Archive | settembre, 2011

Per una volta che uno FA LA COSA GIUSTA

30 set

E’ cosa nota ormai come il governatore del Texas Perry abbia esteso nel suo stato gli sconti per le universita’ ai figli degli immigrati senza documenti. Sono le riduzioni che si applicano in ogni stato americano, per le universita’ pubbliche , ai residenti. Per capirci, se si e’ residenti a New York si ha diritto a pagare tasse di iscrizione notevolmente ridotte se si studia nello stesso stato di New York ma se si decide di andare a studiare in Texas non si ha diritto a sconti.
Quindi Perry ha preso atto di una situazione largamente diffusa (centinaia di migliaia di giovani messicani “illegali” che non si sarebbero potuti permettere di continuare a studiare) e ha disposto di conseguenza. Bravo.
Romney, per ora il suo avversario piu’ avanti nella sfida per la Casa Bianca, lo attacca con questo ad che cavalca la canea anti immigrazione.

http://youtu.be/7qENAbpMM0A

Perry sa quanto ha contato il voto ispanico, per ora deluso da Obama, nelle elezioni del 2008. Ma la base repubblicana non ci sta. Quello che e’ appena successo in Alabama e’ la prova di questo sentire.
America, nation of immigrants. Cosi’ e’, se vi pare.

TG

30 set

In America il conduttore del telegiornale della sera, il piu’ seguito alle 18.30, e’ il conduttore unico, alla Mentana.
Qua di seguito il loro ultimo giorno al tavolo delle news. Sono i volti, le voci che hanno portato il paese e il mondo nelle case americane.
La prima donna conduttrice e’ arrivata solo nel settembre 2006.
Questa e’ una serata cosi’. La stagione e’ dominata dalla nostalgia nelle serie televisive. A me mancano loro.

Walter Cronkite dal 1962 al 1981 ( CBS )

Dan Rather dal 1981 al 2005 (CBS )

Tom Brokaw dal 1982 al 2004 ( NBC )

Peter Jennings dal 1983 al 2005 ( ABC )

Amanda innocente. Scende in campo la tv americana

29 set

Il numero uno dei conduttori dei TG del mattino, MATT LAUER, coconduttore dello show primo per ascolti della televisione americana nella sua fascia (dalle sette alle dieci) e’ planato a Perugia, Italy. Succede solo in casi straordinari che Lauer esca dagli studi di Rockefeller Center della NBC .


Lauer entra nel telegiornale da Perugia continuamente con interviste a giornalisti esteri e familiari di Amanda. La storia e’ raccontata quasi esclusivamente dalla sua parte. Il caso Knox per gli americani e’ elevato ad esempio di come funziona la giustizia italiana. Interessante perche’ mai se ne sono occupati cosi’ in occasione di processi politici, mafiosi, finanziari.
E se ne occupano, in generale, con molto rispetto per le decisioni che saranno prese ma con un chiaro punto di vista. Quello dei “reasonable doubts”, dubbi ragionevoli. Frase che abbiamo sentito in migliaia di processi televisivi. Si dice manchi la “smoking gun”, la prova delle prove, quella che inchioda. E che Amanda dopo essere stata dipinta dalla stampa italiana come un “devil”, diavolo, e’ ora la detenuta modello, la fragile ragazza che potrebbe non avere commesso il fatto di cui e’ accusata. Dice una giornalista intervistata da Lauer, esperta di cronaca, che mai in America un caso di cronaca all’estero era stato cosi’ seguito , da 25 anni a questa parte. Quindi lente d’ingrandimento su Perugia.
Io un dubbio su Lauer, grande intervistatore, c’e l’ho. Non so se ragionevole. Ma gli occhiali da sole quando si parla con qualcuno, non solo in televisione, non si dovrebbero togliere ?

Intro alle “serie sessiste”

29 set

Tre nuove serie di questa stagione televisiva americana , THE PLAYBOY CLUBPAN AM e il remake di  CHARLIE’S ANGELS hanno generato un (fondato probabilmente) dibattito sul loro essere “sessiste”. Prima di parlarne nei prossimi giorni (sono diverse tra loro e tutte e tre da Mad Men, ovviamente) mi/vi introduco a quegli anni , usando un testo di Simone de Beauvoir  (L’America giorno per giorno, Feltrinelli, 1955). Agli occhi europei della scrittrice le donne americane appaiono  diverse. E’ utile leggere per entrare in quel clima, in quegli anni subito prima di Mad Men, degli anni Sessanta.

“…Mi siedo al bar del Plaza : per fortuna mi avevano attesa. Il martini mi rianima…Guardo la gente, Le donne mi  sorprendono. Sui capelli curati, dalle impeccabili messe in piega, reggono aiuole fiorite, gabbie; la maggior parte delle  pellicce e’ di visone; gli abiti dai drappeggi complicati sono disseminati di lustrini e adorni di pesanti gioielli privi di  valore e di fantasia. Tutte portano scarpe con tacchi altissimi ed abbondantemente traforate. Mi vergogno delle mie  scarpe svizzere con la suola di para, di cui andavo cosi’ fiera. Per strada, malgrado fosse una giornata invernale, non  ho incontrato una sola donna senza tacco; e nessuna aveva quel portamento sciolto e sportivo che io attribuivo alle  americane; indossano tutte vestiti di seta, anziche’ di lana, e sono letteralmente coperte di piume, velette, fiori,  ornamenti di vario genere.”

