Archive | novembre, 2013

Andare ai concerti da anziani

30 nov

Oggi sul POST.

Bruce Springsteen ( 64 anni ) e’ quello che tiene meglio. I Rolling Stones, visti l’anno scorso al Madison Square Garden, erano da ascolto radiofonico e basta. Mick Jagger, 70 anni, sara’ bisnonno nel 2014.
Le rock stars, passati i 60 anni, sgambettano sui palchi, si pittano le capigliature e pubblicano biografie. Molte sono di maniera, spesso autocelebrative. Graham Nash ( 71 anni ) ha pubblicato la sua. E mi sono ricordato di uno degli ultimi concerti che ho visto, Crosby Stills e Nash insieme, due o tre anni fa. E la noia, nemmeno nostalgica, che mi aveva assalito. Ma non sono loro, le rock stars, ad essere modernariato. Ci sara’ sempre un casino’ di Las Vegas che accogliera’ un loro spettacolo fino all’ultimo giorno. Penso a chi si specchia in loro e paga il biglietto. Facendo confusione tra la propria biografia e quella dei famosi, immortali per definizione.
Tra le biografie, e’ appena uscita quella di Donald Fagen ( “Eminent Hipsters” edizioni Viking ) ex degli Steely Dan. Steely Dan, il nome del gruppo, e’ una citazione da William Burroughs, un vibratore nel “Pranzo Nudo”.
Fagen ha fatto piu’ rumore di altri in questi giorni. Perche’ ha detto cose che in molti, credo, hanno pensato il giorno dopo avere messo quel sei davanti allo zero.
C’e un’eta’ in cui dire basta ai concerti rock ? A parte cantare in coro e alzare l’accendino, dico proprio un’eta in cui non andarci piu’?
Donald Fagen ( 65 anni ) scrive di un suo concerto dello scorso anno in cui il pubblico era cosi’ “geriatrico” che dice “di essere stato tentato ad un certo punto di mettersi ad estrarre i numeri del bingo”. Ma questo pubblico, ” in piedi, dimenandosi, ballava rock’n'roll tutto il tempo”.
E allora la conclusione di Fagen e’ : “questo e’ quello che io faccio ormai. Assistenza agli anziani”.

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New York, com’era. Vuoti e pieni

30 nov

Chantal Akerman, belga, racconta la New York del 1977, prendendosi tutto il tempo che vuole. E’ una perla per chi ama la citta’. Il film finisce con lo skyline del World Trade Center.

Italian Friday

29 nov

Sono passato poco fa sulla Fifth Avenue. Pochi negozi con file fuori. Eccezione, Hollister. Mi sono avvicinato e direi che Italia batte Giappone 4 a 1.
E’ il rapido calcolo sulle lingue percepite quando ho camminato lungo la coda in attesa di entrare per i saldi. Forza Italia, dai che andiamo forte all’estero.

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OGGI BLACK FRIDAY. Vita e morte del giorno del consumo

29 nov

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La corsa delle grandi catene americane ad aprire sempre prima le porte dei grandi magazzini nel giorno del grande saldo e’ arrivata ad un punto di non ritorno. 82 miliardi di dollari saranno spesi online, il 12% in più’ dello scorso anno.
The New Yorker ci racconta come e’ nato il Black Friday e come stia morendo.
The Wall Street Journal entra dentro le dinamiche dei prezzi gonfiati e sgonfiati per l’occasione.
La ripresa ha intanto avuto un minimo rimbalzo negativo a novembre. Disoccupazione dal 7.2 al 7.3.

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Canestri, autoconsolatori

29 nov

Dopo il quotidiano buzzer beater, il canestro all’ultimo secondo, una serie di canestri di Kyle Singler, che ha giocato nella gloriosa Duke e oggi a Detroit.
I Knicks fanno pena e mi consolo così’, con i baskets di un ragazzone che ci avrebbe fatto parecchio comodo.

