Archive | marzo, 2019

Perché non scrivi di Trump e America ?

30 mar

Rispondo a domanda.
1) Perché non sono in America in queste settimane e non vedo quella televisione.
2) Perché non ho letto, come tutti o quasi, il rapporto Mueller integrale.

Torno in Myanmar

29 mar

Vado due settimane in Myanmar. C’ero stato da turista.
Questa volta per Rai Italia.
Mi dice chi è tornato da poco che all’aeroporto di Yangon è arrivata la galleria dei “grandi marchi”. Come Doha, Dubai. Ma anche Fiumicino. Non ci credo. Vediamo. Intanto, il programma è molto bello.

Jimmy Fallon, nel giorno di Apple

26 mar

Nel giorno dell’annuncio dello “streaming televisivo” di Apple, Jimmy Fallon è andato in onda partendo da uno smartphone. Non un telefono qualsiasi. Ampiamente citato in apertura e a seguire, come leggo.
La televisione, veicolo delle grandi corporations. Per questo poi ci si butta sullo streaming, senza pubblicità.

Jacinda Ardern, conosciamola meglio

24 mar

Come “gestire” una strage se sei primo ministro ?
Fare come Jacinda Ardern.
Nobel per la pace, subito.

Modern Gomorrah

24 mar

Un blog fondamentale per capire la trasformazione di New York, dopo dieci anni, ha annunciato la sua morte differita. Come questo su cui scrivo. Continuo a postare ma non con la regolarità di tempo fa.
Manhattan, isola dei “ricchi”, ha perso l’anima ci dice il libro (ora in edizione economica) di Jeremiah Moss.
Assolutamente da leggere.
Ascoltando la playlist di Dylan sulla città quando era la “modern Gomorrah”.

Salina, Italia

23 mar

Ieri a Salina, Eolie, per girare una bella storia.

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Perche’ siamo ossessionati dal cibo che ingurgitano i politici. Una volta faceva schifo

18 mar

Non è una patologia solo nostra. Ecco cosa succede in America.
Una volta si diceva di non fotografare o girare uno che mangia. Oggi bocche aperte. E parlano con il boccone in bocca. Mia madre non c’è più per vedere l’orrore.

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Il trattamento Dowd per Beto

17 mar

Maureen Dowd scrive come pochi altri, sulla pagina degli editoriali del New York Times.
Beto, l’astro nascente e perdente (ultime elezioni in Texas) sta scollinando nel campo in salita del gruppone di candidati democratici per la Casa Bianca 2020.
Il trattamento Dowd spettina il nuovo messia.  In attesa di Joe (Biden).

15 marzo e oltre

16 mar

C’è stata una differenza nelle aperture dei telegiornali tra noi e l’America.
Bisognava scegliere tra la strage in Nuova Zelanda e le manifestazioni mondiali ambientaliste.
Piu’ piazze “bambine” da noi e più suprematismo bianco negli Stati Uniti.
Non mi interessa interpretare ma registro la gerarchia diversa.
La nostra carta quotidiana si è attorcigliata, in qualche caso, su doppi sensi riferiti alla ragazza Greta, dimenticando che ci sono anche le altre. Tutte coetanee ed anche piu’ piccole. Alexandria (13 anni) a New York, Harriet e Milau (14 anni) in Australia e tante altre. Sarebbe bello leggere pensierini sul genere (femminile) di queste leaders, sul loro rapporto con i social, i genitori, gli insegnanti. Invece dell’analisi degli obiettivi della “piattaforma Greta” (salvare la terra) che e’ chiaramente un emoticon, di quelli pieni di cuoricini. Di quelli pero’ che fondano movimenti. Ora direi che dovremmo stare solo agli applausi.
A proposito, non ho letto molte citazioni della Laudato Si’ di Papa Francesco. Probabilmente distratto.
Pensando all’America e al ciclo elettorale che si sta aprendo, l’occasione per chi (anche nel campo repubblicano) sfiderà l’attuale presidente è colossale. C’è un buco (dell’ozono) aperto dal negazionismo trumpiano del riscaldamento globale.
Si puo’ vincere sull’ambiente, in una terra ferita da incendi e uragani.
Ho un’idea di chi potrebbe farlo. Ma è troppo presto.

