Archive | giugno, 2011

GIVE ‘EM HELL, BARRY!

30 giu

Della conferenza stampa di Obama su tasse e debito pubblico leggete ovunque oggi. Populista, retorico, finalmente al pezzo, dite quello che vi pare. Quello che mi interessa e’ che ha parlato come dettano i sondaggi.
Solo uno, su dodici americani ha detto, subito dopo le parole del presidente, CHRIS MATTHEWS di MSNBC da la colpa a Obama per la crisi.
“All the others blame Bush and Wall Street”. Gli americani darebbero la colpa a Bush e a Wall Street. Ma quello che interessa di piu’ e’ il tono usato che ha ricordato quel GIVE ‘EM HELL, HARRY (dagli l’inferno-ai repubblicani-Harry), gridato da un sostenitore a HARRY TRUMAN nel 1948. Truman era al 37% nei sondaggi e fece di quel grido uno slogan vincente.

Oggi in televisione Harry e’ diventato BARRY, il nomignolo di Obama ragazzo. E’ sparito l’Obama moderato per una sera. Ed e’ arrivato l’Obama in campagna elettorale 2012. Come preview niente male. Chi aveva detto che le prossime elezioni saranno scontate e noiose puo’ andare all’inferno. Si dice tanto per dire.

E allora ti faccio causa

29 giu

In America, e’ noto, cause legali possono partire con motivazioni (e compensazioni in denaro) assolutamente fuori dalla giurisprudenza italiana.
Molto spesso il politicamente corretto e’ all’origine delle azioni legali, individuali e collettive. E spessissimo negligenze ed errori professionali nel campo medico sono oggetto delle querele.
Un caso clamoroso fece scalpore diciannove anni fa ad Albuquerque, New Mexico. Il documentario andato in onda su HBO, che ho visto, racconta questa storia, diventata celebre come quella del caffe’ caldo (HOT COFFEE, il titolo del doc.)
E’ la storia di un caffe’ bollente da 49 cents sputato da una cliente di McDONALD’S e che le procuro’ gravi ustioni. STELLA LIEBECK si chiamava la vittima, morta poi nel 2004. Stella chiese il risarcimento delle spese mediche ma la giuria di un tribunale dispose che le fosse erogata la somma di 2 milioni e 86mila dollari. Stella stava bevendo il caffe’ in macchina e questo fu argomento della difesa.
Hot Coffee non si perde nei fronzoli  e belletti ormai comuni a tutti i documentari. Spesso ultrafighi, girati come film, meno brillanti nella narrazione.
E la narrazione mette sotto accusa le corporations che sono riuscite ad imporre un tetto massimo per le compensazioni. Come in Nebraska dove il massimo e’ 1. 75 milioni e dove una giuria aveva decretato che ai genitori di un bambino nato con malformazioni al cervello (per mancanza di ossigeno nel corso del parto) dovesse essere elargita la somma di 5.65 milioni.
La televisione americana e’ piena di commercials di studi legali che promettono straordinari risarcimenti a chi e’ vittima di incidenti stradali e medical malpractice. Facili ironie su cause assurde sono dispensate quasi ogni giorno dai comici dei talk shows della notte. Rimane comunque la coscienza diffusa che la difesa del cittadino-consumatore sia un diritto intoccabile.
Esempio. Penso alla monnezza di Napoli. La citta’, la regione, lo stato avrebbero da tempo dichiarato bancarotta in America, sommersi dalle cause.
L’autrice del documentario e’ un avvocato che lavora nel campo. A vedere il suo lavoro su HBO, ho capito che deve essere brava a fare il suo mestiere. Anzi i suoi due mestieri. Legge e film.

Siamo tutti una grande famiglia

28 giu

In queste giornate di (gioiosa) riflessione sull’istituto familiare resuscito una scoperta (scientifica!) che vanifica divisioni e conflitti.
Siamo tutti una grande famiglia. O almeno i presidenti americani lo sono. Dopo un’estate di lavoro con suo nonno, BRIDGEANNE D’AVIGNON, dodicenne bambina californiana, svelo’ al mondo intero, nell’ottobre dello scorso anno, l’esito della sua ricerca.
Tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America sono piu’ o meno lontani cugini del re d’Inghilterra JOHN LACKLAND, salito sul trono nel 1199. Tutti meno uno, quel MARTIN VAN BUREN, ottavo presidente che, essendo di origine olandese, come testimoniato dal suo cognome, sarebbe stato arduo ricondurre all’albero genealogico piantato nella madre patria inglese.
Sono le meraviglie della autentica mania che ha contagiato gli americani, alla ricerca di radici. Programmi televisivi che hanno portato i ricchi e famosi in giro per il mondo sono di grande successo. I siti che vi promettono di rintracciare parenti vicini e lontani si moltiplicano. Come se non bastasse FACEBOOK.
La scoperta piu’ emozionante della visita ad ELLIS ISLAND rimane per tutti quella di digitare il proprio cognome nell’archivio dati della library e veder spuntare fuori omonimi, forse parenti. Quella e’ un’emozione vera.
Quando BridgeAnne ci ha detto essere lei stessa cugina di diciottesimo grado di Obama ho cominciato a dubitare della sua scoperta perche’ avevo appena letto THE OBAMAS, il racconto appassionante delle origini africane profonde di Obama padre. E mi sono confuso. Certo mancava un pezzo importante, la mamma STANLEY ANN DUNHAM, che sara’ quindi ovviamente discendente del re inglese.
Per quello che mi riguarda non vorrei un giorno scoprire di essere lontano cugino della Casa Savoia.