E arrivo’ il Corriere della Sera. Allora guardate anche oggi il New York Times

28 nov

Il Corriere della Sera ( .it ) arriva oggi sulla prima pagina del New York Times di ieri, scrivendo che e’ un caso.  Lascio perdere la storia del seno “seminudo” ( ? ). Che tocca marginalmente il pezzo ma lo apre, tanto per beccare le visite degli avventori della rete. Giudicate voi.
Quello che non e’ un caso ( questo insisto a dire ) sono le aperture altre del New York Times da quella che consideriamo l’attualità politica stretta, quella del cortile di casa. Prendete oggi, il giorno dopo “il caso del seno seminudo”. Fotografia di apertura dalle Filippine. Do you remember il tifone ? State sicuri che domani non ci sarà’ “un caso Filippine”. E’ questo che provo a dire sulla stampa italiana. Parole al vento.

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The Thanksgiving Visitor

28 nov

Ci sono anni migliori e peggiori.  Questo, più’ di altri, e’ di svolta. Così’ mi sono svegliato in questa mattina di bel cielo sopra New York.

MOB CITY. La nuova serie di Frank Darabont, The Walking Dead

28 nov

Da domenica su TNT la nuova serie di Frank Darabont. Police-drama nella Los Angeles degli anni Quaranta. Molta attesa.

Nuove frontiere del no smoking

28 nov

Oggi camminavo nella midtown Manhattan e sono rimasto senza parole davanti a questa vetrina. Il cartello invita a non fumare all’esterno del negozio. Nella strada.
Io ho acceso l’ultima sigaretta poco più’ di venti anni fa ma il proibizionismo a New York sta arrivando a vette inesplorate.

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PS Mi scrive Cristiano Valli
“le “nuove frontiere” in california sono legge dal 2007.
divieto di fumo a 15 piedi da qualsiasi esercizio commerciale
e nelle case se sei in affitto
ed a berkeley anche se sei a casa tua e non vivi da solo”.

Allora sono andato a vedere le leggi sui divieti. Vi assicuro che e’ una lettura meravigliosa. Ero certo che Bloomberg fosse il massimo. Invece scopro cose che sembrano scritte da qualcuno che si e’ fatto di roba buona.

Amazon e quei simpaticoni della Silicon Valley

27 nov

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Dicevo di una campagna a tappeto di Amazon a New York per il lancio delle prime sue due serie tv ( che continuiamo a chiamare tv chissa’ perche’, dato che non si vedono nella televisione ). Ho appena visto passare vari autobus incartati con Betas.
Proprio a proposito di Betas, la serie su Silicon Valley, ho pensato a quello che scrive The Economist sui giovani arricchiti della valle. Comincerebbero ad essere meno simpatici. Non so se ci avevano pensato dalle parti di Seattle, a casa Amazon.

La non insolita prima pagina del New York Times di oggi. Una storia di cancro

27 nov

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Non e’ un’eccezione. Accade spesso. Sulla prima pagina del New York Times appare una storia apparentemente distante dalle news principali domestiche ed estere. Una storia con nome e cognome, fotografia, da cui si parte per raccontare la storia più’ grande. Come un film.
Oggi si parte da Tamar Modiano, 47 anni, donna israeliana che ha avuto il seno rimosso, dopo esser stata testata positiva per un gene che si crede sia ereditario. E così’ la palla avvelenata e’ passata alle due figlie Hadas , 24 anni, e Suzi, 29 anni, che hanno idee diverse sui test e sulla doppia mastectomia preventiva. La storia ricorda quella di Angelina Jolie.
Israele ha uno dei tassi più’ alti di tumore al seno, probabilmente anche perché’ funziona la prevenzione. Ma da qui parte la macrostoria.
Ecco perche’ The New York Times e’ un quotidiano come non ce ne sono.

Tutorial del co-founder di VICE ( babies )

27 nov

Il tacchino e’ a casa

27 nov

Il tacchino che abbiamo portato a casa oggi pesa 25 pounds. Poi ci sarà’ il ripieno.
Thanksgiving, ci siamo quasi.

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Arcade Fire. Oltre la vita, anche di Seinfeld

27 nov

“Here comes the night time” degli Arcade Fire usata in un video tratto dalla celebre sitcom Seinfeld. L’ultimo episodio e’ del 1998 ma ancora oggi in onda con infinite repliche.
A seguire Arcade Fire, Afterlife. Siamo in tema, di immortalita’.

