Archive | febbraio, 2016

Pelle di Oscar. Joe Biden e sorpresona finale

29 feb

Il pre-Oscar e’ sinteticamente questo: 1) il boicottaggio di alcuni noti afroamericani per l’assenza di nominations di neri 2) ce la fara’ il viso pallido Leonardo DiCaprio a portare a casa la statuetta ?
Il resto e’ red carpet, partito tre ore prima su ABC.
Hollywood bianca e maschile come i volti del potere in America ( per stare al New York Times ).
La vicenda non riesce ad appassionarmi. Non perche’ non esista il problema ma nella gerarchia di quelli che angosciano la minoranza di colore, non mi sembra al primo posto.
Spike Lee ha detto che non avrebbe boicottato gli Oscars ma che semplicemente andava a vedere i Knicks contro Miami che giocano un’ora prima dell’inizio della cerimonia in California . Un dubbio che ho avuto anch’io stasera anche se sarei per il boicottaggio dei Knicks che fanno pena.

Allora tutto il peso della contraddizione e’ calato sulle spalle di Chris Rock ( il conduttore ) che non poteva immaginare quando lo hanno contattato che avrebbe presentato nel pieno di una polemica legata al suo colore di pelle. Rock, al suo secondo Oscar dopo undici anni, ha evidentemente dovuto lavorare parecchio al monologo iniziale.
Chris Rock nel suo prologo dice piu’ o meno quello che pensavo. Perche’ il boicottaggio non c’e’ stato negli ultimi 70 anni ? E poi uccide il politicamente corretto. Rock propone di abolire i premi di genere ( uomini e donne ) ed unificarli ( migliore attore, che sia maschio o femmina ) ed  invece introdurre i premi per nuove categorie dedicate ai neri. Scherza ma mica tanto.
Tengo davanti a me la pagina ritagliata del New York Times titolata ” And the winners will be…”.  Sugli scrittori ci becca subito con i due premi a  Spotlight e The Big Short.
I siparietti di Chris Rock sono tutti monotematici. Era probabilmente quello che si doveva pagare al boicottaggio dei neri ma ad un certo punto ho cominciato ad andare su HBO, Showtime a vedere pezzi di Vinyl, Billions.
Il contributo girato davanti ad un cinema di Compton e’ pero’ molto divertente. Anche se Chris Rock che fa le faccette sembra una brutta copia di Enrico Lucci delle Iene ( piu’ bravo ).
Intanto Mad Max fa incetta di premi tecnici e quindi vago tra i canali.
Mi emoziona il ringraziamento dei vincitori dell’Oscar per il best short animated. Dicono “Viva Cile”, informandoci che e’ la prima statuetta nella storia del paese.
Arriva il primo errore del New York Times che per l’attore non protagonista diceva Stallone, che rimane incollato alla poltrona.
Louis C.K. fa morire con la presentazione del documentario breve, quello realizzato dai poveri che rimarranno sempre tali.

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Sul palco si materializza Joe Biden a presentare Lady Gaga. Ti chiedi cosa c’entri. Dice una breve cosa sulle violenze alle donne nei colleges. Standing ovation. E allora pensi, “Vecchio Joe perche’ non ti sei buttato nelle primarie, che sarebbe stato un bel film ?”
E dopo vince Morricone. Di nuovo standing ovation.

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Il finale e’ di nuovo Inarritu.
Ormai l’attesa e’ solo per The Revenant, a cui non darei il miglior film ( contro mio figlio che ci va pazzo ). DiCaprio vince e fa un discorso sul cambiamento climatico, che in America c’e’ sempre bisogno di dire che e’ reale.
Mio figlio contento e il New York Times non ci ha preso, alla fine, perche’ il miglior film e’ Spotlight.
In gloria del giornalismo investigativo, quello che in Italia si vede solo al cinema.

Red carpet

29 feb

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Cosa hai visto ieri sera in tv ?

28 feb

Mi chiede un amico, pensando forse a chissa’ quale novita’ di Netflix, “cosa hai visto ieri” ?

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Nel pomeriggio mi sono rifatto Tarantino in 70mm. Non ho visto la straordinaria differenza che mi aspettavo con la proiezione precedente.
Tornato a casa ho acceso sul massacro di Bernie, sul cui corpo è passata la cavalleria afroamericana.
E’ arrivato mio figlio e insieme ci siamo sdraiati sul divano e abbiamo assistito alla piu’ bella partita di basket che io ricordi. Il fenomeno Curry ha messo su uno spettacolo che il calcio non e’ in grado di replicare.
La partita e’ andata in onda su ABC. Sabato sera in prime time con la palla nel canestro.
Il basket e’ l’unica cosa che guardiamo insieme, io e mio figlio. Grazie Steph Curry.

