Archive | agosto, 2018

Netflix, Amazon e pure DAZN. Il calcio 2.0 e quello zero zero

20 ago

Pronti, via.
Sky, Dazn ho tutto. E poi Netflix e Amazon.
In America mi dicono di avere visto benissimo, su ESPN plus, le “nostre” partite, che qua ho visto peggio di quelle piratate.
Nel casino di questo inizio di campionato la certezza rimane la Premier League. Che, Ronaldo o no, è il campionato piu’ bello che c’è e ce la fanno vedere in ogni angolo del mondo. Perfettamente.

In questo fine settimana mi sono bevuto la serie di Amazon Prime Video sul Manchester City.
Avevo gia’ visto quelle sul football americano e il racconto è lo stesso.
Dopo queste serie, non esiste piu’ altro modo di fare la “narrazione” del calcio.
Ci hanno ammorbato in questi anni con questa “narrazione” che ha significato dare la parola a chiunque senza essere Beppe Viola. Il video sempre penoso. La voce da silenziare.
Basterebbe vedere cosa fanno su Instagram con i mini documentari sugli atleti. E copiare.
“All or nothing” di Amazon è su questa linea.
La precondizione è l’accesso senza limiti alla squadra. Lo spogliatoio, soprattutto.
Tutto quello che non c’è nella serie di Netflix sulla Juventus, che al confronto crolla come un disegno “corporate”.

Nel 2001 feci per Rai Uno un instant movie (li chiamavano cosi’) sul miracolo Chievo.
Ricordo le trattative infinite per girare un allenamento. Lo spogliatoio liberato una volta ma tutta una finta. Niente highlights delle partite. Mi buttai su tifosi, mogli calciatori e quartiere.
Ora con Amazon siamo entrati finalmente dentro tutto.
Gia’ alla fine della prima puntata possiamo dire di conoscere Guardiola e alcuni giocatori come mai era accaduto prima, in mille interviste pre e post partite.
Girato, montato, graficato da manuale.
Un abbonamento ad Amazon Prime Video per chi ancora farfuglia di narrazione dello sport.

Breaking News. Riapre un’edicola

16 ago

Ho letto Mughini su Dagospia a proposito della chiusura delle edicole e crisi della stampa cartacea. Memoria. Nostalgia.
Mi autoaccuso. Anche io, come tanti, abbonato digitale. A quattro quotidiani.
Morto anche il rito dell’attesa del New York Times sbattuto contro la porta di casa alle sei del mattino, in America. Annullata anche l’edizione della domenica che piu’ bella non c’è. Tutto sul computer. Uno schifo ma comodo.
A Roma l’edicola davanti a casa è chiusa da quando ho affittato qualche anno fa. Graffitata come da manuale.
Proprio ieri ho appreso che a settembre dovrebbe riaprire. Un coraggioso fuori di testa l’ha comprata.
A Viale Bruno Buozzi. Devo decidere cosa andare ad acquistare ogni mattina. Che non sia un biglietto per il parcheggio. Solidarieta’ subito.
Daje che il mondo gira. Ai Parioli.

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ER, New York

3 ago

Uno torna a New York per due giorni e finisce in una ER.
Mai successo prima. Avevo accompagnato ma non me stesso. Un problema al ginocchio. Doloroso ma niente di grave. Come alla fine, dopo tre ore, mi ha detto la simpatica dottoressa in servizio, consigliandomi due medici ortopedici, a pagamento, del network dell’ottimo ospedale, il Cornell sulla 68 East.
Accoglienza cortese, come alla reception di un albergo ( sono arrivato tranquillamente e lentamente a piedi, niente autoambulanza).
Dopo una decina di minuti di attesa e’ arrivato l’addetto al modulo dell’assicurazione.
Ho chiesto se uguale assistenza sarebbe stata data nel caso non avessi la costosissima assicurazione privata e mi e’ stato risposto “ovviamente si”. Crediamogli sulla parola.
Niente assegnazione di codici di colore diverso al pronto soccorso. Solo due ingressi diversi. Quello se ci arrivi con le tue gambe. E quello dei piu’ gravi. Comunque cuore e pressione misurati all’istante.
Oggi ho ripreso a camminare. Che se non cammini a New York che ci stai a fare ?
Sara’ perche’ mi hanno detto che non ho niente di rotto ma il ginocchio sembra fare il bravo.
Ne scrivo solo perche’ ho letto dell’affollamento negli ospedali italiani, disservizi ecc.
Quanto pago al mese per l’assicurazione sanitaria pero’ stavolta non ve lo dico. Perche’non mi credereste.

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