Archive | gennaio, 2016

OGGI LE COMICHE. Trump , nel giorno di Martin Luther King…

18 gen

Oggi, Martin Luther King Day

18 gen

Unknownimages

L’intervista di Sean Penn a 60 MINUTES

18 gen

Typewriter

Ho visto l’attesa intervista di Charlie Rose ( e poi il dibattito NBC-You Tube tra i democratici ) su 60 Minutes a Sean Penn.
Penn mi e’ sembrato in difficolta’ ma comunque tosto. Ci ha detto che il suo e’ “experiential journalism”, quindi non investigativo, fuori da ogni sembianza di oggettivita’.
Abbiamo avuto la conferma che El Chapo non sapeva chi fosse Penn. E che Penn non ha una grande opinione dello stato del giornalismo in America.

Sean Penn ha sempre fatto molte cose oltre il suo mestiere di attore e regista.
Si e’ speso per cause dimenticate da tanti ( Haiti, ad esempio ).
Ogni tanto scrive articoli che dividono perche’ si scava un accesso a personaggi difficili da raggiungere. Questo capita non solo a lui..
In America la corporazione dei giornalisti e’ piu’ “liquida” che da noi. Ci si laurea in giornalismo in prestigiose universita’, volendo. Ma ci si improvvisa pure giornalisti, volendo.
Quindi l’importante sono i contenuti, non la firma del pezzo. E in questo caso l’onnivora curiosita’ di Penn e’ caduta in una serie di domande banalotte al piu’ celebre trafficante di droga del mondo.
Penn dice di avere fallito nel suo tentativo di aprire una conversazione in America sulla questione della droga. La sua intervista ( pare data con patto concordato di lasciare ad El Chapo diritto di revisione ) non ha aiutato.

La ricostruzione in chiave telenovela a cui ho assistito in Messico ( dove mi trovavo fino a qualche giorno fa ) era svoltata sull’attrice intermediaria, celeberrima in quel paese. Ho assistito ad infinite ricostruzioni di quella che in Messico e’ una questione nazionale, con tanto di presidente della repubblica che irrompeva nelle breaking news.
L’americano, in questo quadro, e’ sembrato l’utile idiota. Come tanti giornalisti che lo hanno accusato di lesa maesta’ del mestiere.

Al Jazeera America chiude ad aprile. 7000 spettatori (tra i 25 e i 54 anni ) nel prime time

16 gen

La corsa di Al Jazeera in America sembra arrivata alla fine, con meno di tre anni di vita.
Dopo il pezzo investigativo su Peyton Manning mi ero chiesto proprio questo.
The New York Times ha messo in settimana una pietra sopra una storia che era cominciata con grandi mezzi, dopo l’acquisto di Current TV.
Si discute sulle ragioni del fallimento.

Bill Maher e’ tornato. Non vuole piacere a tutti ( Fallon, ecc ). E’ televisione che divide. Finalmente

16 gen

E’ tornato su HBO Bill Maher, dopo la pausa natalizia. Una puntata che da sola dice perche’ vale la pena di pagare l’abbonamento a HBO.
C’erano Al Gore, Nicole Wallace, Ralph Reed e Cornel West.
Maher ha chiuso chiedendo al suo pubblico, come regalo del suo compleanno numero 60 ( “siamo i giovani dei vecchi” ) di firmare una petizione alla Casa Bianca per avere Obama ospite. In un esilarante finale ha riassunto tutte le ospitate del presidente in TV. E’ andato da tutti meno che da lui in sette anni.
Non sono d’accordo con Maher su varie cose ma almeno dichiaratamente non vuole piacere a tutti. Pero’ piace ad un pubblico di 4 milioni a settimana che per HBO e’ un trionfo.

Sean Penn a 60 minutes, domenica. Giornalisti

16 gen

Questa l’anteprima.

BORN IN USA ai comizi di Trump

16 gen

Ora che Trump attacca Ted Cruz ( dopo Obama) con la storia della cittadinanza  ”naturale” americana, arriva anche BORN IN USA , presa nel suo significato letterale. Oppure con un’altra interpretazione.
Comunque sia, tristezza. E Trump una volpe.

THE CIRCUS. Da domenica il racconto delle primarie anche su Showtime ( della premiata ditta Halperin&Heilemann )

15 gen

Mark Halperin e John Heilemann ( i due prezzemolini del racconto della politica su MSNBC e Bloomberg ) lanciano il loro nuovo settimanale fatto sulla strada e non in studio.
Anche Showtime sulle primarie. Ormai la politica e’ cinema on the road.

