Archive | maggio, 2011

Guerra, memoria e televisione

31 mag

Ieri, in America, scuole, uffici chiusi. Era il MEMORIAL DAY, il giorno in cui si ricordano i caduti in guerra. La contabilita’ dei morti in Iraq e Afghanistan e’ emersa ovunque. Mancava quella dei civili nei due paesi.
I DOORS (sempre nell’anno di grazia 1968) fecero uscire questa THE UNKNOWN SOLDIER, in cui si parla di soldati sconosciuti e di come la televisione ci racconta ogni mattina la guerra (allora in Vietnam).

GOOD MORNING ITALIA

30 mag

La settimana scorsa, a New York, sono andato con GERARDO GRECO negli studi della ABC, alle 6.50 del mattino, a sbirciare dentro e dietro GOOD MORNING AMERICA, lo storico show del mattino della ABC. Una macchina da guerra. Tutti molto gentili con noi (chissaperche’, mi chiedo ogni volta, noi italiani destiamo tanto entusiasmo…), in particolare l’executive producer della trasmissione Tom Cibrowsky. Che ci ha raccontato della difficile ma realizzata insalata che ogni mattina mette insieme, con un concerto gratuito di Lady Gaga (ad esempio) a Central Park live alle 8.30 del mattino e il post Osama e i tornado devastanti nel sud degli Stati Uniti.
Loro fanno news e sono uno show, tutti e due molto credibili. E poi ci ha detto che sempre di piu’ usano video virali. Secondo Cibrowsky diventano virali proprio perché in America le televisioni li rimbalzano in tempo reale. Su questo ci sarebbe da discutere ma non era il caso quel giorno.
Intanto Gerardo e’ approdato da oggi a UNO MATTINA e ci rimarra’ per l’estate. Auguri.

Post-it

30 mag

Per me il post-it e’ un’invenzione (anno di grazia 1968) straordinaria, come la penicillina.
Ne ho sempre in tutte le tasche e ci scarabocchio qualsiasi cosa nel corso della giornata. A fine giornata trascrivo e strappo. Spesso li perdo e vado nel panico. Il post-it e’ la memoria di scorta. Per cose grandi e piccole, mischiate senza criterio.
In queste giornate italiane provo a tenermi aggiornato su FUKUSHIMA. E’ il mio post-it quotidiano e ossessivo. In America non ho tanto bisogno di scriverlo perche’ le televisioni ce lo ricordano continuamente. Qua meno, mi sembra. Ora, con i referendum, probabilmente ci sara’ un risveglio dal coma.
Tifoni in arrivo e alta radioattività nei fondali del Pacifico in un’area di 300 chilometri da FUKUSHIMA, sono le ultime notizie. Scrive il WALL STREET JOURNAL che l’industria del pesce nella zona e’ morta e in piu’ di centomila hanno fatto domanda per il sussidio di disoccupazione (che in Giappone copre il 60% del reddito che si portava a a casa).
Da quel paese lontano, che e’ stato primo al mondo, arrivano segnali che andrebbero colti sul nostro futuro. Quelle anime morte che vagano nella spiaggia del finale del film di MALICK, che ho appena visto, sono interpretabili come ci pare. E trasportabili altrove. E’ la cosa che mi e’ piaciuta meno del bel film ma e’ un post-it apocalittico, pastrocchiato che mi ha ributtato dentro Fukushima.

ps altro post-it, che ne e’ di AI WEIWEI? e’ possibile non sapere cosa sta accadendo al piu’ celebre artista cinese incarcerato nel suo paese?

