Archive | settembre, 2013

Il nuovo Koyaanisquatsi, piu’ politico dicono

30 set

Un documentario con grande musica dal vivo ( Massive Attack ) nello spazio del Park Avenue Armory. Lo spazio - dice il New York Times – e’ decisivo per l’evento multischermi. Vado venerdi.

Sollecito al Today Show

30 set

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Sollecito intervistato al Today Show. Risponde in ottimo inglese.

Masters of Sex

30 set

Oggi sul POST, dopo avere visto ieri sera la nuova serie su Showtime.

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«La coppia che ha insegnato all’America ad amare» è scritto in una biografia di William Masters, ginecologo, e Virginia Johnson, ricercatrice. Ora una nuova serie su Showtime, partita ieri sera, ci racconta lo studio del «disastro del letto coniugale» prima della rivoluzione sessuale, sempre per dirla con il biografo. La storia della coppia di ricercatori, della loro fondazione nascosta in un anonimo Central Medical Building a St. Louis, si meritò una copertina di Time il 25 maggio 1970. All’uscita dell’articolo di Time, Masters e Johnson, che avevano allora 54 e 45 anni, avevano trattato i casi di 382 donne e 312 uomini affetti dal problema che definirono «umana inadeguatezza sessuale», ovvero il deserto della libido. I due terapisti, si disse, intendevano riparare al crescente aumento dei divorzi dovuti alla moria di orgasmi. Erano stati così inizialmente investiti di una missione che ne ha fatto dei pionieri in un campo attraversato da pochi scienziati prima di loro, Alfred Kinsey tra tutti e il suoi famosi rapporti del 1948 e 1953. Diranno poi di essere degli «investigatori del sesso, non degli educatori» per scrollarsi di dosso la sovrastruttura etica.
Le sessioni di terapia fisica e psicologica erano in media di due settimane e Masters e Johnson vantarono un successo dell’80 per cento sui loro pazienti nell’arco dei cinque anni a seguire. Il loro primo libro del 1966, sui risultati di una ricerca eseguita su volontari reclutati attraverso università, era stato un boom di vendite: 250 mila copie nonostante fosse un trattato clinico senza concessioni a curiosità varie, anche se un dildo connesso ad una camera era stato introdotto nella vagina delle cavie. L’accusa di essere dei meccanicisti fu la più comune, ma grazie a loro si sviluppò una nuova leva di terapisti sessuali.
I risultati delle ricerche stabilirono cose che Time 43 anni presentò come verità scientifiche fino ad allora non così scontate. Esempi: la misura del pene non è una misura del successo del rapporto, la masturbazione non fa male, ecc., insomma cose che sapete.
Masters e Johnson, proseguendo nello sviluppo della terapia, usarono volontari non accoppiati nella vita (anche prostitute) e si sganciarono dal recinto matrimoniale. Entrarono in una nuova dimensione dei rapporti sessuali, per l’epoca, gli anni della presidenza Eisenhower. Lui stesso, William Masters, era registrato repubblicano. Da ginecologo William Masters pare si fosse stancato di non riuscire a dare risposte alle sue pazienti. Virginia Johnson, due figli, cantante, era reduce da un divorzio quando Masters le offrì di lavorare alla ricerca, nel 1957. Virginia non era laureata. I due diventarono in breve celebrità. Non so se la serie di Showtime ci mostrerà le controverse ricerche dei Masters of Sex con pazienti omosessuali. Sono di quelli che non leggono mai come vanno a finire i film prima di vederli. La relazione di lavoro dei due scienziati si trasformò in matrimonio e poi in divorzio. La loro fondazione, aperta nel 1964, chiuse nel 1994 nel silenzio.
Nel primo episodio, andato in onda dopo l’inizio della terza stagione di Homeland, si respira un’ovvia aria da Mad Men. Siamo nel 1956. Perfetta ricostruzione. Masters sposta una paziente di colore nelle corsie dei bianchi dell’ospedale in cui lavora, per curarla meglio. Scopriamo scampoli della vita coniugale, infelice , di William. E di quella, più libera, di Virginia. Dicono quelli che hanno visto oltre la prima puntata che i personaggi non hanno quei due tre livelli di lettura delle migliori serie televisive. Ci sono però abbozzi di antieroi e c’è quello che ha fatto la fortuna di parecchie cose viste in questi anni su HBO e Showtime, anche se poi parliamo sempre d’altro. Intendo dire sesso e nudità. In questo caso però, capirete, tutto è assolutamente giustificato.

