Archive | ottobre, 2019

Maestri, quarto capitolo

13 ott

La puntata di venerdì scorso.

Italians

13 ott

Lo “sbiancamento” degli italiani negli Stati Uniti d’America.

Umbria, al voto

10 ott

Tornato dal Senegal, in giro per l’Umbria. Un nuovo programma.
Ho incrociato strade che evocano le elezioni di fine mese.

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Afrofuturo

6 ott

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Grazie a Chiara, che fa la comunicazione per la cooperazione italiana a Dakar, alla fine ho intravisto (molto rapidamente) un pezzo di Senegal che viaggia dal MOMA all’Ikea. Artisti, fotografi, stilisti, un network di giovani che prendono gli aerei. E poi ho chiesto consigli per la lettura. C’è anche questa Africa, proiettata oltre la stanca Europa pensionata.
Nomi a seguire, quando trovo il tempo.

MAESTRI, tra Parioli e San Basilio. Gabrielli, capo della polizia, ricorda

6 ott

Leoni

6 ott

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Non solo in Senegal dove la squadra nazionale dei “leoni” ha tra i suoi Mane’ e Koulibaly.
In Africa i bambini (ma anche quelli piu’ grandi) si vestono con le maglie (false) dei campioni. Non ho mai visto giocare cosi tanto a calcio.
Non ho mai visto cosi tanti indossatori di sogni.

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It takes a village

4 ott

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C’è un antico proverbio africano che dice che “ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino”. Hillary Clinton pubblico’ un libro nel 1996 con questo titolo (It takes a village).
Abbiamo visto (con Vasi e Matteo) questa storia in movimento, non solo a parole.
Ci è venuto incontro un intero villaggio. Donne e bambini, che poi sono quelli che rimangono quando gli uomini vanno nelle grande città o piu’ lontano.
Nella regione di Casamance si è combattuto e ci sono stati anche uomini scomparsi. Gruppi ribelli separatisti sono ora apparentemente dormienti ma non del tutto, ci hanno detto.
Le donne hanno intensificato la coltura del riso grazie all’irrigazione portata dalla cooperazione italiana. Una storia di quelle che, credo, si capira’ di piu’ guardando il programma a cui sto lavorando.

Il migrante, di ritorno

3 ott

Il migrante di ritorno rischia di essere una figura retorica.
Ne ho incontrati alcuni nei viaggi attraverso la cooperazione italiana in Africa.
Il racconto di Samba, fatto oggi in una campagna nel sud del Senegal, è di quelli che accompagneranno la sua vita per sempre.
Samba è partito con cinque amici da un villaggio senza acqua e luce. E’arrivato in Libia. La sua barca si è rovesciata in mare quasi subito. Erano oltre in cento. Sono sopravvissuti in 17, dopo una notte in acqua in attesa della guardia costiera libica.
Samba è passato per un campo di prigionia prima di fare ritorno a casa.
Oggi Samba coltiva la sua terra. Il suo racconto, nelle sue parole, è un’altra cosa da questa sintesi. Non solo per le paure e torture. C’è un immaginario affogato in mare difficile da descrivere.

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Pesci di lotta

3 ott

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C’è una sottotrama in moltissimi progetti della cooperazione italiana nel mondo. È la lotta per l’uguaglianza di genere. Questione non risolta in ogni angolo del mondo, anche quelli piu’ “sviluppati”.
La declinazione di questi progetti è infinita ma il cuore è sempre la solidarietà, la creazione di una comunita’ di donne che si mettono insieme per portare a casa un reddito e trovano anche una socialità tra loro che non conoscevano.
Ho visto un gruppo di donne che lavorano alla trasformazione del pesce sulle rive del fiume Casamance, a sud del Senegal, tra Gambia e Guinea-Bissau. Le ha messe insieme Wanda, della ONG ISCOS, grazie al supporto dell’AICS, la cooperazione della Farnesina.
Raccontano che il fiume, prima dell’arrivo di grandi imbarcazioni cinesi, fosse un contenitore straordinario di pesci di ogni varietà e misura. Mi sono appassionato ai barracuda fatti a pezzi e ai tanti gamberi tigre. Sventolava, poco lontano, una bandiera cinese piantata su una fabbrica in cui si congela il pesce.

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La guerra della pesca è guerra tra stati. Si gioca a livelli che non sono quelli di Wanda e del suo collettivo di donne. Faceva un gran caldo, volavano tante mosche e le signore del pesce ridevano e scherzavano mentre separavano i gamberetti, calavano i coltelli e poi sdraiavano il risultato del loro lavoro sugli essiccatoi.

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Uomini e donne, in Senegal

2 ott

Sono in Senegal da pochi giorni e quindi quelli che seguono sono appunti, probabilmente pasticciati. Ma ci sono storie che mi hanno interessato, forse laterali allo scopo per cui sono in questo paese (storie di cooperazione italiana) ma forse anche no.
A partire dalle parrucche usate comunemente da tante donne e gli sbiancamenti della pelle che non avvengono solo a queste latitudini.
Tralascio il turismo sessuale di cui mi parlano ma nulla so. Donne e uomini europei, anzianotti, che arrivano da queste parti. Tralascio i racconti di poligamia, che pure mi hanno preso. Legale in Senegal, come in tanta Africa. Praticata dal 40% delle famiglie. E tralascio statistiche sui matrimoni tra minori, o meglio quelli in cui la donna è minore. Il 29,7% delle ragazze di eta’ compresa tra 15 e 19 anni sono sposate, divorziate o vedove. Tanta roba.
Quella che abbiamo girato è una storia di violenza domestica che va oltre l’immaginabile.
Ecco, alla Bottega dei diritti di Dakar, dove ci ha ricevuto la giurista coordinatrice, hanno ascoltato e messo in fila 1700 casi in due anni. Tanti, pochi ? Non è facile denunciare, uscire dall’omertà allargata delle famiglie. Le botteghe dei diritti crescono in Senegal con l’aiuto della cooperazione italiana. Le cose stanno cambiando. Presto il livello di istruzione femminile supererà quello maschile. Attraverso l’uguaglianza di genere passano tutte gli interventi di sviluppo. O almeno dovrebbero. Le donne sono protagoniste nel piccolo commercio e nei lavori agricoli. A casa è un’altra storia.
Uomini e donne, visto da questo pezzo di Africa, sarebbe un programma televisivo sconvolgente.

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Hip hop eccetera

1 ott

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A Pikine, in Senegal, vivono oltre un milione e duecentomila persone.
Alle porte di Dakar è un agglomerato urbano in cui l’informale domina. Per dirla semplice è la grande periferia della capitale.
Un artista mito da queste parti che si è rinominato Matador è l’animatore, il leader di un centro culturale in cui ho incrociato tanti giovani del quartiere. La musica in Senegal è una scena vivace e non è solo Youssou N’Dour. La musica a Pikine è una buona pratica per continuare a stare da queste parti.
La cooperazione italiana ci punta.