Archive | gennaio, 2015

Per capire l’America ascoltate la senatrice Ernst dell’Iowa. Piu’ di Obama

21 gen

Joni Ernst e’ la voce che sta emergendo tra i repubblicani. Ricordate ? Era quella dello spot elettorale tra i maiali, a significare la sua aderenza ai valori della terra, semplici, delle origini, della middle America. Con la sua voce monocorde Joni Ernst ha buttato via il discorso di Obama, ricevendo larghi consensi. E’ stata scelta lei e non altri nomi piu’ grandi dell’elite repubblicana per rispondere ufficialmente a Obama. La prima donna senatrice dall’Iowa.
Joni ha una storia militare ( il marito pure ). 21 anni nella Guardia Nazionale. Nel 2003-2004 e’ stata per 14 mesi in Iraq ( operazione Iraqui Freedom ) al comando di un plotone. Si e’ battuta per il diritto dei cittadini a portare armi fuori dalla propria abitazione. E’ contro il matrimonio gay e ha detto che la riforma della salute di Obama dovra’ essere sostituita da una nuova legge.
Ernst e’ per l’abolizione delle tre piu’ importanti agenzie federali che centralizzano la raccolta delle tasse, l’istruzione e la politica ambientale per trasferire questi poteri ai singoli stati.
Joni Ernst parla sorridendo, con quegli occhi blu dei pionieri americani del nord Europa, senza un ammiccamento, un volo, una battuta. Una macchina, efficace. Joni non fa sognare come Obama. E’ l’America di cui non si parla mai. Perche’ non e’ New York e Los Angeles.

La grande platea non c’e’ piu’. Obama, per la storia e basta

21 gen

Nel 1993 66 milioni e 900 mila americani si piazzarono davanti alla televisione per il discorso sullo State of the Union di Clinton, in onda solo su quattro canali televisivi.
Nel 2013, venti anni dopo, la platea televisiva per Obama e’ stata esattamente la meta’, 33 milioni e mezzo, su 17 canali tv.
Share del 44.3% nel 1993, del 21.8% nel 2013. La politica, in America, non tira piu’ in tv e questo e’ un fatto. Vedremo se e quando torneranno in campo i due squadroni, Bush ( Jeb ) contro Clinton ( Hillary ). E vedremo cosa ha portato a casa Obama stasera.
La Casa Bianca conosce bene questi numeri e infatti si gioca tutto o quasi sui social media per chiudere con You Tube. Twitter si autoalimenta e non porta ascolto. La centralita’ dell’elettrodomestico nel salotto di casa non c’e’ piu’ ma stasera dalle 21 in poi, per chi e’ affezionato alla tv live, non c’era altro da vedere.

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Obama ha attaccato subito con l’economia, per seguire sinteticamente con i successi dell’amministrazione. Un discorso orgoglioso, con cui ha messo sul piatto della storia i suoi sette anni alla Casa Bianca. Ha promesso di porre il veto a leggi che proveranno a capovolgere i suoi disegni. Ha chiesto al Congresso a maggioranza repubblicana il sostegno ad un’azione armata contro Isis. Ha rivendicato l’apertura a Cuba.
Ma soprattutto Obama ha dato spazio alla sofferenza della middle class, lanciando l’idea dei community colleges gratuiti. Queste universita’ sono già’ senza costi per chi non ha reddito ma l’ottanta per cento di abbandono non e’ solo una questione economica. E’ una questione piu’ larga e i community colleges non aprono le porte del mondo del lavoro. Non sono tra i 300 migliori colleges d’America che costano 60mila dollari l’anno. E spesso non fanno uscire dai McDonald’s e Wal-Mart.
La riduzione delle tasse per la middle class a spese dell’uno per cento e’, probabilmente, una proposta che va piu’ nella direzione di offrire opportunita’ a chi non ne vede.