JOHN WAYNE e MICHELE, Iowa on my mind

28 giu


Allora la campagna per la Casa Bianca di MICHELE BACHMANN e’ decollata ufficialmente da Waterloo, Iowa, suo paese natale.
Potrebbe farcela nel campo repubblicano, pieno di figurine sbiadite e perbene. Se non inanella troppe gaffes.
Nel suo discorso di lancio ha detto che JOHN WAYNE venne pure lui da Waterloo. Invece Wayne era nato a Winterset, Iowa, tre ore da Waterloo.
Il John Wayne che visse a Waterloo e’ un famoso serial killer. Violento’ e uccise trentatre’ uomini e giovani ragazzi. Non esattamente il John Wayne migliore a cui paragonarsi. E subito tutte le televisioni l’hanno beccata.
Stiamo a guardare il capello. Michele va forte in Iowa e uccidera’ tutti i rivali.

American Girl

28 giu

TOM PETTY avrebbe chiesto alla organizzazione della campagna di MICHELE BACHMANN di non usare la sua American Girl.
Boh ma le canzoni non sono di tutti?
Suggerisco alla Bachmann di provare con Just like a woman. Dylan, di solito, non si fa di questi problemi.

2016, AN AMERICAN FAMILY

27 giu

Tema: la famiglia
Sfidanti : ANDREW CUOMO e MARCO RUBIO.
I due concorrenti per entrare nella Casa Bianca nel 2016 potrebbero gia’ avere cominciato a correre. Mai un figlio di Italoamericani e uno di esuli cubani presidenti.
Uno Cuomo, cattolico divorziato, tre figlie, fresco eroe, sostenitore del matrimonio gay. L’altro Rubio, cattolico con frequentazione di megachiesa protestante, quattro figli, fresco senatore e volto nuovo dell’emergente America ispanica. Uno Cuomo, alla sua seconda famiglia e per la famiglia diversamente possibile. L’altro Rubio, per la famiglia unica e indissolubile.
Poi, naturalmente, sara’ l’economia a mettere tutto a soqquadro ma sul megaschermo il trailer del film per il 2016 e’ in lavorazione. Ci possiamo accomodare sul divano. E una donna presidente se non ora quando? C’e’ MICHELE BACHMANN, la mamma di cinque e affidataria di 23 figli.
Famiglie numerose per la Casa Bianca. Le stanze ci sono.

PROUD CUOMO SEXUALS

26 giu

Camminavo e ho incrociato un corteo festante. Esplosione di gioia nella tradizionale manifestazione lesbica che precede, di sabato, quella piu’ grande della domenica, la GAY PARADE.
Fiorire di cartelli ironici, divertenti e anche commoventi. Quello di una madre recitava cosi’ “Grazie New York per concedere a me e a mia figlia lesbica gli stessi diritti civili di base che ha mio figlio eterosessuale”.
Grandi abbracci, baci, annunci di matrimoni tra la folla (fatta di turisti) del sabato sulla Fifth Avenue. Immancabile, ai lati, ignorato, un cartello brandito con foga, che ammoniva “Gesu’ perdona il peccato”. Ma non era giornata.







La storia siamo noi, voi, loro, tutti

25 giu

Allora e’ fatta. Tra un mese, trenta giorni dal voto di ieri del Senato dello stato di New York, ci si potra’ unire in matrimonio qua a Manhattan senza piu’ discriminazione sessuale. Quattro repubblicani si sono uniti ai democratici, l’arcivescovo Dolan ha tuonato contro, Lady Gaga e’ scoppiata a piangere.

E’ fatta la storia a New York e raramente il NEW YORK TIMES titola cosi’ a piena pagina. New York si prepara a festeggiare con la Gay Parade di domenica piu’ gay, piu’ felice di sempre. E’ una conquista del movimento dei diritti civili.
Rimane la domanda che si faceva TIME magazine qualche tempo fa, “Who needs marriage?”, chi ha bisogno del matrimonio? E la risposta forse puo’ essere questa. Cominciamo a discuterne solo dopo che la legge e’ diventata uguale per tutti.

Mrs Columbo e suo marito

25 giu

Quello che ricordiamo e’ il suo occhio di vetro, l’impermeabile, il cane, la vecchia Peugeot in giro per Los Angeles e la moglie che non c’era.
Di Mrs. Columbo, la moglie, sapevamo che amava Chopin, che faceva volontariato in ospedali ma soprattutto che era la coscienza, la saggezza, la voce interiore del tenente.
Cercarono anche di fare una serie (NBC) basata su di lei ma poi furono costretti a cambiare il titolo perche’ i fans di Columbo insorsero indignati. La serie naufrago’ perche’ nessuno voleva vedere in faccia la signora Columbo, il geniale fictional character senza volto.

