Archive | settembre, 2014

TRAILER PARK BOYS, la serie che la butta in vacca, fa il boom su Netflix

15 set

L’ottava e la nona stagione di Trailer Park Boys ( mockumentary canadese che ha girato il mondo ) sono state prese da Netflix e leggo, sento che vanno forte. Anche se non arriveranno mai agli Emmy Awards. Roba per college kids e anche quelli piu’ cresciutelli che ridono quando sentono dire “merda”. Lontani da “Animal House”.

Selfie virgin

15 set

Avere undici anni. Un documentario

15 set

Ho visto ragazzi di undici anni, di quindici paesi nel mondo. Un documentario tenero , che ha trovato la sua distribuzione quattro anni dopo essere uscito in Australia.

Non e’ che stiamo esagerando con Lena Dunham ?

13 set

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The New York Times Magazine di questa settimana ( The Culture ) e’ tutto da leggere ( e magari da conservare se siete malati come me ). La copertina con Lena Dunham ci butta dentro il pezzo che la riguarda. E che contiene frasi come questa: “She is perhaps to the millennials what J. D. Salinger was to the post-World War II generation and Woody Allen was to the baby boomers: a singular voice who spoke as an outsider and, in so doing, became the ultimate insider”.
Se non ci fosse quell “forse” all’inizio saremmo alla definitiva incoronazione.
Con il tanto atteso libro in uscita e la quarta serie di Girls al montaggio, Lena Dunham e’ seduta su un grande futuro davanti a lei.
Magari bisognerebbe dare un’occhiata agli ascolti di HBO. A me piace comunque la ragazzotta. Pero’ poi mi capita di vedere Transparent di Jill Soloway che mi piace di piu’ e allora mi ricordo di non essere un millennial.

Matthew McConaughey fa un TRUE DETECTIVE spot. E finisce in parodia

13 set

Ideona. Ora sull’isola vanno due ex senatori, un democratico e un repubblicano ( Discovery )

12 set

L’ultima trovata di Discovery per ripopolare isole a scopi televisivi e’ di piazzarci due ex senatori. Anzi pare che l’idea sia venuta ai due. Washington non funziona perche’ non c’e’ cooperazione ? Vediamo se l’isola deserta aiuta.
L’ideona ( taccio sulle possibili declinazioni italiane del format ) metterà’ in campo il conservatore Sen. Jeff Flake  e il progressista Sen. Martin Heinrich.
I due non si presentano alle prossime elezioni di novembre ma potranno essere visti su Discovery dal prossimo 29 ottobre.
Il titolo del reality e’ Rival Survival.

Andate a vedere FRANCES HA, finalmente uscito in Italia

12 set

E’ un film da non perdere. Un piccolo film in bianco e nero.
E poi c’e’ Greta Gerwig ( e anche Adam Driver ma questo m’importa meno ).

Jay Carney, ex capo ufficio stampa di Obama, si va a sedere su uno strapuntino di CNN. Cosi’ fan tutti

11 set

Jay Carney da ieri sera e’ uno degli opinionisti fissi di CNN.

11 SETTEMBRE ( di Stephen King ). Dopo il film forse la serie tv

11 set

La CBS ha comprato i diritti per un pilot tratto da un racconto breve di Stephen King pubblicato nel 2006. E’ la storia di Scott che la mattina di quel 11 settembre non ando’ a lavorare.
Il trailer e’ del film. La serie tv si sapra’ se si fara’ solo dopo la realizzazione del pilot.

Divorziati, sempre famiglia. Ci voleva la pubblicita’ dei crackers per dircelo

10 set

La pubblicita’ in America legge la realta’.

AMERICAN CRIME ( ABC ). Da John Ridley ( 12 years a slave ) la serie piu’ contemporanea

10 set

Un delitto in California apre il libro di “gender and race”. Dallo scrittore di “12 years a slave”. Una tragedia americana.
In onda nella stagione appena partita ( 2015 ).

