Archive | agosto, 2011

September 11. Il corpo di Osama e quello degli altri

31 ago

” Se non posso avere the whole thing, la cosa intera, allora meglio niente”, dice Monica Iken nel documentario che andra’ in onda domenica prossima su Rai Tre alle 21.00.
“La cosa intera” e’ il corpo di suo marito. Come e’ accaduto per piu’ di 1400 vittime dell’undici settembre nulla e’ stato ritrovato. O meglio frammenti di corpi che attendono ancora l’esame del DNA sono stati ammassati e qualcosa potrebbe venire fuori.
Dopo dieci anni molte cerimonie degli addii si sono consumate virtualmente e questo ha lasciato in moltissimi familiari la ferita aperta. Senza tombe, senza segni identitari, senza i riti che accompagnano le sepolture e il lutto quei morti dell’undici settembre parlano ancora ai loro familiari, che tornano sempre con la memoria all’ultima telefonata, all’ultimo saluto, all’ultimo bacio.
Il giorno seguente l’uccisione di Osama bin Laden ero ad una affollata conferenza stampa in uno studio legale di New York. Parlavano cinque donne, madri, mogli di vittime dell’undici settembre. Parole di soddisfazione per la fine dello stragista ma anche molta rabbia per quel corpo calato in mare e non mostrato, non esposto e nemmeno fatto a pezzi, come letteralmente, hanno detto alcune di loro. Sono uscito sconvolto da quella conferenza stampa in cui alcuni familiari chiedevano di fare scempio del nemico, come dicevano era stato fatto ai loro cari. Quel dolore vivo, aperto, da rispettare si era trasformato in una richiesta di vendetta oltre un limite che non comprendevo.
Ne ho parlato con altri familiari di vittime, di parere diverso.
Anche per Osama, il carnefice, come per molte sue vittime, non c’e’ dunque un luogo di culto, una memoria tombale, fisica, volutamente, in questo caso, sottratta al rischio molto concreto di alimentare una spirale di sentimenti opposti terribili.
Vengono in mente le fosse comuni, i dittatori appesi e uccisi e anche l’immagine di un corpo invece che ci ha accompagnato per anni, quella di Che Guevara. Il corpo del nemico ucciso, il suo trattamento, la sua manutenzione raccontano sinteticamente bisogni diversi, fasi storiche diverse. Quello che rimane piu’ difficile da masticare e’ l’assenza, la mancanza, la sparizione repentine di quelli che non sapevano di essere in guerra.
Qualche sera fa a cena con amici parlavamo del documentario che stavo finendo di doppiare e un carissimo amico italiano mi ha detto ” Pero’ gli americani se la sono voluta questa cosa”. Mi sono sentito come all’uscita da quella conferenza stampa a New York.

September 11. Musulmani americani

30 ago

Sono meno del due per cento della popolazione. Per molti di loro non e’ stato facile essere musulmani-americani, dopo l’undici settembre.
Proprio oggi sul Washington Post ho letto di una ricerca del benemerito Pew Research Center per cui la meta’ dei musulmani americani dice che i loro leaders non hanno fatto abbastanza per condannare l’estremismo islamico.
Tra loro il gradimento della presidenza Obama e’ stabilmente alto, al 79% , molto oltre la media nazionale ( nel 2007 il 69% disapprovava il lavoro dell’amministrazione Bush).
Nel Congresso americano sono due i rappresentanti musulmani. Uno, Keith Ellison del Minnesota, e’ un convertito. Lo vedrete domenica nel documentario su Rai Tre di cui continuo a parlare in questi giorni in cui ci avviciniamo ai dieci anni da quel giorno.
E’ straziante Keith Ellison quando racconta la storia di Mohammad Salam Hamdani, ragazzo americano musulmano morto nelle torri. Sono andato a trovare la mamma di Salam, una signora di origine pakistana che oggi vive ad un paio di ore da New York.
Mi ha detto come l’America abbia rappresentato per lei, suo marito e i suoi tre figli maschi la terra delle opportunita’, della liberta’. Ci crede ancora e nel racconto che fa escono fuori la sua fede, il suo coraggio, la sua tosta determinazione.
E’ una storia incredibile quella di Talat, la madre di Salman. Una storia che mi era stata raccontata alla Columbia University dalla professoressa Mary Marshall Clark, che e’ a capo del dipartimento di storia orale. Per un gioco di rimandi che sempre si determina in questo mestiere, la professoressa Clark mi ha suggerito di intervistare Alessandro Portelli, di cui avevo letto tante cose americane.
E non chiedetemi perche’ uno come Sandro Portelli non e’ fisso in televisione a spiegarci cosa succede in quel paese che conosce come pochi, in Italia.

