Archive | marzo, 2017

Bill Maher&Trump

26 mar

Nel giorno della disfatta repubblicana. Su HBO.

Crozzology

26 mar

Ho visto Fratelli di Crozza finalmente andare su Grillo.
Ben scavato vecchia talpa.

Qual’è il film americano che hai visto e rivisto ?

25 mar

Tenetevi stretta la sanita’ italiana

25 mar

Non entro nel merito di cosa conteneva il disegno di legge repubblicano sulla sanità che avrebbe dovuto sostituire la riforma di Obama. In sintesi, un regalo alle corporations, alle assicurazioni, ai billionaires. Come stasera dice il vecchio Bernie.
Gli stessi elettori di Trump ora preferiscono tenersi l’odiato “Obamacare”.
Le televisioni all news parlano solo di questo. Io non ho voglia.
Dovrei dire cosa penso della sanità in America, parlando di cose che mi riguardano.
O ricordare che prima della riforma di Obama il 62% delle bancarotte personali in America erano causate dalle spese sanitarie di cittadini che avevano un’assicurazione privata che non copriva tutte le loro spese ( come me ).
Vi dico solo : tenetevi stretta la sanità italiana. Se vi lamentate siete dei fessi.

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Bush ( proprio lui ) pittore

24 mar

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The Christian Science Monitor riassume le critiche ricevute dal presidente Bush per la sua recente raccolta di ritratti di veterani feriti nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Tutte molto positive.
Il libro in testa alla classifica del mese del New York Times.
C’è poco da scherzare, il ragazzo è dotato.

Shopping in Italy

24 mar

Sto guardando il college basket in questi giorni, quando posso.
Questo spot, che va in onda da qualche mese, è ora onnipresente.
Mi mette di buon umore.

Salvate il soldato Perego

23 mar

Parlavo ieri con un amico che mi chiedeva se nella televisione americana si vedono cose simili a quella italiana. Si è visto di molto peggio. Risse finte. Storie di cosiddetti tradimenti inventati dagli autori e protagonisti che si accapigliano, strappandosi vestiti. Storie di falsi elevate a verita’.
La televisione commerciale è stata per anni nel day time un cesso.
Questa onda lunga si è spalmata su reti, trasformate per sempre da allora. Basta vedere la deriva di MTV americana nel patetico tentativo di tenere attaccati i giovani che hanno abbandonato la televisione per sempre.
Poi la marea si è ritirata. Nel mondo accadono cose tremende che hanno confinato questa televisione a canali lontani dai primi trenta tasti. Esiste ancora ma non lotta piu’ tra noi.
Oggi, poi, in America viviamo un reality politico quotidiano in cui non sono nemmeno piu’ necessari gli autori. Va avanti da solo, con una guida automatica.

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Chi va in video è responsabile fino ad un certo punto. In generale, esistono gli autori e chi dovrebbe sorvegliare gli autori che per un punto di ascolto ci racconterebbero la storia della loro madre di 90 anni che se la fa con il nipote dell’amica ( dell’est ).
Da noi ( Italia ) tutto questo è materia quotidiana che riempie ore di televisione di servizio e servizietti pubblici.
Si è scavato nel profondo del privato senza gli strumenti, l’attenzione, la preparazione, la “cultura” per farlo. Si mettono in onda cose che oggi vivono su Internet e basta vedere la homepage di alcuni grandi quotidiani italiani per capire come l’onda si sia trasformata in tsunami. Non si tratta piu’ del video sul gattino che gioca con il gomitolo. Puttanate a tonnellate. Quello che una volta si trovava sulla stampa dedicata ora si trova sulle pagine in rete di alcuni dei maggiori quotidiani che vengono letti sempre meno.
Siamo passati dal meraviglioso mondo del vintage Arbore alla cronaca spiattellata ad ogni ora del giorno senza filtri, senza vergogna. Gli ospiti vengono riciclati per il loro grado di cinismo, per il corto circuito tra parola e alito cattivo che agita le loro bocche.
Bocche simili si impastano ogni giorno di frasi fatte sul servizio pubblico, continuando a citare a capocchia la BBC, che pure lei non è piu’ la vecchia signora di una volta.
Il soldato Paola Perego non c’entra.

