP a dare la botta definitiva) questa e’ la serie per voi.
Eravamo partiti, nella prima serie, tre mesi dopo Katrina e ora siamo ad un anno dopo, il 2006. La sottotrama di tutta TREME e’ il potere. Chi lo possiede, chi non ce l’ha e non lo avra’ mai e chi arriva da fuori a prendersene fette lasciate libere da chi se ne e’ andato. E’ il grande tema della ricostruzione che e’ anche, per Simon e il suo partner, ricostruzione di un tessuto di affetti, di solidarieta’.
Mai come in Treme la musica era stata al centro di una serie televisiva. Non come tappeto o soluzione furbetta in uscita o entrata da una scena.
Sempre, quando lavoro, parto dalla musica. Poi quello che viene detto deve starci dentro. In TREME non ci sta dentro. E’ protagonista. E la musica si prende tutto il tempo che ci vuole perche’ niente puo’ raccontare meglio il trauma di una citta’ e di chi ci e’ passato.

Tutto comincio’ cosi’

27 apr

Nel 1964 ando’ in onda in Inghilterra il primo documentario, la UP SERIES, che racconto’ la vita dal vero di quattordici bambini di sette anni. Ogni sette anni una parte dei 14 di allora tornano sugli schermi per una nuova puntata. La prossima sara’ nel 2012 e avranno 55/56 anni. Nel 1971, per sette mesi fu seguita una famiglia americana, in California. La PBS mando’ in onda nel 1973 in dodici puntate la serie chiamata AN AMERICAN FAMILY, ricavata da 300 ore di girato.
Era fatta la storia (della televisione). Di quelli che poi si chiamarono reality. E che prima MTV con THE REAL WORLD e poi gli olandesi di GRANDE FRATELLO hanno spalmato sui palinsesti di tutto il mondo, con conseguente scia di infinite variazioni sul tema.
Ora la HBO, sempre loro, ha fatto un film andato in onda sabato scorso su quell’avventura americana e lo ha chiamato CINEMA VERITE’. Il solo titolo, richiama la storia del cinema e non solo della TV. Ma soprattutto innesca la questione del rapporto tra autori e protagonisti, della verita’, della realta’, della trasformazione e manipolazione che e’ come dire l’essenza stessa della macchina televisiva. Questioni che si intrecciano alla mia “biografia”. E che ora lascio perdere.
Oggi PAT LOUDS (84 anni) e BILL LOUDS (90 anni) sono ancora insieme ed erano presenti alla prima di Cinema Verite’. E veramente nel corso delle riprese nel 1971 avevano deciso di divorziare. E quello fu il successo della serie.
Il 1973, ha fatto notare il NEW YORK TIMES, e’ anche l’anno in cui usci’ SCENE DA UN MATRIMONIO in Svezia (tanto per complicare e/o arricchire il quadro).
Il cast HBO e’ stellare con TIM ROBBINS ad impersonare il padre Bill, DIANE LANE la madre PAT e JAMES GANDOLFINI (SOPRANOS) l’autore CRAIG GILBERT. Gilbert, che lo stesso New York Times dice fosse dotato di grande talento, smise di fare questo mestiere. Lo dicono anche i titoli di coda del film HBO in cui si dipana il rituale modulo AMERICAN GRAFFITI per cui apprendiamo cosa fanno tutti oggi, i protagonisti. Nel film Gandolfini recita il ruolo dell’autore che parte con intenti naturalistici e finisce cinico-tv, a provocare quasi il divorzio dei Louds. Ricordo sempre, scusate l’intromissione, che quando lavoravamo a DAVVERO ( l’adattamento italiano di REALWORLD ) dicevamo che il reality era quello dietro le telecamere, il nostro. A farli, i reality, ti possono scassare la testa. Almeno quelli della prima ora. Oggi e’ un’altra storia, che conoscete. A Craig Gilbert (85 anni) in tanti hanno chiesto una dichiarazione sul film HBO. Nulla o quasi.
La coppia di operatore e assistente dell’American Family, ALAN e SUSAN RAYMOND, nel film HBO si scontrano con Gilbert, l’autore. Difendono la purezza dell’operazione. Dopo sono andati a vincere due OSCAR con due documentari. Uno, per me, scuola di vita e di mestiere, era I AM A PROMISE, che scoprii nel 1993 quando da New York partivo per l’Italia con la valigia piena di VHS. Provai a farlo acquistare dalla RAI ma non lo volle nessuno e si presero poi l’idea di Real World. I AM A PROMISE raccontava la storia di una preside e dei ragazzi di una scuola elementare di un quartiere ghetto di Philadelphia.
Ancora il New York Times ha scritto che MARGARET MEAD, l’antropologa, fu sostenitrice dell’esperimento sociale American Family. Da allora il “genere” e’ diventato altra cosa. Sulla PBS si possono vedere ancora oggi cose molto simili a quella del 1973. Ma e’ la televisione pubblica e questo succede ovunque nel mondo c’e’ servizio pubblico. O no? Sbaglio? Vi prego non ditelo a Margaret Mead (che allora avverti’ dei rischi dell’operazione, dopo una visione).