LOST, la scatola (vuota) dei misteri

29 mag

Lungo articolo di FRANK BRUNI oggi sul New York Times (Magazine). Si parla di J.J. ABRAMS e della sua scatola dei misteri che Bruni ha provato ad aprire. Non c’e’ chi non definisca geniale Abrams e ieri ho sentito di sfuggita, qua in Italia, Freccero accennare alle molteplici letture di LOST. La scatola dei misteri appunto. Bruni ha provato ad aprirla e non ci ha trovato granche’. L’idea era gia’ contenuta nell’isola e il casting ha tirato le linee delle sottotrame. Dopo la prima stagione io ho smesso di guardarlo. Sono tornato per il finale new age. Certo e’ stata un’enorme idea televisiva perche’ ha gettato nella scatola (della tivu) la doppia possibilita’ di una lettura semplice e di una complessa. Che e’ poi quello che vorrebbero ottenere tutti gli autori. Solo che quella semplice non ha poi retto le leggi del thriller e si e’ squagliata e quella complessa ha giocato a prenderci in giro facendoci supporre pensierini che nella scatola (magica di Abrams) erano solo buttati li. E’ utile andarselo a risentire Abrams nella sua conferenza al solito TED, prima di buttarci a vedere il film in uscita Super 8. Abrams e’ spalmato dappertutto nella prossima stagione (tv e cinema). Le ultime due serie televisive post Lost sono andate male e quindi non rinnovate. Il genietto non si ferma un secondo ma non e’ MESSI.

Souvenir da Detroit (per quelli che la crisi e’ finita)

28 mag

Southfield e’ un sobborgo di Detroit, parte integrante dell’area metropolitana della citta’. Nel 2000 aveva poco piu’ di 78mila abitanti di cui il 54% erano afroamericani e i bianchi il 38%. Dieci anni dopo Southfield ha perso settemila residenti e il 14% di abitanti di pelle bianca. Quelli di pelle nera sono ora il 70% del sobborgo.
E’ la storia nota di Detroit ma anche di molte altre citta’ industriali americane.
Per molti di quelli che rimangono e’ un problema pagare la luce e il riscaldamento. I distacchi si contano nelle decine di migliaia ogni anno. Che e’ un guaio anche per l’azienda elettrica che perde clienti. Così viene deciso di convocare una riunione per ascoltare i bisogni della popolazione. E arrivano in piu’ di mille, ordinatamente in fila, per cercare di portare a casa la luce. Non a tutti e’ andata bene. Vivere con le candele. America, oggi.

Allegria

27 mag

La Fiat 500 con Allegro di Vivaldi in salsa elettronica per il mercato americano. Il passato ricucinato per palati giovani d’oltreoceano. Funzionerà?

Late night with Jimmy Fallon

27 mag

Lo aveva gia’ fatto. JIMMY FALLON, il mio preferito fra quelli della notte, in America, ha di nuovo impersonato NEIL YOUNG.
Questa volta sono arrivati anche CROSBY e NASH. Ed e’ stato PARTY IN THE USA.