I sei motivi per scegliere un calciatore dell’est. E riformare la Rai

22 mar

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Questa è roba per tifosi dementi come me. La capiamo in quattro, fuori da Firenze.
Purtroppo da bambino mi sono legato alla squadra di calcio viola senza una ragione, essendo nato a Roma e cresciuto a Milano.
La Fiorentina compra molti giocatori dell’est e cosi’ nasce l’idiozia di cui sopra.

Questa cosa dell’est è il telo ipocrita che copre i corpi nudi di tanti orrori che quotidianamente la televisione italiana del servizio pubblico manda in onda.
Non si coglie piu’ da tempo la differenza con la televisione commerciale, privata.
Questa potrebbe essere l’occasione per fare chiarezza in Rai.
Storicamente si salva Rai Tre.
Rai Uno potrebbe essere rinominata Rai-Montalbano e mandare le repliche a loop tutto il giorno, la sera, la notte, televisione tematica. Paradosso per dire che il day time è tutto da rivedere e la fiction potrebbe essere non cosi’ bulimica come è oggi ma risparmiare, replicando il meglio.
Sempre nel capitolo tagli, i corrispondenti esteri potrebbero essere tranquillamente aboliti. I loro pezzi sono presi pari, pari dalle agenzie e da Internet.
Anche Rai Italia per emigranti via. Con Rai Play assurdo doppione.
Ecco la riforma, in poche righe. Grazie al vento dell’est.

Donne dell’est , dell’ovest e la storia

21 mar

Scrivevo nell’ultimo post di servizio pubblico americano.
Il giorno dopo viene cancellato un programma del servizio pubblico italiano.
Il motivo scatenante un cartello fesso, ignorante. Non piu’ grave pero’ di quello che accade tutti i giorni in televisione in altri programmi.

Viviamo in America una stagione imbarazzante. Trump ha liberato tutti i cartelli possibili e immaginabili e spostato per sempre il confine tra politicamente corretto e scorretto. Ha liberato il bullismo, il machismo.
A me e’ sempre piaciuto il tanto deriso politicamente corretto che pone un argine ai cretini.
La televisione ha rincorso questa “liberalizzazione” di parole e contenuti, pensando di specchiare la “contemporaneità trollista”.

La storia sta facendo tardiva giustizia di quanto è accaduto nelle recenti elezioni americane.
Il direttore della FBI indirizzo’ probabilmente il voto alla vigilia del voto annunciando un’indagine poi ritrattata sulla posta elettronica di Hillary. Ieri ha annunciato l’indagine in corso contro Trump per i suoi presunti legami con la Russia. C’entra il machismo in tutto questo, a parte il resto ?

PS Ho recuperato Gazebo di eri sera su Rai Play. La presigla-donne dell’est dice tutto.
Servizio Pubblico, un’altra televisione è possibile.

