Archive | luglio, 2011

In viaggio, per un paese lontano

31 lug

Oggi parto per un paese lontano, da New York.
L’Italia.
Ci rimarro’ un mese. Mi porto molte cose da leggere. E quindi americanatvblog diventera’ piu’ book club che tivu. Ma anche no, vedremo.

votate e fate votare, ma anche no

31 lug

http://www.macchianera.net/2011/07/18/mba-macchianera-blog-awards-2011-1-il-red-carpet/#more-27616

Roundtable

31 lug




Questa mattina, mentre preparo i bagagli, stanno passando tutti in televisione. Quelli che pesano.
Tutti misurano la febbre a Obama, in attesa della diagnosi finale sul debt ceiling.
Ho appena letto un post di Camillo , sempre vigile, che riferisce pareri di vari misuratori della temperatura del presidente, oscillante tra l’essere un loser, un perdente e uno passato dall’altra parte. Obama per Maureen Dowd e’ ormai un indipendente, pur perdendo consensi tra gli indipendenti che voteranno.
E’ difficile definire loser uno che ha comunque fatto fuori Osama, impresa non riuscita a quello che c’era prima.
E’ pero’ sicuramente un presidente lontano dai bisogni della middle class che e’ quella che decide.
La cosa piu’ interessante, nuova, non sufficientemente indagata (anzi schifata da tutte le grandi firme, anche quelle dei vari roundtables di questa mattina) di questa fase sono i nuovi arrivati nel Congresso americano con il Tea Party. Due sere fa sentivo una delle loro menti, Matt Kibbe, resistere inflessibile all’urto di prese in giro, battute di Bill Maher su HBO. Ripeteva sempre la stessa cosa, niente tasse in piu’, a qualsiasi domanda gli arrivava da tutte le direzioni. Conosciamoli meglio questi signori, la loro base, per capirci di piu’ di questo paese.

Night and day

31 lug










Scala mobile

30 lug

Ogni volta che entro da Macy’s, quello che una volta diceva di essere il piu’ grande magazzino del mondo, ho paura di non rivedere le scale mobili. Non amo Macy’s ma non e’ lontano da casa e ci casco dentro un paio di volte all’anno per comprare cose che spesso non trovo perche’ mi perdo.
Oggi la scala mobile era ancora li. E’ bella, rumorosa, cigolante, lenta, di legno. Mi sembra di aver letto che sia li dal 1927 o forse prima perche’ Macy’s apri’ sulla 34th Street nel 1902. Ogni tanto leggo che vorrebbero toglierla, che richiede troppa manutenzione.
Che il dio del commercio ce la conservi. E vi evito pietose metafore nel weekend del default.
ps oggi ho trovato quello che cercavo

Family values

30 lug

Ai margini ma non troppo della cronaca delle votazioni sul debito al Congresso ieri ha circolato in tutte le televisioni questa bella storia che riguarda Joe Walsh, uno dei nuovi deputati eletti con l’onda del Tea Party. Walsh e’ uno dei 22 repubblicani che hanno votato contro il piano del loro compagno di partito, lo Speaker Boehner.
Walsh, 40 anni, aggressivo sostenitore del NO TAXES, non un centesimo di piu’ a Washington e dei valori familiari, uomo tutto d’un pezzo che avevo visto spesso girare per le tivu e’ finito ieri nelle cronache per altro. Anzi per la stessa cosa.
Joe ha cinque figli e’ sposato due volte e l’ex moglie gli ha fatto causa perche’ non paga gli alimenti per i ragazzi. Un vizietto comune a molti maschietti. Non un penny a Washington ma magari i 117mila dollari e spiccioli di arretrati all’ex coniuge si, Mr. Walsh, from Illinois.
E’ meravigliosa quella sua dichiarazione in cui il buon Joe dice a proposito del debito che “non vuole caricare i suoi figli e nipoti di un dollaro in piu’ da restituire”. Vai Joe, facce ride ancora.


Photostory (dal Golfo del Messico)

30 lug

Ieri sera ho visto su Animal Planet un documentario che ha provato a fare il punto su una tragedia dimenticata.
L’oil spill provocato dalla BP nell’aprile dello scorso anno ha compromesso (per sempre?) l’ecosistema del Golfo del Messico ( e ucciso undici uomini che lavoravano nella piattaforma). Del fondo di 20 miliardi di dollari messo in piedi dalla BP per risarcire chi ha perso il lavoro sono stati erogati 4,7 miliardi a quasi 200mila richiedenti. Le domande giacenti sono vicine ad un milione.
Il documentario ha raccontato storie, con volti, dal Golfo. Semplice nella fattura, chiaro nell’esposizione, doloroso nelle interviste, senza una voce narrante. Ecco l’album che, come sempre, l’iPhone ha fermato dalla tivu.










