Archive | Settembre, 2011

Uno schifo, un dovere

21 Set

C’e’ una cosa di questo paese in cui vivo, gli Stati Uniti d’America, che mi piace molto. La filantropia.
La studio da anni. Si puo’ restituire alla societa’ con soldi o donando tempo.
Da sempre in questo blog provo, con molta fatica, a trattenere il ditino quando mi viene da fare paragoni ( televisivi, giornalistici ) con l’Italia, il mio paese. Penso che di maestrini che danno voti agli altri sia piena la blogosfera e non e’ un mio interesse.
Ma in questo caso faccio un’eccezione. Mi fa schifo come in Italia e’ trattata la filantropia. Derisa, azzoppata, ridotta ad un’opera di carita’ mentre e’ il fondamento ( teorico, pratico ) della democrazia. Senza il ciclo e riciclo della ricchezza le societa’ moderne sono destinate ad implodere. Discorso lungo, affascinante, utile per capire perche’ in Italia non esistono percorsi, storie (laiche) di vita come quelle di Bill Gates e Warren Buffett e di milioni di altri americani.
Come Denzel Washington e Ron Howard che stamattina erano in televisione a spiegarci cosa e’ e cosa fanno loro per il Boys and Girls Club.
Questa e’ un’organizzazione dedicata ai bambini americani che sono un’emergenza nazionale, per malnutrizione ed istruzione. Se vi interessa potete approfondire ma come questo club ci sono decine di migliaia di fondazioni senza le quali anche la scuola pubblica di mio figlio chiuderebbe domattina.
Ron Howard ( da Happy Days agli Oscar per la regia) ha girato dei video per il club e qua c’e’ il backstage. Sono belli e lui e’ bravo.

I repubblicani, according to Mr. Bill Maher

21 Set

Bill Maher e’ quel signore che detiene il record di nominations agli Emmys
( ventidue ) senza una statuetta. E’ andata cosi’ anche questa volta con la vittoria, nella sua categoria , di Jon Stewart. Bill fa il comico, lo stand up comedian  e per il decimo anno e’ su HBO con il suo show. Prima aveva avuto non pochi problemi con l’altro suo programma, Politically Incorrect, andato in onda su Comedy Central e ABC.
Nell’ultima puntata Bill ha riassunto con dei cartelli le idee del campo dei concorrenti repubblicani per la Casa Bianca. Ecco il Bill-pensiero.


“Crepate figli di puttana” ( allusione alle 235 condanne a morte eseguite in Texas da quando Perry e’ governatore)

“Dio odia i froci” ( Rick Santorum e’ contro il matrimonio gay e scusatemi per “i froci” ma e’ traduzione letterale )

“Piegatevi e prendetelo come mio marito” (allusione al marito di Michele Bachmann che vuole curare i gay)

“Niente ciccione” ( Jon Huntsman e’ il candidato chic )

“Perche’ licenziare dipendenti glielo fa diventare duro” ( Mitt Romney e’ il candidato che si propone come campione dell’impresa )

E per finire ” Ho mangiato un tizio” ( il candidato ombra Chris Christie , governatore del New Jersey, e’ uomo di maniere spicce )

Signore e signori, il Dr. House

21 Set

Attori che scrivono, cantano e ogni tanto recitano. Nella squadra entra anche Hugh Laurie, il Dr. House, che ci racconta la sua passione per il blues e il suo primo CD. Ha appena perso , per la sesta volta consecutiva, la possibilita’ di conquistare un Emmy. Canta che ti passa dottore.

Libri scorticanti

20 Set

Esce oggi “Confidence Men” il libro di Ron Suskind (premio Pulitzer ) sull’educazione di un presidente, Barack Obama.
Suskind, per anni al Wall Street Journal, e’ autore di articoli e libri su Bush che suscitarono uguali se non maggiori polemiche. Suskind meriterebbe un libro su di lui ma questa e’ un’altra storia.
Frank Rich del New York Magazine da la lettura probabilmente piu’ verosimile dell’affare Suskind.
La Casa Bianca e’ addolorata, scatenata nel rispondere con smentite, accuse, precisazioni alle oltre 500 pagine, 700 interviste ( dice Suskind ) e alla ormai celebre conversazione dell’autore con il presidente, durata 50 minuti. La tempesta spingera’ le vendite e oggi Ron Suskind era al Today Show (NBC) per rispondere alle domande di Ann Curry. Non l’ho visto sicurissimo ma ha confermato tutto.
1) Che Timothy Geithner, Secretary of the Treasure, ha volutamente rallentato, ignorato l’azione di Obama, favorendo suoi amici banchieri
2) Che l’amministrazione Obama e’ un “boy’s club”, un ambiente ostile alle donne
3) Che Larry Summers ha detto confidenzialmente che Clinton non avrebbe fatto gli errori di Obama
E cosi’ via entrando in una Casa Bianca che sembra un nido di maschietti, apprendisti stregoni, in balia delle volpi lobbiste e di Wall Street.
Oggi Suskind messo di fronte ad imprecisioni, scopiazzature da wikipedia, errori ha addolcito il contenuto generale del libro raccontando che si tratta di una formazione di un presidente a “boss, manager”. Che fa intendere oggi sarebbe diventato proprio questo, un capo.



Ieri sera da Piers Morgan su CNN c’era invece l’autore del nuovo discusso libro su Sarah Palin, quel Joe McGuinniss che partito con un libro su Nixon e’ poi approdato su lidi piu’ gossippari fino a questo in cui della Palin si dice che avrebbe un debole per gli afroamericani, che avrebbe fatto uso di cocaina, ecc. Con McGuinniss abbandoniamo il genere nonfiction (saggistica) dove erroneamente si trova negli scaffali in vendita ed entriamo nel meraviglioso mondo della fiction. McGuinniss che, per scrivere il tomo, si era andato a piazzare in Alaska nella casa confinante con i Palin ha detto di avere ricevuto minacce, a migliaia. Morgan ha provato a metterlo al muro con le domande ma McGuinniss ha un pelo sullo stomaco che io e voi ci sogniamo.



Uomini arrosto

20 Set

Ieri sera ho visto tanta televisione. Questa e’ una settimana di grandi ripartenze (di cose vecchie) e partenze (di cose seminuove). Ne parliamo un poco alla volta.