September 11. I padri mai conosciuti

29 ago


(foto ABC)

Poco piu’ di due mesi fa, ad un’ora e mezza da New York, sono entrato in una bella casa accolto da una mamma,Tammy e sua figlia, Julia.
Julia non ha mai conosciuto suo padre, John, che scomparve l’undici settembre.
52 bambini sono nati dopo quel giorno senza conoscere il loro padre. Il primo gia’ il 13 settembre. Mamme italoamericane e afroamericane, ebree e musulmane, asiatiche e latinoamericane, buddiste e cristiane.
La meno giovane aveva allora 40 anni. L’eta’ che ha oggi Tammy, dieci anni dopo.
Tammy e John si erano conosciuti a scuola, al liceo, in New Jersey. John lavorava alla Cantor Fitzgerald, la societa’ finanziaria che ha perso 658 dipendenti quel giorno.
Julia ha voluto rimanere accanto alla madre per tutta l’intervista. Avevo provato a chiedere alla madre cosa voleva fare, se voleva che tornassi un’altra volta.
Tammy ha detto che andava bene cosi’ e nella conversazione ha raccontato dei tempi e dei modi in cui ha, piu’ volte, raccontato a Julia di suo padre, di quel giorno, di come si erano conosciuti.
Julia non ha detto una parola, mi guardava e guardava sua madre.
Ho letto uno studio su 38 di queste madri. Il lutto privato e quello pubblico sconfinano l’uno nell’altro e il trauma sarebbe una cicatrice che madre e figli si passano.
La dolcezza con cui Tammy si rivolge a Julia e il silenzio di Julia sono verso la fine del film che andra’ in onda domenica sera su Rai Tre.
Julia avra’ dieci anni l’otto dicembre.

U PILU

29 ago

Nell’attesa di sapere come si sarebbe comportata Irene, in America, ho letto parecchio nel passato finesettimana (che diffido, vanamente, chiunque dall’appellare Un tranquillo weekend di paura).
Quello che piu’ mi ha interessato e’ stato un fondamentale pezzo di Fabiana Giacomotti sul Foglio del sabato (“NON TUTTI I PELI SONO SUPERFLUI. Una generazione sedotta dalla ceretta integrale. Ma che cosa direbbero oggi Baudelaire o Courbet ?”).
Questa della cancellazione dei peli dai corpi fino a polpacci e tette maschili, passando per pubi, ascelle, schiene, culi sarebbe seria materia da indagare in questo inizio di secolo glabro di buone tendenze.
Solo ad avere un pelo di curiosita’ in piu’.
ps avevo messo figure, foto, dipinti in questo post che poi ho deciso di depilare e lasciarlo cosi’, nudo e crudo

La politica metereologica che fa acqua

29 ago

Dicevo ieri, alcune ore prima che Irene passasse per New York, che l’uragano piu’ grande della storia forse non sarebbe stato tale.
Sono stato in dubbio se pubblicare il post. Sono lontano in questi giorni e la mia famiglia e’ in America. Avevo anche paura portasse male dire che Irene non si sarebbe comportata cosi’ male con New York.
E’ andata come e’ andata. Come mi ha detto mio figlio al telefono ieri sera “Pap solo una pioggerellina e ora abbiamo una riserva di bottiglie d’acqua in casa per un anno”.
Meglio cosi’. Comunque miliardi di danni, ventuno morti, ecc
Perche’ Obama, Christie, Cuomo, Bloomberg hanno gridato  all’Apocalisse?
Ognuno aveva i suoi buoni motivi. Obama, dicono i sondaggi e’ al punto piu’ basso di approvazione per la sua politica economica. E, in una pausa delle sue partite di golf, non poteva rischiare di katrinizzare il suo mandato.
Il governatore Christie del New Jersey aveva l’occasione per dimostrare di essere il candidato ombra repubblicano piu’ credibile ed infatti ha tuonato minacce, nel suo stile ruvido, ai bagnanti che si attardavano sulle Jersey Shores.
Il governatore Cuomo di New York era alla prima prova a tutto tondo della sua amministrazione, con il venticello in poppa del matrimonio gay da poco legale.
Il sindaco Bloomberg doveva rimediare alla sua personale Katrina, quello Snowmageddon, la nevicata postnatalizia di quest’anno, quando New York e’ andata in panne.
Le televisioni, nemmeno a dirlo, ci campano coi disastri. Quindi scenario perfetto per l’arrivo di Irene. Peccato boys, non e’ andata cosi’.
Oggi il New York Times loda comunque Bloomberg e i repubblicani sparano sull’allarmista Obama.
Better safe than sorry, rispondono i quattro. Si certo, sara’ per un’altra volta.

