Archive | aprile, 2011

ENTRO OGGI SI PAGANO LE TASSE (In America). MA ANCHE NO

18 apr

Di solito le tasse si pagano entro il 15 aprile. Quest’anno mini proroga ad oggi, lunedi 18 aprile. Mi tocca, anche a me.
Su CNBC, il canale di economia della NBC, e’ andata puntuale in onda un’inchiesta sull’evasione in America. Che sarebbe di 300 miliardi di dollari, una cifra che voleva fare impressione sui telespettatori ma per noi, sono andato a controllare, non e’ cosi’ pazzesca. Perche’ a cercare rapidamente una stima di quella italiana verrebbe fuori non molto di meno (per una popolazione sei volte inferiore).
Il titolo (THE AMERICAN TAX CHEAT, l’evasione delle tasse in America) ma soprattutto il tono generale dell’ora di trasmissione era da giornale popolare. Piccole e grandi storie di imbrogli vari, mischiati senza un racconto che stabilisse una gerarchia, un’accozzaglia di casi molto diversi tra loro, uniti dal filo di sondaggi e statistiche. Alcune fanno sorridere (uno su dieci americani pensa che sia OK imbrogliare il fisco). Altre sono piu’ interessanti (il 15% ammette di averci provato ad evadere e la netta maggioranza sono uomini single sotto i 45 anni). Sono cosi’ sfilati i volti celebri di Al Pacino, Martin Scorsese, Nicholas Cage e altri che hanno avuto problemi con l’IRS, il Ministero delle Finanze, gli esattori americani che, e’ stato detto, per ogni dollaro che spendono ne recuperano 4.50. Come e’ noto la divisione criminale dell’IRS non scherza.

Quello a cui non si e’ accennato nell’inchiesta sono “le esenzioni fiscali per una piccola porzione di ricchi” (al centro del dibattito politico) ma soprattutto il caso GENERAL ELECTRIC, la piu’ grande corporation al mondo secondo alcune classifiche, nelle prime cinque secondo altre, comunque un gigante mondiale con piu’ di 300mila occupati. General Electric, ha denunciato il New York Times, non avrebbe pagato un dollaro di tasse negli Stati Uniti l’anno scorso su 14.2 miliardi di dollari di profitti nel mondo (di cui “solo” 5.2 sarebbero fatti in casa). Anzi avrebbe richiesto un ‘tax benefit”, una restituzione di 3.2 miliardi di dollari. Il Washington Post, che ha ammesso di essere stato bruciato sulla notizia, e’ pero’ intervenuto dopo a chiarire che le cose non starebbero proprio cosi’. Che il rimborso non esisterebbe ma poi la spiegazione a seguire non fa che seminare dubbi. In piu’ di mille lavorano nel dipartimento tasse della GE e molti sarebbero ex dipendenti dell’IRS. Il loro lavoro? Provare a far pagare meno tasse alla GE. Il problema e’ come. E qua la faccenda si ingarbuglia e anche il Washington Post, che voleva tenere una lezioncina al New York Times, non ci fa capire altro di piu’, tranne che il nodo potrebbero essere i profitti accumulati fuori dagli Stati Uniti. Una storia che non riguarda solo GE.
83 su 100 tra le piu’ grandi corporations americane ha sedi distaccate di compagnie sussidiarie in territori offshore. 9 dei 14.2 miliardi della General Electric sarebbero registrati offshore
Il 3,2% degli americani ha ufficialmente un reddito di piu’ di 250mila dollari. Le campagne elettorali di solito si vincono su lavoro e tasse. Non su certificati di nascita e matrimoni gay. In quella appena cominciata per la Casa Bianca si evocheranno spesso i paradisi fiscali. Ma temo cambiera’ poco perche’ le campagne elettorali costano e le grandi corporations sono piu’ generose con i candidati che non con l’ IRS.

Cowboys e Aliens. E gli indiani?

18 apr

Il trailer del nuovo filmone estivo di JON FAVREAU (quello di IRON MAN) circola da qualche giorno.

Denti bianchi

18 apr

Non c’e’ comico in televisione che non abbia fatto una battuta sul logo della campagna elettorale di MITT ROMNEY per il 2012.
Come la marca di un noto dentifricio. Anche lo slogan (Believe in America, credi nell’America) e’ copiato dalla campagna (perdente) di JOHN KERRY. Cercasi nuovi MAD MEN.

GROUND ZERO. Dentro

17 apr

Sono stato dentro GROUND ZERO, a girare per un documentario che andra’ in onda su Rai3.
Potrei dire sconvolgente e aggettivare la discesa nell’immenso buco del World Trade Center, caricandola di pensierini che mi girano in testa da quando ho cominciato ad intervistare ed andare in giro per il film dei dieci anni di SEPTEMBER 11.
Dico solo che e’ una citta’ che sta venendo su. Ci lavorano in ottomila operai. La FREEDOM TOWER e’ arrivata ad una sessantina di piani. Tutte le altre torri stanno per spiccare il volo. Quello che vedremo aperto il prossimo 11 SETTEMBRE sara’ il MEMORIAL. Queste fotografie uscite dal “telefonino” sono un prossimamente.








Obama sta messo come me

16 apr

Obama alla Casa Bianca sta messo peggio di me, a casa mia, con l’elettronica.
Una conversazione rubata nel corso di un incontro con finanziatori alla sua campagna elettorale per il 2012 e’ rimbalzata in tutti i telegiornali, blogs, ecc. I soliti microfoni lasciati aperti. L’attenzione in America e’ stata su alcuni commenti ai tagli al budget ma anche quelli all’obsolescenza dell’apparato tecnologico della Casa Bianca hanno avuto una bella eco.


Obama dice “Dai ragazzi, sono il presidente degli Stati Uniti. Dove sono i tasti fantastici e gli schermi che vengono su? Siamo 30 anni indietro, i telefoni non funzionano. Pensavo che arrivando qua avrei avuto a disposizione roba elettronica meravigliosa…”
Il conduttore del telegiornale della NBC ha aggiunto che su JET BLUE (e’ vero, ci sono stato ieri) ci sono i televisori che funzionano in tempo reale e sull’AIR FORCE ONE no.
Mamma mia, cade un mito. Forse torno in Italia. Se solo ci volasse Jet Blue.