Esordio per Ashton Kutcher nella parte che era di Charlie Sheen nella sitcom Two and a Half Men (CBS). Nella parte dell’Internet billionaire Kutcher da il suo meglio nel finale ( vedere foto sopra ). Ashton e’ un ragazzo brillante, intelligente, politicamente molto attivo ed infaticabile twittatore. Piu’ pero’ twittatore di attore.
Intanto alla stessa ora Comedy Central ha mandato in onda l’attesissimo speciale “The Comedy Central Roast of Charlie Sheen”. Questo e’ un format straordinario ( ricordo uno recente con Donald Trump ) che vi invito a guardare e che ricorda un tutti contro uno (e tutti contro tutti) affogato in un mare di autoironia. Comici e amici-nemici “arrostiscono” la vittima a turno con numeri da stand up comedians. L’ultima parola spetta all’ospite che rispazza via tutti. A Charlie Sheen hanno detto di tutto con una liberta’ di linguaggio inimmaginabile ad altre latitudini televisive (cocainomane, maniaco sessuale, attore di quarta serie) e lui accoglieva le battute vetrioleggianti ridendo. Il “roast master” , il conduttore- padrone di casa era quel genio comico di Seth MacFarlane, creatore di American Dad, Family Guy  The Cleveland Show.
I superbravi Crozza, Littizzetto sembravano ieri, al confronto, scolaretti della parrocchietta di un isolato paesino di montagna, dall’altra parte dell’oceano.

The Italian beauty

20 Set

The Italian beauty , la bellezza italiana, questo e’ il titolo della presentazione della scheda di Elisabetta Canalis che stasera ha debuttato nell’edizione americana di Ballando con le Stelle, campione di ascolti su ABC. Nella stessa scheda ufficiale non un accenno alla sua relazione con George Clooney, che Wikipedia ci informa sarebbe durata due anni (giugno 2009-giugno 2011) e che, sospetto, sia ( che dite? ) per questo che ora si trova nel cast di Dancing with the Stars.

Il format inglese si e’ piantato nella televisione americana da 12 edizioni. Questa e’ la numero tredici e siamo al ritmo di due all’anno. Insomma in televisione si balla sempre , con una pausa estiva e una natalizia. E’ la guerra continua degli ascolti tra realities-competizioni canterini e quelli ballerini, nelle loro ormai infinite declinazioni. Confesso che aspettare la Canalis e’ un supplizio. Si succedono coppie in cui la star spesso non so chi sia, fratello o figlia di una che gia’ e’ duro sapere che fa per campare. Riconosco l’attore David Arquette, il cestista dei Lakers, Ron Artest. Mi sembra che la versione italiana sia piu’ frizzante, qua c’e’ da spararsi. Sara’ anche che i tre giudici sono poca cosa. Uno, in verita’, Bruno Tonioli, coreografo anche celebre, si salva. Ma sono tutti troppo buonini, garbati, leggeri come un souffle’.
Ci siamo, dopo un’ora veramente faticosa (il meglio sono i commercials) arriva la Canalis. Velocissima presentazione in cui passa anche una foto con Clooney ma senza nominarlo. Il suo partner insiste un paio di volte “sulla barriera linguistica” e la sua mi sembra una barriera di altro tipo perche’ la Canalis nel poco inglese che sento mi sembra mastichi bene la lingua. Anche nel ballo mi pare spigliata ma i giudici non sono dello stesso parere. Non arriva al sei. Lei sorride, applaude, secondo copione.




Subito dopo Elisabetta Canalis arriva Hope Solo, portiere della nazionale americana di calcio femminile. Sono un tifoso di Hope Solo e quindi il paragone con la coppia precedente e’ drammaticamente impietoso. Anche i giudici la pensano cosi’. Non c’e’ lotta con Elisabetta. Hope Amelia Solo e’ di origine italiana. Chi e’ allora The Italian beauty ?



Gli Emmys. Il meglio della televisione, per ripartire

19 Set

La notte degli Emmy segna l’inizio della nuova stagione televisiva e decreta i vincitori di quella passata. Ognuno ha la sua playlist e vediamo live come quella ufficiale coincide con la mia.

Intanto presenta Jane Lynch e qua coincidiamo subito. La star di Glee, 51 anni , openly gay, attrice di teatro, cinema, televisione e’ brava, colta, intelligente e…basta, che comincia la serata.
Nella canzone introduttiva Jane Lynch si ricolge a Peggy di Mad Men e le dice che oggi le donne possono sposare altre donne. Peggy sembra interessata ma Don Draper la caccia. Grande inizio.


Primo Emmy per Comedy , supporting actress va a all’ultraskinny Julie Bowen di Modern Family. Per supporting actor in Comedy presentato da The Good Wife ancora Modern Family, con Ty Burrell. Modern Family OK, mi piace Modern Family.

Per la regia in Comedy ancora Modern Family, e’ valanga. Nella scrittura delle sitcoms vincono…i due sceneggiatori di…Modern Family. Ogni uscita, ogni Emmy una scenetta, una battuta irreplicabili ma, vi assicuro, che non e’ Colorado. Poi compare Charlie Sheen, sorpresa, sorpresa, a presentare l’Emmy per miglior attore in sitcoms dove vince Jim Parsons per The Big Bang. Miglior attrice vince Melissa McCarthy di Mike&Molly. No, io ero per Amy Poehler ( c’era anche Tina Fey ).

Arrivano i reality shows (competizioni), roba che conoscete ( American Idol, Dancing with the Stars ) ma vince The Amazing Race, che da noi non va. Io sono per American Idol, senza discussioni. Premiata poi la squadra di scrittori del Daily Show di Jon Stewart, il meglio che c’e’ in televisione. Urrah !!!

Jon Stewart rivince per Variety, Music or Comedy series, un mix che mette insieme i talk shows della sera. Jon Stewart e’ fuoriquota (14 Emmy), andrebbe premiato solo per il fatto di esistere ma io avrei detto Jimmy Fallon, quello che mi fa piu’ ridere.