La politica metereologica. Fenomenologia dello spirito di Irene

28 ago

Politica, metereologia, ascolti televisivi si stanno mischiando in questo fine settimana americano, alimentando un occhio del ciclone piu’ grande di quello di Irene, gia’ vasto per conto suo (800 km di diametro, dicono).
Il 29 agosto del 2005 Katrina plano’ su New Orleans e ammazzo’ l’amministrazione Bush, impreparata, latitante, indecisa.
Non c’e’ politico americano che non abbia appreso quella lezione, a qualsiasi livello. Primo fra tutti il detached presidente Obama che ha rinunciato ad una giornata di golf, ha spinto la sua famigliola sull’elicottero ed e’ rincasato a Washington.
Con Obama, il governatore Cuomo dello stato di New York, il governatore Christie del New Jersey, il sindaco Bloomberg di New York hanno chiamato alla piu’ grande evacuazione della storia americana dovuta ad un evento atmosferico ( due milioni e trecentomila persone teoricamente coinvolte).
Il Weather Channel americano ha subito battezzato Irene “the storm of a lifetime”, la tempesta di una vita, di sempre, della storia. Una sciocchezza straordinaria che non solo dimentica Katrina ma anche Rita, Andrew, Floyd, Hugo, per dire solo di alcuni degli uragani devastanti nella memoria di tutti in America.In queste ore Irene entra a New York. Milioni di cellulari, macchine fotografiche sono pronti a fotografare l’inferno di cristallo. Vediamo se la fenomenologia dell’allarmismo era solo politica metereologica. Oppure no.






E’ la pioggia che va

27 ago





Altri mondi

27 ago

Ricevo e pubblico ( grazie Cri ). E capisco ( una volta di piu’) come i due mondi (quello in cui mi trovo ora, Italy, e l’Amerika ) sono diversi.
Vi raccontano spesso che ormai siamo tutta una pappa globalizzata ( e anche che la crisi e’ mondiale e che quindi…ma questo e’ fuori tema ).
L’uragano ferma le partite di baseball e football ma il campionato di basket forse salta un anno intero e nessuna tragedia nazionale. Solo ogni tanto un trafiletto sui giornali.
Vengono annunciate le chiusure delle grandi biblioteche pubbliche della citta’ di New York (aperte sempre, sette giorni alla settimana) come degli shows di Broadway, ecc
A chi fregherebbe qualcosa delle biblioteche qua da noi, nella culla della civilta’ ? Eccetera






In attesa della grande pioggia

27 ago

Le liste o , come ha detto anche un programma tivu , LE COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE.
Non necessariamente queste. Anche solo, perche’ si.
Good luck and be safe.

In attesa della grande pioggia

27 ago

http://youtu.be/A8qRneq0Eo4

Aspettando Irene e sperando che faccia la brava

Che tempo che fa

26 ago

Mia sorella vive in North Carolina , mia moglie e figli sono a New York. Dopo aver visto i telegiornali italiani (“Evacuazione a New York”) ho chiamato tutti. Tornero’ a New York settimana prossima quando Irene sara’ passata.
In North Carolina si abbatte domani l’uragano Irene, che poi continuera’ la sua corsa sulla East Coast a nord, raggiungendo Washington e New York.
Gli americani, maniaci di statistiche, classifiche piazzano Irene tra i massimi uragani nella storia a colpire New York. Di solito in citta’ arrivano spenti, un grande vento e pioggia. Questa volta dicono che sara’ diverso.
Si parla di sicuro blackout e altro. A New York siamo di solito esonerati da terremoti e uragani. Prima il terremoto (a casa mia non se ne sono accorti ) e ora l’uragano. Le cose cambiano.
Ieri straordinario evento in televisione. I telegiornali della sera (18.30) dei grandi networks sono stati spostati di 30 minuti nell’area di New York per fare posto al piano di emergenza annunciato dal sindaco Bloomberg.
In questi casi le reti allnews diventano monotematiche e allargano il loro bacino di spettatori. I metereologi televisivi diventano coconduttori. In America sono gia’ tutti dei personaggi, in alcuni casi autentiche stelle nel mercato della tivu.
Preparati, autorevoli, spiritosi, audaci quando agiscono come inviati. Insomma bravi animali televisivi. Perche’ il tempo e’ una notizia fondamentale. Non una cosa appaltata ad improbabili figurine sexy o imbalsamati militari, come da noi.
Eppure siamo il paese del colonnello Bernacca e di alcuni (pochi) suoi discepoli.
Perche’ nella nostra televisione anche le previsioni del tempo fanno schifo oggi?

