Archive | Dicembre, 2018

Bandersnatch, così è se vi pare. Anche no

31 Dic

Se togliete le opzioni interattive la storia è banale. Qualunque strada scegliete.
C’è la possibilita’ di tornare indietro e cliccare sulla seconda possibilita’. Si può anche non scegliere come proseguire e il racconto lineare è quello che avete più o meno immaginato, date le premesse. Quando mi sono accorto della finestra che consente di uscire con i titoli di coda, ho visto la luce. Non so quanti finali mi ero sciroppato ma ho letto che sono cinque possibili. O forse di più (spoilerati). E oltre tre ore di visioni.
Uno che ci aveva pensato recentemente all’interattivita’ in televisione è stato Soderbergh. Quel tentativo che non avevo apprezzato tanto mi sembra piu’ riuscito, anche se complesso. Ma la piattaforma di Netflix è semplice e funziona tecnicamente alla perfezione.

L’idea di Bandersnatch, della serie Black Mirror ( Netflix) è quella di fare un film ambientato nel 1984 e raccontare il giovane protagonista che lavora ossessivamente alla creazione di un videogioco. E questi lavori in corso dialogano con la sua stessa vita e la modificano.
Lanciato come il primo lavoro interattivo mi ha fatto rimpiangere quelle serie scritte bene che non riesci a mollare e per questo fai binge watching. Che è stata la ragione di esistere di Netflix. Poi sono arrivati in tanti e ora fanno lavorare noi.
Naturalmente c’è chi va pazzo per l’interattivita’. E poi la nuova televisione di chi non guarda più la televisione è il videogame.
Il rischio, in questo caso, è quello di cominciare con il product placement dei cereali e finire per pensare che forse è stata proprio quella la scelta più impegnativa di Bandersnatch.
Le trame e sottotrame presenti non esplicitate nelle serie migliori vengono lasciate aperte, nude, come il frutto di discussioni non risolte nella stanza degli autori. Che invece sceglie, per definizione. The New York Times ha titolato “potere al popolo”…

Questo che si chiude è stato un anno difficile per chi lavora su di noi. Fino a poco tempo si diceva “per noi”, “con noi”.
Black Mirror, almeno da questo punto di vista, arriva come una consegna di Amazon Prime. In tempo.
“La tecnica uccidera’ la democrazia” (Emanuele Severino).
Orwell reificato in Netflix. O in Facebook ?

PS Io continuo a rivedere “The Marvelous Mrs. Maisen”, la serie dell’anno (Amazon).  Con dialoghi meravigliosi. Ricostruzioni splendide come nell’episodio delle vacanze nei Catskills. Un gioiello, per fortuna zero interattivo.

Vecchio e nuovo

30 Dic

Sono passato da Lord&Taylor, il grande magazzino che sta chiudendo sulla Fifth Ave.
Era stato inaugurato nel 1914. La mattina, alle 10, l’apertura ogni giorno con l’inno.
Al suo posto arriva WeWork, che ha otto anni di vita e grandi investitori.
Questa storia andrebbe scritta bene.

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La TV del cambiamento

26 Dic

Basta con la classifica dei dieci programmi migliori dell’anno.
Anche perche’ chissenefrega quando la quantità delle opzioni è diventata tale da superare l’umana possibilità di vedere tutto. Si rischia di dire di quella che non ha visto nessuno perché nascosta nelle pieghe di un’offerta che ci vorrebbe tossici di Netflix e degli streamers che nascono continuamente, a parte tutto il resto che va in onda in tempo reale.

C’erano una volta i centri commerciali, prima di Amazon. Ora molti chiudono in America. L’offerta si è spostata. So che in Italia si continuano a costruire ma anche la tv generalista funziona bene in Italia. Questione di tempo.
Io accendo la televisione per lo sport. Ci sono giorni in cui lo schermo dell’elettrodomestico rimane nero con la lucetta rossa, a lutto. Il telecomando non si sa dove.
Eppure non ho mai visto tanta televisione come in questo 2018. In America e in Italia, che poi è quasi lo stesso per quello che consumo io. ESPN o Sky, la differenza, con le declinazioni delle storie degli atleti. Sto vedendo su ESPN plus quella di LeBron.