Cosi’ e’ scomparso, PETER FALK, il tenente COLOMBO (COLUMBO per gli americani e il resto del mondo, che non hanno mai capito il perche’ del cambio di vocale).
83 anni, malato di Alzheimer, ebreo di New York, Falk si e’ portato via un pezzo di televisione importante. La detective story costruita sul Father Brown di Chesterton, che ha poi dato luogo ad un sequel di investigatori variamente macchiettizzati.
Una serie scritta benissimo (il primo episodio fu del mago BROCHCO e diretta dal giovane SPIELBERG) studiando Marlowe e Sherlock Holmes. Lavoro’ con i miei due registi preferiti di sempre, Frank Capra e John Cassavetes (ok, ci sono anche John Ford e Truffaut). Televisione non antica, semplicemente fatta bene.

Essere AMERICANO (o ITALIANO, se vi pare)

24 giu

Questa storia e’ come un film. Una cosa che si dice spesso quando il racconto sembra unico, appassionante, commovente. E invece e’ molto comune, in America.
Potrebbe essere quella del vostro vicino di scrivania, quella di quel signore con cui avete incrociato lo sguardo ieri in metropolitana, la signora del supermercato, la professoressa di scuola media di vostro figlio.
La ha raccontata JOSE ANTONIO VARGAS, 30 anni, giornalista in carriera, premio Pulitzer. Sul New York Times Magazine, dopo essere stata rifiutata dal giornale per cui aveva lavorato, The Washington Post.
Scrive Vargas (e sinteticamente dice nel video You Tube) del suo arrivo nella Silicon Valley a casa dei nonni filippini all’eta’ di 12 anni. Da allora non ha piu’ visto sua madre che lo mise su un aereo in partenza da Manila.
Vargas frequenta le scuole, impara l’inglese seguendo sitcom alla televisione, scrive sul giornalino interno e si integra perfettamente. All’eta’ di 16 anni va alla Motorizzazione per prendere la patente ma gli viene detto che la sua Carta Verde (il permesso di soggiorno e lavoro) e’ falsa. E di sparire.
I suoi nonni, come milioni di altri “undocumented workers”, campavano da anni con documenti falsificati.
Vargas vive da allora l’incubo della deportazione ma non segue il consiglio dei nonni di cercare di farsi notare il meno possibile, di cercare uno di quei lavori in cui si nascondono gli “illegali” come lui. Vargas decide invece di seguire il suo sogno. Si laurea e scrive. Entra giovanissimo nella prestigiosa redazione del Washington Post e poi dell’Huffington Post. Collabora con il New Yorker, segue la campagna elettorale del 2008, entra ed esce dalla Casa Bianca dove e’ accreditato. Tutto sempre con quel documento falso, poi “legalizzato” da una patente ottenuta in altri stati. Sempre con nessuna possibilita’ di potere ottenere un passaporto.
Poi, la decisione del coming out (che segui’ quello di essere gay fatta a scuola e che si rivelo’ essere scioccante per i nonni filippini).
Jose Antonio Vargas, premio Pulitzer, americano da 18 anni, e’ oggi deportabile. Come e’ successo a piu’ di 800mila “illegali” nei due anni di presidenza Obama.
Slate approva il rifiuto del Washington Post di pubblicazione della storia di Vargas. Deontologicamente riprovevole perche’ ha mentito ai suoi datori di lavoro. Evviva i duri e puri che danno lezioni di giornalismo. Evidentemente al New York Times non la pensano allo stesso modo e si beccano una ironica nota dai signori di Washington Post. Rimane la sostanza della storia che ci interessa di piu’.
Vargas ha fondato una organizzazione per parlare di riforma della legge sull’immigrazione. Credo sia bene per Obama che partecipi a questa conversazione con piu’ impegno.

“Change we can believe in”

23 giu

Cambio di programmazione ieri sera sul canale 554 di Time Warner a New York, Rai International (9 dollari e 95 al mese piu’ tasse di abbonamento extra.)
Al posto dell’annunciato IL CAIMANO di Nanni Moretti e’ andato in onda IL CUORE ALTROVE di Pupi Avati.

La piu’ lunga guerra della storia americana (continua)

23 giu

Obama ha parlato alla nazione. Tema il ritiro della truppe dall’Afghanistan, la guerra piu’ lunga degli Stati Uniti, piu’ del Vietnam in cui morirono oltre 50mila americani.
Tutti a casa nel 2014. Discorso elettorale quello di Obama per respingere il “surge” dei candidati repubblicani pacifisti. Rimane solo il vecchio McCain a tuonare guerra.
E rimane poi il problema di Guantanamo, volentieri dimenticato da tutti.
Osama fatto fuori non basta per stampa e opinione pubblica. L’enfasi sulle promesse mantenute prova a nascondere quelle disattese.

“More reporters than supporters” per il mago

23 giu

JON HUNTSMAN ha fatto il giro delle televisioni, dopo l’annuncio della sua candidatura. L’ottima Andrea Mitchell della NBC, ha presentato Huntsman, dicendo che potrebbe essere seguito piu’ dai giornalisti che dagli elettori.
A domanda sui blu collar workers, classe operaia, dislocata in grandi numeri dalla stessa corporation degli Huntsman (packaging per hamburgers) in Cina e in giro per il mondo e’ calato l’imbarazzo. Il perfettino Huntsman ha risposto che e’ la globalizzazione, stupid. Ma questo sara’ difficile da raccontare nel Midwest, a Cleveland, Detroit.