HOPE. Esperanza

16 apr

Due giorni fa ho camminato a lungo attraverso EL BARRIO, il quartiere di New York anche noto come East Harlem, Spanish Harlem. Quando riesco, divido la citta’ a spicchi e me ne faccio un pezzetto. Ad un certo punto mi sono imbattuto in un murale zapatista. Su un lato c’era scritto HOPE (anche nella sua traduzione ispanica, ESPERANZA), parola chiave della campagna elettorale obamiana del 2008.

Questo quartiere una volta, nei primi decenni del 900, si chiamava ITALIAN HARLEM. Erano piu’ di 80mila gli italiani che si erano sistemati da queste parti. Rimane quasi niente di quella nostra storia qua. La speranza di un futuro migliore ha portato tutti fuori da questo spicchio di Harlem. Tra loro anche AL PACINO, nato da queste parti.

L’ultima volta che ero stato per queste strade, qualche anno fa, avevo visto ancora aperto il negozio di Claudio, barbiere da 60 anni a East Harlem (io frequento altri due fratelli siciliani sempre tra i settanta e gli ottanta anni, nella Lower East Side). Non ho percorso la stessa via e non l’ho visto al lavoro attraverso la vetrina. Ho cercato notizie su Google e ho letto che e’ stato chiamato dentro un processo che ha riguardato la famiglia Genovese. In tanti hanno girato negli anni nel suo negozio, serie televisive e video musicali. Prima che arrivassero gli zapatisti.

Bambini geni

15 apr

Il sistema dell’istruzione pubblica in America e’ costruito sulla selezione, separazione e creazione di una elite di studenti cosiddetti “gifted and talented” dal resto, la quasi totalita’. Che vuol dire ragazzi, bambini con talento, qualita’ innate che vengono filtrate, rivelate dai TEST. Gli studenti sono testati quasi dalla nascita. Se dichiarati “piccoli geni” accedono a corsi piu’ avanzati, percorrono corsie di sorpasso che li porteranno (se non si stufano di essere geniali) alle universita’ migliori, quelle famose anche da noi.
Nel 2010 il 90% dei laureati ad HARVARD ha trovato lavoro subito dopo la laurea o ha deciso di continuare a studiare per prendere un master. Ma per quelli che hanno frequentato l’ottima DUKE la percentuale scende subito al 66%. C’e’ poi la variabile recessione che ha rovinato le medie, per cui sull’autostrada che padri ansiosi e “tiger mothers” hanno preparato per i loro pargoli sono comparse buche pericolose ed inattese.

Queste “carriere scolastiche” cominciano sempre prima. Quasi nella culla. E naturalmente l’industria che fiancheggia, promuove questa corsa ha mille articolazioni. La NBC e la sua unita’ di giornalismo investigativo ha indagato su un business dedicato ai bambini con due mesi di vita. Con il nostro sistema potete scoprire se i vostri bambini sono superintelligenti e farli quindi parlare, dice il corso chiamato appunto YOUR BABY CAN READ, il tuo bambino puo’ leggere.
Un sistema di schede e DVD fa ripetere suoni, parole a bambini che rimangono attaccati ad uno schermo. E’ reiterazione, memorizzazione, imitazione non prodotto di genialita’. Cosi’ hanno sentenziato pedagoghi, esperti di apprendimento delle maggiori universita’ americane, interrogati dalla NBC, su pressione di un gruppo di consumatori.

Una campagna simile promossa dagli stessi consumatori aveva costretto i responsabili di un altro programma (chiamato BABY EINSTEIN) a restituire il denaro speso a chi lo desiderasse. Baby Einstein, rivolto ai bambini dai tre mesi a tre anni, commercializzato da una divisione della Disney, non fa promesse e infatti e’ ancora tranquillamente in vendita. Ad un certo punto una su tre case americane possedeva un prodotto Baby Einstein.
Quello che conta e’ un trend da cui non si scappa, in America. E la televisione, il computer sono le baby sitters, incubatrici delle nuove vite, da subito. Ci siamo arresi, noi genitori, insegnanti al fast food dell’apprendimento. E quando i nostri figli teenagers ci danno lezioni, spazientiti, sull’uso dei computers noi siamo, poveri idioti, orgogliosi del loro sapere.

A PENNY

14 apr

Il Presidente ABRAHAM LINCOLN fu assassinato il 14 aprile 1865, ricorda oggi il NEW YORK TIMES.
Dal 1909 il profilo di Lincoln e’ sul penny, il centesimo di dollaro americano. Produrre il penny costa alla US MINT (la Zecca) 1,79 centesimi di dollaro (nel 2010). Settantanove centesimi in piu’ del suo valore. Ecco spiegato il debito americano.

SOGNI D’ORO

14 apr

Il vicepresidente BIDEN durante l’attesissimo discorso di OBAMA alla nazione sul piano per ridurre il deficit.

UNO MATTINA

14 apr

La mattina nella televisione americana ha l’oro in bocca. L’anno scorso il TODAY SHOW (NBC) in onda dal lunedi al venerdi, dalle 7.00 alle 11.00 del mattino, ha generato 530 milioni di dollari in pubblicita’. Il suo competitore, GOOD MORNING AMERICA (ABC) ha prodotto 314 milioni ma in due ore. Sono cifre che consentono di retribuire i conduttori-giornalisti-intrattenitori con salari dettati dal mercato (non dal buonsenso che non ha luogo ad esistere nella tivu, impresa commerciale).
Sono di questi giorni le voci sulla coppia regina (di ascolti) del TODAY SHOW. Come fossimo al calciomercato sui due, MEREDITH VIEIRA e MATT LAUER, sono filtrate voci che li danno per partenti. La Vieira e’ in scadenza di contratto a fine stagione (11 milioni all’anno) e pare non voglia rinnovare. Matt Laurer (17 milioni all’anno) ha ancora un anno di contratto (fine 2012) e pare voglia provare ad andare via per inaugurare un suo talk show autonomo da vendere poi ad un network (sulle orme di OPRAH) ma si dice pure che punti, semplicemente, ad arrivare a 25 milioni l’anno. Per dire del peso del mattino nel fatturato complessivo dei networks, quello che porta a casa Matt Lauer e’ superiore al tesoretto che incassano gli omologhi dei telegiornali della sera, da sempre considerati le punte dell’iceberg dei dobloni in tivu. In America, senza ipocrisie, sei quello che guadagni (e quello che fai guadagnare al network) almeno nel mercato della televisione. Altri pianeti televisivi se confrontati a casa nostra (e non solo per i biglietti verdi).