P.S. THE REAL WORLD e’ nella sua venticinquesima stagione ed e’ stato rinnovato da MTV proprio in questi giorni fino alla stagione numero 28.

Doppio P.S. L’occasione mi sembra buona per cominciare a dire ai pochi fedeli della mia parrocchia che sto per rallentare il blog (ma non chiuderlo). Per ora tutto OK e domenica prossima spiego perche’.

http://www.youtube.com/watch?v=qq1zIry1se8&feature=relmfu

Pasquetta alla Casa Bianca

26 apr

I giardini della Casa Bianca si aprono nel giorno di Pasquetta. Si e’ giocato a basket e si e’ esibita WILLOW SMITH, la figlia decenne di WILL SMITH.
Nella tradizione c’e’ anche la lettura di un libro. SASHA OBAMA, 9 anni, sembra annoiata. E la sua foto rimbalza ovunque.
Eppure BARACK non le stava leggendo le ultime da WIKILEAKS ma “CHICKA CHICKA BOOM BOOM”.

Houses for sale

26 apr

JOHN HUNTSMAN, Sr. si e’ fatto da solo. Trai i suoi prodotti il contenitore del Big Mac. E’ ricco, tra i primi 50 al mondo, a seconda delle classifiche ma la sua fortuna non e’ classificabile. Ha nove figli e 56 nipoti.
E’ filantropo vero, non e’ un benefattore casuale. Il suo primo figlio, JOHN HUNTSMAN Jr. e’ l’ambasciatore americano in Cina con dimissioni gia’ presentate per buttarsi, molto probabilmente, nelle primarie repubblicane per la Casa Bianca.
Nell’agosto del 2009 Huntsman, Sr. mise sul mercato una sua “seconda” casa nello Utah. Una proprieta’ immensa nell’area considerata la migliore per gli sport invernali in America.

Sedici bagni, dodici camere da letto, piscina indoor, palestra, garage per venti macchine. Ci sono permessi per costruire altro. A vedere le fotografie e’ bella anche perche’ ospita una formidabile collezione di manufatti (non in vendita) indiani-americani.
Prezzo richiesto allora 55 milioni di dollari. Oggi, scontata, e’ sul mercato per 42.8 milioni.
La casa piu’ cara acquistata negli Stati Uniti quest’anno e’ nella Silicon Valley. Una specie di castello pagato 100 milioni di dollari. L’assegno e’ stato firmato dal russo YURI MILNER, 50 anni, investitore in FACEBOOK e GROUPON. Yuri continuera’ a mantenere la sua residenza primaria a Mosca.
Io sono appassionato agli annunci di case in vendita. E’ il mio surfing pornografico su Internet. Si capiscono tante cose. O anche no.

