Archive | ottobre, 2015

Essere monaci, da bambini

31 ott

In Myanmar sono oltre 500mila i monaci. Centomila solo a Mandalay, dove sono oggi.
Almeno una volta nella vita, anche solo per una settimana, i ragazzi buddisti dai sette anni in poi entrano in un monastero. Molti ci rimangono.


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Netflix fa male al cinema. Non alla TV

30 ott

Mi chiedono di Netflix dall’Italia. Visto dall’America.
A parte il fatto che mi trovo lontano da tutti e due i paesi benedetti da Netflix, ho scritto in questo blog che non e’ ‘sta cosa.
La grande bellezza sta nel binge watching. Nella possibilita’ di vedere quando vuoi, quello che vuoi, di seguito.
Non e’ assolutamente detto pero’ che questo faccia male alla televisione tradizionale, quella immobile negli orari.
Netflix fa invece davvero male al cinema nei finesettimana in America. Questo e’ provato dagli incassi.
Quindi tranquilli voi che fate, parlate di televisione. Non e’ successo niente.

Myanmar , 50 secondi per votare

29 ott

Sono da dieci giorni in Myanmar. Templi, pagode, monasteri. E spesso incontro manifestazioni, comizi muovendomi di citta’ in citta’, di villaggio in villaggio.
Oggi camminavo e mi hanno invitato ad una riunione in cui era raccolto l’intero paese che vota per il “Lady Party”. Cosi qua chiamano la National League of Democracy del premio Nobel Aung San Suu Kyi.
Tutti ti dicono che nelle elezioni del prossimo 8 novembre si fara’ la storia. Sono felici se dici di sapere chi sia la Lady.
Oggi mi hanno fatto sedere sotto il palco come fossi un inviato delle Nazioni Unite. Intanto spiegavano come fare a votare nei 50 secondi che saranno concessi ad ognuno per rivoltare il paese.

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RAI Myanmar

28 ott

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In albergo in Birmania, perbacco.

Stampa locale

21 ott

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Ripartenza

19 ott

Riparto. Questa volta in viaggio con figlio.
Niente tv americana per tre settimane. Forse immagini e altro da un paese lontano.

Buonanetflix ( con Narcos)

19 ott

Allora, la prossima settimana arriva Netflix in Italia ma non solo. Entro la fine del 2016 l’idea e’ quella di andare in 200 paesi nel mondo, partendo dai 50 attuali.
L’idea e’ quella di diventare la nuova tv globale. Senza la tv. E senza sport live e news ( nonostante quello che si dice ).

Ho finito di vedere Narcos ( solo una delle 14 serie originali di Netflix ).
Serie costruita per il mercato mondiale ma soprattutto per quello latino americano. Cosi’ fa Netflix. Vi porta il suo magazzino da vecchio negozio di videocassette ma quello che conta di piu’ sono le serie prodotte con registi e attori dei paesi che si invadono.
Narcos e’ da vedere. Non e’ un capolavoro. Ma ti tiene li fino alla fine. I due detectives americani, il biondo e il bruno come da manuale, sono ottimi, divertenti, una versione contemporanea di Miami Vice. Pablo Escobar e’ un gran personaggio, al limite della macchietta.

I miei consigli per le serie che troverete sono Bloodline e il vecchio Friday Night Lights ( con lo stesso protagonista, Kyle Chandler ).
E poi rilassatevi, anche se vi hanno detto che stanno per arrivare i moderni Dickens, Dumas, ecc. Che sta per scoppiare la rivoluzione. Che butterete il vecchio elettrodomestico.
E’ solo entertainment, da godere con patatine e birretta.

PS Leggo stamattina piu’ o meno quello che ho sempre detto su Netflix in Europa

 

Morire soli. In prima pagina sul New York Times

18 ott

La meraviglia di un bel giornale e’ che ti stupisce. Con il New York Times accade spesso.
Il pezzo che domina la prima pagina di oggi, domenica, e’ sulla morte in solitudine di uno sconosciuto.
The New York Times ci dice che ogni anno muoiono 50mila cittadini di New York e una porzione di loro scompare senza che si sappia immediatamente. Viene cosi’ ricostruita la storia di George Bell in cinque pagine ( !!!!) che nemmeno un capo di stato.
Non sempre i giornali sono il deposito dell’attualita’ ( che tutti masticano e rimasticano ).

