Archive | marzo, 2016

The man who sold the world

31 mar

Un’ora memorabile di tv. Trump stavolta (forse) e’ andato oltre. Le donne in galera (?) se abortiscono

31 mar

Ieri sera quattro candidati su MSNBC, un’ora ciascuno. Prima Kasich, poi Trump,Hillary e Bernie.
Il formato, town meeting per i primi due e lunghe interviste a seguire.
Sono rimasto attaccato solo all’ora di Trump con Chris Matthews, che è un’intervistatore che non ti lascia respirare e Donald è crollato in dichiarazioni a capocchia che ha poi provato parzialmente a modificare con la sua solita arma impropria (Twitter) e con una dichiarazione.
Questa ora di televisione andrebbe messa nelle teche delle scuole di comunicazione per dire agli studenti come si fa il mestiere (del giornalista televisivo).
Sull’aborto ha detto che bisognera’ studiare “qualche forma di punizione” per le donne che abortiscono (niente per gli uomini). Ormai siamo oltre, con Trump. Intanto Ted Cruz sale nei sondaggi e nella raccolta dei fondi per la campagna.

HILLARY all’APOLLO. Tutti bianchi, piu’ media che pubblico. The revolution will be televised

30 mar

Hillary e’ stata senatrice dello stato di New York. Nello stato che la riporto’ a Washington deve vincere con un grande distacco e dovrebbe andare proprio cosi, il 19 aprile.
A vedere pero’ oggi l’inizio ufficiale della campagna ad Harlem, a pochi metri dall’ufficio di suo marito Bill, non sembrerebbe tutto scontato. L’Apollo e’ il teatro della storia della musica afroamericana, del jazz e anche quel luogo da cui in tanti sono partiti (uno per tutti, Jimi Hendrix).
Anche Obama e’ passato per l’Apollo e fu memorabile.
Meno storico il passaggio di questa mattina. Forse a causa dell’orario, ai piani superiori c’erano larghi buchi. In platea il 90% erano bianchi. La fila degli accrediti media all’esterno lunga quasi quanto quella del pubblico.
Prima dell’arrivo di Hillary, grandi preparativi per predisporre la cinquantina di supporters che sono quelli che si vedono in televisione, alle spalle di chi parla. Il rituale vuole che ci siano il bianco e la nera, l’asiatica e il latino, la giovane e l’anziano, ecc. Le televisioni inquadrano sempre solo il palco.
Hillary ha citato Bernie solo come “my opponent”, senza dire il nome. E ha spesso declinato quel modo di assentire alle cose che lei stessa dice (facendo si, con il capo) che e’ il suo classico trademark retorico.
La gita ad Harlem e’ finita presto. Il materiale per le televisioni perfetto. L’affluenza meno ma quella che conta sta davanti agli schermi.

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NEW YORK, NEW YORK. Hillary, all’Apollo con un nuovo spot

30 mar

Stamattina Hillary all’Apollo, ad Harlem. Apertura ufficiale della campagna nello stato, dove si vota il 19 aprile.
Tra poco vado ad Harlem.

Germania-Italia solo su ESPN2. Ma Rai Italia a che serve ?

29 mar

Ho acceso Rai Italia ( la Rai degli emigranti a cui ci si abbona con 9.95 dollari al mese) e mi sono trovato un programma sulle “eccellenze italiane” all’ora in cui pensavo dovesse essere in onda Germania-Italia.
Le “eccellenze” (tedesche) sono in onda su ESPN.

Evviva la televisione. Le primarie americane, a meta’ del romanzo popolare di Trump e Sanders