Via dall’Italia. O anche no

26 mag

Succede che arrivando in Italia si parli delle scuole dei figli. Che un’amica ti scrive che sua figlia e’ stata accettata alla Columbia. Che altri ti dicono che “pero’ i licei italiani sono un’altra cosa, che la cultura umanistica, che il latino e greco, che, che….”.
Succede che io per formazione, attitudine, curiosita’ (e sicuramente altro) non sono mai sicurissimo delle scelte che faccio-facciamo. E che penso che tutti abbiamo ottimi motivi per raccontarci quello che e’ meglio per noi (e di riflesso, molto in secondo piano, per i figli).
Io ho fatto il liceo a Milano (il Parini) e l’universita’ (la Statale) in anni in cui lo studio si incrociava con la politica. Chi piu’ chi meno faceva politica. Io, chi piu’. Tutta la cultura umanistica di cui sono impregnato la raccolsi quindi a casa e altrove, piu’ che nel glorioso Parini.
Nel 2004, tanti anni dopo, abbiamo deportato i nostri figli di 16 e 6 anni a New York, dove ancora oggi studiano. Martina ha iniziato un master, Tommaso sta finendo la scuola media (privata) ed a settembre andra’ in una scuola superiore (pubblica).
L’istruzione in America costa moltissimo. Anche (e questo spesso non viene detto) quando e’ pubblica. Perche’ sono le tasse sulla casa a finanziare la scuola di quartiere che infatti e’ migliore quando e’ piantata in un agglomerato di abitazioni medio-alte. Perche’ le scuole stesse “sono sul mercato”, nel senso che possono pagare, reclutare, costruire se hanno mezzi.
Ci si sposta da Manhattan a Westchester (ricca contea ad un’ora da New York ) per esempio, dove le scuole pubbliche vanno meglio, per non pagare i 30-35 mila dollari l’anno di una scuola privata ma si pagano tasse molto piu’ alte sulla casa. Operazione comunque conveniente se si hanno da due figli in su. Calcoli questi che si fanno continuamente la sera in America, seduti a quel famoso “kitchen table”, il tavolo della cucina, metafora usata e abusata in tutte le campagne elettorali.
Succede anche che sia capitato in Italia in una fase in cui si parla moltissimo di giovani che vanno a studiare fuori e anche di piu’ di quelli che hanno studiato qua e trovano lavoro fuori. Domenica scorsa ho visto in televisione un Report affollato di ricercatori italiani che ci hanno spiegato come, con relativa facilita’, avessero trovato occupazione all’estero. Dalla Spagna rimbalzano le piazze dei giovani.
In America gli studenti sono piu’ silenti e gravati da debiti che si trascineranno per tutta la vita, quasi nel 70% del totale della popolazione che frequenta le universita’. Si perche’ si studia grazie a prestiti presi sulla propria persona nella certezza antica che, lavorando, il mutuo su se stessi sarebbe stato facilmente estinto . Certezza crollata con la crisi che c’e', profonda, nonostante le ripresine di cui vanno cianciando.
Recentemente gli studenti americani delle superiori sono stati buttati al posto numero 48 nella classifica mondiale per l’istruzione in matematica e scienze, le materie che dovrebbero essere la forza del paese, visto che secondo alcuni amici italiani in quelle umanistiche stanno a zero. Molto c’e da dire su queste statistiche e pensierini annessi ma quello che pesa in questo post e’ il debito che gli studenti americani hanno accumulato (poco si parla delle borse di studio che negli Stati Uniti sono parte integrante del sistema e che hanno aiutato anche recenti presidenti degli Stati Uniti a raggiungere la laurea).
E’ tradizione nelle famiglie costruire un fondo per permettere ai figli di entrare nelle universita’ (che costano dai 5000 dollari all’anno di quelle pubbliche agli ormai 60mila delle private migliori). Solo il 40% degli studenti riesce a pagare regolarmente le rate del debito che si sono caricati. I fondi pensione delle famiglie sono sempre di piu’ saccheggiati dai figli che stentano a riscuotere dal mercato la tradizionale ricompensa per l’investimento effettuato. E’ un nodo fondamentale di questa congiuntura economica. Se crolla la fiducia nella possibilita’ di rendersi autonomi dalle famiglie (da cui una volta si usciva a 18 anni per non tornarci piu’), allora si che l’America sara’ sempre piu’ simile all’Italia.

Viaggio in Italia

23 mag

Sono in Italia per un paio di settimane, a Roma. Quindi appunti sparsi, con fotografia esageratamente fuori luogo.
La stagione televisiva sta arrivando alla fine. In realta’ in America non si ferma. L’estate viene usata per testare nuovi programmi ed alcuni, da anni, vivono solo nei tre mesi estivi. Una stagione in cui anche il cinema non si ferma, anzi spara i suoi campioni d’incasso, come a Natale. Gli americani arrivano a due settimane di ferie all’anno, dopo avere immagazzinato parecchia anzianita’. Agli inizi e’ solo una settimana e le citta’ non vanno in vacanza, come pure la tivu. I networks hanno ordinato quest’anno 44 nuovi numeri zero e solo il 30% arrivera’ sugli schermi. In Italia, tranne rarissimi casi, non si fanno piu’ numeri zero, non si usano sistemi di selezione normali in altri paesi, non solo in America. Qua invece, nel paese dei genietti, pronti e via.
In America questa e’ stata la stagione dei grandi, lunghi addii. Uno per ogni quarto di giornata. Al mattino non ci sara’ piu’ da settembre REGIS PHILBIN (80 anni) che e’ l’uomo che ha totalizzato piu’ ore di diretta di tutti, pare, nella storia della tv americana. Nel daytime lascia OPRAH, dopo 25 stagioni, che va a fare il suo canale. La sera ha lasciato LARRY KING, gia’ lo scorso dicembre. Ma l’abbandono di cui piu’ si parla e’ quello di KATIE COURIC, che lascia il telegiornale della CBS della sera (18.30, in America), la prima donna a condurre uno dei tre grandi notiziari. Ora che due donne su tre tg conducevano finalmente (con modalita’ alla Mentana), gli stessi telegiornali attraversano una crisi senza precedenti di ascolti, solo recentemente mitigata da terremoti, tornado, blitz, rivoluzioni, catastrofi e rivolgimenti che hanno illuminato a tratti l’informazione piu’ istituzionale, all’ora canonica. 21.6 milioni di americani in media guardano i tg delle 6.30 della sera. Erano 28.9 milioni nel 1980, quando gli Stati Uniti avevano 80 milioni di abitanti in meno.
Una lentissima morte per una televisione sempre piu’ vecchia. L’eta’ media di chi guarda i tg e’ 62 anni. Il 60% dei giovani tra i 18 e i 29 anni prendono le news da Internet, nelle sue diverse articolazioni. Ma chi ha i soldi in tasca sono quelli che i networks chiamano gli “ALPHA BOOMERS”, coloro che hanno raggiunto i 65 anni. L’ascolto medio complessivo della televisione e’ sopra i 50 anni. Il programma “giovane” piu’ di successo, AMERICAN IDOL, ha quest’anno elevato il suo ascolto medio a 47.2 anni, alla sua decima stagione (era 32.1 quando comincio’ dieci stagioni fa).
Ma questi dati non chiudono, aprono la discussione sugli old media, in generale. Chi e’ il vampiro? Chi succhia il sangue delle notizie da chi? Senza gli inviati dei vecchi media, i nuovi (che stanno a casetta loro) cosa bloggherebbero? Avoglia a twitter e facebook. Un mondo senza New York Times, New Yorker, Harper’s, New York magazine ecc sarebbe piu’ bruttarello e piu’ difficile da raccontare. E anche senza Brian Williams del tg della NBC, a cui l’anno prossimo sara’ affidato un nuovo newsmagazine settimanale con molte finestre estere. Perche’ gli esteri tirano parecchio, calamita’ a parte. Gli esteri sono il nuovo cortile domestico. Perche’ il mondo, infilato nella lavatrice dei new media, si e’ ristretto e cosi’ adesso il ciclo del lavaggio e’ completo. Rimane la domanda fondamentale: chi paga per il detersivo?