Good Morning America, nato nel 1975 come format, sta lottando per rompere il dominio nei ratings del Today Show. Il segreto del successo sta nella chimica di squadra (con il quarto, il metereologo che e’ personaggio, capace di andare oltre il tempo variabile) nel perfetto equilibrio tra hard e soft news, nell’autorevolezza dei conduttori che si manifesta nelle interviste one on one. E qua la differenza con l’Italia e’ abissale. Gli intervistati se politici sono “grigliati” (grilled, dicono qua). Ne va della professionalita’ del giornalista che ogni volta si gioca la sua credibilita’. Il suo mercato lo fa lui, appunto, non la politica. Le domande sono secche (non finiro’ piu’ di dirlo) mai autoreferenziali, indulgenti, retoriche.
Gli officianti della messa del mattino sono conduttori e giornalisti perche’ sono capaci di essere le due cose. Li vediamo a loro agio nei product placements (che non sono marchette) e il giorno dopo sono in Afghanistan o in Giappone.
E soprattutto la cronaca, l’attualita’ fanno abbandonare gli studi di New York quando la storia da raccontare diventa centrale. E’ una questione di soldi ma non solo.
C’e’ una duttilita’ che risponde al bisogno di essere telegiornale e show insieme. Non ci sono testate giornalistiche a cui e’ appaltata l’informazione. Per cui
gli stessi giornalisti sono tali perche’ lo sono sul campo, non nella corporazione. C’e’ una scuola di conduzione di cui noi abbiamo solo una pallidissima idea e non e’ questione di posizionamento di teleprompters (gli abominevoli fogliacci che ancora girano nei notiziari italiani, con il capino del conduttore che si abbassa a leggere e’ una meraviglia che si puo’ ammirare solo da noi, evviva gli anni Cinquanta). E’ un lavoro di squadra, di editing, di recitazione, di capacita’ di stabilire un rapporto con me, con voi, con loro senza annoiata sufficienza, senza malintesa distanza, senza imbarazzante inadeguatezza.
C’e’ poi negli UNO MATTINA americani, nella coppia di conduttori, tutto quello che ci dovrebbe essere in un matrimonio che funziona. Rispetto, ironia, divertimento, solidarieta’, tutte cose che si vedono. Non e’ che uno va per conto suo e si costruisce l’automonumento mentre l’altro arranca o sgomita. E ci sono gerarchie riconosciute. Quando poi ANN CURRY del TODAY SHOW ci racconta lo tsunami dal Giappone lo fa per il mattino ma anche per il TG della sera e per il canale allnews MSNBC (e per le radio del network). Perche’ gli americani pagano molto le loro stelle ma sanno spendere (e risparmiare). Tanto per tornare a dove eravamo partiti, ai dollari, il motore della televisione americana. Che fa servizio pubblico senza bisogno di enunciarlo (a vanvera).

CHI L’HA VISTO

13 apr

Nella televisione americana non c’e’ un CHI L’HA VISTO. Ci sono programmi simili, che girano da decenni intorno a delitti, ricercati, poliziotti ma manca quello che in Italia e’ il programma di servizio pubblico per eccellenza, sugli scomparsi.
Intendiamoci, brandelli di Chi l’ha visto entrano ed escono continuamente dalle news, dai talk del daytime, dagli approfondimenti del prime time ma non c’e’ un programma specifico sulle MISSING PERSONS. Eppure questo e’ il paese in cui dalle tranquille, idilliache periferie urbane, dai sobborghi, dalla middle America scompaiono ogni giorno in media 2185 minori di 18 anni. Una cifra spaventosa con cui in questo paese si convive. I volantini con un volto e la scritta Missing sono la punteggiatura del paesaggio americano in cui ci si imbatte in stazioni, fermate di corriere, posti di polizia. Di tanto in tanto vengono alla luce TWIN PEAKS reali che raccontano pezzi di America profonda, come in un film dei fratelli COEN o in una ricostruzione di TRUMAN CAPOTE. Ma sono schegge di cronaca che non fermano l’attenzione del paese come e’ successo nell’inverno italiano appena trascorso. Qua il volume, la pura e semplice quantita’ di fatti di sangue legata alle sparizioni annulla la notizia. A meno che non sia rintracciabile una serialita’. Come e’ accaduto in questi giorni.

L’occasione e’ il classico, odioso caso di omicidi di giovani donne che comparivano in siti con sezioni per prostitute online. Ad un’ora da New York, nell’entroterra delle spiagge di Long Island, sono finora stati accertati otto omicidi di donne scomparse. Il fatto che si presume siano tutte prostitute ha prodotto la rituale tesi di un “giustiziere”, forse addirittura legato in qualche modo alle forze dell’ordine.
Gli annunci correvano su CRAIGSLIST, le ricerche su FACEBOOK. E, come titolano i quotidiani popolari, “Il terrore corre ora tra le dune”. I resti dei primi quattro corpi furono scoperti lo scorso dicembre e le vittime sono state identificate un mese dopo. Una settimana fa altri rinvenimenti, poco lontano. E ora si sospetta che le vittime siano dieci. Le prime quattro donne erano segnalate come scomparse in tempi diversi dal luglio 2009 al settembre 2011. Dai 20 ai 30 anni, di pelle bianca. La strada di un filo che lega scomparse, morti e occupazioni delle donne rende plausibile una spiegazione comune.
E se le vittime fossero state contattate attraverso lo stesso IP, Protocollo Internet, le indagini, come e’ gia’ avvenuto in casi simili, sarebbero naturalmente facilitate. I detectives sono alla caccia di “una firma” nei delitti, un tratto comune che si dice tutti i serial killers lasciano. Ma incrociare i dati delle 875mila persone scomparse solo lo scorso anno e’ un’impresa titanica. Il sospetto che il killer sia o sia stato interno o vicino ai corpi di polizia deriva da precauzioni che lo stesso omicida ha preso, come nel caso di telefonate ad una sorella minorenne di una delle vittime, avvenute solo da luoghi estremamente affollati come Times Square a New York. Telefonate brevi partite dal telefono della sorella scomparsa. Il contenuto delle chiamate e’ tenuto segreto dai detectives.

