Archive | febbraio, 2016

La meravigliosa casa di Big Lebowsky

18 feb

Donata al Los Angeles County Museum la casa di Big Lebowsky. Una meraviglia.

Piovono town hall meetings

18 feb

La politica tira. Il format town hall pure.
Stasera addirittura due. Comincia CNN alle 20 con Trump, Jeb Bush e John Kasich in South Carolina. Conduce Anderson Cooper.
Segue alle 21 MSNBC-Telemundo dal Nevada con Hillary e Bernie.
Sabato si vota in South Carolina ( repubblicani ) e Nevada ( democratici ).

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Politica da camera

18 feb

Niente sbrodolamenti e risse. I town hall meetings sono la forma di politica al dettaglio piu’ bella da seguire nelle primarie. Il suo adattamento televisivo sarebbe da copiare subito ( in Italia ).

Un’ora con Trump. Trenta minuti per i due conduttori. Trenta minuti di domande dal pubblico di elettori registrati ( democratici, repubblicani, indipendenti ).
Una grande stanza con, a occhio, non piu’ di un centinaio di partecipanti. Un format ( MSNBC ) sobrio con cui si conosce il candidato come mai accade nei dibattiti del prime time. Si parla senza gridare, non si sentono applausi. Tutto al piu’ qualche risata. La differenza tra la musica operistica e quella da camera.

Nel caso di Trump ormai c’è poco da sapere oltre quello che ci ha detto in questi mesi.
Non c’entra piu’ il politicamente scorretto. Ogni limite è stato passato e ogni volta i sondaggi hanno indicato un rialzo delle azioni Trump.
In South Carolina ( lo stato che in genere “elegge il candidato che va alla nomination repubblicana”, tranne nel 2012 ) Donald ha seppellito un altro pezzo di storia del partito per cui è in gara. Ovvero la presidenza Bush, responsabile a suo dire di una “guerra sbagliata” e di una crisi economica. Cose che potrebbe dire un democratico, se non avesse votato per la guerra ( come ha fatto Hillary ).
La fenomenologia da bar sport del candidato Trump si è dispiegata stasera nella sua interezza ( “Obama il peggiore presidente della storia”, “Non cresco solo nei sondaggi del Wall Street Journal perche’ non sono un politicante”, “Jeb Bush, un triste caso umano; Ted Cruz un bugiardo matricolato”, “Sono l’unico erede di Reagan perche’ come lui ho cambiato idea sull’aborto”, ecc. ).
Il finale è stato decisamente divertente. Ad un elenco delle caratteristiche di un candidato che poteva essere lui, Trump ha infatti subito detto “Ma questo sono io”. Invece erano citazioni che riguardavano Bernie Sanders. Altro outsider di queste elezioni, nel campo opposto.
E’ la storia di queste primarie.
L’opposizione pregiudiziale ad Obama dei repubblicani e l’incapacità di Obama di superarla hanno generato lo stallo di Washington. I due partiti hanno partorito i due outsiders.
Il terzo, Bloomberg, potrebbe vedere uno spazio per buttarsi nella mischia.
Le televisioni che seguono questo ciclo elettorale stanno facendo ascolti mai toccati e nemmeno lontanamente sognati un anno fa.

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Stasera Trump

17 feb

I due conduttori ( repubblicano lui, democratica lei ) della mia mattina in tv, dalle 6 alle 7, conducono stasera un town hall meeting in South Carolina.
Vuol dire che i cittadini presenti fanno le domande.
Trump unstoppable ? Per ora pare di si. Non ci avevo capito niente. Come tutti.
Stasera sono davanti alla tv. E ne riparliamo.

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THE BLACK PANTHER PARTY sulla PBS. E Marlon Brando. In questi giorni pop

17 feb

E’ una storia che conosco bene e che in questi giorni ( SuperBowl-Beyonce, Grammys-Kendrick Lamar ) sembra tornare in una versione pop. Non sapevo di Marlon Brando al funerale di Bobby Hutton, 18 anni, nel 1968.
Ieri sera sulla PBS e’ andato in onda il documentario presentato al Sundance dello scorso anno.
Un lavoro durato sette anni con decine di interviste e tanto repertorio. Molti che c’erano allora parlano ma avresti voglia di sapere dove sono finiti tutti, proprio tutti.
Alla fine del bel lavoro ci dicono qualcosa dei piu’ celebri di loro. Anche che venti di loro sono ancora in galera.

