Archive | agosto, 2019

Tunisi, Italia

30 ago

Domani parto per Rai Italia. Riprende il viaggio tra quelli che lavorano con AICS (l’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ) Ministero degli Esteri. Dopo Myanmar e Mozambico ecco la Tunisia. Atri paesi coinvolti dalla sede di Tunisi sono Libia, Algeria e Marocco.
A casa loro.

MAESTRI, un programma che mi piace da pazzi

29 ago

Partiamo con l’inizio dell’anno scolastico. Sei puntate da 50 minuti, su TV2000, dodici scuole primarie d’Italia, da Salina a Milano. Dodici maestri elementari e i loro bambini. Entrano amici, parenti dei maestri e poi presidi, genitori.
Ricordano la loro scuola e il loro maestro Marco Rossi Doria, Ferruccio de Bortoli, Giuseppe De Rita, Lia Levi, Paola Gassman e Franco Gabrielli.
È un programma pazzesco. Me lo dico da solo. Come funziona in questo blog.

La squadretta che ci ha lavorato è tutta di interni. Paola Buonomini alla produzione. Beatrice Bernacchi in redazione. Alessandro Muzi al montaggio. Danilo Proietti, fotografia. Ugo D’Orazio, grafica. Applausi.

Il 18 settembre prima serata condotta da Paola Saluzzi ed Enrico Selleri. Titolo, Giù le mani dalla scuola.

VAR de noantri

26 ago

E’ iniziata la Premier League, con il VAR.
E naturalmente è tutto chiaro, anche per chi non sa di calcio. Il cartellone elettronico annuncia VAR in corso e l’azione in corso di revisione. L’arbitro in campo registra la decisione presa e spettatori e telespettatori insieme a lui.
Non ci sono scenette alla Totò e Peppino nella “banda degli onesti”, con l’arbitro che disegna nell’aria un rettangolo e poi corre a vedere uno schermo. A volte, come in Fiorentina-Napoli, nemmeno corre ai lati del campo perchè ha deciso tutto lui. E male.
Non lo dico io, che avrei motivi da class action dopo che mi è andata di traverso la prima giornata di campionato. Oggi lo dicono tutti, compreso il designatore degli arbitri stesso, come mi è parso di capire.
Ci vorrebbe un VAR del VAR. Oppure facciamo come gli inglesi, scrivendolo nel contratto di governo. Al primo punto, però.

Mi manca il vitello tonnato

24 ago

Oggi, giorno di di pensierini. Un amico mi chiama e dice “facciamo un gioco”.
Cosa ci manca. Io senza dubbi. Varie cose ma in testa il vitello tonnato di mia madre.

Obama e Netflix. Operai e capitale

23 ago

Si è letto del contratto milionario degli Obama con Netflix. Una sorta di patrocinio, tutoraggio di storie. Anche, in altri casi,  una partecipazione più concreta all’ideazione, scrittura, produzione. Viene in mente il documentario di Al Gore che vinse l’Oscar. Il primo parto , American Factory, appena entrato nel grande magazzino Netflix,  già si candida ad entrare nella cinquina degli Academy Awards. Il lavoro arriva da un premio al Sundance e Obama (Higher Ground productions) e Netflix hanno assicurato la distribuzione.
Il documentario è da manuale. Non solo del politicamente corretto. Ma anche del timing. Sovranismo e globalizzazione in campo, se vogliamo dare una lettura che potrebbe interessare anche a chi dell’Ohio si accorge che esiste una volta ogni quattro anni, quando si vota.
Obama racconta la storia di un imprenditore cinese che apre una fabbrica di vetri per automobili in America, a Dayton, Ohio, sulle ceneri di una della General Motors.
Ci sono operai trapiantati per uno o due anni che arrivano dalle campagne cinesi al Midwest americano, disposti a lavorare anche dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana. E operai americani neoassunti che arrivano dalla fabbrica automobilistica sindacalizzata che aveva garantito una “vita da classe media” e ora proletarizzati ( il salario orario ridotto di un terzo ). È lo scontro.
Uno sguardo cosi’ interno ad una fabbrica si è visto raramente. C’è anche l’omologa casa madre in Cina. Visivamente, i massicci operai americani e gli esili operai cinesi. Due modi di produzione a confronto. Due mondi che non si integrano.
Il finale incrociato delle uscite dalla fabbrica cinese e quella americana è volutamente lungo. Parla solo la colonna sonora. Camminano, insieme, verso un futuro in cui solo le macchine saranno la forza lavoro.