Dal 1989 sono tre i serial killers scoperti nella zona. Ogni bambino, minore americano impara tre numeri prima di altri in questa sequenza: 911, il numero della chiamata di emergenza, di pericolo. Ci sono programmi televisivi con questo numero che riceve 240 milioni di chiamate all’anno per i piu’ diversi motivi. Come ha appena scritto TIME magazine la conversione del servizio alla moderna tecnologia per cui le chiamate possono partire da computers e indirizzi remoti non localizzabili e’ in corso, lentamente.
Gli assassini sembrano andare piu’ veloci. E una cosa questo paese che vive di eccezionalismo non ce l’ha. Un CHI L’HA VISTO.

Omofobi che si fanno la segretaria

12 apr

Il programma si chiama HARDBALL, il conduttore e’ CHRIS MATTHEWS, la rete e’ MSNBC, in onda dal lunedi al venerdi per un’ora. Matthews e’ pro Obama e noto per essere diretto, per incalzare l’interlocutore ruvidamente, da cui il nome del programma.
Ieri era ospite ALAN SIMPSON, gia’ senatore repubblicano del Wyoming dal 1979 al 1997 (suo padre era stato senatore e governatore dello stesso stato). Simpson e’ figura nota per andare anche lui “straight to the point”, al centro della questione.
L’intervista inizia con Matthews che dice che sua figlia lavora con il senatore come intern, stagista. Simpson parla di Trump e quindi di altri possibili candidati repubblicani che fanno campagna sui moral values. Poi dice, schifato, che non si puo’ credere a candidati omofobici, che parlano di valori morali e “si fanno la segretaria”. Matthews scoppia a ridere e il video fa il giro di tutti i telegiornali del mattino. Wow!

SESSO, nella TV di qualita’

12 apr

L’America e’ un paese puritano, soprattutto se il paragone e’ con la cattolica e sbarazzina Italia.
Qua la soglia del comune senso del pudore e’ settata piu’ in alto. In politica la barra e’ posizionata ancora piu su (non parlo di Kennedy e Clinton perche’ allungherei il brodo ma anche i loro casi non cambiano il quadro generale perche’ una miriade di altri episodi sono la quotidiana, costante dimostrazione dell’assioma).
Le televisioni hanno riflesso per decenni l’ idea forte della centralita’ della famiglia (tradizionale). Poi quello che accade al di fuori, nel mondo reale, ha cominciato a permeare i programmi del daytime in cui si litiga e ci si strappano letteralmente i vestiti di dosso e a seguire i reality e le serie televisive hanno riflesso i tempi moderni. Questa premessa per dire che in America ci sono meno irragionevoli vallette che si aggirano in mutande per gli studi televisivi ma c’e’ piu’ vita reale (dopo le dieci di sera).

In alcuni casi c’e sesso, nudi e roba porno, nemmeno tanto soft. Ma solo, e’ questo il paradosso apparente, sulle televisioni migliori, quelle cosiddette di qualita’, quelle delle serie migliori, quelle che alle premiazioni degli EMMY portano via la maggioranza dei premi, ovvero HBO e SHOWTIME. Che sono televisioni a pagamento per cui qua a New York si pagano dieci, dodici dollari in piu’, per ognuna, al mese. A pagamento, sono fuori dal comune senso del pudore. Sono senza pudore, con profusione di organi genitali per un’oretta alla settimana. Un programma capostipite su HBO e’ stato REAL SEX, il piu’ replicato nella storia della rete. 33 puntate, fatte di quattro segmenti da 15 minuti, in cui gli americani raccontano la loro vita sessuale con storie, interviste e una trattazione tra il divertito e il realistico che fa comunque galleggiare il prodotto dentro gli alti standard formali e di contenuto della rete. Molti terapisti, sessuologi ma niente pedagogismi e zero consigli, avvertimenti, sermoni. Una via laica al sesso, senza tanti fronzoli.

Dopo Real Sex sono arrivati tanti nuovi shows di cui si parla poco ma tengono alta la media degli ascolti delle due bellissime reti. L’ultimo arrivato su SHOWTIME e’ GIGOLOS, su cinque escort maschietti stavolta, a Las Vegas. La serie e’ meno raffinata di Real Sex. Ci da dentro con un mix di muscoli e incontri sessuali ravvicinati e serve allo scopo.

E per fortuna comunque che c’e’ sempre SATURDAY NIGHT LIVE a trattare la materia con la grazia e l’ironia necessarie. Sabato sera era ospite l’attrice HELEN MIRREN (65 anni, vincitrice di Oscar) che si dice vada molto orgogliosa delle sue tette e che si e’ prestata alla scenetta che chiude bene questo post.

http://www.youtube.com/watch?v=RmFv6GRILXo

Sono solo canzonette ma almeno…

12 apr

BJORK, cantante, musicista di Reykjavik si e’ esibita in concerto a Shanghai nel 2008. Al termine del suo pezzo titolato DECLARE INDIPENDENCE grido’ “TIBET, TIBET”. Nulla di eroico ma l’invocazione non passo’ inosservata.
Pensando al DYLAN cinese c’e’ chi avrebbe desiderato almeno un lamento. Un’ombra di quello che una volta (mamma mia) chiamavano “impegno”. Bob Dylan dopo la Cina era impegnato con un concerto in Vietnam.

Sono solo canzonette ma la CONGRESSWOMAN EDWARDS E’ UN GENIO

11 apr

La Congresswoman DONNA EDWARDS del Maryland e’ un genio, la mia nuova rappresentante del Congresso americano preferita. Nel suo intervento in aula durante la drammatica discussione sulla finanziaria ha citato versi di una canzone dei WHITE STRIPES, il duo di Detroit che si e’ sciolto ufficialmente un paio di mesi fa.
“Questa e’ una lezione per i miei colleghi repubblicani – ha detto la Edwards – che ci viene come omaggio dei White Stripes”. Il pezzo citato e’ ”Causa ed effetto”.