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Le televisioni allnews hanno provato dopo le 23 a tenere i telespettatori legati, chiedendo continuamente pareri sul discorso di Obama e monitorando il gradimento. Una specie di social tv fallita in passato perche’ la conversazione si era gia’ spostata altrove. Ma quell’altrove e’ una palestra di giocatori di ruolo. Non c’e’ piu’ il pubblico giovane e quello indipendente. Rimangono i tifosi, attaccati a Twitter.
Tra qualche mese partira’ la stagione delle primarie per il 2016. Obama e’comunque nella storia. Stasera ha provato a scrivere una pagina importante. E potrebbe esserci riuscito. Soprattutto con una battuta.
Quando ha detto “I have no more campaigns to run” ( Non ho piu’ campagne elettorali da fare” ) dai banchi repubblicani sono partiti applausi e risatine. Obama ha allora aggiunto pronto “I know, because I won both of them ” ( “Certo lo so, perche’ le ho vinte tutte e due” ).
E cosi’ la solennita’ del rituale discorso sullo Stato dell’Unione e’ andata a farsi benedire. E Obama e’ sembrato il Frank Underwood di “House of Cards”.

Ci mancava la rivista sui droni

20 gen

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Obama, a reti unificate, tra poche ore. Prima Hemingway, poi You Tube

20 gen

I discorsi di Obama sono costruiti su uno scheletro che prevede, da sempre, storie esemplari con volti, nomi. Tra poche ore vedremo un dottore che lavora con l’Ebola, operai sindacalizzati che apprezzano lo stato dell’economia, una vittima del possesso indiscriminato di armi, uno dei prigionieri liberati da Cuba, un lavoratore senza documenti emerso alla luce grazie ai recenti provvedimenti della Casa Bianca.
Cody Keenan, il capo degli speechwriters della Casa Bianca, sta lavorando da tempo a quello che ascolteremo nel discorso sullo State of the Union. Obama  chiama il suo scrittore in capo Hemingway. Non si sa bene se per la barba o la scrittura.

Poi arriveranno le domande da You Tube. Diversa scrittura.

Le dodici ore di MTV in bianco e nero

20 gen

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MTV e’ molto cambiata negli ultimi venti anni. Dal primo Real World a oggi.
Con gli shows sulle madri teenagers a seguire e’ stata imbroccata una strada che ha cercato di allargare il pubblico, perdendo pero’ un primato. Forse non si poteva fare altrimenti.
L’arrivo dei social networks e la crescita delle opzioni televisive ha lacerato un’identita’. Sarebbe successo anche con diverse scelte di programmazione.
Le dodici ore di conversazione in bianco e nero nella giornata dedicata a Martin Luther King sono state interessanti. Ci sono passato varie volte. I “millennials” sono “color blind” in America per l’84% , secondo recenti ricerche. Chi e’ piu’ vecchio vede il colore della pelle.
Il tentativo di riaprire una porta per MTV e’ stato buono. Anche se potrebbe essere troppo tardi.

Speak English

20 gen

Oggi MTV va in onda in bianco e nero

19 gen

Dodici ore senza colori a MTV, per la celebrazione del Martin Luther King Day .

PS Oggi tutti i brands hanno twittato su MLK. Paccottiglia retorica. Questo tweet di Crayola e’ quello che ha piu’ a che fare con la tv in bianco e nero di MTV.
B7t3L_yCYAIlj8S
Crayola ✔ @Crayola
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Thank you for inspiring everyone to dream in color. #MartinLutherKingDay
3:40 PM – 19 Jan 2015

Ieri ho letto la sceneggiatura di BOYHOOD. Eccola

19 gen

Download legale della sceneggiatura di Boyhood ( courtesy of IFC ).

Oggi, Martin Luther King day. Il cast di Selma ( con Oprah ) in marcia, ieri sera

19 gen

Festa nazionale in onore di Martin Luther King, oggi in America.

David Cameron alla CBS, prima di Obama domani, State of the Union

19 gen

Cameron ospite a Face the Nation, la politica della domenica.

Quando si faceva la domanda al bibliotecario

19 gen

Sono stato anticamente bibliotecario alla Braidense di Milano.
Ancora piu’ anticamente al bibliotecario si chiedeva proprio tutto. Poi sempre meno.
Da Google in poi, questa domanda ( al telefono ) conservata dalla New York Public Library e’ meravigliosa preistoria.

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“Is this the place where I ask questions I can’t get answers to?”

