Archive | novembre, 2017

Una critica al film invisibile di Louis C.K.

13 nov

L’annuncio è arrivato e ora sappiamo che forse non vedremo il film di Louis C.K., già passato per festivals.
The New York Times si chiede tra le righe quello che ci chiediamo in tanti, ammettendo di avere apprezzato ad una prima visione la pellicola, con ovvie evocazioni di Woody Allen, non solo per il bianco e nero.
Come separare le opere dai comportamenti di chi le ha realizzate.
Oggi, alla luce di quello che è venuto fuori, la lettura dell’opera (quasi un’autobiografia) cambia.
Aggiungerei. Bruciamo libri? Distruggiamo opere d’arte realizzate da pedofili ed esposte nei musei? E che fare dei social ?

Numeri che raccontano due paesi. Il sabato sera la televisione in America non conta

12 nov

Guardavo oggi la platea di Rai Uno e Canale 5 del sabato ( Tu si que vales e Tale e quale show ). Nulla o poco è cambiato negli anni. Il varieta’ del sabato sera ancora somma numeri incredibili.
In America è la serata a perdere per i pubblicitari che si rianimano solo all’avvivcinarsi della mezzanotte con Saturday Night Live. Che pure ormai fa più ascolto su DVR (registrato) o fuori tempo reale (su telefono,computer). Anche il venerdì americano, pur in ripresa, non è serata televisiva che incolla al divano.
La domenica sera rimane quella dello scontro delle serie con la platea più larga. E poi restano quattro giorni per la guerra degli ascolti, tradizionalmente divisi in sport, comedy, reality, serie.
Negli anni la frammentazione in generi “day by day” è andata scomparendo, con la crescita della visione differita.
Puo’ darsi pure che non ci sia poi una gran differenza tra i due paesi, almeno televisivamente (poche metropoli, ascolto frantumato in borghi, piccole citta’ e “nel nulla”). Certo che in America i telespettatori del sabato sera non fanno un interessante bacino tv. Fanno antropologia geriatrica.

I LOVE YOU AMERICA. Sarah Silverman, il nuovo inno. A casa dell’America trumpista

11 nov

Sarah Silverman ha un nuovo show su Hulu. Piattaforma on demand, come Netflix, Amazon. Quindi si paga per vederla. Allora non rimane che raccontarla. A cominciare dall’inno-sigla.
Ieri sera era ospite da Bill Maher, su HBO (c’era anche Michael Moore, tra gli altri).
L’idea di Sarah è di fare un viaggio nell’America “rurale, bianca, armata, evangelica, ecc” che in tanti ci hanno raccontato nell’ultimo anno. Sempre nella stessa maniera. I dimenticati che hanno reclamato visibilità attraverso il miliardario populista. Ormai una minestra che conosciamo. L’America profonda, dimenticata negli anni di Obama. L’America che ha paura e fa paura.
Sarah è entrata in queste case e ha scoperto che, ad esempio, in molti hanno ottenuto per la prima volta l’assistenza sanitaria grazie all’Affordable Care Act (la riforma sanitaria di Obama, detta Obamacare).
Gli stessi che odiano Obama possono ora curarsi grazie a lui.
Dentro questa contraddizione stanno lavorando i democratici e i primi risultati si sono visti nelle elezioni di martedì scorso in Virginia, New Jersey e tanti piccoli centri. Il voto femminile è stato decisivo.
Il racconto a puntate della comica Sarah Silverman ci fa capire più cose di tante cose lette negli ultimi mesi.