28 mar

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Quando facevo politica molti anni fa (le stagioni del liceo e universita’ a Milano) ricordo una elementare lezione che oggi ritrovo largamente declinata dal professore in materia, Mr. Donal Trump. Per battere un avversario trova un aggettivo, un soprannome che ha a che fare con un suo presunto difetto fisico o caratteriale e non perdere tempo ad argomentare le tue idee. Quelle non contano. Prima di tutto appiccicagli un’etichetta e vedrai che quella lo accompagnerà fino alla morte (politica).
Poi anni di correttezza politica (e forse piu’ sale in zucca) mi hanno deviato da quella via. Oggi nel maestro Trump rivedo la luce (si fa ovviamente per dire).
La lista degli esperti-tifosi di Marco Rubio (“little Marco”) annichiliti da Trump la fa Frank Rich sul New York magazine. Potrei aggiungere quella degli italiani. Trump ha distrutto “la grande promessa repubblicana” parlando delle bottigliette d’acqua che Rubio beveva, del sudore che ne derivava, delle sue frequenti ripetizioni (lo fanno tutti) per finire con un classico, l’appellativo di “piccolo Marco”, dedicato alla sua altezza. Rubio ha provato ad andare su quel terreno giocando sull’opposizione piccolo-grande (“piccola statura”, “mani piccole”, ecc ) ma e’ sembrato un Alvaro Vitali senza talento.
Ho pensato agli inizi che Trump non sarebbe arrivato all’Iowa e ora non so come uscira’ vincitore dalla convention di Cleveland. Penso anche che Ted Cruz sia peggio del miliardario ma di questo avremo tempo per parlare anche perche’ quasi tutti (in America e in Italia) sembrano pensare il contrario.

Il ciclo di Obama e’ stato iconograficamente perfetto ma sta facendo emergere aree di autentica frustrazione se non di disperazione, direttamente proporzionali alle speranze che aveva suscitato. L’opposizione pregiudiziale repubblicana ha fatto il resto. L’onda revanscista, populista e’ montata coinvolgendo tutta Washington, Casa Bianca e Congresso. La parola piu’ citata nella capitale (establishment) è divenuta simbolo di walking dead.
E cosi’ è arrivato Trump. E in misura diversa Sanders.
La crisi del 2008 e’ assorbita a New York e Wall Street ma non nell’America profonda. Le cifre dell’occupazione in costante crescita nascondono una dilatazione dei “working poor”, chi lavora a tempo e con salario minimo. E’ dentro questa classe liquida di operai moderni, che sono fuori dal modo di produzione fordista e dalla tutela sindacale, che pesca il populismo. Attraversano orizzontalmente, piu’ di quanto si pensi, i due partiti. Certo Sanders ha i giovani dei colleges che lo sostengono (molti provenienti da famiglie con mezzi) ma quello che lo accomuna a Trump e’ che sono due outsiders, sono fuori dall’establishment. Anche se Trump ci ha fatto affari tutta la vita e Sanders e’ stato senatore tutta la vita. Ma Trump e Sanders hanno cambiato per sempre la politica in America.
Trump si e’ autofinanziato e Sanders non ha ricevuto una lira dai big donors che fanno sempre le campagne in America, Hillary e Obama ovviamente compresi.

In questo quadro le campagne di Trump e Sanders hanno scavato una strada finora mai percorsa ed originata direttamente dalla televisione. Trump ha stracciato quello che si e’ sempre detto essere il manuale delle primarie americane. Le strette di mano, gli incontri nei diners, i town meetings con 50, 100 presenti. Solo il grande evento-comizio e poi una presenza costante su Twitter che serve a rimbalzare sulla televisione, dove Trump e’ di casa da anni.
Grandi eventi anche per Sanders ma per lui i social media che lavorano di piu’ sono Facebook, Instagram e Snapchat, frullati dalle sue giovani truppe, nel solco delle campagne di Obama.
Ora si tratta di vedere quanto influira’ la variabile ‘tradimenti coniugali” che ad un certo punto spunta sempre fuori nelle primarie americane e che questa volta è caduta sul capino benedetto di Ted Cruz. Il bello e’ che se la stessa cosa fosse capitata a Trump, a lui avrebbe portato punti in piu’, gestita “machisticamente”.
E cosi’, vista oggi, sembrerebbe ci stiamo avviando verso una sfida Hillary-Trump. Con la televisione mai come questa volta al centro del salotto (social) della politica. Ma non è detto. Il romanzo delle primarie è solo a meta’.

Rivedere Trump da Letterman e capire che era scritto

28 mar

Hillary non vince mai un caucus ( anche se vincerà alla fine )

27 mar

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Oggi tra i democratici si e’ votato in tre stati ( Hawaii, Washington e Alaska ).
I risultati di Alaska e Washington ( lo stato di Seattle, non quello della capitale Washington DC ) sono quasi ufficiali e dicono che Bernie strabatte Hillary. Sono sempre stati in cui si vota con il caucus, l’assemblea degli iscritti in cui ci si esprime, si fa il tifo e poi ci si conta. Sono i luoghi in cui si fa sentire la passione dei giovani che sostengono Bernie.
Quando si vota nel silenzio dell’urna vince Hillary. Soprattutto quando non votano i democratici di pelle bianca. Io continuo a pensare che sia un problema per la Clinton. Anche se vincera’ California e New York, i due grandi stati in cui il voto dei latinos e afroamericani torna ad essere decisivo e chiudera’ le primarie.