L’avorio che finanzia il terrorismo ( regia Kathryn Bigelow ). Ma e’ proprio cosi’?

18 gen

Va in onda in vari programmi il video del premio Oscar Kathryn Bigelow ( venerdi scorso da Bill Maher su HBO ) sul terrorismo che si finanzia con l’avorio. Ma c’e’ chi dice che non sia proprio cosi’.

Se Apple fa la sua GoPro

18 gen

Se arriva Apple sul mercato della camerina, ennesima rivoluzione. Me, come sempre nel caso di Apple, nulla si sa.
Intanto le azioni GoPro hanno preso una botta.

Si masturbano, hanno due figli. Scene da un matrimonio, ( Togetherness, HBO ).

17 gen

Si scoprono a vicenda mentre si masturbano. Marito e moglie tra i 30 e i 40 anni, lui ingegnere del suono, lei a casa con due figli.
Un matrimonio di due come tanti, meno fighi di quelli di The Affair ( che ha vinto inopinatamente ai Golden Globes ) e senza nemmeno gli Hamptons di sfondo. In piu’ una sorella di lei e un amico di lui che riempiono la casa e trasportano le loro vite confuse a Eagle Rock, il quartiere di Los Angeles dove vive la piccola e media borghesia ( cosi’ si diceva una volta ) che lavora a Hollywood e dintorni, senza essere tra i famosi.
E’ partita come la serie comedy minore, oscurata nel lancio da Girls ( New York ) e anche da Looking ( San Francisco ), in onda la domenica sera su HBO, tutti e tre insieme. E, invece, Togetherness e’ la migliore.
Scritta dai fratelli Duplass ( uno dei due, Mark, interpreta il marito ) con quel grado di realta’ che ci fa fare subito amicizia con i quattro protagonisti. Finalmente, l’understatement ( chiamatelo come volete, la “normalità”) entra per una volta nelle nostre case. E’ la cosa piu’ difficile raccontare storie di quotidiana banalita’.
Non c’e’ piu’ sesso in famiglia ma, per ora ( nella prima puntata ) non si guarda fuori di casa per cercarlo. Succedera’, e’ scritto. Ma Brett e Michelle ( marito e moglie ) sono i migliori amici l’uno dell’altra. Sono soci. Sono teneri e sinceri. In famiglia ci sono i soldi per campare, uscire a cena ogni tanto. E’ Hollywood senza il red carpet.
La famiglia allargata, con il migliore amico del marito e la sorella di lei, racconta una crisi, due crisi, tre crisi. Ma anche nemmeno una. E’ la vita cosi’ com’e’. Il lavoro che si vorrebbe fare, l’amore com’era, le preoccupazioni per i figli.
Siamo dalle parti dell’evoluzione della sitcom, che ci ha sempre raccontato l’America di tutti i giorni mentre le serie drammatiche ci raccontano serial killers, politica, tribunali, supereroi, l’America che si vende di piu’ nel mondo. La sitcom contemporanea, senza risate finte, ha una scrittura che avanza per situazioni piu’ che per battute. Ci fa sorridere di noi stessi. Senza sganasciarci. Ci fa guardare allo specchio e non e’ detto che ci piaccia quello che vediamo.
Certo siamo lontani dal mondo di Lena Dunham e delle sue amiche ( Girls ). Npn e’ solo una questione generazionale. Come dice il titolo ( Togetherness, Insieme ) ci sono modi diversi di fare famiglia. E di essere amici. Ricordate anche Friends ? Ecco, dopo Togetherness nessuno finira’ per sposare Brad Pitt o pubblicare la propria autobiografia a 25 anni. Evviva.

“You’ve got a friend”, Kerry si scusa portandosi dietro James Taylor

17 gen

TG della sera in America con James Taylor. Le scuse cantate per l’assenza al corteo con i capi di stato.

Alla luce. I senza documenti ora hanno un documento, a New York

17 gen

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Esplosione di richieste. 6000 carte d’identita” gia’ distribuite e in 58.000 hanno gia’ preso un appuntamento online per averla. Oltre 17mila si sono prenotati oggi.
Grande risalto nei TG locali.