Il futuro della televisione. Senza la televisione

25 ago

Una delle reti piu’ belle della televisione americana si sta attrezzando per la post televisione.
Per vedere AMC in America non bisogna pagare 10 dollari in piu’ di media che servono per ognuno dei canali extra che escono dal pacchetto base. Come accade per HBO, Showtime e anche Rai International.
Quindi e’ come in Italia per il digitale terrestre compreso nel canone. Si ma con serie originali tra le piu’ belle, da Breaking Bad a The Walking Dead, da The Killing (la migliore della scorsa stagione con Shameless di Showtime) a la numero uno, Mad Men.
Insomma AMC e’ il luogo in cui in questo momento in America si pensa, progetta, crea la televisione migliore che ci sia.
E ora ha realizzato una serie solo per il web con tre episodi da poco piu’ di 12 minuti. Ho appena visto il primo. La serie e’ titolata THE TRIVIAL PURSUITS OF ARTHUR BANKS. Ottima, anche se con il sapore di cose gia’ viste al cinema. Quello di Woody Allen.
Ci sono tutti gli ingredienti di uno dei suoi racconti. Il bianco e nero, il jazz, la voce narrante, lo psicanalista, l’amico con cui confidarsi e le donne, l’amore, le storie, quella costante inadeguatezza-alibi del maschio,ecc

Il protagonista e’ appunto Arthur Banks (Adam Goldberg) commediografo e regista sposato ad una donna affascinante, Annette, che gli chiede un figlio. Ma Arthur lo troviamo nella prima scena al risveglio, nel letto di una minorenne, Chloe, bella ragazza di 17 anni…
Siamo in un tempo e luogo imprecisati ma non si vedono cellulari e computers, anzi Arthur telefona sempre da una cabina telefonica.
Ci sono richiami a La Dolce Vita, a Mad Men. Il richiamo per noi a vederne ancora e’ magnetico. Ci eravamo dimenticati di non essere davanti ad un televisore e cosi’ con AMC siamo gia’ nella televisione fuori dalla televisione, nel luogo in cui la succhia sempre mio figlio. Il computer.

Il problema del parcheggio

24 ago

Mi e’ andata meglio che ad Abramovich ieri.
Roman Abramovich e’ il miliardario russo, uno di quelli diventati tali con una tale rapidita’ (sulle rovine del comunismo) da non lasciarci il tempo di capire come abbia fatto.
Possiede tante cose, tra cui la squadra di calcio del Chelsea e la barca piu’ grande del mondo (un miliardo di dollari il costo, 30 cabine, due piscine e discoteca). Una nave da 170 metri che e’ arrivata ad Antibes, dove Abramovich possiede casa, ma ha trovato il parcheggio occupato.


L’immagine (AFP/Getty) da un’idea delle proporzioni. Il posto era occupato da quell’altro minimalista che e’ il principe saudita Al Waleed che si muove su una cosa galleggiante lunga la meta’ ma carica di gloria ricavata da un celebre film con James Bond. Il saudita e’ il ventiseiesimo uomo piu’ ricco al mondo mentre Abramovich e’ il numero 53.
Pensando a queste difficolta’ del giovin signore russo (41 anni) piu’ o meno alla stessa ora mi avviavo in zona Prati, Roma, per andare alla Rai. Di solito si gira a vuoto per ore nella vana ricerca di un posticino. Ieri ho parcheggiato davanti all’ingresso principale, da poco riaperto dopo lunghi lavori di manutenzione. C’ero solo io, o quasi. Un bel sollievo entrare nell’aria condizionata dell’ingresso di Viale Mazzini.
Mi sono sentito fortunato pensando a quel poveraccio costretto a parcheggiare al largo.

Il taglio della lingua sulla Rai

23 ago

http://youtu.be/I7JQ1e1fdh0

Ho appena visto David Letterman su Rai 5 sottotitolato e la top ten dei suoi pensieri al ricevimento della notizia della fatwa su di lui.
David condannato al taglio della lingua anche perche’ “infame ebreo”, che lui non e’, da intendersi, credo, come generico e supremo insulto.
Bellissima puntata ed esordio su Rai 5 che non poteva essere piu’, forse involontariamente, significativo.
Parlo di ebrei e musulmani, molto, nel documentario che sta per andare in onda su Rai 3 domenica 4 settembre ( “11 settembre, dieci anni dopo”). I musulmani in America sono meno del 2% della popolazione e per alcuni di loro non e’ stato facile vivere negli Stati Uniti in questi dieci anni. Eppure l’America e’ il paese in cui la tolleranza religiosa e’ probabilmente tra le piu’ alte al mondo. E’ anche il paese in cui un ignoto reverendo brucia il Corano, in cui membri di una chiesa familiare di Topeka, Kansas, calpestano ogni giorno la bandiera americana.
Letterman ci ride su e ci fa ridere. La sua lingua saettante da oggi e’ in onda anche qua, nel bel paese centro della cristianita’.