Dal dibattito televisivo tra i repubblicani s’avanza uno strano candidato

15 gen

Cosa portiamo a casa dal dibattito televisivo su FoxBusiness di ieri a sera tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca ?
Lascio perdere la cronaca che trovate altrove. E vi dico di una precisa sensazione che pensavo fosse passeggera ma si sta materializzando. Queste elezioni del prossimo novembre saranno le piu’ televisive di sempre. Nel campo repubblicano s’avanza uno strano candidato ( e chissa’ forse pure tra i democratici ).
Le sfide in Iowa del 1 febbraio e quella del 9 in New Hampshire paiono restringersi a Trump-Cruz. I candidati piu’ naturali , legati all’establishment repubblicano, Rubio e Jeb Bush, perdono sempre piu’ terreno perche’ il racconto di queste elezioni e’ stato finora giocato in televisione. E dentro l’elettrodomestico vincono i piu’ bravi a dirla piu’ grossa. Una specie di “famola strana”. Cruz e’ un “debater” piu’ tradizionale ma anche lui fuori dagli schemi. Trump e’ una variabile impazzita che pesca nella pancia e anche nell’inguine dell’America profonda, pur venendo da New York. Questa situazione rompe gli schemi. Schemi che i democratici sperano ricalchino quelli della sfida Johnson-Goldwater, con il candidato repubblicano cosi’ estremo da spaventare il paese.Ma non e’ la stessa cosa.
Ci sono stati anni di televisione che uno come Trump ha vissuto dall’interno. Quello che sembrava un personaggio da reality show sta inverandosi in un candidato credibile ( e io non ci credevo ). Il piu’ abile a buttarla fuori dalla politica, a rispondere come farebbe quello che conoscevate sui banchi di scuola, ha fatto fortuna e vi chiedete “come ha fatto quell’insopportabile idiota a fare tanti soldi ? “.
Ha fatto, ha fatto perche’ ha avuto in testa quella cosa li ed e’ un genio in quella cosa li, che non c’entra con le letture e le buone maniere. Ora la stessa imbarazzante autostima, lievitata con il conto in banca, arriva in politica e sconvolge tutto. Siamo in un terreno obliquo, tra il bar sport, lo strip club, l’intervallo a scuola ma anche i cazzotti, le dita nel naso, le puzze, l’alito pesante. Un terreno in cui la candidata politica Hillary Clinton non ci capisce niente. Hillary preferirebbe chiaramente un Marco Rubio o un Jeb Bush. Gente che sta dentro il recinto del politichese. E invece siamo nel perimetro televisivo. Ora, certo bisognera’ vedere se i numeri dei sondaggi pro Trump si trasformeranno in voti in due giornate piene di neve in Iowa e New Hampshire.
Dall’altra parte vedremo se l’armata di vecchietti e ultragiovani che spinge Bernie Sanders riuscìra’ ad intimidire la candidata naturale, Hillary.
Stamattina Trump e’ nel diner di Morning Joe su MSNBC a Des Moines, Iowa. E’ volato qua dopo il dibattito di ieri sera perche’ qua si vota tra 17 giorni. Trump parla solo di sondaggi. Vola alto sui numeri. Ci sta dicendo ora che a novembre ci sara’ la piu’ grande affluenza alle urne nella storia degli Stati Uniti. L’ascolto televisivo materializzato in voti. Una storia non nuova, per noi.

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Il racconto delle primarie sulle cable tv americane

14 gen

Ho passato ieri la frontiera tra Juarez e El Paso in macchina. Esperienza che consiglio.
E stamattina sono immerso di nuovo nel ciclo delle cable tv accese 24 ore al giorno sulle primarie americane, con minime variazioni.
Pensavo al racconto di queste elezioni. Dall’Italia nettamente il migliore e’ Francesco Costa ( iscrivetevi alla sua newsletter da Il Post ). C’e tutto quello che accade da queste parti. Meno le cable tv e credo che Costa impazzirebbe a starci incollato. Le televisioni si gonfiano ogni quattro anni in queste occasioni e sono gran parte della ragione per cui queste elezioni in America sono appassionanti. Collegamenti da ogni comizio, diner, giornale locale.
Stamattina si e’ materializzata su MSNBC Katrina vanden Heuvel ( The Nation ) per dare l’endorsement ufficiale della storica rivista a Bernie Sanders.
Il movimento che appoggia Sanders e’ poco indagato ( un boom di donazioni medie da 27 dollari ) e meriterebbe maggiore attenzione.
Tra gli esclusi al dibattito repubblicano perche’ non raggiungono nei sondaggi la soglia accettabile si tiene un secondo dibattito che precede quello del prime time. Rand Paul e’ stato escluso e sta facendo il matto per andare al tavolo dei grandi. Trovo fantastica la definizione ricorrente del dibattito tra i candidati minori. Lo chiamano tutti il “kid’s table”. Il tavolo a cui si fanno sedere per cena i bambini, separato dai grandi.