E ora ecco il bello. Writing for a drama series. Friday Nights Lights batte Mad Men e The Killing. Eh no ragazzi !
Peggio ancora succede con Margo Martingale, supporting actress, che batte Christina Hendricks di Mad Men e tutte le donne di The Good Wife. Per la regia in drama series vince, prevedibile, Martin Scorsese per Boardwalk Empire. Peter Dinklage ( Game of Thrones) batte ancora gli attori di Mad Men e The Good Wife. Julianna Margulies, The Good Wife, che si commuove, vince come migliore attrice (drama series). Anche qua avrei voluto, forse, Peggy di Mad Men. Per il protagonista in drama ancora Friday Nights Lights (Kyle Chandler) che batte Steve Buscemi di Boardwalk e Jon Hamm (Don Draper).

La battuta della sera arriva ora. Jane Lynch dice ” Molti si chiedono perche io sono lesbica ? Per il cast di Entourage”. Ed entra il cast di Entourage che lancia “Downton Abbey”, la miniserie PBS, made in England, non il mio genere, idolatrata qua. Io avrei incoronato Cinema Verite di HBO. Miglior attore Barry Pepper, Bob Kennedy nella serie in onda anche in Italia sulla famiglia reale americana. Supporting actor e’ Guy Pearce che ringrazia il suo lavoro in Mildred Pierce che gli ha consentito di fare l’amore con Kate Winslet, la mia attrice preferita (forse).
Subito dopo vince anche lei, Kate Winslet, pazza di gioia, sempre per Mildred Pierce.



Siamo finalmente all’Outstanding Drama Series, insomma la serie drammatica migliore e, cazzo, vince MAD MEN !!!!!!!!!
Se non vinceva qua spaccavo il televisore.
Fantastico il finale con tutti quelli di Modern Family (ABC) sul palco (5 Emmy stasera). La sitcom e’ uno splendido esempio da studiare nei manuali di scrittura televisiva, un genere che da noi e’ rimasto a Sandra e Raimondo. Uno dei creatori della serie ed executive producer chiude dicendo di essere orgoglioso per quanti lo fermano per strada ringraziandolo di avere trattato il tema della famiglia gay, all’interno della grande famiglia americana. E aggiunge Stefen Levitan, rivolgendosi alla platea, che modern families sono anche quelle che vede nel teatro che lo sta applaudendo, anziani uomini settantenni con giovani ragazze.
I miei EMMY per la scorsa stagione vanno a SHAMELESS e THE KILLING, le due serie che non vedo l’ora che ripartano. Con stasera e’ ripartita la macchina delle serie televisive che, come sempre, invadera’ il mondo. Facile dire che queste sono le guerre che gli americani vincono sempre, senza rivali al mondo. Eccolo l’eccezionalismo americano. E’ fiction.


Kill Bill

18 Set



Bill Clinton e’ in tutti i talk shows della domenica, come tutti gli anni, alla vigilia della sua Clinton Global Initiative, che si apre in coincidenza con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Vorrebbe parlare della sua attivita’ filantropica ma difficile sfuggire alle domande sulla congiuntura economica. Bill dice le stesse cose di Obama ma appare piu’ convincente. Parla di crescita economica intrecciata a nuove tasse e spesa federale di stimolo. E aggiunge che “cooperation is good economics and conflict is good politics” (fare le cose insieme e’ buona economia, il conflitto e’ buona politica). Clinton se la prende con i repubblicani al Congresso ma capisce perche’ lo fanno. Dice che una crisi come questa richiede, storicamente e statisticamente, cinque anni per passare. E che quindi Obama ci deve navigare dentro ma anche che le risposte degli sfidanti saranno misurate dal popolo americano, fuori dalla retorica attuale.
Finale di tutte le interviste su Hillary. I sondaggi che danno Obama al suo punto piu’ basso e Hillary presidente rimpianta dall’elettorato democratico seguono la frecciata di Cheney che , piu’ o meno, ha detto la stessa cosa. Bill dice che Cheney e’ bravo a dividere i democratici e ringrazia comunque con un sorriso.
Da domani si apre la Clinton Global Initiative (a cui interverra’ anche Obama), che non sono solo palle. Soldi, iniziative, tante cose concrete che significano filantropia. Una cosa molto diversa dalla carita’.

Book Club (accompagnamento)

17 Set

Finesettimana di letture. Con musica.

http://youtu.be/H0gjWXgclyw

Book Club

17 Set

ll libro di cui si parla e qua sotto quello di cui si sparla.

We the People, 17 settembre

17 Set

We the People, sono le prime tre parole della Costituzione americana, adottata a Philadelphia il 17 settembre 1787.
Non sapevo che quella americana fosse la seconda piu’ antica carta costituzionale del mondo ancora in uso, dopo San Marino. Me l’ha detto un giovane fresco di studi e sono poi andato a controllare. Mi sembra ancora improbabile che questo giovane paese detenga un quasi primato storico, abituato come sono a sentirmi dire che qua la storia non e’ ancora storia o c’e’ poca storia o non si studia la storia.
Emendata 27 volte la carta e’ spesso citata alla lettera dai tea partiers, dai libertari e, invero, poi da tutti in questa fresca democrazia passata attraverso lo schiavismo.
Oggi mi aspettavo piu’ citazioni della data anniversario perche’ il dibattito sulla costituzione e’ entrato nella sfida elettorale per la Casa Bianca. Adesso chiamo Rick Perry e gli ricordo che giorno e’ oggi.

endorsement

16 Set

io sono registrato al partito nomfup

Corri Carl corri. O forse no

16 Set



Carl Lewis era il figlio del vento. Nove medaglie olimpiche d’oro piu’ tanta altra roba. Oggi Carl ha 50 anni ed e’ un ricco signore che ha deciso di candidarsi ad un seggio del senato del New Jersey, stato in cui dal 2005 vive anche se alle ultime elezioni ha votato in California. Carl e’ democratico ed attualmente il seggio e’ repubblicano. La legge richiede ai candidati almeno quattro anni di residenza prima di potersi candidare. Nel caso di Carl la questione e’ controversa perche’ formalmente non lo sarebbe ma lui, possedendo varie abitazioni, si sposta e sostiene che quella sua prevalente sia in New Jersey. La sostanza e’ che la sua presenza mette a rischio un seggio altrimenti sicuro per i repubblicani e sulla materia ci sono stati vari, opposti gradi di giudizio, di cui l’ultimo favorevole a Carl . Ma non e’ finita.
Questo stop and go ha ancora di piu’ lanciato la sua candidatura che ora sfonda le televisioni.
L’ho sentito da Chris Matthews, su MSNBC. Bravo, articolato, ecumenico. La sua carriera e’ stata accompagnata da spifferi di ogni tipo.
Carl se li e’ sempre scrollati di dosso. Ora la politica. E qua, Carl l’ha gia’ capito, ‘so cazzi, tanto per citare Machiavelli.