Roba forte

30 set

Sta per arrivare American Horror Story.

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Da Brooklyn a Oakland. Il festival che ha attraversato l’America in treno

29 set

Artisti nomadi di ogni campo ( tra gli altri Beck e Patty Smith ) pittori, filmakers, fotografi, musicisti, designers, scrittori .
STATION TO STATION
 ha attraversato l’America in treno ( nove carrozze vintage ). Con editing e recording rooms al seguito.
Un progetto con sponsors vari e generosi ( Levi’s, Moog, ecc. ). Una cosa da perdere la testa.
Wired ha seguito tutta l’impresa.

Breaking Bad contro Homeland. Mica tanto

29 set

Questa sera alle 21.00 episodio finale di Breaking Bad su AMC. Alla stessa ora prima puntata di Homeland, terza stagione, su Showtime.
Mio figlio guarda Breaking Bad. Io Homeland. Resto della casa indeciso. Ma non e’ una divisione seria. Dalle 22.00 in poi vanno in onda le repliche.
La gara degli ascolti l’ha gia’ vinta Breaking Bad.
Comunque il meglio rischia di essere Masters of Sex che arriva subito dopo, con la prima puntata, alle dieci su Showtime. Mad Men del sesso.

SNL sempre uguale, sempre nuovo ( stagione 39 )

29 set

Alla sua stagione numero 39 Saturday Night Live ha fatto la rivoluzione. A sua insaputa. Perche’ sei cast members, tra i piu’ antichi e ormai piu’ celebrati, hanno lasciato lo show per provare a camminare da soli. A febbraio se ne andra’ pure Seth Meyers, il piu’ bravo, titolare del segmento centrale del programma, Il Week End Update, il finto telegiornale. Meyers va a sostituire Jimmy Fallon, che a sua volta occupera’ la scrivania a cui era incollato Jay Leno.
Allora il creatore e producer da quaranta anni di SNL, Lorne Michaels, ha richiamato Tina Fey per la puntata di inizio della nuova stagione, appena andata in onda. E accanto a Seth Meyers ha messo da subito Cecily Strong, “the girl you wished you had’nt started a conversation at a party”.
Guardate chi c’era nel 1975.
Saturday Night Live e’ ancora bello come allora ( 36 Emmys portati a casa ). Stasera gli ospiti musicali erano gli Arcade Fire.

Sguardo dal ponte

29 set

Passeggiata a Dumbo oggi. Fine settimana con il Dumbo Arts Festival.
Studi di pittori, fotografi aperti. Una giornata di quelle col cielo blu e i grattacieli ritagliati ( come dice Cri ).
Come sempre, osservare i passanti e’ meglio delle cose inerti. Anche se, sotto il ponte, la vista e’ ogni volta strepitosa.

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THE NEW YORK TIMES MAGAZINE. La lettura ( della domenica ). Da Eggers a Crocetta

28 set

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Numero ricco mi ci ficco, del New York Times Magazine.
Dal racconto di Dave Eggers su “over sharing” Facebook, ecc a Rosario Crocetta.

THE new NEWSROOM

28 set

Il danno e il suo doppio

28 set

Il danno procurato da Good Morning America ( ABC ) e’ probabilmente grande.
Un amico mi segnala il video-Facebook di Guido Barilla. Le scuse mi  sembrano cosa dovuta e, credo, sincere.
Amici miei vi segnalo, dal solito New York Times, una storia che ho letto oggi e che ci arriva da un paese della lontana California. Sembra una parabola su quello di cui stiamo ( tutti ) parlando.
Tanto per allargare , invece di stringere la questione.

#Hashtag, la qualsiasi. Meraviglioso

28 set

Jimmy Fallon e Justin Timberlake. Piu’ di undici milioni in quattro giorni.

Piano sequenza

28 set

Non so se e’ il piano sequenza piu’ lungo della storia della pubblicita’.
Il tempo di srotolare il catalogo della casa di quella marca svedese.

L’insostenibile pesantezza dell’essere James Franco

27 set

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Attore, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, studente in Ivy League college, professore, scrittore. James Franco fa tante cose.
Nel suo fultimo film e’ regista, attore, co-autore. Poi esce il libro da cui e’ tratto il film. L’autore e’ il premio Nobel William Faulkner.
Sulla copertina della riedizione compare pero’ Franco e su Twitter i commenti ironici si sprecano. Ma succede sempre cosi’. Quando viene ripubblicato un libro perche’ esce il film, sulla copertina va il protagonista della pellicola. Non quello che lo ha scritto.
PS Il libro e’ fuori, il film no. Apparentemente uscira’ solo su DVD, iTunes, ecc

Domenica season 3 di HOMELAND su Showtime. Preparazione

27 set

Lo spot inglese e il riassunto delle prime due stagioni, “in their own words”.

