Archive | dicembre, 2016

La televisione di lotta e di governo. Esemplare fine di questo 2016

31 dic

Verso la fine della campagna elettorale per la Casa Bianca era girata la voce che Trump, sconfitto, avrebbe fatto la sua televisione. Non c’è stato bisogno.
Trump è la televisione. Mastica intuitivamente la grammatica elementare del mezzo e domina la scatola con la sua paradossale assertività, fatta di sentenze brevi, ripetute, dirette.
Si è detto infinite volte della campagna tutta twitter-tv di Trump e del ping pong di questa comunicazione senza apparenti filtri.
L’informazione in America non esce bene dall’anno che si chiude. È stata derisa e condannata ad una marginalita’ come mai era accaduto nella storia. Siamo ridotti a leggere le pagelle ai telegiornalisti e networks che Trump stila quasi quotidianamente. Affossa e resuscita, con nomi e cognomi, volti noti dello schermo.

Il caso di MSNBC è clamoroso al riguardo. Tra le tre tv allnews (con FoxNews e CNN) è quella che fa meno ascolto e si rivolge ad un pubblico “progressista”, per capirci. Il mattino dalle sei alle nove è di Morning Joe. Joe Scarborough, repubblicano ( gia’ Congressman ) e Mika Brzezinski, democratica (figlia di Zbigniew, già nelle amministrazioni Johnson e Carter).
Ricavavo da questa trasmissione, che ha gli ospiti migliori, il cibo per la giornata. I due, con leggere differenze, hanno dato addosso a Trump per l’intera campagna. Ma sono amici dell’uomo. Trump li ha ripagati con tweets di fuoco, battendo sulla loro irrilevanza. Ora i tre sono tornati amici e uno spot celebra il rinnovato affratellamento. Senza paura del ridicolo, i due conduttori ora dicono di avere sempre saputo che Trump avrebbe vinto, piu’ o meno.

Il 2016 è stato un anno d’oro per gli ascolti delle televisioni allnews. Fox ha sbaragliato tutti, con il vento di Trump che ha soffiato alle sue spalle, raccontandoci delle mail di quella “criminale di Hillary”. CNN si è barcamenata come sempre, sicuri pero’ della vittoria democratica.
MSNBC prova ora a stare a galla. Io l’ho spenta. È comprensibile che, per potere continuare ad essere illuminata, la televisione stia provando a capire come fare per non crollare. Ma ora è spesso megafono della nuova Casa Bianca, con quell’arietta che “non è colpa loro”. E per quello basta FOX.
Ma forse sono semplicemente saturo e sogno solo documentari sulle zebre.

Cinema, nachos e guacamole

29 dic

Come con i libri. Le serie tv hanno ucciso il cinema.
E cosi’ negli ultimi anni sono andato raramente a vedere un film. Ho recuperato nei viaggi e sugli schermi che ci portiamo dietro come appendici di tutto quanto ci sembra di avere bisogno.
Oggi ho fatto una scoperta. Ci sono solo tre multisale come quella in cui sono stato, in America. Almeno di questa catena. Ma è chiaramente il futuro del cinema.
È come andare ad una proiezione privata, seduti, sdraiati nella prima classe di un’aereo.
Prima di entrare ordini da bere e mangiare e te lo portano al tuo posto numerato.
Nachos, guacamole e birra locale IPA.
E chissenefrega di Netflix.

PS Il film ? Era “Manchester by the sea”. E, se non fosse stato per la situazione paradisiaca in cui ero immerso, difficile da digerire. Bello, per carità. Ma pesantuccio.

