Archive | agosto, 2017

Le librerie supermercato di Amazon

20 ago

Camminando ieri per la 34 West ho visto una vetrina che annuncia la prossima apertura di un’altra libreria di Amazon.
Non sono dunque pop up stores. Ero passato un paio di giorni prima per il negozio Amazon già aperto dentro Time Warner, a Columbus Circle.
Pensavo di essere stravolto da effetti speciali e mi sono trovato a ciondolare dentro una libreria fisica non diversa da quella virtuale in cui ordiniamo libri ma guardiamo anche serie tv e facciamo tutto, anche la pasta.
I libri sono ordinati per generi e non come siamo abituati per narrativa, saggistica, ecc.
Quando ne prendi in mano uno, trovi accanto suggerimenti per altri “di argomento simile”. Come nei supermercati, appunto.
Dopo cinque minuti via di corsa. Anche perche’ non c’era dove sedersi, tranne un paio di strapuntini. E nemmeno il caffè, che ormai va con il libro come la doppia panna con il cioccolato.

Dicono che Barnes & Noble, il colosso che ha distrutto le piccole librerie indipendenti, stia barcollando-tremando.
Io mi sono rifugiato nel Barnes & Noble di Union Square, che al confronto di Amazon Books mi sembra la libreria di Ferlinghetti a San Francisco.

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David Letterman reloaded. Attaccato alla tv

19 ago

In una lunga intervista radio a Howard Stern, David Letterman si racconta.
Esce fuori che da telespettatore segue MSNBC, come tanti in questi giorni.
La televisione all news che ha superato Fox News. Un regalo di Trump.

Se anche Fallon

17 ago

In questi pochi giorni di ritorno a New York ho ripreso a guardare televisione.

Tra le tante cose viste ( commovente la madre della vittima dei nazi a Charlottesville ) segnalo il buon Jimmy Fallon che di solito vola leggero sulla realta’.

Detroit, al cinema Charlottesville, in tv

15 ago

Vedere Detroit al cinema e poi aprire una delle televisioni all news fisse su Charlottesville non è come chiudere la forbice dei 50 anni che separano gli scontri di ieri e oggi. Paragoni implausibili ma richiamati  da stampa e critici.
Detroit, il film del premio Oscar Bigelow, è girato come un documentario, con la camera sporca che arriva muovendosi sui dialoghi, sulle azioni proprio come fanno le televisioni delle breaking news. Quindi formalmente il paragone regge.
Detroit è un film che ti bevi senza mollare un secondo ma duro da mandare giu’.
È una storia ricostruita, in parte fiction, fino a dove è arrivata la scrittura- inchiesta. Scava sempre dentro la storica ferita americana della schiavitù’ che gli otto anni di Obama non hanno chiuso e che Trump ha definitivamente riaperto.

Una parte della critica ha eccepito sulla costruzione dei personaggi di Detroit. Finisce il film, tiriamo un sospiro di sollievo ma non sappiamo molto dei “cattivi e dei buoni” che abbiamo visto per più di due ore. A me non è mancato di vederli a casa loro, eccetera.
Alla fine li conosciamo. Come abbiamo imparato a conoscere la vittima di Charlottesville ed il suo investitore assassino. In breve perdono identità per diventare simboli. Di questi tempi duri in cui un film che racconta una storia di 50 anni fa puo’ essere scambiato per contemporaneo. E viceversa.

Shonda Rhimes a Netflix. Come comprare Neymar. La televisione esce dalla televisione.

14 ago

Sono per qualche giorno a New York. Apro la tv che d’estate funziona come d’inverno.
Con serie che partono e in onda come in autunno.
Oggi in questo flusso, che ha pause ma non migra tutto su una Temptation Island, è arrivata la notizia che potrebbe cambiare il corso della televisione generalista.
Shonda Rhimes va a Netflix.La signora della televisione in quindici anni alla ABC si è inventata Grey’s Anatomy, Scandal, How to Get Away with Murder ecc.
Questo è il primo vero acquisto che rompe il mercato televisivo cosi’ come lo conosciamo.

MigrantTV. A reti unificate

8 ago

Quel che rimane dei talk shows ( in generale e d’estate peggio ) va in onda a reti unificate.
Masticano solo emergenza migranti. Che non esiste.
La penisola è intanto circondata da gommoni, barchini e barconi di villeggianti.
Girando in questi mesi per il paese a me sembra che l’emergenza sia quella del lavoro. Di giovani e meno giovani. Di chi un lavoro sulla carta ce l’avrebbe ma non basta a tirare avanti.
Daje.