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Bill Maher entra nel mondo incantato di Bernie Sanders

17 ott

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Ieri sera ho visto Bernie Sanders ospite da Bill Maher, nel suo talk show settimanale su HBO.
Sembrava una scenetta prodotta da una macchina del tempo in cui il simpatico Bernie ci ha disegnato un ‘America con sanita’ pubblica e universita’ gratuite, ecc.
Bill Maher ( nelle scorse elezioni aveva donato un milione per la campagna di Obama ) e’ entrato felice nel mondo di Bernie ma non ha potuto fare a meno di chiedergli come pensa di pagare tutte queste belle cose gratis.
Tasse, tasse per i ricchi ha genericamente risposto il candidato Sanders, che piace tanto ai molto giovani e ai molto anziani.
E cosi’ ci siamo addormentati felici, sognando il mondo incantato di nonno Bernie.

Ho dimenticato la password (1932)

17 ott

Jobs ( Sorkin )

16 ott

A chiudere David Brooks e Aaron Sorkin

AUDILEAKS. Un’altra tv e’ possibile. Vabbe’

15 ott

Allora l’Auditel si ferma per due settimane in Italia, dopo il leak che avrebbe fatto conoscere gran parte del campione di 5.600 famiglie che decidono della sorte dei programmi televisivi.
Senza gli ascolti televisivi la pubblicita’ non ha ragione di esistere perche’ si dovrebbero investire soldi giocando a mosca cieca.
Senza gli ascolti televisivi, si e’ sempre detto, sarebbe possibile fare una tv diversa, non schiava di quello che si pensa sia “il gusto medio” degli anziani telespettatori del campione.

Potrebbero chiudere i talk shows ( tanto per dirne una ) e per due settimane fare a meno di ore di messe in onda sugli scontrini di Marino. Ma ci sarebbe gente che si suiciderebbe. Non tra i telespettatori pero’.

Ascolto ottimo per il dibattito democratico. Ma Trump e’ il Super Bowl della politica

14 ott

Il dibattito tra i democratici di ieri su CNN e’stato visto da 15.3 milioni di telespettatori.
E’ il piu’ alto ascolto di sempre per un dibattito tra democratici.
Molto meno pero’ dei 23-24 milioni delle due precedenti sfide tra candidati repubblicani. Con la differenza che in questi casi c’era un personaggio della televisione nel cast, Mr. Donald Trump.

Perche’ il New York Times e’ un’altra cosa

14 ott

Un giorno a caso. Oggi.
The New York Times, come sempre, dopo la prima pagina apre con la sezione International ( i nostri esteri ). Sono 8 pagine piu’ una in testa, totale 9. Poi si passa alla sezione National ( casa nostra ). Sono 7 pagine ( compreso l’atteso dibattito di ieri sera tra i candidati democratici ).
Infine la sezione locale, titolata New York ( 4 pagine ).
Sfoglio, invece, i due maggiori quotidiani italiani. Uno apre con 14 pagine di interni e, a seguire, 3 di esteri.
L’altro fa lo stesso. Dopo la prima pagina ne arrivano 14 di cronache nazionali e poi sempre 3 di esteri.
Non conto le pagine di cronache locali nei due quotidiani italiani.
Tutto qua.

E questo e’ riflesso dalla programmazione televisiva in genere.
Le ore di talk shows sulla politica interna italiana sono inimmaginabili in America.
Tutto qua, numero due.