Se fosse successo da noi ?

22 ago

Voi direte che da noi non poteva succedere perche’ non si puo’ dare che il premier vada a far visita a se stesso.
OK, pero’ il caso americano non e’ meno interessante (e grave).
Domenica pomeriggio, il presidente Obama in vacanza a Martha’s Vineyard, dopo avere finito di giocare a golf, si muove con la sua motorcade (i nove gipponi neri della sicurezza) e va a far visita al suo amico Roberts, padrone di una villa nell’isola ma non solo di questa.
Brian Roberts e’ il figlio del fondatore di Comcast e padrone della piu’ grande corporation di telecomunicazioni e internet providers del paese. Comcast ha acquisito negli anni dell’amministrazione Obama il 51% della NBC lasciando alla General Electric il 49%, con un merger molto criticato e passato indenne attraverso le maglie di chi dovrebbe sorvegliare che i monopoli non siano tali. Contenuti e provider si sono fusi e cosi’ oggi nello stato di New York puo’ capitare che chi ti porta in casa telefono, internet e cable tv sia anche quello che paga i telegiornali piu’ visti, al mattino e alla sera. Roba che chiamavamo conflitto di interesse per dire di una cosa paleocapitalista, che oggi e’ noioso ricordare anche a me stesso.
NBC che, a parte le news, ha perso lo smalto di un tempo e’ sempre un gigante.
C’era bisogno di andare a far visita all’amico Roberts, caro detached president Obama ( pescato naturalmente da quelli di Politico) ?
Leggendo i commenti alla notizia su Drudge, chi scrive se la prende con la spesa pubblica dei nove gipponi. E’ la storia della trave e la pagliuzza di cui ormai abbiamo perso i contorni, a qualsiasi latitudine.

September 11. Si avvicina, dieci anni dopo

21 ago

I networks americani cominciano ad annunciare il programma per la settimana che precede l’undici settembre.
Sara’ una pioggia di speciali, inchieste, documentari, collegamenti live come mai si e’ vista.
Live da Ground Zero tutti i tg-shows del mattino e quelli della sera a cominciare dal lunedi 5, uno speciale 60 MINUTES e sei ore di collegamento per la CBS la domenica 11.
Documentari per tutta la settimana e prima serata venerdi 9 piu’ l’intera giornata della domenica con telegiornali allargati a far fuori il tradizionale Meet The Press, per la NBC.
Sulle cable news l’undici settembre dilaghera’ coprendo le 24 ore per tutta la settimana. La CNN ha annunciato quattro documentari originali, uno in collaborazione con TIME e HBO.
Tutti hanno scelto un punto di vista, i bambini (orfani), le donne (vedove), i soccorritori morti dopo, le piste cospirazioniste, gli scenari internazionali.
Io, mi sono fatto, tra le altre, una domanda semplice, semplice. Dov’era Dio quel giorno?

Detached but connected

20 ago

Allora la famiglia Obama e’ in vacanza a Martha’s Vineyard.
Barack poteva evitarselo nell’attuale congiuntura. Poteva spedire figlie e moglie e stare vigile alla Casa Bianca, che non si sta male con l’aria condizionata. Ma Barack e’ detached, lo abbiamo detto piu’ volte. E’ lontano dal sentire comune. Piazza uno di quei suoi discorsi che non aprono piu’ le acque come una volta e poi vola da un’altra parte. Non solo con il pensiero.
La casa affittata costa 50mila dollari alla settimana e per i 9 giorni di vacanza avranno fatto un forfait. Ma non e’ questo il punto. George Bush e’ passato alla storia per la lunghezza delle sue vacanze. Ma andava a casa sua. Gli Obama non hanno una seconda casa e affittano nella Portofino d’America. Al suo ritorno nel finesettimana del 4 e 5 settembre, il lungo weekend che segna l’inizio della stagione scolastica, Barack dovra’ parlare alla nazione su crisi e disoccupazione. Al ritorno da Portofino.
Intanto il New York Times ci ha segnalato che improvvisamente, dal giorno dell’arrivo della famiglia presidenziale, i telefoni cellulari finalmente prendono a Martha’s Vineyard. Per dieci giorni gli smartphones avranno un senso.
Una cosa l’ha realizzata il detached President.

