Archive | gennaio, 2012

Nella casa del grande fratello repubblicano il cast e’ sfinito

27 gen

A poche ore dall”ultimo dibattito prima del voto in Florida arrivano i risultati di un sondaggio NBC-The Wall Street Journal, che non rappresentano una situazione esaltante per l’establishment repubblicano. Gingrich ha staccato Romney a livello nazionale ma perderebbe più’ nettamente contro Obama.



La prima mezz’ora del dibattito se ne va con botte e risposte tra Romney e Gingrich su cosa fare con gli undici milioni di immigrati “senza documenti” che vivono negli Stati Uniti. Vince la linea della “autodeportazione” perché’ nessuno se la sente di dire alla seconda platea collegata, di lingua ispanica, che loro amici, parenti saranno rispediti a casa. Proprio su queste risposte si misura il livello ( e lo sfinimento ) di questo format televisivo. E così capiamo che , con l’eccezione di Santorum, gli altri tre candidati non sono poi tanto contrari all’immigrazione non documentata, almeno qua in Florida e almeno finche’ si vota.

Sulle tasse, Gingrich riprova con il conduttore Wolf Blitzer quello che gli era riuscito con John King in un precedente dibattito. Ovvero attaccare i media che fanno domande sciocchine, aizzando così grida e applausi dell’uditorio ( stasera, a differenza dell’ultima volta, tifo tollerato, che fa anche bene agli ascolti ). Ma questa volta la sponda Romney non si unisce agli tre candidati e il conduttore CNN se la cava. Gingrich continuerà così a fasi alterne a provare a stuzzicare più il conduttore che i suoi compagni di podio. Come scriveva ieri il New York Times gli attacchi repubblicani negli ultimi dibattiti hanno cambiato obiettivo, da Obama ai news media. E così il povero Wolf Blitzer , che basta averlo seguito per capire che non e’ un simpatizzante democratico, diventa un falso, retorico bersaglio.
Improvvisamente arriva l’invito ai candidati di parlare della propria moglie, potenziale First Lady e sembra di essere piombati nella serata degli Oscar che si celebrerà tra un mese a Los Angeles. Quando i vincitori ringraziano la sposa/lo sposo, che e’ sempre straordinaria/o.
Finale sulla libertà’ di religione, sacrosanta, con appello alla protezione divina di Santorum ( e Gingrich poco meno ). E ancora Santorum che si appella alla base industriale del paese, quella evocata da Obama nel discorso sullo Stato dell’Unione.
Ora , quasi un mese di pausa nei dibattiti, dopo questo diciannovesimo round. Se ne sentiva il bisogno. Stasera la prova che senza nuovi ingressi questo cast ha dato tutto quello che poteva dare.

Il voto dei petrolieri e quello di Greenpeace

27 gen

I petrolieri americani sono una lobby influente nel quadro politico americano. Rcentemente disturbati dall’opposizione degli ambientalisti e dell’amministrazione Obama a procedere nella realizzazione della pipeline che avrebbe tagliato l’America a partire dal Canada. Il primo spot e’ loro, dei petrolieri. Il secondo e’ la presa in giro dello stesso spot di Greenpeace. Votazione aperta sui due ( tanto per influenzare il vostro voto, il secondo e’ geniale ).

Jeb Bush, il più’ brillante della famiglia, che ha già votato

27 gen


Jeb Bush, intervistato da John King di CNN due ore prima del dibattito di stasera, regala consigli ai quattro candidati repubblicani rimasti in gara.
A sentirlo e’ evidente, come si e’ sempre saputo, che e’ il migliore della famiglia. Dice di avere già votato ma non dice per chi. Ricorda che suo padre e suo fratello hanno vinto in Florida e che lui e’ stato governatore dello stato. Come dire che in famiglia ne sanno qualcosa di come portare a casa la vittoria nelle primarie del 31 gennaio. Se non si conquistano i latinos ci si può’ scordare la Florida , ammonisce Jeb Bush e fa capire che i due candidati in testa ( Romney e Gingrich ) non hanno chiarissimo questo obiettivo.

E ora Virgin Bingo

26 gen

La vita e’ un casino’, according to Sir Branson, uno che se ne inventa una al giorno per drenare soldi.
Drive in nel magico mondo Virgin. Ma anche no.