Vegas live. Il dibattito dei candidati democratici su CNN

14 ott

Se un giorno ( piu’ a pranzo che la sera ) andaste a sedervi ad un tavolo di Viselka o Little Poland nella Lower East Side di New York probabilmente incontrereste ancora dei simil Bernie Sanders. Negli anni 50 questo era il territorio degli ebrei polacchi rifugiati a Manhattan che oggi hanno ceduto il passo agli studenti della vicina NYU e ai banchieri della non lontana Wall Street.
Il senatore del Vermont era noto fino a sei mesi fa per essere l’unico a dichiararsi “socialist” nel Congresso americano. Schierato con i democratici, da indipendente.
Oggi Bernie e’ la variabile stravagante di questa campagna elettorale per i democratici che comincia ufficialmente stasera. Rimarra’ tale ? L’ebreo polacco di Brooklyn che raccoglie, come un pifferaio magico, decine di migliaia di giovani che si sono improvvisamente accorti di lui, arrivera’ fino alla Convention democratica della prossima estate ? Probabilmente si.
Ma vediamo come si comporta stasera contro Hillary, candidata inevitabile in partenza ( come nel 2008 ). Sul palco, oltre a loro, sono in altri tre ( O’Malley, Webb, Chafee ) che pero’ viaggiano su percentuali di sondaggi per ora ad una cifra. Una sola donna dunque, come tra i repubblicani ( Carly Fiorina ).
Prima serata su CNN dalle 20.30. Vedremo quale sara’ l’ascolto ma si dice che sara’ gia’ un successo se il dibattito, moderato dal volto della tv allnews Anderson Cooper, arriverà alla meta’ dei 23 milioni straordinariamente toccati dall’ultimo dibattito tra i repubblicani, trascinati al successo ( di ascolto ) da Mr.Donald Trump. Il quale, Trump, ha fatto sapere che seguirà il “noioso” appuntamento twittando.
La strada verso il primo appuntamento delle primarie ( Iowa, 1 febbraio ) e’ lunga e alle spalle degli attuali sfidanti fa capolino il fantasma di Joe Biden, che presto dovrebbe annunciare se intende scendere in campo.

