Archive | luglio, 2012

Chi e’ Jill Stein. La candidata che non vedremo in tivu

16 lug

Jill Stein e’ la terza candidata alla Casa Bianca passata per Harvard ( dopo Obama e Romney ). E’ la candidata del Green Party ufficialmente nominata in questo fine settimana. Fa il medico, come suo marito chirurgo. E’ la candidata che difficilmente vedremo nei dibattiti televisivi presidenziali del prossimo autunno. Per partecipare occorre avere il 15% dei consensi su scala nazionale, secondo almeno cinque istituti di sondaggio pure riconosciuti a livello nazionale. Come nota il New York Times difficile arrivarci senza passare per la televisione. Essendo la contraddizione apparentemente insanabile eccola qua Jill Stein, madre di due figli, che ogni giorno dedica un’ora al suo orto e che ha già scelto la sua candidata vicepresidente, una donna, una “formal homeless”, a lungo senza casa.

This is New York State ( voce off De Niro )

15 lug

Animale politico

15 lug

Altra serie politica per una televisione, quella americana, che non ha paura di trattare la contemporaneità senza rifugiarsi nella biografia agiografica.
Political Animals in partenza su USA e’ la storia riarrangiata di Hillary Clinton. Sigourney Waver, che interpreta Hillary, licenzia il marito e ha due figli invece della sola Chelsea.
Ci sono variazioni sul tema della Secretary of State che in molti pensano sarebbe stata bene alla Casa Bianca ( se non ci fosse stato Obama) e che ci starebbe benissimo nel 2016 ( se non avesse escluso la possibilità ). Le prime critiche dicono di una sceneggiatura scritta con l’accetta. Comunque scritta, in onda. A quando delle Prodi, Berlusconi stories ?

This land is my land

14 lug

Da ieri, per me, anche più di prima . Lo spiego poi.
Cento anni fa nasceva Woody Guthrie. Armonica tutta la vita.

http://youtu.be/GUyhXXCOqKY

La squadra Usa made in China più grande di quella olimpica

14 lug

Questo allegro documentario in uscita tra breve sembra dire cose che conosciamo. In giorni in cui il candidato repubblicano alla Casa Bianca e’ accusato dal team Obama di avere spedito posti di lavoro in Cina e’ scoppiata la bollicina delle divise della squadra olimpica USA. Sono made by Ralph Lauren ( con un logo grande come una casa ) e made in China. Scandalo. Tutto l’abbigliamento casual e sportivo americano e’ fatto da quelle parti, da anni. New Balance dice ad esempio di fare le sue scarpe in America ma quelle che uso io, ho appena controllato, sono made in China. Saranno false, che pure e’ possibile e la cosa farebbe parte grosso modo della stessa questione.
La Cina e’ vicina ( e lontana quando ci pare ). Per me lo scandalo e’ il grande logo Ralph Lauren. Ma leggo che la squadra USA alle Olimpiadi e’ finanziata privatamente e allora cade tutto o quasi. Le Olimpiadi sono e sono state la vetrina di Nike, Adidas, ecc. Vetrine spesso sporcate da schizzi di fango come la notizia ricavata dall’Indipendent che le stesse divise della squadra inglese made by Adidas ( e per Adidas disegnate da Stella McCartney ) sarebbero prodotte in Indonesia in condizioni di lavoro non esattamente idilliache. Ci stupiamo, ci indignamo ancora per queste informazioni ( domanda retorica) ?


The WIZARD of OZ, reloaded

14 lug

Un nuovo Mount Rushmore. FDR e Reagan i più votati

13 lug

Un’interessante speciale su MSNBC e’ andato in onda qualche giorno fa. Come rifare un nuovo Mount Rushmore, nel South Dakota, con i quattro presidenti, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt, Abraham Lincoln, scolpiti nella roccia. Quali volti nuovi per la montagna della Casa Bianca. E così nella liberal MSNBC spunta tre volte, scelto da autorevoli storici-giornalisti come la Goodwin, il faccione di Reagan , che forse sorprende più di quello di FDR.