La TV delle organizzazioni di news. No, le opinioni no

10 mar

L’annuncio era arrivato lo scorso anno.
Ora ci siamo quasi. A giugno. . The New York Times chiude la sua lunga preparazione con le serie di brevi documentari (girati benissimo) e plana sul canale della TV cable FX. Ogni domenica, 30 minuti. E poi lo streaming su Hulu.
Le organizzazioni di news vanno in televisione. Come AXIOS su HBO. Come VICE. Come BuzzFeed che si è accordata con Netflix.
La discesa in campo del New York Times segna una svolta. Sara’ importante seguire la trasmissione nel prossimo ciclo elettorale. In quello precedente The Circus su Showtime ha segnato, televisivamente, la campagna per la Casa Bianca.
In generale,in America, si fabbricano inchieste. Si scoprono cose che non si sanno. Si confezionano racconti.
Le opinioni scritte dei giornalisti sono confinate alla pagina cartacea degli editoriali. Una volta alla settimana.
Le opinioni vocali dei giornalisti si sdraiano nei perimetri identitari dei talk shows di CNN, MSNBC e FoxNews.
Non fanno la televisione dei nuovi format delle organizzazioni di news.

Michael Jackson, quattro ore difficili da digerire

6 mar

Forse poteva durare 60 minuti, invece delle quattro ore programmate da HBO.
Senza voce narrante, parlano i due accusatori di Michael Jackson. E molto le due madri dei due bambini di allora. Tanto repertorio. Una densità di dettagli da commissariato, tribunale. Eiaculazioni descritte come in una infinita slow motion.
A proposito di abusi sessuali reggeva molto di più Surviving R Kelly, andato in onda poco piu’ di un mese fa su Lifetime, se parliamo di televisione. Era costruito come un’inchiesta. Se ne sapeva forse meno. E dava un quadro dei luoghi, degli anni, del contesto in cui le violenze, le molestie sono avvenute.
Nel caso di questo Leaving Neverland rimaniamo con le famiglie dei bambini affidati a Michael Jackson che parlano molto e le due interviste guida ai due abusati.
Alla fine della seconda parte di quello che per convenzione chiamiamo documentario è andata in onda una conversazione di Oprah (a sua volta abusata da bambina) ai due protagonisti. Il tentativo è stato quello di andare oltre Michael Jackson e le vittime.

A New York,per qualche giorno, ho registrato le quattro ore e provato a vederle in tempi diversi.
Le storie di pedofilia sono impossibili da reggere a lungo.
Il lavoro, andato in onda su HBO, non facilita la visione. Girato sciattamente ma questo sarebbe un problema di forma e opinabile. Solo che questi anni ci stanno abituando a lavori sul tema delle violenze sessuali costruiti con cura, portando alla luce voci discordanti, silenzi, complicità e, quando ci sono, il business e i passaggi alla cassa che sono la cornice non secondaria dei casi trattati.
In questo mondo di verità parallele, si è fatta dunque sentire la larga comunità globale legata a Jackson. Questo è un aspetto nuovo che riguarda confessioni simili. L’eco social mobilita e costruisce un racconto diverso, non più affidato ai soli avvocati e alle transazioni in denaro.
In un lungo pezzo The New York Times racconta tutta la storia delle accuse a Jackson e giudica “delicato” questo lavoro di HBO, che sarebbe stata citata in giudizio per 100 milioni. Punti di vista.
Per principio credo sempre agli abusati. Anche quando denunciano a distanza di anni.
Credo pero’ che l’onda che ci sta sommergendo di lavori televisivi sul “genere” (abusi, molestie, violenze) abbia bisogno di una costruzione che vada oltre il racconto delle vittime. E delle vittime che vivono solo sull’isola dei famosi.

Per capire Trump e la TV (propaganda live, davvero)

4 mar

Fox News e Trump. Da leggere. Da The New Yorker.

Fare una biblioteca

2 mar

Cosa ci vuole per entrare nella collezione della New York Public Library ?
Ho fatto per qualche anno il bibliotecario alla Braidense di Milano.
I libri, nelle nostre case, ci guardano. Le case senza libri, ci raccontano di più.

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