Archive | aprile, 2013

Louis C.K. su HBO, cosi’ cosi’. Meglio Crozza ( ma con una differenza non da poco )

15 apr

Sabato sera e’ andato in onda su HBO il molto pubblicizzato speciale di un’ora di Louis C.K., probabilmente il piu’ popolare stand up comedian in questo momento negli Stati Uniti. Anche l’inventore di un modello di business. Ma non di un modello nuovo di comicita’.
Louis C.K. ha detto di avere tratto ispirazione per i suoi monologhi da Woody Allen, che a sua volta ha scavato dentro Groucho Marx, ecc. Si puo’discutere sulle radici dello stand up ma a noi importa la sua “formattazione” ad uso televisivo. Louis C.K. va in giro per l’America con lo spettacolo e in tv ci da Louie la sitcom su FX. Vende la stessa merce, il comico blue collar che parla di matrimonio, divorzio, sesso, tecnologia, religione, poca politica in senso stretto. Sabato non e’ stato divertentissimo ma forse sono io che mi sono distratto presto . Lo stesso non mi era accaduto il giorno prima con lo streaming del Crozza meravigliao su La7. Crozza e’ sempre piu’ bravo, la scrittura delle cose che dice sempre altobassa-brillante.
Con la differenza che, nel paese dell’antipolitica, la politica va fortissimo. In America, tranne nelle occasioni canoniche ( elezioni, ricorrenze ) la politica fa ridere poco. Si parla di tutto il resto. Perché nella vita non c’e’ solo Grillo e il bar sport. In Italia, invece, la politica non solo regge il prime time per tre ore a sera e straripa su tutto il palinsesto ma e’ stato inventato un vero e proprio format televisivo unico al mondo. I politici in studio con comico incorporato. Non si sfugge e chi ancora non ce l’ha si rivolge terrorizzato ai propri autori invocandolo. Per non essere il figlio di nessuno.
La commedia umana televisiva italica ha ormai i suoi archetipi, i suoi caratteristi e ogni tanto ne inventa uno nuovo. Il comico dentro la messa quotidiana apparecchia un’anomalia non solo televisiva.
Per provare a stare sempre dentro la scatola io rimpiango la Gialappa. Ora ai margini perché tutta la tv in Italia si e’ macchiettizzata. Crozza ci fa ridere con i politici. Poi succede che eleggiamo un gruppone di diversi da quelli del giro e non ci troviamo piu’ tanto da ridere. E cosi’la televisione nel bel paese e’ l’elettrodomestico che era. Inutile starci a raccontare palle sulle rivoluzioni demografiche, la visione mobile e differenziata e i social networks. Queste sono cose che avvengono in altri paesi dove le messe si celebrano al sabato e alla domenica, senza comici televisivi e se non ci credi non ci vai.

GLEE a Newtown. La televisione sulla realta’, polemiche

14 apr

GLEE ( Fox ) ha mandato in onda un episodio ambientato a Newtown, la citta’ della strage nella scuola dei 20 bambini e i sei educatori. Molte polemiche a seguire.
I genitori dei bambini sono pelle viva che reagisce diversamente dal telespettatore lontano. Proprio in questi giorni si discute al senato del tribolatissimo disegno di legge per regolare la vendita di armi d’assalto. Un video rimbalzato ieri da Nomfup dice tutto.
In America la scrittura della televisione fiction entra nella realta’, da sempre. Anche la televisione piu’ “leggera” non parla d’altro. Sono d’accordo in generale. La qualita’ superiore della televisione americana sta anche in questo. Il racconto della realta’ non e’ appaltato ai programmi giornalistici. E’ una questione centrale per chi ragiona di televisione.

A proposito di streaming. Ora il concerto, Coachella Festival, si segue da casa

14 apr

“Dimenticate le sudate nel deserto e godetevi il concerto a casa”. Dice cosi’ la ABC a proposito del Coachella Festival in corso. Streaming per Moby, Red Hot Chili Peppers e compagnia. Si e’ fatto vivo anche Bono. Da You Tube in California al divano di casa. L’antropologia mutante del follower di concerti e’ arrivata al capolinea. L’anno scorso Snoop Dog aveva resuscitato Tupac Shakur. Ologrammi e partecipazioni virtuali. Immateriali siamo.