Un suicidio al giorno

12 lug

L’epidemia tra i veterani dell’esercito americano. Il 18% in più di suicidi quest’anno. TIME magazine sceglie questa copertina e storia principale questa settimana di estate americana. Ditelo a quelli che nell’estate italiana vi affogano di fotogalleries di isole dei famosi denudate/i.

PARLA CON SE

12 lug

Per la seconda volta in poco tempo amici di passaggio a New York mi hanno detto di avere visto qua “un sacco di gente per la strada che parlano con se stessi”. Questo parlare da soli era implicitamente associato ad una situazione di disperazione, infelicita’, forse pazzia.
Non ho saputo bene cosa rispondere e credo di avere detto, andando fuori tema, se avevano visto quanti in carrozzella vagano per la città, sui mezzi pubblici, non stanno reclusi in casa.
Poi stasera, per strada, mi sono messo ad ascoltare una signora homeless, presumo, per il carico che si portava dietro su un carrello del supermercato. Parlava a voce bassa, chiedeva a Dio di perdonarla e altro non ho capito.
E poi ho ripensato al silenzio che regnava sui treni con cui da poco ho attraversato l’America, in gruppo. Si sentivano solo le nostre di voci ( in lingua italiana ) fuori dalle silence cars dove e’ vietato tutto. Credo, di non avere mai assistito ad una conversazione al telefono nel corso delle migliaia di chilometri percorsi. Invece, decine, forse centinaia di computers aperti. Che mi fa andare ad un’altra cosa che recentemente mi ha detto un amico giornalista italiano, da molti anni qua, a New York, “non vedi quanto sono soli gli americani ?”. Anche in questo caso non ho saputo bene cosa rispondere perché mi sembrava che in quelle parole ci fosse, di contro, un elogio della socialità italiana, così, buttato li, che non richiedeva commenti. Le parole tra noi leggere.

La tristezza del reality di casa Eastwood

11 lug

Clint Eastwood, 82 anni, ha diretto grandi film. Ha sette figli da cinque donne, sposato due volte. Il secondo matrimonio e’ stato con Dina Ruiz, 46 anni, che faceva news in televisione e lo aveva intervistato. Da maggio va in onda su E un reality sulla famiglia Eastwood in cui Clint compare con cameo. Ho visto in ritardo la prima puntata ed estratti delle altre. Siamo nel territorio arato dalla famiglia Kardashian e da altri prima di loro. Una delle infinite declinazioni di quel format che ha mutato per sempre il racconto televisivo, The Real World di MTV. E’ una storia che conosco per “averla frequentata”. La società’ di produzione, Bunim-Murray e’ sempre quella. Mary-Ellis Bunim non c’e più’ dal 2004.
Mrs. Eastwood e’ la manager di una band e il reality credo serva anche a questo, oltre a parishiltonizzare un paio di ragazze della famiglia.
La domanda che uno si fa e’ perche’ Clint Eastwood abbia permesso alle telecamere di piantarsi nella sua casa di Carmel. E uno immagina per fare contente moglie figlie e potere continuare ad oltranza a girare film su film, lontano da casa. Allora si scusa tutto, anche la diciannovenne Francesca che fa Marilyn nella piscina, ritratta dal suo fidanzato, fotografo pare celebre.
La forma televisiva del racconto e’ quella stracollaudata che procede per interviste incrociate su quello che si e’ appena visto. Una forma che se applicata ad altro sarebbe ancora perfetta per la tivù. Non e’ solo questione di reality dei famosi o degli sconosciuti. Basta vedere cosa e’ diventata MTV in questi anni in America.

Orgoglio e giudizio

10 lug

The Picayune, quotidiano di New Orleans, fondato nel 1837, sta per perdere quattro giorni alla settimana. Sara’, dalla seconda meta’ del 2012, stampato solo tre giorni su sette. Tutti i giorni online.
The Times-Picayune non e’ un giornale qualsiasi, come sa chiunque abbia seguito il dopo Katrina, per dire di una storia recente.
Come ci ha informato per The New York Times
l’ottimo David Carr, molti dei giornalisti, anche Pulitzer, a cui e’ stato offerto di andare a lavorare per l’online hanno detto “no grazie”.
Carr racconta dell’ousourcing dell’informazione, di proprieta’ che hanno centralizzato le news, di bufale, di fondi pensione dei giornali in rotta e così ho fatto un pensierino a tanti bravi stagisti/e usciti dalle scuole di giornalismo italiane che ho conosciuto negli anni scorsi, all’amico Giorgio che ha da poco passato l’esame della corporazione. Per non dire di mio figlio che tra le varie cose che mi ha detto di voler fare da grande un giorno mi ha sussurrato “il giornalista”. Ho fatto finta di non capire.