A domanda su OBAMA ha ritrattato una sua dichiarazione. Obama lo aveva nominato ambasciatore in Cina e Huntsman dichiaro’ che il presidente era un “remarkable leader”, un leader notevole, importante. Per avere nominato lui probabilmente perche’ oggi, un paio di anni dopo, non lo e’ piu’ per l’ex boy scout Huntsman.

La merce che vende Jon Huntsman e’ soprattutto la conoscenza del mondo (asiatico). Gia’ da giovane era stato missionario mormone per due anni a Taipei. Si eleva in un arco di candidati, quello repubblicano, molto all’American, isolazionista. Piace dunque molto ai televisivi, ai media in generale. Piu’ da New Hampshire che da Iowa. Molto da East Coast, come accade sempre ai democratici, dentro il cui elettorato andra’ a pescare. Il rischio per lui, come per Romney, e’ di cadere sul costo di un litro di latte. Due giorni fa Romney ne ha combinata un’altra. Voleva dare un dollaro ad un bambino ma in tasca si e’ trovato solo biglietti da 100 dollari. Subito circolata in tutte le tivu, la scenetta non aiuta un candidato che dice di lottare per la classe media.

Huntsman appare piu’ intelligente e la sua campagna piu’ smart, meno ovvia. Hanno deciso di spettinarlo un poco, preparando la discesa in campo con quei teasers in moto, di cui e’ appassionato. E poi hanno fatto circolare foto di lui rocker. E cosi’ al TODAY SHOW su NBC hanno raccontato ancora una volta che aveva lasciato la scuola per suonare in una rock band, the Wizard, il mago (con foto d’epoca). Ci vorra’ una magia per battere Obama.
Vedremo cosa il mormone miliardario (bianco, bellone) sara’ capace di tirare fuori dal cilindro.

p.s. il cilindro sara’ la rete e chi la usera’ meglio vincera’ le primarie per ora e’ la BACHMANN ad averlo capito piu’ di tutti e lunedi prossimo da WATERLOO, IOWA, dove e’ nata, Michele comincera’ la sua avventura.

Ho visto SUPER 8. E vabbe’

22 giu

Sono andato ieri a vedere SUPER 8, il film blockbuster di J.J.ABRAMS (il creatore di LOST, cosi’ sara’ appellato tutta la vita e oltre).
Il produttore esecutivo e’ SPIELBERG e si e’ letto che il film stesso sarebbe una citazione a quello che Abrams ha detto essere sempre stato il suo ispiratore. Spielberg essendo un vivente, un contemporaneo, e’ un maestro che immaginiamo sia stato molto presente nella fattura del film. Perche’ sembra un ‘opera sua. Un’ operina sua, per me. Una bella cosa, divertente per mio figlio (tredici, quasi quattordici anni). Il pubblico e’ quello dei teenagers, privilegiato ormai da Hollywood e, da sempre, da Spielberg.
Siamo dalle parti della favola moderna, nostalgica e linkata al passato prossimo. Quello di Spielberg appunto.
Il film e’ atterrato nei cinema tre settimane prima del 4 luglio, la festa dell’indipendenza americana, che e’ l’omologa data estiva del Natale. In America cinema e televisione vivono d’estate una stagione bollente, nulla chiude per riposo.
E’ la storia di un gruppo di sei ragazzini che in una cittadina dell’acciaio in Ohio, nel 1979, stanno girando uno zombie-film mentre assistono alla scena di un deragliamento di un treno. L’esercito che arriva sul luogo sembra un esercito di occupazione. Il mostro e’ buono, si vedra’ poi, vi dico solo questo (ma tanto lo sapevate).
L’intera narrazione e’ stata letta in tanti modi e il piu’ abusato e’ quello di una tragedia americana, con richiami alla catastrofe delle infrastrutture del paese. Ma questa , forse, e’ l’interpretazione politica appiccicata. Quella piu’ consistente scava dentro i rapporti all’interno della famiglia. Padri distratti, assenti, madri che non ci sono piu’ o non ci stanno con la testa.
I due, Spielberg (64 anni) e Abrams (44 anni), hanno spiegato che fare filmetti in super 8 era roba da “geeks”, adolescenti lontani parenti dei moderni smanettoni sui computers. Ed il genere zombies era quello iniziatico classico. Spielperg dice che per lui fare cinema era mischiare UFO e cospirazione politica. Il cinema come scatola magica. Un cinema oggi pieno di echi post 11 settembre. La fine del mondo di dieci anni fa e quella sempre minacciata sono dentro la scatola magica, le sue caverne, le nostre paure.
Il rischio della banalizzazione, della simbologia a chilate sono rischi affrontati con sprezzo del pericolo e amore per l’effettistica speciale che cucina tutto come sempre in un pasticcio apocalittico, gia’ visto.
Alla fine, quando arrivano i titoli di coda, non andatevene. C’e’ il meglio, il filmetto della banda di teenagers, finalmente depurato di tutti i miti di Abrams (Spielberg). Bello, divertente. Che se tutto il film, Super 8, fosse stato cosi’ sarebbe piaciuto anche a me. Non solo a mio figlio.

Ma un candidato ateo mai ?

