Archive | febbraio, 2014

MAD black MEN

28 feb

La parodia che ci dice che non e’ vero che non c’erano afroamericani mad men, allora.

Ve l’avevo detto che a Michelle Obama piace fare l’attrice di sitcom

28 feb

Michelle Obama partecipera’ alla puntata finale di aprile di Parks and Recreation. La sitcom ha gia’ invitato in passato esponenti politici. Reduce dalla comparsata da Jimmy Fallon, Michelle Obama e’ lanciata. L’idea e’ quella di promuovere la campagna antiobesita’ ma la first lady si sta dimostrando bravina a recitare. Guardando oltre il 2016.

And the Oscar goes to. Chi vince, probabilmente

28 feb

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Previsioni a catinelle di bloggers e stampa per la sera di domenica. Non c’e’ il grande film degli anni passati. Ci sono buoni film, non memorabili. Non sono entrati nelle nominations tanti piccoli buoni film come quello dei fratelli Coen. Nebraska e The American Hustle sono ok film. Nulla più’.
Dovrebbero vincere questi che seguono. Mi tengo largo su La Grande Bellezza perché’ ho colto un tifo da stadio che non condivido. Se la vedrà’ con The Hunt, danese, e la sorpresa potrebbe essere il film palestinese.
Migliore film. Lotta tra Gravity e 12 years a slave. Dovrebbe farcela quest’ultimo.
Migliore attrice. Cate Blanchett senza dubbi. I dubbi sono legati alla vicenda Woody Allen.
Migliore attore. Matthew McConaughey per True Detective, più’ che per Dallas Buyers Club. Leonardo DiCaprio una specie di Bartali che merita l’ex aequo.
Migliore regia. Se vince Cuaron per Gravity mi dispiace. Non e’ Kubrick di Odissea nello spazio. Meglio McQueen con il suo film pedagogico.
Tutto questo se non succede che i membri dell’Academy decideranno invece che American Hustle e’ un grande film e allora questo si papperà’ quasi tutto, a cominciare dalla regia, miglior film, per andare sui premi per migliori attori non protagonisti che saranno di Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, credo comunque.
Detto questo, la serata degli Oscar su ABC e’ un grande evento TELEVISIVO in mondovisione. In una sola botta ( impara, Sanremo ). E sara’ la festa di Ellen DeGeneres, dopo quella di Tina Fey e Amy Poehler ai Golden Globes. Donne.

Domenica gli Oscar, la festa dei maschietti anziani e bianchi

28 feb

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Commovente, divertente. Seth Rogen, esperto di Alzheimer, al Senato americano

27 feb

Seth Rogen testimonia in commissione al Senato americano sull’Alzheimer. Rogen ha parlato in qualita’ di “esperto”, in quanto la malattia ha colpito sua suocera.
Rogen ha fondato una non profit, Hilarity for Charity, per informare e aiutare la ricerca sulla malattia, che e’ al sesto posto tra le cause di morte negli Stati Uniti.
Ottima la battuta su House of Cards. Rogen ha detto che, avendo appena visto tutta la seconda stagione della serie, la curiosità’ di vedere il Senato dal vivo lo ha spinto a venire.

Il ministro degli esteri deve sapere l’inglese ?

27 feb

Futurismo italiano al Guggenheim. Depero e la sexy subway di New York

27 feb

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Ho visto oggi la mostra al Guggenheim sul futurismo italiano. Mi sono fermato sulle “parole in libertà’ ” di molti esponenti del movimento. Fortunato Depero arrivo’ a New York nel 1928. Dell’anno dopo e’ questo poema illustrato sulla subway della città’ che lo aveva molto colpito. Mi sono fermato a leggere: “occhi che tendono le loro-dita sguardi e spogliano impudicissimi”, “prosciutti cosce offrono irresistibli appetiti” “milioni di polpacci che salgono e si rituffano nei fiumi neri della velocità’ sotterranea”, “serpenti di luce sulla pelle”, “mani tese che afferrano”.
Depero a New York ebbe molta fortuna con le covers delle migliori riviste. Ce ne sono di meravigliose di quegli anni.

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Digital witness

27 feb

Cover e storia del Village Voice. Da Annie Clark a St. Vincent. In concerto a New York.