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Cartolina dalla North Carolina. Dove ci si divide per il bagno, ieri come oggi

29 dic

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Sono in North Carolina, in visita familiare.
Lo stato che Obama vinse nel 2008 e poi perse con Romney nel 2012.
A Durham, la citta’ di Duke, ha stravinto Hillary lo scorso novembre con percentuali da Manhattan ma Trump si è preso lo stato con il voto fuori dai centri urbani, secondo un trend generale.
È lo stato da cui proviene John Edwards, gia’ candidato alla Casa Bianca e poi silenziato per sempre in seguito ad una relazione con figlia nata fuori dal matrimonio.
Lo stato che ha eletto per trenta anni al Senato Jesse Helms ( 1973-2003 ) uno di quelli a cui si attribuisce generalmente la primogenitura ideale del passaggio degli stati del sud dai democratici ai repubblicani e una storia di revanscismo razziale bianco.
Lo stato che ha appena eletto un governatore democratico che si trova ad occupare una poltrona svuotata di poteri.
Oggi si parla dunque parecchio della North Carolina, uno stato dalla natura dolce in cui vengono a ritirarsi in tanti nella East Coast perche’ piu’ economico di New York e Boston, uno stato famoso per le ottime scuole pubbliche e le grandi universita’, UNC e Duke e tante altre.
La North Carolina è stata al centro delle lotte del Movimento per i diritti civili negli anni 60 e ancora oggi basta farsi un giro fuori da Raleigh-Durham, il polo tecnologico dello stato, fare due chiacchiere con gli anziani, per trovare segni evidenti della segregazione che ha segnato la storia da queste parti.

I bagni pubblici separati per le persone di colore non sono luoghi museali da queste parti. Aboliti sulla carta, vivono nei fatti in una segregazione cementificata negli “zip codes”, i codici postali che segnano le residenze, i quartieri, i paesi in cui vivono gli afroamericani che sono il 22% della popolazione ( poco sopra il 12% complessivamente negli Stati Uniti ).
Da quando è passata la legge statale che obbliga a frequentare bagni aperti al pubblico secondo il sesso dichiarato alla nascita si parla molto della North Carolina. L’obbligo vale per le persone fisiche ma non per il “business” che,
per quello che vedo, ha dato vita ad un’esplosione di bagni unisex. Ma io frequento un pezzo di North Carolina e basta. Per vedere oggi l’America spezzata in due e andare oltre il mio perimetro di conoscenze, raccomando un giretto da queste parti.

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Ehi, miracolo di Natale

28 dic

Un quotidiano assume giornalisti. Strano ma vero.
Anche questo succede nell’incredibile anno che si sta per chiudere.

Le mappe che spiegano le due Americhe attraverso le scelte televisive. Meravigliose

27 dic

Ogni giorno scopriamo cose che non sapevamo di quello che ci circonda ( ma anche di noi stessi ) attraverso l’implementazione della scienza che si è messa di traverso alle altre, l’infografica.
Ora il New York Times ci racconta attraverso 50 mappe, che specchiano i gusti televisivi, le due Americhe che sono andate alle elezioni. I programmi che guarda l’una e l’altra America.
Questa ci mancava. Ma è forse la lettura che piu’ ci becca di quello che è accaduto.

The Holiday Blues

27 dic

 

 

Belli capelli

26 dic

Ho riletto il vecchio pezzo di Malcom Gladwell sul sito del New Yorker che racconta dell’industria della tinta dei capelli.
Nei titoli di coda dei programmi televisivi compare sempre ( beh, spesso ) il colorista, che non è quello che ci regala la tv a colori. Michelle Obama ha il suo personal colorist. E cosi’ tanti, molti, signore/i.
Il mio vicino di casa questo fa di mestiere. Proprio ieri abbiamo dissertato della mutazione dei colori delle signore dell’Upper East Side di New York negli anni. Dal turchese-azzurro degli anni 60, al rosso-rame degli anni 70, al nero corvino degli anni 80 e poi naturalmente abbiamo amabilmente ricordato l’imbiondamento unisex, attraverso i decenni, che è una costante che attraversa i trend.
Oggi le ladies portano l’argento delle modelle  di Eileen Fisher. Il mio vicino colorista si è specializzato in un silver-young che gli frutta una bella lista d’attesa. Cosi’, tanto per sapere.

