Archive | Dicembre, 2019

La politica raccontata (e anticipata) dalle serie

30 Dic

C’è un pezzo di Politico Magazine di questa settimana che chiude bene l’anno. Anzi la decade.
L’idea è quella che il racconto delle serie televisive dell’ultimo decennio sia stato uno specchio della politica cosi’ come la stiamo vivendo.
House of Cards ma anche Veep, Scandal per finire a Designated Survivor hanno scaricato i monologhi sorkiniani di West Wing del secolo precedente. Oggi il politicamente corretto fa schifo, è roba da deboli mentecatti.
Detta cosi’ la storia naturalmente è brutalmente semplificata ma contiene elementi di realta’.
L’Obama del cambiamento che ci emozionava e riempiva le piazze di sardine ha lasciato il passo a chi parla di soldi, punto e basta (tasse, salute, lavoro, pensione).
Politico ci dice che “gli ideali” oggi sono finiti nel cestino degli autori delle serie.
Se stiamo all’Italia la politica in generale è sempre entrata solo dalla porta della celebrazione, della biografia imbellettata, fino all’agiografia. Tanto ci pensano i talk shows a fare quello che fa House of Cards.
Ma che cos’è una serie come la Casa di Carta se non un’impasto di tutto questo. Cotto bene. C’è la politica, il crimine, gli “ideali”. C’è pure Bella Ciao.
Allora un’altra televisione sarebbe possibile. Tanto per finire con una faccetta sorridente. Buon anno.

MOZAMBICO, seconda parte

28 Dic

Se parliamo di clima, partiamo dal fondo dell’Africa.
Ecco la seconda parte della serie di Rai Italia sulla cooperazione per lo sviluppo. Si fanno degli incontri importanti. Con italiani come noi, che sono andati lontano.
Dopo il Mozambico Myanmar, Senegal, Tunisia, Giordania.

Greta

28 Dic

Oggi a New York si girava in camicia.

Sanita’ gratuita per tutti (in America) ? Non proprio

27 Dic

È chiaramente la questione numero uno del prossimo ciclo elettorale. Il nuovo inquilino della Casa Bianca si deciderà sulla sanla ità.

“Medicare for all” è lo slogan, il programma di Bernie Sanders ma, con eccezioni varie, anche di altri candidati democratici. Non è il programma di Trump.
Medicare è l’assistenza medica che in America dovrebbe essere garantita a tutti, dopo avere lavorato un minimo di anni, una vota raggiunti i 65 anni. Io l’ho raggiunta e pago un’integrazione fissa perche’ non ho tutti i contributi necessari. Ho conosciuto tanti che aspettano questo compleanno per fare esami che prima non si erano potuti permettere.
E allora perche’ non tutti i candidati abbracciano l’istanza civile, apparentemente ovvia, della sanità gratuita? Per due ragioni.
La prima. Aumenterebbero le tasse per coprire la spesa (gia’ successo a me con l”Obamacare, la parziale riforma erronreamente scambiata per la soluzione del problema).
La seconda. Le industrie farmaceutiche e non solo (il grande sistema di ospedali e medici) lottano per mantenere lo stato presente delle cose.

Gli elettori sono chiamati spesso a decidere sullo slogan. E in questo caso Trump e Sanders sono bravi.
Stamattina ho visto un’anteprima di una trasmissione condotta da Francesca Fiorentini che andrà in onda domenica su MSNBC in cui si  fanno le domande che farei io (e quelle degli elettori). Risponde Sanders. Interroga una “comedian” e giornalista.
Da vedere perche’ dal poco che è stato anticipato lo slogan, sciolto in dettagli, sembra piu’ complicato di quello che fa sognare.
Uso questa trasmissione per dire che è un’altra cosa quando sto in America e parlo di quello che vedo. Non l’ho fatto nei lunghi mesi in cui da lontano leggevo Politico, Axios, The New York Times e anche Drudge ,ecc. Dall’Italia.


