Archive | gennaio, 2016

“Hello, Iowa”. Gabby Giffords per Hillary

31 gen

Bernie ricostruisce anche i ponti

31 gen

Stasera sulla strada, dopo il rally finale, di Rubio. Bernie facce sogna’.

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“La piu’ grande nazione sulla terra”

31 gen

“America, la piu’ grande nazione sulla terra” declinata per un’ora, nel comizio finale di Marco Rubio stasera a Des Moines.
Alla cinquantesima volta che ha detto che l’America ha una missione divina ho pensato di restituire il passaporto.
Rubio comunque in grande spolvero ( e spiritoso parecchie volte ) perche’ sa che l’ultimo sondaggio del Des Moines Register lo da terzo dopo Cruz che rimane secondo dopo Trump. Ma secondo altri indicatori Marco e’ in ascesa.

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Tra i volontari di Hillary

31 gen

Di passaggio oggi in una delle basi di Hillary a Des Moines. Aria tranquilla da ufficio.
Alle pareti una citazione di Bernie Sanders ( “…l’entusiasmo e l’energia che non c’e’ e non ci sara’ nella campagna della Clinton” ). Come monito per chi lavora da Hillary.
Ed in effetti a guardare bene…

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Tra i volontari di Bernie

30 gen

Sono stato nella war room di Bernie Sanders a Des Moines.
Credo sia molto difficile che il vecchio, socialista, ebreo di Brooklyn ce la possa fare. In Iowa e soprattutto oltre.
Nel suo quartiere generale in Iowa non la pensano ovviamente cosi. Ho trovato giovani e anzianotti. Pochi tra i 30 e i 60. C’era una bella aria, quella che circola tra chi crede di fare la storia. Comunque vada.

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Quelli che vanno da Trump ( e quelli che vanno da Cruz ). E quelli che stanno alla televisione

29 gen

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Sono stato ieri da Trump alla Drake University di Des Moines e poi al Marriott, a cinque minuti di distanza, dove Cruz aveva dato appuntamento ai suoi sostenitori per seguire il dibattito su FoxNews, in onda senza la partecipazione di Trump.
Nell’auditorium del college sono entrati solo in 700. Fuori, nel freddo cane, alcune centinaia in fila per due, tre ore sono rimasti fuori. A leggere la stampa e a vedere la televisione sembra che masse oceaniche si siano riversate su Trump. Non e’ cosi’. L’evento e’ stato organizzato in una universita’, come si fa spesso in generale, per garantire un pubblico di curiosi, fatto dagli studenti che la frequentano.
Ieri le decine di giornalisti televisivi presenti da Trump scandagliavano la fila in attesa di entrare e si trovavano in mano sostenitori di Hillary e Sanders.
Ma voi avete letto altre cose. Che Trump ha trionfato nella giornata del gran rifiuto di partecipare al dibattito. Certo, ha trionfato sui media. Come fa da quando e’ partito il suo reality show elettorale.
Altro pubblico da Cruz. Solo i convinti tifosi che esplodevano in applausi ad ogni sua parola e soprattutto ad ogni citazione che richiamava la fede cristiana.

Tutti qua danno per vincente Trump e dicono che dopo l’Iowa si aprira’ un’autostrada che lo condurra’ alla convention repubblicana. Ma in Iowa si vota nel caucus. Che vuol dire che lunedì prossimo verso le sei di sera, nel gelo, devi andare in una chiesa o in una scuola e starci un paio d’ore, forse tre, e poi alzerai una mano per il tuo candidato, come in un’assemblea di condominio.
Nel 2012 i repubblicani che andarono ad un caucus per votare furono 121.501. Nel 2008 tra i democratici andarono in 239.872 e fu Obama.
Trump, come Sanders ( ne parleremo ) ha bisogno di un grande afflusso.
Trump ha bisogno che i telespettatori si trasformino in elettori. Se sara’ cosi potra’ aggiustarsi il ciuffo con gioia.

IOWA, landed. Prime cartoline

28 gen

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Atterrato in Iowa e subito al diner. Al resto ci penso dopo. Se sopravvivo.