Cinevigilia

25 dic

Vigilia di Natale con Silence di Scorsese.
La storia dei missionari gesuiti, portoghesi, nel Giappone del 1600 puo’ essere letta attraverso lenti diverse e cosi’ è stato fatto.
C’è il viaggio religioso di Scorsese che chiude una trilogia e su questo inutile dire altro.
Poi ci sarebbe una lettura storicista e una piu’ arditamente attuale, come sempre capita ai film “d’epoca”. Quella attuale ci rimanda perfino ai fondamentalisti islamici e al terrore che spargono.
Piu’ interessante mi sembra pero’ provare ad entrare in un mondo che resiste alla globalizzazione e riflettere su come muoverci in questo labirinto di confini, non solo fisici.
È il tema politico, civile e certo anche religioso di questa fase.
Sono uscito dal cinema che pioveva (oggi è un Natale di sole meraviglioso) e ho fatto una cinquantina di blocchi fino a casa, alla cena, ripensando a quei migranti visti qualche giorno fa in attesa del treno merci a cui aggrapparsi in Messico, per arrivare al confine con gli Stati Uniti.
Ad un certo punto si sono messi in circolo ed hanno chiesto aiuto alla Vergine di Guadalupe.
I loro volti senza tempo, le loro parole, potevano essere di cinque secoli fa. Mi sono sembrati gli isolati giapponesi del villaggio cristiano di Scorsese, in un mondo altro.

Rai Italia e la partitissima Roma-Chievo

22 dic

Vado sulla Giostra del Goal sicuro di vedere la diretta di Fiorentina-Napoli, ovvia partita piu’ importante della giornata. In assenza di Juventus, Milan, Inter.
Invece Roma-Chievo. La Rai romanocentrica colpisce anche all’estero.
Avevo gia’ detto in passato che Rai Italia, con l’avvento di Rai Play, non ha senso. Abbonamento disdetto dal 31 dicembre.

La televisione che è passata, quest’anno. Nelle pause delle breaking news

22 dic

Unknown

Compilare la classifica delle dieci serie migliori dell’anno in America è un compitino piu’ fuori synk del solito. La serie che ha dominato la televisione è stata l’elezione di Donald Trump. Si puo’ discutere sul genere ( fantasy ? reality ? comedy ? ) ma non sulla sostanza della vittoria.
Trump ha occupato la televisione e, negli intervalli delle breaking news-bolle di sapone delle sue dichiarazioni, ho provato a guardare altro ma senza il piacere, la concentrazione degli anni di Obama. Quando anche la Casa Bianca guardava Homeland e “insieme” ci sembrava di appartenere ad un mondo condiviso.

Non solo questo e’ cambiato nell’anno che sta per chiudersi. L’offerta televisiva si e’ spalmata nel mondo in forme sempre piu’ democratiche ( ad esempio Netflix ed Amazon in Italia e ognidove ) e ormai vediamo quasi la stessa televisione. Veramente non proprio ma per capirci.
L’offerta e’ anche implosa e questo e’ un dato forse piu’ americano. Siamo arrivati alla cifra record di 455 “scripted tv shows “, che vuol dire senza news, realities, documentari, ecc. Il 71% in piu’ rispetto a cinque anni fa. La cosiddetta eta’ d’oro della televisione si e’ trasformata in una bulimia che ci lascia frastornati.
Succede cosi’ che di molte serie vediamo solo il primo episodio e decidiamo poi (non succede solo a me) se continuare o lasciare il resto per una vacanza (o malattia…).

