Archive | aprile, 2014

Da John Cameron e Schwarzenegger televisione colossal sui cambiamenti climatici

9 apr

La prima delle nove puntate andra’ in onda su Showtime domenica prossima.
Come succede sempre più’ spesso il primo episodio e’ stato messo online for free.
Tra gli inviati celebri Harrison Ford, Matt Damon, Jessica Alba, Thomas Friedman, Don Cheadle, America Ferrera.
Years of living dangerously, dice il sito ufficiale di Showtime, e’ la storia più’ grande che possa essere raccontata. Con gli inviati famosi hanno lavorato producers e giornalisti di 60 Minutes per una serie che sara’ venduta in tutto il mondo ed aspira ad essere un programma di svolta. La preproduzione e’ stata un colossal e le prime critiche sono ottime. Megatelevisione.

Sull’arte della manutenzione del pelo pubico. Dalla BBC con Cameron Diaz, Kilie Minogue, Russell Crowe

8 apr

Fondamentale talk show della BBC.

GAME OF THRONES, grande ascolto e serie più social di sempre per HBO

8 apr

L’ascolto più’ alto per Game of Thrones su HBO, primo episodio della quarta stagione di domenica scorsa, dai tempi di The Sopranos del 2007.
8.2 milioni con replica serale, in attesa del dato della settimana.
Sui social networks una grande crescita dalla prima puntata della scorsa stagione ( 44% in piu’ ) che segna il record per HBO.

I Simpsons vanno a salutare Letterman

8 apr

SILICON VALLEY, la serie tv e oltre

8 apr

Ci sono due modi di guardare alla nuova serie di HBO titolata Silicon Valley. Uno e’ usare gli occhiali con cui si guarda ad un programma televisivo che e’ un format ibrido come Girls ( ha la durata di una sitcom ma non e’ una sitcom classica). L’altro modo e’ quello di provare a capire quanto lo show ( otto puntate ) ci racconti la valle e i suoi protagonisti che hanno trasformato le nostre vite.
Se stiamo alla tivu, dalla critica solo voci entusiaste. Intendiamoci, Silicon Valley e’ una piccola cosa ( come Girls ) ma restituisce bene un microclima con un sistema di “valori”, con gerarchie, con dialoghi, con abitudini e vizietti della valle. Si riconoscono simil Jobs, Zuckerberg e compagnia,  giovani miliardari con felpa e cappuccio d’ordinanza. Si vede che l’autore Mike Judge ( da Beavis and Butt-Head, King of the Hill ) ha studiato e si e’ fatto assistere da gente che mastica apps e software dalla mattina alla sera.
Il protagonista lavora da Hooly, corporation che richiama Google, e prova a far partire e vendere il website che ha creato dentro un incubator di startups, Hacker Hostel. Chi governa l’incubatore va in giro con t-shirts con la scritta “HTML (How To Meet Ladies).” E vediamo una sola donna comparire nel programma, per dirci che questo e’ un mondo di uomini. Sotto i 35 anni, nella maggioranza. Un mondo con un rapporto con il denaro da gioco del Monopoli. Volano offerte di milioni, miliardi che ci si abitua a considerare congrue. Come accade nella realtà’.
E tutto questo convive con una political correctness che, date le premesse, non si capisce a cosa si aggrappi ( vedi la vicenda delle dimissioni di questi giorni del CEO di Mozilla ).
Mike Judge usa e riusa lo slogan popolare nella valle “We’re going to do this and make the world a better place”, fino a renderlo una battuta. Parole vuote.
Un mondo fisicamente, visivamente egualitario che dispiega una colossale diseguaglianza. Un mondo complesso che la sitcom di HBO fotografa con grazia facendoci ridere, con una passione per i dettagli che ci rimanda ad una seconda, terza visione dello stesso episodio per paura di aver perso qualcosa.
Stereotipi ? Si ci sono ovviamente ma e’ una sitcom, non una tesi di un graduate student di Stanford.