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PS Non ho avuto tempo di raccontare la meravigliosa telenovela di El Chapo, vista dal Messico dove ero fino a ieri. Spero di farlo nei prossimi giorni.

Duck Dynasty per Ted Cruz. L’altra America

14 gen

L’America che non c’entra niente con New York, Boston, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Washington.
L’altra America, che funziona in televisione.

LA PATRIA DEL MIGRANTE ES LA TIERRA QUE LE DA DE COMER. Juarez , al confine con il Texas

13 gen

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Ogni giorno alla Casa del Migrante di Ciudad Juarez suonano al campanello del cancello decine di migrantes che arrivano dal Guatemala, Salvador e soprattutto Honduras.
Ieri siamo entrati insieme e Dani e Oscar, 17 e 20 anni, che hanno camminato e saltato su treni per 28 giorni dall’Honduras. Con loro avevano un sacchetto e basta.
La Casa del Migrante e’ un accogliente ricovero, una sosta. La meta dei due ragazzi, come per tutti gli altri, e’ los Estados Unidos.

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Bessi e i suoi due figli di 8 e 6 anni sono arrivati anche loro dall’Honduras. Ci ha raccontato di un viaggio che non so come hanno fatto. Il marito di Bessi era fuori a lavorare in un ristorante per provare a raccogliere i 3000 dollari che ci vogliono per passare la frontiera con il Texas.
Il racconto di Bessi, una di quelle storie che rimette le cose del ( tuo ) mondo in un ordine diverso in cui sei abituato a collocarle.

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Oggi sono tornato alla Casa del Migrante. Ho parlato con Regina, 19 anni, messicana. Era appena arrivata alla Casa. Dopo 37 giorni di detenzione in America e’ stata deportata questa mattina. Era al suo terzo tentativo di entrare negli Stati Uniti, dove le hanno ufficialmente vietato di entrare per i prossimi venti anni. Si e’ indebitata oltre ogni sua possibilita’ per pagare chi le fatto passare la frontiera.
Mi ha detto che pensa di non volerci provare piu’. Suo marito, 22 anni, e’ ancora detenuto in America. Erano partiti insieme, lasciando la loro bimba di nove mesi alla nonna.

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A Juarez arrivera’ a febbraio il Papa e dira’ messa su questo confine con gli Stati Uniti, separati dal Messico solo dal Rio Bravo che scorre tra i due paesi. Dall’altra parte le jeep della guardia di confine americana.
Prossimamente su TV2000.

MAKING A MURDERER e’ una palla disumana

12 gen

Ho fatto una immensa fatica a finire le dieci puntate di Making a murderer su Netflix.
E’ una specie di Un giorno in pretura tirato oltre ogni limite. Sarebbe stato un discreto documentario e invece e’ stato sbrodolato in dieci puntate per farne una serie. Dico solo discreto perche’ manca il protagonista.
Il paragone con The Jinx non sta in piedi. Li c’era un grande, complesso, forse malato, protagonista. Quello che appunto fa una storia. In Making a murderer ci sono gli avvocati, mancando il protagonista che, arrivati alla fine, non sappiamo chi sia. Fox e Investigation discovery si sono buttate sul caso di Steven Avery , dopo l’uscita della serie. Il crime e’ una panna che a montarla ci guadagnano tutti.
La storia e’ ormai nota. Avery ha passato 18 anni in galera per stupro ed e’ stato poi liberato in seguito ad esame del DNA. E’ quindi stato di nuovo incarcerato con l’accusa di omicidio di un’altra donna. Nel frattempo Avery aveva chiesto 36 milioni di risarcimento.
Siamo in Wisconsin e quello che esce fuori e’ un sistema di giustizia sommaria di cui conosciamo i guasti. In America non esistono i gradi di giudizio ( e i tempi ) a cui noi siamo abituati. Non a caso meritevoli organizzazioni lottano contro i tanti errori giudiziari. Ma  qua parliamo di un racconto televisivo. E non c’e’ la grammatica per leggerlo.
Uno dei piu’ grandi documentaristi di sempre, Frederick Wiseman, ci ha abituati a storie simili. A volte le sue due, tre ore senza musica, con un montaggio elementare, possono risultare troppe. Le ricava da un centinaio di ore di girato quando racconta una storia. E alla fine ci offre un ritratto di un quartiere, una citta’, una scuola,un caso, ecc. Ma dieci ore sono probabilmente troppe anche per lui. Per questo esiste il montaggio. Esiste la scrittura. La costruzione dei caratteri.
Una storia lunga dieci anni, anzi dodici, e’ stata Boyhood ed e’ stata scritta bene. Una storia fondante della realta’ in televisione e’ quella ( Seven Up ) che ogni sette anni ci racconta Michael Apted di un gruppo di persone seguite nella loro vita, dal 1964.
Making a murderer ha avute critiche ottime. Prendete il New York Magazine che scrive  il contrario su tutto quello che dico in questo post. La serie ha anche generato petizioni alla Casa Bianca.
Quindi, come non detto.