Cuneo fiscale. Gia’ tutto scritto, detto. Ascoltate

26 feb

John Lennon dice “seguitemi su Twitter” in televisione

26 feb

Jimmy Fallon sempre meglio nelle sue impersonificazioni. Con i Beatles, 50 anni fa alla televisione americana, sfiora il colpo di genio.

FARGO ora e’ una serie tv. Con Billy Bob Thornton, da aprile

26 feb

In 10 episodi, prodotto dai fratelli Coen, arriva Fargo per la tv su FX.
Executive producer Noah Hawley, di Bones.

“SECRETS OF THE VATICAN” della PBS, spiegati agli americani

26 feb

Ho visto l’inchiesta della PBS “Secrets of the Vatican” andata in onda stasera. L’impressione e’ che, come immaginavo, potrebbe essere stata confezionata alla fine un’introduzione in cui si dice che con Papa Francesco sta cambiando tutto. Dopo cinque minuti, parte dunque il racconto dalla parte di chi ha subito abusi sessuali. Interviste e materiali di repertorio mettono prima in fila alcune storie americane per arrivare poi a Roma. Abusati, spretati ci portano dentro il Vaticano spiegato agli americani. Con le generalizzazioni del caso.
Dopo 50 minuti passiamo dal sesso alla finanza vaticana. E così’ arriva anche Gianluigi Nuzzi a le le cose che noi conosciamo e il pubblico americano molto meno. Voce off, la solita di Frontline, e musica impastano un thriller.
Quando alla fine ho girato su Rai Italia andava in onda Ballaro’. De Bortoli dispensava consigli al nuovo governo. Lontani i tempi in cui i suggerimenti arrivavano dal Vaticano ?

PS Quando il simpatico filosofo Aldo Masullo ha fatto l’elogio dell’università’ pubblica, tra gli applausi dello studio, ho deciso che era ora di andare a leggere un libro. Vivo in un altro paese. Dove le università’ private non sono il demonio. Anche perché’ le pubbliche costano più’ o meno lo stesso.

Dopo la cancellazione di THE VATICAN di Ridley Scott, stasera l’inchiesta PBS “SECRETS OF THE VATICAN”

25 feb

Il lancio dell’inchiesta di stasera di Frontline della PBS sembra mettere le mani avanti. E dire che con Papa Francesco molto e’ cambiato.
Le inchieste di Frontline sono in genere documentate e preparate per mesi. Questa su “i segreti del Vaticano” arriva in onda dopo il cambio di Pontefice. E’ cambiata radicalmente nell’opinione pubblica americana l’immagine della Citta’ del Vaticano e di conseguenza gli scandali nella stessa chiesa americana degli scorsi anni sono ora come messi a riposo. E’ di qualche giorno fa il patteggiamento avvenuto a Los Angeles per casi di abuso sessuale.
Anche Hollywood e’ attraversata da quello che e’ stato chiamato “l’effetto Francis”. E’ nota la storia accaduta con quella che doveva essere una delle serie tv di punta di Showtime ( il canale della CBS di Dexter, Californification, Masters of Sex, Homeland ) della prossima stagione. Il numero zero girato di “The Vatican” e’ rimasto tale. Lo scorso dicembre la serie e’ stata dichiarata morta e il presidente di Showtime non ha avuto difficoltà’ ad ammettere che la cancellazione e’ dovuta al cambio della poltrona papale ed al nuovo clima che si e’ creato attorno al Vaticano.
La serie era stata scritta non da un passante ma da Paul Attanasio ( autore di House, Homicide: Life on the Street, Donnie Brasco, Quiz Show ) e la regia affidata addirittura a Ridley Scott.
PBS, la televisione pubblica, invece, sembra non avere abbandonato la sua inchiesta nel magazzino. Tra poco vedremo il risultato.

PS Effetto comico più’ che “effetto Francis”, alla luce di quello che e’ successo, il video You Tube di presentazione del pilota della serie a Roma.

Autorottamazione americana. A 87 anni, rieletto 30 volte al Congresso, dice che può’ bastare

25 feb

John Dingell e’ entrato nel Congresso americano a 29 anni. Ha annunciato il suo ritiro a 87 anni. Dingell, democratico, e’ passato attraverso undici presidenti. Ha vinto 30 elezioni nel suo distretto del Michigan. Ha detto di non volere morire nel Congresso.

