Archive | marzo, 2016

E furono Trump e Hillary

16 mar

Winding-Road-Final

Sanders e Rubio spazzati via nel martedì dell’Ohio e della Florida.
Hillary secondo previsioni mentre Trump continua a camminare sul corpo stremato del partito repubblicano, che accenna ad una resistenza solo nel solito Ohio, dove Kasich vince.
In questo breve periodo che sto trascorrendo in Italia, amici mi chiedono come sia possibile Trump. Io sto ancora cercando di capire come sia stato possibile Obama.
L’America, paese complesso, cari miei.

Mi manca la televisione. Quella che ho sbirciato qua e’ imbarazzante.
Tra “bertolasi e famosi” ,che non so chi siano, mi ha tramortito. Domani torno a New York e provo a riprendermi. E a riprendere il racconto delle primarie.

Samantha Bee sulle donne che lavorano ( non solo in televisione )

15 mar

“Il dibattito” sulle donne candidate-sindaco a Roma e Milano sembra provenire da un copione di Samantha Bee. Non ci bastava Trump. Bertolaso, Grillo, ecc. Non ci facciamo mancare niente, dalle due parti dell’oceano.

Super Senior

14 mar

Quattro stati e cinque comizi per il vecchio Bernie, oggi alla vigilia del martedì delle primarie ( Ohio, Illinois, Missouri, North Carolina ).

Si, le primarie…in realta’ torno per March Madness

14 mar

Sta per partire la lunga volata delle finali di basket delle universita’.
Torno in settimana a New York. Ogni tanto buttero’ un occhio alle primarie. Ma senza distrarmi troppo.

Cosa c’e’ dentro le tasche di Hillary

13 mar

La parodia non fa tanto ridere ma da l’idea del sentimento anti-Hillary che corre nel paese. Non solo tra i repubblicani.

Ammazza, tutta SHONDALAND per Hillary

11 mar

Le protagoniste delle tre serie di Shonda Rhimes in campo per Hillary. Piu’ lei, la capa.

Ma chi è sto Bernie Sanders, in sintesi ?

10 mar

Solo per pochi giorni in Italia vedo, sento amici che mi chiedono “ma chi è sto Bernie Sanders per cui fai il tifo ?”.
Il tifo…non esageriamo. Provo sempre a partire da lontano. Non avremo piu’ uno cool come Obama. Prima di lui solo Kennedy. Che poi in fondo a me interessa quasi solo questo. L’immagine, il grado di autorevolezza iconografica nel mondo ( in America e’ un’altra cosa ).
Poi c’e’ la politica che dovrebbe essere la cosa piu’ importante. Ma nella storia della Casa Bianca lo è fino ad un certo punto.
Il Congresso che blocca il presidente ( anatra zoppa ) è un classico. E cosi’ Obama ha governato per “executive orders”, saltando il ramo legislativo in mano alla maggioranza repubblicana. Questi, i repubblicani, pagano l’opposizione pregiudiziale ( e quindi il nullismo della loro presenza a Washington ) con l’onda populista che spinge Trump.
In questo sintetico quadro Hillary arriva come candidatura risarcitoria inevitabile ( prima donna, moglie di Bill il traditore, sconfitta da Obama nel 2008 ). Hillary è abile, intelligente, spregiudicata.
Le primarie democratiche ( che in America sono una cosa seria ) sembrava non dovessero avere luogo per mancanza di sfidanti. Ecco allora l’anziano, improbabile, senatore da una vita, Bernie Sanders, dal piccolo stato del Vermont. Ero andato a trovarlo qualche anno fa perche’ avevo pensato di fare un documentario su di lui. L’unico indipendente che si diceva socialista in America. Una specie di macchietta.
Bernie comincia come in una partita in cui devi recuperare in trasferta sei pere rimediate nell’andata.
Ci credono subito i giovani dei colleges che trovano in lui uno strano guru, con il suo largo abito grigio spiegazzato ( non esattamente skinny jeans ) e i capelli rimasti che volano bianchi quando si alza il grido “Bernie, Bernie”.
Bernie parla di universita’ gratuite ( non una grande promessa perche’ costano pochissimo in rapporto a quelle private ) di sanita’ gratuita per tutti ( non dice che significherebbe tasse parecchio piu’ alte per la classe media ) e di punire Wall Street. Quest’ultima soprattutto è la sua bandiera.
Hillary e Bill sono coppia di potere, con la fondazione Clinton che riceve aiuti non tanto schermati dal politicamente corretto.
Bernie fa il cittadino qualunque che si chiede ” ma chi ha pagato per la crisi del 2008 ?”. In temini penali, nessuno tranne Bernie Madoff e pochi altri. Ma anche in termini “civili” perche’ oggi girano bonus e curiosi pacchetti come ai vecchi bei tempi. Al contrario un’intero paese è stato sconvolto. Come succede in America le cose mutano poi con una rapidita’ che noi neppure immaginiamo. Oggi le famiglie medie americane respirano ma morti e feriti tra i parenti per la caduta di otto anni fa non si contano.
Bernie ha “spostato a sinistra Hillary” che ora parla come lui. Sta svolgendo straordinariamente il suo ruolo di sfidante virtuale ( fino ad oggi ).
Per me è un candidato indentario. Per chi fa invece quello che ci capisce di politica è il vecchio pazzo.
Hillary che torna alla Casa Bianca, cambiando stanza, mi va benissimo. Dico pero’ che continuare a vincere quasi solo negli stati in cui contano gli afroamericani ( che sono il 13% del paese ma il 40% del partito democratico ) non è un buon indicatore per le elezioni generali.
Adesso arrivano Illinois, Florida, Ohio e qua Hillary deve non vincere ma stravincere per farci capire che a novembre puo’ portare a casetta gli stati che contano e non solo quelli che saranno sicuro repubblicani ( dove ora lei raccoglie i suoi delegati ).
Poi c’e’ naturalmente molto da dire su cosa significa il movimento che cresce attorno a Bernie. Piu’ che sulle sue reali possibilita’ di entrare in quello studio ovale in cui i Clinton sono di casa.
Ma ci sara’ tempo prima della convention di luglio.