TV, servizio pubblico, il modello americano. Che Trump prova a sforbiciare

19 mar

La RAI ha appena rinnovato con il governo la convenzione che la elegge a “servizio pubblico”.
Trump ha appena presentato il budget che taglierebbe, tra le altre cose, il contributo del governo federale alla televisione che per convenzione chiamiamo pubblica, la PBS.
Per fortuna la sforbiciata non dovrebbe chiudere tv e radio ( l’imperdibile NPR ) ma fara’ saltare sicuramente dei programmi.
Cosa sia “servizio pubblico” è probabilmente piu’ facile da dire in America che in Italia.
La Public Broadcasting Service è una non profit nata nel 1970 e conta su 350 reti affiliate che si muovono autonomamente con propri programmi ma mandano in onda i punti fermi del palinsesto della PBS: la tv dei ragazzi, le inchieste di Frontline, i documentari di Nova, il telegiornale con gli approfondimenti, le serie classiche come Downton Abbey e molte cose della BBC.
E’ una televisione che chiede continuamente contributi ai telespettatori e alle fondazioni filantropiche.
Il suo modello di finanziamento è all’incrocio tra pubblico e privato.
Le televisioni locali del network pagano una cifra annua per i programmi che ricevono dal centro. E quelli come me, a cui piace la PBS, inviano un contributo, che puoi in parte detrarre dalle tasse. Senza canone obbligatorio.
Fuori dal campionato tra networks e nuovi competitors come Netflix e Amazon. Un piccolo mondo antico. Una famiglia di panda da tutelare che si è dovuta arrendere a dosi omeopatiche di pubblicità.
Nessun compromesso con l’intrattenimento se non le speciali serate omaggio a grandi della musica, del teatro. Insomma una televisione che non è da “paese per giovani”. Ma chissenefrega perche’anche le altre che ci provano, con gli under 40, non vanno molto lontano.
La programmazione PBS dice chiaro che la televisione è roba per anziani. Come infatti è.
E dice anche cosa dovrebbe essere servizio pubblico. Senza diventare una palla. Veramente qualche volta si ma poi siamo ripagati, per esempio, da inchieste che non vediamo piu’ altrove.
Nell’America selvaggia c’e’ un’isola in cui si riconosce una traccia di servizio pubblico.
Non come altri simulacri esteri, drogati da fame di ascolti e pubblicità.

“You may want to marry my husband”

18 mar

E’ scomparsa la scrittrice Amy Krouse, 51 anni.
Due settimane fa il New York Times aveva pubblicato una sua lettera, nella rubrica in cui si parla di amore, di questi tempi ( Modern Love ).
Sposate mio marito.

Un paese normale. Di fratelli di Crozza

18 mar

Rivedo, andando avanti veloce, la puntata di ieri di Fratelli di Crozza.
Quando arrivo a Renzi, ancora a Razzi, salto. Volevo saltare anche il Salvini iniziale ma poi sono rimasto perche’ l’idea di Bang bang era bella.
In genere la satira colpisce chi è al comando, in testa nei sondaggi. Se non ancora al governo.
Ma quando arrivano i cinque stelle, la casta dei duri e puri ?
Luttazzi fu cacciato dopo un’intervista a Travaglio, se non ricordo male.
In un paese normale Luttazzi dovrebbe tornare in tv. E Crozza dovrebbe fare Travaglio, Di Maio, Di Battista.

Milano-Roma, la tv e la percezione

16 mar

Un paio di pensierini sgangherati che mi battono in testa dopo essere tornato ieri a New York, schivando la nevicata ma non il traffico amplificato dai muri di neve ai lati delle strade. Muri a New York, che “non è piu’ quella di una volta”, a sentire amici a Roma e Milano.
Boh, ci vorrebbero le neuroscienze, conferenze TED ma anche due parole al bar sulla “teoria” della percezione diffusa che annulla la realtà.
Esempio, si dice : Milano è in grande crescita e Roma in caduta libera. Boh, ancora.
Bar, baretti, ristorantini, speculazione edilizia e un paio di musei non fanno eta’ d’oro.
Ho vissuto venti anni a Milano dalla quarta ginnasio in poi. Allora c’era la Milano del Piccolo. Oggi quella dell’aperitivo.
Poi accendi la televisione e la realta’ ( non la percezione ) è che quel movimento che aveva cominciato vietandosi la televisione ora sia cultura dominante, attraverso i suoi rappresentanti ( gli eletti o i giornalisti, la “cinghia di trasmissione”, si diceva una volta ).
Dovrebbero dire della citta’ che governano ( Roma ) ma glissano volentieri. Eppure sono il partito unico dei talk shows.
Dai Crozza, facce ride con i grillini e i tifosi dei grillini. Ce la puoi fare, dai, fai uno sforzo.
La Raggi sindaco di Milano sarebbe una sliding door da vedere. Anche solo come scenetta alla Saturday Night Live. Che, con Trump, continua la sua corsa negli ascolti. I piu’ alti da 24 anni. Ma tutta la televisione americana sta vivendo quelli che The New York Times ha chiamato “turboascolti”. Basta mandare in onda Trump che decollano le televisioni. Tutte, quelle a favore e quelle contro. Per non dire della satira.
Il pensiero unico della televisione populista è invece robetta nostra. Ti credo che poi il pubblico si rifugia in Montalbano.