Dopo Fallon, e’ arrivato Seth Meyers. Buona televisione vecchio stile, contro il facile “cattivismo”

25 feb

Dopo Jimmy Fallon alle 23.30, e’ arrivato Seth Meyers a mezzanotte e mezza. Una televisione leggera, divertente, old style.
Leggo, soprattutto dopo Sanremo, giudizi che virano verso “il cattivismo”, il contrario del buonismo. Si dice sia mancata cattiveria. Che i tempi non sono facili e allora tira molto una specie di giustizialismo comico, accompagnato dal buttarla in vacca. Piu’ facile far ridere spargendo qua e la puzzette di battute. Il difficile poi e’ farlo con ironia senza andare sulla parolaccia, il triste doppiosenso sessuale. Insomma meno Walter Chiari e piu’ Alvaro Vitali, che aspetto sia scoperto grande come Toto’. Lo so che basta dire cazzo e fica ( figa ) e giù’ tutti a ridere, nei secoli.
Nella televisione americana il comico vendicatore non e’ mai andato forte. E nemmeno quello che manda affanculo. Ci hanno provato nelle serate grandi evento ( Seth McFarlane, Ricky Gervais ) ma non hanno funzionato perché’, per il pubblico generalista, hanno passato quella linea sottile che divide il buono dal cattivo ( gusto ).
Ora arriva Seth Meyers che negli anni di Saturday Night Live si e’ guadagnato fama di più’ cattivello di Jimmy Fallon, suo amicone. Prima di lui, nello stesso show, David Letterman, Conan O’Brien e, appunto, Fallon. Meyers e’ uno che scrive. Lo ha fatto per Tina Fey e Amy Poehler, sua prima ospite nel nuovo show. Con lei il vicepresidente Joe Biden. Da Fallon, nella prima settimana e’ andata Michelle Obama. I due talk shows della notte della NBC sono nati con la benedizione della Casa Bianca. Vedremo che la cosa non e’ insignificante.

Alec Baldwin, cacciato da MSNBC per omofobia, attacca tutti. Anche Bill de Blasio e New York

25 feb

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Cover e intervista a Alec Baldiwn del New York magazine. Il racconto di un talk show che ha avuto vita breve. E poi l’attacco alla citta’ perbene che non regge più’.

Silicon Valley ( HBO ) di Mike Judge ( Beavis and Butt-head )

24 feb

Dal 6 aprile su HBO. Opera di Mike Judge.

Sanremo ? Basta farlo fare a loro due

24 feb

Ho finito HOUSE OF CARDS due. Renzi come Frank Underwood ? Bischerate. Pero’…

23 feb

Attenzione spoilers. Ma sono ridotti al minimo e sopportabili.

In America si sono spese paginate sulla verosimiglianza o meno di House of Cards con la politica di Washington. Le semplificazioni, sotto accusa, della serie di Netflix a noi importano fino ad un certo punto. La domanda e’: ci e’stato restituito un clima, un incrocio di relazioni, una gerarchia di decisioni e soprattutto una ricchezza di trama e sottotrame, di dialoghi che richiamano la Washington di Scandal o quella di The West Wing, per capirci ? Qualcosa che sta a meta’. C’e’ una costruzione prevedibile con deviazioni meno ovvie.
Jed Bartlet, il presidente di The West Wing, ci ha detto che la democrazia, in senso lato, funziona. Frank Underwood, in House of Cards, ci dice : “democracy is so overrated”. Il Congresso americano e’ al minimo storico di popolarita’ ( 9% lo scorso novembre ).
Quando poi ci si chiede quanto House of Cards racconti la politica in generale questa e’ una storia che sta in piedi. Con limiti, interessanti da analizzare. Prendiamo il sesso nella serie. Quello che si legge in questi giorni di Blair ci assomiglia. Difficile immaginarlo con Letta, Renzi. Allora, Frank Underwood come Matteo Renzi ? Ma dai, non diciamo bischerate. La citazione di tutta la critica e’ Machiavelli. Se vogliamo dire Firenze come Washington ci siamo. Altrimenti vale la pena chiederci perché’ in America ( e Inghilterra ) si realizzano serie televisive sulla politica contemporanea e da noi no. Chi ce lo vieta ? La nostra pochezza, le nostre paure, i nostri veti incrociati ? Tutte queste cose insieme.
Crozza ( vedi Sanremo ) può’ fare l’elogio dell’ingegno italiano tutte le sere ma siamo ai confini del ridicolo, se parliamo di televisione. Grande Bellezza, grande assente.
Beau Willimon, lo showrunner creatore di House of Cards, ha lavorato nelle campagne elettorali di Hillary Clinton, Bill Bradley, Howard Dean. In America la confusione tra speechwriters e screenwriters e’ ormai un dato acquisito. Sono mestieri intercambiabili. Da noi mancano tutti e due.