Oscar discriminatori ? Il problema e’ che non si scrive al femminile ( per il cinema ). In TV, invece, si

16 gen

L’avete letto. Nelle nominations agli Oscar non ci sono attori afroamericani e per la regia nessuna donna. E’ il trend consolidato delle scelte degli anziani membri dell’Academy, in larga parte maschietti di pelle bianca. Non e’ una novita’.
Questa volta, almeno per le nominations alla regia, c’era la possibilità’ di fare bingo con la regista afroamericana di Selma, la bravissima Ava DuVernay. Anche se il premio e’ gia’ assegnato ( e sarebbe uno scandalo se non andra’ a finire cosi’ ) a Richard Linklater per Boyhood.
Dunque si parla di nominations discriminatorie. Ma se ci fermiamo a questo punto, rileviamo solo una statistica non comfutabile e poi che diciamo ? America razzista ? Mi sembra una idiozia di quelle grandi ( per usare un eufemismo ).
Il problema e’ che non si scrivono storie per afroamericani e, soprattutto, donne. Andate a vedervi le nominations per il film migliore. Tutte storie al maschile. Con protagonisti maschili. Scritte in gran parte da maschi.
Non funziona cosi’ in televisione, ancora indietro, ma molto meno. Tante donne protagoniste. Tante donne che scrivono per la tv. E tante donne registe. Per questo la televisione, come sappiamo, e’ molto meglio del cinema ( in America ).

PS Poi se succedera’ che Selma portera’ a casa l’Oscar per il film migliore allora come non detto.

Al MIT Media Lab, 30 anni dopo. Fare a meno di Internet

15 gen

Il MIT Media Lab, a Boston, compie quest’anno 30 anni.
Il professore Bove, del Object-based Media Lab, ci ricorda i computers colossali di allora e quanta parte ha avuto il Lab nello sviluppo di Internet. Oggi, nel suo laboratorio, si studia anche come fare a meno di Internet. Si da forma alle emozioni. Si da vita agli oggetti che raccontano la loro storia. Si lavora sulla tv olografica e quella interattiva.
Un viaggio nel nostro futuro, prossimamente in tv.

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Non lamentatevi dei treni italiani

14 gen

Ogni volta che prendo il treno da New York a Boston spero nel miracolo. Che il wifi funzioni ( teoricamente ci sarebbe ) e che andiamo ad una velocità’ che non sia quella di mio nonno in carrozzella.
Lo chiamano Acela Express e sembra il trenino dei pendolari sulla Pontina da Roma, che conosco bene.
E le linee su Boston e Washington sono le piu’ remunerative e moderne del sistema ferroviario americano. Sistema costruito sulle quattroruote.

Che sta succedendo con Amazon ( Woody Allen )

14 gen

Succede che Amazon e’ la bestia nera che ammazza scrittori e librerie. Che Amazon e’ il negozio che copre tutti i nostri bisogni, anche quelli non primari. Che mancava solo la tv. E ora c’e’. Con una manciata di serie, Amazon ha beccato l’Emmy al primo colpo ( Transparent ).
La notizia della serie futura con Woody Allen e’ buona per Wall Street, dove Amazon era in discesa ( come Netflix ). Ma soprattutto dice una cosa. Amazon e’ arrivata all’ultima fermata.
La fuga dalla televisione consumata in tempo reale e’ un trend inarrestabile. Se Amazon fa anche Hollywood, alla tv rimane solo lo sport.

Golden Globes, sale Twitter e scende l’ascolto. Che vorra’ dire?

14 gen

Non rispondo alla domanda del titolo del post. C’e’ chi scrive libri sulla questione. Chi ci fa i soldi. E tanti altri che non sanno, come me.
Comunque, per i Golden Globes , le cose sono andate cosi’. 19.3 milioni. Ascolto sceso del 8% ( sembrava l’11% all’inizio ) rispetto alla vetta dello scorso anno, record degli ultimi dieci anni. E’ calato soprattutto il gruppo demografico che conta, 18-49.
Twitter, invece, cresciuto del 24% nei confronti dell’anno scorso, con 2.6 milioni di tweets generati dalle tre ore di show.
Allora chi e’ che twitta ? Gli anziani ?

