Archive | Ottobre, 2019

Nella terra di DI VITTORIO

30 Ott

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Te lo dicono ancora in tanti. Almeno quelli che ho incontrato io, in viaggio in Puglia, a Foggia.
“Siamo nella terra di Di Vittorio”, il sindacalista e figlio di braccianti (1892-1957). A Cerignola, comune commissariato. Abbiamo girato la raccolta delle olive in corso.
Poi siamo andati in quello che chiamano “il ghetto”. Una terra di nessuno in cui vivono i migranti in mano al caporalato. Ci hanno raccontato che molti di loro vanno in Spagna perche’ li pagano il doppio. No, non è questa la terra delle masserie chicchettose.

Ma è veramente una buona cosa vivere tanto a lungo ?

29 Ott

Zeppa di citazioni la densa riflessione sul New Yorker.

Tronisti

28 Ott

Non vedo l’ora.

India, la seconda parte. La terza tocca a noi

28 Ott

Perché andare e tornare alla Casa della Provvidenza di Barasat, Calcutta ?
Il titolo di questo quarto viaggio in India è La SCELTA.
Le bambine di strada crescono e sono chiamate a decidere cosa fare da grandi. Non è sempre una scelta libera.
La mia è quella di aiutare una delle bambine a proseguire negli studi, per gli anni che vorra’.
Nel racconto si dice che non si tratta di “adozioni a distanza”. Quello che possiamo fare è un sostegno allo studio.
Sto pensando al prossimo viaggio, l’anno prossimo. Un’idea potrebbe essere quella di andare con coetanee delle ragazze piu’ grandi e lasciare che siano loro a costruire le storie.
Il progetto, ideato alle origini da Paolo Ruffini, dovrebbe essere decennale. Vedremo.
Io, comunque, partiro’ di nuovo.

Ecco la prima parte , India

27 Ott

In due sere, India

26 Ott

Stasera e domani su TV2000 in seconda serata la quarta volta a Calcutta.
Continua.

MAESTRI, l’ultima puntata

26 Ott

Stasera, Montessori e Eolie

25 Ott

E’ stato un bel viaggio italiano.
Abbiamo conosciuto maestre e maestri delle scuole elementari che fanno venire voglia di avere piu’ figli. Tanti bambini che vengono da fuori, perfettamente integrati.
Stasera va in onda su TV2000 l’ultima puntata, alle 23. La maestra Francesca in una primaria, a Roma, che applica il metodo Montessori. Si è molto scritto sugli illustri alunni americani ( fondatori di Google, Amazon, ecc) che hanno imparato a leggere e scrivere con il metodo, prima di scrivere il nostro presente.
C’è anche il maestro Fabrizio che ogni giorno da Milazzo va in aliscafo a fare scuola alle Eolie. Il suo viaggio ha chiuso il nostro. Grazie.

Se Netflix riapre uno storico cinema di New York

20 Ott

Il Paris chiuso a Manhattan è stato un evento luttuoso per chi ha visto passare in questa sala il meglio del cinema europeo e indipendente americano. Ora Netflix lo riapre il 6 novembre per la prima di Marriage Story di Noah Baumbach.
Poi si vedrà.

Gli italoamericani rispondono

20 Ott

Avevo segnalato il pezzo del New York Times  sugli italiani arrivati in America agli inizi del secolo scorso.
Ora commentano gli americani con cognome italiano. Da leggere. Commoventi, per chi conserva memoria.

Vecchi

20 Ott

Negli Stati Uniti l’eta’ minima per il Congresso  è 25 anni ( come da noi) ma in Senato si può’ arrivare a 30 anni (40 da noi) e alla Casa Bianca a 35 (50 da noi per il Quirinale). L’America è sempre stato il paese giovane, per definizione. Le cose stanno cambiando ma non tanto nel panorama elettorale.
Trump e i democratici in testa nei sondaggi sono over 70. È uno specchio della demografia.
La popolazione sopra i 65 anni supererà quella sotto i 18 anni negli Stati Uniti, nel 2034.
In tempi in cui si parla di voto ai sedicenni è buono sapere che se ne parla anche in America. E non solo.
Il movimento dei venerdì con Greta ha fatto emergere una generazione, compatibile con i videogiochi e Instagram, che chiede di contare. La concentrazione di potere e denaro è vecchia.
Anche la Silicon Valley sta invecchiando insieme a noi e se non scopre un elisir di eterna giovinezza anche Zuckerberg sara’ un vecchio con la felpa e la badante, che si potra’ permettere.
Per vedere paesi giovani bisogna andare in Africa, in India.
Quota 100, da noi, rischia di essere l’eta’ media, non solo quella della pensione.
Grillo farebbe saltare il voto ai vecchi. Quando ti tolgono la patente, via anche il voto. A me basta che rimangano Netflix, Amazon, ESPN e Sky calcio.

