Archive | dicembre, 2013

L’ultima vostra foto

23 dic

Ci facciamo sempre riconoscere

23 dic

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Beccati da BuzzFeed, Business Insider e poi dal New York magazine i distributori italiani del film destinato a qualcosa ai Golden Globes dopo la valanga di candidature e a seguire agli Oscars. Grandi manifesti con Michael Fassbender e Brad Pitt. Il protagonista e’ Chiwetel Ejiofor, nero, e sarebbe stato ignorato. Brad Pitt ha una parte minore come attore ed e’ uno dei nove producers.

Once upon a time in China

23 dic

Il nuovo Mac Pro assemblato a Austin, Texas.

Una meraviglia. Ne parlano tutti quelli che non l’hanno mai vista ( Duck Dynasty )

23 dic

Il dibattito sulle dichiarazioni antigays del più’ anziano protagonista della docuserie Duck Dynasty continua e promette di non fermarsi. E’ importante perché’ incide su una questione aperta in America. E quindi va oltre il contenuto televisivo del programma. Infatti quello di cui si parla sono dichiarazioni rese ad una rivista. Ma quello che trovo meraviglioso e’ che la prima cosa che dicono molti tra quelli che oggi ne parlano e’ di non avere mai visto lo show in tv. Perché’ l’hanno sempre schifato. Esempio, the Atlantic. Quindi poi si parla di confini della tolleranza, ecc. Dimenticando che, non con la crudezza dell’intervista incriminata ma più’ sottilmente, quei contenuti erano già’ espressi nel programma che non hanno mai visto. E che, ripeto, e’ il numero uno per ascolti tra i realities e non solo.

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Per riportare la “guerra culturale” tra le due Americhe entro dimensioni parodistiche da un blog del New York Times emerge la storica contrapposizione tra il ragazzo in pigiama di cui vi ho parlato ( che quindi diventa emblema degli hipsters ) e il patriarca di Duck Dynasty. Ridiamoci sopra, e’ quasi Natale.

Gandolfini, il tributo di HBO

23 dic

Questa sera su HBO in onda il tributo a James Gandolfini.

Sex and TV. La rivoluzione di HBO ( continua )

22 dic

Parliamo sempre delle grandi serie di HBO, la pay tv che ha obbligato tutti a scrivere più’ alto per la televisione ( con The Sopranos The Wire ). HBO e’ la televisione che ci ha fatto dire fino alla noia che “la tv e’ ormai meglio del cinema”. Poi sono arrivate tutte le altre.
Ci dimentichiamo che uno dei programmi chiave del canale e’ stato per anni la docuserie Real Sex , dal 1990 al 2009. Quattro storie da 15 minuti per i 60 minuti di messa in onda settimanale. Una nuova rivoluzione sessuale televisiva dopo quella raccontata ora dalla serie di Showtime Masters of Sex. La chiamarono i “60 Minutes of Sex “, per dire dei racconti documentati ma assolutamente senza censure. Per la prima volta in tv si sono visti organi sessuali maschili tanti quanti  quelli femminili. Nessun oscuramento in postproduzione. Storie di sessualità’ non convenzionale senza quella narrazione da buco della serratura a cui siamo abituati. Interviste a protagonisti che parlavano nudi o vestiti delle loro esperienze.
Nel frattempo il porno diventava casalingo e you porn probabilmente il canale più’ visto al mondo, con cloni vari. In tanti ci hanno provato a fare programmi sul sesso e continuano a farli con una piega didattica, distrattamente pedagogica e terapisti in materia sono diventati autentici divi nella televisione americana, purché’ davanti al loro nome e cognome compaia la qualifica di dottore che solleva tutti, telespettatori e broadcasters, dall’accusa di fare i furbetti con cose che “eccitano ascolti”.
Ora HBO torna sul sesso e c’e’ molta curiosità’ per vedere come sarà’ adeguato lo storytelling dopo you porn. Il nuovo programma parte a gennaio e per ora abbiamo un trailer in cui si rivedono le storiche interviste per la strada di Real Sex che facevano da intersigle alle storie. VICE e’ andato più’ dentro il contenuto della serie che indagherà’ sul peso che la tecnologia ha messo in campo dalla fine di Real Sex.
Quando penso ad alcune piccole tv del digitale italiano la prima cosa che farei e’ un programma così’. Senza pero’ l’esperto/a in studio, che così “si affloscia l’ascolto”.