22 giu

E’ arrivato anche JON HUNTSMAN,Jr. ad infoltire il plotoncino di candidati repubblicani per il 2012. E’ il piu’ potabile, il piu’ accreditato, il piu’ ricco, il piu’ pacifista, il piu’ coccolato dai media.
Secondo i sondaggisti di Gallup il problema che ha e’ piccolo.

AIUTO!!!! La Cina ha invaso l’America

21 giu

TELESOGNO. Keith a Current TV

21 giu

Dopo cinque minuti entra MICHAEL MOORE, che sara’ collaboratore fisso di COUNTDOWN. E giu’ botte ad OBAMA per la Libia, impresa decisa senza il consenso del Congresso. Obama come Bush (che poi non e’ esattamente cosi’). Poi Moore si corregge e ci spiega che Bush era peggio. In chiusura un’altra voce della sinistra americana, MARKOS MOULITSAS, celebre blogger di DAILY KOS, che sara’ pure commentatore fisso.
E cosi’ lunedi 20 giugno, otto di sera, con repliche nella stessa serata, e’ ripartito KEITH OLBERMANN, l’ex giornalista sportivo, sulla piccola, fino a ieri invisibile CURRENT TV (nata nel 2005) , che pure e’ nei mille canali di 60 milioni di case americane. E che avevo visto, di passaggio, solo un paio di volte ed ho dovuto cercare e raggiungere sul canale 103 di Time Warner, a New York.
Keith fa lo stesso identico programma di un’ora che faceva su MSNBC, fino alla sua improvvisa uscita lo scorso gennaio. Stesso titolo, stesso tono declamatorio (alternato a vocette sfottenti), stesso ripasso della giornata cucinato in salsa Olbermann, che vuol dire corporations malefiche, repubblicani diavoli e fessi (GOP CULT li chiama, come membri di una setta), Obama deludente ma meglio di niente. Come sempre estratti dagli shows di RUSH LIMBAUGH e GLENN BECK che Keith riduce ( senza sforzo) a macchiette. Il tutto condito da citazioni (abbiamo cominciato con LINCOLN), letture e tanti video virali.

Olbermann andra’ in onda cinque giorni alla settimana. Mezzobusto in panciotto (spesso su gessati) con ospiti sempre d’accordo con lui. Una televisione per il cuore dell’elettorato democratico a sinistra di Obama, che vende un disegno di coerenza sempliciotto per un pubblico che chiede di essere confermato nelle sue convinzioni, non scosso da dubbi. I dieci milioni all’anno che Keith si e’ detto (smentiti) prende da Current non costituiscono in America materia di ironie e attacchi. I soldi che si portano a casa sono sempre frutto di una posizione raggiunta sul mercato. Nessuno ti regala niente. Ma piu’ che la trasmissione oggi importa questo trasloco da MSNBC, dove raccoglieva un milione di fedeli a sera, ad una televisione che viaggia dai 25 ai 50mila in primetime.

Se Keith riesce nell’impresa, aiutato da Twitter che usa infaticabilmente e dal network di amici bloggers, giornalisti, attori allora signori e’ partito il TELESOGNO americano. Io preferisco la sua ex protetta RACHEL MADDOW che va in onda alla stessa ora su MSNBC. Ma rimane la straordinaria scommessa della televisione di AL GORE. Se esce dal buio, se Keith da solo riesce ad illuminarla e ad innescare un effetto di trascinamento, allora anche i paragoni con il bel mondo della televisione italiana non saranno una scemenza. La caccia all’editore che non c’e’ ha elementi di somiglianza. Il quadro generale della televisione generalista, gia’ ferito dalla sempre piu’ lunga coda di nicchie d’ascolto, beccherebbe una stoccata storica.
Good night and Good luck, come dice sempre Olbermann in chiusura di trasmissione.

http://www.youtube.com/watch?v=cNrZ8XKVguA&feature=player_embedded

New York, la nuova San Francisco

21 giu

via stfuconservatives:blackenedbutterfly

Il governatore ANDREW CUOMO sta facendo quello che Obama (per ora) non ha voluto fare. Sta indirizzando la sua amministrazione, nello stato di New York, sui diritti civili. Piu’ che su misure anticrisi, difficili da sostenere in questa economia.
Cuomo, 53 anni, sta costruendo una sua candidatura alla Casa Bianca (tra quattro anni) seguendo il trend favorevole al matrimonio gay, sorprendentemente palesato di recente anche dai sondaggisti GALLUP (il 53% degli americani per il si). Nel 1996 erano solo il 27% a favore nell’intero paese. Sono gli elettori giovani che stanno velocemente terremotando la montagna dell’istituto familiare.
I referendum sull’aborto sono stati storicamente una carta decisiva giocata dai repubblicani. Ora smuovono meno coscienze. Il nuovo e’ il same sex marriage. Una scelta rischiosa ma in linea con la laicizzazione del paese postcrociate.
Anche un grande affare per i bilanci dello stato e della citta’, gia’ quantificato in centinaia di milioni.
Come scrive il New York Times, anche il pensiero di Obama si sta “evolvendo” in questa direzione. Dalla negazione della possibilita’ di altra unione che non sia quella tra uomo e donna ad una piu’ possibilista, attenta ai sondaggi e ai contributi dei ricchi finanziatori gay alla sua campagna (questa settimana, appunto, Obama sara’ a New York con la mano tesa per questo).
Cuomo, cattolico e divorziato, ha gia’ prestato poco ascolto in passato agli anatemi dell’arcivescovo DOLAN, capo della chiesa cattolica della citta’. Una chiesa molto indebolita dagli scandali dei preti pedofili che, come ha scritto la sempre caustica MAUREEN DOWD, e’ costretta a guardare file di giovani in attesa di entrare ad un’altra cattedrale, che non e’ quella di Saint Patrick. Ma quella di fronte che si chiama ABERCROMBIE & FITCH.
Cuomo e’ piu’ disinvolto di Obama perche’ la sua chiesa di riferimento e’ in America in grandi difficolta’. Obama deve tener conto di altri equilibri ed anche di quello suo interno, di travagliato credente e praticante nomade.
Quindi Viva New York Gay, che sarebbe il sesto grande stato in America a riconoscere l’evoluzione darwiniana del matrimonio.