COMPTON, California. Cosi’ si capisce Kendrick Lamar ai Grammys

17 feb

Aspettando

17 feb

Ballando

17 feb

Eagles of Death Metal, armi e Trump. Tanto per sapere

16 feb

Paginate commosse sull’arrivo degli Eagles of Death Metal a Parigi e in Italia.
Magari accennare a cosa pensa il loro leader completerebbe la notiziola.

Grammys, brevi note ( con suggeritore, fino a che ha retto )

16 feb

Cominciamo dal dopo-Grammys, con i “mean tweets” di Jimmy Kimmel.

Nel 1959, quando sono partiti, i Grammy Awards si chiamavano Gramophone Awards. Nel passato Natale il regalo piu’ cool e’ stato il lettore di vinili, prodotto di nuovo in mille variazioni. Non siamo tornati a quello a manovella ma poco ci manca. Nei cicli e ricicli musicali mi sono perso il rap.
Seguo allora i Grammys con mio figlio ( ho bisogno dell’esegeta per gran parte della serata ). Country music esclusa, essendo fuori dai gusti familiari. A meno che ti trovi su una highway dalle parti di Nashville.
Kendrick Lamar ( 11 nominations ) best rap album gode invece di largo seguito, sul divano di casa.
Su Lionel Richie, premio alla carriera, sono preparato ( Oscar e 100 milioni di dischi, e’ cultura generale ).
Tributo agli Earth, Wind & Fire con Stevie Wonder. Piani d’ascolto commossi in sala.
Canzone dell’anno “scritta sul divano di casa” dice il vincitore Ed Sheeran. “Un loser” dice il mio divano, che voleva di nuovo Kendrick Lamar.
“Take it easy” ( 1972 ) tributo di Jackson Browne e gli Eagles a Glenn Frey scomparso un mese fa. Roba mia.
Quando arriva la performance di Kendrick Lamar intuisco perche’ e’ enorme. Da sempre mio figlio mi passa le sue liriche e io dico “Ma Dylan…”. Sono un fesso.
Best performance rock agli Alabama Shakes con la leader della band che era una postina. A seguire Adele e qua nulla da dire. Mio figlio si assenta mentre la platea va in standing ovation mode.
Dopo Justin Bieber la new best artist, Meghan Trainor, scoppia a piangere. Non era ancora successo stasera. Sono favorevole a quelle che… “tu chiamale se vuoi emozioni”.
La baracconata di Lady Gaga in omaggio a David Bowie spazientisce definitivamente mio figlio che chiude qua la sua collaborazione. E allora questa cronachetta finisce qua. Anche se la televisione rimane on. E cosi’ sbircio Alice Cooper. Siamo a Walking Dead, ora di chiudere.
Mi riprendo per la premiazione alla principessa Taylor Swift, album dell’anno, che e’ l’unica a dire due parole tipo Oscar, con dedica alle giovani donne. Per chi voti alle primarie, Taylor ?

Per quello che ho visto e ascoltato in generale voci e liriche pazzesche. Non sto parlando di Sanremo, che non ho visto ma plaudo a Gaetano Curreri degli Stadio, benemerito tifoso della Fiorentina e per questo degno vincitore.

P.S. Parlando di musica e politica, da recuperare l’analisi di Spotify.

MSNBC e’ live sul ritorno di Bush ( il presidente ) mentre su FoxNews Cheney rigetta Trump. Sinergie vintage

16 feb

William W.Bush in South Carolina per Jeb. E’ il grande ritorno in campo del presidente che sta parlando su MSNBC ( la tv all news “progressista” ). In forma, tante battute.
Contemporaneamente su FoxNews ( la tv all news “conservatrice” ) va in onda il vicepresidente Cheney che si dice certo ( e auspica ) che Trump non sara’ nominato dal partito repubblicano.
Le due televisioni diversamente insieme contro Donald Trump con la Casa Bianca preObama. Analizzate voi la sinergia delle due televisioni.