E’ andata proprio cosi’ per me. Westworld abbandonato, Atlanta e Better Things pure. Per dire di tre delle serie che per tanti sono tra le dieci migliori. Mi e’ piaciuta ancora Shameless alla sua settima stagione. Mi sta intrigando la terza di The Affair, dopo avere pensato che con la seconda dovesse chiudere. Mi sono divertito con la prima stagione di Good Girls Revolt che Amazon ha gia’ cancellato perche’ forse la guardavo solo io. Transparent, tutta la vita. Mi sono guardato The Night Of e la rivedrei ancora. Non mi sono perso mai The Americans e invece non sono rimasto estasiato da The People v. O.J. Simpson che per molti e’ al primo posto. Non ho ancora visto The OA. E, non ci credevo all’inizio, ma poi il nuovo nato Search Party e’ diventato la cosa piu’ originale dell’anno.
Ora aspetto Billions e Homeland, nuove stagioni.

Insomma non ho visto nemmeno un decimo delle 455 serie andate in onda. Anche perche’ ho ripreso, dopo anni, a leggere molto. Libri di carta. Con la copertina dura. Di quelli che si sfogliano. Come si faceva quando la televisione era fatta di due, tre, quattro canali. Andavi a dormire leggendo. Che tempi meravigliosi, quelli.

History Channel

21 dic

President Barack Obama and German Chancellor Angela Merkel at the G7 Summit, Krün, Germany, June 2015

Zadie Smith sull’America che non c’e’ piu’.

Carcere di Padova e gli 80 anni di Francesco

20 dic

Sono stato fuori, anche da Internet, negli ultimi giorni.
Non avevo visto la notizia della chiamata Skype di Papa Francesco ai detenuti di Padova. E a Don Marco.
Beh, che bello.

Il secolo dei migranti

18 dic

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Messico, in viaggio. Le storie.

16 dic

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Stiamo andando ogni giorno sui binari dei treni, ad un’ora a nord di Citta’ del Messico.
È uno snodo importante per chi si e’ messo in cammino dal Centro America.
Sono treni merci, senza orario, che passano un paio di volte al giorno e ti avvicinano alla frontiera con gli Stati Uniti. Avevo letto che la famigerata “Bestia” (questi treni merci) su cui tanto è stato scritto e girato non era piu’ un mezzo di cui si servono i migranti. Non è proprio cosi’.
È molto pericoloso, sempre. Difficile salirci perche’ devi farlo in corsa. Si rischia la vita. Migliaia quelli che hanno perso arti e i morti.
Se ce la fai a salire e a superare la polizia privata della linea ferroviaria che passa e ripassa ai bordi della strada ferrata poi ne puoi trovare ancora tra un vagone e l’altro e devi nasconderti bene. Sono incappucciati e hanno la licenza di fare qualsiasi cosa.
In tanti non prendono i bus perche’ c’è il rischio di essere fermati dalla polizia dell’immigrazione e dalle gangs. Ma soprattutto costano.

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Stiamo seguendo chi, senza far parte di alcuna organizzazione umanitaria ufficiale, aiuta i migranti. Personaggi che non immagini esistano. Che dedicano la loro vita ai migranti e hanno messo i loro salari in comune per assisterli. Arrivano da Argentina, Bolivia, Costa Rica. L’altra America. Ma questa è la storia che racconteremo nel documentario che stiamo girando.
Con loro abbiamo incontrato Miguel Angel, 10 anni, che non vuole necessariamente arrivare negli Stati Uniti. Ha un sogno diverso. Vuole ritrovare sua madre che dovrebbe essere a Tijuana, alla frontiera, con le due sorelle. Viveva con la nonna che non c’è piu’. Il padre, drogato, lo ha cacciato di casa perche’ non portava soldi e gli ha fatto smettere di andare a scuola dopo la terza elementare.
Miguel Angel allora è fuggito. Con un sacchetto di spiccioli in tasca, 95 pesos, che conta e riconta e che sono meno di 5 euro. E’ partito dal sud, seguendo diversi gruppi di migranti, soprattutto dall’Honduras. Li abbiamo conosciuti. Oggi erano una decina ma il loro numero cambia. C’e’ un ragazzo, William, di quindici anni che vuole arrivare a San Francisco, dove gia’ vive suo fratello. Solo una ragazza di 21 anni tra loro.
Non sappiamo come Miguel Angel abbia fatto gia’ a percorrere centinaia di chilometri. Lui dice salendo sui treni alle fermate e nascondendosi.
Abbiamo visto Miguel Angel, William e gli altri provare a salire sui due treni che passano al giorno. In tre ce l’hanno fatta.
E’ impossibile per il piccolo Miguel prendere il treno in corsa. Allora l’idea è stata quella di offrire al quindicenne William il viaggio in bus, con Miguel. Docciati e cambiati, li abbiamo accompagnati alla stazione dei bus e fatto i biglietti. Si dovranno far passare per fratelli. Non hanno nessun pezzo di carta che dica della loro identità. Dovranno cambiare vari bus. Proveremo a rivederli alla frontiera.