Le ( sexy ) primarie dei videogiornalisti

11 gen

La CBS ha scelto sette videogiornalisti ( digital journalists ) che stanno coprendo le primarie americane.
Su Huff Post ho visto il primo pezzo di Jackie Alemany ( una dei sette ) dal New Hampshire.
C’e’ molto lei ( caruccia ) e c’e’ quello che cerchiamo noi ( siamo parecchi ) pazzi delle primarie.
La politica che in Italia nessuno sa raccontare cosi. Eppure non e’ mission impossible.

GOLDEN GLOBES. Vince Jon Hamm ( Mad Men ). Non vince Transparent. Il resto chissenefrega

11 gen

Riassumo nel titolo del post quello che mi interessa ( e le due serie che sono sopra tutte le altre ). In piu’ niente premi a Fargo e Narcos. Un premio a Show me a hero e questo e’ ok.
Ho visto i Golden Globes doppiati in spagnolo a Ciudad Juarez, Messico, dove sono arrivato oggi.
Ho capito poco di quello che dicevano dal palco perche’ le due lingue erano tenute allo stesso livello da TNT che ha mandato in onda l’evento. Hasta la vista.

Tragedie ( calcistiche )

11 gen

Sabato ero ancora in Chiapas quando mi ha raggiunto la triste notizia della sconfitta della Fiorentina in casa. Con una squadretta di Roma.
Avevo appena scattato questa immagine in un caffe’. Tragedie zapatiste.

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NARCOS. Breaking news messicane

9 gen

Il presidente del Messico Enrique Pena Nieto live sulla cattura di El Chapo Guzman.
Diretta continua, le televisioni messicane hanno interrotto tutti i programmi.
Stasera in Messico non c’e’ altro. Ero in un ristorante ed e’ scoppiato un applauso.
Si apre la questione dell’estradizione negli Stati Uniti.

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C’era una volta MTV

8 gen

Alla fine degli anni 80 e inizi 90 tornavo da New York con una valigia carica di cassette VHS. Tutte registrate da MTV. Piu’ che ai contenuti guardavo alla forma. Il montaggio e le immagini “storte” ( fuori bolla ) erano il nuovo.
Arrivarono Jon Stewart e soprattutto i primi reality shows di sempre, The Real World e Road Rules.
Di The Real World feci per Rai Due l’adattamento italiano ( Davvero ) con sette ragazzi in una casa di Bologna. Andai a parlare con MTV americana nel grattacielo di Times Square, presentandomi alla portineria, senza nemmeno un biglietto da visita e mi dettero la “bibbia del programma” e la licenza per l’Italia.
Leggo che MTV italiana cambia o chiude, non so bene.
In America per resistere a You Tube si e’ trashizzata. Fa programmi che i teenagers delle grandi citta’ non guardano e punta sulla grande provincia.
Oggi il nuovo non e’ piu’ nemmeno nella televisione-elettrodomestico.

Chiapas

7 gen

Sono in Chiapas. Tanti americani ma anche tanti italiani a passeggio per San Cristobal de Las Casas.
Turismo zapatista.

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Estados Unidos

5 gen

Sono in Messico per un documentario. Quando si parla di Stati Uniti, in televisione, compare sempre Trump. E poi Jeb Bush. Il diavolo e l’acqua santa per chi si affaccia sugli schermi.
La moglie messicana di Jeb e’ la first lady of Estados Unidos. Qua tifano parecchio. Stamo a vede.

Bambini in politica

5 gen

Quando social e tv non c’azzeccano

4 gen

Lascio perdere la storia del Capodanno Rai per allargare alla tv social ed al suo uso sconsiderato nella televisione italiana.
La televisione e’ impastata ormai con i social ( almeno in America ) e non ha bisogno di dircelo con i siparietti, i serpentoni, le furbate frutto del genio di autori che sono rimasti al telefono a gettoni.
Sembra che ormai in Italia non si sappia piu’ concepire un programma senza l’esperto-social che ci capisce leggermente sopra la media e sotto quella di qualsiasi adolescente con protesi cellulare.

PS Nel Capodanno americano della ABC i saluti a casa si mandavano ancora a voce dalla piazza ( Times Square ) con l’inviato tra la gente. Come cento anni fa. Eppure, una festa per Twitter.

Humans

1 gen

ANOMALISA, parla Charlie Kaufman. Visto e incantato.

La finestra, stanotte

1 gen

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