La televisione e le Olimpiadi. Rischiatutto su patria, storytelling e twitter

9 lug

Un esercito di 3500 uomini e donne della NBC sarà impegnato nelle prossime Olimpiadi su cui il network ha scommesso 4.4 miliardi di dollari fino ai Giochi del 2020 ( battendo Disney con ABC/ESPN e FOX di Murdoch ). Stiamo per esser sommersi da 5.535 ore di televisione da Londra distribuite sui vari canali del network.
A condurre lo squadrone di NBC il conduttore del Today Show, Matt Laurer e quello di American Idol, Ryan Seacrest, che si portera’ dietro il suo seguito di sette milioni di followers su Twitter. A Seacrest il compito di beccare il pubblico femminile che fa più del 60% del primetime e che e’ tradizionalmente meno dentro gli avvenimenti sportivi. L’idea e’ quella di costruire una storia attorno ad ognuno dei candidati alle medaglie olimpiche. Purche’ siano americani. Dei brevi racconti che calamitino le non adette ai lavori, intrigate ( sperano alla NBC ) dalle biografie con condimento di sacrificio, patria, famiglia, ecc.
Scommessa ardua per NBC perche’ il primetime sara’ registrato e impacchettato ogni giorno a causa del fuso orario. Lo sport non in diretta. Una contraddizione in termini, apparentemente. Quindi, ubriacatura di storytelling.

http://youtu.be/MiqsYYdNKV0

Sex therapist e gli altri e noi. Per tutti, prossimamente

8 lug

New York, d’estate

7 lug

In questi giorni la heat wave ha investito tutta l’America, senza eccezioni ( si Alberto con cui sto lavorando al montaggio sostiene che la Southern California, in cui di solito vive, sia indenne e non ho voglia di contraddirlo perché poi ci devo passare dieci ore nel gelo condizionato di una saletta).
Attrraverso ogni mattina a piedi la città da est ad ovest, cercando sempre una strada diversa. New York, d’estate e’ bellissima.
Io mi commuovo nei paesaggi metropolitani. Lascio volentieri quelli naturali, soprattutto le montagne, a chi li apprezza. E poi incrociare l’umanità non omologata che sgambetta sbracata sul cemento e’ una sorpresa continua.
Il mio parco preferito della città e’ il piccolo Bryant Park, un rettangolo chiuso ai lati da grattacieli. Ce’ il ping pong, un’antica giostra per bambini, chioschetti, un ristorante alla moda, wifi. Lunedi, quando ci sono passato, tornando a casa, ho visto una magia, che si ripete (free ) ogni sera in luoghi diversi. Su un grande schermo era proiettato The Wizard of Oz ( 1939 ). Il verde del prato non si vedeva più. Migliaia di corpi multicolori occupavano il rettangolo, seduti su coperte, teli. Tutte le eta’, tutte le razze. Odori di mille cibi diversi. Siamo anime semplici, volendo. Viva la città.

The perfect storm

7 lug

Mostra collettiva di fotografie alla Julie Saul Gallery di Chelsea, New York. Tema, la tempesta perfetta. Questa immagine e’ di Yuki Shingai, 11 marzo 2011.

Obama bus tour, un corteo funebre o no ?

6 lug

Obama e’ per due giorni in bus ( elettorale ) in Ohio e Pennsylvania e gli ultimi dati sulla disoccupazione non sollevano entusiasmi.. In linea con il corteo di macchine di scorta e il bus corazzato. Tutto nero.