Hillary stravince in South Carolina. Gli afroamericani non “FEEL THE BERN”

28 feb

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Si sapeva. Non ci voleva Nate Silver. Hillary schiaccia Sanders in South Carolina, lo stato in cui non si vince senza il voto degli afroamericani. Ma le dimensioni di questo blocco di voti ( 84% per Hillary ) sono straordinarie e da chiusura della partita.
Con gli elettori di pelle bianca Hillary non va cosi’ bene ma in South Carolina contano come me ad Harlem.
FoxNews ci sta dicendo da ore che prima del Super Tuesday del 1 marzo potrebbero uscire le ultime emails del private server di Hillary. Credo che ai democratici non importi un fico secco ma nelle elezioni generali potrebbero pesare.

Spike Jonze racconta come sara’ il ( suo ) canale di VICE

28 feb

Una pagina del New York Times sul nuovo canale di VICE. Parla Spike Jonze , il creativo, co-presidente di Viceland.
VICE entrera’ in 80 milioni di case di americani. La speranza di Spike Jonze e’ quella di sfondare nelle camerette dei teenagers .
Ci torno sopra, dopo avere visto, settimana prossima.

Da lunedì il canale televisivo di VICE. Sara’ MTV del 2000 ?

27 feb

Se ne parla da tempo e ora ci siamo. Dopo il programma settimanale arriva il canale di Vice.
Si comincia a delineare il palinsesto.
Si vedra’ presto se la nuova piattaforma televisiva diventera’ un “must see” dei millennials.
Uno scoop al giorno o il racconto di una generazione piu’ attenta alle news ?

Oscar. I mean tweets

27 feb

 

“Goodnight and good luck”. Il website di Al Jazeera America chiude

27 feb

Finisce sul web prima della chiusura ufficiale della televisione.
Da domani niente piu’ Al Jazeera America su Internet. E’ una notizia non piccola ma riceve poca attenzione.

Per la prima volta Trump attaccato da Rubio e Cruz. Ai democratici bastera’ editare a novembre il dibattito

26 feb

Il dibattito su CNN tra i cinque repubblicani prima del Super Tuesday è stato molto, molto vivace.
Finalmente i cuor di leone Rubio e Cruz hanno pensato che era arrivata l’ora di attaccare Trump. Per non morire hanno superato Trump a destra alla grande ( e Cruz fa paura ).
L’unico “presidential” è apparso il governatore dell’Ohio John Kasich, in fondo ai sondaggi.
Trump è apparso quasi come un mediatore. Ai democratici bastera’ editare a novembre il dibattito tanto e’ stato pieno di incongruenze, citazioni a capocchia, andando ( come ormai e’ norma ) sul personale, l’offesa retorica.
E cosi il vecchio format della tribuna politica esce rivitalizzato. C’e’ voluto il decimo dibattito.
Alla fine Trump intervistato ha ribadito che Rubio è ineleggibile perche’ suda come una piscina vivente.E’ la politica, stupido ( boh ?!!!… ).

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E’ cominciata la nuova stagione di GIRLS. Ci importa o no ? Una lettura “politica”