Effect and Cause

I guess you have to have a problem
If you want to invent a contraption
First you cause a train wreck
Then you put me in traction

Well, first came an action
And then a reaction
But you can’t switch around
For your own satisfaction
Well, you put my house down, then got mad
At my reaction

Dice la canzone che voi avete un problema se vi inventate un marchingegno e provocate la distruzione di un treno. Dopo un’azione viene una reazione e non potete arrabbiarvi se demolite la mia casa e io poi reagisco.
Viva le canzonette e viva Donna Edwards.

Sono solo canzonette

11 apr

MAUREEN DOWD nella WEEK REVIEW del NEW YORK TIMES ha scritto domenica di BOB DYLAN in Cina.
Come molti della mia generazione sono cresciuto con Dylan (la prova sono i biglietti dei concerti conservati…). Ho smesso quasi del tutto di andare ai concerti in generale (ridicoli prezzi e tutto di plastica, pubblico compreso). Dylan puo’ naturalmente fare quello che vuole, continuare ad esibirsi in suo NEVER ENDING TOUR che credo non gli fa piu’ nemmeno capire dove si trova. Maureen Dowd si lamenta (o addolora) del fatto che Dylan (69 anni) non abbia speso una parola per il dissidente AI WEIWEI incarcerato in Cina. Dylan, dice la Dowd, e’ passato alla cassa e chissenefrega (innumerevoli sono ormai i suoi pezzi usati dalla pubblicita’).
Le cose cambiano. Per inciso lo stesso New York Times della domenica non e’ piu’ lo stesso da quando non ci trovo il pezzo di FRANK RICH che se ne e’ andato (anche se per me e’ ancora peggio la dipartita di BOB HERBERT, l’unico che scriveva di operai e fabbriche in America, ma tanto siamo tutti esperti di Wall Street e Casa Bianca e questo basta).
Dunque Dylan non parla (o parla poco) e questa non e’ una novita’. Temo che sarebbe peggio se lo facesse. E sarebbe triste, scontato, moralistico ricordare oggi versi di canzonette dylaniane che si dice avrebbero meritato il Nobel per la letteratura. Chi le ha scritte fa di tutto per deprivarle, per astrarle, decontestualizzarle e cosi’ a noi rimane un biascicare insignificante. Rimane l’antica scissione tra l’opera d’arte ed il suo facitore che e’ in tutta la storia della letteratura. La dicotomia tra mito e icona. Sono andato a riprendermi Miti d’oggi di BARTHES e ho trovato che era tutto gia’ scritto. Mancava a Barthes solo la conoscenza della Rete. L’opera omnia di Dylan rimane. Il suo autore e’ andato in viaggio ma sono un poco fatti suoi.
Meglio chiudere con la perfetta imitazione che di Dylan ha fatto JIMMY FALLON, che e’ il piu’ bravo di tutti nei late night shows americani. Se siete rimasti a LETTERMAN e LENO, vi prego voltate pagina. C’e’ solo JIMMY FALLON, mito d’oggi.

http://www.youtube.com/watch?v=D-zLxLHG9Vw

JAPAN

11 apr

Pubblicita’ made in Japan. Ecco perche’ il paese ce la puo’ fare. Ma anche per continuare a guardare dalle parti di Fukushima.

Perche’ Obama vince

11 apr

DAVID PLOUFFE, il Senior Adviser to the President, il consigliere numero uno di Obama, ha spiegato i tagli alla finanziaria a CHRISTIANE AMANPOUR (THIS WEEK, ABC) nel tradizionale talk politico della domenica.
Un minuto dopo era pure da FOX NEWS. E dieci minuti dopo a MEET THE PRESS (NBC). Cosi’ il giro delle tv e’ completo. Io ho volentieri mollato la GIOSTRA DEL GOL sulla Rai.
Plouffe e’ un libro stampato. Gelido come il suo capo e molto difficile metterlo all’angolo. Ha spiegato i “tagli dolorosi” e ha detto che piu’ sale DONALD TRUMP nei sondaggi, meglio e’ per Obama. Piu’ Mad Man che spin doctor.

A SIMPLE MAN

10 apr

Questa settimana, il giorno del processo al Presidente BERLUSCONI, tutte le televisioni americane se ne sono occupate. Io che vi parlo “di quello che passa nella tv americana” ho mancato di parlarne.
Eppure ho visto parecchio quel giorno. Forse rimozione, forse voglia di parlare d’altro, di uscire dal coro, dalla noia, dagli schieramenti ma vi assicuro che qua, soprattutto nei late night shows, la noflyzone su RUBY HEARTBREAKER, come dicono qua, e’ operante con lancio fittissimo di battute. Non vi riferisco di queste. Ma di un servizio, per tutti, del TODAY SHOW (NBC) che non e’ un programma qualsiasi. E’ lo show-telegiornale piu’ visto degli Stati Uniti, quello con cui fanno colazione le famiglie americane.
Una delle corrispondenti dall’Europa, MICHELLE KOSINSKI, ha intervistato BARBARA GUERRA, la quale ha parlato di “amore platonico (“per me e’ come un padre”) e ha telefonato in presenza dell’inviata di NBC a Berlusconi per dimostrare la sua facilita’ d’accesso al premier. Per la storia, il premier era occupato. Il servizio si e’ concluso con una barzelletta del Presidente del Consiglio che non ha fatto ridere la Kosinski (“Quando viene chiesto alle donne se andrebbero a letto con Berlusconi, il 33% ha detto si e il 67% ha detto: come, ancora?”).
Una citazione pero’ mi ha colpito, della Guerra, che risponde in inglese all’intervistatrice. “A simple man”, e’ un uomo semplice, ha detto la Guerra per descrivere il Presidente del Consiglio. E la Kosinski non ha capito che era una citazione da una celebre canzone, da un film, da un libro che hanno tutti recitato le virtu’ della semplicita’, ovvero l’arte della riduzione delle passioni nella vita a poche ed essenziali azioni. Un “pensiero stupendo”, quasi un programma elettorale. Buona domenica.