ps quello che stupisce tornando in Italia non sono le tante signorine che, irragionevolmente senza motivo, sgambettano in qualsiasi programma ma i volti mattonati di conduttori, ospiti, ecc Va bene che siamo un paese circondato dal mare…
Quasi, quasi rimpiango lo Speaker del Congresso americano, quello che i media (old e new) sfottono sempre per la perenne abbronzatura ma che, al confronto, e’ un viso pallido.

FUKUSHIMA MON AMOUR

20 mag

Queste belle fotografie sono di MICHAEL WOLF.

La rapper repubblicana. Meravigliosa

19 mag

E’ capitato ancora e stamattina rimbalza sui programmi del mattino in America una singolare citazione.
La leader della minoranza repubblicana del Senato dello stato dell’Illinois, CHRISTINE RADOGNO, ha citato il rapper RAEKWON del WU TANG CLAN.
Il rapper era passato da Springfield, Illinois, e le sue parole hanno illumunato la senatrice che ha recitato in aula alcuni versi di una canzone che dice che i dollari governano e vanno tirati fuori se si vogliono buone scuole che funzionino.
Pochi giorni fa Obama aveva invitato un altro rapper ad una lettura di liriche alla Casa Bianca. L’opposizione si era scatenata.
Il debito dello stato e’ di 15 miliardi di dollari. La questione del debito americano e’ centrale nelle prossime elezioni. Poesie prosaiche ci attendono.

OPRAH’S TOWN

18 mag

http://www.youtube.com/watch?v=ITIAANdVt1A&feature=player_embedded

OPRAH ha registrato ieri l’ultima puntata del suo show che andra’ in onda settimana prossima.
La regina della televisione lascia il daytime dopo 25 anni e si concentra sul suo (OWN) canale televisivo, Chicago in fila per salutare Oprah. All’interno del teatro i due Tom, TOM HANKS e TOM CRUISE e MARIA SHRIVER, la moglie di SCHWARZENEGGER.
Storia della televisione. La regina volta pagina. Ci torniamo sopra presto.