Warren Buffett, pillolle indiane di saggezza

26 gen

http://youtu.be/uLbFpTh56iw

Obama e la Chrysler, vecchi amici

26 gen

E’ comparsa all’asta su eBay la Chrysler che sarebbe appartenuta ad Obama dal 2004 al 2007. Prezzo di partenza dell’asta, un milione di dollari. L’attuale proprietario la acquisto’ da un concessionario di Chicago a cui Obama l’aveva data in permuta quando compro’ una Ford Escape Hybrid, all’inizio della campagna elettorale del 2007.
Macchine come quella di Obama si trovano su eBay da 20mila dollari a scendere, a seconda del chilometraggio.

Come e’ andato Obama ?

26 gen

Gli ascolti del discorso di Obama di martedì, a reti unificate, hanno visto la conferma del trend in discesa degli ultimi anni: 37,8 milioni di spettatori totali.
Questo risultato corrisponde alla media degli spettatori che hanno seguito in diretta il discorso trasmesso su 14 emittenti, che includono networks broadcast e canali via cavo. È stato lo State of the Union meno seguito di Obama. In quelli precedenti gli ascolti erano stati questi:
State of the Union (2009): 52,4 milioni di spettatori totali
State of the Union (2010): 48 milioni di spettatori totali
State of the Union (2011): 42,8 milioni di spettatori totali
In generale i discorsi del presidente degli Stati Uniti alla nazione sono più elevati durante il suo primo mandato. Negli ultimi anni, gli State of the Union meno seguiti sono stati infatti i loro ultimi, per Bush nel 2008 ( 37,5 milioni di spettatori totali ) e per Clinton nel 2000 ( 31,5 milioni )
Lo State of the Union più seguito degli ultimi 30 anni è stato quello di Bush del 2003, che ha ottenuto una media di 62,1 milioni di spettatori totali.
Secondo i dati ancora preliminari, quello di martedì 24 gennaio, ha registrato sui singoli networks questi ascolti:- CBS: 7,4 milioni di spettatori totali- NBC: 7,2 milioni di spettatori totali- ABC: 6 milioni di spettatori totali- FOX: 5,3 milioni di spettatori totali
Sui canali via cavo ha ottenuto:-Fox News: 3,8 milioni di spettatori totali-MSNBC: 2,8 milioni di spettatori totali-CNN: 2,7 milioni di spettatori totali
Fox News ha prevalso sugli altri canali via cavo anche nel dopopartita, negli ascolti dei programmi di commento che hanno seguito lo State of the Union.
Quello che e’ difficilmente quantificabile e’ quello che e’ avvenuto nel live streaming che indica comunque un trend opposto, in crescita esponenziale.
E, senza precedenti, l’eco e rimbalzo nei social media.
P.S. Grazie Erika per la raccolta dati

Da Lost a Lost. J.J. Abrams ognidove ( anche sul POST )

26 gen

Sul POST, oggi , post su ALCATRAZ, la nuova serie di J.J. Abrams, l’autore di Lost, anche se lui c’entra fino ad un certo punto ( con Alcatraz ).

http://youtu.be/Qp2vFhWk3eU

http://youtu.be/NJBuTzzV1_Y

http://youtu.be/J_jAlFqvASU

Bill Gates educational

26 gen

http://youtu.be/hMGXR5hkcxM

Clinton ( lui )

26 gen

Musica da camera

26 gen

Stasera ho pianto più di Boehner

26 gen

I telegiornali della sera hanno appena mandato in onda l’addio di Gabby Giffords al Congresso degli Stati Uniti.
Lo Speaker of the House Boehner e’ spesso preso in giro per una sua inclinazione alla commozione. Stasera era impossibile non fare come lui.
Questo e’ un paese che impari ad amarlo in giornate come questa.

Crazy Horse ( da un grande documentarista ). Con note a seguire

25 gen

Wiseman ( 81 anni ) e’ un maestro del documentario. Per molti che fanno o provano a fare questo mestiere e’ il maestro.
Il suo ultimo lavoro e’ “Crazy Horse”, appena uscito a New York.
In una delle due interviste che trovate sotto il trailer, Wiseman ci dice 1) che non fa ricerche mai prima di girare 2) che dopo aver girato da 80 a 100, fino a 250 ore, impiega un anno a montare 3) che dopo aver finito un lavoro ci mette molto a digerirlo.
Dopo le interviste, estratti da due altri suoi celebri documentari.
P.S. Non c’entro niente con Wiseman, che e’ grande.
Sono tra quelli che provano, quando ne hanno possibilità’ e privilegio, a fare documentari. 1) Ricerco molto prima e durante 2) giro un numero simile di ore, in due/tre settimane ma non ho mai avuto più’ di un mese per montare 100 minuti 3) digestione lunghissima ( dopo l’ultimo sull’undici settembre sembra non finire, con bocconi rimasti in gola ).