Per quelli che POLITICO e’ la Bibbia

29 lug

POLITICO tira fuori la lista dei 50 “politicos to watch” e vado subito ai cinque nomi della televisione.
Leggo alla prima riga quel pesce lesso di David Gregory e sospetto che anche gli intelligentoni di Politico devono pagare pegno alla NBC.
Non e’ possibile citare il nuovo conduttore (dopo il grande Tim Russert) di MEET THE PRESS, uno “not to watch” che ha ridotto la storica trasmissione ad una cosa qualsiasi. La domenica ormai guardo le altre tre concorrenti, a cominciare da Christiane Amanpour su ABC e poi Chris Wallace su FOX. Dovevano metterci a Meet the Press la brava Andrea Mitchell, moglie di Greenspan. Invece hanno preso il sellerone Gregory che Politico incensa.

Dentro il New York Times, la madre di tutti

29 lug

Ce l’ho fatta finalmente a vedere il documentario su un anno dentro il New York Times, uscito da un mese e passato prima per il Sundance.
“Page One.Inside the New York Times” di Andrew Rossi non ha ricevuto grandi critiche ma e’, per chi gira attorno a questo mestiere o e’ anche solo un lettore, una visione interessante, molto interessante.
La narrazione e’ discontinua e il filo e’ il media desk del giornale, in particolare David Carr che ci lavora e che e’ un bel tipo, che da solo vale il film. Dentro ci sono cose che si sanno ma e’ bello entrare nei loculi della piu’ bella organizzazione di news al mondo. Quella che, ci tengono a dire i suoi militanti, da da mangiare a tutti. Il succo del documentario e’ che senza il New York Times non ci sarebbe il mondo dell’informazione cosi’ come lo conosciamo. Perche’ e’ la fonte primaria. Tutti, anche i negazionisti, ci passano, lo chiosano, lo copiano, lo citano, lo rincartano. Non solo i corrispondenti, i bloggers. gli aggregatori vari (l’esempio usato nel documentario e’ Gawker dove sostengono naturalmente di farne anche a meno) ma anche gli altri old media che decidono che fare dopo avere sbirciato il New York Times. Che non e’ piu’, signora mia, quello di anni fa ma avercene…(106 Premi Pulitzer portati a casetta).
Detto questo, che non ci piove, il tutto e’ troppo apologetico, non e’ fair and balanced, per dirla come quelli che non lo sono ma lo recitano. Le scivolate storiche della Gray Lady di 160 anni sono affrontate di scivolo. E quando 100 dei 1250 che ci lavorano vengono licenziati per taglio dei costi siamo lasciati li a commuoverci per loro ma non ci vengono spiegate le retroragioni delle scelte.
Ma fino alla fine rimaniamo incatenati a seguire David Carr, l’ex tossico, giornalista investigativo uscito da Prima Pagina di Billy Wilder.
E appreziamo che la stroncatura vera al documentario sia arrivata proprio dal New York Times che ha affidato la critica a Michael Kinsley, un esterno, che oggi lavora per Bloomberg. Kinsley evidenzia tutti i lati deboli del documentario. Sembra un killer pagato per farlo. Molte cose sono condivisibili. Poi probabilmente sara’ corso ad aprire la copia del New York Times di giornata per scopiazzare anche lui.
Come fanno tutti i giorni in molti. Come se Internet non ci fosse e si continua a fare come si e’ fatto per anni. I corrispondenti, gli inviati in carta carbone.

Tutta colpa sua

28 lug

A MSNBC questa mattina c’e’ Grover Norquist. L’inflessibile sostenitore del “no new taxes” e guru degli ultra’ repubblicani.
Provano a grigliarlo ma non c’e’ bisogno. Lui ha gia’ detto nei giorni scorsi che e’ per il piano Boehner. Per il compromesso.
Se la ride quando gli dicono che questo casino e’ tutta colpa sua e che poi non e’ cosi’ duro come vuol far credere.

No, pure il rapper bianco

28 lug

Questo video mi batte in testa da qualche giorno grazie alle allnews tivu. Fa abbastanza schifo. Guardatevi, invece, quello sotto.