La scelta, in TV

25 Dic

È stato un anno, il mio, pieno di viaggi.
Ho cominciato con l’India, la quarta vota a Calcutta e ho chiuso con la Giordania.
Molta Africa. Ora sono in America e sto provando a recuperare tante cose perse. Serie ma non solo. Si avvicina L’Iowa, a febbraio, e vorrei andarci. Ci sono andato nei tre cicli di elezioni presidenziali passate ma questa volta non sara’ possibile perche’ saro’ a montare altro.
Guardo MSNBC e FOX News alla mattina e la tristezza delle candidature dei democratici pareggia quella dell’unico candidato uscente dalla Casa Bianca.
Bernie Sanders, che aveva emozionato la scorsa volta, sembra uno dei miei LP anni Sessanta , Settanta che sto risentendo dopo anni, essendomi regalato un giradischi per Natale. Non c’è una voce, un volto in grado di raccontare l’America meticcia che mi interessa. Buttigieg, l’unico con carta d’identita’ ok, è troppo bianco, troppo Midwest, troppo scolastico.
Insomma la scelta spero sia diversa. Intanto (triste gioco di parole come la platea dei candidati) questa sera e domani alle 23 TV2000 ha deciso di rimandare in onda le bambine di Barasat, Calcutta, in due parti. Sono la mia unica scelta. Titolo La SCELTA.

Il tassinaro

23 Dic

Sulla via per Fiumicino dialogo, come sempre, con il tassinaro. Su quelli di Roma è stato detto molto, da Sordi in poi. Parliamo di incidenti. Questa è la versione di Alfredo.
Le macchine in perenne seconda fila, i motorini che si materializzano da nonsisadove, la citta’ che ha spento l’illuminazione di notte.
Ma il problema per Alfredo, tassinaro, sono i pedoni. Nessuno attraversa sulle strisce, il rosso e il verde dei semafori sono colori a piacere ma soprattutto sono ipnotizzati dal telefono e non alzano gli occhi per vedere chi arriva.
“Maledetto telefono” dice Alfredo mentre risponde alla chiamata della sua cooperativa, buttando un occhio sul cellulare da cui dipende la sua vita.

SOLIDALI D’ITALIA, su Rai Play

21 Dic

La prima puntata su Rai Play. Mozambico, prima parte.
SOLIDALI d’ITALIA, il viaggio nella cooperazione italiana nel mondo di RAI ITALIA.

La media gioventù

20 Dic

Ero rimasto alle polemiche sulla dichiarazione del ministro Poletti. Stamattina, ero in macchina e ascoltavo Gianluca Nicoletti su Radio 24.
Tema, i giovani italiani che vanno a cercare lavoro fuori dall’Italia. Per me è il tema della fase. Tutto il resto viene dopo. Se ne va tutta la gioventù. Non la meglio, non la peggio, che poi non so che sia.
Hanno chiamato un padre in lacrime perche’ suo figlio fa l’operaio in Australia e un altro che ha detto che trasmissioni come questa incentiverebbero la fuga dal paese. Due poli della stessa storia, rimossa.

Aiutiamoci a casa loro. La serie

19 Dic

Quasi un anno è passato. Sabato 21 dicembre va in onda la prima puntata della serie SOLIDALI D’ITALIA, realizzata da Rai Italia. Si parte dal Mozambico, dodici ore di aereo da Roma. Si potrà vedere su Rai Play. Gli Italiani all’estero, invece, se abbonati al canale Rai la potranno vedere live.

Italiani all’estero, italiani che se ne vanno e che, come abbiamo appreso questa settimana, sono sempre piu’ (nel quasi silenzio generale) di quelli che arrivano.
Sono italiani all’estero anche i cooperanti (a loro, ho scoperto, non piace la parola) che ho incontrato in questi mesi. È un pezzo d’Italia che lavora su progetti sorvegliati dal nostro Ministero per gli Affari Esteri e gestiti da una Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, attiva da pochi anni, che ha eletto venti luoghi nel mondo a sedi di intervento e a dispensatrici di soldi nostri (comunque meno di altri paesi europei). Lo sapevate ?
Questa non è un’informazione raccolta in dossier segreti. È politica estera dei nostri governi, articolata in donne e uomini che hanno studiato spesso relazioni internazionali e poi preso un master in cooperazione o sono economisti, ingegneri, esperti di emergenza, politiche agricole, sanitarie eccetera. Italiani che hanno studiato per fare questo ma spesso hanno cominciato andando a fare i volontari per ONG in areee del mondo dove non arrivano i viaggi organizzati. C’è poi tra ONG e AICS (la cooperazione ufficiale che sta dietro l’acronimo) un reciproco scambio di cooperanti (continuo a chiamarli cosi’) perche’ i contratti a tempo determinato sono spesso motivo di trasloco.