Mi limito a citare due serie. Atlanta (seconda stagione) e The Marvelous Mrs. Maisen (seconda stagione). La prima in onda su FX. La seconda di Amazon.
Poi altre come Narcos:Mexico e Succession vanno giu’ come uno spritz ma non si tratta di capolavori.
Manca una serie della tv generalista ma ce ne sono tante antiche che lottano insieme a noi. Ad esempio le dieci stagioni di Friends (in onda sulla NBC dal 1994 al 2004) saranno ancora su Netflix nel 2019 per l’incredibile cifra di 100 milioni. Poi potrebbero tornare a casa, alla Warner-Media di AT&T (HBO, Cnn, Cartoon Network, ecc.) che dovrebbe lanciare il suo streaming.
Nei nuovi magazzini seriali non si butta niente. Anzi. Non c’è ansia di cambiamenti. Che non mancano. Quest’anno Maniac e Homecoming sono state serie innovative. Ma la televisione sta cementando e valorizzando il suo passato in un mix che mette insieme cibo per tutte le eta’. Anche per chi è senza denti. Piccoli e premorienti. E per chi si è perso un decennio. È una tv dell’eterno presente che la visione su misura ha spalmato sulle nostre notti insonni.

La televisione è sempre la stessa. In Italia vincerebbe Arbore per altri 80 anni mentre Netflix inciampa sul cinepanettone italiano per farsi local e generalista.
In realta’ c’è una tv del cambiamento ma ne parlano in pochi e se non hanno figli in casa non sanno nemmeno che esiste. Si chiama Fortnite, ha i nomi dell’industria dei videogames. Gli schermi neri servono a giocare.
Se vi siete addormentati su un talk show non c’è da preoccuparsi. È l’eta. Del cambiamento.

Soldati d’Italia su Rai Play

24 Dic

Un viaggio lungo sei mesi, con il montaggio, in questo 2018. Realizzato da Rai Italia.
Ho conosciuto luoghi astratti entrati nelle nostre conversazioni per raccontare crisi, guerre. Ho soprattutto fatto incontri con donne e uomini di cui non si parla.
Un privilegio, non finiro’ mai di dirlo. E la storia continua, in altri modi.

Papa Francesco

24 Dic

Ieri sera la lunga conversazione (due ore) di Don Marco Pozza con Papa Francesco. In onda su TV2000.
Si è chiuso cosi’ il programma Ave Maria, 11 puntate a cui ho lavorato nel 2018.
Le prime otto puntate rivedibili.
Grazie a Don Marco, Paola, Bea, Alessandro, Vasile, Marco. Tutta qua la squadra, perfetta. Autori, redazione, produzione, fotografia.
Quando leggo 100 nomi nei titoli di coda dei programmi penso che il reddito di cittadinanza sia realizzato da un pezzo.

Vado al cinema. A casa

18 Dic

Vado sempre meno al cinema. Netflix lo ha portato a casa, in viaggio, al caffè.
Il cinema è mobile, senza orario. “La magia della sala”, si diceva nel secolo scorso.
Non solo serie, ora anche film candidati all’Oscar per Netflix.
Ho visto quello dei fratelli Coen, “The Ballad of Buster Scruggs” e “Roma” di Cuaron. Uno in aereo, l’altro prima di addormentarmi, come si faceva con un libro. Nel secolo scorso.

Mi è piaciuto tanto il film dei fratelli Coen, da molti giudicato debole rispetto alle opere precedenti. Mi sembra racconti l’America, la nascita di questo paese come pochi altri.
Le armi come “fondamento” della costituzione della giovane nazione. L’antologia di racconti western ha il ritmo e la sintassi di un musical. Come dire, pura Americana.
Mi sono appassionato meno a Roma. Anche se ho rivisto pezzi della mia infanzia. Non dico quali ma molto simili.
Ovazione della critica, in preparazione della cerimonia degli Academy Awards.
Nelle sale ci sono i superheroes, a casa fa piacere vedere uno slow film. Una cosa antica, tenera. La macchina ferma, tempi dilatati. Una storia che pero’ è anche contemporanea.
Forse questa lettura doppia piace tanto. L’Oscar ? Un’esagerazione. Ma il cinema è moribondo.
Lo ha ucciso Netflix con le serie. Netflix, che ora vorrebbe la statuetta.