I PIU’ VICINI A DIO

26 apr

Giorno di Pasqua per 60 MINUTES che ha dedicato un lungo reportage ai MONACI del MONTE ATHOS.
Hanno raccontato che l’ultima troupe televisiva era stata nel monastero nel 1981 e che la trattativa per girare e’ durata due anni e mezzo.
Ma pellegrini si, possono andare, basta prendere accordi.
Niente TV, niente radio, niente giornali…e niente donne (“perche’ distraggono” ha detto sorridendo un monaco).
Dormono tre ore a notte, pregano e producono il loro cibo. “E’ piu’ difficile diventare un monaco qua che entrare a HARVARD” ha detto la voce off del giornalista.

Un monaco e’ un americano. E ha spiegato che non si e’ mai allontanato dal monastero, nemmeno quando ha ricevuto la notizia che suo padre stava morendo. Non si puo’.
“Ci vedremo in PARADISO”, detto ancora una volta con un sorriso.

La nuova razza padrona

26 apr

Pulizie di Pasqua di vecchi giornali. Sul New York Times (di un paio di settimane fa) la mappa del nuovo potere con i volti dei nuovi padroni.
Piuttosto giovani. Non vedo un Geronzi.

Tornando a casa

26 apr

Abbiamo perso. Un 4-0 secco di Boston, la squadra che “noi dei KNICKS” non possiamo vedere. Siamo fuori dalle finali del campionato.
Sono appassionato, con mio figlio, di basket, mi ripeto, lo so. Una domenica di Pasqua al Madison Square Garden dolorosa.
Si e’ salvato solo CARMELO (MELO) ANTHONY. Melo e’ tornato quest’anno a New York, la citta’ in cui e’ nato. Lo spot con Melo racconta il suo ritorno a casa, nel ghetto da cui e’ partito.
Roba seria. Con il tifo non si scherza.

http://www.youtube.com/watch?v=Xem65FiFrxc

Una ragione per voler bene alla scuola pubblica (a New York)

25 apr

La PBS, la televisione pubblica americana, ci ha portato dentro, alla vigilia di Pasqua, una scuola pubblica del Bronx a New York. E’ una scuola per bambini autistici.
Il nipote di sei anni del grande giornalista televisivo ROBERT MACNEIL, pensionato da 15 anni, e’ un bambino autistico. E cosi’ Robert e’ tornato all’inchiesta televisiva (a 80 anni) con una serie sull’autismo, all’interno della PBS NEWSHOUR, il bel telegiornale approfondito che ha contribuito a fondare.

I settemila bambini autistici di New York frequentano scuole pubbliche perche’ non trovano posto in larga parte nelle private e in quelle miste (pubbliche-private) chiamate CHARTER SCHOOLS. Settecento di loro vanno in questa scuola del Bronx, isola felice e produttiva. Due insegnanti per sei studenti agli inizi. Andando avanti negli anni le classi raddoppiano ad un massimo di dodici. I risultati sono straordinari, le difficolta’ grandi.
Pare che gli iPad siano strumenti perfetti per i bambini ma nella scuola ce ne sono solo 23 per mancanza di fondi. Quelli che non mancano sono gli insegnanti innamorati del proprio lavoro e una preside che ci lavora da 16 anni.
Saluti dal Bronx.

Se non piangete con questi video avete il cuore di pietra

24 apr

I ritorni a casa, a sorpresa, dei soldati americani in guerra sono un classico delle televisioni americane per Pasqua, Natale e Thanksgiving.
Accadono tutto l’anno ma in queste occasioni ci vengono riproposti. Cosi’ ci ricordiamo delle guerre, qualsiasi cosa ne pensiamo.
Buona Pasqua.

Buona Pasqua (nella pubblicita’)

23 apr

http://www.youtube.com/watch?v=BAaHt1dhnIA

Succede

22 apr

Succede che dopo aver visto RESTREPO, il documentario premiato a SUNDANCE nel 2010 e candidato all’Oscar ne discussi con amici. E dissi che sono contro giornalisti, fotografi, registi EMBEDDED tra i soldati, nelle guerre.
Succede che gli amici provarono a spiegarmi che quello e’ l’unico modo per raccontare quello che accade, in guerra.
Succede che incontro poi il coregista di Restrepo, fotografo pluripremiato, nato in Inghilterra, di casa a New York, TIM HETHERINGTON, e parliamo dell’andare embedded, in guerra.
Succede che mercoledi Hetherington e il fotografo americano , pure pluripremiato e pure di 41 anni, CHRIS HONDROS muoiono in Libia, in guerra.
E succede che ieri riparlo con gli amici della vecchia discussione su Restrepo e succede che non so che dire.