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La classe operaia va all’inferno (e la prova televisiva li condanna)

10 apr

E’ successo come nel calcio quando giocatori vengono squalificati dopo la fine delle partite. I giudici della Federazione calcio riguardano azioni “alla moviola”, in televisione, e squalificano per un brutto fallo che era sfuggito all’arbitro durante la partita.
E’ la famosa PROVA TELEVISIVA. Nel nostro caso, il reality tv puo’ essere una prova televisiva. Cosi’ e’ stato per COAL, il reality sui minatori di cui avevo parlato appena tre giorni fa. E’ la prima volta che ispettori statali (che appioppano centinaia di multe, come avevo appunto appena scritto) si servono della TV per registrare infrazioni (nel caso di COAL sono gli strumenti usati per il lavoro e la non osservanza di misure di sicurezza). Tra i sei milioni di telespettatori che hanno guardato COAL (comprese repliche) nella prima settimana sono dunque spuntati fuori gli ispettori.
E’ abbiamo anche cosi’ appreso che i dieci operatori impiegati nell’impresa televisiva erano registrati come apprendisti minatori e durante le riprese vennero registrate da ispettori federali 19 violazioni. Solo NPR, la meravigliosa radio pubblica, continua ad occuparsi, un anno dopo, della tragedia che investi’ 29 minatori sempre in West Virginia. Forse ora qualcosa cambiera’ (abbiamo appena appreso che, su 529 miniere, il 64% non dispone di apparati di comunicazione a norma, obbligatori per legge). Ma tutte le miniere continuano a lavorare giorno e notte.
Gli “angeli dalla faccia sporca” di COAL sono adesso un programma televisivo di successo e sono contento per loro. Prove televisive a parte.

OBAMAO

9 apr

SCHERZI A PARTE

9 apr

DONALD TRUMP, quello della Trump Tower, dei casino’ e alberghi, di Miss America e Miss Universo e altro, continua a minacciare la sua discesa in campo per le prossime elezioni presidenziali. E cosi’ Trump e’ ormai dentro i sondaggi e non con posizioni di rincalzo. E’ vero che siamo in una fase confusa nel campo repubblicano ma il suo indice di gradimento e’ indicativo. Soprattutto quello dei Tea Party Patriots.
Trump passa da NBC a CNN a FOX NEWS a MSNBC attaccando Obama come nessuno fa, con argomenti sbrigativi. Esempio. In Libia ha senso starci per prendere il petrolio e non per aiutare dei cosiddetti ribelli, probabilmente di Al Quaeda. Ma il pezzo forte della campagna autopropagandistica di Trump rimane il certificato di nascita di Barack Hussein Obama, come Donald chiama sempre il presidente, per esteso. Trump dice di avere “gente che sta lavorando per lui alle Hawaii” per fare emergere la verita’. Ovvero che Barack Hussein Obama sarebbe nato in Kenia. E conclude lanciando i libri in cui questa tesi e’ esposta. Di uno e’ autore il dietrologo JEROME CORSI, sostenitore della cosiddetta Conspiracy Theory su September 11 (tesi abbracciata da destre e sinistre) dell’impeachment di Bush e del Swiftboating di John Kerry.
A giugno, finito il suo programma televisivo attualmente in onda (CELEBRITY APPRENTICE) ha detto Donald Trump che decidera’ che fare.
Se correre per la Casa Bianca o dichiarare che la stagione di SCHERZI A PARTE e’ finita.

L’OMICIDIO

8 apr

THE KILLING , l’omicidio, e’ la nuova serie di AMC, la rete di MAD MEN e THE WALKING DEAD. E nelle prime due ore andate in onda domenica scorsa ha portato a casa 2,7 milioni di telespettatori, grande risultato per un canale cable, piu’ della prima di Mad Men, meno di quella di Walking Dead.
Mi piace molto, lo dico subito. Orfano di SHAMELESS, finito da una settimana su SHOWTIME (buco parzialmente sanato da MILDRED di HBO) la domenica sera, tradizionale vetrina per le grandi serie, c’era un semivuoto da riempire. Mission accomplished.
Forse non solo perche’ siamo dalle parti di Seattle dove fu ambientata TWIN PEAKS (il richiamo alla storica serie e’ arrivato da tutte le parti). Il mistero attorno al delitto di una giovane ragazza di 17 anni e’ avvolto nelle nebbie, nella pioggia, nelle atmosfere livide, notturne, di Twin Peaks. La famiglia della ragazza uccisa e’ una famiglia operaia e i caratteri che ruotano attorno sono tutti verosimili, ognuno segnato da una idiosincrasia, una fissazione che trasformano il territorio in cui ci si muove in un intrigo dalle tante possibili soluzioni. Perfino la coppia di detectives potrebbe avere qualcosa da nascondere, soprattutto Stephen, l’uomo, bizzarro e anticonvenzionale.
Il cadavere della ragazza viene rinvenuto in una macchina usata dalla campagna elettorale di un politico locale e questo allarga il quadro. Ma il baricentro dell’indagine e’ la detective Sarah che ha sguardi che parlano, fatti apposta per lanciare dubbi e cambiare scena.
La serie originale e’ danese e la piovosa Seattle deve essere sembrata ai produttori americani il luogo ideale per ricreare quel paesaggio, anche umano, dell’intrigo, del labirinto, della disperazione. A tratti a noi che, anche se lontani, italiani siamo, veniva per forza in mente l’inverno appena trascorso tra SARAH e YARA. In quasi tutte le police stories americane il centro sono i detectives e la famiglia delle vittime tende sempre a scomparire. In THE KILLING la famiglia che cerca la ragazza, che si dispera, che contiene elementi di non chiarezza, rimane molto presente, coprotagonista. Tanto che, sempre per darvi l’idea, si respira per una lunga ora iniziale anche quella tensione da studio di CHI L’HA VISTO che ci e’ familiare. Poi c’e’ anche aria da trilogia di STIEG LARSSON , tanto per non farci mancare niente e per chiudere la serie di citazioni.
Freddo nelle ossa  a guardare The Killing, undici episodi ancora prima di conoscere l’autore del delitto. Per ora sono tutti sospettati. Non ci sono inseguimenti in macchina e lentamente il puzzle si compone. Lentamente, come un thriller in slow motion che ti prende, ti avvolge e non ti molla. Perche’ potrebbe essere accaduto in ogni provincia del mondo e in quella famiglia di gente perbene, vicini di casa.