 

Oprah e la stessa paga per uomini e donne

13 apr

THE KILL TEAM , documentario al Tribeca. E poi Madoff e gli altri

12 apr

La storia di un soldato americano, l’addestramento, i civili in Afghanistan. Per il New York Times candidato alla vittoria nel festival tra i  documentari.

 

Customer service, stepalle

12 apr

Ho preso molti aerei negli ultimi tempi e ho collezionato una valigia persa, una arrivata aperta, un paio di voli annullati. Uno dice “accadono cose peggiori nella vita”. Certo ma quello che e’ peggio e’ il customer service con cui hai a che fare dopo il danno.
Ho seguito una polemica imbastita da John Fallows con il customer service di United, la compagnia che uso di piu’. A me e’ capitata una disavventura con Delta. Siamo ormai prigionieri dei servizi assistenza clienti. Quando non funziona il wifi in casa e chiami il tuo provider a duecento metri da dove abiti e ti rispondono da Bangalore c’e’ da impazzire. Dopo quattro rimbalzi e un’ora al telefono l’unica soddisfazione e’ quella di poter dire finalmente a te stesso “beh, credevo di parlare male l’inglese fino a che non ho sentito questi quattro”. Per non dire di quelli con le risposte automatiche  a cui urli come un cretino dei si e dei no. E poi rinunci.
Anche i genius bar di Apple hanno cominciato a non piacermi piu’. Non c’e’ mai una spiegazione per una cosa che non va. Fanno partire la diagnosi automatica e poi sostituiscono completamente quasi tutto, scippandoti il computer per una settimana. Cosi’ sono un genius anch’io.
Vorrei fondare un partito transnazionale contro tutti i customer care e presentarmi alle elezioni con un solo obiettivo. Condannare i capi dei call centers a chiamare il loro call center per un annetto (  pena leggera ).

“Quando saremo pagati per il lavoro che abbiamo fatto ?”

12 apr

http://youtu.be/25Fudv9bT3I

Cleotha Staples e’ scomparsa nel febbraio di quest’anno a 78 anni, nella South Side di Chicago dove viveva. Era una delle voci del gruppo familiare dei Staples Singers.Il capofamiglia era cresciuto in una piantagione del Mississippi.

A cosa serve la filosofia

12 apr

http://youtu.be/IP3LoQ0vua0

Slavoj Žižek.

Shane Carruth. E’ lui il nuovo genio della lampada che riaccende il cinema ?

11 apr

The Atlantic ci dice perche’ Shane Carruth, al suo secondo film dopo dieci anni, potrebbe essere il nuovo Malick.

E’ nelle sale il nuovo Malick, TO THE WONDER

11 apr

Tutti banca e famiglia

11 apr

Tutti uguali, piu’ o meno

10 apr

A me Ricky Gervais piace.

LESTERLAND. I soldi alla politica secondo Lawrence Lessig

10 apr

Dentro la Siria con la PBS. LEZIONE di SERVIZIO PUBBLICO

10 apr

FRONTLINE , il programma di inchieste della PBS del martedi, e’ entrato in Siria. Stasera ho visto un documento straordinario ( qua nel link e’ solo una parte del girato ).
Come nella televisione migliore, per descrivere la grande storia, viene raccontata quella di un giovane militante e, con salti tra le linee, le due parti in conflitto. Quello che mi ha colpito e’ la straordinaria qualita’ delle immagini, cinematografiche. Nulla della solita robetta rubata ed enfaticamente commentata per testimoniare il rischioso mestiere di chi gira. La voce off e’ come un ago che cuce un territorio diviso in cui a pochi chilometri di distanza si fronteggiano i combattenti e i civili muoiono. 4 milioni di rifugiati e 70mila scomparsi.
A volte leggo, anche recentemente, affermazioni ridicole sulla televisione pubblica americana. Si dice che non esista. Che esistono solo le serie che glorifichiamo un giorno si e l’altro pure. Andrebbero confrontati budgets e programmi. Per parlare di servizio pubblico. Ma lasciamo perdere e parlate delle cose che conoscete, perfavore.