“Incontro nuovamente le college-girls sul treno che mi riporta a New York. Vanno a passare il week-end in citta’.Si fatica a conoscerle. Portano, proprio come le loro madri o sorelle maggiori, cappelli con piume, fiori, velette, pellicce pesanti, scarpe col tacco alto. Sono molto meno graziose di ieri. Mi rendo conto perfettamente che l’originalita’ del loro costume da campus non era che conformismo: jeans o visone: due uniformi. Credo che le americane non si vestano mai per la propia comodita’, per se stesse. L’abbigliamento e’ innanzitutto l’affermazione di un tenore di vita: cio’ accade perche’ non vi sono espressioni di originalita’, che non si possono valutare in dollari ( salvo in certi ambienti artistici o intellettuali, ma anche qui l’originalita’ si ottiene con le sete e le pellicce). Esiste soltanto una gerarchia d’ordine quantitativo: stessi redditi, stesse pellicce. La possibilita’ di fare strada, per una donna, e’ strettamente condizionata dalla sua eleganza; e, per le donne povere, e’ una terribile schiavitu’. Un’impiegata, una segretaria deve riservare circa il venticinque per cento dello stipendio al parrucchiere e ai prodotti di bellezza. Sarebbe screditata se si presentasse in ufficio due anni di seguito con lo stesso vestito. Per lavorare in certi negozi di articoli femminili, dove e’ richiesta un’eleganza raffinata, occorre un guardaroba piu’ costoso che per fare l’entraineuse in un locale notturno di Parigi. Molte ragazze non riescono ad anticipare le spese, e , di conseguenza, moltissimi impieghi risultano inaccessibili, proprio a quelle che ne avrebbero piu’ bisogno. Di primo acchito, a New York lo splendore dei capelli e degli incarnati sembra miracoloso: ma e’ un miracolo che si paga caro. E mi sembra significativo il fatto che l’abbigliamento-tipo, imposto alla donna americana, non e’ stato ideato affatto per la sua comodita’; queste donne, che in ogni occasione rivendicano aspramente la loro indipendenza, e il cui atteggiamento nei riguardi dell’uomo e’ cosi’ spesso aggressivo, si vestono soltanto per gli uomini: i tacchi che ne irrigidiscono il passo, le piume fragili, i fiori in pieno inverno, tutte queste guarnizioni e ornamenti servono solo a sottolineare la loro femminilita’ e ad attirare gli sguardi maschili. A dire il vero, l’abbigliamento delle donne europee e’ meno servile.”

” A mezzogiorno una delegazione di college girls viene a prendermi per la colazione….Mi parlano dei loro progetti per il futuro, il piu’ importante dei quali e’ quello di trovare marito; qualcuna desidera un marito e un’occupazione, ma la maggior parte farebbe a meno dell’occupazione. E’ consigliabile avere un job per uno o due anni, mi spiegano; innanzitutto , si ha la possibilita’ di conoscere dei giovanotti; e poi si da la prova della propria indipendenza: fatta questa prova ci si puo’ sposare senza essere tormentate da imbarazzanti complessi di inferiorita’”

” Il jazz cessa. Una bella ragazza coi capelli neri si fa innanzi sulla piccola pedana: comincia a danzare, e a spogliarsi adagio secondo il rituale classico dei burlesques: in un angolo una donna matura la sorveglia con uno sguardo distratto: le assomiglia come fosse sua madre e, a quel che si dice, lo e’ davvero. Dicono anche che la ballerina proviene da una ottima famiglia, che ha frequentato la scuola con profitto, che e’ intelligente e colta; ma a New Orleans si circondano volentieri le ballerine dello spogliarello di un’aureola di leggenda. Quello che e’ sicuro, e’ il fatto che questa e’ bella e attraente. Piu’ si spoglia e piu’ i volti diventano austeri; esprimono una curiosita’ distaccata, educata e quasi infastidita; quando toglie lo slip, conservando attorno ai fianchi solo un piccolo triangolo di lustrini trattenuto da un cordone di seta, l’atmosfera e’ cosi’ carica di moralita’ che ci si potrebbe credere di essere al tempio, una domenica mattina.”

“Gli uomini si isolano nei clubs maschili e le donne in quelli femminili, e i rapporti reciproci si basano su piccoli dispetti, piccole dispute e piccoli trionfi. Tale inimicizia fondamentale aumenta la profonda solitudine degli americani.. Non s’incontrano coppie d’innamorati per strada, e per i vialetti di Central Park non si vedono coppie abbracciate, ne bocche unite in un bacio. E poi, si parla dell’amore in termini tecnici, quasi da igienisti: una bella donna e’ sexy, si vorrebbe avere un sex-affair, un sexual-intercourse con lei. Esiste un modo razionale di accettare la sensualita’, che corrisponde a un rifugio velato.”

“When I Paint My Masterpiece”

28 set

Sono stato oggi a vedere i dipinti di Bob Dylan esposti alla Gagosian  Gallery, a New York. Il titolo della mostra e’ The Asia Series, risultato di viaggi in Cina, Giappone, Corea del Sud e Vietnam. Dylan ha cominciato ad esporre nel 2007 ma gia’ la copertina del suo Self Portrait del 1970 aveva rivelato voglia di pittura.
I quadri sono esposti in tre sale e molti, quelli per me piu’ curiosi e di cui ho chiesto informazioni, sono venduti. C’e’ un’aria da realismo socialista nei dipinti ma mi fermo qui. Le scene di vita familiare e sociale piu’ interessanti dei paesaggi.
Questa mattina il New York Times ha pubblicato un articolo in cui vengono individuate esatte somiglianze tra un paio di celebri fotografie e le scene dipinte. Interessante anche questo ma fino ad un certo punto perche’ e’ difficile leggere nella testa di chiunque e in quella di Dylan (e’ il suo bello) un poco di piu’.