Louis C.K. , pure lui

10 nov

Oggi si dice che in tanti sapevano e nello stesso tempo ci si chiede cosa rimarrà del suo lavoro, per chi lo ha tanto apprezzato. La stessa domanda se la fanno molti con Kevin Spacey, E Dustin Hoffman e altri.
Annullate le apparizioni di Louis C.K. nei talk shows che dovevano lanciare il suo film in uscita.
E’ corretto dividere le opere dai comportamenti di chi li ha realizzati?
Sono andato a rivedere Louis C.K. ospite da Jon Stewart, di cinque anni fa. Quel video, oggi,  fa impressione.
Si parla di violenza sulle donne. Louis C.K. rivendica il diritto di scherzare su tutto. Anche sull’olocausto. Jon Stewart gli dice, ridendo, che non gli piace come Louis “sta evolvendo come essere umano”.

E all’una di notte indovina chi arriva ?

9 nov

Hillary Clinton si è materializzata da Seth Meyers stasera (il mio preferito tra i conduttori di talk shows notturni).
Hillary, non la creatura che più amo al mondo, proprio brava.

La campagna per chiudere i telefoni. Almeno a cena

9 nov

Stasera vanno in onda su vari canali questi spot. Campagna per far tacere i telefoni.
Magari anche dopo cena.

Thank you for voting

8 nov

Ho votato per il sindaco di New York.
Strana questa cosa che puoi votare in due paesi, avendo due passaporti. Forse, dico una cazzata, dovresti votare solo in quello in cui paghi le tasse.
Poca gente al mio solito seggio. Martedì, in America. Un giorno in cui si lavora.
Le file di Trump contro Hillary, un lontano ricordo.
Come allora ho scelto per esclusione, per abitudine. Hillary e Bill de Blasio.
Avrei voluto altro allora e oggi un altro non c’era.
Nel seggio a New York una signora che mi ha consegnato la scheda diceva a tutti “Thank you for voting”, con un gran sorriso. Mi ha colpito, non ci siamo abituati.

Piu’ importanti delle scontate elezioni di New York erano quelle in Virginia e New Jersey, dove si è scelto il governatore. Le televisioni all news in “breaking news mode” dalla mattina, con gli spot dei candidati che hanno continuato ad andare mentre si votava. E con il contaminuti fisso che correva all’indietro, ben visibile, ansiogeno solo a guardarlo, tarato sulla chiusura dei seggi.
Nelle elezioni presidenziali del 2016 Hillary vinse sia in Virginia (l’unico stato del sud perso da Trump) che in New Jersey.
In New Jersey il governatore uscente è quel Chris Christie che provo’ nelle primarie a battere Trump per poi trasformarsi in un suo consigliere, poco apprezzato alla fine. La candidata repubblicana, Kim Guadagno, non è riuscita ad emanciparsi dall’abbraccio mortale di Christie.
In Virginia il candidato repubblicano  era stato descritto come perfetto simbolo della trasformazione del partito. Dai Bush ai nuovi populisti. Lobbista vecchio stile e poi trumpista. Trump ha subito twittato, dopo la sconfitta, prendendo le distanze dal suo compagno di partito. 

Beh, come è andata? I democratici hanno vinto le sfide vinte in partenza. New York e New Jersey, con l’ex Goldman Sachs Murphy. E hanno vinto la sfida più incerta, quella in Virginia. Trump ha subito elegantemente twittato, dopo la sconfitta, prendendo le distanze dal suo compagno di partito. 
Il candidato democratico in Virginia, Northam già vice governatore, si era battuto per togliere dalle piazze tutte le statue e i monumenti dei sudisti-schiavisti. Si era scritto che questo lo avrebbe penalizzato.
Dopo tanto parlare degli operai bianchi per Trump, stasera si dice che sono stati decisivi i bianchi laureati e le donne. Si scava dentro la demografia di due contee fondamentali della Virginia del nord. Dai, che parte una lettura diversa da quella che ci ha ammorbato negli ultimi dodici mesi.
In Virginia c’era anche un duello di cui si parlerà molto. Un repubblicano che si definiva ”omofobo in capo” contro una democratica transgender, che diventa la prima eletta in una assemblea statale in America. E’ storia, ragazzi.
Thank you for voting.

