Archive | aprile, 2016

Inizio e fine delle serie tv in 90 secondi

10 apr

Perche’ American Idol ha cambiato per sempre la televisione

9 apr

Non e’ stato il primo talent show della storia della televisione.
Le radici del genere affondano in Nuova Zelanda, Olanda e poi in Inghilterra. Non importa il primato delle nascite. In televisione tutti copiano tutti e non esiste copyright, nonostante i depositi dei format, come sa bene chi la fa. Basta cambiare meno di una virgola e di un articolo nel titolo.
Quello che importa è l’effetto di trascinamento di un’idea che si spalma su tutti i palinsesti andando ad occupare anche luoghi apparentemente lontani come la politica, lo sport.
American Idol ha generato questo effetto a cascata. Lo ha fatto perche’ la sua storia lunga quindici anni (e chiusa lo scorso giovedì’) si è consumata nella televisione piu’ importante del mondo. Quella cui ci riferiamo per la capacita’ di racconto delle storie. Che non sono solo le serie.
La forza di American Idol è stata la combinazione di competizione e narrazione. Poi certo la scelta dei giudici. Che sono storie anche loro.
Si è scritto in questi giorni (lo ha fatto il New York Times ) che la “democrazia del voto” che ha lanciato American Idol poi sarebbe implosa. Il pubblico che ha votato attraverso Facebook e Twitter e’ andato via nella parcellizzazione delle comunita’ che dialogano oltre la televisione.
La democrazia della selezione dei concorrenti è antica. Noi potremmo farla risalire “all’applausometro” di Settevoci di Pippo Baudo (1966-1970) quando decideva il pubblico in studio. Poi sono arrivate le telefonate e si è usciti fuori. E alla fine il voto online ha decretato l’uscita dallo schermo stesso.
America Idol forse tornera’ ma non importa. Intanto andrebbe studiato nelle schifiltose scuole di comunicazione che nemmeno sanno cosa sia perche’ i professori non guardano la televisione che guarda il pubblico che non la studia all’universita’.

Economisti contro: Krugman (per Hillary) e Reich (per Bernie). GRUND-RISSE

8 apr

Oggi sul New York Times il premio Nobel Paul Krugman ci racconta perche’ Bernie non capisce di Wall Street e banche.
Il ministro del lavoro con Bill Clinton, Robert Reich ci ha detto che Krugman non capisce  cosa sia un movimento.
Ci vuole pazienza. Magari la prossima volta ci spiegano Trump.

Obama per l’addio di American Idol: “votate”, come avete fatto per 15 anni nel programma piu’ visto della tv

8 apr

A secco, senza un logo, un annuncio, Obama si è materializzato sullo schermo per la puntata finale di American Idol, stagione numero quindici.
Il presidente in apertura di un programma TV, un talent su FOX ?
Non ce lo vedete Mattarella, no ? Forse Renzi si.
Quello che ci ha detto è che la democrazia del voto televisiva esercitata nel programma deve riflettersi nella democrazia reale.
La democrazia di American Idol è stata soprattutto la tirannia di Simon Cowell, il giudice-creatore-discografico che ci ha costruito un impero sopra e che oggi sembrerebbe essere tra i signori citati nei Panama Papers.
Nella prima delle due ore del gran finale sono tornati i vincitori delle stagioni passate. Quando le camere frugavano nella platea scoprivano volti commossi.
Si chiude cosi’, con la benedizione della Casa Bianca, lo show che per otto anni è stato il piu’ visto (in media) nella storia della televisione, prima di imboccare un declino sempre da grandi numeri. E’ lo show che ha cambiato modo di fare televisione generalista unendo realta’ e competizione.
I giudici piu’ rilevanti dei concorrenti. Ma con eccezioni.
Poi sono venuti America’s Got talent, X Factor (che ha chiuso dopo tre stagioni) The Voice e molti altri.
La televisione di American Idol era senza i social. Oggi si vota con Facebook. Oggi c’e’ la You Tube television. L’idolo è lo schermo ridotto dell’iPhone.

Kelly Clarkson, vincitrice della prima stagione di American Idol, all’inaugurazione della seconda amministrazione Obama.

Subway and politics in New York

7 apr

A New York e’ obbligatorio per i candidati prendere una volta la metropolitana, con operatori al seguito.
Hillary lo sa bene ed eccola pochi minuti fa.
Nell’altra meta’ dello schermo il giornale popolare che usa due linee della stessa metropolitana ( la F e la U ) per dire a Ted Cruz che New York non e’ casa sua.

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Ivanka Trump sul palco, dopo la nascita del terzo figlio. E a Roma ?

7 apr

Ieri Ivanka, 35 anni, ha introdotto il padre ad un comizio a Long Island davanti a 10mila entusiasti fans di Donald. Theodore e’ nato nove giorni fa. Stamattina in televisione si parla parecchio di Ivanka.
Ivanka-Meloni ?

Gia’ pronto il primo spot dei repubblicani per le elezioni generali di novembre

7 apr

La sfida Bernie-Hillary si fa cruenta a New York.
Sanders risponde alla Clinton che aveva ieri alluso alla sua non “preparazione” per andare alla Casa Bianca.
La lista delle “non qualifiche” di Hillary recitata da Bernie sara’ un perfetto spot per l’avversario di novembre.
Questo succede quando lo scontro si fa duro. E le televisioni stamattina non mandano in onda altro.

A quella CONVENTION DEMOCRATICA del 60

7 apr

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Made in Brooklyn

6 apr

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Spike Lee, che sostiene Sanders, lo intervista. Le comuni radici affondano a Brooklyn.