Viaggio in India

7 apr

 

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Sono tornato in India dopo 26 anni. Allora con il mio amico Elio, omeopata, contrario ai vaccini di cui io mi ero imbottito. E oggi con famiglia, figli, senza vaccini.
Bombay da non riconoscerla ( non solo per il cambio di nome). Il Rajasthan apparentemente frizzato nel tempo. Dieci giorni anche dentro le piu’ grandi, lunghe elezioni di una democrazia, nella storia.
In India si vota da oggi, 7 aprile, fino al 12 maggio. Su 1 miliardo e 200mila abitanti hanno diritto al voto in 815 milioni e di solito va alle urne il 60%.
L’India e’ un paese giovane con 600 milioni sotto i 26 anni. Un paese immerso nel trend generale che riempie le citta’ e svuota le campagne in un modo piu’ tumultuoso di quello che avviene nel resto del mondo. Si e’ scritto che saranno 300 milioni nei prossimi 25 anni a gonfiare le 50 citta’ che gia’ sono sopra il milione di abitanti.
“Good brakes, good clackson and good luck” ( cosi’ scritta sul mio cruscotto, buoni freni, un buon clackson e buona fortuna ) e ‘ il noto viatico per chi si imbarca su un’automobile in India.
E cosi’ abbiamo fatto molte ore di macchina e ho visto scorrere dai finestrini infiniti quadretti di donne e bambini piegati nei campi. L’abbandono scolastico nelle elementari rimane sopra il 50% , dice il Times of India.
Le cartoline senza tempo della poverta’ indiana mi sembravano quelle seppiate di un quarto di secolo fa. Poi siamo arrivati a Mumbai, alla fine del viaggio. Erano le sette di sera. A passo d’uomo dall’aeroporto alla citta’ ho visto sfilare tante BMW, Audi e SUV di ogni marca che non avevo mai visto nella settimana precedente. Lo skyline sembrava quello di New York, con il sole che tramontava, scomparendo tra i grattacieli. Ho capito un poco di piu’, nei tre giorni seguenti, della nuova India.
All’amica che ci accompagnava in macchina ho chiesto per un giorno di farci vedere dove vivono i nuovi ricchi di Mumbai ( il 40% della ricchezza del paese e’ concentrata qua ). Questi sembrano volere solo grattacieli che tirano su per contenere le loro estese famiglie ed affermare il nuovo status piu’ che rimettere a posto le meraviglie di case deco inglesi, che sembra di stare a Miami. C’e’ ostentazione ma nello stesso tempo convivenza con la poverta’ che la citta’ raccoglie e ospita sui suoi marciapiedi, negli slums di lamiera e cartone che confinano con le portinerie delle abitazioni esclusive.
E questa e’ l’India difficile da capire per noi, che abitiamo in quartierini separati da confini nemmeno tanto virtuali a seconda del reddito. La mia amica dice che il ciclo delle rinascite crea una consapevolezza che e’ piu’ della semplice tolleranza. Un equilibrio che sembra coesistere con la divisione in classi, con quelle che chiamiamo caste, abolite ma vive e vegete quando si tratta di matrimoni, che sono ancora nella stragrande maggioranza trattati ( combinati, diremmo noi ) dalle famiglie. Certo a Mumbai appunto succede che ci si sposi senza passare attraverso il filtro dei genitori ma nella grande India dei 35 stati i vincoli di casta resistono. Ho chiesto, nel viaggio, a chiunque sono stato introdotto del suo matrimonio e di quello dei figli. Si sposano due famiglie, non due individui, mi e’ sempre stato risposto.