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Si apre con l’inno interpretato da Sheryl Crow. “Land of the free” e mani sul cuore. Si parte.
I due minuti introduttivi concessi ad ognuno dei cinque viene speso nell’autoincensamento. I tre candidati che sono al 2% ci fanno capire perche’ sono in fondo alla classifica. Zero carisma.
Poi e’ il turno di Sanders che comincia urlando il suo mantra ( contro l’uno per cento della popolazione, i miliardari ) come fosse davanti ad una folla di studenti bianchi.
Hillary declama principi generali noti. Quello che conta e’ il tono, la voce. Ferma, piu’ credibile. In questi casi si dice “presidential”.
Sanders cita subito come modelli Danimarca, Svezia, Norvegia per dire del suo “essere socialista”.
Anderson Cooper chiede se qualcuno sul palco si considera “capitalista” ( o no ). Roba da sognare: si discute cosa vuol dire essre capitalisti o socialisti in America.
Ancora una volta Hillary esce bene, non ideologica.
Basterebbe stare su Hillary e Bernie. Quando entrano gli altri sfidanti si rischia il sonno ( Webb un poco meglio degli altri ).
Ora cerco i tweets di Trump ma nella prima mezz’ora quasi nulla. C’e’ quello piu’ vecchio che annuncia la sua partecipazione al Saturday Night Live del 7 novembre.
Cooper quindi attacca sulle armi. E Sanders casca come una pera perche’ nello stato in cui e’ stato eletto, il Vermont, il possesso di armi non e’ in discussione e qua Bernie barcolla. Hillary lo attacca e lo affonda. Sanders prova a dire che, venendo lui da uno stato rurale le armi in casa sono la regola, a differenza delle aree metropolitane. Per almeno venti minuti si parla di armi ed e’ il solito balletto con cui i candidati alla Casa Bianca in America dicono cose che non faranno mai perche’ altrimenti non sarebbero eletti.
Cooper svolta sulla politica estera e ancora una volta Hillary, senza dire niente di straordinario, vola piu’ alto. Sanders contro l’intervento militare americano con truppe di terra in Siria.
Cooper di tanto in tanto ripete che “non si risponde alle sue domande”.
Mi dispiace per Bernie ma fino a questo punto dimostra di avere un solo argomento ( l’uno per cento ).
Stiamo arrivando forse a Benghazi ( tra nove giorni Hillary avra’ l’audizione e sara’ una giornata piu’ tosta di stasera ). Quando a Webb ( veterano marine e “eroe di guerra” ) si chiede dell’obiezione di coscienza di Sanders durante la guerra in Vietnam, Bernie ne esce bene.
Sanders dice di essere pacifista ( fino ad un certo punto ) ma afferma che ovviamente e’pronto a difendere il paese se necessario e di essere stato a favore dell’intervento in Afghanistan ( perfetto per i college students ).
Si arriva alla questione del cambiamento climatico e finalmente Bernie può respirare. Qua il simpatico vecchietto va forte.
Dopo la pubblicita’ ecco Benghazi e le emails di Hillary, che si difende dicendo di essere stata messa in mezzo da un comitato di repubblicani. Qua Bernie arriva in soccorso di Hillary, dicendo sostanzialmente chissenefrega delle emails di Hillary che non sono passate attraverso il server della Casa Bianca. Parliamo invece dei problemi della classe media, dice Sanders, tra gli evviva della platea.
Parte la domanda dal pubblico sul valore della vita degli afroamericani in questo paese ( “black lives matter” ). Bernie ha per ora un sostegno uguale a zero tra la minoranza dei neri ( qua viene fuori l’ebreo polacco di Brooklyn e il senatore del Vermont, stato di agricoltori bianchi ).
La domanda sull’ineguaglianza poi, fatta da Cooper, arriva come un grande salvagente per Bernie che ha la possibilita’ di dire che alzerebbe il salario minimo a 15 dollari l’ora ( come a Seattle ).
Su Wall Street Sanders e’ sul suo terreno. Momento piu’ difficile per Hillary.
Passata la prima parte difficile del dibattito per Bernie, la retorica anti-finanza di Wall Street ( fondata, intendiamoci ) paga. Magari non realistica ma funziona.
Lo slogan magico di Sanders ( universita’ gratis per gli studenti ) arriva contrastato e bilanciato da Hillary. Oggi andare all’universita’ in America ( nella maggioranza dei casi ) costa come una casa ( ahimè’ ). Per Sanders basterebbe alzare le tasse sui ricchi ( l’uno per cento )
Su Edward Snowden Berrnie si differenzia dagli altri dicendo che la sua azione ha svolto un’opera educativa per il popolo americano ma anche che andrebbe giudicato da un tribunale americano.
Bernie ancora ci spiega che non sta conducendo una campagna elettorale ma sta lavorando alla nascita di un movimento, addirittura “una rivoluzione”.
Nell’ultima mezz’ora, come quei programmi televisivi in cui verso la fine si va su nudi e cazzate per alzare l’ascolto, Anderson Cooper annuncia che chiedera’ ( scherzando fino ad un certo punto… ) se si sono mai fatti una canna ( e’ la domanda idiota che ormai si fa sempre ai candidati ). Ma alla ripresa la domanda e’ sulle dinastie che hanno governato gli Stati Uniti ( i Bush, ecc. ).
Bernie ci ricorda che e’ imbarazzante per gli Stati Uniti, nel mondo, che una madre con un bambino non possa stare a casa senza perdere il lavoro ( per legge solo tre mesi, uno schifo ).
Ad ognuno, alla fine, Cooper chiede quale sia il loro nemico. Hillary dice i repubblicani e Sanders Wall Street. Questo riassume benissimo la differenza tra Bernie e Hillary.

Intanto Trump twitta cose generiche nel suo sobrio stile ( “non vedo l’ora di dibattere uno di questi clowns” ) e sembra quasi che non stia guardando la tv.
Sinceramente pero’ dopo quasi due ore viene da pensarla come Trump. Se non ci fosse Bernie ( la sua passione ma anche i suoi vuoti ) ci sarebbe da spararsi. Il retrocandidato, il candidato-vintage Sanders fa tenerezza e viene da dirgli “grazie di esistere caro Bernie” ma non ti vedo proprio come presidente di questo paese.
Dopo stasera appare chiaro che Hillary non ha avversari. Se non entra in campo Biden. Ricordatevi pero’ che Hillary ( odiata da meta’ paese ) contro i candidati repubblicani rischia seriamente di perdere.