Washington sei come un tossico

28 lug

Fantastico spot educational in cui Washington, come un tossicomane, viene invitata a smettere. Di prendere soldi in prestito dalla Cina.
Possiamo imparare molto da un junkie, dice l’ad.

L’ospedale delle guerre

28 lug


Chiude dopo 102 anni il Walter Reed, l’ospedale militare che, a Washington DC, ha curato presidenti e veterani delle guerre americane.
Nel 2007 una serie di articoli del Washington Post aveva denunciato le condizioni precarie in cui era precipitata la celebre istituzione.
E’ un pezzo di storia americana, quella che ricoverava e rieducava con protesi i feriti dell’esercito americano nel mondo.
L’altra America, che ha problemi piu’ grandi del debito. Ma che se entro il 2 agosto non vi fosse accordo sarebbe tra gli ottanta milioni di americani che rischiano di non ricevere il loro assegno mensile.

Quei messaggi dall’isola

28 lug

I telegiornali americani raccontano gli ottanta minuti dell’assassino norvegese sull’isola attraverso i messaggi dei ragazzi ai genitori.
Julie dice alla mamma del pericolo e di avvisare la polizia.

Poi Julie scrive alla mamma che le vuole bene anche se ogni tanto non si comporta bene.

Sembra un addio, la mamma racconta di averlo pensato ma Julie e’ salva.

Tornano in mente le telefonate dalle torri dell’undici settembre. In Norvegia sono i figli a dire ai genitori “ti voglio bene”.
Dieci anni fa erano i grandi a dirlo ai piccoli.

La casta (di Washington)

27 lug

Questa e’ una clip tratta dal film THE TOWN con Ben Affleck.
Una banda di criminali si prepara a compiere una devastazione. Non l’intera clip ma solo il video della citazione che prelude all’assalto e’ stato mostrato dal repubblicano Kevin McCarthy ai suoi fellows republicans nel corso della discussione su come procedere nello scontro con Obama sul debito. L’ha fatto per dire una cosa come “stiamo uniti”, comportiamoci come una band of brothers. Quello che segue nel film e’ una scena Arancia Meccanica.
La citazione naturalmente questa mattina gira nelle televisioni e fa scandalo.
Il rischio per Washington tutta, la politica, e’ che l’opinione pubblica americana non capisce, non ne puo’ piu’, e’ interessata solo a jobs, jobs e ancora jobs e minaccia di fare con loro quello che fa la band of brothers nel film.

Cattiva maestra televisione

26 lug

E’ in corso l’esercizio di analisi e risalita alle radici del pensiero dello stragista norvegese.
Aperta la caccia ai cattivi maestri, HARPER’S ha estratto alcune righe dal manifesto di 1500 pagine e le ha accostate al matrimonio di coppie dello stesso sesso legalizzato a New York.
“La manipolazione femminile degli uomini e’ stata istituzionalizzata nel corso degli ultimi decenni – scrive l’assassino – e con il distruttivo e suicida stile di vita alla Sex and the City (il femminismo moderno, la rivoluzione sessuale) gli uomini non sono piu’ uomini…”.
Nella notte norvegese, in quella casa bianca, un telecomando si sintonizzava sulla serie televisiva cattiva maestra.

Photostory (del debt ceiling)

26 lug













Ti ringrazio Dio per le Toyota…

25 lug

Prima di una gara automobilistica in Tennessee l’invocazione del reverendo della Family Baptist Church.
Non ringrazia Dio solo per le Toyota e le altre macchine ma anche per avergli dato una moglie calda che fa fumo (come le macchine).
Solo in America.

Il dolore degli altri

25 lug

Proprio il giorno in cui dichiaravo concluso il montaggio del lavoro sull’undici settembre e’ arrivata la notizia dalla Norvegia.
In questi mesi sono entrato in case di familiari delle vittime, dieci anni dopo.
Un dolore immutato, anzi piu’ forte hanno detto quasi tutti. Anche coloro che si sono risposati, hanno avuto figli, hanno seppellito altri morti.
Come se ci fosse nelle vite strappate e incastrate in una storia piu’ grande, una durata, una intensita’ del dolore diverse.
E questo dolore corre, si comunica a chi viene in contatto con chi lo prova perche’ dentro “una storia che non e’ ancora storia”.
Una cerimonia degli addii che non avra’ una fine museale nel Memorial che si inaugherera’ a Ground Zero il prossimo 11 settembre.