“Spring breakers for ever”. Gioventu’ bruciata 2.0

10 apr

Ho visto SPRING BREAKERS di Harmony Korine. Spring Break sono i dieci  giorni di vacanza nelle scuole americane diventati sinonimo di evasione, fuga e piu’ semplicemente mare, bevute, fumate, ecc.  Ci sono citta’ sulle coste est e ovest degli Stati Uniti che provano a prolungare a tutto l’anno questa parentesi. Il film racconta l’arrivo di quattro ragazze in questa estate perenne e l’incontro con un gruppo di trafficanti piu’ grandicelli.
Il risultato e’ l’iniziazione criminale delle studentesse in vacanza con finale alla Tarantino. James Franco e’ il rapper trafficante che fa un corso accelerato alle ragazze di gioventu’ bruciata.
Il risultato e’ un pasticcio interessante. O una boiata, dipende. Seguo Harmony Korine dai tempi di Kids di Larry Clark ( Korine lo scrisse ). Come si dice di molti autori, c’e’ chi fa sempre lo stesso film. Oggi Korine ha 40 anni. E’ uno “spring breaker for ever”, che e’ lo slogan che il film e le ragazze urlano continuamente. La vacanza tragica si atteggia a metafora. Non voglio sapere di cosa.

Il diavolo e l’acquasanta, Courtney Love e la sigaretta elettronica

9 apr

Eureka! Se BuzzFeed ha scoperto l’algoritmo magico

8 apr

La scoperta furbetta della new new penicillina dal New York Magazine.

MAD MEN, fenomenologia, fumo, alcolici ( and sex ). Don Draper non e’ Don Matteo

8 apr

Sesta stagione di Mad Men, partiti. Ci eravamo lasciati con Don Draper e la magica frase “Are you alone?” e ritroviamo Don alle Hawaii con in mano l’Inferno di Dante ( e canne ). Lettura classica da bordo piscina…Un modo per riportarci alla fondamentale questione della fluida identita’ di Draper.
Citazione d’obbligo da Matthew Weiner, il creatore della serie : “Don e’ una cosa fuori e un’altra cosa dentro”. Una bella sintesi per dire ( riguarda , per opposizione, la nostra fiction ) cosa sono le serie americane piu’ riuscite. Nel libro su Mad Men in cui le serie stesse sono trattate filosoficamente ( un gioco divertente ) il sottotitolo dice appunto questo ( ‘MAD MEN AND PHILOSOPHY. Nothing is as it seems” ). Nulla e’ come sembra. Perche’ se fosse il contrario parleremmo di Don Matteo, non di Don Draper.
Socrate, Platone, Kant, Locke, Kierkegaard, Nietzsche. E anche Marcuse, Ayn Rand, Simone De Beauvoir. Dimenticavo.. Marx e Engels. Tutti a parlare di Mad Men. Etica, estetica a palate. Prendiamo ad esempio una cosetta semplice come la felicita’. Il gioco e’ scoprire il filosofo che c’e’ sotto. Don Draper:” la felicita’? E’ quella che provi un secondo prima di avere bisogno di piu’ felicita’”. Piu’ sul tema, la pubblicita’, secondo Don:” la pubblicita’ e’ basata su una cosa, la felicita’. Felicita’ e’ l’odore di una macchina nuova. E’ la liberta’ dalla paura che ti dice che qualsiasi cosa stai facendo e’ okay. Che tu sei okay”.
Naturalmente erano altri tempi. Nella prima stagione di Mad Men eravamo nella primavera del 1960. Siamo arrivati al 1967. Le basette si sono allungate e le gonne si sono accorciate. Siamo passati attraverso l’assassinio di Kennedy. Al presidente che troviamo in una fotografia alle spalle di Peggy, in queste prime due puntate della sesta stagione, ha detto di essersi ispirato Weiner per la costruzione del carattere di Draper ( non sappiamo se “all’interno o all’esterno” del presidente ). Le microstorie e la macro sono sempre impastate in dettagli. Ma soprattutto la scrittura segue l’evolversi dei caratteri femminili nel tempo.
Nel 1963 ricordava tempo fa Julia Baird su Newsweek era legale stuprare la propria moglie. Per dirla , piu’ semplicemente, con Roger: ” quando Dio chiude una porta, apre un vestito”. O ancora lo stesso Roger dice a Joan: ” voglio dirti questo perche’ mi sei molto cara…tu sei il piu’ bel pezzo di culo che io ho mai avuto e non mi importa se qualcuno lo sa. Sono felice di avere avuto la possibilita’ di andare su e giu’ per quelle colline”. In queste puntate appena viste Roger lo troviamo sul lettino dell’analista ( in treatment ).
Le donne di Mad Men in questi anni hanno camminato. Peggy con il suo business, Megan con la sua carriera, Joan e’ partner nell’agenzia, Sally cresce e cresce critica. E Betty ? Molta Betty in questa puntata. Tutte alla ricerca dell’identita’. Anche oltre quello che Peggy ci ha detto chiaramente varie puntate fa. “Questa e’ l’America. Scegli, fai un lavoro e poi diventi la persona che fa questo lavoro”.
Weiner arrivo’ alla quinta stagione dei Sopranos e ci rimase per quattro anni. Suoi dichiarati riferimenti sono la serie The Twilight Zone e poi Hitchcock e Cassavetes. E tanto Bob Dylan. E tantissimo George Lois, il grande pubblicitario. Tutto bello in questa attesissima ripresa. Meno la valanga di pubblicita’, appunto, su AMC a cui HBO e Showtime ci avevano disabituato. Niente fumo e alcolici. Di quelli ce ne e’ gia’ moltissimo dentro le prime due puntate.