Pasta per famiglie, in USA

27 set

Sto recuperando vecchie puntate de La Zanzara. E naturalmente ho attraversato le dichiarazioni di Barilla su pubblicita’ e “famiglia sacrale, tradizionale”. Se ne parla molto, qua in America, anche in tv.
Tempo fa avevo letto dell’apertura prossima di ristoranti Barilla negli Stati Uniti.
Consiglio non richiesto. Non comincerei da New York. Magari dal Chelsea Market, dove ha aperto il ristorante Rana.

PS Date un’occhiata ad esempi di campagne pubblicitarie USA di importanti corporations, non il deli sotto casa mia. I grandi magazzini Target, i treni Amtrak

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Questa volta la gara per lo spot Doritos del Superbowl e’ global. Concorrete dall’Italia !

27 set

La chimica di Breaking Bad

27 set

La band di Brooklyn che ascolto, Dexter-style

27 set

The Wizard of Oz, in IMAX 3D

26 set

75 anni dopo, il capolavoro remastered. Sabato vado a ri/vederlo.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò

25 set

Questa mattina Enrico Letta ha suonato la campanella che ha aperto la giornata a Wall Street. Bandiera italiana per l’occasione. C’ero.

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Barack e Dante

25 set

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Obama endorses Dante. Ovvero suo padre, Bill de Blasio per sindaco di New York. E dice che l’afro ( la capigliatura ) di Dante e’ meglio della sua, antica.

The VOICE trascina al boom The BLACKLIST

25 set

The Voice ( NBC ) reduce dalla vittoria agli Emmys, ha portato a casa nella serata di lunedi 14.67 milioni di spettatori e il 13 di share nel gruppo demografico che conta, l’unico che in America viene seganlato, quelli tra i 18 e i 49 anni. Gli altri li contano solo in Italia. XFactor va sempre peggio, lo segnalo sempre agli amici italiani.
Bella performance di The Blacklist ( NBC ) la serie di cui vi avevo parlato ieri.
Ve ne parleranno tra qualche giorno, spero non urlando all’ennesimo capolavoro seriale. E’ una piacevole scopiazzatura di tante altre cose ma assolutamente vedibile. Anzi stravisto da 12.62 milioni con il 10 di share.

In una delle esclusive scuole private di New York

25 set

Dalton e’ una delle scuole di New York, “esclusive” perche’entrarci non e’ facile.
Il costo, la selezione, la tradizione ne fanno uno di quelle riserve da cui si accede con piu’ facilita’ agli Ivy League colleges, le grandi, storiche  università.
Scuole come Dalton sono pipelines che potenzialmente ( e statisticamente ) conducono a carriere brillanti.
Un documentario, marcato The New York Times, racconta la storia, lunga 13 anni di un ragazzo di colore dentro la scuola.
Le storie delle scuole americane sono le piu’ belle che si possano raccontare. Sono il nodo e il semaforo dell’ascensore sociale americano. E riguardano non solo i ragazzi di New York.
Il breve documentario fa parte di un progetto piu’ largo, titolato American Promise , premiato al Sundance e in onda l’anno prossimo sulla PBS, la televisione pubblica.

THE BLACKLIST. La nuova serie e’ il massimo che possono fare i networks

24 set

Il lancio ha giocato sul richiamo a Homeland. Intrighi dalle parti di Washington DC. Ma la nuova serie, partita ieri sera con l’ottimo James Spader, Boston Legal, va in onda su NBC, uno dei quattro grandi networks. Non su HBO, Showtime e nemmeno AMC. Che vuol dire mani piu’ legate per John Bokenkamp , il creatore.
La necessita’ di cercare un pubblico piu’ largo di quello delle pay tv costringe a compromessi. Come quello di raccontare storie finite ad ogni episodio perche’ il pubblico sulle grandi reti e’ meno fidelizzato e i tempi di Lost sono lontani.
Lo stesso richiamo ad Homeland, una serie che per ascolti la NBC nemmeno dovrebbe vedere, la dice lunga su quanto le nuove serie stiano mutando i rapporti di forza. Colonna sonora onnipresente a riempire i buchi del racconto. Tagliato con l’accetta. Ciononostante, un inizio promettente.