25 feb

Domenica scorsa è partita la quinta stagione di GIRLS. Ci sara’ ancora una sesta e poi basta.
Le Girls sono vicinissime ai 30 anni e stanno per uscire dal gruppo demografico dei millennials ( la generazione nata tra il 1982 e il 2000, secondo lo U.S. Census Bureau ).
Per la prima volta in America i millennials ( 83.1 milioni ) superano il gruppone dei baby boomers.
Ci sono piu’ coetanei dei miei figli che miei. Questa e’ una variabile che pesa nel ciclo elettorale che ci sta appassionando. Fino ad oggi gli anziani hanno votato in proporzioni largamente maggiori ai giovani.
Abbiamo visto come la candidatura Sanders stia galvanizzando gli studenti dei colleges ma evidentemente questa è solo una porzione del voto dei millennials.
Hannah-Lena Dunham
è andata in Iowa a fare campagna per Hillary. E’ gia’ passata di generazione  ? E’ piu’ saggia di come si disegna nella serie televisiva ? Il suo seguito su Twitter ( 4.2 milioni ) non si specchia negli ascolti televisivi. La prima puntata di questa stagione è stata la meno vista di ogni precedente inizio. 406.000 spettatori ma ancora piu’ impressionante è lo 0.2 registrato nel gruppo demografico che va dai 18 ai 49 anni. Un macello per la “opinion maker dei millennials”.
La critica ne ha parlato molto bene ( Entertainment Weekly, The New York Times, ecc. ) ma quelle righe le leggiamo io e qualche malato.
I millennials la scorsa domenica hanno ignorato Hannah. E’ vero che proprio loro sono il gruppo meno presente nella visione in tempo reale e poi recuperano dopo ma in questo caso la caduta è di quelle che fanno male.
Eppure la puntata era graziosa. Carina, per dirla con un aggettivo che fa schifo.
Non c’e’ piu’ niente di trasgressivo o semplicemente interessante. Hannah e le sue amiche sono come i nostri figli. Incerti, confusi, entusiasti a tratti, apatici a tratti, sanno piu’ cose di noi alla loro eta’ anche se hanno letto due libri e nemmeno li hanno finiti.
Hannah-Lena vota Hillary ed è come la mia simpatica vicina di 56 anni, che odia Trump e un poco pure Bernie Sanders.

HISTORY CHANNEL con FRANK UNDERWOOD. Kevin Spacey per la serie della CNN sulla sfida per la Casa Bianca

24 feb

“Race for the White House” e’ la serie che CNN mandera’ in onda dal 6 marzo.
La storia televisiva delle sfide per le Casa Bianca, a cominciare dal dibattito Kennedy-Nixon.
La serie e’ prodotta dallo studio di Dana Brunetti e Kevin Spacey, che ci mette la voce. History Fiction.

Nessuno ci aveva capito qualcosa. THE AIRPORT CAMPAIGN di TRUMP cambia l’America

24 feb

Unknown

Nessuno ride piu’ stamattina in televisione. Nessuno ci aveva capito qualcosa.
Ora si dice “it’s over”. Dopo la schiacciante vittoria di stanotte in Nevada ( è solo il quarto stato in cui si vota ) gli stessi ( tutti ) che dicevano Trump si sgonfierà e Rubio crescerà ora dicono “è gia’ finita”. Se nel prossimo Super Tuesday del 1 marzo Trump spazzerà di nuovo via tutti sara’ assegnato un quarto dei delegati per la Convention di luglio.
La campagna di Trump è ormai definita “THE AIRPORT CAMPAIGN” e sta facendo fuori tutto quello che fino a ieri si e’ detto delle primarie. Che sono elezioni che si vincono sul terreno, nei diners, con le strette di mano, con il “data mining” dei potenziali elettori, con la politica al dettaglio.
Invece no. Trump fa politica all’ingrosso. Atterra con il suo aereo. Fa un paio di comizi al giorno di una quarantina di minuti. Raccoglie grandi folle come una rock star e non deve poi lavarsi le mani. La televisione fa tutto il resto, rimbalzando l’ultima aggressione verbale, l’ultimo attacco personale, l’ultima grande ideona, pensata qualche secondo prima.
Presto per dire che è finita ? Non so, anch’io non avrei mai detto che Trump avrebbe vinto cosi’ agevolmente come ha fatto finora. Fioccano le analisi di chi capisce tutto dopo.
La realta’ è che Trump in Nevada ha vinto anche tra gli ispanici immigrati e gli evangelici. Due blocchi di voti che ha traumatizzato con le sue affermazioni.
Rubio, Cruz e gli altri hanno paura di lui. Il suo parlare fuori dagli schemi della politica ( non c’entra piu’ nemmeno il corretto o lo scorretto ) ha creato un clima da bar sport in cui nessuno si ritrova. A parte la televisione che gongola per gli ascolti e gli ha fatto finora la campagna gratis.
Se qualcuno ti dice che sudi troppo o ti puzza l’alito è difficile replicare parlando di politica internazionale.

