Archive | ottobre, 2018

Mi dispiace non votare a Houston

31 ott

Ho appena visto su MSNBC il townhall con Beto O’Rourke, candidato democratico al Senato nel Texas.
La trasmissione e’ parte di un college tour, condotto da Chris Matthews. Un bel format. Gli studenti dell’università che ospita fanno domande al candidato.
Quando Beto ha risposto in spagnolo ad una domanda di una studentessa ispanica mi sono commosso.
Beto come Obama, è stato scritto. Beh hanno frequentato la Columbia a New York tutti e due. E hanno la lingua sciolta. Hanno quella capacita’ di essere pifferai magici. Raccolgono folle di giovani. Che non e’ detto poi vadano a votare. In Texas, non a New York.

L’America che mi piace era in quell’auditorium dell’università di Houston. L’altra America voterà Ted Cruz, che viene dato vincitore da tutti i sondaggi. Cruz, quello che ha scambiato nomignoli e insulti con Trump e ora si abbracciano.
Daje Beto.

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Tra una settimana si vota

30 ott

Sono contento di votare tra una settimana. Queste non sono elezioni come altre.
Sto guardando in televisione le manifestazioni di protesta contro Trump a Pittsburgh. Chi sfila canta inni religiosi.
Arriva, il presidente, nella citta’ della strage nella sinagoga.
Accolto come persona non gradita. Credo non sia mai successo in questa misura ad un presidente in carica dopo una tragedia.
Si parla solo di odio in televisione.
Faccio fatica a vedere televisione in questi giorni. Ne riparliamo.

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Embedded

26 ott

Sto tornando a New York. Dopo una settimana a Roma.
Alla Festa del cinema di Roma è stato proiettato “il meglio di” Soldati d’Italia.
Il viaggio in sei missioni in aree del mondo in cui le nostre Forze Armate sono presenti da anni, nell’ignoranza quasi totale di tutti, a parte i familiari dei soldati.
È stato un lavoro importante, appassionante. Si vedrà su Rai Italia che lo ha ideato e prodotto. Non ho idea se poi andrà su una generalista. In fondo me ne importa poco. Arrivi ad un punto della vita (televisiva) in cui il bello, il privilegio è fare cose come questa. Del resto chissenefrega.

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Una cosa voglio dire su cui ho ragionato molto lavorando a Soldati d’Italia.
Sono partito con l’amico operatore Vasile Caplescu su aerei militari, alloggiato, accompagnato e, quando serviva, scortato da uomini e donne delle Forze Armate. Embedded, in una parola.
Una parola, una condizione che mi ha sempre messo in difficolta’. La soglia tra libertà di azione e di espressione nel montaggio finale e alla fine il peso della committenza (la Rai non la Difesa, comunque) ha misurato il grado di separazione tra racconto libero e non.
Credo di avere camminato su questa soglia con attenzione. Ho forzato la mano dei miei interlocutori, ho difeso la mia indipendenza, mi sono autocensurato in alcuni casi. Non dovevo fare un’inchiesta. E quindi non è stato poi difficile.
Volevo provare a fare capire chi sono i nostri soldati, oggi. Spero di esserci riuscito.

In America è andata cosi’. In Italia nulla

24 ott

Il movimento MeToo ha fatto la rivoluzione in America. Tagliate teste di sovrani dell’informazione, dell’intrattenimento, del business televisivo, radiofonico, cinematografico.
In Italia nulla. Non ci sono molestatori nel bel paese, come e’ noto.
Che meraviglia.

SOLDATI D’ITALIA, domani

23 ott

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Madri

21 ott

Martedi 21.05 , TV2000.

Correzione

19 ott

Mi ha chiamato Carletto mentre sto per prendere un aereo. Grande Carletto cameraman.
E’ qua in America con l’ottima Giulia Cerino per raccontare le elezioni di midterm (Piazza Pulita).
Daje.

Chiusi

19 ott

Ho chiuso Instagram. E Twitter che non usavo.

SOLDATI D’ITALIA, arriva

18 ott

Prima alla Festa del Cinema di Roma e poi in onda.

 

Nessuno lo sta facendo

18 ott

Le piu’ importanti elezioni americane di midterm (6 novembre) passano ignote su televisioni e stampa italiane.
Mai tante donne candidate. Mai tanti veterani delle guerre.
Test fondamentale per l’amministrazione Trump.
Nell’ultima settimana arriveranno tutti e raccoglieranno impressioni a capocchia in giro.
L’autobus sta passando. Alla fermata non c’e’ nessuno arrivato dal bel paese.

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POD SAVED AMERICA (HBO). Ma non la TV. Il racconto della politica tra vecchio e nuovo.

17 ott

E’ arrivato in televisione ( su HBO ) il podcast (un milione e mezzo di ascolti in media ) di Jon Favreau, Jon Lovett (speechwriters di Obama ) che hanno fondato con altri due della banda dei quattro di Obama la società Crooked Media. I giovani fenomeni non sono simpaticissimi. Almeno a me. E questo in televisione conta. Quando ascolti e basta, meno.
Fighetti, saputelli, se la raccontano per quattro speciali che HBO manda in onda dopo Bill Maher il venerdì sera. Tanto per arrivare alle elezioni di midterm. La prima puntata erano a Miami, poi andranno in giro, sempre live in un teatro.

Il problema, vecchiotto, è come raccontare la politica in televisione.
Showtime con The Circus (30 minuti a settimana) ha partorito nello scorso ciclo elettorale questo veloce riassunto, molto trendy. Una coppia di celebri giornalisti al comando. Poi uno dei due è caduto per accuse di molestie sessuali ed è stato sostituito da una giornalista, donna. Non cambia il format ma non è la soluzione del problema. E’ tagliato sull’ascolto rapido, distratto, smozzicato, di chi ha una soglia di attenzione che non supera i due minuti a pensierino. Generazione You Tubers incrociata ai baby boomers. Tanto per provare a non perdersi nessuno.

Ora anche Axios sta per scendere in campo e vedremo quanto il risultato si differenzierà dall’indigestione quotidiana dei talk shows da ultra’ a cui siamo sottoposti oggi. Da una parte FoxNews e dall’altra MSNBC. Con CNN costretta da Trump a schiacciarsi su MSNBC.
Per evitare l’assordante rumore del nulla dei talk shows (non tutti ma quasi) rimane solo la strada del racconto delle storie. Come si faceva una volta, entrare nelle case all’ora di cena, aprire il frigorifero e la stanza dei bambini. Seguire al lavoro o al non lavoro i protagonisti. Per provare a capire, in America come in Italia, perche’ un migrante sarebbe un pericolo e non una ricchezza. Cosi, per dire la prima cosa che mi viene in mente.

L’insostenibile leggerezza di Melania

13 ott

L’ho vista ieri sera forse per dire a me stesso della caducita’ di questo blog.
Sto per chiuderlo. La televisione e’ andata global. E quando non lo e’ posso vedere Propaganda Live in streaming a New York e su HBO GO la serie di LeBron a Roma. E’ saltato il tempo reale ma anche il senso dei pensierini su quello che si vede.
Qua in America è in corso l’early voting delle fondamentali elezioni di midterm in vari stati. Di scarso interesse in Italia.
Tornando alla pompatissima intervista di ABC di Melania “Out of Africa”, la First Lady ha ripetuto 250 volte di essere felicissima di essere la “First lady”. E te credo.
Sul marito, ecc., sono affari privati. Altro esempio, sul #metoo movement :” le donne devono essere ascoltate…ma anche gli uomini.”
Scemo io che ho perso tempo. Per non dire del circo social prima e dopo.