Hot

16 Dic

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È possibile mangiare supplì’ e pizza fantastici a Durham, North Carolina ? Yes.
Meglio che a Roma.

Conosci questo autore italiano ?

15 Dic

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Sono a trovare mia sorella in North Carolina.
Parliamo di libri che stiamo leggendo. Io sono appena tornato dall’Italia con qualcosa di nuovo. Quello sul maschio che è una bestia, quello sul game, ecc. Li compro ma non so se poi li apriro’.
Preferisco leggere in inglese. Anche italiani tradotti.
Cosi’ fa mia sorella che mi introduce ad un “nuovo” autore italiano che ha appena scoperto e sta divorando.
Un certo Andrea Camilleri. Sai chi è ? Mi chiede.

Bar sport

7 Dic

ESPN plus (abbonamento meno di 10 dollari al mese) ha comprato i diritti del calcio italiano e spagnolo. NBC ha la Premier League inglese e FOX la Bundesliga tedesca. Per il resto del mondo ci sono i canali di lingua spagnola. Orgia di calcio fino alla nausea.
Nelle pause tutti gli altri sport.
Bisogna allora, se sei maniaco come me, studiare una dieta (televisiva e da Internet). Registrare. Distribuire le dosi di droga sportiva nel corso della giornata.
Mi piace da sempre fare colazione al mattino guardando sport. Non solo calcio. Anzi piu’ NBA. E insieme slittare tra i siti sportivi che sono nei preferiti.
Mi piace anche fare gli altri pasti accompagnato da uno dei tanti talk shows di ESPN. Gli unici talk shows che ormai frequento. Sport. Se sono solo. O sono con chi mastica le materie.
Poi per il resto della giornata basta calcio, pallacanestro, hockey, football, tennis.
Fino al prossimo pasto.

Il treno finale

6 Dic

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In diretta tv le ultime 70 miglia del ritorno a casa di Bush padre e presidente vengono percorse sulle rotaie.
Ai lati del percorso, il saluto dei cittadini. Celebri in passato i treni per Lincoln e Eisenhower.
Commovente quello di Robert Kennedy. Si fermo’ il paese.

Giurato per un giorno

5 Dic

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Avevo rinviato per tre volte. Ero fuori dagli Stati Uniti o dovevo lavorare. Di più non si puo’.
E cosi’ alle 9 del mattino sono entrato nel palazzo incolonnato della Suprema Corte di Giustizia, a due passi dal ponte di Brooklyn. Con me, circa trecento potenziali giurati.

La giuria popolare è il cardine della democrazia americana. Processi civili e penali che vanno sulla carta oltre i sei mesi di pena, meno quelli ai minori, sono fatti come nei film. In un paio di stati, come il Vermont, puoi addirittura chiedere la giuria popolare per una multa. Ma se perdi paghi le spese. In genere dodici giurati (ma dipende dai casi, da sei fino a 23) e il verdetto deve essere unanime. L’entità della pena è poi affare del magistrato.
In moltissimi casi civili la transazione tra le parti è quasi la regola. Il sistema sarebbe ingolfato altrimenti e anche cosi’ non può correre velocissimo ma è una macchina da guerra.