E’ solo televisione

16 Set

http://youtu.be/fiJH9dX7HIw

http://youtu.be/MAnjszz20kw

Avete visto questi video ? Per anni Jerry Springer alle undici del mattino ( e replicato sulle cable tivu) e’ andato in onda con la sua trasmissione in cui il confronto tra amanti traditi, figli abusati e abbandonati con genitori ubriachi, ecc arrivava al suo climax con risse, botte, capelli tirati e pezzi di carne che fuoriuscivano dai vestiti. Il pubblico in sala aizza e tifa, bodyguards fanno finta di sedare lo scontro, Jerry ridacchia sullo sfondo e manda la pubblicita’. Una macchina da soldi che ha prodotto in assoluto la peggiore (finta) televisione di tutti i tempi. E che ancora gira, non a pieno regime come una volta quando aveva perfino battuto Oprah negli ascolti.
Si, certo potremmo metterci a dire che e’ solo un cartone animato, a tessere le lodi di una splatter-tv che prende per il culo la pallosa televisione pubblica e citare, che so, a casaccio, Margaret Mead e le societa’ primitive. E faremmo piu’ bella figura.
Perche’ ne parlo allora ? Perche’ la vittoria del cattolico repubblicano Turner contro il democratico ebreo Weprin in un seggio da piu’ di 80 anni democratico ha, incidentalmente, riportato alla luce la tabloid tv di Jerry Springer. Turner e’ il creatore di Springer. Ognuno fa i soldi come gli pare, nel rispetto delle leggi.
Le analisi sulla vittoria repubblicana nel seggio lasciato vacante al Congresso dall’ebreo, liberal Anthony Weiner (quello che usava i social networks per inviare sue foto ignude a donne di ogni eta’) oscillano tra la delusione ebraica per la politica di Obama nei confronti di Israele alla delusione in generale per la politica economica di Obama. Sempre comunque delusi da Obama, avrebbero cosi’ protestato i cittadini del distretto di Brooklyn e Queens una volta quasi totalmente ebraico e oggi meno omogeneo.
La campagna di Turner non e’ stata “Jerry Springer style” dice Politico. Turner ha cinque figli di cui uno adottato da genitori sieropositivi.
Turner aveva perso in passato con Weiner e quindi si e’ preso la sua rivincita. Corsi e ricorsi. Gli analisti politici ci vedono un possibile inizio della fine per Obama. E’ possibile ma io ci vedo, in lontananza, una televisione che fatico a definire. Ah no scusate, ho trovato la parola, una schifezza.
P.S. Poi, proprio perche’ la vita e’ meravigliosa ma anche complessa, vale la pena ricordare che lo stesso Springer ha vissuto a Queens quando arrivo’ profugo ebreo in America, lasciando le due nonne morte in campi di concentramento. Springer e’ un democratico, registrato, ammiratore dei fratelli Kennedy (per Bobby ha anche lavorato).

New York, 1953 (e poi Washington)

15 Set

Mia madre (cappotto scuro) a passeggio per New York con Oriana Fallaci.

Da sinistra a destra, Guglielmo Biraghi, mia madre, Lamberto Sechi, Oriana Fallaci, Paolo Monelli

In galera, per modestia

15 Set


Le foto segnaletiche di nove membri dell’Old Swartzentruber Amish, comunita’ piantata nel Kentucky, girano nei telegiornali americani questa mattina. Gli Amish sono stati incarcerati per essersi rifiutati di pagare una multa per non avere esposto il triangolo rosso/arancione obbligatorio sui mezzi che rappresentano un ostacolo alla circolazione. In questo caso i loro carri trainati da cavalli.
Gli Amish sostengono che il triangolo brillante viola il loro “codice di modestia”. Siamo abituati a conflitti per principi religiosi (trasfusioni di sangue, volti coperti) ma gli antimoderni Amish pongono un problema di “modestia”. Evviva.

Scienziati, lobbisti, cazzari

15 Set

L’attacco di Michele Bachmann, nell’ultimo dibattito, a Rick Perry su un vaccino obbligatorio in Texas, ordinato dallo stesso governatore, ha aperto i libri di scienze in televisione e il dibattito tra scienziati. Bocciati tutti e due, Perry e la Bachmann.
Di Perry continuano a rimandare in onda a loop questa sua conversazione con un bambino a cui il governatore del Texas dice che la teoria evoluzionistica ha molti punti oscuri e cosi’ in Texas insegnano sia evolutionism che creationism. Terrorizzato, ho chiesto a mio figlio cosa insegnano qua a New York nel suo liceo scientifico, Bronx High School of Science. “Il creazionismo non e’ scienza, papa’ “. Rassicurato, ho riacceso la televisione.

La Bachmann ha sostenuto di essere stata intercettata prima del citato dibattito da una madre, la cui bimba di 12 anni soffrirebbe di un ritardo causato dal vaccino HPV. Non ci sono prove scientifiche di questa affermazione.


Ma un’altra accusa della Bachmann sui rapporti tra industria farmaceutica e Perry non sembra completamente fuori di testa. Perry ha risposto di avere ricevuto 5.000 dollari dalla Merck (l’industria produttrice del vaccino) come contributo elettorale alla sua campagna e che lui si ritiene offeso se qualcuno pensa che si sarebbe potuto vendere per questa somma.
Intanto la NBC ha accertato che i dollari sono 23mila e cinquecento ma la domanda e’ : qual’e’ il prezzo giusto ? ed e’ vero o no che l’ex chief of staff dello stesso Perry e’ poi andato a fare il lobbista per la stessa industria farmaceutica Merck ?
Di questi intrecci e’ piena la politica americana. La professione di lobbista e’ quella piu’ praticata dagli ex rappresentanti del popolo. Che poi, secondo la teoria dell’evoluzione, mutano in rappresentanti delle corporations, lobbisti. Senza nemmeno un aiutino del Signore.