Se vi sembrano da paese normale cinque sere di Sanremo in una settimana così’

22 feb

Ho appena sentito Fabio Fazio dire al TGUNO, prima dell’ultima serata, che lui ne farebbe cento. Non ho capito se di serate così’ o di festival. Poco prima nello stesso telegiornale ( via Rai Italia ) ho visto due bei pezzi sull’Ucraina e mi e’ rimasta la voglia di vederne di più, di capirci di più, di entrarci di più’ dentro con una, due, tre , quattro ore, come una serata di Sanremo.
Nostalgia, ascolti, ecc., il problema e’ un altro. A parte le Olimpiadi che si sapeva che ci sarebbero state, non si potevano immaginare l’Ucraina, il Venezuela e il governo Renzi nella settimana sanremese. Piu’ di cosi’ e’ difficile ma le cinque serate perché dovrebbero congelare quello che accade nel mondo, Italia compresa ?
Il paradosso e’ che una televisione inflazionata di talk shows politici li stoppa nella settimana più’ calda per lasciare via libera a Sanremo. Qualcosa ha resistito, Mentana e poco altro.
Una, due, facciamo tre serate non bastano ?
Non e’ colpa di chi stava sul palco di quella cittadina ligure ma tutto quell’intruglio di musiche e’ arrivato stonato, fuori sink. Anche gli officianti del rito Twitter sono andati in confusione tra Littizzetto, Renzi, Tymoshenko.
Poi e’ arrivato Crozza e allora ho pensato che Ballaro’ stesse per cominciare. E il paese e’ tornato normale.

WhatsApp, uno dei due

22 feb

“Ronan Farrow Daily” da lunedi su MSNBC. Il bimbo prodigio che non e’ “figlio di”

22 feb

Prosegue il lancio del nuovo talk di MSNBC affidato a Ronan Farrow, il garrulo figlio di Mia Farrow e Woody Allen. Farrow ha ottenuto lo slot per il suo curriculum ( a 11 anni ha preso corsi da college, a 16 ammesso a Yale, a 26 ecco il programma tv ). Non fate i maliziosi e dite che va in televisione perche “figlio di”.
Ospite da Jon Stewart, ha ottenuto il viatico per il lavoretto che va a fare. Ogni giorno dall’una alle due del pomeriggio, dal lunedì al venerdì.

Un video contro il porno. Salvate il soldato mormone

22 feb

Ho visto stasera il video nel talk show di Bill Maher su HBO e ho pensato ad una parodia. Continuo a crederlo. Non può’ essere vero. Sarebbe un parto della Brigham Young University-Idaho, istituzione privata legata alla chiesa mormone.
L’analogia del ragazzo che guarda troppo porno con il ragazzo ferito in guerra e’ epica.

“The third straight premier to come to office without being elected”. Siamo noi

22 feb

Sto guardando i TG della sera. Apertura con l’Ucraina, ovviamente. Poi le Olimpiadi. E poi notizie domestiche.
Non ci siamo, con il nuovo governo. Forse non ci credono in America, visto il titolo di questo post che e’ preso da ABC News ma e’ in fotocopia ovunque. Quando capita che parlino di noi.
Non e’ comunque una novita’. Sempre poca Europa nei TG americani.

Vorrei sentire la pronuncia di quelli che sfottono su Twitter

21 feb

Pare che su Twitter ci si diverta parecchio sulla pronuncia di Fassino.
Si capisce e in America basta. Tutti della Camera dei Lord, in Italia.