150 ANNI

7 apr

La classe operaia va all’inferno

7 apr

Martedi 5 aprile e’ volato via un altro anniversario blue collar. Un anno fa la tragedia dei 29 minatori in West Virginia. 600 violazioni registrate dagli ispettori federali nella conduzione della miniera nell’anno prima. Dopo l’esplosione nella miniera di carbone le famiglie di 22 dispersi attesero quattro giorni prima di avere la notizia della definitiva scomparsa dei parenti sepolti. Da allora si sono continuate a verificare 4600 violazioni della sicurezza in oltre 200 miniere americane. Una nuova piu’ severa legislazione a tutela dei lavoratori e’ stata affossata anche grazie al lavoro dei lobbisti (13 milioni in contributi alla politica nelle ultime elezioni di midterm) della potente industria. Non sono questi argomenti elettrizzanti, modaioli. Ma non e’ roba antica. Nel disinteresse generale, negli Stati Uniti si produce il 20% del carbone nel mondo. In condizioni, queste si, spesso dell’altro secolo.
L’agenzia del governo federale che ha la missione di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini (l’EPA) ha certificato che solo lo scorso anno gli americani morti per inquinamento da carbone nell’industria sono stati 36.000. Queste sono le morti silenziose che stanno sopra la testa di quei minatori che la televisione ci ha appena fatto vedere nella prima puntata di un reality andato in onda su SPIKE. I producers, direttori della rete probabilmente nemmeno ci avevano pensato alla prossimita’ della messa in onda con l’anniversario della strage. Almeno spero nell’ignoranza perche’ altrimenti sarebbe tragedia doppia.

Il titolo della serie e’, secco, COAL, carbone. Siamo dalle parti di un filone non marginale nella televisione americana, che e’ quello dei reality dei brutti e sporchi ma non cattivi, i blue collar heroes, gli eroi comuni della classe operaia, l’altra faccia di PARIS HILTON e compagnia. E siamo sempre in West Virginia.
“In certi paese americani o entri in una miniera o fai saltare gli hamburgers”, questa e’ l’America che si conosce poco e cosi’ descritta in una frase detta da uno dei protagonisti. Che infatti e’ minatore con suo figlio. Non e’ stato citato l’esercito, che e’ la terza opzione. Gary Quarles ando’ in pensione dopo 34 anni nella miniera della West Virginia. Suo figlio ci rimase sepolto un anno fa. Aveva 33 anni. Si chiamava anche lui Gary ed aveva iniziato a fare lo stesso lavoro del padre a 18 anni. Tutti i minatori hanno un soprannome, un nomignolo da battaglia. Quando entrano nel buco scavato nella montagna sembra ogni volta che sia per l’ultima volta. E non e’ una esagerazione da reality. Sono piu’ di centomila i morti in miniera dagli inizi del Novecento. I padroni della miniera della tragedia in West Virginia contribuirono con tre milioni di dollari all’elezione di un giudice della Suprema Corte dello Stato che poi voto’ contro una multa da 50 milioni alla compagnia. Il caso determino’ una decisione della Suprema Corte Federale che impedisce da allora ai giudici statali di dare pareri su materie che coinvolgono contribuenti alle loro campagne elettorali.
COAL, il reality in dieci puntate, non racconta queste cose. E’ uno di quei nuovi programmi muscolari (su camionisti, pescatori, i precedenti) che hanno pero’ il pregio di onorare vite ignorate dalle parti di Manhattan. Per il resto la piccola miniera televisiva e’ posseduta da due degli stessi minatori e quindi i nostri eroi sono una autentica BAND OF BROTHERS. Tifiamo comunque per loro, qua da casa.

Coal First Look – The First 14 Minutes Of The Series Premiere
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Salvo

6 apr

Salvo dopo tre settimane, in Giappone. Sul web lo chiamano lo TSUNAMI DOG. Fantastico.

http://www.youtube.com/watch?v=QaNPz_qlBnk&feature=youtube_gdata_player

MARCH MADNESS. I soldi, la televisione e i conti che non tornano

6 apr

March madness, la pazzia, il delirio di marzo. Cosi’ si chiama comunemente la fase finale del campionato di basket delle universita’ americane. Lo spettacolo lo fanno prima di tutto i tifosi dei colleges che sono i ragazzi che frequentano le stesse universita’.
In televisione si vedono macchie di un solo colore, quello della maglia della squadra. Giallo, azzurro, arancione, nero, bianco. I volti dipinti degli stessi colori. L’orgoglio di appartenere ad un college, che in America ti accompagna per tutta la vita, trova negli sport la sua celebrazione definitiva. Quelle felpe, quei cappellini che poi si terranno addosso per sempre nascono qua, nei campionati che portano piccole e grandi universita’ a quelle sfide che sfondano ogni anno gli ascolti televisivi (in tre settimane 771 milioni di diritti televisivi nel 2011).

Appena partiti quest’anno, un mese fa con le 64 squadre rimaste, subito i piu alti ascolti dal 2005 per le prime partite (9.9 milioni di media) e poi ancora di piu’, con partite che arrivano vicine a fare quello che fanno AMERICAN IDOL o DANCING WITH THE STARS, Ballando con le stelle. Per il secondo anno consecutivo alla finale del 4 aprile e’ arrivato un piccolo college dell’Indiana, BUTLER. La Cenerentola al banchetto delle grandi. E fino a qua tutto bene. Poi e’ arrivato il guastafeste FRONTLINE (PBS) a far emergere quello che i telespettatori non sapevano (e molti preferiscono continuare a non sapere). Lo scorso anno la CBS ha firmato con la NCAA, la lega del basket universitario, un accordo per 14 anni pagando 10.8 miliardi di dollari. Gli allenatori piu’ famosi ricevono dai colleges salari di 5 milioni all’anno piu’ montagne di contratti pubblicitari. Videogames e merchandising generano profitti enormi.