Il documentario è preceduto da una conversazione degli Obama con i due autori.
Otto minuti in un diner in cui si dice del bisogno di raccontare storie senza tesi premasticate. Senza voce narrante. Parlano i protagonisti. Non è un’inchiesta. Non c’è velleità da scoop. Non c’è selfie-intervista, di quelle in cui il primo piano di chi fa le domande è più presente di quello di chi risponde. C’è curiosità. E “amore” per chi ti mette in mano un pezzo della sua vita. Queste sono di solito operazioni di lungo periodo, che non hanno largo pubblico.
C’è una scuola di documentaristi che lavora in questo modo. Il contrario di quello che fa Michael Moore, per capirci.
Questa volta il progetto è visibile, nel mondo, perché sono entrati gli Obama e Netflix.
Si raccontano operai, che nel mondo della televisione si dice da sempre non facciano ascolto, insieme alla scuola.
Cose come questa dovrebbero fare quelli che dalla politica passano alla televisione.

Educazione civica

21 ago

Sto montando i Maestri ( delle scuole elementari ) programma di TV2000, per settembre.
Abbiamo appreso che la mancata pubblicazione della legge 1264 (approvata dal Senato il 1 agosto) sulla Gazzetta Ufficiale entro il 16 agosto fa slittare di un anno la reintroduzione dell’Educazione Civica (con le maiuscole) nelle scuole del primo e secondo ciclo.
Sarebbero dovute essere 33 ore all’anno. Per raccontare quella cosa che chiamiamo cittadinanza. A partire dalla Costituzione.
C’erano state critiche e plausi. Le critiche centrate su chi avrebbe dovuto insegnare la nuova materia e con che preparazione, sul monte ore sottratto alle altre materie, eccetera.
Si attendevano lumi. Ora c’è un anno per sciogliere i dubbi.
Nel frattempo si potrebbe far vedere nelle aule scolastiche la giornata di ieri, 20 agosto, al Senato, nella sua versione integrale. C’è tutto, in sintesi, a rivederla.  Storia della bandiera, inno nazionale e dell’Unione europea, elementi di educazione ambientale,  legalità e contrasto delle mafie, diritto al lavoro, protezione civile e valorizzazione del patrimonio culturale.
Insomma un compendio di educazione civica, declinata dai Maestri rappresentanti del Popolo (maiuscole).

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Forever young

19 ago

Il weekend passato, 50 anni fa Woodstock. Per chi non c’era, non era nato, non ricorda una radio ha replicato l’intero avvenimento, con pause, pioggia, annunci dal palco eccetera.
La memoria coltivata. Anche attivata dalle notifiche che ti rimbalzano random le fotografie che hai nel telefono, come ha fatto il mio iPhone oggi (You have a new memory). Ho pensato di togliere la funzione ma poi l’ho lasciata perché mi sono ricordato di quel finale del piccolo libro di Marc Augé sulla vecchiaia e sono andato a ripescarlo.
Parla anche di Woodstock e della memoria dell’iPhone. O della mamma dell’ispettrice della serie di Netflix, la Casa de Papel.
Eccolo. “Il morbo di Alzheimer è solo l’accelerazione di un processo naturale di selezione operato dall’oblio, al termine del quale risulta che le immagini più tenaci, se non le più fedeli, sono comunque spesso quelle che risalgono all’infanzia. Che ce ne si rallegri o che lo si deplori – questa constatazione ha un lato crudele – bisogna ben ammetterlo. Tutti muoiono giovani”.

La vita, a calci

17 ago

La Premier League, il più bel campionato del mondo, ci droga di calcio nel weekend.
Giocano, in Inghilterra due, tre volte a settimana e corrono sempre, il doppio dei nostri. Forse meno l’ultima Atalanta (lo dico per chi ci capisce).
Poi pero’ capita di leggere Lukaku appena atterrato all’Inter dalla League che parla di allenamenti molto piu’ duri in Italia ( ??? ). E allora ti ricordi che i calci ad una palla per cui perdiamo la testa (lo dico a quelli del club) sono una cosa meravigliosa perche’ appartengono ad un mondo bambino, interpretato da ragazzi, consumato da fanciulli dentro.
E lo capisci leggendo un bel pezzo sul Foglio sportivo di oggi. Marco Pettenello racconta di una giornata a Buenos Aires alla ricerca di una tv per vedere la Fiorentina in coppa, nel 2009. Quando ancora nelle coppe c’eravamo. La trova in un barrio, a casa di un bambino di nove anni tifoso della viola come lui, in memoria del padre.
Perche’, perche’ tifo Fiorentina ? Senza senso, una scelta bambina, fatta a quatto anni.

Eroi del lavoro

15 ago

Oggi ho letto i giornali a Villa Balestra, come faccio spesso nei giorni di festa.
Unica differenza, ero solo.
Sono anni che mi capita di lavorare ad agosto a Roma. Nulla di eroico.
Se hai un programma che va in onda a settembre devi montarlo. E devo dire che apprezzo ogni minuto in questa città svuotata. Poi, forse, capiterà di stare fermo a novembre. Questo lavoro è fatto cosi’.
La grande maggioranza dei salariati ha vacanze obbligate. Con scuole e asili chiusi poi poca scelta. In questi giorni pero’ abbiamo assistito ad una commedia umana meravigliosa.
I nostri rappresentanti del popolo ci hanno ripetuto di essere disposti a lavorare ad agosto. Ci hanno fatto sentire in colpa. Hanno provato a far passare una narrazione da eroi del lavoro. Roba da statue al valore delle repubbliche sovietiche.
Questo ho letto oggi su una panchina, ai giardinetti.