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TRUMP sa di televisione. E per questo giovedì non ci va

27 gen

Allora, Trump non ci sara’ al dibattito televisivo di domani su FoxNews, “il canale dei repubblicani” ( lo dico per semplificare ) a tre giorni dalle primarie in Iowa. FoxNews e’ anche e soprattutto ( sempre in estrema sintesi ) il canale all news piu’ visto in America ( molto piu’ di CNN, per capirci ancora ).
Mr. Trump e’ una reality tv star e sa come funziona l’elettrodomestico. Sa anche di non essere al suo meglio nei dibattiti, anche se sostiene il contrario.
Gli ascolti degli scontri televisivi tra i candidati repubblicani sono andati dal boom del primo dibattito con 24 milioni a scendere, fino agli undici dell’ultimo. Sempre un ottimo risultato, se paragonato a passate sfide per la Casa Bianca ma curva in discesa. La curiosita’ di vedere Trump, ora che fa capolino in tv tutti i giorni, e’ scemata. Nello stesso tempo Trump e’ al massimo della popolarita’ nei sondaggi e niente ha da guadagnare da una nuova zuffa parolaia.
Quindi, il gran rifiuto. E gli orridi commenti e tweets rivolti a Megyn Kelly. E qua non c’entra la scorrettezza politica. Siamo oltre.
Lui, il gran signore, che vuole “rifare l’America grande” non andra’ in televisione. Anche perche’ oggi in tivù si parla solo di lui e non ne ha bisogno.

Il dibattito tv tra i repubblicani senza Trump. Causa giornalista non gradita

27 gen

Avevo cominciato a parlarvi di lei nel 2012.
Megyn Kelly conduce un programma quotidiano di un’ora su FoxNews. E’ conservatrice, secondo la mission della rete, e brava. In questa campagna elettorale si e’ scontrata con Trump a cui ha chiesto conto della sua misoginia. Trump rispose alludendo alle mestruazioni della signora.

Ora, con un comunicato ufficiale, lo stesso Trump annuncia che non partecipera’ al dibattito di giovedì tra i candidati repubblicani, a Des Moines, Iowa. La messa in onda sara’ a cura di FoxNews e la Kelly tra coloro che faranno le domande.
Rinunciare al dibattito televisivo a tre giorni dal voto in Iowa e’ un’enormita’. Anche perche’ le sfide repubblicane hanno fino ad ora fatto ascolti pazzeschi.
Andare contro FoxNews e‘ dunque per Trump un rischio, non si sa quanto calcolato.
Decidere di boicottare la piu’ popolare giornalista della rete storicamente alleata dei repubblicani vuol dire, una volta di piu, prendere le distanze dal partito per cui si partecipa alle primarie.
Se alla fine Trump non si materializzera’ sul palco giovedì sera sara’ un terremoto politico e televisivo. Che potrebbe anche giocargli a favore.
A forza di agitare la carta antisistema, Trump squaderna tutto. Ormai preferisce andare a MSNBC, la allnews progressista, a cui telefona spesso. Con la differenza pero’ che FoxNews fa grandi ascolti e MSNBC piccoli, piccoli.

Il gelato Ben&Jerry al gusto di Bernie

26 gen

Ben&Jerry sono da sempre sostenitori di Sanders, in Vermont.
Il gelato a tiratura limitata in arrivo.

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BEN SCAVATO VECCHIO BERNIE. Gli spot piu’ belli sono suoi

26 gen

Sanders aveva detto di non volere condurre una campagna elettorale basata sugli spot.
Comunque dalla sua factory escono i piu’ belli. Dopo “quello Simon&Garfunkel” ecco il minuto che da oggi va in televisione in Iowa.
Ben scavato vecchio Bernie.

How would Jesus vote ?

26 gen

Tra sei giorni l’Iowa. Tra i repubblicani, una domanda.

Vivere con meno di 1000 dollari al mese

26 gen

 

X FILES, perche’ ?

26 gen

X Files e’ una di quelle serie che ha un esercito di devoti consumatori, nel mondo. Il ritorno ha senso soprattutto per loro, se ce l’ha ( 13 milioni e mezzo l’ascolto della prima ). Ho visto il gran (ri)lancio, anche in Italia.
Ho faticato a vedere le prime due puntate della nuova miniserie, andate in onda in America domenica e lunedì. David Duchovny e Gillian Anderson sono imbalsamati. C’e’ chi ha spiegato bene , storicizzando,  la rinascita.
Dal 1993 per nove stagioni Chris Carter aveva costruito una saga nata tra tanti influssi tra cui Twin Peaks. E, come sappiamo, tornera’ pure Twin Peaks. Qualcuno sta sicuramente pensando a resuscitare Walter White . Perche’?