Gli atleti-studenti vengono pescati in tutte le high schools del paese e viene loro offerta una borsa di studio per frequentare gratuitamente le universita’ ma soprattutto per mettersi in vetrina in modo da sperare di andare poi a guadagnare soldi pesanti tra i professionisti della NBA. E’ un giocattolo che appunto ha funzionato finora bene per tutti. Fino a che un ex giocatore ha deciso di far partire una class action contro la NCAA, la lega del basket, il cui ultimo presidente portava a casa uno stipendio da 1.7 milioni di dollari l’anno. La stessa lega non paga tasse perche’ risulta essere una non profit. Ma qualcuno questo profitto lo fa secondo Washington Post e Usa Today, svegliati dall’inchiesta di Frontline. E soprattutto la percentuale di atleti che poi si laureano e’ molto bassa, svelando l’inganno degli atleti-studenti che non studiano ma sono nei fatti professionisti (non retribuiti) dei colleges.

Tra gli atleti e le universita’ c’era finora un patto di non aggressione perche’ i giocatori sperano sempre di finire nella lucrosa NBA (ma ci arriva solo l’uno per cento). Ora il coperchio della pentola e’ saltato. Probabilmente continuera’ ancora a bollire per anni anche senza coperchio ma qualcuno comincia a capire che di amatoriale in questo MARCH MADNESS c’e’ solo il delirio, la pazzia di chi non ha capito che sotto “l’importante e’ partecipare” c’e’ altro. Ma a mio figlio non gliela racconto cosi’, per ora.

Watch the full episode. See more FRONTLINE.

ITALIANS

5 apr

Tim Parks e’ uno scrittore inglese, in Italia da 30 anni, che ha sposato un’italiana, ha tre figli cresciuti in Italia, insegna in Italia, ha tradotto importanti autori italiani (Moravia, Calvino, Tabucchi, Calasso).
Insomma ci conosce. Il ritratto che fa del bel paese in cinque pagine sull’ultimo NEW YORKER e’ colorito (pieno di mazzette che anche lui ha dovuto dare nella sua vita italiana). C’e’ la storia d’Italia come e’ spesso sintetizzata da storici, scrittori, giornalisti non italiani. Che trattano la materia senza le nostre infinite mediazioni. Ci vanno giu’ piatti e cosi’ spesso noi italiani diciamo, offesi, che non ci conoscono.
Tim Parks fa capire che a noi italiani dei 150 anni non ce ne frega niente.

Estados Unidos de America

5 apr

C’e’ una serie televisiva di cui si parla poco ma che spiega molto la rivoluzione demografica in corso negli Stati Uniti, scusate negli ESTADOS UNIDOS DE AMERICA. E che spiega molto di quello che e’ avvenuto con l’elezione di Obama e pesera’ moltissimo nelle elezioni a venire, in stati decisivi per la conquista della Casa Bianca. La serie si chiama LA REINA DEL SUR. E’ una rivisitazione, modernizzata, thrillerizzata delle vecchie telenovelas. Piu’ volte ha battuto i grandi networks nel fondamentale ascolto dai 18 ai 34 anni ed in generale il suo gradimento e’ in ascesa in tutti i gruppi di eta’. Grandi perfomances a New York (Nueva York), Los Angeles, Miami, Houston.
E’ prodotta da TELEMUNDO, il network ispanico che produce negli Stati Uniti molto piu’ di quello che acquista in America Latina. Guardare La Reina del Sur e’ un bel modo per leggere i risultati del censimento resi noti da poco.

I risultati del censimento dicono che gli ispanici sono 50.5 milioni, uno ogni sei americani. E’ la crescita piu’ eclatante nel mosaico americano. I latinos sono oggi il 16.3% del paese ed erano il 12.5% nel 2000 (la meta’ dell’aumento di popolazione negli Stati Uniti nell’ultimo decennio e’ attribuibile agli ispanici). Gli americani asiatici sono saliti al 4.8%, gli afroamericani sono aumentati poco e sono il 12.6% mentre i bianchi sono scesi dal 75.1% al 72.4% della popolazione.
Ma quello che piu’ conta e’ che il 46.5% di tutti i minori di 18 anni appartengono a gruppi non bianchi e quindi il trend e’ chiaro. Particolarmente evidente negli stati del sud (Kentucky, Alabama, Georgia, Tennessee, Virginia, North Carolina). Gli ispanici aumentano ovunque, perfino a Detroit dove si verifica il crollo demografico, che era cosa nota negli ultimi anni.
I latinos poi non pesano solo negli ascolti televisivi. Nelle ultime elezioni di midterm dello scorso novembre, stravinte dai repubblicani, il 60% dei latinos votarono comunque per il partito democratico, e nel 2008 il 67% scelse Obama contro il 31% che voto’ per McCain. In Texas, California, New Mexico, Washington DC i bianchi sono gia’ oggi meno della meta’ della popolazione.
Ecco perche’ la NEWS CORPORATION di MURDOCH ha appena annunciato la formazione di una nuova divisione chiamata FOX HISPANIC MEDIA. Si aggiungera’ cosi’ un terzo canale ai due gia’ esistenti di FOX, da realizzare con National Geographic.
Si allarga la competizione sul fronte dell’ascolto ispanico dove gia’ soprattutto nello sport e’ feroce. Ma ora, come hanno detto alla FOX, si punta piu’ in alto, “ad un telespettatore latino sofisticato con un’educazione americana”.

In questo quadro MARC RUBIO , neo senatore ispanico della Florida, era l’unico che poteva provarci l’anno prossimo a sfidare Obama con qualche speranza di trasloco alla Casa Bianca. Ma Rubio ha detto di voler andare fino in fondo al suo mandato di senatore. Adios amigos, per il momento.

Sorpresa, si ricandida (senza comitati esplorativi)

4 apr

Ricevuta la prima email da Barack Obama per il 2012. Il traguardo e’ la Casa Bianca, come dicono tutti oggi, ma prima ONE BILLION di dollari da raccogliere, che sarebbe il record mondiale per una campagna elettorale. Si parte bassi con un video minimal ma si punta in alto.