IN TREATMENT, l’autore. Le idee circolano ( e da noi arrivano solo di sponda )

7 apr

Stagisti a Google. Il trailer

7 apr

Un nuovo vecchio format, il cinema dal vivo. E’ subito trend

6 apr

Arriva a New York, nel suo tour americano, il documentarista di San Francisco Sam Green con il suo show di “cinema dal vivo”.
Green ( nomination all’Oscar nel 2003 con “The Weather Underground” ) e’ alla sua seconda opera di questo nuovo format che ricorda una conferenza TED ma anche gli esordi del cinema con musica dal vivo. Passato e futuro in questa narrazione fatta di documenti filmati, accompagnamento musicale, interazione del pubblico. Dopo “Utopia in Four Movements” del 2010 ora siamo a “The Love Song of R.Buckminster Fuller” ( colonna sonora dal vivo di Yo La Tengo ).
Le prime sono ai film festivals per dire di un format che dichiara di essere cinema ma che e’ un’altra cosa. Forse quello che il cinema sara’ quando le sale moriranno di televisione, dvd e pirateria.

In Treatment

6 apr

Domani MAD MEN, season 6. Tutto il resto e’ noia

6 apr

Per quelli che il mondo non finisce alle dogane. VICE su HBO, il settimanale di esteri

6 apr

Non mi viene in mente un programma televisivo in Italia che si occupa di esteri. Terra lo faceva, non so se lo faccia ancora. Dicono che gli esteri non fanno ascolto, nel bel paese. E quindi tutti giu’ nel cortile a raccontare lo stesso brodo tutti i giorni. Per gli esteri c’e You Tube e il compitino scritto con voce off di qualche corrispondente che potrebbe pure starsene a Saxa Rubra perche’ ci dice cose scritte su qualsiasi sito di agenzia sulla rete. Il successo di Internazionale ( la rivista ) avrebbe potuto far venire qualche idea a chi si occupa di televisione ma il miracolo non e’ accaduto.
HBO ha provato , con la prima puntata di Vice,appena andata in onda, ad uscire dai confini del paesello. Per il New York Times e’ giornalismo all’incrocio tra “MTV e Maxim”. Puo’ essere. C’e’ ambizione da scoop e un punto di vista non generalista. E’ giornalismo popolare sulla rete dove riceve decine di migliaia di visite. E’, comunque, aria non rimasticata nello stesso giro di informatori ufficiali. Puo’essere pressapochista ma e’una finestra aperta. Nella prima puntata Filippine e Afghanistan.

“Obnoxious liberals” per Basquiat

5 apr

Ultimi due giorni di esposizione dei lavori di Jean-Michel Basquiat ( 1960-1988 ) da Gagosian, a Chelsea.
Questa mattina c’era una folla di “obnoxious liberals” nella galleria, per dirla con il titolo di una delle opere, del 1982. Basquiat aveva venduto il suo primo lavoro nel 1981 e nel 1982 era gia’ celebre. Gli “obnoxious liberals” da cui prendeva le distanze lo incoronarono. Oggi c’erano tantissimi ragazzi alla mostra. La biografia di Basquiat e’ probabilmente anche piu’ forte delle opere.
Tre strade piu’ a sud sono entrato nell’altra esposizione organizzata da Gagosian che chiude sabato. Quella di Helen Frankenthaler ( 1928-2011 ). Eravamo in due a camminare per le sale. Anche lei a 22 anni ebbe la sua prima mostra. Sono quadri bellissimi, che nei musei sono vicini a quelli dei piu’ celebrati Pollock e de Kooning. Per lei zero “obnoxious liberals”. Una donna, con una biografia poco maledetta.