Il Nevada è uno stato di quasi tre milioni di abitanti. I repubblicani registrati sono circa 400.000. Ieri sera si sono presentati a votare in 72.000, che e’ un record. Nel 2012 erano stati 32.000.
Tra i repubblicani si registrano affluenze eccezionali. Non è la stessa cosa tra i democratici. Nel 2008 con Obama i numeri erano stati nettamente superiori. Sono comunque numeri da primarie. Non bisogna dimenticarlo perche’ le elezioni generali sono un’altra faccenda.
L’establishment repubblicano è disperato. Sperano che i quattro rimasti contro Trump diventino uno solo ( Rubio ) ma non si vedono segnali in questa direzione. Almeno fino al Super Tuesday.
L’America di Trump c’era anche prima. Si era vista con il Tea Party. Ora riemerge con forza e la candidatura di Hillary fa crescere l’onda populista perche’ profuma troppo di Washington e di potere.

Mentre scrivo questo post si è materializzata Melania Trump, intervistata da Mika Brzezinski, la brava giornalista di MSNBC, figlia di Zbigniew, che ha lavorato nelle amministrazioni Johnson e Carter.
Il colloquio si svolge nella casa dorata dei Trump. Melania è bella e vabbe’. Sa varie lingue tra cui l’italiano, imparato quando faceva la modella. Risponde rapida nel suo inglese con forte accento ( arriva dalla Slovenia ) come tanti in America.
Una smart first lady. Molto diversa da Bill Clinton.

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Eroina, la crisi americana. Nel silenzio, ne parla la PBS

24 feb

Ho visto FRONTLINE questa sera.
Lo storico programma di inchieste della PBS, uno dei pochi rimasti nel prime time, ha affrontato l’epidemia di eroina che attraversa una porzione non irrilevante dell’America della middle class bianca. Non e’ la prima volta.
In galera pero’ finiscono gli afroamericani, in una percentuale nettamente maggiore.
Siamo a Seattle e vengono seguite varie storie. Non puoi fare a meno di pensare ai genitori di quei figli perche’ questo siamo. Qualcuno di loro si vede, parla e ti spezza il cuore.
Le storie di Johnny e Cristina sono intrecciate con quelle delle assistenti sociali che hanno una trentina di casi, di “clients” come vengono chiamati i tossici seguiti.
Dal 2002 al 2012 i ricoveri in comunità sono quadruplicati in America. Il professori messo a capo dalla Casa Bianca della task force che prova ad arginare l’epidemia ha avuto due figli eroinomani ( uno e’ morto ).
Lo scorso mese Obama ha allocato 1.1 miliardi di dollari per arginare la crisi.
Le storie narrate da Frontline ci portano dentro un’America che non vediamo mai. Se non abbiamo il problema in casa.

The winner is ( domenica )

24 feb

“No flippin’, no floppin’ “, Spike Lee per Bernie

23 feb

Il radio-spot di Spike Lee in South Carolina, lo stato che sabato Hillary dovrebbe vincere a mani basse.

Il film dei neri candidato all’Oscar. Ma la sua unica nomination è per gli scrittori bianchi

23 feb

Domenica gli Oscar. Una nomination per il film che racconta una storia di afroamericani.
La nomination e’per gli screenwriters bianchi.

David Plouffe e tutto il cucuzzaro per Hillary . Per chi voto io, se non si e’ capito

22 feb

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The Circus e’ il nuovo paio di occhiali con cui guardare a queste elezioni. E’ televisione che va oltre i talk shows e i dibattiti.
Ieri sera su Showtime, nel settimanale bel riassunto elettorale di 30 minuti, si e’ rivisto David Plouffe, il campaign manager di Obama nel 2008.
Plouffe, in visita ad una sede della campagna di Hillary, ha detto perche’ la sostiene. Non e’ solo. C’e’ tutto il partito democratico. E la stampa, la televisione di orientamento progressista. Nella stessa trasmissione di ieri Bill Clinton , che fa campagna per la moglie con gli stessi toni del 2008 contro Obama, e’ stato chiamato “the troller-in-chief”. La sua voglia di tornare in quello studio ovale è incontenibile.
Quella di Sanders e’ una mission impossible, come si legge ogni giorno. E, diciamo la verita’, il simpatico vecchietto di Brooklyn presidente degli Stati Uniti e’ una barzelletta.
Dall’altra parte oggi Paul Krugman ci dice che Marco Rubio potrebbe essere anche peggio di Donald Trump.

Io sono registrato democratico. Il 19 aprile si vota per le primarie a New York. Se sara’ ancora in corsa ( dopo il Super Tuesday non so ) votero’ per Bernie. Un voto che e’ come il tifo per la Fiorentina. Una causa persa. Tanto Hillary e Bill non hanno bisogno di me. Hanno i “billionaires”, direbbe Bernie.