11/22/63, da Stephen King a J.J.Abrams. La serie sul viaggiatore nel tempo e l’assassinio di John Kennedy

13 gen

Dopo Netflix e Amazon arriva Hulu con nuove serie. La televisione prodotta fuori dalla televisione rischia di contare sempre di piu’.
La novita’ piu’ attesa e’ quella sul viaggiatore nel tempo che prova a fermare la morte di Kennedy. Da King a J.J. Abrams.  

Il film della new entry in GIRLS

13 gen

E’ fuori a New York il film di Desiree Akhavan, passato per il Sundance. Oltre l’essere bisexual.

In marcia

13 gen

Luther King Marches
Unknown

Golden Globes, riassumendo

12 gen

Dico una cosa che quando la dico a casa si alzano tutti dal tavolo, “l’avevo detto “. Ma il bello di avere un blog, coltivato come un giardinetto chiuso ai commenti, e’ questo. Che puoi fare quello che ti pare. Quindi, l’avevo detto. Quando nessuno ve lo aveva detto ( controllare l’archivio ).
1) Transparent e’ la serie dell’anno 2) Fargo buono ma non come il film 3) The Affair un bluff, promettente all’inizio, deludente alla fine 4) Boyhood straordinaria idea.
Questo oggi dicono tutti in America.

GOLDEN GLOBES. Fargo, Transparent e Boyhood trionfano. E purtroppo anche The Affair

12 gen

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Tina Fey e Amy Poehler presentano per la terza e ultima volta i Golden Globes ed esordiscono annunciando che si premieranno solo film approvati dalla Nord Corea. Le due ragazze sono strepitose. Il loro “monologo a due” e’ divertente senza essere acido, che e’ la deriva imbroccata da tanti su questo palco in passato. Clooney il piu’ preso in giro, per la moglie con un curriculum piu’ pesante del suo.

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Fargo vince tra le miniserie perche’ non si poteva premiare ancora True Detective e le sue stars. E cosi Billy Bob Thornton vince il premio per migliore attore in una miniserie. Il suo discorso e’ il migliore della serata, anche se devono venire ancora tutti gli altri. Thornton dice che “di questi tempi si può’ andare nei guai per avere detto cosa si pensa. Quindi, diro’ solo grazie”.
Subito dopo Lena Dunham non vince con Girls per attrice in una comedy. Ed e’ giusto cosi’.
Per le serie comedies vince TRANSPARENT ( e non Girls ). Perche’ Dio c’e’. Sono mesi che dico che e’ la serie dell’anno. Amazon vince al primo colpo. E cosi’ sono serviti i grandi networks.

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La busta con il vincitore della migliore canzone in un film ( vince Selma ) la apre Prince. E in sala parte un’ovazione ( per Prince ).

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Amy Adams vince con Big Eyes per “migliore attrice in comedy or musical”. Brava, bella. Sara’ Janis Joplin in un film, presto.

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Patricia Arquette legge il ringraziamento, dopo essere stata premiata migliore attrice non protagonista in BOYHOOD, il film che dovrebbe vincere anche agli Oscar, se ancora qualcuno mastica cinema. La Arquette finisce dicendo che il ruolo piu’ bello della sua vita e’ quello di mamma dei suoi due figli. Lo so, vi fanno orrore queste cose. A me no, pazienza.

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Jeffrey Tambor, grandissimo, vince per migliore attore con TRANSPARENT in una serie comedy. La dedica, da manuale, alla comunita’ transgender che ha ispirato la storia e il suo personaggio.

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Maggie Gyllenhaal lascia il tavolo, che occupa con suo fratello Jake, per andare a ritirare il premio per migliore attrice in una miniserie ( BBC The Honorable Woman ).
Difficile scegliere tra lei e Frances McDormand ( HBO Olive Kitterdige ). Meritavano tutte e due.