La caduta dal tetto

25 lug

Oggi sposi

24 lug

Il sindaco Bloomberg unisce in matrimonio i due, John e Jonathan, che lavorano per la citta’ di New York. La coppia alleva due figlie.
Solo una delle tante belle storie che oggi trovate in una edizione speciale del SundayStyles (New York Times). Auguri a tutti.

La nuova stagione, forse

24 lug

I pilots della nuova stagione televisiva circolano e dividono. Non tutto andra’ necessariamente in onda e per tutti gli episodi previsti. Siamo ancora al calciomercato ma ormai si vende la pubblicita’. Che non vuol dire. Qua di seguito un assaggio, scremato, della nuova stagione.

Da J.J. Abrams con molto Lost dentro, anche gli attori, su FOX, dall’isola di Alcatraz e’ la serie gia’ molto annunciata.

http://www.youtube.com/watch?v=J_jAlFqvASU

La seconda serie di J.J.Abrams (questa su CBS) su un ex-agente Cia e un uomo misterioso che provano a prevenire crimini

Per ABC un thriller paranormale che, dicono tutti, potrebbe essere il successo della stagione

http://www.youtube.com/watch?v=zbOn_LwR5q8

Cop-drama story su NBC, promettente

http://www.youtube.com/watch?v=mfCfTahy-dY

La sorpresa secondo molti, su CBS

http://www.youtube.com/watch?v=YdS85s4nSmY

Da CW l’America tradizionale e profonda

http://youtu.be/YwrZLLkkLRk

Sempre su CW la serie che ibrida molti generi e divide gia’ la critica

http://youtu.be/2BbH22K-TQQ

La sitcom che prova a rifare Friends , How to be a gentleman su CBS

http://www.youtube.com/watch?v=JkXSXX5-LAY

Da ABC la nuova sitcom di Tim Allen (di Home improvement). Mah….

http://www.youtube.com/watch?v=MjbY6E65Np8

Mistery, fantasy, effetti speciali non il mio genere (ma non vuol dire) su ABC

Pan Am, quella che aspetto di piu’, anni Sessanta (Mad Men) su ABC

http://www.youtube.com/watch?v=l4DHbcem_uc

E ancora dagli stessi anni la serie di cui ho gia’ parlato, The Playboy Club

http://youtu.be/f9_9nBAOizo

The Mentalist al femminile per CBS

http://www.youtube.com/watch?v=mgBUx09liQk

Ricorda Juno, per ABC. Puo’ essere divertente

http://www.youtube.com/watch?v=7L9SKh0RJr8

Per NBC su genitori giovani con figli, scritta e prodotta da quelli tra i piu’ bravI

http://youtu.be/5db6eixmiv0

La coppia numero uno, senza discussioni

23 lug

C’e’ una coppia molto, molto piu’ trendy di Angelina Jolie e Brad Pitt. E di tutte le altre che ruotano attorno a Los Angeles.
Tra quelle che sono nel cinema non ce n’e’ un’altra cosi’ in questo momento.
E’ inutile che provate a farvene venire in mente altre.
Con carriere cosi’ autonome, con un successo che sembra l’inveramento della teoria della “long tail” di Chris Anderson per cui i prodotti di nicchia sono destinati a vendere di piu’ nel lungo periodo e a diventare mainstream ┬ádentro un quadro macro che fatica ad offrire un royal wedding event ogni settimana.
I due si chiamano Miranda July e Mike Mills. Lei, appena consacrata dalla copertina del New York Times Magazine, e’ da qualche tempo autrice, attrice, artista e regista di nicchia/culto da Sundance a Cannes.

Lui, il marito di Miranda, e’ l’autore del film americano che piu’ mi e’ piaciuto (finora) quest’anno.
E’ il suo secondo ed il titolo e’ Beginners. Una storia vera che lo riguarda. Dopo che sua madre mori di tumore al cervello, suo padre, all’eta’ di 75 anni e 44 di matrimonio, ebbe la forza, la voglia di dichiararsi gay e vivere cosi’ cinque anni di gioiosa passione identitaria.