New Season, tornano HOMELAND e THE NEWSROOM. Io aspetto TRANSPARENT il 26 settembre

10 set

TV, NEW SEASON. E meno spettatori. Perche’ si sono spostati. Non sono spariti

9 set

Alla partenza della nuova stagione televisiva tutti registrano la perdita di telespettatori come una tendenza inarrestabile. Il bacino e’ sempre piu’ anziano e si restringe.
44,4 anni la media complessiva dei televedenti nel 2013-2014 che non sarebbe male se non fosse che l’eta’ e’ cresciuta del 6% negli ultimi quattro anni. Per alcuni grandi networks va molto peggio. La CBS ha un’audience di 58,6 anni di media. Tutta la televisione live perde telespettatori ( non le serie quindi ) in tutti i segmenti demografici meno quello superiore ai 55 anni che sta piantato con il mastice sul divano sfondato di casa. Tutte cifre non drammatiche se paragonate all’Italia ma questo e’un altro discorso che non funziona con inserzionisti e pubblicitari di Madison Avenue.
Nuovi players si affacciano continuamente fuori dal quadro tradizionale custodito ormai malamente dalle reti con il numeretto dentro l’elettrodomestico. Si parla sempre di Netflix. Anche troppo perche’ a parte House of Cards e, meno, Orange is the New Black, il resto e’ magazzino di vecchi film e vecchie serie. Poi ci sono Hulu, Yahoo e altri ma soprattutto You Tube che e’ la tv dei giovani ( quelli sotto i 25 anni, non i giovani all’italiana che sono tali fino ai 40 anni ). E ora l’entrata in campo pesante di Amazon Prime che ha subito piazzato il pilot di quella che per me e’ già’ la migliore serie dell’anno, Transparent ( la vedremo per intero dal 26 settembre ). Questo per quanto riguarda la scripted tv che, comunque, si riempie di nuovi canali che attaccano da ognidove il Fort Alamo dei grandi networks.
Poi ci sarebbe l’informazione che si e’ detto sempre sarebbe rimasta patrimonio esclusivo di chi ha la forza di mettere in campo plotoni di giornalisti patentati nel mondo. Ma anche qui sono arrivati prima Vice, poi Fusion ad agitare le acque con nuovi plotoni di informatori non patentati ed improvvisamente gli stand-ups dei corrispondenti fanno ormai ridere i polli, specie se corredati da filmati You Tube ( questo riguarda la tv italiana piu’ che quella americana ).
Da seguire sara’ la trasformazione in atto di Twitter, che, attaccato come una cozza alla tv, sembra essersi ridotto a fare da cassa di risonanza al Titanic che affonda. Da diffusore di news a veicolo promozionale ( aridatece i blog ).
“Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.

THE ROOSEVELTS. 14 solide ore di documentario in prima serata ( PBS ) su Theodore, Franklin e Eleanor

9 set

Ancora un documentario lungo una vita e diviso in varie serate di Ken Burns, alla sua opera numero 29. Questa volta la storia dei Roosevelts coprira’ un secolo di storia americana, dal 1858 al 1962, l’anno in cui Eleanor e’ scomparsa.
Le voci di Paul Giamatti e Meryl Streep impreziosiscono il racconto.
La Grande Storia in prima serata.

Scorsese racconta i 50 anni della New York Review of Books ( HBO )

8 set

Dai festivals di Telluride, Toronto e New York arrivera’ su HBO il 29 settembre. Il terzo documentario per HBO di Scorsese ( firmato questa volta con il suo editor David Tedeschi ).
La rivista “radical chic” di cui si continua a sentire il bisogno.

Giovani su Al Jazeera. Per raccontarsi, a 18 anni. E’ un trend

7 set

Da stasera la serie in sei puntate  di Alex Gibney, premio Oscar per documentari, che ha tenuto un breve corso  a 15 studenti dell’ultimo anno di liceo per imparare ad usare una camera digitale. Gli studenti si raccontano. Sogni, paure, speranze. Un’idea semplice. Anche da copiare. E anche perche’ gira da parecchio.

Da stasera quinta e ultima stagione di BOARDWALK EMPIRE. Dove eravamo rimasti

7 set

Aspettando Pepito

6 set

Il campionato non e’ cominciato.