La conquista dell’Italia

22 apr

Quelli del reality di MTV, JERSEY SHORE, girano la prossima stagione in Italia, dalle parti di Firenze.
Nella televisione americana nessuno crede ai divieti resi pubblici dal sindaco di Firenze per il cast. Sostanzialmente riassumibili in un nuovo PROIBIZIONISMO. Si sono chiesti in America: ma se gli togli gli alcolici che rimane, che fanno?

Enorme interesse del New York Times per l’A.S. ROMA

22 apr

Nuovo corposo, dettagliato, lunghissimo pezzo del New York Times sulla vendita della Roma a gruppo americano (17 righe, le brevi nello sport). La paginata sta sicuramente per arrivare.

Picchia per noi

22 apr

Invasione di campo in una partita di hockey tra russi e canadesi.

NO SIGN OF NATO

21 apr

Nel suo ultimo TWITTER il fotografo TIM HETHERINGTON scrive che non c’e’ alcun segnale di una presenza NATO a Misurata. Dove poi viene ucciso.

Tragedia

21 apr

Il REAL MADRID vince dopo 18 anni la Copa del Rey. Nei festeggiamenti che seguono, la coppa cade dalle mani di Sergio Ramos e viene schiacciata dall’autobus su cui sono i giocatori. Tragedia ispanica.

Teste mozzate e tette al vento (freddo)

21 apr

La nuova serie di HBO e’ un kitsch-mix di teste mozzate, tette al vento, dialoghi implausibili ma piace alla critica (non tanto pero’ al New York Times e Wall Street Journal) e al pubblico. Quindi sbaglio io.
Sara’ un successo mondiale. Gia’ prevenduto ovunque. E gia’ firmato il rinnovo per la seconda stagione dopo la prima puntata di domenica scorsa (che io ho visto ieri sera in una delle infinite repliche che in questi casi HBO manda a loop).
In Inghilterra ha fatto piu’ ascolto di BOARDWALK EMPIRE, in America no, ha vinto BOARDWALK. Ecco un buon motivo per non parlare di Inghilterra, sommato al royal wedding, caro (altrimenti bravissimo) NOMFUP. Scherzo ma ho appena visto con mio figlio la seconda terrificante sconfitta dei Knicks nei playoff di basket (un furto di Boston, naturalmente) e mi devo sfogare. A cominciare da questo pasticcio medievale che e’ GAME OF THRONES.
La prima puntata si apre con due decapitazioni entro i primi minuti, condite da insopportabile musica paraceltica che mai ho sopportato. WIRED, a cui non e’ dispiaciuto, consiglia di gustarselo con vino caldo arricchito, si fa per dire, da spezie piccanti. Roba per uomini veri, per amanti delle saghe di Tolkien, per il genere fantasy che non reggo (e qua non c’entrano i Knicks).
Naturalmente la confezione e’ da pasticceria di gran lusso, di quelle in cui quando entriamo e prendiamo una fetta di torta o una pasta poi diciamo che era cara come una gioielleria. Si perche’ la fotografia e’ bella, gli attori (soprattutto britannici) bravi, scene e costumi che sfidano il grandioso. Ma l’impressione e’ che si entra in un cult, in una di quelle sette in cui si devono conoscere i testi a memoria e si scommette sull’aderenza di questi alla riduzione cinematografico-televisiva (che poi nel caso dei prodotti di HBO e’ quasi la stessa cosa). Con i soldi spesi per Game of Thrones (dice il New York Times) si poteva finanziare all’infinito MAD MEN, fino a quando Malia Obama, una delle figlie del presidente, sara lei stessa presidente degli Stati Uniti. Parole sante.
Nell’ultimo mese le “period-costume stories” vanno forte in televisione. Con CAMELOT (Starz) e i BORGIAS (Showtime) siamo alla tripletta.
Io rimango fermo a consigliare in questa stagione (per visione e acquisti) SHAMELESS e THE KILLING, serie dei giorni nostri. Il solo passato a cui riesco ad arrivare e’ quello passato prossimo di MAD MEN, appunto. E per fortuna domenica prossima parte, sempre su HBO, la seconda stagione della mia serie preferita dello scorso anno, TREME (e rigiocano i Knicks).