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VINYL ( HBO ). Il rock, tra i 72 e i 73 anni

15 feb

Richie Finestra, manager discografico, rivela ad un certo punto di aver saltato Woodstock, dopo avere sempre raccontato di esserci stato. Chi c’era stato e chi aveva visto solo il film. Faceva la differenza allora, senza social media. Veramente la farebbe ancora oggi ma è questione di punti di vista. Comunque, per questo c’e’ la televisione.

VINYL è la nuova serie di HBO partita stasera anche in Russia, Canada, Australia, Italia, con la doppia puntata come da manuale.
E’ una serie firmata da Martin Scorsese ( 73 anni ) che ha diretto l’episodio iniziale ( il secondo e’ di Allen Coulter ) come fece con Boardwalk Empire, sempre per HBO. Alla scrittura Terence Winter ( The Sopranos, Boardwalk Empire e The Wolf of Wall Street ) e George Mastras ( uno dei producers di Breaking Bad ). Alla combriccola di famosi da aggiungere Mick Jagger ( 72 anni, producer ) e suo figlio, James Jagger, attore.
HBO spera con Vinyl di doppiare il successo di Game of Thrones. L’appello e’ rivolto alla larga platea di baby boomers, soprattutto. Per Scorsese la musica e’ una costante chiave di lavoro, come sappiamo.
E solo lui, with a little help from HBO, puo’ permettersi pezzi musicali di due, tre minuti in una fiction, senza un dialogo.

Tony Soprano come Richie Finestra, che è il protagonista ( Bobby Cannavale ) di Vinyl. Cognomi meravigliosi italo americani ma non solo questa è la similitudine. In ogni lavoro di Scorsese c’è la fascinazione del gangster, anche quando si parla d’altro. In questo caso la cornice e’ perfetta. Cosa c’e’ di meglio della New York del 1973 ? Manhattan non era l’isola di plastica di oggi, dominata dai billionaires ( direbbe il vecchio Bernie ). C’erano ancora le gangs e comunque i gangsters non erano solo a Wall Street ( direbbe ancora Bernie, forse ). La subway era tutta graffitata. Il Bronx era una caverna che andava a fuoco di continuo. E Richie Finestra trattava vinili come righe di coca.
In questo quadretto Scorsese si muove come un pesce nell’acqua. Non c’e’ probabilmente uno piu’ bravo di lui a nuotare in queste pozzanghere. Sembra di stare dentro Mean Streets ( 1973 ). E il rock ci sguazza bene in questa cornice riempita da un cast, come sempre nelle serie di HBO e Showtime, che è gia’ meta’ dell’opera. Non e’ solo che sono tutti grandi attori. Anche quelli che non parlano. E’ che sono tutti portatori sani di storie. Sono fili che vengono tesi fino dalla prima puntata per cui c’e’ un protagonista ma c’è anche un mondo, un’epoca che la scrittura disegna. Come e’ successo con Mad Men e con altre serie. Critica, pero’, divisa.

In Vinyl, è presto per dirlo, potrebbe essere che la forma comandi il resto. Una regia forte puo’ svuotare la scrittura o riempirla.
La mail che HBO manda ai suoi utenti il giorno della messa in onda per ricordarti l’orario, ecc contiene appunto questo rischio, anche inconsapevolmente. Dice: “Tonight, sex drugs and Scorsese”. Nella citazione manca il rock e c’è l’illustre regia.

La barba, dopo il talk show

14 feb

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Nella serata NBA su TNT si e’ materializzato ieri sera un signore che non vedevo da tempo. Il molto rimpianto Jon Stewart che ha lasciato un semi-deserto nei talk shows della notte.
Stewart con barba. Come l’altro grande ( Letterman ) che ha mollato la scrivania in televisione. Che barbe.

Trump ha rottamato la presidenza Bush. Se vince in South Carolina, e’ svolta

14 feb

Il dibattito di ieri sera , ignorato largamente in Italia causa canzonette e calcio, ha segnato una svolta.
Trump ha separato se stesso dalla storia del partito repubblicano e dalla presidenza Bush in un modo mai visto prima, come dicevo ieri sera.
Se vince in South Carolina nelle primarie repubblicane e’ svolta. E’ la morte delle gerarchie del partito.
L’arrivo di George W. Bush sul campo esalta le televisioni all news. Sempre meglio.