Momentum

6 apr

Hillary zoppica e sta in piedi grazie agli afroamericani che sono decisivi nelle primarie democratiche. Quando sono irrilevanti nei numeri, Bernie vince. Problema per Il candidato inevitabile, Clinton.
Le televisioni stamattina aprono con una parola sola per dire della vittoria di Bernie in Wisconsin, MOMENTUM. In America “momentum” si usa per dire che il vento ti soffia alle spalle. Ma il vento non moltiplica delegati e Hillary e’ nettamente in testa.
Il 19 aprile si vota a New York. La minoranza afroamericana torna ad essere fondamentale.
Il primo spot della campagna di Sanders per New York (in onda da ieri) prova a rompere questo blocco elettorale con Erica Garner, la figlia dell’uomo morto nel 2014 nel corso di un fermo della polizia.

Wisconsin, dove e’ nato il partito repubblicano. E Trump muore per un giorno. Bernie e’ vivo

6 apr

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Il partito repubblicano e’ nato in Wisconsin nel 1854.
Dopo meno di mezz’ora dalla chiusura dei seggi Ted Cruz e’ dato per vincente su Trump da MSNBC e FoxNews.

Bernie continua a battere Hillary. Troppo tardi ma non e’ bello per la candidata dell’establishment del partito.

PANAMA PAPERS ( Vintage Bernie, 2011 )

5 apr

A quella CONVENTION DEMOCRATICA del 68

5 apr

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MAPPLETHORPE, il documentario su HBO. Storia di uno scandalo. Prima della celebrazione

5 apr

Ieri sera e’ andato in onda su HBO il documentario MAPPLETHORPE.
L’ho visto registrato, dopo la finale di basket dei colleges. Diversamente Americana.
La storia comincia da Queens, il quartiere (semplifico) della “classe operaia” di New York. In una delle casette di vinyl il padre cattolico di Robert Mapplethorpe mette fuori la bandiera americana. Poi parla la sorella. Una storia di suburbia americana come tante si trasforma in altro. Nasce “lo scandalo”.
L’AIDS, la morte, oggi la celebrazione con mostre a New York e Los Angeles.
Patti Smith c’e’ ma non intervistata.
La coppia Bailey e Barbato cuce un santino formalmente perfetto. Non sono sicuro che questa storia andasse raccontata a partire dalla denuncia del senatore Helms al Congresso americano. Helms ne ha dette tante nella sua vita. Per lui era scandalo anche una gonna sopra il ginocchio. Figuriamoci se indossata da un maschio incatenato.

SODERBERGH e THE GIRLFRIEND EXPERIENCE, la serie. Dal 10 aprile

4 apr

Starz e’ uno dei canali pay per view che ho nel pacchetto con Showtime e HBO ma non guardo. Tanti film nel magazzino e accordi con Amazon Prime e Netflix non hanno messo Starz tra i numeri che so a memoria nel telecomando.
La chiave per emergere sono sempre le serie originali. Questa volta potrebbe essere la volta buona per Starz.
Uno degli executive producers e’ Steven Soderbergh e i tredici episodi da 30 minuti sono generati dal suo The Girlfriend Experience. Ma non si era autopensionato ?

Buscemi e Colbert fanno a pezzi John Kasich, il candidato repubblicano

3 apr

Nel suo libro autobiografico John Kasich ha scritto di avere un giorno affittato la cassetta di Fargo e di non averne apprezzato la volgarita’ e non so cos’altro.
Kasich si becca la risposta di Steve Buscemi e Cobert.

La Biblioteca del Congresso non usera’ piu’ “illegal alien” per dire i migranti

3 apr

In questo ciclo elettorale americano la questione dei migranti e’ centrale.
Arriva la notizia che cambia la voce ufficiale della “Library of Congress”.
A me piace il politicamente corretto che va di moda schifare.

Le FINAL FOUR di college basket. Divano e cibarie, il bello della diretta

3 apr

Dalle sei del pomeriggio alle undici di sera. Cinque ore di solido basket in televisione. Stanno cominciando le due semifinali.
Ho visto anche Barcellona-Real Madrid. Non tengo pensieri.

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Ho fatto la spesa. Da “idealista”….

2 apr

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Fare la spesa e sentirsi “idealista”. Che non e’ una parolaccia, come credevo.

Cosa fa in questi giorni Jon Stewart ? Salva bovini

2 apr

Siamo nel Bronx. Un bovino destinato al macello fugge. Viene addormentato e arriva Jon Stewart a riportarlo a nord, nello stato di New York dove stamattina bruca erba.
Al bovino viene dato il nome di Frank Lee, il detenuto evaso da Alcatraz nel 1962.
La storia apre i TG del week end di New York e sembra presa dal Daily Show di Stewart su Comedy Central. Lo show che manca in queste elezioni.

THE STORY OF GOD, con Morgan Freeman (un titoletto…)

1 apr

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Grande lancio per LA STORIA DI DIO, in onda da domenica sul National Geographic Channel.
Viaggio globale attraverso le religioni. E messa in onda globale.
Oggi acquistato paginone per il lancio sul New York Times. Stiamo a vedere.

Ecco perche’ e’ nervosetta. La rivoluzione di Bernie, 97% di raccolta donazioni online

1 apr

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Non e’ mai successo nella storia delle elezioni presidenziali americane.
Stamattina si dice nella televisione (MSNBC) Clinton-dipendente.
Lentamente ci si accorge che Bernie e’ un movimento, non una macchietta. Come vi hanno raccontato in Italia fino ad oggi.

Nervosetta

1 apr

Hillary nei TG stasera.