La nuova serie di You Tube. I giochi cominciano a farsi seri ( e paurosi )

6 lug

Presentazione il 13 luglio, “messa in onda” settimanale dall’otto agosto la nuova serie sulla rete di You Tube e’ roba seria.
Comincia a vedersi il progetto di rubare spazio alla TV, quella antica. Dietro la serie Bryan Singer ( I Soliti Sospetti).
La storia di science fiction e’ quella di un virus in grado di linkare le teste dei navigatori della rete a chi e’ in grado di eterodirigerle. Più o meno quello che e’ già’ accaduto.

Louis CK, Louie FX

6 lug

Per la critica Louie, alla sua terza stagione su FX, e’ la comedy migliore dell’anno. Il blue collar comico e’ amato senza riserve. Quando si verifica una tale unanimità di evviva, e’ difficile nuotare controvento. Non ci provo ma abbozzo qualche riserva. Quello che piace e’ che Louis/Louie e’ vero in un mondo di plastica, di risate finte, ecc. Ma questa aderenza alla realtà non si traduce in battute fulminanti. Genera piuttosto un effetto a specchio in cui riconosciamo cose che pensiamo o no, comunque non fesse. Si parla molto di sesso e lo si fa raggiungendo un’intimità vera, non televisiva. E’ questo quello che vogliamo dalla televisione , la verità ? Sottodomanda : ma per ridere ci vuole sempre, solo il sesso ?

http://youtu.be/aZ-I57f6ZsI

Fast food mistery

6 lug

Ted, il teddy bear che avremmo voluto da piccoli ( e anche dopo )

5 lug

Sono stato a vedere TED il film campione d’incassi della settimana di Seth MacFarlane. Primo film ( budget 65 milioni gia’ recuperati ) di MacFarlane, che e’ voce di Ted, autore, regista,ecc., l’uomo che e’ dietro i cartoni di FOX Family Guy, American Dad, The Cleveland Show e che ha fatto del politicamente scorretto la sua cifra. Il più pagato autore televisivo in America ( 33 milioni l’anno ). Grande elettore di Obama.
L’impianto del film e’ quello di una favola inzeppata di stereotipi distrutti uno ad uno, da quelli sessuali a quelli etnici. Li capiscono al volo quelli tra i quindici e i trenta anni e stasera ero l’unico al cinema fuori eta’. Mio figlio mi ha spiegato dopo alcune battute. Grazie a me era entrato al cinema perché il film e’ vietato ai minori di 17 anni ma, se accompagnati dai genitori, come mi ha detto lui, possono entrare anche quelli di un anno ( e’ l’America, ragazzi ).
Distrutto dal New York Times, il Wall Street Journal, Village Voice, Variety. A me e’ piaciuto e a mio figlio di più. Non ridevo, a tratti, cosi’ da tempo. Non ci sono battute” intelligenti”. Sara’ per questo che si ride di cuore.

Google, freedom , 4 luglio

4 lug

Oggi 4 luglio, festa

4 lug

Oggi e’ la festa dell’Indipendenza americana. Grande ponte e fuochi d’artificio.
A Coney Island tra poco solita gara tra mangiatori di hot dogs. Per il resto New York deserta, in mano ai turisti.
Obama presenziera’ ad una cerimonia di naturalizzazione di nuovi americani.

BRANDED. Consumatori di tutto il mondo…

4 lug

ANTIPOLITICA e COMICI

4 lug

Il repubblicano Allen West, membro della House of Representatives per la Florida, e’ uno che da sempre grandi soddisfazioni a chi ha voglia di ascoltarlo.
E’ spesso ospite dei talk shows sulle cable tv perché capace di dire qualsiasi cosa. Qua ha sostenuto che dopo la tassa per l’Obamacare potrebbero arrivarne altre se non si comprera’ una macchina elettrica o un certo tipo di cibo. E che se dipendesse da lui metterebbe una tassa per chi non acquistera’ una pistola Glock 9mm per difesa personale. Risate e applausi del qualificato uditorio. Non so se ci sia o ci faccia. Mi pongo la stessa domanda per chi lo ascoltava al comizio.
Mr. Allen West, 51 anni, eletto nel Congresso degli Stati Uniti d’America, veterano decorato della guerra in Iraq.