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Miguel ci ha incantato. E’ un bambino molto educato che ringrazia continuamente. Curiosissimo. Ci ha detto cosa pensa di Trump, del muro e di come va il mondo. Se non troverà sua madre, proverà ad entrare negli Stati Uniti perche’ vuole vedere come sono.
Buena suerte, piccolo Miguel.

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Per chi ama la NBA

16 dic

Craig Sager, scomparso a 65 anni per un tumore, era il volto colorato della NBA.
In televisione, aspettavamo il suo emergere negli intervalli con le interviste da amico dei giocatori e quindi abilitato a chiedere cose che altri non osavano.
Sorridente, faceva sorridere. Sempre.

Diamo i numeri sul Messico

14 dic

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Questo foglietto e’ appeso all’entrata della Case del Migrante di Tapachula, all’estremo sud del Chiapas, la porta d’ingresso dal Centro America, direzione Estados Unidos.
Le distanze in chilometri stanno a dire subito che la strada e’ lunga per “il sogno americano”.
Quello che non dicono è che la strada è pericolosa, per usare un eufemismo.
Quest’anno saranno in 500mila ad essere entrati in Messico, con l’idea di attraversarlo per arrivare al confine americano. Erano 450mila lo scorso anno.
Di questi il Messico ne ha deportati 170mila, fermati ai vari punti di blocco dalle forze di immigrazione che sono alle fermate dei treni e dei bus.
I numeri non dicono pero’ quello che ci dicono tutti (organizzazioni umanitarie). Che il Messico sarebbe il primo paese al mondo per la pornografia dei minori e la tratta delle minorenni.
Il numero, invece di quelli che chiedono asilo nel Messico stesso è aumentato dall’anno scorso del 160%.
I richiedenti asilo sono quest’anno 8.000. Ancora pochi rispetto al mezzo milione di ingressi senza documenti ma è l’indicazione di una tendenza in crescita. Forse è partito il “sogno messicano” per tanti che fuggono dai due paesi con il tasso di omicidi piu’ alto al mondo in rapporto alla popolazione , Honduras e Salvador.
Intanto ci siamo spostati piu’ a nord, in Messico. E da domani seguiamo una storia davvero sorprendente. Di quelle che, a sentirle, dici “vabbe’ dai….”.

Il MURO D’ACQUA ( tra Messico e Guatemala )

12 dic

Il fiume Suchiate segna per 75 chilometri la frontiera tra Messico e Guatemala. In questo periodo dell’anno si puo’ anche attraversare camminando, con l’acqua che ti arriva alla pancia. O poco piu’ sopra. Quando comincia la stagione delle piogge si puo’ fare solo con le barche.
Oggi sono andato a vedere cosa succede. Prima al Paso Coyote, tra Ciudad Hidalgo ( Messico ) e Tecun Uman ( Guatemala ). E poi a Talisman, sempre in Chiapas.