In Italia sono stati censiti quelli che fanno volontariato, non so con quale attendibilità. Comunque circa sette milioni che sembra un grande numero ma ci mette tra i paesi europei in coda. Tra parentesi, gli Stati Uniti d’America (il paese demonio anche per tanti cooperanti) non si reggerebbe senza le fondazioni filantropiche e i volontari ma lasciamo perdere.
Tra i volontari italiani ci sono quelli che sono partiti silenti anni fa spinti da motivazioni religiose o laiche e che continuano ad andare. Ce ne accorgiamo nel caso di tragedie. La passione è la molla iniziale. Anche arruffata, ideologica, fideista etichettatela come vi pare, usando lessico e menefreghismo a scelta. Ma è passione, generosa passione che ci dice che la vita è relazione, incrocio con le vite degli altri e non solo i quattro gatti delle nostre famigliole.
Dopo la passione arriva la professionalità. E arriva un’idea di cittadinanza che non sta dentro il dibattito politico contemporaneo, non solo italiano.
L’Italia, il sistema paese (come amano dire, anche correttamente, quelli che ci mettono dentro le nostre imprese) esce da Lampedusa e arriva in Africa, in Asia, in America Latina, in Medio Oriente. Con i nostri soldi, ripeto. Grazie a Dio.
Ci potranno essere scelte strategiche anche discutibili (non me ne sono occupato) ma c’è una storia che non dimentica che gli italiani all’estero (cognomi italiani) sono tanti come quelli che sono rimasti. E che sono partiti negli ultimi cento anni e partono ogni giorno. Ho provato a raccontare storie, dietro ai progetti.
E ho capito che queste storie in case altre sono roba di casa nostra. Che dovremmo conoscerle. Almeno questo prova a fare Rai Italia.

Tornare a casa

15 Dic


Sono tornato dalla Giordania. A Natale andrò in quella che e’ stata la mia casa negli ultimi anni, in America.
Sono stato qualche giorno fa a girare nel campo di Za’atari, dove da sette anni vivono 76mila rifugiati siriani. Sono stati anche in 150mila in queste baracche, tende, caravans. Casa, la Siria, il confine è a meno di dieci chilometri.
Nella via principale del campo (detta Champs-Élysées….) il mercato, le botteghe sono state aperte dai profughi. In tanti vanno a lavorare anche all’esterno del campo. Si è ricreata una dimensione paese che dice di una stabilizzazione.
Nascono 400 bambini al mese.
Abbiamo visitato l’ospedale italiano. Una lunga fila di donne in attesa della visita ginecologica o pediatrica per i bambini. Ci ha accompagnato Marta di United Nations Women. La cooperazione ufficiale del nostro paese finanzia il progetto. Marta ci ha detto che l’80% dei rifugiati vive ormai fuori dai campi, in questo paese che ospita palestinesi da piu’ di cinquanta anni ma anche molti altri che provengono da Yemen, Sudan. Uno su quattro in Giordania è un rifugiato.

Abbiamo girato altro ma poi ti batte in testa questa cosa di una quotidianità “normale” in una situazione estrema. Ci sono bambini che conoscono solo questi campi. Milioni di donne e uomini che non rivedranno piu’ la loro casa.
Marc Augé ci ha detto che il campo rifugiati è insieme un luogo e un non-luogo. Ma che tutti abbiamo bisogno di un luogo, che non è necessariamente dove siamo nati. Quella che dovrebbe contare è la relazione. Non solo con gli altri. Augé parla di una “cartografia non solo fisica ma anche spaziale, sociale”.
I campi hanno regole, orari (anche se le molestie alle donne sfuggono ad ogni “messa in sicurezza”). Sono stati fatti documentari e si è scritto tanto, su Za’atari, agli inizi della crisi siriana.
I rifugiati dalle guerre sono la punta della piramide delle migrazioni. Quando si dice della complessità della questione, chiedere a Marta e a chi sul campo ci sta.