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Se contassero solo quelli dai 18 ai 49 anni che guardano la TV. Come in America

7 nov

Dentro una bella intervista del New York Magazine a Jimmy Kimmel (uno dei tenutari dei talk shows notturni sulle tv generaliste ) è contenuto un riferimento agli ascolti in cui si da per scontato che gli unici che contano sono quelli della classe demografica 18-49 anni. Da queste parti è nozione comune anche se si ricorda spesso che la classe dei baby boomers ha un potere d’acquisto diverso dai nostri padri, nonni.
Anche i primi dati per Netflix apparsi lo scorso anno a proposito del successo della serie Stranger Things avevano detto parecchio delle preferenze del segmento di eta’ tra i 18 e i 49 anni. La conferma è arrivata da poco. Quasi quattro quinti dell’intera platea iniziale di Stranger Things e’ attribuita a chi  ha più di 18 anni e meno di 49. Che supera quella del re degli ascolti, Walking Dead.
I giovanissimi, dai 12 ai 24 anni, hanno abbandonato la tv in una misura straordinaria ( 40% negli ultimi due anni ) in America. L’unico segmento demografico che cresce nell’ascolto televisivo è quello dai 65 anni a salire.
L’onda dei “negazionisti televisivi” rischia di sommergere l’industria che si dice stia vivendo la sua eta’ d’oro. A differenza del cinema.
Arginare lo tsunami con la pubblicità del solo numeretto medio dell’ascolto (il giorno dopo la messa in onda) è una comprensibile necessita’ per chi lavora in televisione. Ma il re è nudo. Contiamo quelli che contano.

MEET THE PRESS, da 70 anni la domenica mattina politica. Il cinquantunesimo stato

5 nov

John Kennedy ha detto che “Meet the Press è il cinquantunesimo stato americano”.
Oggi la trasmissione ha festeggiato i 70 ( Settanta !!! ) anni di vita televisiva.
Ci sono passati capi di stato di tutto il mondo.
MTP ha inventato la domenica mattina della politica. Ha inventato un pezzo fondamentale di quella che è oggi la televisione. Politica non gridata. Per capire.

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Si vota anche a New York

4 nov

Martedi vado a votare. Si sceglie il sindaco di New York. Dovrebbe rivincere facile Bill de Blasio.
Nicole Malliokatis, candidata repubblicana, racconta una citta’ cupa. E non sempre più Disneyland, un grande centro commerciale, che contiene tutto e tutti. Soprattutto il futuro. Come sembra a me.
Quello che non si sa è quanti si asterranno. Che non sono solo gli esclusi.
Ci torno sopra.

Il billionaire che ha lanciato la campagna per l’impeachment di Trump

3 nov

Stamattina guardavo Morning Joe su MSNBC, il talk-TG del mattino con cui inizio la giornata.
In uno degli spazi pubblicitari ha fatto capolino il miliardario Tom Steyer, noto finanziatore dei democratici e di tante non profit. Steyer ha firmato la petizione di Warren Buffett e Bill Gates che impegna chi la sottoscrive a dare in beneficenza almeno meta’ del patrimonio accumulato nel corso della sua vita.
Steyer ci mette la faccia e lancia la campagna di raccolta firme. Trump ha ovviamente risposto, con Twitter.

La seconda puntata di PADRE NOSTRO. Un piccolo botto

2 nov

Ieri sera la seconda puntata di Padre Nostro ( Don Marco Pozza ) ha fatto un piccolo botto di ascolto per TV2000. Sempre in crescita, ha finito a 0.78 (0.61 complessivo) che per la televisione della CEI, in prima serata, è una gran bel risultato.