Ma allora Bernie non e’ Forrest Gump

25 mar

Gira molto in tivu’ il sondaggio di ieri di Bloomberg.
Bernie va meglio di Hillary contro i tre sfidanti repubblicani. Addirittura mentre Hillary perde con il moderato Kasich, Bernie vince anche con lui. Perdindirindina.

 

E’ scomparso un gigante della comicita’ e della Tv ( che forse non conoscete )

25 mar

Molti comedians americani dicono di dovere tutto a lui.
Sicuramente Showtime deve molto a Garry Shandling che con il suo talk show contributi’ a lanciare definitivamente il canale televisivo.
Jerry Seinfeld ha detto che andarsene oggi intorno ai 60 anni vuol dire “morire giovani”.

Ho visto il documentario su Nora Ephron (del figlio). Commovente

25 mar

Se avete conosciuto vita e opere di Nora Ephron (Sleepless in Seattle, You’ve got mail, Julie & Julia, ecc.) allora il documentario andato in onda su HBO (e passato per il New York Film Festival) ve lo bevete e, alla fine, ne uscite commossi.
L’autore e’ il figlio Jacob Bernstein, giornalista.
Sono intervistati familiari e tutti i famosi (quelli veri, non quelli delle isole varie) che hanno incrociato Nora Ephron.
La chiave del racconto sta nel racconto di una donna che ha fatto della franchezza, dell’estroversione un modo di produzione della sua vita ma poi ha vissuto la malattia, la leucemia per cui se ne è andata in un altro modo. Discreta, attenta, affettuosa.
Ovvero ha diviso la sua esistenza come, forse, dovremmo fare tutti. Con o senza il talento di Nora Ephron.

Ballaro’ ha chiuso

24 mar

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Ci sono passato davanti ieri.
Il Ballaro’ che ha chiuso sembra essere il ristorante nella Lower East Side.
Chissa’ da quanto.

Sapete quanti sono i musulmani nella polizia di New York ? 900. Per il resto si danno i numeri

24 mar

Tra ieri e oggi si sono dati i numeri in America, in Italia e chissa’ in quale altro paese.
Giornalisti domandano a chi chiede misure drastiche nei confronti dei musulmani semplicemente quanti sono.
Odio mettere insieme Italia e America ma in questo caso la tentazione e’ irresistibile.
Allora succede che  Ted Cruz interrogato (quello che vorrebbe sorvegliare tutti i musulmani americani) non sappia dire un numero. E Maurizio Gasparri interrogato (quello che vorrebbe respingere tutti i barconi) pure non sappia dare un numero. Una meraviglia.
Un numero lo da invece il capo della polizia di New York, Bratton. Ci dice che nella polizia della citta’ i musulmani sono 900. E ovviamente tutti perfetti professionisti come quelli che credono in altre religioni.
Chi  sorveglia i novecento di New York ? Che brutti tempi.

Obama completamente oscurato dalla televisione

23 mar

Stamattina ancora meno di ieri. Nemmeno un minuto dedicato al viaggio di Obama, che prosegue in Argentina.
Belgio ed elezioni primarie nei telegiornali.
Non so nemmeno se gli inviati al seguito sono stati fatti rientrare perche’ non si vedono. Qualcuno, non gli americani, sara’ sulla spiaggia di Varadero.
La mobilita’ della tv americana in questi casi e’ inimmaginabile per la nostra corporazione televisiva.
Una giornalista che ieri parlava da Cuba per la NBC oggi e’ collegata da Bruxelles.

Bernie perde l’Arizona ma vince da Jimmy Kimmel

23 mar

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A me Bernie sta simpatico e chissenefrega di quelli che lo trattano come chincaglieria da mercatino del modernariato. Quando lo vedo ospite da Jimmy Kimmel ha appena perso l’Arizona e si attendono i risultati di Utah e Idaho dove si è votato oggi.
Bernie è piu’ spiritoso di quanto credessi.