Belluno Shore

19 ago

Siamo tutti cafoni.
Dove mi trovo, ad un tavolino di un bar (con wifi) di un mare toscano, dei ragazzotti forniti di ogni gadget urlano invece di parlare, trangugiano cornetti emettendo nello stesso tempo suoni incomprensibil dovuti alla masticazione a bocca spalancata, esibiscono magliette con enormi scritte ABERCROMBIE.
E’ la divisa dell’estate, il passaporto per entrare in quella comfort zone che gli adolescenti cercano sempre quando portano in giro il loro corpo in tumultuosa crescita. Quest’anno si porta Abercrombie in modalita’ massificata.
Nulla di male, ci siamo passati tutti.
In America le marche trovano velocemente la via dei discount, dei saldi veri, azzerando da sempre lo status symbol. E poi c’e’ la beneficenza. Ricordo che qualche anno fa davanti ad una chiesa di New York, nel giorno del Ringraziamento, arrivarono dei camioncini Ralph Lauren, Tommy Hilfigher, ecc a distribuire ai poveri in fila per il tacchino, felpe, giacconi, polo. Dentro, nella chiesa di Chelsea trasformata in mensa, le centinaia di non abbienti sembravano tutti parenti della famiglia Huntsman, il riccone repubblicano in corsa per battere Obama, che mi sembra piu’ improbabile della Bachmann e di Rick Perry.
I giornali italiani si sono buttati sulla non notizia che Abercrombie and Fitch pagherebbe i quasi trentenni di Jersey Shore per non mettersi addosso roba loro. Perche’ sarebbero cafoni e buttano giu’ l’immagine.
A parte la bufala, i divi del reality sono solo fuori eta’ perche’ dopo il college in America nessuno (o quasi) indossa piu’ quel marchio. Che invece vedi in tonnellate di buste di italiani di trenta, quaranta, cinquant’anni che le comprano anche per loro, non solo per i figli.
Si strizzano il tatuaggio nella maglietta marchiata e si piazzano tutti orgogliosi su Facebook. Quasi quasi preferisco il look-canotta da quell’albergo in provincia di Belluno.

Il libro incorporato

18 ago

Quando sono in Italia compro Il Foglio al sabato e Il Sole 24 ORE alla domenica.
E alla domenica mi devo portare a casa un piccolo libro che non guardo perche’ non l’ho scelto. Ieri ho pero’ deciso di affrontare i quattro racconti di Carver di due volte fa. Ero pazzo di Carver una volta. Mi ha fatto lo stesso effetto di allora.
Il Sole dice che “alla sua morte, nel 1988, il New York Times lo definisce il “Cechov del ceto medio americano”. Come non detto.

Ambasciatore con zainetto

17 ago

Giro con zainetto (e spesso cappellino) da decenni (tanti).
Ogni tanto penso che forse dovrei smettere. Questo e’ un pensiero italiano. In America non mi viene mai in mente.
Oggi ho visto una foto AP che mi ha entusiasmato. Il nuovo ambasciatore americano in Cina, che sostituisce il billionaire Huntsman in corsa per le primarie repubblicane, e’ stato immortalato all’aeroporto con zainetto. Secondo l’AP grande stupore e ammirazione in Cina per questo frugale viaggiatore.
Gary Locke e’ il primo cinese-americano ambasciatore in Cina e il primo ambasciatore con zainetto.

AmericanaTV. Fantastica

16 ago

Impensabile in Italia.
FOX Business Network va in casa di CNBC (sono due reti concorrenti che lavorano su affari e finanza) e compra uno spazio pubblicitario per attaccarla. FOX dice nel commercial di 30 secondi che va in onda su CNBC che la stessa CNBC dormiva durante il downgrading americano, nella settimana di perdita della terza A.
Come se Canale 5 comprasse uno spazio su Rai Uno per dire che durante la settimana di manovra economica Rai Uno dormiva.
No, scusate, esempio sbagliato.