Finalmente il dibattito che mette a nudo il re. La platea lo fischia e lui (Trump) scatena il guazzabuglio

14 feb

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Sara’ perche’ è sabato ed è un sabato diverso ( in America l’All Star Game della NBA, in Italia si cantano in coro “i puffi” ). L’ennesimo dibattito tra i sei repubblicani rimasti ( questa volta sulla CBS ) desta meno curiosita’. Ed e’ un errore.
Registro il basket e guardo il dibattito che si svolge in South Carolina.
Obama dichiara, intanto, che procedera’ nella scelta del nuovo giudice della Corte Suprema. Sul palco sostengono in apertura che non puo’ farlo ed e’ chiaramente un argomento retorico ad uso del pubblico in sala.
John Dickerson, il conduttore di “Face the Nation” va nello specifico. Trump risponde sulla guerra scatenata da George W. Bush e dal Congresso dopo l’11 settembre. La platea impazzisce e Trump va avanti. Il fratello Bush sul palco e a ruota tutti gli altri vanno all’attacco di Trump. Donald ribadisce quello che ha sempre detto ( contrario all’intervento ) ma nessuno aveva posto finora la domanda in modo diretto.
Sull’immigrazione, sulla politica economica e quella sanitaria si fa come sempre a gara a distanziarsi da Obama, senza far capire le differenze tra uno e l’altro.
Ma stasera una linea precisa e’ stata tracciata tra Trump e gli altri. E’ emerso che Donald non e’ dentro il cerchio del partito. Gioca da esterno, non difende la storia ( o gli errori, fate voi ) della dinastia Bush. Tra i due ( Bush-Trump ) sono volati stracci come sempre ma questa volta anche con Cruz.
Mai come prima la natura non politica di Trump ha ridotto il palco ad una scazzottatura come in una serata di Grande Fratello. In questo guazzabuglio e’ resuscitato Marco Rubio.
E lunedì arriva George W. Bush in South Carolina per dare “un aiutino” al fratello.

La scomparsa di Scalia e’ breaking news in tv

14 feb

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Breaking news nella tv in America. Quando sono andato su Rai Italia stavano cantando in coro “i puffi”.
La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti non è piu’ certa.
Antonin Scalia, 79 anni, e’ stato giudice della Corte per piu’ di 29 anni ( la carica e’ a vita ). Ad Obama ora il compito di nominare un nuovo giudice che dovra’ passare lo scrutinio ( non scontato ) del Senato americano.
Cambia parecchio e se ne parlera’ molto nel dibattito tra i repubblicani sulla CBS tra poche ore.

Se Lena Dunham feels the Bern

13 feb

Lena Dunham ha fatto campagna elettorale in Iowa per Hillary.
La quinta stagione di GIRLS di cui Lena e’ autrice, ideatrice , tutto, sta per partire ( domenica 21 febbraio ). Con la sesta, nel 2017, la serie terminera’. E Lena arrivera’ ai trenta anni.
In America vengono colloquialmente chiamate “girls” anche le anziane.
Queste elezioni stanno segnando una spaccatura tra generazioni nel campo democratico. Una minoranza di “girls” sotto i trenta anni appoggiano Hillary. Secondo me Lena ci ripensa.

Jane, la moglie di Bernie, che e’ stata a Woodstock

12 feb

Sempre al suo fianco e sempre piu’ spesso in televisione.
Si e’ scritto del passato di Jane presidente di un piccolo college nel Vermont.
Jane e Bernie sono al secondo matrimonio, lei cattolica, lui ( notoriamente ) ebreo.
Ma forse vi e’ sfuggito che Jane ha detto in tv di essere stata a Woodstock. Clap, clap, clap.