New York, paura e resilienza. Due parole

2 nov

Un’interessante conversazione di Maureen Dowd apparsa sul New York Times ha a che fare con Halloween. Parla Jason Blum, il producer fenomeno di Hollywood, specializzato in film dell’orrore a basso budget ed alti incassi.
Blum sostiene il paradosso non dimostrabile che in un anno di amministrazione Trump i film che fanno paura hanno incassato quattro volte di più che in una eventuale amministrazione di Hillary Clinton. Il costume preferito di Blum per Halloween e’ un vestito di Ivanka Trump.
La paura reale esorcizzata da quella fiction.

Come dopo un rigore a porta vuota, arrivo alla sfilata di Halloween di New York. La parola più usata per dire della reazione della gente di New York è resilienza. Retorica. Nulla di male nell’uso della retorica. Soprattutto in casi come questi. Commuove, crea condivisione, alimenta comunita’.
Parlando in passato con parenti delle vittime dell’undici settembre dubito che sia di qualche aiuto a chi è stato direttamente colpito.
Non c’è nulla di eroico nella partecipazione ad un corteo in maschera qualche ora dopo la strage dell’altro giorno, a qualche centinaia di metri dal luogo in cui erano a terra in pozze di sangue (non il pomodoro di Halloween) otto visitatori della citta’.
Non ho letto da nessuna parte che qualcuno abbia proposto di rinunciare al corteo mascherato di Halloween. E quindi mi sbaglio.

Ricordo che qualche giorno dopo l’undici settembre sul primo aereo in partenza da Roma per New York, alla riapertura dei cieli, c’erano una decina di passeggeri. Venivamo a girare un documentario per la Rai. Fecero un upgrade a tutti in prima classe. Nulla di eroico. È altamente improbabile che un atto di terrore simile venga replicato nel brevissimo periodo.

Abbiamo perso, temo, la capacita’ di fermarci, andare più lenti. In tempi di bulimia social che da queste parti l’inqulino della Casa Bianca “patologizza” alla grande, in alternativa alla riflessione.
Domenica prossima avrà luogo la maratona di New York, confermatissima a ragione. Gia’ si ricorda il passato. Come tanti paragoni simili, lascia il tempo che trova. Proprio il tempo è il nodo.
Il tempo di metabolizzare, conoscere, rispettare le vittime. Il tempo di trovare le parole senza digitare i primi 140-280 caratteri a capocchia che ci passano per la testa. Il tempo di costruire memoria.

PS Houston ha vinto ieri per la prima volta le World Series di baseball. In molti legano la cosa alla devastazione del recente uragano che si è abbattuto da quelle parti. Resilienza, dicono. Bah.

La Halloween Parade sta per cominciare. Roba da pazzi

1 nov

La Halloween Parade, in particolare a New York, è un evento che porta sulla strada decine di migliaia di giovani (e meno giovani) più o meno mascherati, più o meno vestiti (non fa ancora freddo).
Il corteo e le feste appiccicate nelle case, ristoranti, locali vari alimentano un fatturato straordinario.
Come sappiamo qualche ora prima, oggi, otto morti e quindici feriti sono il risultato di un atto terroristico e/o di un pazzoide.
Come sto vedendo in televisione sul canale locale (NY1) la manifestazione non è annullata.
Ormai il costume è indossato, il ristorante prenotato.
A me sembra una roba da pazzi. Non per il pericolo eventuale. Per la totale ignoranza delle vittime a pochi blocchi di distanza.
La scusa è che “la paura non ci ferma”.
Ho appena visto la conferenza stampa del sindaco Bill de Blasio (si vota tra una settimana) e il governatore Cuomo. Non ho sentito domande sull’eventualità di annullare la mascherata.
Chi sono i morti ? Chissenefrega.

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PS La televisione (NY1) ha dirottato la diretta del corteo di Halloween sul suo sito e su Facebook live.
Ai partecipanti viene chiesto continuamente se sanno dell’attentato. In televisione si vedono le breaking news su quello che è accaduto.
NY1 è sponsor della manifestazione ma qualcuno nella televisione ha ancora la testa che funziona.