Stamo a vede

16 ago

E’ il bello delle primarie americane.
Una partita lunga un anno da gennaio in Iowa fino alle conventions. Nel 2007 ci presero in pochi, di questi tempi, quando i giochi sembravano fatti, tra i democratici, per lady Clinton.
Quest’anno la sfida appassionante e’ in casa repubblicana. Il candidato piu’ presentabile era fino a poco fa (ricordate?) John Huntsman, il fighetto mormone in cui non ho mai creduto e che oggi tutti danno per morto (perche’, cosa e’ cambiato?)
Schifati da Michele Bachmann, i media progressisti che non hanno mai capito un’acca di cosa c’era (c’e') dietro Sarah Palin giudicano inadeguata la rosa attuale della prima squadra di sfidanti e invocano nuovi acquisti.
Il nodo e’ l’America che non ha le redazioni a Washington e New York, che Politico non sa che roba sia, che nemmeno guarda MSNBC, CNN e FOX News (che insieme nel prime time venerdi 12 agosto hanno fatto nella demografica 25-54, 700mila telespettatori). Chi parla a quella pancia, chi intercetta quella rabbia e quella disillusione diventa temibile. Se riuscira’ a spingere gli americani al voto. Che e’ la prima scommessa da vincere in questa eclissi di futuro.

ps ieri dicevo che ferragosto e’ un giorno qualsiasi in America e , infatti, Google si e’ pappata Motorola, cosi’, mentre voi stavate a pranzo

America, Italia

15 ago

Oggi, in America, e’ un giorno come un altro. Buon ferragosto.



La gita a Chiasso 2

14 ago

La mia gita a Chiasso (e Lugano) alla fine degli anni Sessanta, studente del ginnasio al Parini, era di gruppo.
Prendevamo il treno ed atterravamo in una fantastica bottega di dischi in cui c’erano meraviglie che a Milano non trovavi, nemmeno dai Buscemi.
A volte ci fermavamo nelle piscine pubbliche dove era consentito alle donne prendere il sole topless. Poche lire in tasca, un solo LP per viaggio. Di solito al sabato, di corsa, dopo scuola.
Altre corse, altri mezzi nelle gite a Chiasso di cui sento parlare e leggo, in questi giorni qua, a Cernobbio.
Il decreto appena deciso e’ di 45,5 miliardi in due anni. Pare che i miliardi italiani esportati illegalmente e depositati nelle banche svizzere fossero 300 prima dello scudo. Solo 63 tornarono scudati da quei laghi e montagne, secondo La Provincia di Como (ancora meno, 20, per La Stampa).
E’ nelle banche del Ticino il tesoretto italiano che metterebbe a posto i conti. Basta andare a prenderlo e dare agli svizzeri una mancetta. O chiedere di rendere pubblici nomi e cognomi.
Ma dico cose strane, da vigilia di ferragosto, con la mia amica Marisa, al bar.

Io avevo gia’ votato

14 ago

Michele Bachmann ha vinto lo Ames Straw poll in Iowa, prima (non seria) competizione tra gli sfidanti repubblicani.
Era prevedibile. Ora pero’ Michele deve guardarsi dall’arrivo del texano, ex democratico, Rick Perry. Intanto Michele ha gia’ fatto fuori Tim Pawlenty (si e’ ritirato dalla corsa) che aveva provato ad andarle addosso come un carrormato. Tim si e’ fatto male, finendo terzo in Iowa. Avanti un altro.

Power to the people !!!

13 ago

Mitt Romney, il candidato repubblicano in testa per ora tra i suoi, ha detto in un comizio “Corporations are people”, sono fatte di persone come me e voi.
OK Mitt, e’ solo che il momento non e’ dei migliori per dire che siamo tutti esseri umani. Stephen Colbert, come sempre ci e’ piombato sopra e sono partiti a raffica spot di replica all’affermazione”umanista” del grande Romney.

La gita a Chiasso

13 ago

Scriveva Arbasino anni fa (1963) : ” Bastava arrivare fino alla stanga della dogana di Ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un qualche contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e acquistare, insieme a un Toblerone e a un paio di Muratti col filtro, anche i Manoscritti economico-filosofici di Marx (1844), il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein (1921)…”
Sul lago di Como, dove mi trovo, a cinque minuti da Ponte Chiasso, Svizzera, questa mattina al bar si parlava di altre gite, altri acquisti e depositi. Non si trova piu’ una cassetta di sicurezza in cui stipare le mazzette di euro in fuga dall’Italia. Bisogna arrivare a Lugano e anche oltre diceva qualcuno.
Che tempi, signora mia.

The meaning of life (Tiziano Terzani)