Tad Devine, lo stratega di Sanders. Era cominciata cosi’

14 ott

Devine ha lavorato nelle campagne di Dukakis, Kerry, Gore.

“No country for old men” ? Hillary (67 anni) Sanders (74) tra poco sul palco. Manca Biden (72) per ora

14 ott

Tra poco a las Vegas il primo dibattito tra i cinque candidati democratici per la Casa Bianca 2016.
I sondaggi prima dell’inizio danno Hillary candidata inevitabile. Come nel 2008.
Il problema sono i giovani, che votano nettamente per i democratici. Nei sondaggi, ancora, questo decisivo gruppo demografico sembra preferire Sanders.
In attesa della decisione di Biden.

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BuzzFeed Motion Pictures per candidati. Ci siamo

13 ott

BuzzFeed entra nelle campagne elettorali.
Loro parlano di una netta separazione di stato e chiesa ( contenuti originali da quelli pubblicitari ).
Stiamo a vedere. Scetticismo dovuto all’abitudine ai contenuti d’opinione all’italiana.
Comunque prepariamoci alle liste di annunci di BuzzFeed.

Quelli contro il film su Steve Jobs

13 ott

Sono parecchi, familiari e amici, che parlano, scrivono contro il film su Steve Jobs.
Oggi lo fa Joe Nocera sul New York Times.
Sono quelli che lo hanno conosciuto o hanno un’eredita’ ( anche immateriale ) che sentono di dover difendere.
Per noi, che siamo solo consumatori fedeli della sua mela, il film arriva diversamente. Bello.

La rap song su Trump che impazza sui social media

13 ott

Segnalazione di mio figlio. La storia e’ complicata e per apprezzarla bisognerebbe conoscere il pezzo originale di Drake.
Nella cultura rap un “back to back” e’ una risposta a qualcuno che si vuole distruggere.
Anche senza sapere cosa c’e’ dietro al pezzo originale, e’ bella cosi.
Lui e’ Iman Crosson, noto come Alphacat, numero uno degli imitatori di Obama. Quindi un Obama rapper che prende in giro Trump.

L’intervista ( ad Obama ) non sara’ “epocale”. Ma e’ interessante

12 ott

Sto ascoltando l’intervista ad Obama di Steve Kroft di 60 minutes. Volano stracci ma naturalmente Obama tranquillo e sorridente.
Riassunto dell’Obama-pensiero sulla fase. Su Siria, Putin, Trump, Hillary, Biden.

Lo Steve Jobs di Sorkin e’ un gran film

10 ott

Pratica sciolta subito al primo giorno, a quattro anni esatti dalla scomparsa del fondatore di Apple. Il film su Steve Jobs e’ fuori in soli due cinema a New York, prima del vero lancio tra una settimana.
Avevo letto ( solo i titoli ) delle critiche non tutte positive di amici e famiglia. Pare ce l’abbiano con lo Jobs apparentemente anaffettivo e non geniale che verrebbe fuori dalla scrittura di Aaron Sorkin ( The West Wing, The Newsroom, The Social Network ). Non mi e’ sembrato ma in questi casi ognuno ci mette la sua biografia dentro un’osservazione che non e’ mai pulita. E noi tutto quello che abbiamo imparato sul suo privato.
L’idea e’ quella di raccontare attraverso il backstage di tre delle famose presentazioni di nuovi prodotti di Jobs ( 1984, 1988, 1998, di cui due non tra le piu’ fortunate ). Non le vediamo mai queste presentazioni. La storia in tre atti si ferma sempre all’apertura del sipario, con il pubblico entusiasta che aspetta il guru.
Ogni volta vediamo pero’ gli stessi personaggi apparire ( la figlia Lisa, Steve Wozniak, l’amico e socio-inventore e John Sculley, il CEO che caccio’ Jobs dalla Apple ). Jeff Daniels, appena visto in The Martian, e’ un’appesantito John Sculley e ormai quando lo vediamo sembra sempre quello di The Newsroom.
La scrittura di Sorkin, e’ noto, non lascia spazi vuoti. Si parla senza interruzione e i dialoghi sono rapidi, acidi, divertenti anche quando siamo nel dramma ( il “walk and talk ” sorkiniano ). Un diluvio di parole che ci fa conoscere solo un pezzo della vita di Jobs. Quella prima del trionfo globale e della malattia.
Ottimi Kate Winslet e Seth Rogen. Meno Michael Fassbender ma anche qui questione di gusti. Regia diligente di Danny Boyle che questa volta non fa cose pirotecniche, come di solito.
Alla fine applauso a Union Square dove ero. E vicino a me parecchi commossi.