E quando ho chiesto degli stupri di cui molto si e’ parlato in Occidente mi e’ stato ricordato che e’ stata introdotta la pena di morte per questi criminali. Che pero’ non basta a dire perche’ siano in aumento le violenze all’interno delle famiglie.
Alla fine del giro delle case degli arricchiti siamo andati alla casa-museo di Gandhi, dove il minimalismo estremo ci ha riconsegnato l’India dei libri di storia.
Rahul Gandhi e’ il leader del Partito del Congresso che ha governato per 54 degli ultimi 67 anni. Rahul ha provato a raccontare come la “nuova classe” sia il prodotto degli ultimi dieci anni di governo della sua coalizione. Ma quello che e’ passato e’ la dilagante corruzione non arginata in questi anni. Il favorito di queste elezioni appare cosi’ Narendra Modi, il cui volto domina nella cartellonistica, straripa nelle cronache dei suoi comizi e vince sui social media; folle piu’ battagliere di quelle che mette insieme Gandhi seguono Modi, designato dal BJP, il partito induista, al governo del paese. La sua bandiera e’ la crescita industriale, i posti di lavoro, con il tentativo di far dimenticare il massacro da lui favorito di un migliaio di musulmani in Gujarat nel 2002, in risposta alla strage di 59 pellegrini induisti.
Nella campagna nazionalista di Modi sono entrati anche i due maro’ italiani detenuti, con l’accusa a Sonia Gandhi di favorirne la liberazione.
Un terzo partito, l’AAP, cresce nei centri urbani con un programma anticorruzione che raccoglie l’insofferenza per i due grandi partiti. Molti giovani, giornalisti, professori, studenti tra i suoi rappresentanti che specchiano un elettorato simile. Un fenomeno che mi guardo bene dall’assimilare a movimenti che conosciamo ma che esprime una domanda diffusa alla politica che va oltre questo grande paese.
Ho visto in televisione ( che sono in meta’ delle abitazioni indiane ) dibattiti tesi nei canali di lingua inglese, spesso con insulti, in questa vigilia definita la piu’ importante della storia di questa democrazia. E’ in gioco la rappresentanza di una transizione che sembra fare a meno della politica, che anzi chiede alla politica di non ostacolarla e fare osservare regole che ci sono ma vengono ignorate. Da quelle piu’ visibili ( operai edili arrampicati ovunque senza caschi ) alla istruzione obbligatoria negata, al lavoro minorile, ad una politica salariale che contribuisca a mitigare la piaga delle bustarelle e delle mani tese. Dalla lettura dei quotidiani in viaggio piu’ volte ho ricavato, come fosse un dato immutabile, che la compravendita di voti nelle campagne, a pacchetti di migliaia di anime, continua a perpetuarsi.
Non senti piu’, camminando per i mercati, entrando nei caffe’, quell’odore dell’India ferma nel tempo, di libri e film. Respiri un’aria che conosci ( in America, in Italia ) che passa pero’ attraverso un grande ventilatore che si muove a corrente alternata. A Mumbai come un vortice, nelle campagne come un soffio. Forse quest’India e’ ancora piu’ affascinante di quella di 26 anni fa. L’impressione e’ che dovremmo allargare la nostra idea di quale siano i centri di gravita’ del mondo. Che non sono centri di gravita’ permanente. E parlo anche di musica, scrittura, arte.
Il mondo visto da Mumbai potrebbe essere in futuro piu’ interessante di quello visto da New York.