Famiglia borghese, di intellettuali solidali e felici per molti anni agli occhi del figlio che e’ il narratore, protagonista del film e della vicenda reale del regista. C’e’ una forma, una grazia nella narrazione rara (solo dopo averlo visto ho scoperto l’origine autentica della storia).
Mills viene dai video musicali, dall’essere un graphic designer e un musicista. Tutte cose che si sentono, si vedono.
Christopher Plummer e Ewan McGregor (padre e figlio) dovrebbero concorrere all’Oscar. Poi ci sono la fidanzata del figlio, attrice, e un cane, bravi pure loro.
I riti di passaggio fondamentali della vita, comprese malattia e morte, vengono raccontati semplicemente, nell’apparente mancanza di dolore che li accompagna. Come se appartenessero al privato di chi li vive e invece e’ roba nostra, di tutti, la dimensione piu’ condivisibile, pubblica, paradigmatica. Una storia di finali e di inizi che si rincorrono. Una cerimonia degli addii come vorremmo fosse quella che ci riguarda e quelli a noi vicini pure. Mi e’ sembrato di rivedere cose di Truffaut, quello che al cinema ho piu’ amato, ricucinate oggi.
Insomma un consiglio per gli acquisti, per conoscere la meta’ della coppia del momento.

Brivido caldo

22 lug

New York, oggi. Cosi’ almeno fino a lunedi. Si prepara un weekend bollente (vediamo se i repubblicani piu’ anziani crollano e si firma il deal sul debito).
La citta’ come un campo nudista. Donne in calzoncini corti ascellari e uomini in canotte Jersey Shore. Sembra Ostia.

Il socio di tutti

22 lug


Il principe saudita Alwaleed e’ il numero 26 tra gli uomini piu’ ricchi al mondo. Piers Morgan, l’inglese che ha preso il posto di Larry King a CNN nel critico timeslot delle nove di sera, lo ha ospitato per una intervista (esclusiva ripeteva il lancio CNN).
Alwaleed e’ socio importante di Citibank (con cui ha perso molto nella recessione), di Apple (con cui ha guadagnato tanto) e di News Corp di Murdoch. Io avrei cominciato da questa partecipazione. Invece Morgan, dopo alcuni pensierini su Obama, ha chiesto di Apple. E che doveva rispondere Alwaleed se non che Steve Jobs e’ amico suo e spera stia bene di salute in futuro. Poi finalmente Murdoch.
Alwaleed ha detto che News Corp e’ una grande compagnia multinazionale e che non dipende da Murdoch solamente. Che aspetta naturalmente di seguire il corso di avvenimenti e indagini. Morgan non gli ha chiesto cosa pensa degli otto miliardi di dollari, un quarto del valore della corporation, bruciato in una settimana sui mercati mondiali, che per un finanziere non deve essere stato come farsi una risata. Due domande e via su Murdoch all’uomo che possiede il 7% di News Corp.

Al-Jazeera ha reso noto nei giorni scorsi che Murdoch e Alwaleed stanno per lanciare una Sky News Arabia nel Middle East. Il sostegno ad Israele di Murdoch non sembra preoccupare Alwaleed.
Poi altre domande sulle rivoluzioni africane a cui il principe, laureato in America, rispondeva spesso cominciando con “Thanks to God” (grazie a Dio) e spendeva parole di buon senso vaghe un poco su tutto. Una vaghezza che per gli esperti dell’area e’ probabilmente invece di segno diverso. Su Gheddafi, ad esempio, ha detto Alwaleed che il colonnello libico ha i giorni contati.
Chi dovrebbe essere intervistato e’ invece proprio Piers Morgan, molto evasivo su tutta la vicenda Murdoch in questi giorni. L’uomo planato sugli schermi americani ( e del mondo, grazie a CNN) era noto come giudice di talent shows e vincitore di The Celebrity Apprentice. A 28 anni era stato direttore di quel News of the World ora chiuso con infamia.
La sua direzione non fu esente da critiche (e successi) che a molti ricordano gli avvenimenti recenti.
Certo l’intervista a Piers Morgan avrebbe un senso se la facesse uno meno inginocchiato di lui stasera con Alwaleed.

100 di questi giorni

21 lug

Oggi 100 gradi F. a New York.
Siamo tutti contro l’aria condizionata, no?