Internet killed the video star ? No, sono le news il futuro della rete

26 nov

La domandona degli shows del mattino gira intorno al passaggio di Katie Couric a Yahoo.
Chi e’ Katie Couric ? E’ stata la numero uno dei TG-show del mattino con il Today Show della NBC e poi ha girato nei tre networks e CNN. Ha provato a diventare la regina del daytime, sfidando Oprah. Scelta diversa la sua da quella di Oprah che si e’ fatta la sua tv. Il suo impegno a Yahoo viene descritto come un “work in progress”.
La dipartita dalla broadcast tv viene messa insieme alle scelte di due giornalisti importanti del New York Times ( Matt Bai e David Pogue ) che sono andati a Yahoo. Dicevo ieri tra le righe di un post sulla tv di Amazon che le news potrebbero essere tra le idee del futuro del grande negozio online. Non la buttavo li a caso. Parliamo sempre di serie tv e dimentichiamo la rivoluzione di Vice, che ha creato un nuovo pubblico per le news sulla rete. E cosi’ riparte la storia della sfida old media-new media. Che c’entra come il cavolo a merenda. Vedrete che Yahoo fara’ la sua televisione. Vecchio e nuovo si saldano nella ricerca dei contenuti. Che si vanno a depositare dove ci sono idee e risorse.
Materiali per una riflessione, volendo.

James Franco & Seth Rogen

26 nov

Il video-parodia dei due amiconi Franco e Rogen uccide il video-kitsch di Kanye West. Fenomenologia rap.

David Simon, ascoltatelo. Le due Americhe. Una serie tv e un documentario ma anche molto altro

26 nov

Domenica su HBO e’ finita la stagione di Boardwalk Empire, in un impasto di lussureggiante violenza. E domenica primo dicembre su HBO parte la quarta e ultima stagione di Treme, una delle mie serie preferite, poco vista, poco chiaccherata e meno ancora rimbalzata dai media. Treme e’ il racconto di un quartiere di New Orleans da Katrina ad oggi. Autore e’ David Simon, il creatore di The Wire ( la serie più’ bella di tutte ). Treme mi piace da pazzi. E’ una storia collettiva che narra l’America degli ultimi anni come nessuna altra.
David Simon e’ da ascoltare. Prendetevi del tempo. Non e’ lo showrunner a cui siamo abituati. Va oltre la tv.

Di ieri e’ la notizia che CBS ha acquisito il documentario The Whole Gritty City che avevo visto qualche tempo fa. Storia di tre marching bands sempre a New Orleans, che molto c’entra con Treme. Andra’ in onda in primetime il prossimo febbraio. Una serie e un documentario belli davvero.

A me piacciono queste storie

25 nov

Danny e’ nato con problemi di articolazione del linguaggio. Siamo a Boston. Nella scuola che frequenta viene preso in giro da alcuni compagni anche perché a Danny piace andare a scuola con giacca e cravatta. Ecco cosa e’ successo.

La TV di Amazon

25 nov

Oggi sul POST.