http://youtu.be/zoVxfXtxe7I

Tutti figli di Reagan o quasi

25 gen

Il Super PAC vicino a Romney dice che Gingrich non era tanto vicino a Reagan. Anzi.

http://youtu.be/q9Ixx8sFZh4

Super Bowl, game on

25 gen

Ogni giorno si scoprono nuovi spot che andranno in onda il 5 febbraio, durante il Super Bowl. Ormai le previews, i teasers sono il nuovo game.

http://youtu.be/ueQqhx3qfJ8

http://youtu.be/j87Y-NS7Evk

http://youtu.be/4igYHZ-hmGo

http://youtu.be/ZClbVqEqF1U

Cellulari off

25 gen

Risposte geniali ( e classiche ) allo squillo di cellulari.

Il candidato vicepresidente

25 gen

La solita solfa ? Si, thank God

25 gen

Retorica familiare dice il giorno dopo questo spot repubblicano.

Il Presidente operaio

25 gen


Jobs, jobs, lavoro, lavoro si puo’ riassumere cosi’ il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione.
Il Presidente ha aperto e chiuso con la fine di Osama bin Laden, il successo più’ chiaro della sua amministrazione, con un andamento circolare che ha incapsulato il cuore della sua ora e cinque minuti di parole cariche di patriottico ottimismo. La presenza in aula di Gabby Giffords ha caricato questa occasione di emozione, commozione. Accanto a Michelle Obama una operaia bianca, citata come simbolo della ripresa industriale del paese. Spesso inquadrate, sedute accanto la segretaria di Warren Buffett e la vedova di Steve Jobs. Altri due simboli, l’una della invocata riforma fiscale ( celebre la frase del suo datore di lavoro Buffett che ha detto di vergognarsi di pagare il doppio delle tasse della sua segretaria in proporzione con questo regime fiscale ) e la signora Jobs, simbolo di impresa, innovazione, genio americano ( tralasciato il dettaglio delle decine di migliaia di posti di lavoro all’estero della Apple, oggetto proprio in questi giorni di ampie polemiche ).

Anche di altro ha parlato Obama ma la resurrezione della manifattura industriale americana e’ stata al centro del suo discorso programmatico, il migliore di quelli ad oggi da lui pronunciati in queste storiche circostanze, una volta all’anno ( 1.9 milioni di posti lavoro in più’ nel privato, dal discorso sullo Stato dell’Unione di un anno fa ).

Molto e’ ruotato attorno all’ospite di Michelle Obama, blu elettrica nel suo abito a differenza delle tante women in red, il colore classico dell’ufficialità’ americana per le donne. L’operaia bianca alla sua destra, citata dal Presidente nel suo discorso, si chiama Jackie Bray, single mother, licenziata un anno fa e di nuovo al lavoro in fabbrica ( una dei 700 nuovi assunti ) dopo avere frequentato un corso di riqualificazione in un college. Jackie non credeva ai suoi occhi e orecchie in questa situazione ed ha cercato rifugio nella sua vicina, First Lady. Obama ha proseguito citando la rinascita del ciclo dell’automobile americano e il ritorno al primo posto nel mondo della General Motors, carta straccia prima del salvataggio di Detroit operato dalla sua amministrazione. E che Detroit sia un modello per Cleveland, Pittsburgh, Raleigh.
Obama ha poi usato il classico kennediano “Ask Yourself” ( Chiedi a te stesso quello che puoi fare per il tuo paese, non quello che il tuo paese può’ fare per te ) trasformandolo in una perorazione agli imprenditori perché’ si chiedano cosa possano fare per riportare in America i posti di lavoro portati fuori. Promettendo incentivi e aiuti. Riforme delle tasse, dell’istruzione, delle leggi sull’immigrazione gli altri temi ma e’ la serata di Gabby e Jackie, l’America che rinasce, il tema eterno di questo paese che più’ va diretto al cuore di chi ascolta.
Dopo qualche minuto la replica repubblicana ufficiale affifdata al governatore dell’Indiana Mitch Daniels. tutt’altro tipo di oratore. Il conservatore del Midwest ha svolto il suo compito con equilibrio, attaccando la politica finanziaria di Obama ( lui e’ stato Budget Director con Bush quindi se ne intende di big government ) ma alzando pure la voce con l’uno per cento, i ricchi americani che non godono di grande popolarità’ in questa fase. Daniels ha i suoi problemi a casa in Indiana con le Unions, i sindacati, in questa fase e la sua attenzione e’ rivolta al prossimo Super Bowl del 5 febbraio quando tutta l’America non avrà’ occhi che per Indianapolis, dove si gioca. Almeno fino ad allora si dovra’ tenere in saccoccia le sue ambizioni presidenziali ( se ne cova ).