LEAKS e MISERABILI

20 apr

Gli Stati Uniti consumano petrolio estratto per il 39% a casa e il 61% lo importano. Molto di quello che accade nel mondo si dice sia in queste due cifre.
“Boccuccia di rosa” TRUMP ha detto piu’ volte che in LIBIA ha senso andarci solo per prendere il PETROLIO, senza nascondersi dietro ragioni umanitarie. Ma questo e’ DONALD TRUMP.
Oggi 20 aprile, un anno dopo il disastro procurato (e gli undici morti) dalla BP, la BRITISH PETROLEUM, nel Golfo del Messico in America, si tirano le somme, tra bilanci normalizzatori e allarmi disperati. E’ un invito a cercare le proprie fonti, a non fermarsi al primo pezzo letto (di recente anche sulla stampa italiana) in cui si invitano i turisti ad affollare le spiagge della Florida e il resto degli americani a mangiare allegramente scampi.
Come per le stragi di cui parlavo nel post di ieri sulle armi, quello che piu’ spaventa sono i LEAKS di cui nessuno parla. La normalita’ quotidiana. E i LEAKS nell’informazione.

Circa ventimila OIL SPILLS, perdite di petrolio in mare, sono registrate in America ogni anno. Nel silenzio, le macchie vengono ripulite con un costo medio per le compagnie petrolifere di un milione di dollari. Non si vedono piu’ ma i danni all’ecosistema si.
Recentemente avevo seguito nel telegiornale serale della NBC un mistero legato a nuove macchie di petrolio apparse al largo della Louisiana. Qualche giorno dopo il lancio del TG era OIL MYSTERY SOLVED, risolto il mistero. Ma come? Pare fosse una perdita derivata da una delle piattaforme distrutte dall’uragano KATRINA del 2005. Molte di queste sono state abbandonate, altre danneggiate ma continuano ad operare, gestite da piccole compagnie, ignote alle grandi organizzazioni di news.

I mari che circondano gli Stati Uniti sono come il corpo di un paziente in mano ad un agopunturista pazzo.
In un’inchiesta di PROPUBLICA (i benemeriti razziatori di PULITZER) e Washington Post su quelli che hanno chiamato SPILLIONAIRES esce fuori un mondo di profittatori che in quest’anno hanno lucrato sulla catastrofe. E in cui ci sono dentro in parecchi, vittime comprese. In occasione poi dell’anniversario ha fatto la sua comparsa sugli schermi il liquidatore principe, quel KENNETH FEINBERGH che era stato a capo del COMPENSATION FUND di SEPTEMBER 11 e ora lo e’ del fondo che deve risarcire le vittime del disastro procurato dall’esplosione della piattaforma petrolifera. Non solo ovviamente le famiglie delle undici vittime. Ma le decine di migliaia di pescatori, ristoratori, commercianti colpiti alla catastrofe. Feinberg ha finora tirato fuori “solo” 3 miliardi di dollari dal tesoretto di 20 miliardi. Perche’ ha detto che stanno lavorando a scremare le centinaia di migliaia di richieste di denaro che sono arrivate da tutti i 50 stati americani. Anche quelli lontani migliaia di chilometri dal luogo del delitto. Piatto ricco mi ci ficco. E ha citato il caso di un dentista del South Dakota e le sue vacanze abortite.

Io non credo ad una parola di quello che dicono quelli della BP. Che ha gia’ presentato formali richieste di nuove trivellazioni nello stesso mare. Preferisco credere ad una mirabile inchiesta del NEW YORKER che ci ha raccontato che l’unita’ di crisi della BP prima del disastro era composta da una persona. Non e’ necessario dire altro se non ricordare che 4.9 milioni di barili ufficialmente dispersi nel golfo sarebbero secondo la Casa Bianca “nella loro maggioranza” andati. Sono sempre le minoranze a preoccupare, o no?

