Archive | Gennaio, 2020

Io credo, non credo, perché dovrei credere

22 Gen

Tra meno di un mese in onda. Dopo Padre Nostro e Ave Maria, Io Credo.
Nuova serie in otto puntate di TV2000.
Una lunga conversazione di Don Marco Pozza con Papa Francesco. E tanti altri ospiti. Noti e meno noti. Non credenti e credenti. Che poi sono categorie che, dette cosi’, sono chiuse dentro muri friabili . Basta ascoltare Papa Francesco, nel programma, per capirlo.

Arancioni forever

21 Gen

Il Corriere della Sera allega al quotidiano un libro di Osho a settimana, nell’anniversario dei trenta anni dalla scomparsa. La celebrazione cartacea si compie ricordando che il maestro ha «lasciato il corpo» ma forse vive e lotta ancora insieme a noi. Detto senza ironia, davvero.
Vivevo a Milano negli anni arancioni di Osho. Gli anni di Macondo  e tanto altro. Un inverno andai a Londra. Raggiunsi la ragazza con cui stavo. Lavoravo nei pub. Avevamo trovato una stanza a Notting Hill che non era quella di oggi. Soprattutto Camden, dove avevano aperto un centro gli arancioni di Osho, era lontanissima o almeno cosi’ ci sembrava. Io ci andai una volta sola (il programma veglia sulla testata del mio letto ). Non mi sentivo portato per la danza svuotapensieri che animava gli incontri. Simona frequento’, se ricordo bene, qualche volta di piu’.
La memoria del Corriere mi ha sorpreso perché mi sembra difficile capire Osho fuori da quegli anni.
Io conservo una memoria tenera di quella Londra, arancione.

A casa loro, RAI ITALIA in Senegal

18 Gen

Siamo arrivati in Senegal con la serie SOLIDALI D’ITALIA, sulla cooperazione governativa italiana nel mondo. Bello il Senegal, grazie a Chiara che per AICS si occupa di informazione.

 

Dimissioni

16 Gen

Non siamo abituati alle dimissioni in Italia.
Leggo delle tre donne, giornaliste, conduttrici televisive che in Iran si dissociano da se stesse e dalla emittente con cui collaboravano per avere dato la notizia dell’aereo civile abbattuto o essere state silenti.
L’Iran è un paese che chiede di essere raccontato.
La notizia che riguarda le tre donne (sottolineo donne) mi ha profondamente colpito. Tanto che ho pensato non fosse vera. Tanto è profondo il pregiudizio su una realta’ di cui apprendo il poco che distillano fonti che evidentemente bucano censure piu’ dilatate di quello che si crede.
Chissa’ se le tre donne iraniane saranno invitate a tenere una lezione in una delle scuole di giornalismo che pullulano da noi.

Da Heidegger a Johnny Deep, passando per Garko

13 Gen

Ho visto prima Gabriel Garko sorpreso da Diego Bianchi (Propaganda Live) in un centro commerciale di Bovalino (Calabria) per “la notte degli sconti”(!!!).
Poi, davvero, ho creduto di rivederlo il giorno dopo a C’è Posta per te in un frammento di storia, quando ho cambiato canale. Era invece Johnny Deep. Assolutamente identici, separati dalla nascita.
Silenti ambedue (poi ho letto che Deep ha parlato con la De Filippi).
Basta la loro presenza. I selfies con Garko. Gli ascolti con Deep.
L’ontolologia di Heidegger, per capire i tempi. Ma bastano anche Facebook, Instagram, You Tube, eccetera. La televisione, generalista, a seguire.

Un film su quello che sta accadendo. Finalmente

11 Gen

Nei film italiani non si sa mai quanto guadagnano i protagonisti. Come fanno a riempire il frigorifero. A volte non si capisce nemmeno quale sia il loro mestiere. Siamo spesso immersi nell’allegorico. In un diluvio di forma e colonna sonora. O nell’autobiografia. Che spesso affoga in un cortocircuito sentimentale.
Non c’è uno che faccia film come Ken Loach, 83 anni. E che li scriva come Paul Laverty, 63 anni. Due che da sempre raccontano, fotografano la realta’ che stiamo vivendo senza fare un documentario ma come se lo facessero. Di solito, finali senza speranza, senza quella luce di ottimismo neorealista di casa nostra. Scrivono storie di perdenti, in una fase in cui i social photoshoppano fiction e ci restituiscono parodie di ego dilatati. Siamo passati dalla élite dei “persuasori occulti” alla “democrazia degli influencers”, vincenti. Alla percezione diffusa che anche tu ce la puoi fare, basta volerlo.