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Bernie-Hillary, un format. Sandra e Raimondo

12 feb

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Ormai i dibattiti tra Hillary e Bernie sono un format televisivo. Guardateli bene. Non sono un poco Sandra e Raimondo ?
Vagano da un canale all’altro e questo fa la differenza. Questa volta sono sulla PBS e quindi le due giornaliste che porgono le domande ( anche quelle veicolate da Facebook ) sono ultra politicamente corrette. Cosi’ perbene da lasciare i due candidati prendersi il tempo che vogliono e replicare a piacimento. Non era stato cosi’ nell’ultimo dibattito regolato da MSNBC.
Ormai questi dibattiti cambiano poco. Sono stati sviscerati tutti gli argomenti e le differenze.
Avvicinandoci alla South Carolina i riferimenti agli afroamericani sono stati piu’ frequenti del solito.
Alla fine Hillary ha sferrato l’attacco che potrebbe avere steso Bernie, ricordando le sue critiche ( ribadite oggi ) al presidente Obama ( che in South Carolina ha il 90% a favore ).
Hillary ha abbracciato Obama ( Bernie fino ad un certo punto ) e ha finito trionfante tra gli applausi di un auditorium dell’universita’ del Wisconsin pieno di professori, con pochi studenti. Come abbiamo ormai capito queste elezioni hanno scavato un fossato tra giovani e meno giovani.
Ho girato poi su Anderson Cooper e il postdibattito su CNN e ho realizzato una volta di piu’ perche’ non vale la pena farlo. Sono tutti tifosi di Hillary.

Ma che si vota a fare ? La mission impossible di Bernie. “Le creature” pero’ ci credono

11 feb

Stamattina nelle televisioni all news si fanno i conti e viene fuori che la matematica e’ un’opinione.

Oggi e’ arrivato l’endorsement del Black Caucus del Congresso americano a Hillary.
Nessun voto per Sanders tra i membri democratici di colore del Congresso. Tra gli astenuti il potente senatore Clyburn della South Carolina, dove si vota prossimamente. Senza il voto afroamericano non si vince in questo stato.
39 senatori democratici hanno gia’ formalmente appoggiato Hillary. Nessun collega di Sanders nel Senato si e’ per ora dichiarato per lui.

In New Hampshire, dove Sanders ha sepolto Hillary anche nelle contee blue collar che erano state sue nel 2008, il conto finale dei delegati e’ 15 a 15 grazie ai superdelegati democratici che hanno scelto lei.
Sulla maggioranza necessaria ad ottenere la nomination di 2382 delegati alla convention democratica di luglio, pesano i 712 superdelegati, che sono membri del partito, che non devono essere eletti e rispondono solo a se stessi delle loro scelte. Ci sono conteggi in corso e tanti ce ne saranno ma la stragrande maggioranza si e’ gia’ pronunciata per Hillary.
Insomma la macchina Clinton e’ in moto e anche quando e’ bloccata nella neve come in New Hampshire fa tanto di quel fumo che non si vede piu’ niente. Non si vede a cosa serva votare in questo quadro apparentemente gia’ risolto.

Eppure proprio questo dominio del voto democratico a prescindere e’ quello che muove le leve di “FEEL THE BERN”.
L’idea che sia possibile ribaltare lo stato delle cose. L’idea che se il voto popolare dira’ qualcosa di diverso sara’ difficile ignorarlo.
Ma i tifosi di Bernie so’ creature e ancora non sanno come va la vita.

P.S. Oggi Harry Belafonte ha endorsed Bernie Sanders. Gia’ da tempo lo ha fatto Cornel West. Il loro sostegno a Bernie nulla cambia di quanto detto sopra.

ARI P.S. NATE SILVER DICE CHE I SUPERDELEGATI VANNO DOVE LI PORTA IL VENTO.
Quindi se le “creature” soffiano forte tutto e’ possibile

Stasera ancora Hillary-Bernie ( sulla PBS ). Nella sfida degli spot stravince Bernie

11 feb

Che meraviglia lo spot pro Bernie.

Ehi, una pagina sulla Fiorentina ( donne ) sul New York Times

11 feb

Siamo ( siamo, prima persona plurale ) l’unica squadra di serie A ad avere una squadra femminile. E cosi’ siamo atterrati con un paginone doppio sul New York Times. Evviva.