 

La tempesta

25 gen

Mi riferiscono dall’Italia di cronache televisive da fine del mondo sulla grande nevicata di sabato. E amici, preoccupati, mi hanno chiesto se sono vivo, circa.
Molto grande la nevicata a Washington, seconda di sempre a New York ( quasi 70 centimetri a Central Park ).
Dalle 14.30 di sabato scorso il sindaco Bill de Blasio ha vietato a tutti i mezzi a quattro ruote di circolare per il resto della giornata e sono tornato a casa.
Domenica sono andato a lavorare. La metropolitana funzionava regolarmente. Strade sgomberate a Manhattan e grandi accumuli di neve ai lati, sui marciapiedi.
Splende il sole anche oggi, dopo una bellissima giornata ieri. Leggo di 29 morti. Sono poco piu’ della media degli incidenti stradali fatali che accadono ogni giorno.
In casa siamo rimasti senza riscaldamento 24 ore. Televisione e wifi sempre ok. Ed ecco a cosa serve Netflix. Ho anche recuperato Billions.
Oggi scuole regolarmente aperte.
Per chi ha vissuto Sandy nel 2012, questa tempesta e’ zero, virgola.
Temo di piu’ l’Iowa da giovedì, quando dovrei andarci. Tutto qua.

BILLIONS, la serie tv che e’ uno spot per Bernie Sanders. I banksters, razza ladrona

25 gen

Ho visto le prime due puntate di Billions, la nuova serie di Showtime.
In sintesi, e’ un nuovo racconto dei banksters. Il bankster (il banchiere-gangster) e’ ormai una figura retorica del lessico economico, comunemente usata da Occupy Wall Street in poi (per il Financial Times “bankster is a derogatory term and is often used to refer to members of the banking industry who use dishonest or fraudulent means to make money”).
Naturalmente i banksters ci sono sempre stati. Ma ormai si rischia la macchietta. E viene da chiederti: ma ci sara’ anche solo un’anima di un hedge fund che non sia un animale ?

Billions ti sembra di averla gia’ vista ma ti appassiona lo stesso perche’ la fattura delle serie di Showtime e’ sempre da grande sartoria e poi il genere, ormai, e’ come un western moderno. Ci sono i buoni e i cattivi, i cowboys e gli indiani. Difficile solamente capire chi sono gli uni e gli altri.
In Billions il bankster (Damian Lewis di Homeland) e’ solo cattivo (per ora). Ad un certo punto dice: “Da quando e’ diventato un crimine avere successo in questo paese ? Una volta non si tiravano le uova a chi va in giro in limousine…”.
Non si tirano nemmeno oggi uova ai ricchi in America ma quando leggi che Dillon, CEO della Chase , ha avuto un aumento nel 2015 del 35%, passando da 20 a 27 milioni di dollari all’anno, ti viene il pensierino che qualcosa si sia rotto in questo sistema. La decenza come minimo.
Lo US Attorney (Paul Giamatti) il procuratore che indaga sui banksters, e’ invece (come nella migliore scrittura ) sia buono che cattivo. Bel personaggio sua moglie (Maggie Siff di Mad Men e Sons of Anarchy ). Il sesso tra i due alla “famolo strano” contribuisce a disegnare i due caratteri.

Vedere Billions in queste settimane di campagna elettorale per le primarie e’ come vedere un lungo spot di Bernie Sanders. C’e’ tutto il suo programma elettorale declinato in una storia in 12 puntate che ha tra i creatori Andrew Ross Sorkin, di DealBook (The New York Times).
Adam McKay, che ha scritto e diretto The Big Short (il bel film sulla crisi del 2008) sta per Bernie Sanders. I conti tornano.