Bello

14 Dic



Sono andato a Petra, nel corso del viaggio dentro la cooperazione italiana in Giordania. Ci speravo. Mai stato.
L’occasione splendida, come la giornata. Il sole è importante a Petra perche’ la luce ti guida nel cambio dei colori, dal giallo al rosa e tutte le variazioni in mezzo e oltre. L’Italia, l’Agenzia italiana per la cooperazione, finanzia il progetto UNESCO per fermare la caduta, la frattura delle rocce. La giovane archeologa da Padova Giorgia ci ha guidato. Ci lavorano “alpinisti-ingegneri”.
Mi è venuta in mente una cosa, che noi (vabbe’ mi ci metto) come paese facciamo cose impossibili, come riparare ferite in questa meraviglia del mondo e poi caschiamo in una buca sotto casa. Non l’ho detta perche’ fessa.
Ho incontrato tanti italiani lungo il cammino. Un ragazzo di Enna mi ha detto che era il suo terzo giorno nel sito. Bisognerebbe prendersi una settimana per camminarla tutta, Petra. Io potevo starci un giorno solo. Giorgia e una app che funziona benissimo (GoPetra) ci hanno raccontato il film.
A volte succede che se hai visto foto e documentari poi rimani deluso. Non è successo.


Natally

10 Dic

Dopo Dantella, in albergo, ecco Natally al mercato. Amman, Giordania.

Fango

9 Dic


Sono arrivato vicino ai confini con la Siria. Ieri ha insolitamente piovuto e l’insediamento informale di rifugiati siriani in tende era immerso nel fango. Tanti bambini, un centinaio, sui duecento circa che hanno alzato le loro tende in territorio giordano. Accampamenti come questo sono nati spontaneamente a decine, centinaia fuori da quelli regolati dalle organizzazioni internazionali.
Ci sono arrivato con l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). La ONG Terre des Hommes ha portato una brigata mobile di quattro donne sanitarie (una ginecologa e una pediatra) per le visite. Che hanno luogo nel container dove si prega.
Viste le tende, il contenitore di acqua sporca su cui si arrampicano i bambini, le cabine-cessi, la distribuzione delle coperte.
Lontana l’Italietta dei talk shows, dove si parla di case di chi le ha.


Dantella

9 Dic

In albergo, ad Amman, questa mattina. L’etichetta del barattolo non è quella originale.
Riconosciuto, mi sembra, il copyright italiano. Dante.

In Giordania

6 Dic

Sono in partenza. Una settimana in Giordania per un nuovo viaggio nella cooperazione italiana, realizzato da Rai Italia.
Sono stato ad Amman anni fa. Prima dei campi profughi siriani. E dopo i campi profughi palestinesi.

Le ville degli altri

6 Dic

Leggo dell’acquisto degli Obama di una villa a Martha’s Vineyard. Il prezzo sarebbe 11,75 milioni di dollari. Probabilmente diritti dei libri e conferenze hanno allargato il conto in banca degli acquirenti. Tra una giornata su un campo di golf e una in aereo. Ci è (mi è) piaciuto tanto Obama.In America nessuno si meraviglia.
Nel gioco del Monopoli la villa di Renzi è Vicolo Stretto o Vicolo Corto. La villa degli Obama e’ Parco della Vittoria.

Le vite degli altri

6 Dic

Forse sbaglia, forse fa bene questo Mattia, sardina. A nuotare nel mare televisivo dei talk shows. Scelte sue.
A me è piaciuta la nascita di questo movimento. Poco indagata la genesi e soprattutto la diffusione social, che è la novità. L’autoconvocazione digitale. E l’eta’ media dei partecipanti.
Poi sono arrivati gli eroi di mille girotondi intorno a se stessi a raccontare Mattia e gli altri.

Una classe, una scuola, una generazione

4 Dic

Questa storia raccontata dal New York Times è profondamente americana non solo perché inchiodata nel perimetro di una comunita’ rurale dell’Ohio. Per come è scritta, impaginata, graficata. E’ Pulitzer prima ancora di esserlo. E’ la storia di una strage domestica. Dolorosa. Parte da una pillola antidolorifica.