Come non detto, anzi detto

21 lug

Dicevo un paio di giorni fa a proposito del conflitto di interesssi del capo del governo italiano che quello che si porta dietro il sindaco di New York, Bloomberg, non e’ da meno. Mi ha fatto notare l’ottima e diritta Giovanna Botteri che Bloomberg e’ una specie di sceriffo, non e’ un capo di governo. Si ma e’ lo sceriffo di New York, non di Sacrofano.
Tornando a piedi a casa stasera, un’ora e un centinaio di blocchi, ho visto che Bloomberg mi lanciava occhiatacce dalla prima pagina del Village Voice, da ogni angolo di strada. Tutto il pezzo racconta le mani sulla citta’ del cittadino Bloomberg. E l’irrisolto conflitto di interessi del numero 30 nella classifica degli uomini piu’ ricchi al mondo. Per citare uno a caso che conosciamo, Berlusconi, nella stessa classifica e’ al numero 118. Si accenna all’amicizia tra i due miliardari coltivata alle Bermude. Si dice del sogno di Bloomberg di comprare un giorno il New York Times, tanto per competere con quell’altro, il padrone del Wall Street Journal. E soprattutto si fa il bilancio dei tre mandati dell’attuale sindaco. Raccontando la gentrificazione definitiva della citta’. New York, parco dei divertimenti dei ricchi sotto l’occhiuta regia di Bloomberg.
Mi pare un’esagerazione attribuire tutta al sindaco l’espulsione della classe media dalla citta’. Hanno concorso anche altre concause nel post September 11.
La realta’ e’ sempre piu’ complessa di come ci fa comodo disegnarla (il mio mantra). E questo dovrebbe saperlo bene anche il Village Voice, che anche lui medesimo non e’ piu’ lo stesso da quando se lo mangio’ New Times Media, nel 2005.

Il grande giorno, se vinci la lotteria

21 lug

Ci siamo, quasi. Domenica 24 sara’ il primo giorno in cui si celebreranno legalmente a New York matrimoni di coppie dello stesso sesso.
Nelle ultime due settimane, ci ha informato il New York Times, sono state inviate online 2661 domande di licenza matrimoniale per questa data, di cui 1728 di same sex couples. Per cui e’ stato deciso di organizzare una lotteria da cui usciranno vincitrici 764 coppie, il 20% in pi├╣ di quante si sposarono, stabilendo il record, il giorno di San Valentino del 2003.
Una coppia evitera’ la lotteria, raccomandata dal sindaco Bloomberg. I due fortunati si chiamano Jonathan e John e lavorano per lui.

“A piece of work”

20 lug

Come tradurre “a piece of work ?”.
Rebekah Brooks, la giovane potente direttrice del defunto News of the World e’ un piece of work (traducete voi, un pezzo, un arnese unico,ecc), per Tina Brown, sua connazionale, che commenta questa mattina su MSNBC il discorso live del primo ministro Cameron. Ora Ed Miliband sta provando a grigliare Cameron. Il dibattito e’ meraviglioso. Cameron e Miliband parlano uno di fronte all’altro con i propri tifosi, parlamentari, che echeggiano le loro parole con boati. Prima hanno letto, ora vanno a braccia.
Al tavolo dei commenti americani in studio tutti dicono che Murdoch era certamente informato di tutto quello che il “piece of work” combinava. E che balbettare come ha fatto “the man who owns the news” risposte evasive e’ un atto di codardia prima ancora di essere falso. Dire che non poteva sapere cosa facesse ognuno dei suoi 53mila dipendenti nel mondo non riguarda il “piece of work” di cui controllava ogni mossa.
“She’s not a journalist” continua Tina Brown sulla Brooks, togliendosi un sasso enorme dalla scarpa. E questo aprirebbe una fantastica discussione a volerla fare, oggi, cari amici iscritti all’Albo.

Cameron intanto replica dicendo a Miliband di dare credito a “teorie cospirazioniste”. L’accusa mi e’ familiare. Si applica, come un bollo (spesso a ragione) su qualsiasi mistero o supposto tale. Ne sto trattando nel lavoro su September 11 a cui mi sto applicando in queste settimane.
Tutte cospirazioni, anche quella contro il “piece of work”.
Tina Brown, Ed Milliband, con a capo Giulietto Chiesa, una grande internazionale cospirazionista.

OK

20 lug

Ho ricevuto piu’ email oggi per un post che mai prima.
Se il blog fosse un programma tivu’ dovrei continuare cosi’. A parlare di Berlusconi. Per l’ascolto. Invece smetto subito. Ho altri interessi nella vita.
Tutti d’accordo con Stille siete , amici miei, ho capito. Berlusconi uguale a Murdoch. La casa di Montecarlo uguale al figlio di Gordon Brown, ecc.
Murdoch, “a mumbling old man” , un anziano che biascica, che balbetta salvato dalla torta in faccia. Questo piu’ o meno il commento stasera su CNN di quelli che intervengono e che aggiungono che l’australiano con passaporto americano non poteva non sapere. James Fallows, uno che seguo, ha aggiunto che in America sarebbe insostenibile dire “non so” di cose accadute nella corporation di cui si e’ a capo. Gli americani non capirebbero. Vedete che ci sono delle differenze?
Lascio perdere e mi guardo la Copa America.