Don Draper e Facebook Timeline. Tutto il resto e’ il nulla

28 set

http://www.viddler.com/explore/eleist/videos/1/

il video e’ stato rimosso ma lo trovate a questo link you tube

Autore della genialata e’ http://twitter.com/#!/EricLeist

Venticinque anni dopo

28 set

Sting (visto in tivu questa mattina) lancia il suo tour, il cd box dei 25 anni di carriera e il concerto di sabato a New York per festeggiare il suo compleanno (60 anni il 2 ottobre). Ci saranno Billy Joel, Bruce Springsteen, Lady Gaga, Mary J. Blige, Robert Downey, Jr., Herbie Hancock, Vince Gill, Will.i.am, Rufus Wainwright, Branford Marsalis e Stevie Wonder. E ci saranno i suoi sei figli. Incasso in beneficenza.
Gli chiedono come fa a mantenersi cosi’, in forma.
Sting dice: 50% vanita’, 50% disciplina. Ecco, il problema e’ quando c’e’ solo uno dei due 50%. Ognuno decide per se stesso quale manca.
Poi Sting aggiunge che ci vuole fortuna.

History Channel

28 set

Cosi’ eravamo messi quattro anni fa in questa fase delle primarie per la Casa Bianca.
Per dire che Chris Christie potrebbe candidarsi. Ma se fa passare ottobre dovrebbe chiamarsi Eisenhower e avere fatto la Grande Guerra. Non il magistrato nel New Jersey. Lo dice MSNBC questa mattina, non io.

Sora Cesira International

28 set

Eli non baila piu’

28 set

Sono arrivato sul finale di DANCING WITH THE STARS (ero sulla PBS per un’altra cosa di cui vi parlo domani) e non mi aspettavo di vedere Elisabetta Canalis giustiziata. Anche ieri guardavo altro ma avevo letto di una grande prestazione.
Punita perche’ italiana? Perche’ le fidanzate di Clooney stanno antipatiche? Fate voi, urge inchiestona.
Il suo addio, per la storia, elegante e in ottimo inglese, checche’ ve ne dicano.


P.S. Quasi due ore dopo ritrovo, sempre su ABC, Canalis e socio ballerino russo, al Jimmy Kimmel Show. Ribadisco, simpatica Elisabetta Canalis. Per nulla detached, una ragazza che meritava di bailare ancora. Diversa da quelle iene degli altri concorrenti di Dancing. Kimmel le chiede se partecipera’ a Ballando con le Stelle in Italia. Nulla sa Jimmy di Baila.

Ecco la “Obama conspiracy”

28 set

“The President will offer the Second Amendment lip service and hit the campaign trail claiming he has actually been good for gun owners. But it’s a big, fat, stinking lie — just like all the other lies that have come out of this corrupt administration. It’s all part of a massive Obama conspiracy to deceive voters and hide his true intentions to destroy the Second Amendment.”

Queste parole sono di Wayne LaPierre, vice presidente della NRA, la National Rifle Association, venerdi della scorsa settimana. Accusa il presidente Obama di essere parte di una cospirazione per ingannare gli elettori e “distruggere il Secondo Emendamento” alla Costituzione, quello che tutela il diritto dei cittadini americani a possedere e portare armi.
LaPierre ha ricevuto critiche per cose che ha detto in passato. Il   presidente Bush padre si dimise dalla NRA dopo frasi ritenute offensive pronunciate da LaPierre.
Vai LaPierre, sparala sempre piu’ grossa.

Pepper spray

28 set

Ogni ragazza, donna americana che vive in una grande citta’, che ha frequentato un college, che fa uso della metropolitana in orari notturni sa cos’e’ il pepper spray. Non e’ detto che se lo porti sempre dietro ma sicuramente conosce un’amica che lo fa. E’ un piccolo spray che quando viene usato in direzione degli occhi della persona che si vuole offendere non consente di vedere e procura dolore perche’ contiene sostanze chimiche. Le donne lo usano come “arma legale, dissuasiva” per prevenire violenze, stupri. O magari non lo usano ma si sentono piu’ sicure a portarselo dietro. Il suo uso da parte delle forze dell’ordine e’ altra questione trattata nel link citato sopra. Ogni stato ha una differente legislazione al riguardo per l’acquisto del pepper spray. A New York si compra in negozi di armi o farmacie, bisogna avere piu’ di 18 anni e si riempie un modulo che certifica l’identita’ dell’acquirente. Contro un piccolo gruppo di manifestanti a Wall Street dei poliziotti hanno usato qualcosa che assomiglia molto al pepper spray..
Uomini contro donne. Il pepper spray, a New York, non ce la fa a riscrivere la storia.

http://youtu.be/v5zmzV5IxpQ

Il burattinaio ( e the new, new thing )