Su un registro leggermente piu’ serio dico che sarei contento di una candidatura indipendente di Bloomberg. Ma nel caso molto probabile di una vittoria di Hillary su Bernie non ci sarebbe un grande spazio.

Dick Van Dyke, 90 anni, leggenda televisiva, per Bernie.
Ha detto che e’ ora fare di spazio ai giovani come Bernie ( 74 anni ) e che l’ultimo democratico che ha sostenuto e’ stato Eugene McCarthy, nel 1968, contro Johnson.
Ho un manifesto di McCarthy appeso in casa.

Danny-Bernie

22 feb

Si vota sabato in South Carolina, tra i democratici. Sembra tutto fatto per Hillary.
I Clinton hanno ricevuto il sostegno di tutti gli afroamericani eletti nello stato. Ma Bernie prova a ridurre il distacco. With a little help from Danny Glover.

THE SIMPSONS sulle elezioni

22 feb

Stamattina i telegiornali rimbalzano i Simpsons.

METATRUMP

22 feb

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Trump avanza e quindi ci sara’ tempo per parlarne.
Parlare non tanto di politica, di strategie, di programmi che sembrano disegnati con quattro amici al bar ( Trump pero’ è astemio e “i bar” sono grandi incubatori di consenso ).
Dei comizi di Trump bisognerebbe leggere le trascrizioni. E immaginare quei testi interpretati da altri che non siano il miliardario. Le parole separate dall’attore e messe in bocca ad altri non suonerebbero cosi attraenti ai suoi tifosi. La bullagine è il corollario, non indifferente, nella comprensione del fenomeno.

In America il successo è la religione piu’ diffusa. Trump lo sa bene ed è un alto sacerdote del culto.
E’ vero che per la sua campagna elettorale spende solo il carburante del suo aereo, che poi ai prezzi di oggi e’ un affarone.
Altri hanno speso tanto con scarsi risultati.
Sono andato nel suo quartiere generale a Des Moines, in Iowa, il giorno prima dei caucuses ed era un luogo silenzioso, sorvegliato da un paio di anziani. Quello di Sanders sembrava, al confronto, la NASA prima di un volo spaziale, in mano pero’ ai ragazzi della via Pal.
Ci sono stati presidenti americani ricchi che furono anche grandi presidenti ma nessuno ha mai detto ”votatemi perche’ sono ricco”.
L’impalcatura “teologica” di questa discesa in campo è partita ( non so quanto consapevolmente ) da un reality show costruito sul superego del palazzinaro. Da allora Trump ha cominciato a mettere il suo nome su ogni cosa. Il culto è andato oltre quel grattacielo dorato sulla Fifth Avenue.
Le sfide per la Casa Bianca sono racconti di storie scritte dentro il loro tempo. Non sono storie per ogni tempo.
Obama oggi non sarebbe la stessa cosa. E meno ancora altri venuti prima. La crisi del 1929, le guerre, hanno avuto i loro presidenti.
Questi sono tempi attraversati da paure incrociate. L’angoscia che corre sulle metropolitane, gli aerei , i treni . E quella della perdita o della scomparsa del posto di lavoro per genitori e figli, insieme.
Donald Trump interpreta la fase meglio di altri, legati ai codici della politica.
La campagna di Trump si svolge tutta in televisione e cavalca le preoccupazioni che attraversano la classe media americana. Gli ascolti alimentano le sue presenze, telefonate in diretta, comparsate in video.
Le all news sono diventate Trump-all news. E il moltiplicatore corre sul web.
Non è una storia nuova per noi, che ridiamo della sua capigliatura, dopo averne frequentata un’altra, meno folta ma non meno bizzarra, per anni.
Le campagne elettorali in America costano e si vincono con grandi e/o piccole donazioni.
Poi si possono vincere anche come sta facendo Trump. Senza spendere soldi. Solo dicendo che ne hai tanti.

Il corto di Spike Lee per il brand Brooklyn

21 feb

Beautiful

21 feb

Ciao Jeb

21 feb

La vittoria di Trump in South Carolina assottiglia il campo dei repubblicani.
Con un tenero discorso, Jeb Bush abbandona. Si e’ giocato disperatamente la carta familiare.
La sfida Clinton-Bush era il remake annunciato. Ma Trump gli e’ passato sopra senza pieta’.
Vedere in televisione Trump attaccare Jeb e’ stato come vedere il bullo in capo sfottere il piu’ debole della scuola. Una brutta cosa.