Jeff Bezos, come Steve Jobs, Bill Clinton, Obama – racconta Brad Stone nel suo libro su Amazon ( The Everything Store-Vendere tuuto ) – non e’ cresciuto con il suo padre biologico. Stone non ci ricama su una teoria per cui i leaders carismatici crescerebbero meglio cosi’, piu’ determinati, ma butta li gli esempi. Bezos e’ quel signore che si e’ inventato Amazon, il negozio online che punta a coprire tutti i nostri bisogni di consumatori, anche quelli che proprio bisogni primari non sono.
L’avventura e’ cominciata nel solito garage, nel 1994. Bezos veniva da Wall Street ed ha creduto oltre ogni ragionevole aspettativa nello sviluppo di Internet. E’ partito dai libri perche’ era la merce piu’ semplice da stoccare e spedire e perche’ aveva capito che c’era un vuoto nella vendita e distribuzione. Sapeva che i libri non erano la merce piu’ attraente da offrire, soprattutto per uno come lui che legge quasi esclusivamente fantascienza ( pazzo di Star Trek ). Ma da qualche parte si doveva cominciare per arrivare al supermarket globale del discount. Bezos si e’ caricato di debiti, ha rischiato di saltare piu’ volte ma ha trovato finanziatori fuori di testa e/o visionari come lui. Stone racconta che fu salvato dal boom di Harry Potter, che riusci’ a consegnare a tonnellate, scontato, in un paio di giorni o poco piu’.
Dal 2008-2009 il modello di business ha cominciato a funzionare. E cosi siamo arrivati all’espansione internazionale. Ai 215 milioni di clienti e alla crescita geometrica delle trimestrali. Alla vendita di cibo, di arte, di tutto. Intanto Bezos, con soldi suoi, non di Amazon, si e’ finanziato una corsa nello spazio e il piu’ terra, terra, vecchio Washington Post. Poteva mancare la televisione in questa visione ?
Qua la sfida appare complicata ( ma lo e’ stata anche in passato ). Perche’ a spostare la visione fuori dall’elettrodomestico ci ha gia’ pensato Netflix. Che ha subito detto un anno fa ( nelle parole del suo CEO Hastings ) che il costo di un magazzino delle serie tv da acquistare e offrire in streaming avrebbe procurato ad Amazon una perdita di un miliardo di dollari all’anno. Hastings sa bene cosa significa entrare in questo mercato perche’ ha speso 2.1 miliardi di dollari in un anno in licenze. Ma Bezos ha in mente un progetto che lega insieme tutto, nel negozio che vende tutto. Acquistando con 79 dollari l’abbonamento ad Amazon Prime si ha diritto ad avere in due giorni a casa gratis tutte le merci del negozio onnicomprensivo ( e si vedono le serie tv ). Lo scopo e’ vendere Il carrello su cui si appoggia la tv e lo stesso elettrodomestico ( o il computer ). Sinergia totale perche’ il negozio e’ l’unico negozio che avrai e che fara’ chiudere tutti gli altri ( naturalmente nel Bezos-pensiero ). Settimana scorsa ha chiuso un accordo per distribuire film indipendenti che di solito si trovano su Netflix ( Bling Ring, Spring Breakers ). Siamo allo scontro aperto.

Non ci sono cifre ufficiali ma un anno fa il vantaggio di Netflix appariva insormontabile ( il 33% contro il 1.8% di Amazon ). Amazon Prime potrebbe essere arrivata ad un terzo di Netflix. Questo prima che tutti e due cominciassero a realizzare produzioni originali. E che Netflix arrivasse alla serata degli Emmys con la serie House of Cards tra le nominations, accanto a HBO, NBC, AMC, ecc, i grandi della televisione. Da questo mese e’ arrivata anche Amazon. Dopo avere messo ai voti sulla sua piattaforma i pilots degli shows da produrre. Tanta roba in cantiere, shows per bambini e uno per grandi di Chris Carter, il creatore di XFiles. Intanto ora sono fuori i primi tre episodi di Alpha House e Betas, le prime serie di Amazon. Le ho viste.
Alpha House ( quattro senatori repubblicani in trasferta che vivono nella stessa casa a Washington ) e’ piu’ generalista. Betas ( cinque giovani di Silicon Valley a caccia del social network che li fara’ ricchi ) e’ per un pubblico piu’ circoscritto, con la speranza che possa diventare un fenomeno mediatico ( come Girls). Infatti una doppia pagina per Betas e’ stata comprata sul New York Times, come accade solo per i grandi eventi televisivi.
Alpha House e’ piena di stereotipi ma ha momenti alla Mash, da sitcom riuscita. Betas e’ pure costruita con caratteri e situazioni di maniera ma i dialoghi sono meno datati ( “avere 35 anni nella Silicon Valley e’ come averne 95 fuori “dice uno dei protagonisti ). C’e’ la realta’, la contemporaneita’ restituita da una “single camera”, come si usa nei documentari. Ogni episodio di 27 minuti ha un budget da 1 a 2 milioni di dollari.
La televisione si fa sempre piu’ liquida. Cresce fuori dall’elettrodomestico al centro del salotto ma anche fuori dal secondo schermo, il computer. Circola nei tablets e negli smartphones che si sono fatti piu’ grandi per ospitarla. Oggetti che, si dice, Amazon produrra’ presto.