Ma non e’ finita. Ora arriva la carica delle serie sul ladrone-simbolo della caduta di Wall Street. Bernie Madoff. La prima messa in onda su ABC, miniserie con Richard Dreyfuss.
La seconda sara’ su HBO con De Niro-Madoff e Michelle Pfeiffer, la moglie Ruth ( regia di Barry Levinson ).

Ma che vuoi che sia , per un mucchietto di neve

24 gen

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Stamattina, andando al lavoro. “La citta’ in ginocchio” era tranquillamente in piedi.

“Making a Murderer”, non solo una pizza, anche “wrong”

24 gen

E’ uscito una settimana fa ma l’ho letto solo oggi.
Il pezzo del New Yorker che distrugge “Making a Murderer “( How “Making a Murderer” goes wrong ).
Dunque, oltre che essere una pizza, e’ anche pregiudizialmente innocentista. Cosa diversa da essere garantisti, credo.

THE GOOD WIFE in Iowa. Vince Hillary…

23 gen

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Le serie tv americane di lungo corso cavalcano sempre la realtà. Le migliori la anticipano.
In Iowa The Good Wife c’e’ gia stata il 10 gennaio, con la settima stagione. Ho recuperato la puntata ieri.
Nel caucus della puntata Peter e’contro Hillary e Bernie Sanders. E vince. Ma solo quello. In tutti gli altri vince Hillary e Bernie secondo.
Credo che stavolta la puntata scritta e girata tempo fa non abbia registrato l’ultimo sondaggio che da Bernie in testa. Anche le serie toppano. O forse no.
Il 1 febbraio e’ vicino.

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Mark Zuckerberg e Priscilla Chan mi regalano 1 milione

23 gen

Una volta alla settimana faccio pulizia dello spam.
Oggi mi hanno scritto Mark Zuckerberg e Priscilla Chan. Sono tra i cinque fortunati che riceveranno un milione di euro, in onore alla loro bimbetta nata da poco.
Forse per convincermi ad andare su Facebook, che evito con cura.

Nevica, e’ inverno. Non notizia

23 gen

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Oggi piu’ di 30 centimetri di neve. Si chiama inverno.

La lettura ( di El Chapo )

22 gen

Il libro di Saviano a casa di El Chapo ha fatto rumore ( in Italia ).
Si e’ parlato di meno del curriculum scolastico brutalmente interrotto dal padre in terza elementare che ha portato el nino a coltivare oppiacei nei campi. Dubitavo, dunque, della capacita’ di lettura di El Chapo.
Poi ho appreso che in carcere gli e’ stata data una copia del “Don Chisciotte”. Non ho capito se richiesta da lui o inferta dai carcerieri.
Anche i narcos leggono.

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L’offesa americana ( “sei un socialista” ). Ma Bernie, il meno plausibile candidato di sempre, dice che siamo tutti americani

21 gen

Leggo del grande dibattito italiano sulle offese di genere, animato dal teologo Mancini e il filosofo Sarri. Solidarieta’, ovviamente, per il teologo. Come dice bene il mio sito sportivo di riferimento.

Parlando di offese, da qualche giorno in televisione e’ emersa e lievitata quella che era il sottotesto della campagna di Bernie Sanders. “Socialista”, socialista a chi ?
In America dare del socialista a qualcuno e’ come dargli dell’intoccabile.
Sanders si e’ sempre collocato come “socialista indipendente” tra i democratici. E ora deve spiegare continuamente questa collocazione. Non tanto ai suoi tifosi che crescono. Ma all’America altra dal Vermont e qualche strada di Brooklyn.
Fino ad oggi Trump lo aveva chiamato affettuosamente “crazy” ( pazzo ). Ora pero’ e’ arrivata Hillary, con i suoi surrogati, a chiedere spiegazioni su quella parolaccia ( “socialista” ). Una cosa meravigliosa.
Sanders risponde con uno spot ( bello ) che dice che siamo tutti americani. Non credo basti e non so se Simon & Garfunkel siano d’accordo. Una grande idea comunque.

GIRLS, uffa

20 gen

E’ meglio morire in America o in Italia ?

20 gen

Oggi sul New York Times.  Il titolo paragona Stati Uniti e Inghilterra. Io penso piu’ al paragone con il paesello mio.

Iowa Food Caucus. Arrivo

20 gen

Alla fine della settimana prossima vado in Iowa. Ci si prepara anche cosi’.