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Storie di sopravvissuti

10 ago

Un fotografo, Joe Quint, racconta, documenta da anni storie di scampati ai massacri che avvengono negli Stati Uniti. Anche violenze domestiche, suicidi. Familiari , chi si trovava a passare per il luogo di una sparatoria. Dove c’entrano le armi. Una fotografia, una storia. C’e’ un paese.

1992

5 ago

Ho imparato il mestiere che faccio guardando e riguardando mille volte un documentario del 1992 e la prima edizione di un programma di MTV, The Real World, sempre del 1992.
L’anno in cui pensai di mollare il lavoro di bibliotecario alla Braidense di Milano per provare a fare quello che sognavo da bambino, televisione.
The Real World, reality show, è andato avanti per 32 stagioni su MTV. L’adattamento del format in Italia si chiamo’ Davvero e ando’ in onda su Rai Due. Lo girammo a Bologna. Agli albori del Grande Fratello.
Il documentario fu The War Room e raccontava la prima campagna elettorale di Clinton, dall’interno. Autore D.A.Pennebaker, che ieri è scomparso e per questo ne parlo.
The New York Times scrive “inventore del cinema verita’ “. Diciamo “del racconto della realtà’ “.
C’è una frase dell’articolo che contiene tutto. “Mr. Pennebaker believed that the best documentary films were those in which the filmmaker’s presence is least felt.” Il documentario migliore e’ quello in cui si sente di meno  la presenza di chi gira, dell’autore. Amen.

Isole diverse

4 ago

Temptation Island è l’unico programma televisivo estivo, prima del definitivo blackout ferragostano, che ha tenuto gli ascolti della stagione canonica, che finisce e ricomincia con le scuole. Non proprio l’unico, a dire il vero, perche’ il fenomeno delle teche RAI declinate in programmi andrebbe sottolineato, studiato e rimodellato all’infinito. È la bellezza di un magazzino che è storia condivisa.
Dei due successi estivi, in termini di ascolto, ne parla la rubrica settimanale di Scaglioni sul Corriere. L’analisi dei dati del programma ricavato dalle teche specchia una platea over 65, che poi è lo zoccolo duro delle generaliste. La conservazione. L’altro, l’isola dell’amore, è il prodotto del corto circuito social-tv. La contemporaneità.
L’estate è importante perche’ mette a nudo questa polarità e apre la forbice fino quasi a romperla.

Ho visto questa stagione di Love Island (ITV inglese). Un format diverso dalla Temptation nostrana. Ma assimilabile. Coppie che si formano e si sfasciano, eliminazioni e nuovi ingressi, per poi arrivare alle formazioni finali su cui si esprime il pubblico da casa.
La coppia che vince porta a casa 50mila sterline. La conduttrice arriva quasi sui titoli di coda con due buste. In una c’è l’assegno con il premio finale, nell’altra c’è scritto zero. A quello/a che capita il malloppo deve decidere se tenerlo o dividerlo con il compagno/a. Tanto per vedere se la recita è “vera”. Ovviamente passa la divisione. Le attrazioni transitorie si cementano per qualche istante nella realta’ televisiva.
Ai partecipanti è inibito l’uso dei social, gestiti dalla produzione. All’uscita dall’isola i loro profili si ritrovano gonfi di followers e alcuni iniziano carriere a partire da questi sacchi pieni di likes che vengono loro consegnati.

I social sono il motore di questa televisione dell’isola inglese. I narcisisti sono per definizione (Alexander Lowen) portatori di “sentimenti inautentici e rapporti manipolatori”. Per stare in quella villa alle Baleari tutto il giorno in costume devi avere come minimo un grado di autostima che passa il test Invalsi. Utile leggere/rileggere Bauman. La fragilità dei legami, delle relazioni fra umani e la ricerca della connessione agli altri.
I format televisivi di articolazione di questa umanità, collezioni di individui che si specchiano, possono essere diversi. Il montaggio indirizza la stessa scena in modi radicalmente difformi.
Da noi si usa andare dentro i conflitti, costruendoli. E si usa andare dentro con le telecamere, ci siamo capiti. Soprattutto nelle isole.
Nella versione inglese che ho visto prevale un gusto da sitcom. Si prova sempre a sorridere del culto del fisico, già ridicolo perche’ i modelli ispiratori sono globali e trasversali. Si tende a far emergere “i sentimenti”, sapendo che le coppie non dureranno fino a quando morte non le separi.

Ma la Satta dov’è ?

1 ago

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Qua si parla di televisione.
Primo giorno di allenamento di Boateng con la Fiorentina. E i tifosi della mia squadra hanno tirato fuori la prima lenzuolata. Per i pochi che ignorano, Melissa Satta è la moglie di Boateng.