Amazon non poteva rimanere fuori da quella che e’ la madre di tutti i contenuti. Aspettiamoci che un giorno da Seattle, la casa di Amazon, arrivino anche le news. Nel frattempo il negozio totale ha aperto anche la vetrina delle fiction. Ma a differenza di Netflix, che ha costruito la sua fortuna offrendo le serie tutte insieme, Amazon dopo i primi tre episodi regalati li programmera’ uno alla settimana, come fa appunto la tv vecchio stile.
Garry Trudeau, il creatore della striscia comica Doonesbury e ora di Alpha House, ha ammesso di essere stato in dubbio se affidare alla rete il suo lavoro perche’ c’era il rischio, secondo lui, dell’invisibilita’. Ora che New York e’ invasa dai cartelloni delle due serie di Amazon probabilmente pensa che quello che fa Mr. Jeff Bezos e’ tutto tranne che invisibile.
Mr.Amazon e’ partito da alfa e beta. C’e un alfabeto da declinare.

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Tumore e TV

25 nov

Avevo scritto di Amy Robach, la giornalista tv di ABC, che ha scoperto di doversi sottoporre ad una doppia mastectomia nel corso di una trasmissione dedicata alla prevenzione.
Operazione eseguita tre giorni fa e scoperta di un altro tumore, rimosso.
Amy Robach ha detto che tornera’ al lavoro il 2 dicembre.

Bill Maher, quello che sul politicamente scorretto ci ha costruito una carriera

24 nov

E’ finita venerdì scorso la stagione di Bill Maher su HBO. Si prende sempre una lunga pausa natalizia e tornera’ a meta’ gennaio, dopo avere battuto casino’ e teatri con il suo stand up show.
Bill Maher e’ la televisione che non c’e’ in Italia. Il talk politico del comico. Infatti Politico lo ha celebrato sul magazine.
Nell’ultima puntata ha chiuso con il mito Kennedy messo a confronto con quello di Reagan.
Oggi su La Lettura del Corriere della Sera c’e’ un lungo pezzo sulla comicità’ e il politicamente scorretto. Per dire bene, benissimo di Checco Zalone. Su Sole a catinelle ho detto di averlo trovato deprimente. Ancora più’ deprimente e’ il nuovo conformismo del politicamente scorretto in un paese che non ne ha bisogno. Pura tautologia.
Invece credo che Zalone sarebbe perfetto in un talk politico alla Bill Maher. Ma perché dovrebbe farlo ?
La televisione, in America, e’ un traguardo. Non un luogo di passaggio.

White dude

24 nov

Il rapper bianco, jewish, consigliato da mio figlio.

This land is your land, viaggio nei luoghi di Woody Guthrie

23 nov

Section Travel del New York Times di domani da non perdere. Tutta l’America di Woody Guthrie. Una meraviglia.

LA LETTURA

23 nov

Lettura del copione. Finale di Breaking Bad.

I love New York

23 nov

Photojournalists

23 nov

Girls

23 nov

Il making of di questo video virale da Wired.

Antico Natale

23 nov

Sono gia’ decine gli ads fuori per Natale. Scelgo John Lewis, che sa di antico.

Native advertising e Mike Allen di Politico. Giornalismo, evoluzione della specie

23 nov

Sul ” native advertising” ha scritto recentemente Luca Sofri cose condivisibili.
La questione non riguarda solo Buzzfeed. Ora e’ stato tirato fuori un caso Mike Allen, l’autore del Playbook di Politico.
Detto che ci dovrebbe essere una differenza se la confusione tra contenuti editoriali e pubblicita’ e’ dichiarata o nascosta, rimane la scoperta di un trend che, secondo il New York magazine , ha fatto saltare anche questo bisogno di autodenuncia.
Parliamo dei casi editoriali di maggiore successo sulla rete. Mike Allen, per chiunque pratica, anche distrattamente, la politica americana e Washington e’ un passaggio quotidiano obbligato.
Ora quello che leggo sul blog di Andrew Sullivan sembra suggerire “cose che non vorremmo vedere sui campi di calcio”, per dirla con i Gialappi. E, nel caso di Mike Allen, e’ come se si fosse infortunato il giocatore migliore della squadra per cui tifiamo. Ma lui dice di stare bene e continua a correre.

NYMPHOMANIAC. L’ultimo pezzo della trilogia di Lars Von Trier

23 nov

Si completa “the trilogy of depression” di Lars Von Trier ( dopo Melancholia e Antichrist ).