Ma la Bachmann scienziata non finisce qua. L’avrete capito, ho un debole per la Bachmann perche’ e’ fonte di continue soddisfazioni. Spara cazzate come un’ossessa. Ma nel caso citato sulla copertina del Village Voice di questa settimana, mica tanto. Michele si e’ lanciata da tempo in una campagna contro la graduale sostituzione delle lampadine ad incandescenza con quelle fluorescenti. Una vittoria degli ambientalisti. Michele sostiene che chi vuole ancora usare le lampadine, frutto della invenzione di Thomas Edison, deve essere libero di farlo. Argomento controverso sembra ammettere il Village Voice perche’ solo il 2% delle fluorescenti viene attualmente riciclato e perche’ il loro contenuto di mercurio non e’ perfettamente sicuro in caso di rottura. La questione non e’ sintetizzabile in poche righe, come dimostra l’istruttivo pezzo del Village Voice e perlomeno l’allarme conservatore della Bachmann un merito lo ha avuto. Ci ha avvertito, forse incansapevolmente, di una situazione piu’ complessa di quanto ci avevano raccontato. Le lampadine ecologiche sono a rischio ? Ci fanno risparmiare energia ma se non riciclate correttamente sono piu’ pericolose delle vecchie che piacciono a Michele ?
Scienziati, lobbisti e cazzari sono annidati ovunque. E’ tutta una cospirazione.

Magistrati (iraniani)

14 Set

Questa mattina le televisioni allnews americane rilanciano una dichiarazione di un magistrato iraniano che dice che i due prigionieri americani non saranno liberati subito. Ieri il presidente Ahmadinejad ha detto il contrario. Aveva aggiunto che i due giovani americani sono trattati come in un albergo e ha chiesto che gli Stati Uniti si comportino nello stesso modo con i detenuti iraniani. L’assemblea dell’ONU si avvicina.



Il Michael Moore pensiero. La prima data del nuovo tour

14 Set

Michael Moore alle sette di sera da Barnes&Noble, a Union Square, New York. E’ la prima data del tour di presentazione del suo nuovo libro. Storie brevi autobiografiche.
Vado un’ora prima perche’ mi aspetto il pienone che poi ci sara’. Nell’attesa leggo poco piu’ di meta’ del libro che trovo piatto, autoincensatorio, quasi irritante. Ma devo ammettere che io sono prevenuto con Michael Moore, che cito sempre come esempio di tutto quello che non si dovrebbe fare in un documentario. Partire dai pregiudizi. Pero’ Moore ha vinto tutto. Quindi va ascoltato.
Il pubblico di tifosi lo accoglie come una popstar e lui esordisce con una battuta, preparata, buona. “Welcome to the fashion week!!!”
( Benvenuti alla settimana della moda, in cui e’ immersa New York). E poi continua parlando subito del dibattito dei candidati repubblicani alla Casa Bianca. ” Come e’ possibille che la CNN lo organizzi con il Tea Party ?”. L’avevo detto ieri e ho visto che nessuno si e’ scandalizzato e quindi Michael, penso, parte bene.


Moore legge alcuni dei racconti di un’America, primi anni Settanta, ancora in bianco e nero, con bagni separati per la popolazione di colore, apparentemente alla Frank Capra ma poi crudele con i ragazzi gay del suo quartiere a Flint, Michigan.
Quando legge le storie, queste improvvisamente diventano belle, evocative, si sente la lezione di Carver, si ride al suo incontro da ragazzo con Bobby Kennedy. E allora rivado alle letture dalle loro opere di Paul Auster, Jonathan Franzen, Safran Foer che ho ascoltato sempre qua, in passato, a Union Square. Peggio dei loro scritti.

Poi arrivano le domande del pubblico. Dopo aver detto che tra i repubblicani salva solo Huntsman (che cosi’ dopo questo mezzo endorsement e’ morto…) e che Obama si e’ rivelato una grande delusione (applausi del pubblico, io no), Moore dice anche di augurarsi una situazione come nel 48, quando ci furono piu’ di due candidati per la Casa Bianca e si augura che sia vietato il voto elettronico e si torni a carta e matita (come in Canada dice, e l’Italietta?). Alla domanda di rito sui cospirazionisti e l’undici settembre, dice un’altra cosa con cui concordo. Solo negligenza, nessun complotto. Aggiunge di essere andato al Memorial domenica scorsa a notte inoltrata perche’ tra i nomi delle vittime c’e’ una sua producer che si trovava su un aereo. E che Paul Simon doveva eseguire “Bridge over trobled water’ e all’ultimo secondo e’ andato su “Sound of silence (invito a rileggersi i due testi e a paragonare).
Quando parte una domanda su Glenn Beck, Bush definiti “spazzatura”, Moore, che non e’ scemo, interrompe e dice che sono “human beings” e che l’odio va tenuto fuori dalla politica. Chiude attaccando tutti i media liberal, dal New York Times al New Yorker e “il loro iniziale sostegno alle guerre” e spendendo parole di appoggio a WikiLeaks.
Trionfo finale per un Michael Moore sempre piu’ compreso nel suo ruolo di difensore “dei 150 milioni di americani che hanno uguale ricchezza a quella dei 400 piu’ ricchi del paese”. Pero’ alle elezioni i 400 sono solo 400 voti dice, scaldandosi, il comedian che finisce citando Woody Allen (non Marx).

Ahi, ahi

13 Set

Oggi Frank Bruni sul New York Times.

Inch’Allah e NBC

13 Set


Ann Curry coconduttrice del Today Show, il telegiornale del mattino della NBC, numero uno degli ascolti, live dall’Iran questa mattina.
La televisione si fa levatrice, rompighiaccio, risolutrice di un caso dimenticato da molti in questi anni. Una corte iraniana ha da poco stabilito che due giovani americani di 29 anni, Shane Bauer e Josh Fattal, detenuti dal luglio 2009 con la fidanzata di Shane, Sarah Shourd, saranno liberati su cauzione di 500mila dollari. Sarah era gia’ stata liberata dopo 14 mesi e dopo che la stessa somma era stata depositata in Iran, cosa che ufficialmente gli Stati Uniti non possono fare per le sanzioni economiche americane contro l’Iran. Le stesse somme saranno necessarie per Josh e Shane che, a sentire questa mattina nel telegiornale NBC il presidente Ahmadinejad, saranno liberi entro due giorni.
I tre giovani scalatori americani furono arrestati durante un’arrampicata sul confine, non tracciato, tra Iraq e Iran. Condannati poi ad otto anni, di cui cinque per spionaggio.