 

Dalla Cave di Obama alla TV. L’annuncio ( pagato ) di Dan Wagner su una pagina del New York Times

8 ott

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Questa e’ la pagina acquistata sul New York Times e firmata Dan Wagner, fondatore e CEO di Civis Analytics e ex Chief Analytics Officer di Obama for America.
Dan Wagner, che era a capo della Cave di Obama che ha costruito la fortuna della campagna elettorale  sui big data, ci dice che e’ pronto ad applicare la scienza alla pubblicita’ in televisione.
Wagner ci fa sapere anche che l’87% degli americani guarda tv ( bisognerebbe capire quando e come…) ogni settimana e che i 79 miliardi di dollari spesi ogni anno in pubblicita’ televisiva per il 64% producono solo il 2% di acquisti.
Dan Wagner, che si vende il suo lavoro con Obama, informa Madison Avenue che lui saprebbe come non buttare piu’ soldi.

La tv e i suoi fedeli, in America. Ci dovrebbe riguardare

6 ott

The New York Times ci ha fatto trovare lunedì un supplemento sulla televisione, titolato “TV transformed”. Capito ? Trasformata.
Ne scrivevo domenica. L’unico paese europeo in cui aumenta il consumo della tv lineare, quella dell’elettrodomestico, e’ l’Italia. Poco importa, in questo caso, che l’ascolto sia in corso di redistribuzione tra le reti emergenti del digitale a danno delle generaliste. Il totale complessivo cresce. Questa e’ l’unica rivoluzione di cui si parla in Italia mentre la “televisione trasformata” appare roba di un futuro lontano, la solita americanata.
Si crede in Italia che la televisione cosi’ com’e’ durera’ per sempre. Almeno fino a che il telecomando e l’auditel  saranno nelle mani artritiche dei pensionati.
Cosa ha fatto The New York Times ? In mezzo ad articoli pieni di numeri, dati ( e non i soliti pensierini fighetti sulle serie tv con cui ci dilettiamo in tanti ) ha ficcato sei storie, con nomi e cognomi, di consumatori di contenuti televisivi, sparsi in America, da Connor di 16 anni a Lorrie di 62.
Riassumo. Connor, il teenager, usa solo l’iPhone per tutto. Ci friggerebbe anche le uova ma intanto ci guarda serie, Facebook, ci gioca, ecc.
Crystal, 27 anni, consuma televisione solo sul computer e ha mollato Netflix da quando si e’ trasferita a Berlino perche’ in Germania il magazzino e’ scarso rispetto all’America ( che vi dicevo ? ).
Justin, 37 anni, ha tagliato l’abbonamento tv quando questo ha toccato i 150 dollari al mese e guarda sempre tre ore di tv alla sera ma usando HBO streaming, Netflix e Amazon ( quindi non vede piu’ tv allnews, tv generaliste, ecc )
Stacy, 42 anni, ha due figli di 13 e 15 anni che in tv guardano wrestling e lei confessa di consumare molta E television, quella fatta di gossip, e di usare Netflix sul telefono quando fa ginnastica.
Jeff, 55 anni, guarda la tv lineare quasi solo alla domenica sera ( quando vanno in onda le nuove puntate di HBO, Showtime, AMC ). Per il resto solo binge-watching di serie.
E finalmente arriviamo a Lorrie, 62 anni ( oltre The New York Times non e’ andato. Diteglielo voi che in Italia la tv degli over 60, 70, 80, 90…va forte ).
Lorrie guarda tutto o quasi ( dalle generaliste a Netflix ) con una accortezza pero’. Registra sempre per evitare le pubblicita’.