Il Christmas party negli uffici

22 dic

Venerdì scorso sono uscito presto da casa per andare a fare un collegamento. Ho camminato lungo la 57 dove ci sono due negozi di parrucchieri sempre chiusi alle 6.30 del mattino. Erano pieni. Ogni postazione di lavoro occupata ed un piccolo esercito di ragazze lavorava su acconciature, colori, tagli.
Il venerdì prima di Natale e’ il giorno dei Christmas parties negli uffici. Ho pensato a questa scena di Mad Men e la New York di quegli anni. Il desiderio forte di ritrovarle.

Duck Dynasty , Americana

21 dic

Per accennarvi al dibattito suscitato dal patriarca di Duck Dynasty, che si scopre avere un master,  vi segnalo un minimo di rassegna stampa che fa capire come la questione sia marginale solo per l’informazione italiana, che poco sa di televisione di questo paese.
Charles M Blow del New York Times storicizza il contesto. E parlando di storia un ineffabile candidato repubblicano ha paragonato l’anziano del clan Robertson a Rosa Parks. La citazione , per quanto ridicola, rimanda ad una posizione condivisa da molti repubblicani in campagna elettorale. FoxNews ci si e’ buttata dentro.
Dalla parte opposta, Jon Stewart ha preso in giro Duck Dynasty allargando lo sfotto’ a FoxNews ma ammettendo nello stesso tempo di non avere mai visto lo show. Questo e’ il problema dei liberals con puzza sotto il naso ( e dico di uno, Jon Stewart, che e’ il migliore ). Colbert ha raddoppiato.
Per finire Entertainment Weekly ci dice quali sono le opzioni televisive per lo show.

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Diluvio su Facebook per Sarah Palin e Duck Dynasty

21 dic

Il post Facebook di Sarah Palin con la famiglia Robertson di Duck Dynasty e’ diventato il luogo in cui l’America di mezzo si ritrova. Diluvio di likes. E’ un luogo importante. Chi pensa sia folklore crede che l’America sia Manhattan, l’isola che non c’e’.

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In America il free speech non esiste in tv. Si ferma il reality numero 1, Duck Dynasty

20 dic

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Vi ho parlato varie volte di DUCK DYNASTY, il reality numero uno della televisione americana per ascolti in onda sulla piccola A&E se paragonata ai grandi networks. Duck Dynasty ha battuto tutti varie volte negli ascolti delle prime serate e le sue repliche trascinano profitti a sfare.
Cos’e’ Duck Dynasty ? E’ pura americana e per questo in Italia non se ne parla. E’ la saga di una famiglia allargata della profonda Louisiana ( che gia e’ profondo sud ) che commercia in richiami per anatre e dispensa idee informate alla conservazione e alla Bibbia. Armi, famiglia e Bibbia.
Il reality e’ montato come una sitcom esaltando fatti e fatterelli dei popolari barbudos e delle loro consorti. C’e’ un patriarca e ci sono i discendenti, tutti simili e confondibili.
Ora e’ successo che appunto il patriarca se ne sia uscito in un’intervista a GQ, quindi non in tv, con dichiarazioni anti- gays ancorate, a suo dire, agli insegnamenti della Bibbia ( ” omosessualita e’ bestialita” “a me sembra che una vagina sia più’ desiderabile di un’ano”, ecc ). Immediata la sospensione di A&E. E cosi’ pure la replica della famiglia che ha minacciato di abbandonare il reality se non sara’ reintegrato il patriarca politicamente scorretto. Politicamente scorretto non per Sarah Palin e il governatore repubblicano della Louisiana che hanno invocato il principio sacro in America del free speech.
Ricordo di essere rimasto in passato a lungo colpito dalla libertà’ di manifestare concessa alla chiesa familiare di Westboro che va in giro a predicare che i gays sono esseri immondi, ecc. Ma in questo caso c’e la stampa e di riflesso la televisione. E allora la liberta’ di pensiero e parola passano per una griglia paragonabile “al comune senso del pudore”.
Credo che le dichiarazioni del signore di Duck Dynasty siano bestiali ma che vadano tutelate come tante altre bestialità’ più’ innocue che escono ogni giorno dagli schermi. Avevo scritto che questo reality “puzzava” e volevo dire proprio quello che e’ accaduto. Ma fare ora i verginelli e’ ipocrisia televisiva.