Il presidente iraniano sta per arrivare a New York per l’assemblea generale dell’ONU e cosi’ ha inteso liberare il suo cammino, mai semplice da queste parti, da un ingombro. La cosa interessante in questa operazione e’ il ruolo della televisione. Appare evidente che la NBC era informata di quanto stava accadendo e si e’ fatta megafono della liberazione. La brava Ann Curry aveva lasciato Rockefeller Center e corrispondeva da un paio di giorni dall’Iran ed oggi e’ arrivato il colpo di scena.
La televisione riprende un ruolo centrale incrinato dai social networks. Non e’ specchio, non riflette solo, e’ coautrice dell’accadimento.
Le cose succedono perche’ e’ la televisione a farle succedere. E succedono perche’ succedono dentro la televisione.
Non c’e’ bisogno di citare Baudrillard. Basta il senso comune della casalinga di Des Moines, Iowa.
Come ha detto il presidente Ahmadinejad, Inch’Allah.
Se Allah vorra’ e la NBC pure.

Il dibattito-ossimoro. Tea Party e CNN aprono la pancia repubblicana

13 Set


Aspettando quelli che proveranno a buttare fuori dalla Casa Bianca Obama, il presidente stesso si e’ materializzato nel TG della NBC, ad un’ora e mezza dal primo Tea Party-CNN debate, un ossimoro televisivo. La televisione che si vende come la piu’ equilibrata, la piu’ centrista si e’ unita al Tea Party Express, ala emergente del quadro politico e del paese. La NBC, settimana scorsa si era unita a Politico, scelta piu’ istituzionale. La CNN, che annaspa negli ascolti, ha compiuto una scelta piu’ radicale. Fox News, tra dieci giorni, si unira’ a Google nella sponsorizzazione del dibattito.
Obama, nell’anteprima NBC, ha ricordato che questa crisi e’ la piu’ profonda dalla Grande Depressione ed ha sorriso all’accenno su una sua sconfitta, data nei sondaggi oggi per molto possibile contro un candidato repubblicano. Obama ha ricordato che c’e’ ancora tempo, piu’ di un anno.
Si comincia con l’inno nazionale a Tampa, Florida. Rick Perry a bocca chiusa, come fosse un giocatore della nazionale di calcio italiana. Huntsman e Romney sibilano le parole.

Le dichiarazioni iniziali potrebbero essere quelle finali. Tutti, meno Huntsman, prendono le distanze da Washington “ladrona”. Poi Romney attacca immediatamente Perry sul programma del governatore del Texas di abbandonare la tutela federale delle pensioni, decentrando la social security agli stati, togliendola a Washington. Questo e’ un nodo centrale. In molti ci girano attorno.

Con il pubblico Tea Party, Perry e’ piu’ un insider di Romney e Huntsman. Gingrich e’ quello che parla meno per slogans ma e’ rimasto in gara solo per vendere libri. La Bachmann lotta ma e’ svuotata di argomenti dalla scesa in campo di Perry, uomo, texano, mandibola protesa in avanti. Lo spettacolo ma anche la sostanza e’ piu’ nel pubblico che decreta Perry vincitore. Anche se lo becca sull’immigration. La rivendicazione del governatore del Texas di consentire ai figli degli immigrati illegali di pagare nelle universita’ dello stato le tasse ridotte dei residenti scatena ululati di disapprovazione. Ma Perry recupera ampiamente ribadendo la sua accusa a Bernanke, presidente della Federal Reserve, di tradimento per avere “appoggiato” la politica economica di Obama.
La Bachmann ruggisce accusando Perry di avere legami con una grande corporation farmaceutica che ha l’appalto dei vaccini in Texas. Tutti poi concordano sulla bocciatura della riforma della sanita’ di Obama, che rende obbligatoria l’assicurazione sanitaria, la piattaforma comune dei candidati repubblicani. Che traballa quando il conduttore Wolf Blitzer ( profugo ebreo, nato in Germania) chiede cosa fare con un trentenne non assicurato che scopre di avere un tumore. Che fare? Lasciarlo morire? Ron Paul dice, coerentemente, che assicurarsi dovrebbe essere una libera scelta. Quindi morto o affidato alla carita’. Gelo (mio), applausi (in platea). Agli altri la domandona viene risparmiata.
Huntsman e’ sempre quello meno retorico ma forse dopo stasera dovra’ riflettere su quanto convenga continuare cosi’. Puo’ andare bene solo in New Hampshire e , se ci arriva, in Utah. Poi Ron Paul parte con il suo mantra, il ritiro delle truppe americane dai 103 paesi in cui sono presenti. Viene accusato di antiamericanismo da Santorum e il pubblico fischia Paul, che non molla.
Un dibattito, quello di stasera che, piu’ di quelli precedenti e’ entrato nel cuore dei problemi ed ha aperto la pancia dei tifosi.
Huntsman ha chiuso dicendo che alla Casa Bianca porterebbe la sua Harley Davidson. Visto il dibattito di stasera nel garage della White House non ci dovrebbe arrivare ma anche gli altri sfidanti non sono sembrati roba da formula uno. L’ammaccato presidente Obama avra’ sorriso alla fine, come aveva fatto prima del dibattito.

