Archive | aprile, 2018

Kabul

30 apr

img_1472

Il cielo sopra Kabul stasera è scuro. Tanto vento e sabbia sui 1800 metri dove siamo a girare per Rai World.
Il fragore del doppio attentato terrorista suicida di questa mattina si è sentito forte questa mattina nella base NATO al centro di Kabul dove eravamo. L’allarme lanciato ci ha blindati dentro i luoghi bunkerizzati da cui siamo emersi quando il pericolo è cessato.
Nella zona delle ambasciate e della base NATO, si sono fatti saltare i due terroristi. I giornalisti e fotografi locali sono accorsi sul luogo del primo boato. E cosi’ nove di loro sono rimasti uccisi nella seconda esplosione.
Si votera’ il 20 ottobre in Afghanistan.

Vado in Afghanistan, oggi. E poi Iraq

23 apr

Dopo Kosovo e Libano, Afghanistan e Iraq.
Su Instagram. In onda in autunno.

Il caso Mary Beard

22 apr

Mary Beard è molto nota nel mondo accademico ed in quello dei media inglesi.
È una eclettica divulgatrice che ha scritto di donne e potere (esclusione dal potere) arrivata relativamente tardi alla televisione. Un fenomeno pop che non ha perso autorevolezza entrando nell’elettrodomestico.
La storica ha parlato spesso di donne (e ora di donne anziane) messe ai margini del mondo della comunicazione. Ora sarebbe lei stessa vittima di questa emarginazione. La PBS, la televisione “pubblica” americana, l’avrebbe sostituita con un narratore nella versione americana della serie “Civilisations”, in onda sulla BBC.
La Beard accusa per il taglio. La PBS ribadisce il diritto al rifacimento, credo contenuto nel contratto.
Fuori dalla lite rimane il nodo della presenza in video di un volto non omologabile al canone estetico televisivo, a qualsiasi latitudine. Di uomini anziani, con chili di troppo, siamo pieni in tutte le tv. Accade sicuramente meno (o per niente?) con le donne. La tv italiana ha pero’ il primato mondiale di gonne corte in video.

Gli anziani, uomini e donne, stanno passando dal divano passivo al racconto delle loro vite in molta televisione (Rai Tre prima delle altre). Ricordo il tentativo di farli affacciare in un reality (Supersenior) anni fa come un’esperienza che piu’ di tante mi ha insegnato cose.
Nel caso Mary Beard pero’ siamo oltre. Dentro il nuovo orizzonte social che ha ridisegnato il perimetro della fama, allargandolo all’inverosimile fino a schiumarlo dentro lo schermo.
La storica inglese forse si augurava che accadesse quello che le è accaduto in America. Dovremmo tifare per lei. Per non passare la vita a guardare negli specchi social di chi è salito nelle gerarchie dell’immaginario estetico di questi tempi.

David Bowery

17 apr

Eccolo di nuovo. Business as usual.
Nel quartiere, l’East Village, piu’ trendy del momento. Riciclo della storia.

Cori

16 apr

Le ultime volte dicevo di calcio. In Italia è l’ombelico di tutto, o molto.
Nonostante stadi mezzi vuoti. Come si vedeva ieri durante la telecronaca di Sky del derby romano.
Che differenza con la Premier League inglese.
Questo ombelico è anche pieno di zozzerie. Ieri di nuovo all’Olimpico alcuni tifosi laziali hanno lanciato cori antiromanisti, associando i tifosi giallorossi ad Anna Frank. 
A Milano leggo di altri cori. Si e’ chiamato in causa il Vesuvio perche’ porti via i napoletani.

Poi a Firenze un altro genere di coro, che ha citato il recente finale di Real Madrid – Juve in cui l’arbitro che ha decretato il rigore finale è stato definito “insensibile”.
Contro la Fiorentina viene assegnato un rigore e si leva un coro ironico “Insensibile, insensibile”.
Poi il rigore viene tolto (dopo visione alla Var) e si alza il coro “sensibile, sensibile”.

Se non ci pensa una risata a seppellire il calcio negli stadi, ci sta comunque pensando Sky. Svuotandoli.

Roma scapocciata

14 apr

La settimana che finisce la chiudo a Roma, prima di ripartire.
La citta’ tutta buchi si è riempita di gioia con la gloria calcistica. Il governo…ma che ce frega se la Rometta vince in Champions.
Ieri sera ho visto Propaganda Live, il programma che provo sempre a non perdere. Il calcio ha tracimato. Con Claudio Amendola ma non solo.
Siamo malati. A volte felici di esserlo.

“Vi vogliamo cosi’ “

8 apr

Abbiate pazienza ma non ci accade spesso.

 

Homeland

6 apr

Si sta chiudendo questa settimana americana, a casa. Homeland.
Ho recuperato le prime otto puntate della settima stagione in corso. Finiro’ in Italia, dove leggo che partira’ il 23 aprile.
La serie ha perso interesse per la critica. Carrie e il riemergere altalenante della sua bipolarita’ hanno annoiato tanti. Penso sbaglino. Non vedo altra roba in giro in grado di raccontare il presente come questa serie. Trovavo piu’ implausibile l’ultimo House of Cards che ora, amputato del protagonista, non ho idea dove andrà a sbattere.
Molta Russia in questa stagione di Homeland. Proprio come raccontano le news ogni giorno.

PS negli ultimi tempi piu’ Instagram che blog.

Tom Friedman su Facebook e Trump

3 apr

img_4674

Tom Friedman al Morning Joe della MSNBC. Su  Zuckerberg. E su Trump, “un presidente instabile”.

Neve

2 apr

Aprile, New York. Ore 7.15 del mattino.

img_4670

La televisione delle serie creata da Steven Bochco (16 dicembre, 1943 – 1 aprile, 2018)

2 apr

Non ci sarebbe la televisione delle serie tv senza Steven Bochco. La ricerca dei padri fondatori puo’ andare in diverse direzioni ed essere diversamente datata.
Bochco, scomparso ieri a 74 anni, ha creato Hill Street Blues e poi NYPD Blue. A lui è comunemente attribuita l’idea di costruire trame ( negli anni Ottanta) con sottotrame che non finivano in una singola puntata. L’idea di fare una televisione piu’ complessa. Una televisione che richiede piu’ attenzione.

Tre anni fa ho scritto, a proposito di un numero del New York Times Magazine sulla modificazione del consumatore televisivo, che Hill Street Blues ha cambiato il modo di scrivere televisione. È materia nota per chi mastica tv.
Tutto quello che è venuto dopo, a cominciare dall’immortale ER, ha steso i fili del racconto in modo da intrecciarli, senza operare una cucitura definitiva. Le storie si sciolgono per il tempo che i personaggi richiedono (e i telespettatori domandano).
Non ci sarebbe Netflix senza questa difficolta’ creata per vincolare l’ascolto alla comprensione con il binge watching.
Sembrava allora antitelevisione. Oggi è la televisione.