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Secondo previsioni, di cui non avevo voluto tenere conto, vince per migliore serie drama (uno dei premi piu’ importanti ) quella delusione di The Affair. Vince contro House of Cards, Game of Thrones, The Good Wife. Roba da pazzi. Si vede che chi ha votato, tutti, hanno un “affair” in corso. Insomma un casino. Premiata l’idea piu’ che la serie. Un’idea che assolve tutti.
Anche perche’ poi vincera’ come migliore attrice nelle serie drama la protagonista di The Affair, Ruth Wilson. Roba da pazzi due.
Ma subito dopo Kevin Spacey vince per migliore attore ( sempre nelle serie drama ) vendicando House of Cards. Vendicando anche se stesso, dopo otto nominations senza premi. E tira fuori un discorso commovente ( anche con un taglio per parolaccia ).

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Arriva George Clooney a ritirare il premio alla carriera Cecil B. De Mille e ,tra una dedica alla moglie e una ai manifestanti di Parigi, capiamo cosa puo’ essere una serata come questa su NBC. Una cosa in cui si ride e si piange. Una cosa che solo gli americani sanno fare in televisione.

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Richard Linklater vince giustamente il premio alla regia con Boyhood. Non c’era altra possibilita’. Basta una di cazzata a sera ( The Affair ).

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E finalmente anche Wes Anderson porta a casa il premio e ringrazia gli sconosciuti che lo hanno votato per nome, scatenando risate in sala.

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Julianne Moore ( migliore attrice ) e Eddie Redmayne ( migliore attore ) passano in fretta perche’ sono tagliati per il prolungamento dello show oltre le 23 ( in America non si sfora la prima serata a piacere per raccogliere quel punticino d’ascolto, penosa pratica italica ). Meryl Streep srotola l’ultima pratica, il film migliore ( drama ). Vince BOYHOOD. Evviva. All’anno prossimo, Nord Corea permettendo.

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GOLDEN GLOBES. Arrivati Girls e Clooney ( con bottone Je Suis Charlie )

12 gen

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SELMA, un gran film. Corretto o no

11 gen

Selma, 50 anni dopo, e’ un film. Un film, non un libro di storia. Un grande film che racconta una fase fondamentale della lotta dei neri americani per il diritto al voto, che significa pari diritti ( anche se poi a votare non ci vai ).
Alla fine della proiezione, in un giorno qualsiasi, tanti applausi nella sala, a stragrande maggioranza bianca, a midtown Manhattan.
Un movimento guidato dagli afroamericani, con un ruolo decisivo delle donne afroamericane. I bianchi, volontari dal nord, arrivarono dopo. Questo il film racconta in una forma diaristica, osservando una passione “filologica” per le ricostruzioni della regista Ava DuVernay.
Ora succede che da giorni, settimane, siamo inondati di articoli di storici e non che ci dicono che il rapporto di Martin Luther King con il presidente Johnson non e’ stato quello narrato nel film. Johnson sarebbe stato al fianco di King molto piu’ di quanto si vede nel film.
Tutti i biopics incorrono in critiche. Mi sembra secondario, a questo punto. Johnson fece quello che bisognava fare. Ma fu il movimento a imporre la nuova legge. Piuttosto mi colpisce il fatto che sembra ieri. E’ ieri.
Il fatto che siano in vita animatori di quella marcia di Selma e che oggi parlino in tv ci restituisce una fotografia non seppiata di quegli avvenimenti. A fare storia contemporanea al cinema, in televisione si corre sempre il rischio della fiction agiografica ( lo sappiamo bene noi, a casa nostra ). C’e’ una misura difficile da mantenere, sorvegliare trattando di vicende cosi’ vicine a noi, non solo nel tempo. Con Selma, tentativo riuscito.

8 febbraio, BETTER SAUL. Spinoff di Breaking Bad

11 gen

Tutto quello che ha visto, ascoltato, letto nel 2014 Steven Soderbergh. La lista, giorno per giorno

10 gen

A leggere la lista dei libri, della televisione e dei film consumati da Soderbergh nell’anno passato si capiscono alcune, molte cose. Prima di tutto che sono degli idioti quelli che dicono “faccio la televisione ma non la guardo” ( vale anche per libri e cinema ).
Bisogna guardare tutto. Ma tonnellate di tutto per fare il mestiere. Anche piu’ volte la stessa cosa. Curiosi e onnivori.
E’ una bella, lunga lista. Ecco perche’ non c’e’ tempo per dormire.