COMUNICATO UFFICIALE. Se i Della Valle cedono Pepito Rossi non me ne frega piu’ niente del calcio

20 gen

Le cose importanti della vita. E le scelte che contano.

Tra un anno, 20 gennaio 2017, un nuovo inquilino entrera’ nella Casa Bianca

20 gen

E se il nuovo inquilino della Casa Bianca fosse un signore a cui in molti ( quasi tutti ) non avrebbero dato un centesimo qualche mese fa ?
A vedere l’ultimo sondaggio tra i democratici del New Hampshire Hillary crolla contro il vecchietto, pazzo, socialista, ebreo di Brooklyn ( Sanders ). Lo stato e’ vicino del Vermont in cui Sanders e’ senatore e le minoranze sono irrilevanti. Un sondaggio quindi da prendere con le pinze.
Ad esempio tutt’altra storia in South Carolina, in cui gli afroamericani contano parecchio o altri stati in cui i latinos hanno in mano l’ago della bilancia.
Ma un sondaggio indicativo. E stamattina in tv si parla di questo e dell’endorsement della Palin a Trump ( ma di questo chissenefrega ).
Dicevo ieri che se tu incassi piu’ di 200mila dollari da Wall Street per un discorsetto ( la lista e’ lunga ) poi non puoi pretendere di essere credibile quando dici che regolerai Wall Street stessa.
Si dice anche che ai repubblicani e ai loro finanziatori Sanders contro Trump andrebbe benissimo.
Non sarei cosi’ sicuro. L’America ci ha stupito con il giovane nero dalle Hawaii.
Comunque, la sfida si fa interessante. Ma questa non e’ una sorpresa. Le primarie sono meglio della Premier League di calcio.

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Se 600mila dollari vi sembrano pochi. Ecco perche’ sale Bernie Sanders

19 gen

C’e’ stata una cosa detta da Bernie Sanders nel dibattito NBC-You Tube di domenica scorsa a cui Hillary Clinton non ha replicato. E quindi siamo rimasti con una curiosita’ inevasa.
Sanders, per provare il legame della Clinton con Wall Street, ha detto che Goldman Sachs le ha dato 600mila dollari come compenso per discorsi da loro commissionati, in un solo anno.
Naturalmente, anche se fosse vera la cosa, non prova alcuna precisa connessione. Di discorsi a banche d’affari e no, assicurazioni, ecc. i Clinton ne hanno fatti tanti.
Non capisco cosa possano avere detto di cosi’ interessante che le istituzioni finanziarie non sapessero gia’. E qui l’insinuazione di Sanders cade in un imbuto stranoto.
Sono noti i salari dei capi di stato-primi ministri.  Come e’ noto il fatto che dopo avere lasciato la Casa Bianca in genere si diventa ricchi ( con libri di memorie e non solo ). Ma c’e’ chi rastrella di meno e chi di piu’.
Diciamo che i Clinton non sembrerebbero essere molto selettivi nel regalare le loro pillole di saggezza.
E cosi’ uno come Bernie Sanders, che dice di non possedere uno smoking, e che vediamo sempre con lo stesso cappottino, sale.
E’ l’ora degli outsiders, come abbiamo capito. Non e’ detto che duri. Stamattina in tv ci hanno fatto sapere che Jeb Bush, dato per morto, sta crescendo.

The outsiders ( Trump, Cruz e Sanders ) in THE CIRCUS, Showtime. Una meraviglia

19 gen

Mark Halperin e John Heilemann ( Bloomberg Politics ) con Mark McKinnon ( chief media adviser di Bush ) sono le firme di The Circus. La docuserie va in onda su Showtime e questa e’ gia’ una notizia.
La politica, le primarie hanno conquistato un posto nella rete piu’ sofisticata d’America. Mezz’ora a settimana, la domenica sera alle 20.
E’ tutto montaggio di materiali girati sulla strada, tra alberghi, diners, autobus.
La prima puntata e’ stata sugli outsiders che stanno sconvolgendo i due partiti, il democratico e il repubblicano.
Breve come una sitcom, sintetico come un trailer, The Circus va come una scheggia.
Bernie Sanders esce molto simpatico. E per ora basta cosi’.