Questo supplemento del New York Times e’ da conservare.
Ci ricorda che una volta le nostre memorie televisive e cinematografiche erano depositate in luoghi come Blockbuster, che ormai e’ roba da uomo primitivo. Che CNN, che sembra ci sia sempre stata, e’ nata nel 1980 ( e oggi dimostra tutti i suoi anni, dico io ). Che una delle serie che ha cambiato la scrittura televisiva e’ stata “Hill Street Blues ” ( come sa chi mastica tv ). E che oggi tanti aspirano a lavorare per la televisione, non per il cinema.
Agli inizi degli anni 70 – scrive Jeff Greenfield – quando c’erano solo tre networks, si guardava la televisione, non i programmi della televisione. Oggi e’ il contrario.
Noi oggi consumiamo tv – ci dice Greg Beato – guidati dagli algoritmi. Siamo diretti dai consigli che ci arrivano dal nostro profilo fatto di scelte “storiche” su Netflix, HBO e questa ricerca sara’ sempre piu’ sofisticata. Fino a che non sceglieremo piu’.
Noel Murray ci racconta della televisione degli youtubers, che e’ gia’ tv non solo fuori ma oltre la tv.
Netflix ed Amazon stanno producendo sempre piu’ serie per bambini. Il tentativo e’ quello di drogarli dalla nascita e di resuscitare l’antica tv-babysitter.
Questa televisione “trasformata” sta rivoluzionando il mercato pubblicitario che la sostiene – scrive Steve Lohr – e ci avviamo, anche in questo caso, all’abito su misura. Si dara’ il caso che due vicini di casa che guardano “The Good Wife” ricevano consigli per gli acquisti diversi.
Farhad Manjoo ci parla dell’”alba della social tv”. Questa e’ una sfida centrale perche’, ovviamamente, l’attivita’ social e’ legata soprattutto ad un’ora precisa di messa in onda. Sono citati gli esempi di Scandal e Empire linkati a Twitter. Ma poi si dice che Twitter e’ arrivato al suo massimo e gli adolescenti ( come mio figlio ) sappiamo preferiscono Snapchat, Reddit e altro per conversare e conoscere. Non sappiamo pero’ se sara’ la social tv a salvare la tv lineare. Se sara’ il viagra che trasformera’ il vecchio telespettatore passivo in un arzillo vecchietto.
E alla fine arriviamo alla scrittura delle serie, l’unica cosa di cui si parla in Italia. Che tanto il consumo, le sue articolazioni, costi, tempi, sono solo volgarita’.
Chi scrive per la televisione sembra credere davvero, in molti casi, di essere Shakespeare, come in tanti gli abbiamo detto.
Chi scrive per la televisione dovrebbe farlo stando dentro un modello di business che gli viene dato. Ed ecco che a forza di fare prodotti sempre piu’ sofisticati, agli inizi richiesti dai broadcasters, ci ritroviamo con la seconda stagione di True Detective, che ho appena recuperato. Ma anche con il primo episodio del nuovo The Affair, visto domenica. Sempre piu’ eleganti e vuoti.
Il rischio e’ che non ci sia piu’ plot. Come nelle piu’ celebrate pellicole del nostro bel paese. Tutte dolly e steadycam.

Quello che dice cose di sinistra

5 ott

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Il piatto c’e’ gia’ in vetrina dalle parti di Union Square. Con un punto interrogativo.
Bernie Sanders ha da poco compiuto 74 anni. Riempie le piazze di giovani.
Non c’e’ solo Trump ( lo dico ai miei amichetti italiani ).

Cucina e politica. Gia’ vista, no?