Uomini e donne

9 mar

Uomini dell’agenzia pubblicitaria TBWA leggono parole scritte da donne che lavorano nello stesso campo.
Era l’8 marzo ma va bene anche oggi e domani.

Se Bernie vince tra i bianchi e gli operai un problema c’e’

9 mar

Allora, Hillary rivince al sud dove e’ prevalente il voto degli afroamericani e Bernie ( sorpresa mica tanto ) vince nel Michigan. Che non e’ il piccolo Vermont.
Il Michigan e’ la storia del movimento operaio americano antico e recente, per quel che resta di Detroit.
Hillary vincera’ la nomination perche’ il conto dei delegati alla convention la favorisce nettamente ma palesa un problemone. Non sfonda tra i bianchi. Vince le primarie e vince nel sud ( stati che poi andranno ai repubblicani nelle elezioni generali ).
Bernie Sanders pero’ non piace all’informazione progressista in genere e a qualcuno ancora di meno..
Tifosi di Hillary all’estero ( Italians ) rassegnatevi. Non sta andando cosi’ bene e Trump va molto bene tra quelli che votano Bernie.

Happy ending di Downton Abbey. La controserie e il controautore. Un conservatore per Hillary

8 mar

In genere le serie televisive “finiscono male”. E’ il destino degli antieroi.
Downton Abbey e’ finita diversamente e lascia aperta la possibilita’ di continuare. E’ sempre stata una narrazione diversa da quelle americane che conosciamo. Una favola antica. E un autore che si dice conservatore e voterebbe Hillary.

 

 

SNL e Trump. Ma Ted Cruz e’ anche peggio

7 mar

Trump, Trump, Trump. C’e’ spesso il peggio. Si chiama Ted Cruz, quello che sta emergendo come suo avversario. Impareremo a conoscerlo.

Montaggio

6 mar

Sballando

6 mar

Ho incocciato la puntata di Ballando con le Stelle, versione italiana.
Diversa dal Dancing with The Stars americano. Dopo uno scontro duretto giuria-concorrenti la Carlucci e’ andata in pubblicita’ e si e’ ripreso con Morgan al piano.
Ballando e’ un format classico delle televisioni di tutto il mondo. Funziona perche’ e’ intrattenimento.
Il corto circuito bar sport-curva sud-crisi economica-social media sembra migrare orizzontalmente attraverso il palinsesto da noi, facendo poi alla fine assomigliare lo scontro in un talk show politico a quello in una gara di ballo.
Calma ragazzi. Fatevi un documentario sulle zebre. Leggete una favola ai bambini. Guardate le foto di famiglia. Mangiate un gelato al cioccolato e doppia panna.
La televisione americana di questa stagione, trumpizzata nella politica, ci assomiglia. Grandi ascolti. Quando spegni, pero’, sei pronto ad ammazzare il vicino se senti dei passi nel pianerottolo.