Servizi pubblici

6 set

Guardo Santoro da lontano, quando riesco. In molti casi apparecchia serate importanti dentro una dilatazione del format del talk show che diventa “commedia umana”. E, in qualche modo, lo trasforma, lo rende drammaturgicamente diverso, godibile. Con una deriva populista che il trailer per la prossima stagione mette in campo perfettamente. Gaza, Isis e le vacanze del governo.
Vi rimbalzo un parere sull’Obama golfista dopo l’uccisione di Foley, il giornalista americano. Tanto per allargare il quadretto. Poi, giudicate voi.

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THE CHAIR. Parte su Starz la nuova serie sui registi che saranno famosi. Forse

6 set

Filmati mentre filmano, i registi in gara per il premio finale di 250mila dollari.
Il trailer sembra piu’ interessante di Project Greenlight che aveva fatto partire il trend. Da vedere.

Frank Underwood tutta la vita

5 set

Cambiano i conduttori ( in America ) ma non e’ una tragedia nazionale. E’ il mercato, stupid

3 set

Il telegiornale principale di ABC ( delle 18.30 ) ha cambiato volto questa settimana mettendo alla scrivania di “World News Tonight” David Muir, 40 anni.
E’ saltata cosi’ l’unica donna conduttrice dei principali TG, Diane Sawyer, bravissima ma 68 anni.
Muir faceva l’inviato e ora dividera’ i 20 milioni di telespettatori che ancora guardano i telegiornali delle 18.30 con gli altri due piu’ stagionati anchormen, Williams ( 55 anni, NBC ) e Pelley ( 57 anni, CBS ).
L’eta’ media di chi guarda queste news e’ superiore ai 65 anni e l’ovvio tentativo e’ quello di provare ad allargare il mercato in una fase in cui l’abbandono dei notiziari tv e’ un trend che pare inarrestabile. Il belloccio Muir pare vada su Twitter ad ogni interruzione pubblicitaria ( che in America non risparmiano nemmeno i telegiornali ). Questo ne farebbe un giornalista giovane. Il ciuffo stoppato con il gel contribuisce pure.
Cambio di guardia anche allo storico Meet the Press della NBC, il settimanale talk politico della domenica mattina che e’ il programma di informazione piu longevo della storia della televisione americana ( 1947 ). Dal 2008 lo conduceva David Gregory, che ha faticato a tenere l’audience dello scomparso Tim Russert, il grande pifferaio della politica americana. Arriva Chuck Todd, che era il corrispondente dalla Casa Bianca. Ma il problema di Meet the Press sembra piu’ stare nella consunzione della parrocchietta di giornalisti chiamati a commentare. Sempre gli stessi da decenni, legge della persistenza che in tv funziona in generale ma non in questa fase in cui forze emergenti come VICE buttano fuori volti nuovi ogni settimana.
Quindi piccole, grandi rivoluzioni in atto. Cose normali in una televisione attenta al mercato. Provate a paragonarle alle tragedie nazionali dei cambi di guardia a Ballaro’, alla Domenica Sportiva, a Medicina 33, ecc. E capirete perche’ viviamo in due mondi ( televisivi ) diversi.

UTOPIA. Da domenica il reality con un’idea per nulla ambiziosa. Quella di costruire una nuova societa’

2 set

Dalla testolina brillante di John de Mol ( creatore del Grande Fratello) arriva domenica su FOX ( dall’Olanda ) il reality pensato come definitivo, quello che si dovrebbe mangiare tutte le isole dei famosi, le fattorie, le corse per il mondo, le case aperte e chiuse che hanno finora segnato la strada della televisione improvvisata, scritta a posteriori.
Le dichiarazioni del produttore esecutivo Conrad Green e di John de Mol sullo show sono apocalittiche. ” E’una soap opera su gente vera che lavora a creare una nuova cultura, attraverso sconfitte e vittorie” ( Green). “Nessuna gara, nessun gioco. E’ la piu’ pura forma di reality che ho mai realizzato ( de Mol ). Paroloni senza paura di sparala grossa. Nuova cultura, nuova società che dovrebbero nascere dai quindici protagonisti tra cui una incinta e un pastore evangelista.
Il cast verra’ rinfrescato con solite nominations e nuovi ingressi nel corso dell’anno. Si perche’ si e’ detto nella presentazione che “lo straordinario esperimento sociale” potrebbe durare così’ tanto perché non e’ tanto facile “costruire una nuova società’”. E meno male che il furbo de Mol dice di non sapere se il risultato sara’ “il caos o la scoperta della felicita’”. Il risultato, naturalmente, si vedra’ nell’ascolto, l’unica forma di felicita’ o caos che i networks conoscono. Anche perche’ la formula, gli ingredienti sono ormai sempre gli stessi. Pero’ una cosa bisogna ammetterla. Il titolo e’ bello.