Antiretorica americana

12 Set

Il giorno dopo.
Evito, per conflitto di interessi, di paragonare le cose che ho visto sulla televisione americana ( ad esempio un bellissimo documentario di Showtime, Rebirth, su cinque testimoni seguiti per anni) a quelle andate in onda in Italia.
Dico poche cose sulle dirette americane dal Memorial, raccogliendo dei messaggi che mi sono arrivati (dall’Italia) che accennano ad “una retorica americana” di questa giornata. Penso il contrario.
L’elenco dei nomi e le poche parole che i familiari hanno ritenuto di aggiungere mai sono stati interrotti da un commento da studio o dai giornalisti incaricati della cronaca. Oltre cinque ore di diretta emozionante, asciutta, piena di silenzi. Cosa dire sopra alle parole di un figlio che ricorda il padre, la madre ? E nelle parole stesse molta antiretorica, a volerla cogliere. Tanti accenni alla squadra del cuore, il legame spesso centrale, tra padri e figli. Go Yankees. Go Dallas. Go Blue.
E tante piccole note molto private, come in un colloquio mai interrotto. Come quel ragazzo che ha detto al padre che sta provando ad imparare a cucinare, anche se con scarsi risultati.
Quasi tutti poi i familiari vestiti molto casual, come un giorno qualsiasi. Con poche, patriottiche rispettabili eccezioni.
Anche alla fine, dopo l’ultimo nome, nessuna postinterpretazione, nessuna postilla che spiega a noi cosa e’ successo pochi minuti fa e/o in questi ultimi dieci anni.
Ho poi visto in televisione, oltre a Monica, anche Talat, Tammy, Jane che avevo incontrato per il documentario a cui ho lavorato. Questo e’ un lavoro da privilegiati. Si fanno incontri straordinari. E per sempre.



Il Memorial, luogo della memoria americana e/o di tutti

11 Set

Monica finalmente ce l’ha fatta. Dopo dieci anni ha quello che desiderava, un luogo in cui andare a meditare, a ricordare, toccare Michael, il suo nome inciso nel Memorial appena inaugurato.
Michael e’ tra coloro di cui non si sono trovati resti, dopo la caduta delle torri. Altri parenti delle vittime non sono andati a Ground Zero. Continuano a frequentare i memoriali che sono stati tirati su sparsi nella grande cintura metropolitana di New York , per onorare i caduti delle cittadine dei pendolari che raggiungevano ogni giorno il World Trade Center.


Le televisioni in America hanno prodotto ore ed ore di documentari, inchieste. Ho visto quasi tutto, credo. Anche lo speciale italiano di Vespa. Dall’italia raccolgo ancora oggi commenti al mio documentario andato in onda ieri in replica. Tralascio le cose buone e vi rimbalzo le cose che mi hanno colpito (ma non completamente sorpreso). ” Gli americani se la sono voluta” e poi molto complottismo, antiamericanismo per finire con la mia piu’ colpevole omissione, quella di non avere citato le vittime civili afghane, iraquene. Dico solo che ho parlato d’altro. Per scelta precisa. “L’undicisettembre non ha cambiato il mondo -ha scritto Luigi Bonanate- ma il nostro modo di guardare il mondo e’ cambiato con l’undicisettembre”. Non in Italia o almeno in quella ( piccola ) parte d’Italia, anche molti amici, che ha reagito (cosi’) al lavoro che ho fatto. Pensavo, ad esempio che su una cosa specifica come il Memorial di Ground Zero si potesse procedere con una riflessione comune. A parte il pellegrinaggio turistico non e’ cosi’.
La ritualita’ della commemorazione non e’ stata cosi’ scontata a guardarla bene. In tutta New York ci sono state cerimonie interfaith, con credenti, rappresentanti di religioni diverse mischiati tra loro. Sono andato ieri ad una di queste in centro, in una chiesa episcopale. Tutto molto bello, civile, parole non scontate. A Ground Zero invece niente per disposizione del sindaco Bloomberg. Nessuna presenza ufficiale del clero cittadino.
Sul museo che aprira’ tra un anno e’ in corso una discussione non tanto simbolica. Riguarda tra le altre cose il prezzo, eventuale, di un biglietto d’ingresso. Museo e Memorial non sono istituzioni federali, come i musei di Washington che sono gratis. Qua sono governati da una fondazione che raccoglie soldi pubblici e privati e che, per ora, ha fondi solo fino alla fine del 2012.
Oggi il New York Times ha un bel pezzo sul Memorial in (perenne) costruzione a Milano per ricordare gli 8.000 ebrei italiani deportati nei campi di concentramento nazisti. Mia nonna, ebrea tedesca, ha avuto 13 membri della sua famiglia scomparsi in quei campi. Io sono stato nutrito del ricordo dell’Olocausto. La direttrice del museo di 9/11 lo e’ stata del Museo dell’Olocausto a Washington. Sta lavorando alla costruzione della memoria museale piu’ complessa di sempre. Perche’ non e’ una memoria condivisa, al di la’ delle dichiarazioni ufficiali.
Ora sto ascoltando, come sempre, l’elenco dei nomi delle vittime. Impossibile non piangere. Sono cognomi di 90 nazionalita’ diverse. Ci sono italiani,
afghani, iraqueni.





9/11. Punto e a capo

10 Set

Come sempre la cosa piu’ bella da sfogliare, leggere, conservare e’ nel New York Times ( di domani ).
E nel magazine si continua con il decennio di guerre.