TENEMOS FAMILIAS. Ecco le famiglie di cui si parla in America ( Bernie )

5 mar

La realta’ ormai supera la fiction. Comunque il nuovo HOUSE OF CARDS e’ online

4 mar

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Paginona comprata sul New York Times per dirci che la nuova stagione e’ online.
Purtroppo sono in partenza e me la vedro’ al ritorno. Quando la realta’ delle elezioni primarie tra i repubblicani avra’ toccato vertici che voi umani non potete immaginare. Il dibattito di ieri sera su FOX e’ stato semplicemente pazzesco.

Bret Easton Ellis regista per l’Opera di Parigi

4 mar

E Trump risponde a Romney: “Gli avrei potuto chiedere di inginocchiarsi davanti a me e lo avrebbe fatto”

3 mar

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Trump risponde a Romney. Si perde come sempre nell’autoincensamento. La politica non c’entra niente.
Dice che gli dispiace non rifare “The Apprentice” in televisione. Su Romney dice che lo prego’ di dargli il suo endorsement.
Tutte le televisioni all news su di lui. Come sempre. La campagna elettorale gratuita, regalata dai media, continua. Chiudo a meta’ del discorso, quando Trump ha finito su Romney.
So a memoria il resto del discorso dell’anziano signore mattonato.

Ultima spiaggia repubblicana. Parla Romney , il candidato che non c’e’

3 mar

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Romney parla. Breaking news e diretta delle cable news.
Discorso sponsorizzato da tutto il partito repubblicano. Ultima spiaggia per respingere Trump. Durissimo Romney contro Trump ma anche contro i Clinton. Sembra il candidato che non c’e’.
Trump aveva endorsed Romney nel 2012. Trump risponde live tra un paio d’ore.

Il candidato cartone animato

3 mar

I numeri piu’ importanti del Super Tuesday. Trump come Obama. Ne parlate o no ?

2 mar

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Si va bene. Trump contro Hillary e si volta pagina. Cosi’ vedo che commentano in Italia.
Qua in America la lettura e’ piu’ complessa.

Con i superdelegati e gli stati portati a casa grazie agli afroamericani Hillary vince ma non stravince.
Il suo blocco elettorale e’ pieno di buchi. Non vince tra i bianchi. Non vince tra i giovani. Non vince nemmeno tra le donne giovani.
E sul capino di Hillary pesa l’indagine FBI per le emails e tanto altro bagaglio del passato che i Clinton si trascinano dietro.
Il suo avversario Trump vince ma il partito sta cercando di capire come fare a non consegnargli la nomination ( a parte il bullo Christie, ridicolo ieri sera come valletto ).

Tutto questo e’ importante ma e’ nulla rispetto alle cifre del turnout, l’afflusso alle primarie.
Questo misura la reale temperatura dell’elettorato, fondamentale nelle elezioni generali di novembre.
In America non si va a votare nelle proporzioni in cui siamo abituati in Italia.
Nel 2008 espressero la loro preferenza 131 milioni e 407 mila americani su 229 milioni e 945 mila aventi diritto al voto. Fu il 57,1 degli americani. Il numero piu’ alto dal 1968. Questo risultato, che per noi genererebbe necrologi per la democrazia, in America e’ stato salutato come un trionfo per la partecipazione dei cittadini alla vita civile del paese, bla, bla.
Ora accade che gli stessi, gli stessi numeri dell’affluenza alle primarie democratiche del 2008 nel Super Tuesday, quando si registro’ il fenomeno Obama, incendiano l’elettorato repubblicano.
Lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di partecipare. Queste cifre non richiederebbero una piccola analisi di qualche minuto ?
Fate voi. Io guardo solo la televisione, quando posso.

Do you like “neorealismo” ? Lo spot che sfida Netflix, con Paul Giamatti

2 mar

 

Come va oggi il Super Tuesday e che succede dopo

1 mar

I giochi sembrano fatti.

I repubblicani. Da vedere se Rubio incarnato in Trump ( battute da bar sport ) e Cruz ( almeno in Texas, il suo stato, dove e’ in vantaggio nei sondaggi ) riescono a rallentare la corsa del miliardario. Nell’ultimo dibattito Donald ha detto ad un popolare conduttore radiofonico repubblicano che nessuno lo ascolta e alla giornalista di Telemundo che la sua televisione non conta niente. Poi e’ arrivato l’endorsement del razzista del KKK che Trump non ha rigettato. Subito dopo, ieri, piloti e capi del circuito auto Nascar ( l’America profonda ) sono saliti sul palco ad un suo comizio. Nulla sembra fermare Donald nelle primarie ( che non sono le elezioni generali ).