Camicia verde

20 giu

In camicia verde marcio RON PAUL era stamattina su tutte le televisioni, al mattino. Paul e’ andato forte (come sempre) nello STRAW POLL alla Republican Leadership Conference. Il libertario, anziano Paul, aggressivo sostenitore del ritiro delle truppe da dovunque, ha stravinto.
Isolazionista, trasversale Paul smuove un elettorato giovane, militante che emerge sempre all’alba delle primarie repubblicane. Poi scompare.
Quello che ha sorpreso e’ il secondo posto di HUNTSMAN, che nemmeno era presente. Meno strano il terzo posto della BACHMANN, quella che sara’ la grande sorpresa, andando avanti. Il frontrunner ROMNEY l’anno scorso aveva battuto per poco il solito Ron Paul in questo poll.
Quella che sembrava una gara tra zombies si sta animando. Diventera’ appassionante come nel 2008.

Robert Gates, lo STATO. Jon Stewart, la TELEVISIONE. Obama, il PAPA’ in capo

20 giu

Grande domenica mattina a FOXNEWS, la televisione di MURDOCH, che i progressisti non guardano e fanno male. Dopo 45 anni di lavoro a Washington e otto presidenze, ROBERT GATES, Secretary of Defense si prepara a lasciare e viene intervistato da CHRIS WALLACE. Il servitore dello stato, simbolo della BIPARTISANSHIP, non risparmia i candidati repubblicani alla Casa Bianca che parlano di ritiro immediato dell’America da tutti i teatri di guerra.

Dice che fanno propaganda e che la deadline e’ il 2014. Dice che il suo cruccio maggiore e’ la perdita di un terreno comune di dialogo sui problemi fondamentali del paese. Dice che BUSH figlio era uomo di “forti principi” e OBAMA “analytic and decisive”, analitico e risoluto, determinato. Che e’ quello che un presidente dovrebbe essere, parlando di Obama. Perche’ coi principi forti si fanno errori forti (ma questo dico io, che sono partisan). Chris Wallace poi prova a vincere il duello televisivo con JON STEWART che accetta la sfida di FOX. Vanno tutti e due giu’ pesanti ma sempre sul filo di una educazione, una correttezza che nei pollai altrove non troviamo piu’. L’undici volte vincitore di EMMY, Jon Stewart, ribadisce piu’ volte di essere “un comedian first”, un comico in primo luogo e non ci sta a farsi rinchiudere da WALLACE nella nicchia dei liberals, di quelli di sinistra. A domanda su Obama, dice “I’m disappointed at Obama” (e’ seccato, deluso da Obama). E alla fine, dopo netta vittoria ai punti (per me) chiede a Wallace se ha capito cosa ha detto.

Subito dopo (ho fatto in tempo a cambiare canale) su ABC e’ andata in onda un’intervista esclusiva ad Obama sulla Festa del Papa’, che in America e’ questa domenica. Obama ha detto che alle 6.30 cena sempre con le due figlie e Michelle quando e’ alla Casa Bianca. Che essere cresciuto senza un padre gli fa apprezzare il suo ruolo. E che non si deve preoccupare che le sue figlie vadano in giro nei prossimi anni con un teeanger con una birra in mano perche’ sono sempre con la scorta. Rieleggete pure Obama ma liberate Sasha e Malia.

Golf e uccellini

19 giu

L’ultrannunciato incontro su un campo di golf (di una base militare vicino a Washington) tra OBAMA e BOEHNER, il repubblicano Speaker of the House (l’opposizione) e’ avvenuto.
Cosa puo’ misurare di piu’ la distanza tra Italia e America?
Non dico tanto perche’ l’incontro e’ avvenuto, che gia’ e’ una cosa. Ma perche’ e’ accaduto su un campo da golf. Terreno privilegiato di tutti i presidenti americani, di occasione di raccolte fondi per campagne elettorali, dei pensionati in Florida e anche di Michele, napoletano e americano, il grande operatore di Rai Corporation, che ogni volta mi spiega che lui gioca in New Jersey, in un fantastico campo pubblico. E quindi di togliermi dalla testa che il golf sia roba per ricchi.
Nel video AP/You Tube sentiamo solo gli uccellini. Rimane il dubbio su cosa si siano detti. Non importa. E’ un tranquillo weekend americano, tra guerre e crisi.