BAD CHEMISTRY. Solita grande cover del New Yorker

24 set

Barry Blitt e’ alla sua settantasettesima copertina del New Yorker in 19 anni.
Questa titolata “Bad Chemistry” mette insieme il piccolo chimico Walter White della serie Breaking Bad con il siriano Assad.

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Nooo! Se finisce anche il pulmino Volkswagen

24 set

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Il 31 dicembre di quest’anno sara’ prodotto l’ultimo minibus VW, a San Paolo del Brasile. Poi fine del pulmino, 63 anni dopo.
Linea di montaggio chiusa nel 1979 in Germania, nel 1994 in Messico, rimaneva il Brasile.
Tre milioni e novecentomila pulmini dagli inizi. E tanti film, viaggi, ricordi.

300mila views in un giorno

23 set

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Cosi’ vanno le cose nel magico mondo dei social media.
La torta di Martina per il finale di Dexter di ieri sera ha fatto il botto su reddit/food prima fino ad un paio d’ore fa.
Ora scende, normale. Il social buzz non e’ slow ( food ).

“Young leftist”

23 set

Pezzo del New York Times su Bill de Blasio da giovane. Con foto.

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Marquette University Archives

EMMYS, la tv che non premia solo l’ascolto

23 set

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Sfilano in apertura degli EMMYS i conduttori delle passate edizioni. Non tutti perche’ le edizioni sono 65.
Da quella cerimonia locale ( Los Angeles ) del 1949 alla separazione tra Emmys del daytime a quelli del primetime. Sono televisioni diverse che dimentichiamo presi dalla passione per le serie tv, ormai arrivata alla “modesta proposta del Nobel” per i creatori delle serie stesse, come ho letto oggi su un quotidiano italiano ( in America sono consideranti straordinari, ricchi mestieranti, non i parenti di Balzac ).
Per il secondo anno consecutivo niente “drama series” dei quattro grandi networks. E’ una rivoluzione che premia non solo HBO e Showtime, le pay tv, ma anche la piccola grande AMC ( da Mad Men a Dexter ). Mad Men ha vinto per quattro anni di seguito con ascolti che erano un decimo di quelli delle serie di maggior successo dei networks. L’ascolto non e’ l’unica metrica che conta in tempi di multipli schermi e buzz sociale ma questa e’ una tiritera che e’inutile ripetere ai broadcasters italiani, fermi alla tv nel tinello.
Questa cerimonia degli Emmys, come i Golden Globes e gli Oscar, e’ uno spettacolo non una semplice distribuzione di statuette. E’ una cerimonia scritta da autori, maghi del genere ( senza essere Mark Twain ) con numeri musicali da piangere dalla bellezza.
Andando ai premi, Julia Louis-Dreyfus si e’ presa subito l’Emmy, come previsto da tutti. La moglie di Henry Bromell ( Homeland ) ritira il premio per il marito scomparso quest’anno ( Outstanding writer in a drama ).
The Voice vince per i realities ( XFactor non era nemmeno tra i nominati e Ballando ha perso ).
Il grande Bobby Cannavale ( Boardwalk Empire ) vince per supporting actor. Invece per attore protagonista c’e’ una sfida mostruosa tra Jon Hamm-Mad Men, Damian Lewis-Homeland, Jeff Daniels-The Newsroom, Hugh Bonneville-Downton Abbey, Kevin Spacey-House of Cards, Bryan Cranston-Breaking Bad e proprio Cranston era dato per vincente alla vigilia. Invece ecco Jeff Daniels che ringrazia Sorkin, la scrittura.

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Claire Danes ( Homeland ) vince e ( come ti sbagli ) ringrazia la scrittura.
Per la regia vince David Fincher ( House of Cards ) ed e’ questa la grande novita’ perche’ dietro c’e’ Netflix, la televisione, non televisione, che si vede sui secondi schermi.
Due Emmys meritati a Stephen Colbert che scalza Jon Stewart dopo anni.
Steven Soderbergh  ( al suo primo Emmy ) e Michael Douglas per Behind the Candelabra, che vince anche come miniserie. Io preferivo Top of the Lake di Jane Campion. Modern Family trionfa nelle comedies, come sempre.
E si chiude con best drama come ampiamente, ampiamente previsto. Con la vittoria di Breaking Bad. Mio figlio d’accordo. Io avrei preferito Homeland ( e Mad Men tutta la vita ).