Archive | aprile, 2019

MAESTRI, a Frattamaggiore

30 apr

Siamo andati a Frattamaggiore, a meno di venti minuti da Napoli. La serie MAESTRI da Monica, che insegna educazione ambientale (scienze).

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MAESTRI, a Matera

29 apr

Sto per finire il viaggio in Italia con i maestri. Elementari.

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Privacy

27 apr

Ieri avevo pensierini  opposti sulla lista resa pubblica dai fattorini che consegnano cibo a casa.
Io sono del partito (di nicchia in Italia) delle mance. Sempre. È controllabile.
Ho letto che uno di questi “famosi” elencati avrebbe detto che quegli euro aggiunti al conto sarebbero il prodotto del capitalismo americano. E quindi nisba. Vabbe’.
Sono dunque per le mance. Anche larghe. Meno per le liste. Anche quelle strette, di pochi.
Poi succede che leggo sul New York Times che è stato messo sul web il listone dei 4.6 milioni di elettori registrati per votare in città. Con nome, indirizzo ecc. Ci sono anch’io allora.
Mi arrendo. Non basta più essere fuori da tutti i social. Ti beccano comunque.

Cosa sarebbe Gomorra senza Mokadelic

22 apr

Sono arrivato, a fatica, alla fine dell’ottava puntata di Gomorra, quarta stagione.
La scrittura della serie è ormai quella della colonna sonora dei Mokadelic.
La trama, le sottotrame, i dialoghi sono stampelle per la musica. Senza questa rimane una cosa esangue, ovvia, lenta, predigerita.
Noi ricordiamo le sigle delle serie. Meno le storie. E sempre piu’ il lavoro sulla forma ha asciugato i contenuti. Succede in tutta la televisione.
Si impastano programmi con una grande attenzione ai mezzi con cui si gira e al montaggio.
In una fase in cui nuove, economiche macchine fotografiche portano a casa immagini “da cinema”.
Tutti pazzi per i fondi sfocati mentre vanno fuori fuoco le storie.

Anch’io

20 apr

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Gli altri

17 apr

Accadono cose nei campi di calcio, sugli spalti e dintorni che “non vorremmo vedere sui campi di calcio”. Tralascio i dintorni e vado alla visione Sky di ieri sera della Juve.
Sono abbonato ma senza opzione di scegliere in questo caso quale voce, se quella del tifoso o quella “imparziale”.
Nelle coppe vive e lotta solo quella del telecronista tifoso, che alla fine invocava un rigore per la squadra bianconera. Un’appendice del comportamento in campo delle due squadre.
Gli olandesi correvano, prendevano botte e le davano senza un lamento.
Gli altri sempre a circondare l’arbitro, a reclamare ammonizioni. Cose che ci sembrano normali a queste latitudini. Fino a quando non vediamo gli altri. Nelle coppe o nella Premier League.

La classe delle elementari, in Myanmar

14 apr

I bambini delle elementari sono in vacanza in queste settimane in Myanmar.
Sono entrato in un’aula vuota di un villaggio. Tanto per non uscire dalla serie sui maestri a cui sto lavorando.

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Pogba, nel campo di aglio

14 apr

Ci siamo fermati sulla strada varie volte, in Myanmar, nelle ultime due settimane.
Il sole picchiava. Dai 36 gradi ai 42 dell’ultimo giorno. Siamo nella ‘dry season”. Tra un mese arriveranno le piogge, che pero’ non sono puntuali come in passato. Si chiama cambiamento climatico…
La vita dei piccoli agricoltori è sempre più dura. Soprattutto per le donne che lavorano nei campi a raccogliere aglio per due dollari al giorno. Con Vasile, l’operatore con cui lavoro da anni, ci siamo accorti che c’era un ragazzo, una volta. Indossava la jersey di Pogba, campione del mondo, di professione calciatore.
Poi abbiamo visto altri ragazzi con maglie del Milan, la Juventus. Made in China.

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Dallo street food a Masterchef, Myanmar

14 apr

Sulla via del ritorno. Non si mangia benissimo in Myanmar, diciamocelo.
Non è Thailandia ma nemmeno India o Cina. Paesi con cui la Birmania confina.
Si comincia sempre dal riso ma si finisce spesso per friggere tutto il resto. E tanto aglio. Ovunque.
Non ho mangiato per strada. Ma in case di villaggi è capitato. Tante verdure, alcune mai provate.
Poi un giorno siamo capitati, a Bagan, nel grande ristorante di un cuoco celebre per Masterchef, il programma più globale che c’è. Solo un’insalatona ma finalmente pane (caldo) e pizza bianca come (anzi meglio) sotto casa a Roma. La televisione ci fa masticare tante vaccate ma anche un filone toscano made in Myanmar.

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MAESTRI, perché

7 apr

Sono andato alla scuola di Barbiana a girare ormai un paio di anni fa.
Da quel giorno ho pensato di fare un programma sui maestri elementari.
Io ho avuto un gran maestro per i cinque anni della Guglielmina Ronconi ai Parioli, Roma.
Si, nel quartiere dove sono nato, frequente oggetto di “satira”. Andavo a scuola da solo, non lontano da casa, comunque dieci minuti a piedi.
Pino Liberati, il maestro, suonava il contrabbasso nella Roman New Orleans Jazz Band. Portava i capelli lunghi e faceva innamorare maestre, segretarie e anche parecchie madri di alunni.
Ci faceva fare gite, recitare, ascoltare tanta musica, giocare a basket.
Andavo a scuola volentieri.
Con MAESTRI sono tornato nella mia scuola e ho trovato la maestra Ilaria, che si alza alle 4.30 del mattino per arrivare da Frosinone. Ora, naturalmente la classe è mista e le bambine, come sempre, più sveglie dei maschi. I corridoi sono dipinti con colori pastello. L’esterno della scuola sempre tristemente lordato.
La vice preside ha tirato fuori il registro di classe dei miei tempi. Il mio nome e quelli dei miei compagni. Quello di banco lo vedo e sento sempre.
Un comitato di genitori ha rimesso a posto, a proprie spese, il teatrino in cui ho recitato.
Il maestro Liberati è stato il mio buon maestro, di vita.

MAESTRI. Prossimamente

3 apr

Un programma in sei puntate sui maestri delle elementari. In onda su TV2000 a settembre.
Un anticipo. Bello farlo. Incontri con donne e uomini a cui affidiamo i nostri figli. Cosi’, per ricordarcelo.

Birretta

2 apr

Arrivati. Si ricomincia. In Myanmar.

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