27 set

Mattinata interessante a Morning Joe su MSNBC, la mia sveglia quotidiana televisiva quotidiana alle sei. Ha sempre gli ospiti, i collaboratori migliori ( fissi Mike Allen di Politico , Mark Halperin di Time e John Heilemann del New York magazine ). Oggi il tema e’ il punto sulla corsa per la Casa Bianca tra i repubblicani. In apertura passa Letterman che al primo posto della sua Top Ten mette ” Perfino la Bachmann pensa che Perry sia fuori di testa”.
Questa e’ l’introduzione a Tina Brown che arriva per dire quello che ha pubblicato su The Daily Beast e Newsweek. Ovvero che il grande burattinaio dei conservatori americani, quel signore di 71 anni che porta a casa 23 milioni all’anno (dono di Rupert Murdoch) per avere fatto di Fox News la televisione che ha annichilito CNN, sta oggi ripensando la sua strategia. Dopo avere soffiato sull’emergere del Tea Party, avere dato spazio a Glenn Beck e Sarah Palin ( e avere fallito nell’opposizione a Obama nel 2008) oggi e’ alla ricerca di un candidato potabile, gradito anche a Wall Street. Che non sono Perry e Romney. E che potrebbe essere l’ex prosecutor ( avvocato, magistrato ) con meno esperienza in politica di quanta ne aveva Obama, il bullo, bravissimo nel botta e risposta, Chris Christie. Che proprio oggi prova ad allargare i suoi orizzonti finora limitati alle Jersey Shores con un discorso alla Reagan Library.
Quello che Tina Brown dice di Roger Ailes, il capo di Fox News, era piu’ o meno stato scritto dal New York magazine lo scorso maggio. La televisione che fa litigare, che ingigantisce l’ala estrema porta denaro e ascolti ma fa perdere le elezioni, come e’ successo nel 2008 ( nel suo piccolo, che avrebbe fatto la Polverini senza Ballaro’ ?).
Ora il burattinaio spinge per un nuovo candidato e riposiziona la televisione che dirige piu’ “fair and balanced” (corretta ed equuilibrata, lo slogan di Fox News, deriso da tutti i comici e da chiunque abbia testa sua propria). Che purtroppo non pare essere lo chiccoso Jon Huntsman, quello che dice cose sensate e che arriva a Morning Joe subito dopo Tina Brown. Dice ad esempio Huntsman che e’ stato senza precedenti l’attacco di Perry ad Obama su Israele. E che il mercato e’ sempre a caccia della new, new thing, la cosa nuovissima. Che in questo caso, l’abbiamo capito, e’ Chris Christie.


Spielberg-megatelevisione

27 set

Doveva partire alla fine di maggio ma e’ atterrata ieri sera nelle case americane la megaproduzione (12 executive producers ) di Steven Spielberg, TERRA NOVA, su Fox.
Il pregiudizio (c’e’ sempre un pregiudizio, l’importante e’ essere disponibili a buttarlo via) era di una megavaccata. Invece i primi venti minuti sono strepitosi. Dal ventiduesimo secolo, anno 2149 (a Chicago) “all’alba di una nuova civilta’ preistorica “, 85 milioni di anni fa ma con molti gadgets della modernita’. Una societa’ non proprio democratica (ma anche chissenefrega). E’ la fine del mondo e l’inizio del nuovo.
Al minuto 32 (comprese le pubblicita’) compare un dinosauro (il punto a capo spielberghiano) e da allora il racconto diventa piu’ tradizionale, buoni e cattivi, amori di teenagers, dinamiche familiari e sociali da manuale. Noi seguiamo il decimo pellegrinaggio a Terra Nova, il mondo nuovo per la famiglia Shannon che assomiglia molto al vecchio : Jim “tutore dell’ordine”, Elizabeth dottoressa, due figli di 17 e 15 anni, piu’ una piccolina, Zoe, che nel vecchio mondo era vietato concepire perche’ la famiglia perfetta era di quattro.
I moderni colonizzatori di Utopia devono lottare con altri, scissionisti, insediati nel nuovo paradiso popolato di mostri animali (e naturalmente umani). Tutto allora diventa piu’ convenzionale materiale alla Spielberg, con Jurassic Park che incontra E.T. e I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e’ il signore di Avatar (Stephen Lang), Colonnello Kurtz redivivo. E cosi’ la conquista del mondo nuovo rientra nel grande libro della favolistica di Spielberg o nel gia’ visto.
All’inizio ho pensato a Kubrick e alla fine ad un figlio di Spielberg a cui hanno messo in mano un giocattolo da 20 milioni per le due ore di ieri ( a cui sottrarre le interruzioni pubblicitarie ). Con due unita’ e tre camere l’una, ogni 9 giorni e’ stato partorito un episodio.
La televisione e’ meglio del cinema in America, dico spesso. In questo caso e’ la stessa cosa (senza 3D, a casa mia), solo molto piu’ convenzionale di quella che anima le nuove serie americane da Hill Street Blues in poi.
Terra Nova e’ stato girato in Australia, la terra che spesso ci dimentichiamo che esiste, il viaggio piu’ lontano che fecero i nostri emigranti quando se ne andarono dalla Terra Vecchia.
P.S. Dalla terra si scappa nel 2149 perche’ non si trova piu’ un frutto (la prima scena) e perche’ global warming (nella fiction) ha fatto il disastro (diteglielo voi di Fox alla Bachmann, Perry e al resto degli scienziati republicans).