Obama, il “sex symbol”, dice la cosa che noi rimproveriamo sempre a qualcuno in Italia

5 apr

Prima Michelle Obama dice un paio di giorni fa che deve sopportare il fatto che suo marito sia un  ”sex symbol”.
Poi il “sex symbol” fa un commento a cui noi siamo piu’ abituati degli americani.
E questa mattina le televisioni dimenticano la Corea.

HANNIBAL, serial killer per famiglie. Si fa per dire

5 apr

Frank Bruni del New York Times ha ripreso una definizione della tv migliore, ora spesso usata da Alessandra Stanley dello stesso New York Times e da Matt Zoller Seitz del New York magazine. E’ la nuova SLOW TV, la televisione che narra come la vita, tra ambiguita’, cambi di prospettiva, identita’ multipolari. E’ la televisione che non divide in buoni e cattivi i suoi caratteri ma li contiene negli stessi personaggi. Che lasciano scoprire pezzi del loro passato nel corso della serie. Bruni cita come esempi “Top of the Lake”, “Treme”, “Game of Thrones”, “The Killing”. Tutta roba buona che va in onda sulle pay tv non sui quattro grandi networks.
In questa stagione era gia’ arrivato The Following a spostare l’assicella dello show per famiglie su territori di solito di pertinenza delle cable e pay tv. Non tanto per la qualita’ quanto per il grado di violenza contenuto in una serie da tv generalista. Ora HANNIBAL su NBC conferma il trend. Che e’ quello di offrire storie complesse al grande pubblico. Che poi questo ( vale anche per The Following ) sia un tentativo riuscito e’ quello che ho provato a capire nel pilot appena andato in onda. Cosi’, cosi’.
C’e’ la regia ricca, piena come un dipinto di un secolo passato con astuzie contemporanee di David Slade ( gia’ provata anche in episodi di Breaking Bad ) ma non c’e’ quella complessita’ di motivazioni che stanno dietro ad un serial killer come Dexter ( per dire di una serie bella non da tv generalista ). Abbiamo sempre a che fare con assassini seriali ( il nuovo pane quotidiano della tv ) ma ci sono differenze. Un crimine solo raccontato per piu’ stagioni ha prodotto la rivolta dei telespettatori ormai abituati alla serialita’ alla CSI degli ammazzamenti e delle soluzioni degli enigmi. La televisione e’ l’ecosistema perfetto per allevare criminali seriali ( simpatici ) e ormai se ne stanno realizzando talmente tanti che viene voglia di un cartone animato di Disney.
Rimanendo su Hannibal, il cambio da Anthony Hopkins al monofaccia carismatico danese Mads Mikkelsen e’ stato comunque una buona idea. Serve la funzione, schematicamente, di darci, nell’impenetrabilita’, la doppiezza buono-cattivo che e’ la chiave ( come per l’investigatore ) della scrittura drammatica.
E’ andato in onda il prologo e la voglia di andare avanti nella tele-visione e’ rimasta. Nelle mani capaci dell’autore Bryan Fuller sta l’opportunita’ di darci crimini seriali a lungo, per piu’ stagioni.
Se questa e tanta altra televisione andata in onda in questi anni ( cosi’ come l’industria dei videogames ) abbia una parte o rifletta o inviti ad inverare la fiction ( le stragi semiquotidiane , per capirci ) e’ questione che si dibatte in tutte le famiglie. A casa mia i figli negano questa meccanica. Io non ne sono piu’ così sicuro.

Pepsi, meglio lo zio Drew di Beyonce

5 apr

E’ fuori lo spot Pepsi di Beyonce. Meglio quello del vecchio zio Drew ( Kyrie Irving dei Cleveland Cavaliers ).

Jim Morrison : ” che male c’e’ ad essere grassi ? “( piu’ Jimmy Fallon )

4 apr

L’intervista radio a Jim Morrison ( The Doors ) e’ autentica ( 1969 ).
A seguire video di Jimmy Fallon che impersona Jim Morrison. Per capire perche’ Fallon diventera’ il nuovo re della notte della tv americana.

California dreamin’

4 apr