Una storia americana

18 mag

Il sesso, l’altro sesso, il secondo sesso, gli Stati Uniti sono un paese che implode quando si tratta di dettare regole su comportamenti, stili di vita, non dico violenze che e’ tutt’altra storia. Non parlo dunque di STRAUSS-KHAN che e’ la grande storia di questi giorni, degli infiniti scandali (soprattutto repubblicani) della politica e nemmeno del primo posto nel mondo che il paese ha (tra le “developed countries”) nella teen pregnancy, nelle nascite da ragazze tra i 14 e i 19 anni. Da tempo vorrei parlarne diffusamente. Credo sarebbe una grande serie televisiva. Il sesso nel mondo nuovo.
Oggi, invece, si tratta di una microstoria, nemmeno tanto micro, per capire questo paese. E’ la storia di un PROM. Il ballo di fine anno nelle scuole secondarie superiori che abbiamo visto in tanti film. Quello a cui i ragazzi partecipano prima di andare al college. In cui generalmente si invita una compagna di scuola e ci si veste formali, con il primo abito importante della vita. Non e’ roba da HAPPY DAYS, e’ storia ma anche attualita’ del costume di questo paese.
Un prom di una scuola del Connecticut e’ approdato la settimana scorsa in tutte le televisioni e il New York Times ha scritto nella prima riga di un suo pezzo “Dimenticate William e Kate”. E’ la storia del giovane JAMES TATE che e’ andato all’una di notte, con alcuni amici, ad appendere una scritta (fatta di cartoni con lettere) nella sua scuola: “SONALI RODRIGUES verresti al prom con me? Tate”. James Tate e’ stato sospeso dalla scuola per un giorno. Sonali aveva intanto accettato l’invito. Ma la regola della scuola e’ che chiunque venga sospeso per qualsiasi ragione dopo il 1 aprile non possa partecipare al prom. Una regola che la preside ha dichiarato sarebbe stata osservata, senza eccezioni. Ma nel mondo di Facebook e Twitter e’ esplosa la rivolta che ha attirato media e politici locali.

Tutti per James e Sonali liberi di andare al prom. Gli studenti della scuola hanno organizzato un sit-in di protesta. E cosi’ alla fine la preside Beth Smith ha consentito a James di andare al prom con Sonali. Il rito di passaggio e’ salvo, la bella coppia ballera’ il 4 giugno nella scuola, la Shelton High School e ci saranno sicuramente televisioni e stampa.
La storia e’ bella perche’ dice tante cose che non c’e’ bisogno di spiegare. Basta che lasciamo in pace James e Sonali, da domani.

Quando succedera’ mai con il calcio ?

17 mag

Ieri ho visto la prima partita dei playoffs di basket della NBA, Chicago-Miami.
A meta’ partita e’ andato in onda questo spot antiomofobico. Poco tempo fa Kobe Bryant dei Lakers si era lasciato scappare un’imprecazione antigay contro l’arbitro e la cosa aveva suscitato grande scalpore. Bryant era stato raggiunto da una multa di 100mila dollari . Erano seguite scuse di Bryant.
Adesso lo spot. Non sempre ma ogni tanto, in casi come questo, fa piacere vivere in un paese come l’America.

http://www.youtube.com/watch?v=z-kwMPVqad4

Stand up comedians

17 mag

Allora TRUMP ha annunciato che non corre piu’ per la Casa Bianca. Tornato a casa, per essere sicuro (con The Donald non si sa mai) mi sono sintonizzato su Fox dove ho appreso che anche MIKE HUCKABEE ha infine deciso di non correre.
Quelli di FOX NEWS hanno detto di aspettare con ansia l’annuncio di partecipazione alla sfida a Obama di MITCH DANIELS, governatore dell’Indiana, che avrebbe l’appoggio del governatore del New Jersey, CHRIS CHRISTIE e di JEB BUSH.
A questo punto sono andato a dormire. Comunque forse e’ finito l’intervallo comico e comincia la corsa vera (ci sono sempre RON PAUL e MICHELLE BACHMANN).
Io mi aspetto grandi soddisfazioni da NEWT GINGRICH (meno da ROMNEY, HUNSTMAN, PAWLENTI ). Dai ragazzi che comunque ci siamo. Tra poco arrivano stickers, magliette, cappellini, spillette. Peccato per quello TRUMP 2012. Mi manchera’.