L’inviata a Cuba che conduce le breaking news sul Belgio

22 mar

Andrea Mitchell è nota giornalista di NBC, che conduce un programma quotidiano di un’ora su MSNBC.
Oggi e’ seduta in piazza a l’Avana e si collega con New York e Bruxelles.
Non una parola sullo “storico viaggio” di Obama nell’isola caraibica.

Lo schermo diviso della tv. Obama dice che oggi si chiude “la guerra fredda”. Ma l’altra guerra?

22 mar

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Obama non sembra modificare il suo programma per quello che e’ accaduto in Belgio.
Con tutto l’affetto per Cuba, le spiagge cubane, i mojito, oggi Obama mi e’ sembrato fuori sink.
Ha snocciolato forse uno dei suoi migliori discorsi tessendo l’elogio della democrazia americana in opposizione al modello di stato socialista. In un’altra circostanza si sarebbe parlato di un discorso coraggioso, di un discorso “epocale”.
Ma sullo schermo diviso della televisione continuano ad andare le immagini che arrivano dalla strage in Belgio. Obama parla della sua storia, delle comuni radici nello schiavismo, dice che siamo “todos Americanos”. Racconta storie con nomi e cognomi di esuli, dando un volto a dei numeri come ormai si fa sempre nella narrazione politica. Conclude con un “si, se puede” che suona fuori luogo in questa giornata. Solo poche parole all’inizio sugli attentati terroristici.
Sembra confermata la partecipazione del presidente alla partita di baseball tra i due paesi.
Le televisioni non dedicano un secondo al discorso e tornano immediatamente in Belgio.

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Tutta la tv in “breaking news mode”. Tra poco parla Obama da Cuba ma ormai sembra in vacanza

22 mar

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Non solo le tv allnews sono ininterrottamente su Bruxelles ma anche i grandi networks sono in “breaking news mode”. E’ saltato tutto e gli inviati a Cuba sembrano imbarazzati nel dire, come ho appena ascoltato su ABC, che Obama assisterebbe (forse) oggi ad una partita di baseball.

Obama a Cuba sfuma nelle esplosioni di Bruxelles

22 mar

Oggi sarebbe dovuta essere la giornata della celebrazione della storica visita di Obama a Cuba.
Gli inviati in gita possono rientrare. In televisione c’e’ solo Bruxelles.

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“Believe me, believe me, believe me”

22 mar

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Stasera ci doveva essere un dibattito tra i candidati repubblicani su FOX.
E’ saltato perche’ Trump ha detto che non avrebbe potuto essere presente per un conflitto di impegni assunti. L’appuntamento preso era con l’AIPAC, the American Israel Public Affairs Committee, la potente lobby ebraica, al Verizon Center dove domani sera si esibisce Rihanna.
Trump ha finito il suo elementare discorso “copy and paste” dicendo che la figlia Ivanka sta per avere un figlio ebreo. Ha glissato ovviamente sulle sue piu’ antiche dichiarazioni non “antipatizzanti” nei confronti della Palestina.
In apertura della giornata aveva parlato Hillary. John Kasich, probabilmente, il piu’ efficace e Cruz a chiudere.
“Believe me, believe me, believe me” era il solito ritornello di Trump, per una volta attaccato al teleprompter per paura di dire una bufala davanti ad un uditorio molto sensibile.
CARA NONNA ILSE mia, ebrea tedesca, lo so che tu non gli avresti creduto. Ma chissa’ quei 18mila del Verizon Center.
P.S. L’unico oggi assente e’ stato il solo candidato ebreo tra i cinque rimasti (Bernie Sanders).

Succede in Sierra Leone, Liberia, Papua Nuova Guinea. E Stati Uniti d’America . LA MATERNITÀ NON RETRIBUITA