Carramba

27 set

Da quando e’ andato in onda ( 2003 su ABC ) il reality EXTREME MAKEOVER : THE HOME EDITION ha rimesso in piedi, arredato centinaia di case.
In occasione di distruzioni causate da uragani, incendi il programma televisivo stringe alleanze con partners filantropici, comunita’ e imprese e racconta storie di resurrezione dai disastri. La prima puntata doppia della nuova stagione e’ andata in onda domenica sera dalle sette alle nove di sera ( ascolto di 6 milioni nella prima ora e di piu’ di 8 nella seconda quando c’e’ stata la sorpresona, in calo rispetto allo scorso anno ma tutti sono stati puniti dal football che ha dominato la serata). Non vedevo la trasmissione da molto perche’ trovo insopportabili i due conduttori ma ieri mi sono piazzato sul divano in attesa dell’annunciata sorpresa. Il caso era quello della Jubilee House, in North Carolina, una casa-rifugio messa su da Barbara Marshall e la sua famiglia per dare un tetto a donne senzacasa, veterane dell’esercito ( sono, secondo stime ufficiali, il 5% dei 107.000 reduci homeless, una catastrofe nazionale ). La stessa Barbara ha servito 15 anni nella Navy.
Come sempre nel programma la famiglia viene spedita in vacanza per una settimana (a Disney World ) e in questo tempo l’ostello, che era ridotto molto male, rinasce a nuova vita. Per l’inaugurazione, carramba, arriva la First Lady, Michelle Obama. Pianti, commozione.
Lacrimavo anch’io a vedere quelle reduci dalle guerre felici.
Televisione finta, consolatoria, propagandista ? Siete cinici. E non e’ un bene.





Running on. Empty

26 set

Si moltiplicano le voci sull’entrata in campo del rude governatore del New Jersey, Chris Christie.
Quello che ci capisce, Mike Allen e che ho ascoltato stamattina su MSNBC non ci crede.

THE BLACK PRESIDENT

26 set

Obama parla ad un uditorio di afroamericani.Guardate che swing, che ritmo. E come cazzia tutti.

http://youtu.be/fvP281Q_jfw

LOST, a New York. 11 settembre, dieci anni dopo

26 set

Si e’ detto che il romanzo e il film definitivi sull’undici settembre non siano stati ancora realizzati. La televisione che e’ mezzo piu’ transitorio, piu’ permeabile a scrivere una storia aperta, ad evocare senza approfondire, a raccontare il tempo in cui viviamo in un flusso di citazioni senza gerarchie (anche scomposte) sta riempiendo di undici settembre (dieci anni dopo) questo inizio di stagione.
Tre esempi , molto diversi, nella stessa giornata di domenica 25 settembre, mentre sto scrivendo.
Nel primo episodio di The Good Wife, Alicia difende uno studente musulmano accusato di avere ucciso un compagno di classe ebreo.
Nel primo dei Simpsons, Homer e’ minacciato da un terrorista ucraino.
60 Minutes, il newsmagazine, apre la stagione con il primo pezzo sul controterrorismo americano.
Piu’ preciso e’ il riferimento all’undici settembre nella prima puntata della nuova serie, “PERSON OF INTEREST”, partita con un buon risultato di ascolto sulla CBS giovedi scorso (13.2 milioni di telespettatori) e subito replicata, sempre in prime time, sabato.
C’era grande attesa per il debutto della serie perche’ la manina che c’e’ dietro e’ quella del creatore di Lost, J.J.Abrams. Person of Interest e’ scritto da Jonathan Nolan, fratello del piu’ famoso Christopher regista e insieme autori di Batman al cinema. Abrams ha altre due serie in arrivo nella stagione su Fox e qua e’ executive producer. Nel frattempo e’ occupato anche nei sequels di Mission Impossible e Star Trek. In tempi di disocuppazione non ci dobbiamo preoccupare per J.J. e il suo amico Spielberg, al lavoro su una dozzina di fronti.
Nolan e Abrams sono uniti dalla passione per i supereroi e questo si vede parecchio in Person of Interest. Gia’ la scelta del protagonista, Jim Caveziel che qualsiasi cosa fara’ rimarra’ sempre Gesu’ ( nonostante La sottile Linea Rossa ) la dice lunga. Nella prima scena John Reese (Caveziel) sembra un homeless, e’ sulla metropolitana e viene affrontato e deriso da una gang di giovanotti che lui lascia tramortiti, uno dopo l’altro. La scena e’ ripresa da una camera fissa e scopriamo cosi’ che tutta la citta’, New York, e’ monitorata come effetto dell’undici settembre.
Da allora una grande macchina , inventata da Mr.Finch, ci sorveglia, screma i terroristi dai semplici bad guys e di questi bad guys si occupa Person of Interest. Salta fuori cosi Mr. Finch (il Ben Linus di Lost), billionaire dell’industria dei softwares, che assume l’ex agente della CIA e supereroe John Reese per dare la caccia, preventivamente, ai cattivi che si agitano nella citta’, New York. Le torri vengono nominate un paio di volte (quando gli aerei si abbattono sui grattacieli non vediamo le immgini e la televisione e’ presa dal retro, come una citazione). La parola Lost compare di tanto in tanto, nemmeno tanto subliminale.
Naturalmente girato e montato bene, grande musica a sostegno, a me pero’ la citazione che viene in mente e’ quella del Giustiziere della Notte di Bronson ( e anche tante cose di Clint Eastwood, ma fino a qua non ci arriviamo). Abrams probabilmente pensa piu’ ad un cartone animato ma ammazzamenti e saggi di arti marziali fioccano come neve nello scorso inverno a New York. Gli autori ci vogliono dire che da dieci anni viviamo sorvegliati, che tutto si sa di noi. Ci fanno penetrare nelle paure (e la vita privata) degli altri, che le nostre dovremmo piu’ o meno conoscerle. Dovremmo vedere un caso chiuso a settimana ma sospetto ( e spero) che ci sia una linea di racconto piu’ intricata che lega i protagonisti. Altrimenti che c’entra l’autore di Lost ? Ma mio figlio, a cui Person of Interest e’ piaciuto, dice che no papa’, tu cerchi sempre significati che non ci sono. E’ solo televisione (buona o cattiva) e rilassati.