Gabby

25 gen








Ladies and gentlemen, here’s JULIAN

25 gen

Voce su Julian Assange conduttore di un programma televisivo. Vedremo presto se si tratta solo di un leak.

In Tahrir Square

25 gen

Ad un anno da Tahrir Square Hbo manda in onda un documentario da non perdere. Un anno volato che ha cambiato il mondo per sempre. E anche noi.

Crowdsourcing, se ci si mette anche Walmart

24 gen

Waiting for Obama ( e altro )

24 gen

Grande attesa per il discorso di stasera sullo Stato dell’Unione di Obama, a reti unificate.
Intanto oggi Bill Gates pubblichera’ la lettera annuale della sua Fondazione sui progressi compiuti dalla sua opera filantropica. Un paio d’ore prima di Obama.

Da anni, da quando vivo in America, studio la filantropia americana, che e’ la vera differenza di sistema tra Europa e America ( non quelle ciance su capitalismo e socialismo, che appartengono ad un altro secolo ). In Italia e’ una discussione che interessa a pochi. Mi piacerebbe da tempo farci un programma televisivo sopra. Tutta la discussione sull’uno per cento dei ricchi, corretta nella sua portata pubblicitaria-agitatoria-generalista, non e’ completa se amputata della filantropia dei ricchi americani ( che non e’, solo, come sbrigativamente si dice in Italia, deduzione dalle tasse ). Discorso affascinante e denso di sottotrame leggibili anche in chiave italiana.

Ad esempio la filantropia di Gates e’ globale sul fronte delle malattie ma domestica sull’istruzione, che finanzia la privatizzazione della scuola. Romney, per dire di uno dei candidati appartenenti all’uno per cento, fa molta filantropia ma alla Chiesa Mormone di cui e’ sostenitore. La questione e’ importante, decisiva e vi faccio una sola domanda. Sapete quante e quali fondamentali istituzioni americane chiuderebbero domattina senza il contributo della filantropia ( che e’ maggioritariamente finanziata dal 99% della popolazione ) ?. Chi contribuisce di più’ con piccole donazioni e’ la middle class che da in percentuale il doppio dell’uno per cento. In nome della mitica middle class americana parlano tutti, e’ il mantra elettorale che recitiamo ogni giorno tutti, appena alzati, come fa Karl Rove qua sotto, waiting for Obama.

“We are a movement not a TV plot”

24 gen

La cosa migliore di questo video ( che ricevo e pubblico ) e’ quel cartello che ho messo nel titolo.
Non perché’ sia completamente vero ma perché centra il problema.

http://youtu.be/-lMTVX9h9iA

Yoga girl

24 gen

David Wittman, californiano, meglio noto come DJ Dave va forte su You Tube con questo video su chi pratica Yoga. No offense per i cultori della benemerita pratica.

Le tasse di Mitt ( e quelle degli altri )

24 gen

L’implosione del “candidato inevitabile” potrebbe subire una accelerazione oggi, con la avvenuta pubblicazione delle sue tasse. Mitt Romney ha pagato 3 milioni all’IRS di capital gains, il 13.9% di quanto ha portato a casa. Tutto legale se le ha rese pubbliche ma difficile da far digerire in questa congiuntura a chi normalmente paga il 30%. E poi le derivazioni in Svizzera e Cayman non sono trofei da portare in giro con facilita’.

Braille burgers. Spot veramente bello

24 gen

Dal Sud Africa fast food burgers per non vedenti. Con semi di sesamo usati per l’alfabeto Braille.
Questo mese, gennaio, e’ il mese dell’alfabetizzazione Braille.