Giu’ dalle parti del Mississippi, “il padre delle acque”

16 mag

“Non so molto sugli dei; ma credo che il fiume sia un forte dio scuro – arcigno, indomito e intrattabile”
T. S. Eliot

A CENA DAVANTI ALLA TV

15 mag

Super 8, il filmetto da 45 milioni

15 mag

Il nuovo film di J.J. ABRAMS (LOST) esce l’8 giugno in America. Il titolo e’ Super 8. Si e’ evidentemente deciso di giocare sulla magia del numero. L’otto, numero magico.
Un gruppo di ragazzi decide di girare un piccolo film in super 8. Siamo nel 1979 ed accade un incidente. Pare sia zeppo di citazioni a Spielberg. Che e’ l’executive producer. Autocitazioni.

MAD MAN

13 mag

BENVENUTI IN AMERICA

13 mag

Questo disegno e’ di Harper’s, il piu bel mensile americano. Come succede alle fotografie, belle, avrebbe la forza di dire tutto, senza bisogno di aggiungere parole. Solo poche righe. L’emigrazione “clandestina” e’ un tema centrale delle elezioni italiane amministrative e lo sara’ anche di quelle americane del 2012. I risultati del recente censimento americano hanno confermato il trend inarrestabile della ispanizzazione degli Stati Uniti. John Mc Cain raccolse il 29% del voto latino nel 2008, che si consegno’ ad Obama in modo dunque quasi plebiscitario.
Obama sa bene che la fiducia accordatagli dagli ispanici non e’ stata ripagata. Per questo in settimana, celebrato il trionfo post Osama, ha tenuto un importante discorso sul tema ad El Paso, in Texas. Gli “undocumented workers”, i lavoratori senza documenti, sono secondo stime condivise undici milioni. Undici milioni di voti potenziali, imparentati con tanti che il passaporto americano ce l’hanno e i tanti nuovi nati che lo avranno (il 27% di bambini latinos in piu’ contro il 7,5% di declino delle altre nascite).
Andando in giro in questi giorni a fare interviste sul “popolo delle due torri”, i cinquantamila che ci lavoravano nelle torri gemelle fino all’undici settembre 2001, si scopre che ce n’erano tantissimi di undocumented. E parlando con associazioni ed esperti tutti ti confermano che New York e’ una citta’ santuario per gli undocumented, che qua vivono e lavorano tranquilli (se, ovviamente, non commettono reati). Non avviene lo stesso nel resto dell’America. L’anno scorso i deportati sono stati 400mila. Un quarto delle start ups della Silicon Valley sono state fondate tra il 1980 e il 1998 da genietti nati fuori dagli Stati Uniti. Per questi cosiddetti superimmigrants si chiedono spesso vie preferianzali rispetto ai raccoglitori di pomodori della California e ai lavapiatti di Manhattan (e di quelli che lavoravano al Windows of the World, il ristorante che era in cima alla North Tower del World Trade Center).
Obama cita spesso il caso del cofondatore di Google per dire di un superimmigrante che ha combinato grandi cose. A me sta simpatico Pedro che conosco e mi ha portato la pizza a casa ieri. La legge sull’immigrazione e’ l’altra fondamentale promessa, con quella sulla salute, del 2008. Per ora Obama ha rafforzato il controllo ai confini con il Messico, anche per provare ad allargare il consenso nel Congresso alla possibile riforma. Se rimane solo la mano dura dalle parti di El Paso questa sara’ una sconfitta difficile da far digerire a Pedro e ai suoi parenti che votano l’anno prossimo.

CHI HA UCCISO OSAMA BIN LADEN ?

11 mag

Ci voleva Jon Stewart (come sempre), il comico che conduce il telegiornale piu’ serio, a rimettere le news (e la storia) nell’ordine dettato dai fatti, non dalle parole di questi giorni.
Forse in Italia non ve ne siete tanto accorti ma qua, in America, c’e’ stata un’alluvione di interviste, dichiarazioni di membri della passata amministrazione Bush che hanno rivendicato a se stessi il merito della scomparsa di bin Laden.
Si certo alcuni di loro hanno libri fuori in questi tempi da vendere, altri appassionati alla tortura hanno celebrato la loro vittoria , altri ancora hanno trovato l’occasione per ricandidarsi a qualsasi cosa nella prossima campagna elettorale.
Il dibattito tra continuita’ e discontinuita’ nell’intelligence e nella politica estera tra Bush e Obama e’ roba seria ma su cui nessuno detiene il monopolio della verita’ perche’ troppe cose non si sanno.
Nel frattempo una qualche misura non sarebbe guastata. Ma per fortuna che Jon Stewart c’e’. A ricordare a tutti che bin Laden stava da cinque anni in quella casetta laggiu’, in Pakistan.