Che risate

19 Ott

Mi astengo dal dire cose su Maledetti amici miei (Rai 2). Piace molto e non piace, molto. Divide.
Mi ha colpito pero’ un effetto laterale (mica tanto) del programma. I quattro protagonisti ridono tanto. Non sorridono, si sganasciano.
Anche a Propaganda Live si ride. Io ridevo con Mirko Matteucci che manca. Anche lui rideva. Continuo a non perdere la trasmissione (o a recuperarla). A volte l’autoreferenzialita’ fa meno ridere ma rimane un’isola. Poi c’è Crozza.
Fine delle risate.
.

MAESTRI, la quinta puntata

19 Ott

Non è ancora una serie tv

19 Ott

Questa storia del New York Times Magazine sullo spaccio di fentanyl che arriva dalla Cina negli Stati Uniti è pazzesca.
Sembra scritta per Netflix. Ci sono i buoni, i cattivi e quelli che stanno in mezzo.
Il rischio è sempre lo stesso. I cattivi potrebbero sembrare geniali.

Parole e musica

17 Ott

Non mi perdo uno dei piccoli concerti di NPR, la bella radio americana.
In genere tre pezzi e una conversazione. Spesso si ascolta bella, nuova musica di non famosi. Questa volta arriva la superstar e allora link.

La scelta

16 Ott

Sono andato per la quarta volta in India. Arriva il racconto, in due serate.

Ora (et) labora

16 Ott

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A Norcia, oggi.
Le otto monache nel container ci hanno accolto, con i prodotti del loro orto.
Il prefabbricato in cui abitano è posato ai piedi del grande monastero, danneggiato (per sempre?) dal terremoto.
La badessa Caterina ci ha detto che toglierebbe “et” alla regola benedettina. “Pregare è lavorare e lavorare è pregare”. Mi sono riconosciuto, laicamente.
Sono arrivato a Norcia, dopo avere letto “Il filo infinito. Viaggio tra i monasteri alle radici d’Europa” di Paolo Rumiz.
Sempre Rumiz mi aveva introdotto al CUAMM in Mozambico (“Il bene ostinato”). Pulitzer del viaggiatore, Rumiz.

Matteistan

15 Ott

Allora stasera Matteo Salvini e Matteo Renzi da Vespa.
Un auspicio. Due ore di dibattito sulla Turchia e i curdi siriani. Non mi interessa altro, oggi.
L’industria italiana è presente massicciamente in Turchia (auto, dolci, tessile ecc) e fuori (le armi che partono dai nostri porti).
Che fare ? Se sento altro vado su Netflix.

Maestri, quarto capitolo

13 Ott

La puntata di venerdì scorso.

Italians

13 Ott

Lo “sbiancamento” degli italiani negli Stati Uniti d’America.

Umbria, al voto

10 Ott

Tornato dal Senegal, in giro per l’Umbria. Un nuovo programma.
Ho incrociato strade che evocano le elezioni di fine mese.

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Afrofuturo

6 Ott

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Grazie a Chiara, che fa la comunicazione per la cooperazione italiana a Dakar, alla fine ho intravisto (molto rapidamente) un pezzo di Senegal che viaggia dal MOMA all’Ikea. Artisti, fotografi, stilisti, un network di giovani che prendono gli aerei. E poi ho chiesto consigli per la lettura. C’è anche questa Africa, proiettata oltre la stanca Europa pensionata.
Nomi a seguire, quando trovo il tempo.

MAESTRI, tra Parioli e San Basilio. Gabrielli, capo della polizia, ricorda

6 Ott

Leoni

6 Ott

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Non solo in Senegal dove la squadra nazionale dei “leoni” ha tra i suoi Mane’ e Koulibaly.
In Africa i bambini (ma anche quelli piu’ grandi) si vestono con le maglie (false) dei campioni. Non ho mai visto giocare cosi tanto a calcio.
Non ho mai visto cosi tanti indossatori di sogni.

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It takes a village

4 Ott

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C’è un antico proverbio africano che dice che “ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino”. Hillary Clinton pubblico’ un libro nel 1996 con questo titolo (It takes a village).
Abbiamo visto (con Vasi e Matteo) questa storia in movimento, non solo a parole.
Ci è venuto incontro un intero villaggio. Donne e bambini, che poi sono quelli che rimangono quando gli uomini vanno nelle grande città o piu’ lontano.
Nella regione di Casamance si è combattuto e ci sono stati anche uomini scomparsi. Gruppi ribelli separatisti sono ora apparentemente dormienti ma non del tutto, ci hanno detto.
Le donne hanno intensificato la coltura del riso grazie all’irrigazione portata dalla cooperazione italiana. Una storia di quelle che, credo, si capira’ di piu’ guardando il programma a cui sto lavorando.