Ritorno al futuro

9 Set

Ieri mio figlio Tommaso, 14 anni, e’ tornato a casa dopo il suo primo giorno di scuola, high school, carico di libri e compiti. Erano le cinque e ha studiato, con pause varie, fino alle undici. Stamattina alle sei sveglia e alle sette era sulla metropolitana per il Bronx. Un’ora di viaggio in metropolitana e dalle otto alle quattro del pomeriggio, ogni 40 minuti, cambio di classe (e compagni di classe) per seguire il programma che sara’ segnato da continui tests, esami scritti ed esposizioni orali piu’ simili a racconti, a storie che ad interrogazioni. La parola magica “narrative” ha le sue radici tra i banchi di scuola, non e’ una roba trendy inventata da quelli di Politico. Non so naturalmente come andra’ Tommaso e se rimarra’ in questa scuola (pubblica) dovrebbe essere quindi in quel cento per cento che dalla Bronx Science School va poi in un college, qualsiasi college. Perche’ questo e’ il grande problema americano oggi, il tasso di abbandono (dropout rate) della scuola prima dei 18 anni.
Il sistema di educazione pubblica in America non produce piu’ classe dirigente, e’ segnato da una profonda divisione tra scuole che funzionano e altre disastrose, che spesso sono nei grandi centri metropolitani.
E’ proprio di questo che si parla nel nuovo libro di Thomas Friedman e Michael Mandelbaum che ho cominciato a leggere ieri sera (“That used to be us: how America fell behind in the world it invented and how we can come back”, Quello che eravamo: come l’America e’ caduta nel mondo che ha inventato e come possiamo ritornare). Una delle citazioni contenute nella recensione del New York Times e’ di Arne Duncan, secretary of education, ministro dell’istruzione che dice che oggi un quarto degli studenti americani dell’eta’ di mio figlio non arrivano alla maturita’ e che tra i paesi dell’OECD (che sono 34, tra cui l’Italia) solo Messico, Turchia, Spagna e Nuova Zelanda hanno un tasso di abbandono superiore.
Esattamente questo e’ il centro strategico del discorso di Obama di ieri, al di la’ di tutto. Se tutto non riparte dalla scuola, possiamo parlare di debito, tasse, tagli quanto vogliamo ma siamo un paese destinato alla decadenza.
Friedman e Mandelbaum ci dicono che se questo paese non ristabilisce le sue priorita’, non rimette al centro l’istruzione e inverte il trend per cui, ad esempio in California, il sistema carcerario cresce piu’ di quello scolastico, perdera’ il primato, gia’ incrinato, nel mondo che ha creato.
I due autori ci propongono uno schema narrativo ormai consolidato nella nonfiction americana, fatta di storie esemplari. Il New York Times dice che sono ottimisti, ottimisti frustrati. Che fanno parte di una elite. Friedman, tre volte Pulitzer, editorialista dello stesso New York Times e’ anche “autore” di un matrimonio miliardario ed ha scritto libri importanti che hanno avuto sempre la capacita’ di centrare la fase. E prefigurare un possibile futuro. Con questo libro gli autori si augurano un ritorno al futuro americano.
Intanto Tommaso e’ appena tornato da scuola e nei suoi occhi colgo il sollievo per il finesettimana libero. Ogni tanto sento dire da amici italiani quanto secondo loro sia piu’ duro, piu’ completo il liceo italiano. Non so, mi sono fatto un’idea diversa ma lo chiedero’ a Tommaso tra qualche mese.

P.S. Sabato 14.50 RAI TRE

9 Set

“11 settembre, dieci anni dopo”, il lavoro piu’ bello ( e meno ideologico, evviva, evviva) che ho mai fatto va in onda di nuovo su Rai TRE domani sabato alle 14.50.

Breaking News

9 Set

Minaccia di attentati con macchine colme di esplosivo a New York e Washington. Tre sospetti, uno sarebbe cittadino americano. Tra qualche ora, nella mattina americana, conferenza stampa di Bloomberg.

Give ‘em hell, Barry !

9 Set

Aspettando l’arrivo del presidente Obama al Congresso la prima buona notizia e’ che Andrea Mitchell e’ in studio, per commentare. Non ci saranno invece cinque repubblicani, di cui due senatori, che hanno reso pubblica la loro assenza, con un gesto di discutibitile eleganza. John Boehner , lo Speaker of the House, che introduce Obama, ha appena dichiarato che non ci sara’ una formale risposta repubblicana al discorso perche’ il popolo americano preferisce guardare stasera il football che segue (fonte TG NBC).
Obama va subito al sodo dicendo che l’American Jobs Act che propone stasera dovrebbe essere subito approvato dal Congresso perche’ contiene proposte condivise da democratici e repubblicani. E lo dice su ABC, CBS, CNBC, CNN, C-Span, Fox Business Network, Fox News Channel, MSNBC, NBC, NY1, PBS, contemporaneamente. Ogni tre minuti, come un mantra, dice al Congresso che non si puo’ non approvare il piano proposto stasera. Obama scarica sul Congresso una responsabilita’ storica. E mette sul piatto tagli a Medicare e Medicaid (la sanita’) scatenando l’applauso repubblicano e promettendo tagli ulteriori entro dieci giorni. Poi naturalmente prova ad equilibrare la botta appena data ai democratici proponendo quello che Warren Buffett ha chiesto. Di pagare piu’ tasse della sua segretaria, cosa che ora non avviene.
Obama ricorda ai membri del Congresso che tra 14 mesi si votera’ e che milioni di americani non possono permettersi di aspettare. Cita Kennedy , facendo appello alla storia dei democratici che dovranno ingoiare rospi per guadagnare consensi nell’opposizione.
Alla fine si sente un “Give ‘em hell, Barry” ( Falli morire, vai fino in fondo) mentre Obama finisce minacciando il Congresso (democratici e repubblicani) che battera’ ogni angolo del paese per spiegare questo American Jobs Act.
Stasera si puo’ giudicare solo il tono del discorso. Per i dettagli del piano bisogna aspettare qualche giorno. Molte cose dette da Obama sono sembrate vaghe ma il tono era aggressivo come ai tempi della campagna elettorale 2008.
Barry stasera c’era. Era in palla. Adesso guardiamo il football.

Stasera si puo’

Aspettando quelli che il calcio

8 Set

Questa sera, alle 19.00 ora di New York, Obama parlera’ al paese. E’ l’atteso discorso, spostato di un giorno causa dibattito repubblicano, su lavoro e occupazione.
E’ noto quanto l’amministrazione Obama non volesse che il discorso, annunciato come la svolta, fosse ridotto ad una specie di “Aspettando quelli che il calcio”. Ma cosi’ sara’. Subito dopo che Obama avra’ concluso, avra’ detto God Bless America, partira’ il pregame dell’incontro di apertura del campionato di football. Campionato che ha rischiato di rimanere fermo quest’anno. Si e’ sbloccato ma e’ ancora al palo quello di basket, lo sport che Obama (e scusate la contiguita’ anche io e mio figlio) ama di piu’. Insomma il presidente e’ solo l’anteprima. Quello che conta viene dopo, per tanti, alle 20.30.
In campo scenderanno i vincitori degli ultimi due campionati, i Saints di New Orleans e la piccola, grande squadra dei Green Bay Packers. Oggi in televisione passano continui servizi su Green Bay. La cittadina del Wisconsin e’ il fenomeno della NFL. Molto piu’ del Chievo, per capirci.
L’azionariato popolare e la base dei fantastici tifosi ne hanno fatto un mito. Ho appena visto un’intervista ad una signora, qua fotografata, che in 54 anni ha perso una sola partita.
Forza Packers e forza anche quello che viene prima (Obama).