PS La neve ha costretto due rappresentanti del Congresso americano a farsi il viaggio in macchina dal Texas a Washington. Trentuno ore in macchina, uno repubblicano e l’altro democratico.
Un format tv, come Milano-Roma. Stamattina se ne parla molto in televisione.

La citazione

10 mar

Leggo che in occasione dell’otto marzo, a New York, sono comparsi nella Lower East Side dei manifesti che citano il presidente degli Stati Uniti.
C’è chi è passato alla storia per avere detto parole come “L’umanita’ dovrà porre fine alla guerra o la guerra porta’ fine all’umanità”. Ora si parla d’altro.

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Scienze delle comunicazioni. Ma perché ?

9 mar

Incontri-fotocopie in questi giorni romani. Genitori preoccupati per i figli che frequentano facoltà di Scienze delle comunicazioni. Sono tante, cresciute fuori da una domanda reale di mercato.
Una volta quello del giornalista era uno dei mestieri che si passava di padre-madre in figlio/a. Oggi gli stessi genitori, entrati anticamente nella corporazione, annaspano. Alcuni hanno trovato rifugio nelle universita’, insegnando materie ricavate dalle loro biografie e alimentando miraggi. Queste scienze offrono lavoro ( anche secondo lavoro ) a chi ci lavora. In rari casi a chi studia.
Aggiungo che incontro spesso stagisti che sono saette. Che meriterebbero di lavorare. Ma il lavoro se lo dovranno inventare. E qualcuno, non le centinaia di iscritti alle citate facoltà, ce la fara’.

Tony Erdmann, se non uscite poi vale la pena

9 mar

Come il gesso che graffia sulla lavagna. Insopportabile per lunghi tratti.
Lento, girato antico, irritante. Accanto a me una coppia ha contrattato per tutta la durata del film se andarsene o no. Per mia sfortuna sono rimasti. Per tutti i 162 minuti della pellicola.
Vi presento Toni Erdmann è il film candidato ai Golden Globes, all’Oscar per miglior film straniero, vincitore dell’European Film Award. Cosi’ carico di riconoscimenti da suscitare almeno curiosita’. C’è poi la storia che i tedeschi non saprebbero farci ridere.
Maren Ade, la regista, ci racconta del rapporto tra un padre e una figlia in cui ci possiamo ritrovare, se lo sfrondiamo di puzze, maschere e scherzi. I due sono andati nella vita ognuno per la sua strada. Poi a Bucarest, che non vediamo spesso al cinema, entriamo dentro storie che ci appartengono ( operai da buttare via e nuovi ricchi che ci ricamano sopra ) perche’ sono di questi anni, a qualsiasi latitudine.
C’è pero’ un racconto dell’Europa dell’est che non si vede. E c’è una cosa per cui, alla fine, dopo mille imbarazzanti scenette, esci e dici “vorrei comportarmi come Toni Erdmann, qualche volta nella vita”.

PARLA LETTERMAN. Vivere in tv e poi non guardarla piu’

6 mar

Copertina e intervista del New York Magazine dedicate a David Letterman.
La televisione del dopo Letterman e Jon Stewart è oggi copia sbiadita dei due. Sono arrivati i gggiovani, con tre g. Aridatece gli anziani.
Comunque Letterman non guarda piu’ la televisione. E mio figlio nemmeno.

Falso movimento

4 mar

Ho visto Crozza ripartito dal tasto 9. Trumpiano. “Il giornalismo di sinistra con la pancia piena, distante della realta’ “.
Parodia esemplificatrice, Linea Notte di Rai Tre. Mannoni fa ridere. La battuta sulla corrispondente dall’America dice una cosa vera e quindi meno divertente (“Tu avevi senso negli anni 90, prima di Internet” ). E’ cosi’.