Il dopoeuropeo. Imbarazzante

3 lug

Provo sempre a tenermi fuori, con la scusa della distanza, dalle cose italiane.
Ora , quello che leggo mi sembra una tracimazione del senso comune.
Gli undici uomini in mutande che corrono dietro ad una palla e soprattutto il loro ( bravo ) allenatore sono diventati metafore, simboli della qualsiasi.
Non abbiamo vinto, ragazzi. Abbiamo incontrato una squadra più forte, nettamente. Si giocava a calcio, punto. Lo sport che ci piace e di cui siamo tutti immensi esperti.
La disoccupazione giovanile e’ al 36,2% e Prandelli che dice di avere coraggio non c’entra.

Marina Abramovic su HBO

3 lug

Ho visto stasera il documentario MARINA ABRAMOVIC The Artist is present su HBO. Guardatelo. A.O. Scott ( The New York Times )  ha scritto “più celebratorio che analitico” , come succede con tanti documentari che raccontano artisti.
In realta’ più autoritratto che ritratto.

Belli capelli

3 lug

BuzzFeed ci ha regalato 69 immagini di politici ai tempi della High School. Meravigliosa.




Rick Santorum

THE NEWSROOM, Episode 2. Bello

2 lug

Visto il secondo episodio di The Newsroom. Come diviso in due, la prima parte ancora troppo lezioncina sul giornalismo TV. Poi decolla. La quantità di parole ti stordisce e avverti meno il paternalismo didascalico di Sorkin. Che, anzi, apprezzi sempre più, di questi tempi.
Cominciano ad uscire fuori tutti gli altri della Newsroom. E viene fuori una bella orchestra. Dicono che dovrebbe crescere dopo la quinta puntata. Per me va già bene così.

Politica sponsor del calcio. Ideona e un P.S.

2 lug

Un anonimo donatore ispanico si e’ offerto di sponsorizzare una squadra di calcio di New York che gioca in una serie minore. Offerta accettata. Il donatore avrebbe detto: “I love fútbol, I love America, I am a proud Latino-American who believes Mitt Romney needs to be our next president.”( ovvero, gli piacciono il calcio e pure Romney ).
I due giocatori con maglia sponsorizzata hanno uno sguardo triste. Li capisco.

P.S. Tengo nel P.S. qualche riga sulla finale dell’europeo, visto che siamo tutti allenatori-divanisti. Loro più forti, di parecchio. Punto.
Due parole anche se col calcio, solo col calcio, ci becco più di tutti quelli che conosco ( e leggo ).
Quando ho visto che quello veramente buono dei nostri ( Cesare Prandelli ) aveva messo in campo gli stessi di tre giorni fa ho detto a mio figlio perdiamo a valanga. Poi quando ho visto Thiago Motta ho lasciato solo il mio povero figlio a vedere il resto.
Intanto ESPN ci aveva mollato ancora prima per vari minuti durante la partita, senza nemmeno una riga di scuse. Schermo nero. Così, in America, abbiamo sofferto meno.

La reality tv del popolo ( You Tube )

1 lug

Il New York Times Magazine di questa domenica racconta storie ( e successi ) delle nuove stelle di You Tube, la mondovisione del proletariato.
E’ una rivoluzione ignorata ufficialmente da chi occupa militarmente i piccoli schermi ma in realta’ seguita con grande attenzione da chi ci capisce. Le stelline vengono invitate ( e in genere offrono scarsa resistenza ) ad entrare nei piccoli schermi con ospitate prima e proposte più o meno decenti dopo. Per una che entra nell’elettrodomestico, altre mille sono pronte a brillare nel cielo di questo reality infinito che e’ diventato il mondo di You Tube.
Sono fenomeni che andrebbero analizzati, studiati e in America lo fanno. Non so altrove.
La Nielsen ha reso note per la prima volta le cifre degli streams di You Tube. Roba da far paura. Lo scorso maggio, il primo mese ufficialmente testato, 136 milioni di visitatori unici hanno streamed 16 billions di video. I primi cinque canali in classifica hanno complessivamente totalizzato 1.5 billions di streams.
E’ una rivoluzione proletaria ma i leaders che chiamano a raccolta le masse sono managers di nuove corporations. Occupy You Tube.