Postini americani di un’efficienza ( e non solo ) mostruosa

20 dic

Con il mio postino, Gene di Harlem, parlo di sport e di jazz. In queste settimane di Obamacare. Gene non usa posta elettronica.
Tutti i giorni, arriva a casa alla stessa ora nel pomeriggio. Citofona se c’e’ un pacco. Non ha perso una lettera in anni. A volte mi lascia un biglietto nella casella della posta con un suo commento di un paio di righe su un fatto della giornata.
E poi c’e’ chi dice quelle fregnacce sulle metropoli senza senso della comunità’. Come sempre, dipende.

La lista dei peggiori film dell’anno per il critico del New York Observer. Per molti alcuni sono tra i migliori

20 dic

Rex Reed, che scrive di cinema su The New York Observer, e’ critico che accende polemiche.
La sua lista dei peggiori film
del 2013 comprende opere che altri hanno messo tra i migliori.
Quella dei migliori e’ meno controversa. La Grande Bellezza assente in tutte e due.

Gays, lesbiche, transgenders, bisessuali assicuratevi alla sanita’ obamiana

20 dic

A Vince Gilligan, l’autore di BREAKING BAD, piace la tv inglese. Ecco dove trova le idee

19 dic

NPR ha chiesto a Vince Gilligan, creatore di Breaking Bad, cosa vede in tv e dove trova ispirazione. Due su tre sono cose inglesi.

Il ragazzo in pigiama per Natale

19 dic

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Si avvicina Natale. Il web site della riforma sanitaria di Obama in cui e’ possibile navigare alla ricerca della propria assicurazione comincia a funzionare meglio, dopo il disastro iniziale. Me ne sono reso conto andandoci dentro per ragioni familiari.
L’amministrazione attraverso la non profit legata alla Casa Bianca ha messo in giro una fotografia di un ragazzo in pigiama che beve, si dice, una cioccolata calda. Questa mattina le televisioni rimbalzano l’immagine che dovrebbe spingere ad andare sul sito sanitario nei giorni di festa con chilate di ironia.
L’obiettivo della foto sono i giovani non assicurati e a me non sembra male. L’idea e’ quella di attirare l’audience di Big Bang Theory, la sitcom di enorme successo. Un’idea televisiva.

Fuoco ( il fuochino, fuocherello di Netflix )

19 dic

Se non avete capito in cosa consista la spiritosaggine di Netflix non preoccupatevi. Non esiste.

Venite a New York

19 dic

New York si dice sia la citta’ migliore in cui vivere.
In questo video la presa in giro dei luoghi comuni sulla città.

Per la Nielsen, Instagram piu’ di Twitter

18 dic

Il dato e’ di quelli su cui riflettere. La Nielsen ci dice che Instagram supera Twitter nell’audience mobile, che e’ quella che più’ interessa ai pubblicitari. L’avreste detto ? Twittate questa, se vi pare.

Buon Natale da Rob Ford, il grande sindaco di Toronto

18 dic

Lo spot vintage di Apple per Natale e’ banale. Ma forse vogliono dirci proprio questo

18 dic

Apple e’ mainstream ormai e lo spot fotografa il nuovo status. Potrebbe essere di Walmart. Vogliono dirci proprio questo. Non e’ più’ il tempo di Orwell, Gandhi, ecc. Siamo una grande corporation globale e Natale in famiglia e’ quello che vendono le grandi corporations mondiali da sempre. Siamo diventati grandi e noiosi.

Visitors, a Natale

18 dic

Da UNICEF Svezia.

Soweto Gospel Choir

18 dic

With a little help from a friend ( Aaron Paul )

18 dic

Proposta di matrimonio, con aiutino di Aaron Paul ( Breaking Bad ).