Benvenuto in Florida Romney-Gekko

24 gen

Ennesimo spot negative. Meglio degli altri, con odore di mare e senza odiose voci off.

A schiaffi, in Florida. Ma il dibattito e’ da morire dal sonno

24 gen

Questa cover dell’ultimo New York magazine racconta bene cosa e’ diventata questa campagna elettorale. Il titolo e’ “La piu’ sanguinosa campagna elettorale di sempre ( e non avete visto niente ancora )”. Il contrario di un confronto di idee. In attesa del diciottesimo dibattito in Florida, nella giornata, Gingrich ( a suo agio nella rissa ) e Romney ( in versione “ora gliene dico quattro” ) si sono scambiati colpi sotto la cintura. Ormai non c’e’ più’ bisogno di delegare ai Super PACS, che appoggiano i candidati, il lavoro sporco degli spot negativi. Inutile scandalizzarsi e gridare al degrado della politica. E’ che la politica stessa si e’ allineata sempre di più’ al terreno di sfida, al teatro di guerra. Ora, in Florida, con la disoccupazione ufficiale al 10%, le comunita’ di pensionati falcidiate nei risparmi dalla crisi, l’ininterrotta filiera di condomini vuoti, case espropriate dalle banche e imprese di costruzione a spasso, lo scontro si fa anora più’ sanguinoso, appunto.
Gia’ domenica, a commentare la vittoria schiacciante di Gingrich in South Carolina, il più’ visto dei talk shows politici, Meet The Press aveva invitato il governatore del New Jersey, Chris Christie, sostenitore di Romney, che non si e’ fatto pregare a descrivere lo stesso Gingrich come una mina vagante per il partito repubblicano.

http://youtu.be/SHatkw5IMdY

Il dibattito, il primo dei due in Florida, si e’ aperto dunque con un capovolgimento di ruoli. Romney all’attacco, Gingrich che prova, a fatica, a mostrarsi “presidenziale”. Santorum ha così via libera per fare il “positive” e Ron Paul evade la domanda dell’ottimo Brian Williams su una sua eventuale candidatura da indipendente.



La crisi economica libera forze che non trovano nei due partiti principali le risposte che cercano. Particolarmente in Florida “immigration state” per eccellenza ( con Texas, California, New York). Romney parla di “autodeportazione” ( “selfdeportation” ) per chi non ha documenti ( che detta così’ sembra una posizione perfino più’ liberal di Obama che ha deportato più’ immigrati senza documenti di tutte le amministrazioni precedenti ). Dopo la prima mezz’ora i quattro sfidanti sembrano avere esaurito colpi ed argomenti ed avanzano per slogans. Romney ha ripreso il suo mantra su Obama che gioca a golf mentre il paese soffre per la disoccupazione ma per fare il populista ci vorrebbero ben altre scarpe bucate che non le sue lucide ( l’ossessione di Obama per il golf comunque non piace anche a me, iconograficamente fuori luogo ).
A Santorum arriva una domanda su Terri Schiavo, proprio quel cqlcio di rigore che aspettava. La stessa domanda a Gingrich provoca una risposta tecnica, non quella compassionevole che ci vuole in questi casi.
Piu’ passano i minuti e più’ rimpiango di avere deciso di fermarmi per due ore su NBC stasera. Il format dibattito che ha trainato di peso Gingrich fino a questo punto e fatto fuori quell’improbabile pletora di candidati che li affollavano all’inizio, oggi denuncia stanchezza. Lo avverte sicuramente anche Brian Williams che prova nell’ultima mezz’ora ad animarlo. Ma sembra che se togliamo l’attack mode delle risposte rimane il vuoto dell’assenza di un candidato carismatico.
Questo dibattito non sembra avere avuto la forza di cambiare il trend di un Gingrich in ascesa. Romney ha provato ad accusarlo di essere un lobbista ma e’ sembrato un calciatore fuori posizione, un centrocampista costretto a fare il centravanti.
Gli applausi vietati dalla NBC nel dibattito hanno gelato la serata. Sembrava dovesse soffrirne il rissaiolo Gingrich ma hanno nuociuto a chi doveva attaccare, il povero ( ricco ) Romney, sempre in cerca della sua stessa identità’, candidato mormone-pirandelliano.