Il migrante, di ritorno

3 Ott

Il migrante di ritorno rischia di essere una figura retorica.
Ne ho incontrati alcuni nei viaggi attraverso la cooperazione italiana in Africa.
Il racconto di Samba, fatto oggi in una campagna nel sud del Senegal, è di quelli che accompagneranno la sua vita per sempre.
Samba è partito con cinque amici da un villaggio senza acqua e luce. E’arrivato in Libia. La sua barca si è rovesciata in mare quasi subito. Erano oltre in cento. Sono sopravvissuti in 17, dopo una notte in acqua in attesa della guardia costiera libica.
Samba è passato per un campo di prigionia prima di fare ritorno a casa.
Oggi Samba coltiva la sua terra. Il suo racconto, nelle sue parole, è un’altra cosa da questa sintesi. Non solo per le paure e torture. C’è un immaginario affogato in mare difficile da descrivere.

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Pesci di lotta

3 Ott

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C’è una sottotrama in moltissimi progetti della cooperazione italiana nel mondo. È la lotta per l’uguaglianza di genere. Questione non risolta in ogni angolo del mondo, anche quelli piu’ “sviluppati”.
La declinazione di questi progetti è infinita ma il cuore è sempre la solidarietà, la creazione di una comunita’ di donne che si mettono insieme per portare a casa un reddito e trovano anche una socialità tra loro che non conoscevano.
Ho visto un gruppo di donne che lavorano alla trasformazione del pesce sulle rive del fiume Casamance, a sud del Senegal, tra Gambia e Guinea-Bissau. Le ha messe insieme Wanda, della ONG ISCOS, grazie al supporto dell’AICS, la cooperazione della Farnesina.
Raccontano che il fiume, prima dell’arrivo di grandi imbarcazioni cinesi, fosse un contenitore straordinario di pesci di ogni varietà e misura. Mi sono appassionato ai barracuda fatti a pezzi e ai tanti gamberi tigre. Sventolava, poco lontano, una bandiera cinese piantata su una fabbrica in cui si congela il pesce.

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La guerra della pesca è guerra tra stati. Si gioca a livelli che non sono quelli di Wanda e del suo collettivo di donne. Faceva un gran caldo, volavano tante mosche e le signore del pesce ridevano e scherzavano mentre separavano i gamberetti, calavano i coltelli e poi sdraiavano il risultato del loro lavoro sugli essiccatoi.

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Uomini e donne, in Senegal

2 Ott

Sono in Senegal da pochi giorni e quindi quelli che seguono sono appunti, probabilmente pasticciati. Ma ci sono storie che mi hanno interessato, forse laterali allo scopo per cui sono in questo paese (storie di cooperazione italiana) ma forse anche no.
A partire dalle parrucche usate comunemente da tante donne e gli sbiancamenti della pelle che non avvengono solo a queste latitudini.
Tralascio il turismo sessuale di cui mi parlano ma nulla so. Donne e uomini europei, anzianotti, che arrivano da queste parti. Tralascio i racconti di poligamia, che pure mi hanno preso. Legale in Senegal, come in tanta Africa. Praticata dal 40% delle famiglie. E tralascio statistiche sui matrimoni tra minori, o meglio quelli in cui la donna è minore. Il 29,7% delle ragazze di eta’ compresa tra 15 e 19 anni sono sposate, divorziate o vedove. Tanta roba.
Quella che abbiamo girato è una storia di violenza domestica che va oltre l’immaginabile.
Ecco, alla Bottega dei diritti di Dakar, dove ci ha ricevuto la giurista coordinatrice, hanno ascoltato e messo in fila 1700 casi in due anni. Tanti, pochi ? Non è facile denunciare, uscire dall’omertà allargata delle famiglie. Le botteghe dei diritti crescono in Senegal con l’aiuto della cooperazione italiana. Le cose stanno cambiando. Presto il livello di istruzione femminile supererà quello maschile. Attraverso l’uguaglianza di genere passano tutte gli interventi di sviluppo. O almeno dovrebbero. Le donne sono protagoniste nel piccolo commercio e nei lavori agricoli. A casa è un’altra storia.
Uomini e donne, visto da questo pezzo di Africa, sarebbe un programma televisivo sconvolgente.

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Hip hop eccetera

1 Ott

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A Pikine, in Senegal, vivono oltre un milione e duecentomila persone.
Alle porte di Dakar è un agglomerato urbano in cui l’informale domina. Per dirla semplice è la grande periferia della capitale.
Un artista mito da queste parti che si è rinominato Matador è l’animatore, il leader di un centro culturale in cui ho incrociato tanti giovani del quartiere. La musica in Senegal è una scena vivace e non è solo Youssou N’Dour. La musica a Pikine è una buona pratica per continuare a stare da queste parti.
La cooperazione italiana ci punta.