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Hillary rivince nei casino’. Come nel 2008

21 feb

Avevo lasciato al montaggio, dove mi trovavo, Bernie in vantaggio nelle contee del nord del Nevada.
Arrivato a casa, Hillary ha vinto con il 53.0% a 47.0*%. Nel 2008 Hillary aveva vinto su Obama 50.8% a 45.1%.
Hanno partecipato ai caucuses in 80.000, ascolto in televisione. Nel 2008 furono 120.000. L’afflusso basso ha aiutato Hillary.
Altra cosa che dicono tutte le tv e’ che hanno deciso le telefonate di Harry Reid (76 anni) il boss democratico del Nevada alle unions dei casino’ (“votate Hillary”). E infatti a Las Vegas Hillary ha vinto di dieci punti. Ma non c’e’ solo Reid. Tutto il partito spinge la pesante macchina Clinton, piena di accessori.
Due settimane fa Bernie era sotto 25 punti nei sondaggi. Ha recuperato alla grande ma poi e’ arrivato il partito.
Nel suo “victory speech” Hillary ha appena detto che adesso va in Texas e Bill in Colorado. Due stati del SuperTuesday del 1 marzo. Danno per vinta la South Carolina, dove si vota il 27 febbraio.
Bernie invece ha detto che va lo stesso in South Carolina.

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P.S. DAJE BERNIE.

Le voci nere degli spot. Morgan Freeman per Hillary e Reg E. Cathey (House of Cards) per Bernie

20 feb

In South Carolina il voto degli afroamericani e’ fondamentale nelle primarie democratiche.
Ecco allora gli spot con voci di attori neri. Morgan Freeman per Hillary. E Reg E. Cathey per Bernie.
Cathey e’ Freddy Hayes in House of Cards. Il piccolo ristorante dove Frank Underwood va sempre a mangiare e a fare incontri. Il suo secondo ufficio.

La fotografia di Bernie Sanders arrestato a 21 anni

20 feb

La storia della fotografia pubblicata dal Chicago Tribune.

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Comincia gia’ a mancarmi Obama. Ma ecco chi e’ davvero insostituibile

19 feb

Non avevo mai visto questi 9 minuti di Robin Williams.
C’e dentro tutto. Obama rapper. I due fratelli Bush. Due elezioni fa.

Tre pagine sul New York Times per la domenica di HBO. La serie migliore, quella di cui nessuno parla

19 feb

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Da domenica nuovo blocco di serie HBO, dalle 21 alle 23.
Andra’ in onda prima Vinyl, con la terza puntata, la molto pubblicizzata serie targata Scorsese-Mick Jagger. Vinyl e’ andata molto male negli ascolti domenica scorsa con le prime due puntate in onda insieme.
A seguire il ritorno di Girls.
A chiudere Togetherness, con la seconda stagione. Questa e’ la serie migliore delle tre. Un piccolo fenomeno.

IL MURO non cristiano

19 feb

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Conoscete le parole di Papa Francesco a proposito della costruzione di un muro tra Stati Uniti e Messico. E le parole di Trump.
E’ stata la prima domanda di Anderson Cooper ( CNN ) a Jeb Bush, John Kasich e Donald Trump nel corso dei tre town hall meetings appena andati in onda.
Jeb Bush ( cattolico ) si e’ sottratto. Non ha risposto sull’essere non cristiano di Trump che promette muri ai confini.
Marco Rubio, l’altro cattolico tra i sei candidati repubblicani rimasti, ha risposto comicamente, come si puo’ leggere ovunque. Ha detto che il muro serve anche per proteggere gli Stati Uniti da narcos e terroristi.
In South Carolina, dove si vota sabato, i cattolici sono solo il 7%. Questo probabilmente il calcolo elettorale dei due cuor di leone cattolici Bush e Rubio .
Chi ho ascoltato dichiarare “Io sono pro-papa” e’ l’anglicano Kasich. L’unico tra i sei a farlo.
Su quello che ha detto Trump non vale la pena fermarsi.
Apertura stasera di tutti i telegiornali sulle parole del Papa e Trump.

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John Kasich, town hall meeting. Storie di campagna elettorale

19 feb

Il candidato repubblicano ha perso i due genitori quando aveva 35 anni. Furono uccisi insieme in un incidente stradale da un uomo alla guida ubriaco.