Un’interessante pezzo del New Yorker sulla must-share tv. Da John Oliver a Jimmy Fallon

2 set

Intorno alle clips virali che tutti postiamo, The New Yorker ci dice che John Oliver ( HBO ) e’ contento delle citazioni ma non troppo. Non e’ un problema solo suo. Tutto non si può avere e vi risparmio il noto proverbio a proposito.

Quelli che con il giochetto delle liste e non solo hanno sfondato su You Tube. E ora c’e’ chi prova a fare il trasloco in tv

2 set

Mental Floss e i suoi video tutorial e compilazioni di liste sono il fenomeno su You Tube di cui ha trattato The New York Times. In particolare di quelli di John Green, la star che parla a macchinetta cosi’ non ti rendi conto di cosa stia parlando. Milioni di visitatori a metterli tutti insieme. E un’eta’ media che la televisione versione elettrodomestico si sogna: 25 anni. La tv in generale, come e’ noto, arranca con un’eta’ media che viaggia sopra il doppio, parecchio oltre i 50 anni. Quindi e’ materiale d’oro per i pubblicitari, Mental Floss e compagnia. Gente che fa i soldi con You Tube.
Naturalmente chi vuole ancora fare soldi con la vecchia televisione ha pensato bene di non perdere l’occasione di portare in tv questo che loro stessi chiamano “snack food”. Dove il cibo serio, che non alza il colesterolo e non fa venire l’infarto, sarebbe la tanto celebrata serialita’ tv. In testa a queste operazioni c’e’ DreamWorks con AwesomenessTV, che ci si e’ buttata confezionando programmi per bambini e ora punta ad una leadership mondiale nel campo.
La snack-informazione ha sfondato sulla rete con esiti che ognuno puo’ giudicare come crede. Ora siamo al tentativo di spalmarla sulla tv. Mangiate roba buona, ragazzi.

La televisione ( HBO ) a Venezia. Oggi OLIVE KITTERIDGE di Lisa Cholodenko con Frances McDormand

1 set

La miniserie, tratta dal racconto di Elizabeth Strout, approda al Festival di Venezia. La regia e’di Lisa Cholodenko, regista di The kids are all right ( bello ).

E invece THE COSMOPOLITANS ( sempre Amazon ) sembra un film, brutto, di Woody Allen

1 set

Non ho capito cosa facciano gli americani a Parigi di Whit Stillman in The Cosmopolitans. Puo’ essere che nel diluvio di chiacchere ( un poco Rohmer, un poco Woody Allen ) mi sia distratto. Americani ( e un italiano, Adriano Giannini ) a Parigi. Non piu’ giovanissimi. Che parlano di incontri, di amore come aveva già fatto in passato Stillman ( al suo meglio con Metropolitan (1990) e Barcelona (1994). Il racconto degli espatriati e’ una sua costante, specchia la sua biografia e uno potrebbe pure ritrovarcisi. Ma poi c’e’ un’arietta da tema del liceo, una scrittura che avanza per stereotipi, insomma una noia che credo di essermi addormentato tre volte in mezz’ora.
In questi casi si usa l’orrido “carino”, della serie non fa male a una mosca ma ti chiedi se ne vedrai altre puntate. Non lo escludo. Perche’ poi Whit Stillman non e’ scemo.
PS Al New York Magazine e’ piaciuto. Beati loro.
Il trailer qua sotto mischia vari pilots di Amazon e non ci si capisce niente.