MADE IN CHINA

10 mag

A New York, tra il Plaza e il cubo Apple, di fronte ad uno degli ingressi di Central Park, vicino alla fontana Pulitzer, sono piantate dalla scorsa settimana dodici teste di animali.
Sono i dodici simboli dello zodiaco, opera in bronzo del piu’ celebre artista cinese AI WEIWEI, che ha vissuto una decina d’anni a New York. Ai Weiwei e’ in carcere in Cina dallo scorso 3 aprile con accuse imprecisate. Ai Weiwei provoca, come fanno gli artisti. Provoca discussioni, idee. Le teste a New York provocano l’idea che un artista in galera per le sue idee e’ un’oscenita’.
Di passaggio ho preso queste fotografie.

“Geronimo killed”

9 mag

Obama ha raccontato nella strapubblicizzata intervista a 60 MINUTES come e’ andata con Osama bin Laden. Molto ormai si sapeva ma ha fatto impressione risentire la genesi dell’operazione.
Riassumendo, il compound era stato individuato nell’agosto dell’anno scorso. Viveva probabilmente in quel luogo da cinque anni e non e’ chiaro se sia mai uscito da li. Le probabilita’ di trovarlo erano 55 contro 45 per cento e nella Situation room si e’ capito che qualcuno aveva dubbi (almeno io ho capito cosi perche’ le risposte erano volutamente ed ovviamente vaghe). Non era certo cosa avrebbero trovato i Navy Seals all’interno (resistenza, esplosivi). “Non lo avevo detto nemmeno alla mia famiglia e quindi nemmeno al Pakistan, gente che non conosco”, ha detto Obama del blitz. Un elicottero non scese secondo i piani ma c’era un “backup plan”.

Elogi continui all’Intelligence ed ai “guys”, i Navy Seals. Poi arrivo’ la notizia definitiva, “GERONIMO IS KILLED”. Alla fine, una sfida a chi pensa che le cose si dovessero fare in un’altro modo e le foto dovessero essere mostrate. “Noi non andiamo in giro a mostrare come un trofeo un uomo sparato in faccia” e “Giustizia e’ fatta” (ripetuto due volte).
Rimane quel dettaglio (non da poco) di quel genio che ha chiamato Osama col nome del capo indiano Geronimo. Forti con i corpi speciali, bocciati in storia.

Ecco il primo dibattito tra i repubblicani per il 2012. E CI SONO TRUMP E SARAH PALIN!!!

8 mag

Nel primo dibattito dei candidati repubblicani per la Casa Bianca compaiono, a sorpresa, DONALD TRUMP e SARAH PALIN.
Ieri, sabato, su SATURDAY NIGHT LIVE una grande TINA FEY (incinta del secondo figlio ) e’ tornata ad impersonare Sarah Palin.
Roba seria, un dibattito ormai (dopo Osama) piu’ avvincente di quello vero.

E il settimo giorno si riposo’ (forse)

8 mag

Questi sono stati giorni intensi per il presidente Obama. Dalla visita negli stati del sud devastati dai tornado all’uccisione di Osama Bin Laden. In mezzo Obama ci aveva infilato la tradizionale cena annuale con i corrispondenti dalla Casa Bianca in cui i presidenti tengono un discorso divertente e spesso autoironico. Quella che qua rivediamo e’ dunque una serata scavata in mezzo a due straordinarie emergenze.
Obama conserva la sua coolness mentre chissa’ dove e’ la sua testa. Pare un comico professionista. All’altezza dei grandi JIMMY FALLON e WILL FERRELL, che ci hanno poi dato le dichiarazioni di TRUMP e BUSH sulla morte di Osama Bin Laden.
E’ domenica, ridiamoci sopra.