Siamo di tutte le eta’, di tutti i colori di pelle. Mi ha ricordato il giorno del giuramento per la cittadinanza americana. Si parte con un video che racconta in sintesi perché siamo tutti in questo grande doppio auditorio. Il dovere e l’onore di servire il paese, ecc. Una cosa comunque non retorica, concreta, la pasta di cui sono fatti gli americani veri, non tanto io.
Poi inizia l’attesa. C’è il wifi. Chi legge, chi lavora, chi studia, chi dorme.
Una simpatica signora, che dice di fare questo lavoro da oltre trenta anni, ci ricorda che potremmo essere convocati per altri due giorni, fino a quando i sei processi all’ordine del giorno avranno completato le rispettive giurie. Siamo molti di più di quanti servirebbero ma la ragione è che puoi addurre motivi per non svolgere il tuo compito e, se vengono accettati dagli avvocati e dal pubblico ministero, torni nella grande aula delle riserve, dove puoi essere ripescato. E’ una lotteria.
Il mio nome esce due volte. E in tutti e due i casi sono processi per “malpractice” (negligenza medica). Accusati ospedali, chirurghi. I casi vengono spiegati dagli avvocati della difesa e dall’accusa. Ci viene anche detto che un processo sarebbe durato circa sei settimane e un altro cinque.
Mi sono seduto su una delle dodici sedie dei giurati e alla domanda se qualcuno di noi avesse ragioni per non partecipare abbiamo alzato la mano in cinque o sei. Ognuno è stato invitato fuori dall’aula dove è possibile spiegare, riservatamente, eventuali pregiudizi ma anche i motivi per cui un periodo cosi’ lungo di assenza dal lavoro potrebbe essere un problema.
Mi hanno scusato ufficialmente le due volte e a questo punto a fine giornata ho finito e servito il paese. Non dovrei essere convocato ancora per sei anni dallo stato di New York e quattro dal governo federale.
Dai 18 anni in poi capita a tutti nella vita, in America. Un paese in cui il diritto al voto non è avvertito nello stesso modo. Forse questi sono i giorni in cui molti capiscono in che paese sono nati o entrati.
Tra sei settimane mi arrivera’ a casa un assegno di 40 dollari. È la diaria giornaliera per i giurati che non sono pagati dalla società per cui lavorano, che se ha più di dieci dipendenti deve garantire stipendio e servizio alla comunità.
Io, giurato per un giorno. Istruttivo.

Il funerale del partito repubblicano. C’era una volta

4 Dic

Sono tornato a casa in tempo per vedere tutte le televisioni ( tutte, generaliste e all news ) in silenzio. La bara di Bush padre, la famiglia, i rappresentanti del Senato e del Congresso.
Raro girare tutti i canali e non sentire una parola per lunghi minuti.
Inevitabili, poi, le voci che si sono aperte sul partito repubblicano oggi.
Trump sara’ presente al funerale di mercoledi e non parlerà.

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CRAZY RICH ASIANS, il successo e il flop. La storia di due citta’

3 Dic

Crazy Rich Asians , grande successo in America, sembra non avere incontrato lo stesso esito in Cina.
Troppi stereotipi e probabilmente non solo. Ma anche personaggi credibili. Come la protagonista, professoressa di economia alla NYU di New York, universita’ che conosco bene. Traguardo di tanti ragazzi asiatici. Come tutte le scuole d’America.
Mi è capitato di trovare un gran numero di studenti asiatici in North Carolina, Illinois, Michigan. Gia’ nelle scuole secondarie, in corsa per entrare nelle universita’ americane. Sono ben accolti perche’ pagano l’intera incredibile tuition. Sono un esercito le cui dimensioni non sono note. Le cifre ufficiali sono ampiamente sotto la realta’ (351mila nel 2016-2017)
Poi tornano o decidono di rimanere. E’ l’altra migrazione a cui l’America apre le porte. Non si costruiscono muri, come per i latino americani poveri che provano ad entrare dal Messico. È la storia delle due citta’, ai giorni nostri.
New York è la fotografia perfetta di questa polarità. I ristoranti, i bambini passeggiati dalle tate, in mano ai latinos spesso senza documenti, che vivono nel Bronx, East Harlem, Brooklyn profonda.
Gli asiatici giovani, con le carte di credito dei genitori della Cina comunista, non mettono piede nella vecchia Chinatown e svolazzano nei bar downtown, ricoperti con felpe Supreme o Off-White.
Le Crazy Rich Asians di Singapore divertono in America. Fanno meno ridere in Cina dove il meeting pot tra contadini, operai e nuovi ricchi non è ufficialmente miscelato in salsa ketchup.
Non manca molto.