Playboy fa ancora paura (in Utah)

18 giu

KSL e’ una televisione locale di Salt Lake City (Utah) affiliata al network NBC. In America i grandi canali nazionali sono tali perche’ raccolgono una rete di stazioni locali che rimandano i programmi, le news del network. Non c’e’ un obbligo a mandare in onda tutto ma per convenzione si fa.
E’ di questi giorni la notizia che a Salt Lake City potrebbero non vedere una delle serie di punta della prossima stagione televisiva. Perche’ KSL (legata ai mormoni della CHURCH OF JESUS CHRIST OF LATTER-DAY SAINTS) avrebbe deciso di vietare ai suoi telespettatori ‘THE PLAYBOY CLUB”. Pare che il titolo, prima ancora del contenuto, abbia spaventato i locali broadcasters. Quando ho letto la notizia su Variety e Huffington Post non volevo crederci perche’ la serie e’ un crime drama, solo ambientato a Chicago dove il primo Playboy club e’ nato, nel 1960. Sono andato a vedermi la stampa locale che dice che i buoni cittadini di Salt Lake City probabilmente vedranno comunque la serie su un altro canale.
Playboy e’ storia non solo locale. E’ storia del mondo prerivoluzione sessuale. Un’impresa costruita per fare profitto che ando’ oltre le intenzioni di partenza. A leggere oggi delle conigliette di Playboy fa tenerezza. La rivista esiste ancora, la televisione di Playboy si trova in quasi tutti gli alberghi americani on demand, i clubs originali sono stati chiusi ( e solo recentemente riaperti a Macao, Cancun e Las Vegas).
HUGH HEFNER, il fondatore, e’ vivo e lotta assieme a noi, a 85 anni. Proprio oggi si sarebbe dovuto sposare per la terza volta con una giovane signorina che pare pero’ lo abbia abbandonato. Hefner e’ stato attivo sostenitore del partito democratico tutta la vita.
La prima (o anche seconda ) domanda che farei ai due candidati repubblicani e mormoni alla Casa Bianca, Romney e Hunstman, e’ se hanno mai sfogliato Playboy. Se ci dicessero di no, non so se crederei a tutto il resto che ci racconteranno.

E fatte n’altra risata

17 giu

http://www.youtube.com/watch?v=NvNNxun2rPM

Prima gaffe ufficiale della campagna 2012 (nella mia personale TOP TEN, tutta da costruire ma sara’ un lavoretto facile, facile).
Il riccone ROMNEY entra in quello che sembra essere un classico middle class family restaurant e spara “Sono anch’io DISOCCUPATO” e poi aggiunge che fa NETWORKING.
Cosi’ in una sola volta prende per il culo tutti. Disoccupati e social networks.
In America queste battutine bisogna saperle fare. Altrimenti rimbalzano come noci di cocco in testa al candidato e scompigliano la perfetta capigliatura.
Insisto, le elezioni si giocano sulla crisi. Che non vuole dire che non ci si possa anche scherzare sopra. Ma Romney no please, e’ negato.

Il peggiore WE ARE THE CHAMPIONS della storia

17 giu

Il grande DIRK NOWITZKI, fresco vincitore della NBA, il campionato di basket, apre i festeggiamenti a DALLAS “intonando” WE ARE THE CHAMPIONS. Questo il risultato. Che esplode virale.

http://www.youtube.com/watch?v=76rZyVbM7YI

Sondaggi

16 giu

OBAMA tiene nei sondaggi perche’ per ora il suo sfidante e’ un “vanilla candidate”, come dicono in America. ROMNEY e’ in testa ma non e’ che l’inizio. L’avversario piu’ solido di Obama e’ l’economia. Il mio campione statistico e’ il vicino di casa con una figlia. Di solito fa una settimana di vacanza. Quest’anno no.

Goin’ Home

16 giu

A casa dopo sei mesi Gabrielle Giffords. 14 milioni di pistole comprate in America in un anno nel 2009.

All men are liars

15 giu

Vince lei, la donna di Waterloo (in attesa di Huntsman)

15 giu

Naturalmente non so chi vincera’ la nomination repubblicana per la sfida ad Obama.
Il candidato che batterebbe Obama a mani basse e’ il popolo dei 14 milioni di disoccupati. Il presidente ha meno di diciassette mesi per sfoltire l’esercito dei senzalavoro. Se non ce la fa ha perso.
Guardando e leggendo del secondo dibattito tra i candidati repubblicani ho visto, come parecchi altri, emergere la piccola donna di 55 anni, mamma di cinque, che ha il suo destino nel luogo di nascita, WATERLOO (68mila abitanti circa), stato dell’IOWA. (sconfitta e vittoria).
IOWA, lo stato delle prime primarie, dira’ se la nativa MICHELE BACHMANN ha le carte per andare avanti. Michele ha il vento della recessione dietro( del Tea Party ), quello che soffia sulla motocicletta di SARAH PALIN. O l’una o l’altra di queste due donne che parlano alla pancia del paese bianco che non ha digerito l’uomo nero alla Casa Bianca. Non sono candidate centriste alla ROMNEY, che sulla sua mobilita’ ha costruito una non identita’. Loro, con sprezzo del pericolo di incappare in erroracci in storia e geografia, cantano un chiaro mantra conservatore, lineare e semplice. Se sapra’ farsi consigliare e guidare da penne e mani non grossolane la signora Bachmann ha carte da giocare. Deve sperare che l’economia vada male (come accadde del resto ad Obama nel 2008).