Ecco perche’ la foto non esce (finora)

7 mag

Sono tornato a casa dopo due interviste ad altre due grandi signore, vedove di “September 11″ (e dopo una sempre piacevole conversazione con Vittorio Zucconi in mattinata). Lunedi comincio a guardare i materiali, le centinaia di ore di girato.
Solo io posso rovinare con il montaggio quello che ho raccolto. Vedremo. Intanto nel viaggio di ritorno da Long Island mi batteva in testa quello che mi aveva raccontato Jane, tra lacrime e sorrisi. Jane era una dei cinquanta parenti di vittime che OBAMA ha incontrato in una saletta vietata a fotografi e giornalisti, a GROUND ZERO. Obama ha salutato uno per uno e scambiato poche parole “ma senza fretta” con tutti, mi ha detto Jane. Sapeva di dover dire qualcosa al presidente e per questo sul treno che la portava a New York aveva chiesto per telefono alla figlia Celeste, in college, che cosa dovesse dirgli. “Non lo so mamma”.
Prima di arrivare a Penn Station, a New York, Jane riceve un SMS da Celeste, che non ha piu’ visto suo padre da quel giorno quando le torri caddero e lei aveva dieci anni. “Mamma, di al presidente che non deve rendere pubbliche le foto di OSAMA BIN LADEN”.
Quando Obama ha abbracciato Jane a Ground Zero lei gli ha detto quello che sua figlia le aveva suggerito, spiegando al presidente che era un desiderio di sua figlia. E mentre Jane piangeva, ho bloccato l’intervista perche’ non riuscivo ad andare avanti.

Le uniche foto che contano

5 mag

Oggi OBAMA e’ a GROUND ZERO. Incontrera’ famiglie di vittime di September 11. Io non faccio altro da tre mesi.
Dopo la morte di OSAMA BIN LANDEN ho fatto visita a due “vedove dell’11 settembre” che sono nella foto di questo post.
Le (giovani) vedove sono ormai una categoria dello spirito americano. So che oggi Obama incontra Monica ma non Kathy che non va mai a questi “eventi”.
Kathy mi ha detto che lei la foto di Osama morto non vuole vederla. Che se non siamo noi a rompere il ciclo della violenza la guerra sara’ infinita. E che le vedove, le famiglie dell’11 settembre non sono un corpo unico.
Obama nell’intervista a 60 MINUTES che andra’ in onda domenica dichiara che non ci sara’ rilascio di foto di Osama morto. Rassegnatevi.
Godiamoci la fotografia di queste mamme, vedove di September 11. E’ l’America e il futuro.

WATERBOARDING

4 mag

Nei TG del mattino ci si chiede quando si vedranno foto e video di Osama morto.
Ma soprattutto si chiede a JOHN BRENNAN, capo dei consiglieri sul controterrorismo per Obama e a CONDOLEEZZA RICE se bisogna dire grazie al WATERBOARDING, autorizzato da CHENEY e BUSH (in almeno tre casi disse lo stesso Bush).
Nessuno risponde ovviamente ma per la NBC e’ chiaro che e’ grazie a queste “tecniche di interrogatori” che si e’ aperta la pista che ha portato ad ABBOTTABAD. Bella (brutta) storia, riflettiamoci.

Sweet home Alabama

3 mag

Completamente dimenticati gli sfollati , i morti, le devastazioni in Alabama, uno dei dieci stati piu’ poveri degli Stati Uniti.

TRASLOCHI

3 mag

AM NEW YORK e’ uno di quei giornali gratuiti, il piu’ antico, che vengono distribuiti agli ingressi della metropolitana a New York. Di solito non raccolgo mai ma ieri mattina mi ha colpito il titolo e ho detto “Thanks”.
Poi ho controllato la notizia altrove ed ho visto che era vera. Il sindaco di New York ha trovato la soluzione per gli undocumented workers, i lavoratori senza documenti (tra gli undici e i diciotto milioni secondo stime diverse). Li farebbe entrare negli Stati Uniti o rimanere a patto che si impegnino a risiedere a Detroit per cinque o dieci anni (durata da stabilire). Ho pensato fosse una bufala, uno scherzo. No, la soluzione BLOOMBERG, dice lui, risolverebbe due problemi in uno. Quello degli “illegali” e quello della fuga da Detroit, la citta’ che ha perso il 25% dei suoi abitanti nell’ultimo decennio. Sarebbero cosi’ riempite le “case da un dollaro”. Il sindaco di New York aveva fatto questa affermazione a MEET THE PRESS (NBC) che domenica scorsa non ho visto. Era il primo maggio, una festa che in America celebrano semiclandestinamente solo le unions.
Bloomberg ha voluto festeggiarlo cosi’, con questa idea geniale. A quando tutti gli asiatici ad Harlem e gli afroamericani a Chinatown?