La fine della terza stagione di Homeland alza l’asticella della tv. Per chi vuole saltare

17 dic

Gia’ il titolo allungato nella messa in onda italiana mi aveva depresso. “Caccia alla spia”, perché’ ? Poi la settimana in ritardo nella programmazione della terza stagione di Homeland mi aveva trattenuto dallo scrivere qualche riga su questa serie che ha portato il suo mattoncino alla svolta definitiva della televisione, così’ come la conosciamo alle latitudini italiane.

NON PROSEGUITE NELLA LETTURA DI QUESTO POST SE SIETE SCOLLEGATI DAL MONDO FINO A DOMENICA PROSSIMA ULTIMA PUNTATA IN ITALIA.

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In America la fine di Homeland di domenica scorsa ha generato tanta roba che non vi linko e che potete trovare ovunque. Era partita moscia questa stagione, con puntate monografiche frutto anche – ho saputo – di un percorso accidentato degli autori attraverso gli impegni altri dei protagonisti e della difficoltà’ di averli insieme, rispettando i tempi di consegna. Poi siamo tornati alla storia piena di sottotrame delle due stagioni precedenti e al finale che significherà’ una ripartenza.
In questi giorni la storia Levinson sta riempiendo la televisione all news. Tutti ricordano le affinita’ con la storia fiction di Homeland.
Carrie, Saul e Brody sono caratteri incisi nella contemporaneita’ molto più’ di quelli dell’altro capolavoro di Gordon e Gansa nella serie “24″. Anzi ormai siamo all’anticipo di quello che accade nella realtà’, che e’ il salto in più’ che fa la scrittura televisiva e cinematografica quando e’ molto buona. Senza i salti tripli, carpiati, in avanti di J.J. Abrams che, come nell’ultimo “Almost Human”, ci porta in territori più’ fantasy che futuribili.
Noi siamo abituati ad una televisione che, al suo meglio, prova a rispecchiare la realtà’ ma poi si omologa al basso in stereotipi appiccicosi e dialoghi scritti pensando ai nonni di chi li scrive. In America si scrive pensando a come fare a catturare nuovi telespettatori, non a come conservare quelli che gia’ ci sono. E’ la “teoria del declino” applicata in Italia anche alla televisione.
Non vedremo mai un finale di stagione come quello di Homeland di domenica scorsa. Detto questo e avendovi avvisato di non proseguire vi dico che Brody……

Gli auguri che distruggono il photoshop ( e il politicamente corretto )

17 dic

Questo e’ il video contro il photoshop che ha girato parecchio. E qua sotto gli auguri di buone feste che seppelliscono il politicamente corretto insieme al photoshop.

RODEO GIRLS

17 dic

E’ raro leggere una critica ad un programma tv dall’interno, da chi ci ha lavorato. Questo e’ accaduto con Rodeo Girls, il docu-drama di A&E. Il risultato, a leggere la critica, sarebbe un’omologazione al basso del genere e un’occasione persa per questa storia di pura americana.

Bill, MAD MAN

17 dic

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Oggi Giuseppe Mazza di TITA, agenzia di Milano, mi ha inviato l’ultimo numero di Bill, la bella rivista che racconta la pubblicità’ come fosse una storia con un’anima che non so se ci sia davvero. Ma Giuseppe ci crede. E Bill Bernbach, l’originale mad man, e’ il maestro.

Intervallo filosofico

16 dic

Mike Tyson, l’ex pugile, legge Kierkegaard.

Le ragioni per amare New York

16 dic

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The New York magazine doppio questa mattina sulla porta, da conservare. Come ogni anno il numero speciale sulle ragioni per amare New York. Ci sono i ricordi di Peter Kaplan e Lou Reed e tanta roba. Da leggere mangiando il primo bagel della giornata e aspettando Mr Bill de Blasio.

Rachel Kushner e il romanzo dell’anno con tanta Italia dentro

16 dic

Per The New York Magazine Rachel Kushner ha scritto il romanzo dell’anno. Ma, come scrive Time, sono in tanti ad avere espresso la stessa preferenza  E vabbe’ anch’io ieri l‘ho messo tra i libri dell’anno da  conservare .
Youth in revolt aveva titolato The New Yorker una lunga intervista alla Kushner. C’entra il mondo dell’arte a New York negli anni 70 ma solo per cominciare. E c’entra tanta l’Italia in questa storia.