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Ci avevano detto di non tirare fuori la telecamera, di stare attenti, di andarci accompagnati. Abbiamo cominciato a girare con i telefoni e poi abbiamo capito che si poteva fare. Mica per paura della polizia di frontiera che mai abbiamo incrociato. Ma per i coyotes, appunto.
Allora, funziona cosi’. C’e’ un regolare servizio di barconi, fatti con tavole di legno fissate su grandi copertoni di trattori, che offre il passaggio a 1 dollaro e 25 centesimi, al cambio di oggi. In dieci minuti si passa dal Guatemala al Messico.
Il “servizio” – ci informano – ha luogo sette giorni su sette, dalle cinque del mattino alle otto di sera. E la notte è un’altra storia ma gia’ questa credo basti.
Non sono tutti migranti ad attraversare il confine naturale del Rio Suchiate. Centinaia di scatoloni che contengono merci di ogni tipo ( dai dentifrici ai televisori a tutto quello che potete immaginare ) passano il fiume.
Un ragazzino dall’apparente eta’ di dodici, tredici anni offre ragazze minorenni come lui sulla sponda messicana, in un bordello che, fa segno, è a pochi metri.
Un altro dei ragazzi che muovono i barconi ci dice che tutti loro li noleggiano a giornata da un unico proprietario che detiene il monopolio del traffico di umani sul fiume.

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Stessa cosa a mezz’ora da Paso Coyote. Proprio sotto il ponte delle due dogane di nuovo il traffico dei barconi e di quelli che che camminano non proprio sulle acque ma con il corpo a meta’ dentro.
Il traffico sul fiume è quello di un’autostrada in un giorno di ponte. Che poi è proprio cosi’ perche’ lunedi 12 è la festa della Vergine di Guadalupe.
A 500 metri si vede il ponte che unisce il Messico al Guatemala. Da una parte e dall’altra le guardie di confine controllano i documenti a chi passa decidendo di mostrarli. Quello che avviene sotto il ponte non sembra riguardare le forze di polizia dei due paesi.

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Le acque dei fiumi sono state per secoli confini naturali. Sul Rio Suchiate c’e’ una natura meravigliosa. Spuntano fiori rossi su gambi duri come martelli.
Migranti, commercianti e trafficanti attraversano queste acque come quelle del Rio Grande al confine tra Messico e Stati Uniti.
Questo è quello che ho visto oggi e che avevo visto parecchio tempo fa, piu’ sopra al confine con il “sogno americano”. Quando ancora non si parlava di muri acchiappavoti.

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Tapachula ( Chiapas ) , resto del mondo

10 dic

Sono arrivato a Tapachula, estremo sud del Chiapas al confine con il Guatemala.
Girando nella piazza principale ho incontrato tanti arrivati da Honduras, Salvador, Guatemala e piu’ sorprendentemente indiani, africani dal Congo, Somalia.
Madri con bimbi al collo, che si preparano ad attraversare il Messico per puntare al confine con il Texas. Tanti minorenni. E bambini da dovunque con le maglie del Barcellona, Manchester United e… perfino dell’Inter.
Tapachula, porta del mondo sull’America.

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Per la prima volta dal 1993 diminuisce l’aspettativa di vita in America. C’entra con Trump

8 dic

Questa è una notizia che apre una grande finestra sulla salute degli Stati Uniti.
Un paese con la piu’ grande ricerca medica al mondo di cui godono in pochi.
Disoccupazione, alimentazione, dipendenza da alcol e droghe. Il segmento demografico tra i 45 ai 54 anni quello piu’ a rischio.
Non parlo della situazione di una famiglia che deve pagarsi l’assistenza medica. La bancarotta e’ il destino di tanti.
Trump, nell’ultimo ciclo elettorale, ha pescato in questo mare di disperazione.
La notizia di oggi dice molto piu’ di tante post-analisi che ci siamo sciroppati nell’ultimo mese.