Jimmy Fallon fa Jack Lemmon. E Michelle Obama fa la sitcom

21 feb

L’universita’ negli Stati Uniti. Ci torno sopra

21 feb

Ho ricevuto molte richieste di “consigli” dopo il post sulle università’ americane. Non sono ovviamente in grado di darne. Ma la domanda dice che l’offerta non basta o non c’e’. O cade in un paese tramortito per motivi che conoscete meglio di me.
La mia esperienza e’ quella di un italiano ( lontana laurea alla Statale di Milano ) da dieci anni in America, con figlia laureata qua e figlio che si avvia a fare domanda di ammissione pure qua. In più’ per lavoro ho girato il paese; molto per università, interrogando studenti, professori, admission officers.
Dai commenti al post ricavo cose attese. Altre, piacevoli, più’ sorprendenti. Tra quelle che immaginavo, molto gira attorno ai soldi. Tralascio gli spiritosoni per dire che in America il costo delle universita’ e’ stato storicamente ripagato dall’occupazione negli anni a seguire la laurea. C’e’ un’infinita di studi che lo dimostra.
Il meccanismo ha funzionato fino alla crisi del 2008. Adesso la forbice e’ larga. In più’ la rivoluzione di Silicon Valley e dintorni ha rimescolato la classica scala dell’ascesa sociale che’ e’ da sempre la scommessa americana. Ora succede si possano saltare gradini  ad essere degli smanettoni ingegnosi. Ma il quadro generale rimane quello che ha messo negli anni le università’ americane ai primi posti nel mondo. Perché’ sono fabbriche del merito e della ricerca. Agli americani non fanno schifo merito e soldi. E la ricerca significa soldi.
Quando ho scritto, sinteticamente, che i ricercatori in America sono pagati “decentemente” volevo anche dire  che sono messi nelle condizioni di lavorare nei migliori laboratori del mondo.
Certo ci sono eccellenze italiane che non elenco. Certo ci sono grandi università’ inglesi che costano molto meno di quelle americane e che conosco. Certo ci saranno altre grandi università’ europee che non conosco. Ma e’ il sistema nel suo complesso, con la grande competizione al suo interno, che funziona in America. E funziona per un semplice motivo, che e’ la grande rimozione italiana. I ricchi, ex studenti, donano alle università’ che li hanno consegnati al mondo del lavoro con un pezzo di carta che e’ merce di scambio reale. Così’ si sviluppano le università’ americane a cui non fanno schifo nemmeno i soldi delle corporations, della difesa, delle industrie farmaceutiche, ecc. E’ di ieri la donazione ad Harvard di un ex alunno, capo di un hedge fund, di 150 milioni che saranno destinati a borse di studio. Accade continuamente, e’ la norma.
Andando a cercare tra cose simili in Italia ho trovato donazioni miserabili, al confronto. Non perché’ non ci siano quelli in grado di farne ma perché’ non c’e’ la cultura della donazione. C’e’ quella per cui i soldi si nascondono.
Altra storia, naturalmente, come dicevo nel post, e’ la bolla del debito che gli studenti contraggono sempre più’ spesso direttamente con le università’. Fino al 2007-2008 le ipoteche sulle case dei genitori e i risparmi accumulati hanno alleviato il peso sul futuro dei laureandi. Oggi e’ saltata la mediazione. Ma questa e un’altra storia. Una storia americana.

Lasciarsi, con 154 titoli di film

21 feb

Se Washington e’ quella di HOUSE OF CARDS, Roma che roba e’ ?

20 feb

POLITICO magazine riassume quello che chiunque abbia visto House of Cards si chiede. Fiction o realtà ?
Ieri un amico italiano mi chiedeva : ma quello che accade in questi giorni a Roma non e’ roba da House of Cards ? Non so, sono un emigrante. Fate voi, che ci vivete.

Come scegliere e essere ammessi in una università’ americana. Oggi su IL POST

20 feb

Oggi su Il POST racconto una storia privata che e’ simile a quella di milioni di americani. La scelta del college che fanno i figli e che coinvolge parecchio le famiglie.
Un processo che dura un anno ma, dicono, in realtà’ si costruisce dalla nascita o poco dopo. Si dice anche che laurearsi conti di meno di una volta e che senza master e specializzazione non si vada più’ da nessuna parte in un mercato del lavoro non più’ accogliente come una volta. Quindi alle cifre che leggete sul Post aggiungete altri cinque, sei anni.
E’ una storia che racconta l’America meglio di altre e che può’ lanciare mille possibili domande. Ad esempio, perché’ la nuova classe dirigente cinese si sta formando nei colleges americani ? Mi fermo qua. Tanto siamo solo all’inizio.
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