A proposito di “giornalismo di sinistra” c’è chi ci fa un programma sopra o con, come vi pare.
E’ Gazebo, il programma che non finiro’ di dire che è la cosa migliore della televisione italiana.
Mi ha fatto superare la idiosincrasia per la romanità e pacificare con le radici.
Un risultatone che va oltre la tv. Meglio di qualsiasi rassegna stampa, svuota telegiornali e talk shows del loro senso della vita.
Ora si sono inventati “Movimento Arturo”. Guai a chiamarlo partito che è roba vecchia, come è noto.
Sta raccogliendo adesioni social a pioggia. Iscrivetevi.

VeganTV

3 mar

Ieri sera ho visto l’ultima parte di Piazza Pulita, il talk di Formigli. Il migliore di quelli di prima serata che una volta erano solo politica e oggi, quando si allungano nella notte, vanno a grufolare nell’ossessione non solo italiana, il cibo.
Non so se Formigli lo ha fatto altre volte ma ieri sera è stata un’appendice veramente divertente e, diciamo, pedagogica. Prima c’erano Di Battista e Cuperlo e me li sono risparmiati.
Poi è arrivata una coppia fantastica, Fausto Brizzi e Claudia Zanella, il cuocostar Fabio Picchi ( bella testa ) e Camila Raznovich ( bella storia).
La Zanella è vegana e Brizzi si è adeguato. È venuto fuori quello che dovrebbe sempre essere un talk. Non ideologico, non sloganistico, non urlato. Una cosa per cui uno ascoltava l’altro nell’assoluta divergenza di opinioni. Un piccolo miracolo televisivo.

Starbucks ole’

1 mar

Si è scatenata una cagnara anti Starbucks prima del suo approdo in Italia.
A parte palme e banani, ho letto una risposta di Aldo Cazzullo sul Corriere che boh.
Mi è venuta voglia di bermi il caffe-broda che ogni giorno mi faccio a meta’ giornata nello Starbucks di fronte al montaggio. Due dollari e 12 cents.
Non sono un fan della catena di Seattle ma quando vado in giro negli Stati Uniti “profondi” cerco sempre un’isola in cui andare sul sicuro, leggere e trovare il wifi. Anche a New York, dove non è detto che i caffe’ “indipendenti” siano meglio.

Ho letto che il primo caffe’ in America è stato aperto a Boston nel 1689. Sull’origine della pianta del caffe’ se la battono Etiopia, Yemen e l’antica Persia. Recentemente sono stato in Chiapas dove pure avanzano qualche pretesa al riguardo e comunque sostengono che quello equo e solidale è il loro. Sull’aereo di ritorno ho parlato a lungo con un americano del New Jersey che andava in Chiapas ma anche in Honduras e Guatemala a comprare caffe’ da una rete di cooperative locali e sosteneva che Starbucks si comporta con i produttori come Walmart, strappando prezzi da affamatori. Non ho idea.
Quello che si sa è che Starbucks paga meglio i suoi baristas dei concorrenti.

Quella che trovo ridicola è l’affermazione di un primato nostro sulla bevanda. In Turchia, in Brasile che dovrebbero dire ? Il cappuccino col cuore disegnato nella schiuma ormai lo fanno ovunque.
Il cibo etnico tira parecchio. Il mondo si è allargato ma non ditelo a Trump.
La pizza migliore degli ultimi anni l’ho mangiata recentemente in North Carolina. Il burger migliore vicino a Firenze.
A me fa abbastanza schifo il sushi. Oggi ho visto dalle parti di Piazza Mazzini a Roma un locale che spaccia sushi e pizza, insieme. E poi ce la prendiamo con Starbucks, ma dai.

Ascolta, si fa sera

1 mar

Ieri sera ascolti interessanti per capire dove tira il vento dalle parti nostre. Anzi paradigmatici per chi volesse prenderne atto.
Vince il calcio su Rai Uno ma tiene botta l’imbarazzante Isola su Canale 5.
I due talk shows ( Rai Tre e La7, Berlinguer e Floris ) fanno piu’ o meno lo stesso risultato. Sotto il milione di appassionati, meno del film di Rete 4,Bernadette: miracolo a Lourdes.
Ma il numerino che dovrebbe far riflettere è quello di Rai Due. Boss in incognito fa il doppio di telespettatori dei due talk shows,Le Foglie Morte.