Law, disorder and conspiration

26 set

Avevo letto di questo primo episodio della nuova serie , la tredicesima , di Law and Order: Special Victims Unit, spin off della celebre Law and Order. Il caso affrontato e’ quello di Dominique Strauss-Khan. E, incredibilmente, il francese e’ diventato un diplomatico italiano ( Franco Nero) che sostiene di essere stato incastrato da Berlusconi. La storia e’ la ricostruzione del noto caso con questo pazzesco cambio di identita’ (personale e nazionale). La serie l’avevo abbandonata da tempo ma un articolo della Stampa mi ha costretto a vedere l’episodio.
Comunque la pensiate io sono senza parole. Viviamo in un mondo in cui non ti puoi fidare piu’ nemmeno della fiction (americana). Avevo appena visto Ferrara in tivu intervenire con passione sulla “giustizia giusta” (quella americana). Insomma, due giorni dopo Troy Davis…
Ma ora chi glielo va a raccontare di questa porcheria (americana)?

Sulla strada (la stagione tivu)

25 set

Camminando oggi per New York, cartelloni delle nuove serie che sto guardando.



La 500, Jennifer Lopez e Papi. Se non funziona stavolta…

25 set

Dalla serata di Monday Night Football su ESPN del 12 settembre circola nella televisione americana un nuovo ad, pubblicita’ di 30 secondi, della Fiat 500.

Efficace no? Meglio questo dell’altro del drive in che puntava sull’effetto nostalgia e sull’Italian dream.  Reazioni comunque contrastanti online. Ma questo accade sempre. Quelle che conteranno saranno le visite ai concessionari e, appunto, online come invita a fare la stessa pubblicita’ Fiat. Piu’ di Jennifer Lopez non si poteva fare. JLo e’ al culmine della popolarita’ dopo la stagione vincente come giudice di American Idol, a botte da 20 milioni di telespettatori a puntata. Quindi tutto bene ma qualche giorno dopo la prima messa in onda del commercial salta fuori il video lungo piu’ di cinque minuti dell’ultimo single di Jennifer. C’e’ chi giudica strana la cosa e chi invece loda la scelta. E’ product placement ma di chi ? Di JLo o della Fiat ?
Ma poi veramente solo una domanda mi ronza per la testa. In Fiat avevano visto il titolo della canzone di Jennifer ?
E il testo del ritornello (Move your body, Move your body, Dance for your papi, Rock your body, Rock your body, Dance for your papi) ?

Ciao, Bella (e il butler)

24 set

Il sempre bello Off Duty del Wall Street Journal del weekend e’ dedicato alla “magical Italy”.
Utile per capire come ci vedono gli americani ma soprattutto per apprezzare cose che diamo per scontate e che, vivendo lontano, ogni tanto dimentichiamo.
All’interno una lunga intervista a Diego Della Valle con figurina del Colosseo (capite a cosa servono le sponsorizzazioni ?). Io ho il massimo rispetto per il mio presidente virtuale (e’ il padrone, non il presidente della Fiorentina, la mia profonda radice italiana, squadra che mi procura inenarrabili dolori da decenni). Quindi approvo tutto quello che dice senza leggerlo od ascoltarlo. Mi ha colpito pero’ una sua affermazione nell’articolo a lui dedicato (le sue Ferrari, il suo aereo privato, la sua barca che era di Kennedy,Capri, i sarti, tutto fantastico). Ma il rapporto con gli “electronics”, Diego? Dici che non hai familiarita’ con i touch screens e che ti fai aiutare da tuo figlio e dal tuo “butler” . Non ricordavo di un butler, un maggiordomo, dai tempi di Gosford Park di Altman e Upstairs, Downstairs della BBC e poi PBS. Pare siano rimasti un centinaio i butlers in Inghilterra. In America li chiamano “household managers” e in molti hanno esercitato la loro professione alla Casa Bianca.
Da noi l’uso di “quello e’ un maggiordomo” e’ diventato altra cosa.
Il butler esperto in electronics e’ l’unico lusso che invidio al mio presidente.

41 anni dopo

24 set


Ci sono soap della televisione americana che hanno piu’ di 50 anni di vita e ancora lottano insieme a noi. Una signora della televisione di 41 anni e’ scomparsa questa settimana, ieri. Era nata il 5 gennaio 1970.
Per quindici anni e’ stata tra le prime due soap operas del daytime. Il 70% del pubblico era femminile. Come accade per le soap migliori, All My Children ha specchiato i cambiamenti degli stili di vita, delle relazioni sociali in questo lungo arco di tempo. Tutti i taboos sono entrati nel racconto televisivo di AMC, le tre lettere con cui gli americani conoscono la soap. Era apprezzata per la sua ironia. Televisione antica. Potrebbe risorgere su Internet.
Sara’ sostituita da ABC con un talk show. Non era difficile immaginarlo.

http://youtu.be/FNuWRj4KgMI

Reality’s ratings

24 set

Ottimo ascolto (la meta’, comunque, di Person of Interest di J.J.Abrams) del dibattito repubblicano di ieri.