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Dimenticate Hillary. La donna della notte in tv rompe un muro

11 feb

Questa e’ la rivoluzione che conta.
Samantha Bee si infila nel muro di uomini che conducono i talks della notte e immediatamente e’ l’unica da seguire sulle primarie. Ascolti molto alti.

Samantha Bee, l’unica donna della notte, si immerge nelle primarie. E lo fa meglio di tutti

11 feb

Dal daily Show di Jon Stewart sono usciti in tanti che ora hanno il loro programma. Con Stewart erano gli inviati del TG. Ora hanno i loro inviati.
Samantha Bee era della squadra e da lunedì ( TBS ) e’ l’unica donna a condurre un talk show della notte.
Samantha ha a sua volta i suoi inviati e uno di questi ha riservato a Jeb Bush il trattamento che lei era solita regalare alle sue vittime.
La critica la premia di default e fa bene. C’e’ anche chi dice che e’ lei l’erede di Jon Stewart ( e non i Colbert, i John Oliver ).  E chi fa capire che se dovessimo eleggere una donna presidente dei talk shows Samantha sarebbe la prima. Piu’ o meno.

Bernie-Sanremo

10 feb

Sono venute fuori partecipazioni di Sanders ad un film e ad un LP.
Vintage Bernie. Che poi e’ lo stesso di oggi.
We Shall Overcome da usare in South Carolina dove l’84% degli afroamericani viene dato a Hillary.

Comeback kid

10 feb

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Il comeback kid di ieri, come da pronostici.
Quell’altro stavolta e’ affondato.

Cosa sta succedendo

10 feb

Scusate se comincio dicendo che se non siete stati ad un rally di Bernie Sanders  ( e di Donald Trump ) non potete avere un’idea di cosa sta succedendo.
Quello che vedete in televisione e’ il risultato di una camera puntata sull’oratore. E cosi si discetta di quello che si vede da casa, ufficio, ecc. Tutti che dicono piu’ o meno le stesse cose, dopo avere controllato i siti di riferimento. A chi non controlla può scappare una cazzata per la fretta di twittare ma cambia poco.
Quello che si perde sono i pubblici degli oratori. La camera andrebbe diretta su chi ascolta. A fare bene il compitino andrebbero sentiti almeno una ventina dei presenti ( numero a caso che vuol solo significare non due o tre come fanno le news ).
Poi bisognerebbe andare in giro per l’arena e magari osservare che ai comizi di Trump passano i venditori di bibite e noccioline come allo stadio. E che a quelli di Sanders puoi incrociare molti sguardi commossi.
La nozione che puoi seguire il mondo dal Mac e’ ormai passata. “Mi permetto di dissentire” ( uso un eufemismo che Sanders adopera spesso ).
Senza esserci non si colgono due elementi che, stasera che non c’ero, ho ascoltato su MSNBC . La gioia e l’autenticità’.

 

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Con il 4% dei seggi scrutinati Sanders e Trump hanno gia’ vinto

10 feb

“The outsiders take the hill”.
Mesi fa lo scontro si diceva sarebbe stato ancora tra le famiglie Clinton e Bush.
Stasera non sembra cosi ma la strada e’ lunga.
Con solo il 4% dei seggi scrutinati NBC ha gia’ dichiarato i vincitori.

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Come guardare in tv le primarie. Stiamo assistendo ad una cosa grande

10 feb

A New York i tasti 14 (MSNBC) e 44 (FoxNews) sono quelli su cui girare.
I telegiornali dei grandi networks stasera alle 18.30 hanno dedicato i primi 20 minuti ( sui 30 totali ) al New Hampshire, il piccolo stato che alla fine per numero di delegati contera’ poco piu’ di zero.
Ma come per l’Iowa siamo tutti qua, imbambolati e appassionati.
Urne chiuse ma file mai viste prima ancora ai seggi.
Stiamo assistendo ad un grande evento.

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Se l’83% degli elettori democratici sotto i 30 anni in New Hampshire e’ per Bernie

10 feb

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Si stanno per chiudere le urne in New Hampshire e aspettiamo i risultati.
Ma una cosa NBC ce la dice gia’. Gli elettori democratici sotto i 30 anni per Hillary sono il 16%.
Tutti gli altri per Bernie, il vecchietto socialista di Brooklyn.