Archive | Marzo, 2014

Vita e opere di Lindsay Lohan sul canale di Oprah

5 Mar

Il 13 aprile torna Peggy ( MAD MEN, ultima stagione )

5 Mar

Il selfie-ammucchiata agli Oscar brandizzato. Siamo tutti dei benefattori

5 Mar

Allora, il selfie di Ellen DeGeneres non e’ stato il tweet del secolo ma il product placement del secolo. Si fa per dire e chissa’, andando avanti cosi’, da quanti altri saremo sommersi. Noi poveri fessi e inconsapevoli benefattori. Un dollaro a retweet donato dalla Samsung al St.Jude Children’s Research Hospital e alla Humane Society of the United States.
1.8 milioni per i classici 30 secondi e’ stato il costo degli spot.
Ma la serata Oscar non e’ stata solo la serata Samsung. Anche quella della pizza con sponsor e molto altro. Tutto il red carpet e’ stato inondato di brands.
Il product placement invade la nostra vita e fanno bene a premiare quelli più’ riusciti. C’e’ un solo problema. Sarebbe bello saperlo prima.

PS Il calciatore di nome Oscar non c’entra con i premi Oscar. Ma Samsung si.

Messi ( non Maradona )

4 Mar

OSCAR, il bilancio. Poi pero’ un giorno dovremmo decidere se Hollywood ci piace o ci fa schifo

4 Mar

Breve bilancio degli Oscar in tv con domandona retorica finale. Ci troverete cose scritte in passato in questo blog ma provo a rimetterle in ordine.

Subito gli ascolti. Il risultato migliore degli ultimi 10 anni. 43 milioni per le tre ore e trenta. Infinita serata se si sommano le due ore e mezza di “red carpet”. Per i telespettatori sotto i 50 anni siamo come l’anno scorso ma sugli anziani Ellen stravince su Seth MacFarlane portando su l’ascolto totale del 6%. Quello che fa impressione e’ che domenica sera, nonostante l’ottimo risultato, solo il 37% delle case americane erano sintonizzate sugli Oscar mentre negli anni 70 erano il 70%. E’ cambiato tutto il paesaggio televisivo ma anche la concorrenza e’ rimasta in piedi ( a differenza di Sanremo ).
A parte poi il record del selfie-ammucchiata di gruppo ( perché’ tristemente ritwittarlo ? ) Ellen ha fatto ridere poco ( molto meno di MacFarlane ) ma e’ stata perfettamente dentro quel recinto del buon gusto che piace all’America media.
Dei discorsi di ringraziamento vale la pena segnalare solo quelli di Lupita Nyong’o e Cate Blanchett. Purtroppo Matthew McConaughey si e’ incartato tra dio e se stesso e ne e’ uscito in stato confusionale.
Da segnalare ancora che per la prima volta nella storia degli Academy Awards a vincere il premio più’ importante, il film migliore, e’ stato quello diretto da un regista di colore ( Steve McQueen con 12 years a slave ). Oggi lo fanno notare tutti in America, con similitudini paraobamiane che tralascio.
Sulla vittoria dei quattro Oscar maggiori ( due per migliore attore, regia e film ) ci avevo azzeccato ma era abbastanza scontato. Si trattava di confermare i Golden Globes.
I grandi sconfitti sono risultati American Hustle ( che ho sempre considerato un filmetto furbetto e nulla più’ ) e purtroppo The Wolf of Wall Street che a me ha divertito molto, senza pero’ tutte le implicazioni alla Occupy Wall Street che c’entrano come il cavolo a merenda nonostante quello che ha dichiarato DiCaprio dandosi la zappa sui piedi.

Ultime righe per La Grande Bellezza. Dopo l’autoeliminazione di Blue is the warmest color ( La vie d’Adele ) la vittoria era nelle previsioni. La categoria e’ quella del migliore film straniero istituita anni dopo la creazione degli Oscar.
La Grande Bellezza non e’ entrato, come al contrario era accaduto a Il postino e La vita e’ bella, nella categoria del film migliore in assoluto.
Vale la pena ricordare che gli Oscar sono una manifestazione del cinema americano. Per questo e’ stato creato il premio “best film in foreign lauguage”, che deve comunque essere stato programmato sul suolo americano. Dico questo perché’ quando si parla di “trionfo italiano” agli Oscar mi vengono in mente le chilate di piombo spese negli anni in Italia per dire che Hollywood ( ovvero gli studios che hanno inventato gli Oscar ) “uccide il cinema italiano”. Ora Sorrentino vince e Hollywood va bene. Mettetevi d’accordo.

Agli Oscar con la mamma. TV classica. Forse anche troppo

3 Mar

Ellen DeGeneres ha introdotto gli Oscar nell’unico modo possibile.: “Se non vince “12 YEARS A SLAVE” siamo tutti razzisti”. E ha lanciato la prima annuciatrice di premi di pelle bianca.
Ellen e’ la prova che si puo’ fare una intro comica classica senza pleonastico “cattivismo”, scivolando lieve sulla solita routine che consiste nel prendere in giro quelli affondati nelle poltrone delle prime file. Ellen e’ Hollywood senza scosse. Ha giocato sui selfies. Come dire, sul niente, con grazia.
In platea molti candidati alla vittoria sono accompagnati dalla madre. Non ne avevo visto mai viste tante. Jared Leto e’ il primo a ritirare il premio per best supporting actor con dedica alla mamma, single mother. Lupita Nyong’o e’ best supporting actress, Oscar strameritato. I discorsi di ringraziamento, con cui si accettano i premi, sono il sale dell’evento e se sono deboli, convenzionali e’ difficile tirare le ore e ore di cerimonia con decine di commercials.
Non so, dopo anni mi dispiace non commuovermi più’ per il grazie a mogli, mariti, produttori, agenti. Lupita, dopo quasi due ore, e’ la prima a spiccicare parole commosse e coerenti con l’occasione, nella migliore tradizione.
Gravity, nell’attesa dei premi maggiori, fa razzia di Oscar. Ma vi e’ piaciuto davvero ?
E almeno non hanno vinto gli U2 per best song. Spike Jonze best screenplay per Her e’ una buona idea.
Secondo previsioni invece, migliori attori sono Cate Blanchett ( ringraziamento a Woody Allen ) e Matthew McConaughey ( ha ringraziato dio ) e la regia va a Cuaron. Best picture e’ 12 years a slave, come da introduzione di Ellen.
Sono arrivato alla fine della serata faticosamente. Mi e’ sembrata infinita. Ma forse molto e’ dipeso dalla sconfitta della Fiorentina di poche ore prima. Poi ho sentito nominare Maradona a meta’ trasmissione e vabbe’.
PS La Grande Bellezza ha vinto. Come sapete.

NATE SILVER, cracking the Oscar code

3 Mar

94% bianchi, 77% maschi, eta’ media 62 anni. Sono i 5765 che decidono l’Oscar. Sembra il campione auditel

3 Mar

The Los Angeles Times ha scavato dentro il corpo votante dei membri dell’Academy che decidono gli Oscar. Ha trovato che sotto i 50 anni sono solo il 14%. Sembra il pubblico del campione auditel tv.

Alan Resnais ( 1921-2014 ). MON ONCLE D’AMERIQUE, il film

2 Mar

Hiroshima mon amour, il capolavoro di Alain Resnais.

I quattro film del 2013 che mi sono piaciuti e non sono tra le nominations degli Oscar

1 Mar

Sono tutte storie di giovani. Adolescenti e twentysomething.




I tatuaggi di John e Jackie, di William e Kate

1 Mar

La serie dei famosi tatuati si arricchisce di new entries.

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royalfamily