5 ott

Stamattina Hillary fa pancakes sulla NBC.

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Oh Fiorentina

4 ott

Primi, siamo primi. E quando mi ricapita……

E se lo sbarco di Netflix fosse una ( mezza ) bufala

4 ott

Netflix arriva in Italia giovedi 22 ottobre. La rivoluzione annunciata e’ stata pompata e rimbalzata da chi mastica televisione. Se non ti abboni sei come mio/tuo nonno in carriola. Il messaggio e’ arrivato.
Non e’ chiaro quale magazzino si aprira’ in Italia ma vi posso dire come lo uso io in America. Poco. Direi zero film. Tutti visti o quasi. Meglio per le serie che naturalmente ti spari di seguito. Ma anche queste sono state piu’ o meno consumate in passato. Con qualche eccezione. Ad esempio la maratona di Friday Night Lights ( serie programmata male in Italia ) la ricordo come una esperienza mistica.
Per settimane non sono andato su Netflix. Oggi l’ho fatto e a parte Narcos non ho trovato cose su cui fermarmi. Il magazzino vedo che si riempie piu’ rapidamente di una volta ( non devi aspettare secoli per vedere una stagione ) ma quello che aspetti sono sempre i contenuti originali. Che sono poca roba, ancora. Stai attaccato un anno alla canna del gas per i nuovi episodi di House of Cards che poi liquidi in un fine settimana.
Detto tutto questo non ce la fai a staccarti perche’ comunque quel tempo che decidi tu quando aprire, senza pubblicità’ e senza aspettare la programmazione in tempo reale che ormai ha senso solo per sport e breaking news, e’ un tempo tuo, deciso da te.
Lo sbarco in Italia avviene pero’ nel paese in cui la tv on demand e’ accesa per soli 16 minuti al giorno ma quella in tempo reale per 4 ore e 20 minuti al giorno ( piu’ di tutti in Europa ).
Ovunque la televisione lineare soffre ma in Italia gode ottima salute e cresce, spalmandosi sul digitale terrestre. Questo accade, si dice, perche’ il paese e’ sempre piu’ anziano e in crisi.
In italia si lotta per entrare nei primi dieci tasti del telecomando e a New York AMC ( Mad Men, Breaking Bad ) e’ sul tasto 54 e HBO e Showtime ( tutte le serie migliori ) le vai tranquillamente a cercare dal tasto 500 in poi. Tra poche ore partono la quinta stagione di Homeland e la seconda di The Affair e Showtime ha messo online la puntata iniziale di una ( The Affair ) prima della messa in onda e la maratona della stagione passata dell’altra ( Homeland ) perche’ quello che conta e’ costruire l’ascolto complessivo ( compreso quello registrato nell’arco di una settimana ).
Il futuro della vecchia televisione e’ ovviamente lo streaming e questo non e’ un brevetto di Netflix. Ad esempio io uso parecchio Amazon e vado sempre piu’ spesso su Hulu. Ma anche la televisione generalista americana sta correndo nella direzione online.
L’ho detto mille volte che per i miei figli la tv e’ solo uno schermo. Non hanno la minima idea dell’ora di messa in onda dei programmi.
Eppure vale per loro ( ancora di piu’ ) quello che mi dicevano i miei genitori: “spegni questa televisione ogni tanto”. Solo che loro mi rispondono ” papa’ e’ spenta”. Mentre guardano una serie sullo schermo dell’elettrodomestico.

Obama sulla strage

2 ott

Un Obama frustrato e adirato.

E’ la sparatoria numero 45 in una scuola quest’anno

1 ott

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Sono tornato a New York.
Sulle televisioni allnews scorrono le immagini della sparatoria accaduta da poco in un community college in Oregon ( i community colleges sono istituzioni pubbliche senza dormitori in genere frequentate da studenti lavoratori ).
In Oregon e’ legale andare in giro con un’arma non visibile ma nascosta addosso o in macchina. Nel campus del college armi vietate.
A condurre le breaking news su MSNBC e’ quel Brian Williams di cui ho parlato spesso.