Dopo House of Cards, David Fincher prepara Utopia per HBO. Sempre più’ televisione

7 apr

L’idea e’ ricavata da Channel 4 della BBC. Il genere classificato come “conspiracy thriller”. Grande attesa. Questo e’ il trailer della versione inglese.

Il film di HBO sull’Aids a New York negli anni 80. Con Julia Roberts e Mark Ruffalo

7 apr

“The Normal Heart” di Ryan Murphy ( autore di Glee, American Horror Story ) arriva a fine maggio su HBO.
E’ una storia non ancora raccontata dalla televisione che ha cambiato il volto della città’.
E’ una grande rimozione che ha modificato per sempre le relazioni non solo sessuali.
Molti amici che non ci sono più’ e ancora oggi ci chiediamo perché.

FARGO, la serie TV dal 15 aprile

6 apr

Ci potrebbe toccare un terzo Bush. E’ il migliore dei tre ma basta ( vale anche per i Clinton, i Kennedy )

6 apr

March Madness, final four. L’America stasera davanti alla tv. E arriva Bruce Springsteen

5 apr

La fase finale del campionato d basket delle universita’, March Madness, parte stasera con le due semifinali tra Florida contro Connecticut e Kentucky contro Wisconsin. Dalle 18.00 le due partite di seguito su TNT.
In America e’ un avvenimento non solo sportivo di proporzioni enormi. C’entrano le storie di milioni di americani che hanno frequentato le università e in questo campionato e in quello di football ritrovano i loro venti anni. C’entra un business che e’ diventato colossale, testimoniato dal volume di spot che verranno sparati nelle due partite di oggi e a quella finale di lunedì.
Per chi sara’ a Dallas dove si svolgono le final four c’e’ un festival musicale gratuito che raccogliera’, si dice, 40mila spettatori. A chiuderlo, domenica, arriva Bruce Springsteen che comincia da qui il suo tour americano. In Australia a febbraio ha tenuto un concerto di 3 ore e 48 minuti.

Soccer time

5 apr

Eyes wide open

5 apr

Il nuovo Jim Jarmush, tra Detroit e Tangeri. Vampiri e niente email

5 apr

Il New York Times ci racconta una vita da musicista e filmaker indipendente.
Il nuovo film vampiresco di Jim Jarmush, che ha girato con Benigni e non ha una email.

MAD MEN psichedelico. Il viaggio finale

4 apr

Chi al posto di Letterman ? Chi fara’ la TOP TEN LIST ? Una donna finalmente ?

4 apr

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Apertura dei TG del mattino con l’annuncio del ritiro di Letterman. Tanto per darvi la misura dell’eco della notizia.
E’ partito il tormentone su chi lo sostituira’. Si parla anche di Tina Fey e Amy Poehler. Non c’e’ una donna nella notte televisiva. Siamo solo agli inizi.

David Letterman chiude l’anno prossimo. A 67 anni. Carson lo fece a 66

4 apr

David Letterman ha annunciato il suo ritiro per l’anno prossimo. Certo e’ gonfio di denaro e onori. Ha la sua casa di produzione. Ma non vuol dire, come sappiamo. Sta per compiere 67 anni ed esce in bellezza. Johnny Carson, il più’ bravo di tutti i tenutari dei talk della notte, chiuse a 66 anni.
Se sei stato più’ di trenta anni tutte le sere in tv forse basta. Non per tutti.

PALO ALTO al Tribeca. Dai racconti di James Franco, regia di Gia Coppola ( nipote )

3 apr

Franco, intanto e’ a Broadway con Uomini e Topi d Steinbeck. E cosi’ ha coperto l’arco completo di quello che’ possibile fare sul palcoscenico e fuori. Che qualcuno lo fermi.

INTERNET WEEK NEW YORK. L’alternativa alla Silicon Valley

3 apr

Dal 19 al 25 maggio, ecco le dodici digital companies che si presentano e ci mostrano la loro base di New York.

Basket time ( and politics )

2 apr

Siamo alla fine del campionato dei colleges di basket. Quello che si chiama March Madness perché’ si svolge nel mese di marzo, tranne le finali.
La squadra di Kentucky va forte e in questo spot il candidato repubblicano alle primarie dello stato mischia sport e politica per provare a far fuori l’immarcescibile Mitch McConnell, leader dei repubblicani al senato.
McConnell tifa Duke che e’ stata gia’ eliminata e nel suo spot ci ha infilato la squadra del cuore nel finale.

Baseball time

2 apr

Il bellissimo nuovo spot Budweiser per un campionato che e’ ripartito.

Soccer time

1 apr

Forza Dudu’

1 apr

Parole di verita’

1 apr

Passaggio in India, domani finisce

1 apr

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India Portrait 12 - Export FileIndia Portrait 8 - Export File
India Portrait 3 - Export FileIndia Portrait 11 - Export File

Domani si torna a New York. Siamo passati attraverso una campagna elettorale che dicono storica. Si dice sempre cosi’ ma per me che sono arrivato ignaro un bel corso di politica indiana.
Dal 7 aprile si comincia a votare e non s chiudera’ in una giornata.
Non esiste solo l’America. India, un milardo di esseri umani.

George Martin ( l’autore di Game of Thrones ) sull’aereo scomparso

1 apr