http://www.youtube.com/watch?v=ixs27-xUSRA

Il primo a non sottovalutarla e’ stato subito JON STEWART, dopo averla massacrata per mesi. Da INDECISION 2012 per i repubblicani e’ emersa lei, Michele. Non fate gli schizzinosi, cari obamiani. Dibattere con lei non sarebbe facile come con Romney. Perche’ Michele non parla come dalle parti di Harvard. Per lei tutto e’ bianco o nero. Appunto.
In attesa di quello che e’ il candidato che l’elite repubblicana (ieri sera era ad un forum con KISSINGER) ha gia’ decretato sia JOHN HUNTSMAN, uno che puo’ raccontare il mondo agli americani piu’ di tutti. In questo paese si sta scoprendo che oltre gli oceani esistono mondi nuovi, che la Cina va interpretata e non svillaneggiata alla Trump (e come probabilmente farebbe la Bachmann). Cresce tra i repubblicani un desiderio di rappresentanza non imbarazzante.
Pancia e testa. Obama e’ stato capace di metterle insieme. Nel corpo repubblicano viaggiano ancora separate. Vediamo se riesce l’operazione chirurgica del secolo.

Uno Mattina australiano.

15 giu

Scenetta meravigliosa dall’Uno Mattina australiano. Diventa subito video virale. La barzelletta, nemmeno terribile, non viene colta o apprezzata dal DALAI LAMA.

I magnifici sette. A Rischiatutto.

14 giu

E’ andato in onda su CNN il dibattito in New Hampshire tra sette candidati repubblicani alla Casa Bianca per il 2012. Mancava JOHN HUNTSMAN, l’altro miliardario mormone-bellone, ex ambasciatore in Cina.
Ci siamo di nuovo. Le brevissime autopresentazioni ci fanno precipitare addosso valanghe di figli (sette ne dichiara RICK SANTORUM, cinque ROMNEY e MICHELE BACHMANN, che aggiunge 23 in affidamento). RON PAUL cita subito la costituzione (e’ autistico sul tema). NEWT GINGRICH la butta immediatamente su paese fermo e crisi, citando i 14 milioni di disoccupati (sarebbe stato arduo per lui buttarla sulla famiglia, avendone fatte tre con frequenti pubbliche deviazioni amatorie).
Scatenati tutti ovviamente sull’economia, quella che di solito fa vincere le elezioni. I posti di lavoro non devono essere prodotti dal governo ma dai privati, sentenziano all’unisono i candidati repubblicani. La cosa migliore sono le domande secche su altro che non OBAMACARE, AUTOBAILOUT, ecc tutta roba prevedibile. Il piu’ involontariamente divertente e’ Romney, quello in testa ai sondaggi (anche sopra Obama, in qualche caso) che si dibatte come un pesce fuori dall’acqua nelle sue contraddizioni (aborto, salute, piccolo e grande governo).

Al primo break pubblicitario il conduttore KING chiede a Santorum “Conan o Leno?” “Probabilmente Leno – risponde l’ultracattolico italiota Nomen omen – ma non guardo la tv”. Cassato, fuori uno.

A Michele Bachmann viene chiesto “Elvis o Johnny Cash?” “Tutti e due, troppo difficile la scelta” ha risposto la decisionista occhi di ghiaccio.

A Newt Gingrich “Ballando con le stelle o American Idol?”. Newt, il piu’ intelligente del plotoncino di economisti forti, forti, risponde secco “American Idol”.

A Ron Paul “BlackBerry o iPhone?” Paul ci pensa qualche secondo e risponde “Blackberry”. Fuori un altro.

A HERMAN CAIN, l’ex CEO di Godfather’s Pizza, “Pizza alta o bassa?” “Alta”, risponde Cain. Per me e’ fuori perche’ mi piace thin crust, scrocchiarella, Poi questo Cain sarebbe fuori comunque perche’ sostenitore delle origini keniote, musulmane,ecc di Obama e altre idiozie.

A Mitt Romney “Spicy or mild, il barbecue?” “Spicy, piccante” risponde il mormone. E qua ci si puo’ stare.

A TIM PAWLENTY “Coca Cola o Pepsi?” “Coca Cola”, esclama deciso l’opaco Pawlenty, che con questa risposta balza in testa alla mia classifica.
OSAMA BIN LADEN e’ stato nominato dopo un’ora e quaranta dall’inizio del dibattito. E ho capito una volta di piu’ perche’ ho smesso di guardare CNN da tempo. Sulla Libia dicono piu’ o meno tutti che e’ insopportabile “essere al traino della Francia nel comando delle operazioni”. L’unica donna, la Bachmann, e’ uscita senza gaffes, gia’ un risultato per lei. E se Sarah Palin non si candida, Michele potrebbe crescere.
Una cosa dovremmo imparare comunque noi presuntuosetti italiani da dibattiti come questo. Ogni risposta deve essere contenuta in 30 secondi, trenta. Il format e’ rigido su questo. Il conduttore toglie bruscamente la parola ai parolai. Certo la nostra e’ lingua piu’ complessa, faconda e potremmo fare quarantacinque secondi concedendo qualche aggettivo in piu’. Ma poi basta, si risponde come ad un quiz. Tutto il resto e’ noia.