12 ago

In questo agosto italiano sono arrivato da mia madre per attraversare con lei il ferragosto.
Come sempre guardo tra i suoi libri e mi sono messo a leggere UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA e LA FINE E’ IL MIO INIZIO di Tiziano Terzani. Il lago di Como in cui mi trovo e la casa di famiglia mi hanno guidato a queste letture quasi naturalmente.
Anche perche’ da tempo volevo affrontare Terzani, che ho sempre evitato in passato. C’era qualcosa nel culto del giornalista guru che mi teneva separato, diffidente. Eppure la sua biografia, i suoi interessi, le sue domande non sono fessi e poi il mischio di America e Asia, la scelta di provare a seguire i propri interessi, passioni sono cose attraenti, quasi irresistibili (da leggere).
Insomma li ho letti velocemente e il giorno dopo, come per magia, e’ apparso su la Repubblica un lungo e bel pezzo/ricordo di Bernardo Valli titolato “Non mettete l’aureola a Terzani”.
Ora, in uno dei due testi, quello in cui “un padre racconta al figlio il lungo viaggio della vita” ho trovato un ritaglio di giornale (International Herald Tribune) del 20 settembre 2006 che mia madre ha depositato dentro, per quel maledetto vizio di famiglia che anch’io ho ereditato di ispessire i libri di recensioni. L’autrice, Elisabetta Povoledo, cita Giuliano Amato che ha scritto cose analoghe a Valli (” si renderebbe un cattivo servizio a Terzani trasformandolo in un uomo santo”).
E’ stata una lettura molto piacevole quella dei due libri e, anche senza le raccomandazioni della Povoledo e di Valli, non lo avevo eletto a mio guru (da quando ho abbassato, molti anni fa, la bandiera di Dylan, mi basta cosi’). Esce fuori comunque una vita che e’ valsa la pena essere vissuta, che poi e’ quello che tutti cerchiamo di fare, anche senza stare a pensarci troppo.
Ci sono pagine in cui Terzani parla “dell’idea di fare del giornalismo investigativo” che mi hanno interessato ( “il giornalista deve essere uno che e’, a suo modo, arrogante, uno che sente di essere libero, di non dipendere dal potere”). Questa “arrogante” ricerca dei fatti e l’elaborazione di un pensiero autonomo, non viziato da pregiudizi biografici, e’ l’essenza di questo lavoro che chiamiamo informazione, documentazione.
Guardo con grandissima fatica in questi giorni la televisione, qua in Italia, cercando brandelli di informazione, appunto, sul terremoto economico in corso. Il vuoto assoluto riempito a tratti dalle cronache politiche di palazzo.
Nulla che aiuti a capire cosa succede nelle famiglie italiane. E’ questa l’enorme differenza con la televisione americana che in un’occasione come questa si mette subito seduta a tavola della middle class e ci racconta la crisi dal basso. Qua passiamo da Tremonti ai culi delle spiagge, con interviste casuali, al primo che si incontra.
Di “investigativo” rimangono solo le chilate di vecchi film mandati in replica su ogni rete, del genere gialli, che “fanno tanto estate”.
Il significato della vita per la tivu italiana e’ chissenefrega.

Vote for Rick Parry

11 ago

http://youtu.be/7s87IkeNq3I

Stephen Colbert e’ un genio della televisione.
Con il suo PAC (ci torno presto sui PAC, il modo per evadere i limiti alle donazioni ai candidati) sponsorizza Rick Parry, non Perry, il candidato fantasma, governatore del Texas, al primo test repubblicano in Iowa di dopodomani.
Il molto da sempre criticato Ames Straw Poll e’ un test per modo di dire perche’ i candidati piu’ ricchi cammellano voti per tradizione. Ma apre la stagione di caccia. E Stephen Colbert, il maghetto di Comedy Central, ha gia’ vinto.

Navy Seal, il film elettorale

11 ago

Come scrivono Politico e BBC News oggi, riprendendo Maureen Dowd, pare sia in gestazione il film sul blitz dei Navy Seals nell’abitazione di Osama Bin Laden. Regia del premio Oscar Kathryn Bigelow, in uscita nell’ottobre 2012, ad un soffio dalle elezioni per la Casa Bianca.
Un film che aiuterebbe la causa del Commander in Chief, Barack Hussein Obama, che ha fatto fuori il nemico numero uno degli Stati Uniti.
Sicuramente quindi un prodotto migliore del filmetto agiografico su Sarah Palin scomparso velocemente dalle sale.
Ma la notizia e’ un’altra e riguarda l’interrogazione del Congressman e presidente del Homeland Security Committee, il repubblicano Peter King, in passato noto per avere sostenuto la causa dell’IRA. Di lui parlo nel documentario su September 11 che sto chiudendo.
King ha promosso una investigazione e un dibattito sulla radicalizzazione di gruppi musulmani domestici.
Maureen Dowd ha scritto che la Casa Bianca avrebbe dato informazioni agli sceneggiatori. La Casa Bianca ha definito “ridicole” le allusioni.
Peter King chiede informazioni. E’ nel suo diritto. Il film della campagna elettorale che spera di produrre la Casa Bianca, come scrivevo nel post di ieri, e’ appunto quello su Osama. La situazione economica non consiglia scenari domestici.