Unknown

La prima volta, a New York

7 dic

Facevo la quinta elementare a Roma. Arrivai in questo Terminal disegnato da Saarinen, appena inaugurato.
Viaggiai affidato ad una hostess. I miei genitori erano a New York ad aspettarmi, all’arrivo.
Leggo sul New York Times che questo luogo magico rinasce come albergo, dentro JFK.
L’America che tutto distrugge e ricostruisce questa volta l’ha fatta giusta.
Quando sara’ pronto nel 2018, una notte, una camera.

Chi sta raccontando Standing Rock ( meno venti gradi, North Dakota ) ? Il Grande Freddo delle news

7 dic

C’è una storia nel grande freddo americano che varrebbe la pena seguire. Anche dal calduccio delle redazioni.

Dalle storiacce nella nuova era delle balle al mestiere di chi le sparge

7 dic

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L’ultimo ciclo elettorale ha sdoganato tutto. Balle, cospirazionismo, politicamente scorretto e ha azzerato la retrovia del fact checking, come un’inutile suppellettile elitaria.
Liberi tutti, idioti e furbetti che navigano nel grande mare senza dogane di Internet.
E cosi le televisioni all news ci raccontano adesso per ore di Hillary e una pizzeria di Washington supposto covo di pedofili e del generale Flynn, che dovrebbe vegliare in futuro sulla nostra sicurezza nazionale, mentre suo figlio diffonde balle.
Il post fattuale è il nuovo storytelling, per dirla con parole che ci riempiono le orecchie di cerume solo a sentirle.
La televisione delle breaking news fa da megafono alle non notizie lievitando il soufflé degli ascolti. Quando poi il soufflé si sgonfia, se ne mette in forno un’altro. E cosi’ via fino a quando scambiamo leggende metropolitane per storie realmente accadute.
Sono lontani i tempi in cui The New York Times, la BBC, ecc. funzionavano da notai della verita’. Ma anche quelli recenti in cui facevamo tutti il tifo per ProPublica che vinceva il Pulitzer.

Che fare ?
Bisogna ripartire dal mettere il naso fuori dai circuiti che si autoconfermano, ripartire dall’ascolto.
E dalla semplice osservazione che la mistica dei data si è perlomeno ridimensionata mentre quella dei social media avrebbe addirittura giocato contro. Tutti servi sciocchi.
Dovremmo pero’ anche ricordarci che il vantaggio di Hillary su Trump nel voto complessivo, popolare, è salito a due milioni e settecentomila e il risultato non e’ ancora definitivo. La prima bolla-balla da sgonfiare sarebbe il sistema elettorale americano.
Referendum ? No grazie.

Oh America, l’ultimo albero di Natale degli Obama

6 dic

Alle sette di sera sul canale Hallmark, che si frequenta di solito in queste occasioni, si e’ acceso l’ultimo albero di Natale degli Obama. La Casa Bianca illuminata sullo sfondo. Evento registrato qualche giorno fa.
La cerimonia ha luogo dal 1923, classic Americana. Michelle ha letto una favola, Barack ha detto cose sagge.
Sul palco si sono succeduti in tanti, famosi, con canzoni natalizie. James Taylor tra loro. Per un’ora.
L’albero elettrificato ha aperto ufficialmente il Natale americano.
Impossibile non andare al 20 gennaio, all’inaugurazione dell’amministrazione Trump.
All’albero di Natale dell’anno prossimo. Agli altri alberi a seguire.
Gli ultimi, sono stati otto anni belli. Visti da New York.

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La lettura SI e NO negli Stati Uniti. Dove ha stravinto il SI

5 dic

E’ presto ma i primi telegiornali americani sul referendum hanno le idee chiare.
Si parte dall’Italia “basket case”, per dire poi di un paese che ha “cambiato 63 governi in 70 anni”.
E si mettono insieme Trump, Brexit e il NO al “growing populist movement in the world”. Una vittoria del “Five Star Movement” fondato da “a comedian”.
Sara’ una lettura sintetica ma questa è. E cosi’ sono serviti gli esegeti scioccati dal trumpismo.

Negli Stati Uniti ha stravinto il SI, a questo punto dello spoglio ( 62,24 ).