Debate Network Total Viewers A25-54

Sept. 22 Fox News 6,107,000 1,701,000
Sept. 12 CNN 3,600,000 1,100,000
Sept. 7 MSNBC 5,411,000 1,728,000
Aug. 11 Fox News 5,053,000 1,430,000
June 13 CNN 3,162,000 918,000
May 5 Fox News 3,258,000 854,000

Il reality show repubblicano

23 set

Se prima eravamo in otto a ballare l’hully gully ora siamo in nove a ballare l’hully gully….al cast degli sfidanti repubblicani di Obama per il 2012 si e’ aggiunto un nuovo attore, il libertario Gary Johnson, ex governatore del New Mexico, con zero speranze di farcela ma desideroso di sfruttare questa occasione per far sentire le sue opinioni.

E cosi’ quasi ogni settimana siamo qua a parlare dei dibattiti repubblicani, come fosse un reality show. Oggi e’ in onda uno contemporaneamente al primo episodio della nuova serie di J.J. Abrams, il creatore di Lost. Ahi, ahi.

Continuano anche gli ibridi accoppiamenti di sponsors dei dibattiti, questa volta Fox e Google. Strano fino ad un certo punto perche’ Eric Schmidt, executive chairman di Google, grande elettore di Obama nel 2008 e suo consigliere, e’ costretto a rispondere a Washington alle domande del subcommittee antitrust del Senato, che piu’ di una decina di anni fa fece passare a Bill Gates qualche brutto momento. E quindi Google cerca alleati.


Quando parte il dibattito e’ chiaro lo sforzo di dare l’idea che Google sia una potenza globale. Mappa del mondo, bandierine ovunque e premessa che le domande arriveranno dai cinquanta stati scremate e votate dagli stessi postulanti. Sara’ ..?
Si comincia con tutti che attaccano Obama, compreso i tre moderatori. Non distinguo le domande dalle risposte perche’ potrebbero essere invertite e nulla cambierebbe. L’importante e’ dare addosso al welfare state, alle unions, a Washington in generale (che ovviamente e’ un covo di democratici, senza un think tank, un lobbista, un rappresentante del Congresso repubblicani).
La Bachmann va oltre sostenendo che ogni dollaro guadagnato dai cittadini americani dovrebbe rimanere nelle loro tasche. Evviva, abolite le tasse e piovono applausi. Poi viene lanciato un sondaggio (perche’ questo , sia chiaro, e’ il primo vero dibattito interattivo, dicono ogni tre secondi): chi e’ per voi un ricco, in America?


Il 44% degli americani pensa che un ricco sia chi porta a casa piu’ di un milione di dollari l’anno. Interessante e’ che il 13% crede che ricco e’ chi guadagna 100mila dollari l’anno.

Spesso si ha l’impressione che sia un duello Perry-Romney con una serie di irrilevanti valletti. I due si beccano su incongruenze dei rispettivi libri (Romneycare e Social Security). Poi tutti d’accordo sul togliere il governo federale dal “business of education”, che sarebbe l’istruzione, la scuola. Che sia data agli stati, ai privati, alle famiglie.

Su quelli che vengono chiamati illegali Perry e’ attaccato da tutti per essere “soft”, morbido, debole. L’unica volta che sono d’accordo con Perry, il governatore del Texas si becca una valanga di fischi per aver detto che non aprire le universita’ del Texas ai figli degli “illegals” (con sovvenzioni) significa non avere un cuore. Detta dal massimo sostenitore della pena di morte e’ cosa da tenere in conto. Ma il cuore allora dov’e', non ricordo, in alto a destra o in basso a sinistra?
Poi la domandona direttamente da Marte per Perry : se alle 3.00 di notte arriva la notizia che i talebani hanno il possesso della bomba atomica in Pakistan, che fare? Non so , non ho sentito la risposta perche’ la domanda mi ha tramortito. Quando rinvengo c’e’ Gingrich che dice che la domanda e’ verosimile. Gary Johnson emerge dal dimenticatoio sostenendo che ci vorrebbero relazioni commerciali anche con Cuba. Alla parola Cuba la Bachmann salta come un grillo.
A Perry viene chiesto del suo rapporto (e differenze) con Bush. La difficolta’ e ‘ quella di distanziarsi ma non troppo. E Perry risponde che le differenze sono nei programmi sviluppati nei campi della salute e dell’istruzione (Medicaid e No Child Left Behind). E via cosi’, velocemente.
Chi scegliereste tra i presenti come vice, viene chiesto? Santorum dice Gingrich. Perry vuole ibridare Cain e Gingrich. Huntsman non si tradisce e dice Cain per la cravatta gialla uguale alla sua.
Le domande Fox sono spesso comizi, quando si torna a parlare di jobs, lavoro. Sono passaggi per segnare a porta vuota. Tra il delirio del pubblico. Non mette conto parlarne. Obama e’ gia’ al fondo dei sondaggi come dimostra quello appena reso noto in Florida. Ma questi candidati sono davvero poca cosa. Intanto ha cominciato a circolare un ad di 30 secondi.

Dai tempi di Eisenhower nel 1952 un candidato alla Casa Bianca vincente non e’ mai entrato in gara dopo l’inizio delle primarie, dicevano stasera a Hardball with Chris Matthews su MSNBC. Pero’ le voci su Rubio, Paul Ryan, Sarah Palin e soprattutto Chris Christie crescono.
Il governatore del New Jersey e’ uscito fuori con questa campagna di ads, pagata da un gruppo di donatori e costata 1.5 millions, che va in onda nelle case di New York e Philadelphia.
Christie continua a dire che non correra’ per la Casa Bianca e noi gli crediamo, naturalmente.