Cravatta rosa e boccuccia di rosa

19 apr

DONALD TRUMP sale nei sondaggi dei candidati repubblicani per la Casa Bianca. Mentre OBAMA scende in quelli che chiedono un parere sulla sua politica economica.

Oggi DAVID BROOKS sul New York Times dice che non lo voterebbe ma non vorrebbe vivere in un paese che non abbia dei Donald Trump. In una intervista al TODAY SHOW di questa mattina Trump ha ripetuto che lui saprebbe come fare con la Cina, che aspetta il certificato di nascita di Obama, che lui sale nei sondaggi perche’ dice cose che gli altri non hanno il coraggio di dire. Quelli del Tea Party pare siano pazzi di lui.

Con quella boccuccia e quella cravatta puo’ dire quello che vuole. E dice molto su questo paese, le sue pulsioni, la sua situazione economica. Reality show(down).

Sparare a vista. Evviva la costituzione

19 apr

La messa in onda del documentario GUN FIGHT su HBO la scorsa settimana ha coinciso con la copertina di NEWSWEEK dedicata a GABBY GIFFORDS.
La strage in Arizona ha lasciato la rappresentante del Congresso per l’Arizona a lottare per una lunga, complessa rieducazione. Eravamo anche a tre giorni dal quarto anniversario della strage di VIRGINIA TECH (33 morti) e a una settimana dal dodicesimo anniversario di COLUMBINE (12 morti). Di queste follie si trattava nel documentario insieme al rituale giro per un GUN SHOW, quelle fiere di cui e’ piena l’America e in cui si fanno incontri con tipi umani che possono fare sorridere ma a me fanno piangere. 250 milioni di armi nelle mani, nelle case degli americani non fanno ridere. Per comprare un fucile, una pistola in queste fiere basta un documento d’identita’. La chiamano liberta’. Che poteva andare nel 1791 quando fu scritto il Second Amendment alla Costituzione degli Stati Uniti che legalizza il possesso di armi. Oggi, grazie anche a ripetute sentenze della Corte Suprema , il diritto e’ ugualmente tutelato.
La strage e’ quotidiana. Virginia Tech e Columbine sono solo piu’ eclatanti, piu’ raccontate. Il documentario di cui e’ autrice la gloriosa BARBARA KOPPLE (due Oscar vinti nel 1976 e nel 1991) non aggiunge cose che non si sapevano. E anche la narrazione e la forma sono convenzionali, come riflettano la stanchezza della riproposizione di argomenti che dovrebbero essere senso comune ma evidentemente non lo sono. Due rappresentanti del Congresso americano, un repubblicano dello Utah e un democratico della North Carolina, hanno dichiarato, dopo la strage in Arizona, che avrebbero portato con loro una pistola in tutti gli eventi pubblici a cui fossero andati. Lo stesso stato dell’Arizona ha poi subito introdotto la discussione su un disegno di legge per consentire agli studenti di girare con una pistola nei campus universitari. Per difendersi. Una legge simile e’ in vigore solo nello stato dello Utah ma otto stati, tra cui il Texas, ne stanno considerando di simili. Da quando esiste la legge nello Utah non sono aumentate le sparatorie nelle universita’. Ma il punto non e’ questo. E’ la diffusione di una cultura, del diffondersi di una riduzione a normalita’ di una cosa straordinaria, eccezionale.
Quando venne eletto Obama ci fu una corsa all’acquisto di armi perche’ era stata fatta circolare la voce che ci sarebbero state restrizioni alla liberta’ di acquistarne. Per ora non e’ andata cosi’. Promesse, accenni, belle parole lette sui teleprompters. Ma la fiducia non e’ persa. Altrimenti rimane solo il Far West. Che ci piace al cinema.

ROYAL WEDDING. Fregati tutti, gia’ fatto

18 apr