Retweet Nation

4 dic

Trump se la prende con Saturday Night Live. Come ? Con un tweet.

PS Alec Baldwin meraviglioso

La Giostra

4 dic

E’ una nuova specialità italiana. Il calcio-salotto.
La domenica mattina giro tra la Giostra del Gol di Rai Italia ( l’unica masochistica “ragione” per conservare l’abbonamento a questo canale per emigranti ) e la Premier League inglese.
Comincio dall’Italia ma dopo cinque minuti vado sempre in Inghilterra.
Ho capito la ragione. Gli stadi pieni, il tifo di quelli inglesi. Al contrario, il vuoto di quelli italiani.
La televisione ha ucciso gli stadi in Italia. In Inghilterra, dove pure esistono gli abbonamenti tv al calcio, gli stadi sono sempre pieni.
Non bastano le proteste delle curve, il caro biglietti, gli stadi scomodi, ecc. a spiegare la desertificazione. O forse si, queste e altre concause hanno fatto il vuoto. Gli ascolti televisivi invece fanno il pieno.
L’elettrodomestico, dato per morente, tiene in piedi il giocattolo. Io scendo dalla giostra.

Il film di HBO che aiuta a capire sia Obama che Trump. Era il 1964

3 dic

Ieri, in aereo, ho recuperato ALL THE WAY, il film di HBO andato in onda lo scorso maggio.
Prima delle Conventions, prima delle elezioni generali.
Il film viene dopo una messa in scena a Broadway. Tra gli executive producers, Spielberg. Regia di Jay Roach ( Austin Powers ).
Bryan Cranston, il mostruosamente bravo protagonista di Breaking Bad, è Lyndon Johnson. Il vicepresidente di Kennedy. Il presidente che andrebbe studiato piu’ dello stesso Kennedy e di altri a seguire.
Un solo mandato alla Casa Bianca e due risultati che hanno cambiato l’America. Il Civil Right Act che mise fine alla discriminazione nei confronti degli afroamericani nella registrazione al voto e alla segregazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro. E poi la Guerra alla Povertà, il grande programma del governo federale, che riprese il New Deal di Roosevelt.
Il film racconta dell’opposizione incontrata da Johnson tra i suoi, i democratici del sud. Negli stati che piu’ tardi divennero stabilmente repubblicani. Questa la storia, in due parole.
E quella storia vista oggi ( come sempre ) spiega bene quello che è accaduto oggi. Anzi è, volendo, una lettura profetica degli ultimi otto anni. Da Obama a Trump.
C ‘è in All the Way anche tutta House of Cards, senza la fiction. Ci sono i repertori. Con Wallace il razzista democratico. E la feroce guerra dei rappresentati del popolo di pelle bianca all’integrazione. Tutta roba accaduta una sessantina di anni fa, cari miei. Ieri, oggi e domani.

TRUMPLAND. Pensavo fosse finita. Invece siamo sempre in campagna elettorale.

1 dic

Tornato a casa accendo la tv e chi ti trovo con le Breaking News che non sono piu’ tali dall’ultima campagna elettorale ? Tutte le tv allnews allineate su Trump, che scodella un discorso elettorale.
E’ partito oggi il “Victory tour” o “Thank you tour” di Trump dalla fabbrica di condizionatori Carrier in Indiana che lo stesso Trump ha detto di avere salvato dalla fuga in Messico. Mille posti di lavoro per 7 milioni di tasse che non verranno pagate in dieci anni e che invece pagheranno i cittadini dello stato che non lavorano alla Carrier.
Solo Bernie Sanders è saltato sull’accordo tra i democratici denunciandone la natura da spot.
Ma Trump predica per ora nel deserto dell’opposizione e nella totale attenzione, immutata, della televisione.
Sara’ molto, molto interessante vedere come prosegue il viaggio nella Trumpland. Potendo, proverò ad occuparmi di altro.

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