21 mar

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Una vergogna. L’occasione per parlarne è televisiva.
The New York Times ha dedicato un lungo pezzo alla maternita’ di Rebecca Lowe, la conduttrice delle domeniche di calcio della Premier League, che guardo con assoluta devozione. Rebecca è arrivata dall’Inghilterra in America quando la NBC ha comprato i diritti del calcio inglese. Gli ascolti sono cresciuti in tre anni del 150% rispetto alla vecchia gestione di FOX e ESPN.
Il boom degli ascolti si deve alla competenza di Rebecca ma soprattutto alla popolarita’ crescente del calcio in America
Rebecca è a otto mesi e mezzo di gravidanza quindi sta per partorire in studio. Tornera’ con l’inizio della prossima stagione. La Lowe ha un lauto contratto che le permette di stare a casa l’estate ma questo non accade per la stragrande maggioranza delle donne che lavorano in America.
Le dodici settimane post-parto non sono pagate in genere. Solo il 13% delle donne ricevono un salario quando lasciano per tre mesi il posto di lavoro.
Senza arrivare alla Norvegia che offre il 100% della paga per 35 settimane, nella vicina Cuba che Obama sta visitando le settimane retribuite al cento per cento sono 18. Ma come si dice in questa campagna elettorale americana quelli sono “paesi comunisti” (ebbene si, anche la Norvegia). Per non parlare dei paesi che concedono questa possibilita’ anche ai padri (fantascienza, negli Stati Uniti per il 90 per cento delle imprese ).
In America si torna a lavorare quasi dalla camera dell’ospedale per non perdere posto di lavoro e salario. Una situazione imbarazzante a cui spesso accennano i due candidati democratici in queste primarie.
Solo California e New Jersey offrono la maternita’ pagata al 60% (per sei settimane) e il piccolo Rhode Island per un mese. Tutto qua. Dal 1993 per legge (amministrazione Bill Clinton) c’e’ il diritto alle 12 settimane ma non retribuite.
Quello che succede allora e’ invece pura Americana. Le compagnie private piu’ avanzate (nell’assenza dello stato federale) si fanno regole proprie per non perdere preziose collaboratrici. E cosi’ Netflix ha esteso ad un anno la maternita’ pagata per una parte delle sue salariate. Google ha alzato la propria soglia da 12 a 18 settimane retribuite per le madri e a 12 settimane per i padri. Per Apple un mese prima e tre mesi dopo, pagati. Twitter 20 settimane. Instagram e Reddit 17 settimane sia per i padri che per le madri.
Il mosaico di Silicon Valley fa a pugni con il resto del paese. Ma solo il cinque per cento dei CEO delle prime 500 compagnie di Fortune sono donne. E in questo caso l’America è come il resto del mondo.

Reagan ( e Bush padre ) contro Trump

20 mar

Gira questo video del dibattito sui migranti alle primarie repubblicane del 1980.
Impressionante la differenza con quello che stiamo ascoltando in queste settimane.

Bryan Cranston ( Breaking Bad ) è Lyndon Johnson per HBO. A maggio

20 mar

Dopo Broadway arriva la televisione per il presidente Johnson di Bryan Cranston.
Prossimamente su HBO, Steven Spielberg tra gli executive producers.
A teatro Cranston e’ stato fantastico.

Oh America ( 1963 )

20 mar

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Oh America ( 2016 )

20 mar

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Un’ora in prime time con Kate del Castillo su ABC. La El Chapo story spiegata bene

19 mar

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Diane Sawyer e’ stata la conduttrice del TG di ABC per anni e ora lavora a progetti speciali. Uno di questi e’ andato in onda ieri sera. Un’ora con Kate del Castillo, l’attrice molto nota in Messico e ora residente a Los Angeles.
Ricordate ? Kate era stata con Sean Penn da Joaquin Guzman, detto El Chapo, il narco trafficante capo del cartello di Sinaloa, pare il piu’ importante in materia al mondo.
Kate e Penn avevano due obiettivi diversi, come e’ emerso anche dal lungo pezzo dedicato alla storia dal New Yorker.
Lei voleva fare un film e lui un articolo. Kate fara’ il film ( ci ha detto alla fine dell’intervista ) e Penn l”articolo lo ha scritto ( vabbe’). El Chapo e’ di nuovo in galera, come sappiamo. Fino alla prossima fuga.
Kate del Castillo esce fuori dall’intervista ingenua, simpatica, “egoriferita”, come quasi tutti gli attori. Ha pensato di fare il film della vita, approfittando della simpatia del criminale nei suoi confronti. Lui ( donne e guai…per stare alla radice del racconto ) e’ caduto nella tentazione del peccato originale. Sean Penn era in suo viaggio da giornalista con scoop incorporato e , come e’ noto, El Chapo manco sapeva chi fosse.
Sembra una commedia degli equivoci di Feydeau. Solo che il trafficante e’ un assassino e non stiamo sul palcoscenico del Bagaglino. Questo forse Kate lo ha compreso tardi. Il mondo della fiction e quello della realta’ si mischiano nella recita.
Tornando al pezzo del New Yorker scopriamo che il libro di Saviano ( Zero Zero Zero ) lo leggeva Penn sull’aereo che lo ha portato da El Chapo. E poi forse lo ha lasciato li. Mi sa che il narcotrafficante non ha fatto in tempo a documentarsi.