P.S. Questa cronaca, vi avviso, e’ viziata dalla rabbia per non avere potuto vedere il primo episodio della serie Person of Interest di J.J.Abrams (che recupero domani). Quindi ho scritto sotto l’influsso di una ingiustificata privazione. In realta’ il dibattito non e’ andato cosi’. E’ stato perfino peggiore.

P.S. E in Texas un’altra esecuzione, nella notte italiana

22 set

La condanna a morte di Lawrence Russell Brewer, 44 anni, bianco, e’ stata eseguita ieri in Texas.
Alla morte del suprematista Russell hanno assistito i suoi genitori e due sorelle della vittima, James Byrd Jr, 49 anni, afroamericano.
Il condannato a morte era accusato, con due soci, di avere legato Byrd con una catena ad un pickup e di averlo trascinato per tre miglia, prima di abbandonarlo, a pezzi.

Che Dio vi benedica

22 set

“Che Dio vi benedica”, sarebbero state le ultime parole di Troy Davis, 42 anni, afroamericano, questa notte, prima di essere ucciso con un’iniezione “letale”.
Troy ha detto anche di essere innocente, di non essere lui quello che sparo’ 22 anni fa a Mark MacPhail, giovane poliziotto bianco. Per tre volte, in questi anni, la condanna a morte per Troy e’ stata sul punto sul punto di essere eseguita e per tre volte ci fu un rinvio.
Esistono ragionevoli dubbi sulla colpevolezza di Troy Davis.
C’e’ un libro che mi porto sempre dietro da bambino e che questa notte ho riletto, in parte.

Il libro scritto da Chessman fu pubblicato in America nel 1954 e la mia edizione e’ quella italiana del 1966, che presi dalla libreria dei miei genitori. Caryl Chessman, bianco, nato nel 1921 e giustiziato nel 1960 in California, scrisse quattro libri nei dodici anni trascorsi nel braccio della morte. Sei giorni prima di essere salvato per l’ottava volta dalla camera a gas nel febbraio 1960 (fu poi ucciso a maggio) Chessman scrisse questa lettera : “…Ho attualmente 38 anni. Ne avevo 26 quando fui arrestato. Alle mie spalle si snoda una lunga serie di arresti. Sono un veterano dei riformatori e delle prigioni californiane. Sono stato definito uno “psicopatico criminale”. E’ indubbio che da giovane sono stato un violento, un ribelle, un insuperabile imbecille. Mi sono messo in contrasto con la societa’; ho resistito all’autorita’. Mi vergogno del mio passato ma non posso cambiarlo….Ho compreso che i bracci della morte hanno un senso unicamente perche’ i tipi come Caryl Chessman ne sono privi…Se l’isterismo e il furore popolare che circondano…(il mio caso)… possono essere placati soltanto con la mia morte e se in seguito si decidera’ che la pena capitale venga abolita, esorto allora caldamente i membri del Congresso a formulare il loro progetto di legge in modo che io ne sia escluso”.

Piu’ di cinquanta anni dopo, la pena di morte e’ oggi argomento non secondario nelle elezioni presidenziali che si avvicinano. Il governatore Perry del Texas, nel corso del suo mandato, ha visto morire 235 condannati alla pena capitale nel suo stato, in una decina d’anni. Nell’ultimo dibattito ha difeso la sua scelta. Il 64% degli americani sono con lui, prima di questa notte. Vediamo chi sollevera’ le ragioni di quel 36% in cui ci sono anch’io.

Vote for Ralph Lauren

22 set

Ho piu’ volte detto che Jon Huntsman, il candidato repubblicano che dice cose sensate su evolution e global warming, e’ un candidato chic, un candidato Ralph Lauren. Ma lo dicevo cosi’, senza una prova. Ora dopo questa pubblicita’ apparsa sul New York Times non ci sono piu’ dubbi. Guardate la casetta sullo sfondo dell’intervista a Jon-Ralph.


americana

22 set

Liberi, dopo due anni, i due ragazzi scalatori per caso al confine tra Iran e Iraq

Troy Davis, afroamericano, detenuto da 22 anni, condannato a morte, ha atteso questa sera la sua esecuzione fissata alle sette di sera in Georgia, consumando lo “standard meal”, un pasto normale (cheeseburger, fagioli e patatine fritte).
Troy ha rifiutato il pasto speciale, quello fatto di quello che vuoi, prima di morire.
Sette su nove testimoni che lo accusarono dell’assassinio del police officer Mark MacPhail hanno ritrattato la loro dichiarazione di allora.
Sono 3251 i condannati a morte in attesa della fine, negli Stati Uniti.
Sto seguendo in diretta su CNN l’intervista alla madre della vittima. Che attende l’esecuzione con ansia. Spera che avvenga presto. Guardo, con rispetto, questa madre che vuole la morte di quello che e’ sicura sia l’assassino del figlio. Membri della sua famiglia stanno per assistere all’esecuzione all’interno della prigione. Ci saranno cinque reporters.
Fuori un centinaio di manifestanti cantano, a tratti, “We are Troy Davis”, noi siamo Troy Davis.
CNN ci dice che la Corte Suprema ha negato l’ultima possibilita’ di appello. Tra breve avverra’ l’esecuzione. Spengo il televisore. Per stasera basta.


Mamma, da grande voglio fare il regista

21 set

E intanto faccio brevi esercizi di retorica. Mi sono buttato in politica e dicono che sono un genio.
Bella storia ricostruita da Nomfup.