I democratici. Hillary ha gia’ in tasca sette degli undici stati in cui la composizione demografica ( afroamericani e latinos ) la favorisce nettamente. Se vince anche altrove, Bernie Sanders ha chiuso il suo viaggio che ha comunque dato un senso a queste primarie dal risultato scontato in partenza.
La raccolta di piccole donazioni della campagna di Sanders ha toccato ieri un nuovo record. L’entusiasmo generato dalla sua candidatura non puo’ nascondere il preoccupante calo di votanti nelle primarie democratiche. E’ evidente che l’inevitabile candidatura Hillary non genera l’entusiasmo che produsse quella di Obama.
Anche se Bernie continua dopo oggi, il Michigan prima ( 8 marzo ) e Florida, Illinois, North Carolina e Ohio ( 15 marzo ) chiuderanno i giochi.

Che succedera’ dunque ?
I repubblicani sembrano avviarsi ad una convention spaccata.
I democratici contano sulla senatrice Elizabeth Warren ( che non ha detto finora una parola ) per ricucire lo strappo.

Sui due probabili vincitori di oggi pesano: 1) per Trump le sue dichiarazioni dei redditi 2) per Hillary le emails e le trascrizioni dei discorsi ai suoi benefattori di Wall Street. Non ora ma nelle elezioni generali roba che salta fuori.

Oggi lavoro sul Super Tuesday e, se le cose vanno in questo modo, basta cosi.

Si, VICE potrebbe essere la nuova MTV. Anche perche’ quella vecchia ha preso una piegaccia

1 mar

La sera in cui e’ partito il canale televisivo di VICE e’ la vigilia del Super Tuesday.
Mi sposto da una televisione come flusso ad un’altra. Quella della politica 24 ore e’ sempre piu’ ibridata con i realities.
“Little Marco” ( come lo chiama Trump ) e’ ormai oltre il miliardario. Ho amici in Italia che pensano a Marco Rubio, come “l’Obama repubblicano”. Dicono cosi’ perche’ sono lontani dal flusso dello sciocchezzaio. Rubio oggi ha ripetuto ad ogni comizietto che Trump e’ alto ma ha le mani piccole e quindi deve avere qualcos’altro di piccolo. Evviva il partito di Lincoln.

Il flusso di Viceland e’, invece, aria pura. magari viziata dall’erba che si fanno in ogni serie che ho visto stasera. In uno di questi primi episodi, un oncologo prescrive la cannabis ai suoi pazienti e le canne estemporanee diventano oggetto di una dissertazione scientifica che consiglia il consumo sistematico. Per cominciare a beccare i millennials VICE e’ andato dritto al punto. Poi sono arrivati musica e cibo, che sono il cuore della produzione storica online di VICE. Serie che abbiamo visto sulla rete ora sono in televisione, che poi e’ la stessa cosa ma dentro un flusso di palinsesto. E poi ci sono le novità.
A Variety non e’ piaciuto tanto questo inizio. E’ VICE come la conoscevamo ma io ci vedo cose buone. Più interlocutorio il New York Times che fa notare come i viaggi domestici hanno preso il posto di quelli piu’ internazionali che vanno in onda su HBO nel settimanale di VICE, il venerdì sera.
Mi sembra di rivedere brandelli di “The Real World” di MTV che mi appassiono’ venti anni fa quando feci con tanti altri “Davvero” in Italia ( archeologia dei realities ). Oggi MTV manda ancora in onda programmi come True Life, che nella puntata di stasera racconta di figli cresciuti con genitori che campano di porno e naturalmente Teen Mom, il successone sulle madri teenagers. La piega presa e’ quella di una televisione che non e’ felice. Va bene la realtà ma non sempre quella roba li, disperata. E, comunque , nella disperazione almeno un sorriso. Nella produzione di Viceland ce ne sono tanti.

Spike Jonze, il regista, e’ il direttore creativo e copresidente di Viceland e stasera e’ andato da Colbert, nel suo talk show della CBS. Ha parlato di “un caos organizzato” nel canale.

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Il canale di VICE e’ partito con la Compton di Kendrick Lamar completa ( avevo visto solo la prima parte online ). Una cosa cosi’ sulla cultura afroamericana non si vede spesso in televisione. Siamo fermi a Chris Rock, che e’ bravo ma non c’entra piu’ niente con Compton.

Tra due ore il canale di VICE

1 mar

Stasera alle sette parte Viceland e Spike Jonze va da Colbert.

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