Jack Dorsey, CEO di Twitter, al TG di NBC nel decennale dell’uccellino

18 mar

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Jack Dorsey, CEO di Twitter, parla nel decennale della nascita dell’uccellino.
L’intervista sembra un follow-up di quello che scrivevo poco fa sulla “responsabilità dei media” in questa fase.
Le domande di Matt Lauer, conduttore del TG di NBC, ruotano tutte attorno alla sottile linea che passa tra “critica e insulto” ( letterale ). Dorsey non risponde. Dice invece che a suo parere Twitter e’ diventata la fonte numero uno delle news nel mondo ( e forse qua sta il problema ).
Dice anche di non avere mai bloccato qualcuno, a domanda sui terroristi islamici e non solo.
Per il resto laconico. Parlava piu’ il look da perfetto hipster. Con tanto di maglia nera d’ordinanza.
Alla domanda sul suo essere l’erede di Steve Jobs ha saggiamente glissato.

Oltre Trump. Forse s’avanza una riflessione sui media. Forse

18 mar

Tornato alla televisione del mattino in America vedo, ascolto l’emergere di una questione che ci riguarda. Ci riguarda perche’ ogni starnuto di Salvini e’ stato in un passato recente gonfiato. E poi Vendola e la Meloni genitori, ecc stando solo alle ultime settimane.
Ci si chiede quanto la fabbricazione dell’ “anger vote” ( il movimento populista, la rabbia ) che ha messo Trump al centro della politica, non solo in America, sia “responsabilità’” dei media.
Trump stesso si vanta di avere speso per la sua campagna solo il carburante dell’aereo. Il resto lo hanno fatto le televisioni, che ad un certo punto avevamo detto che non contavano piu’ niente.
Dall’altra parte sono usciti precisi numeri sulla copertura goduta da Hillary nei confronti di Bernie, fino alla scomparsa clamorosa di Sanders, il cui discorso dopo le sconfitte di martedì non e’ stato mandato in onda dalle tv all news.
Lasciamo pure perdere Sanders se volete, ma ora non c’e’ stratega repubblicano old style che non dica che se Trump affermasse che gli asini volano, la notizia aprirebbe tutti i telegiornali e i signori che assegnano i Nobel dovrebbero considerare la sensazionale scoperta.
Naturalmente non c’entra solo la televisione e il suo cancro degli ascolti. Ormai la grancassa dei social media ha reso irrilevanti i vecchi guru della politica, fino a chi ha letto piu’ di un libro nella vita o ha fatto un giretto oltre le frontiere del proprio stato.
Vince lo schiamazzo, la boiata, l’insulto.
Ce la siamo voluta ? Se ne parla parecchio stamattina. Parole, parole, parole….

A testa alta. E bassa

17 mar

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Se oggi digitate “a testa alta” esce la Juventus di ieri sera.
La squadra piu’ amata dagli italiani e’ stata eliminata dai tedeschi del Bayern in una partita di quelle che i tifosi della Juve ricorderanno.
Noi ( la Fiorentina ) fummo eliminati dallo stesso Bayern con un goal fasullo. Ricordo anche allora una eliminazione “a testa alta”.
La retorica sportiva ha da sempre mutuato teste alte e basse ( attaccare a testa bassa ) da altri contesti. In questa fase teste cadono non metaforicamente.
I tedeschi ieri hanno pareggiato con due goals di testa. La “testa alta”, se proprio vogliamo essere filologicamente precisini, e’ stata quella loro.

PS Sono pensierini aeroportuali, in attesa di lasciare, a testa mediamente bassa, la cara Italietta.

Se HUMANS OF NEW YORK scrive a TRUMP

16 mar

Brandon Stranton è il fotografo autore di Humans of New York.
Tra i giovani in America e’ un’assoluta stella. Ieri ha scritto pubblicamente a Mr.Trump.
Conta piu’ lui di un qualsiasi spot contro.