Entro ormai raramente in una sala cinematografica. Piccoli, comodi schermi hanno sostituito quelli grandi. Il rito ha perso significato anche perché il cinema non ha piu’ (per me almeno) il peso che aveva ai tempi del liceo Parini quando andavo alla Cineteca San Marco di Milano, come una seconda casa.
Piccola sala al Roxy, forse ero il piu’ giovane e comunque vari coetanei. Un pubblico, ad occhio, lontano dal racconto di Loach e Laverty. Ma che, sicuramente, come me, ordina cose da Amazon e compagnia.
Di questo si tratta in “Sorry we missed you”, il film. Il titolo è la frase, il messaggio che riceviamo quando il pacco non arriva a destinazione.
Siamo in una famiglia. Al tavolo da pranzo, nei letti, nella casa minimalista vera di Ricky (padre) Abby (madre) Seb e Liza Jane (figli, 15 e 11 anni).
Ricky è l’attore Kris Hitchen, diventato tale a 40 anni, con un passato prossimo da idraulico. Ricky decide di mettersi in proprio e fare le consegne per simil Amazon e compagnia. Quella che accade dietro la consegna del pacco che ci arriva a casa è la storia. Le due donne di casa, Abby e Liza Jane sono meravigliose. Seb tenero. Ricky fa quello che puo’, anche oltre.

Loach e Laverty hanno una sola modalità di racconto. Il cazzotto nello stomaco. Non praticano leggerezza, ironia, letture meno assertive. Siamo sempre in un mondo fatto solo di buoni e cattivi. Mentre siamo tutti l’uno e l’altro. Ovvio. E poi musica al minimo storico e fotografia antica (per capirci, zero Sorrentino).
Una volta sta roba magari si chiamava lotta di classe. Gli imprenditori venivano chiamati padroni. Oggi è durissima per i padroncini.
Il cinema non cambia il mondo. Non deve mandare messaggi ( mamma mia). Questo lo abbiamo capito, negli anni. Ma almeno, con Loach e Laverty, prova a raccontarlo, il nostro mondo.

TUNISIA, Rai Italia

11 Gen

Su RAI ITALIA è andata in onda la quarta puntata di Solidali d’Italia sulla cooperazione governativa italiana. Tunisia, dopo Mozambico (in due parti) Myanmar. Da oggi sulla benemerita RAI Play.

 

Razzismo ?

11 Gen

The  New York Times pubblica un’idea sulla fuga dall’Inghilterra di Meghan e Harry.

“Il mondo reale” e quello dei Golden Globes

6 Gen

Il monologo iniziale di Ricky Gervais ai Golden Globes puo’ essere riassunto in una battuta. Rivolto ai suoi colleghi in platea ha intimato loro di non fare discorsi “politici” in caso di vittoria. Prendete il premio, ringraziate il vostro agente e il vostro dio e basta perché del mondo reale non sapete niente.
Non è andata poi proprio cosi. Devo dire che io apprezzo quei discorsi di ringraziamento in cui vengono inquadrate le mogli, i mariti, eccetera e poi mi commuovo per le dediche ai figli e ai genitori che non ci sono piu’. Una roba privata che si allarga e ci racconta per qualche secondo chi è nel mondo reale il premiato.
I discorsi che incitano a salvare il mondo possono essere appropriati se partono da una storia propria (esempio, Oprah in passato). Per il resto meglio fare beneficenza, mirata.

I premi hanno deluso Netflix che si era presentata in grande forma all’evento con serie ma soprattutto The Irishman di Scorsese e Marriage Story di Baumbach.
Il film di Scorsese è maestoso ma sembra di averlo gia’ visto, con i protagonisti in una versione meno macchiette (e, naturalmente, piu’ giovincelli).
Marriage Story mi è sembrato il piu’ debole di una ideale trilogia su Scene da un Matrimonio rivisitato. Piu’ coinvolgenti After the Wedding di Bart Freundlich (con Julianne Moore, Michelle Williams, Billy Crudup) e ancora meglio Where’d you go, Bernadette di Richard Linklater (con Cate Blanchett e ancora Billy Crudup). La storia (mondo reale) del marito che non capisce, preso dal suo alibi-lavoro, è raccontata in tutti e tre i film. I mariti alla fine capiscono, in tutti e tre. A volte troppo tardi.
Sono d’accordo invece con i premi a Tarantino. Meno per 1917 che ho visto qualche giorno fa a New York, dove è fuori in quattro cinema prima del lancio ufficiale. Meglio il trailer del backstage che il film, debole nella struttura. Bella l’idea del piano sequenza ma non basta.
Per le serie tv (best drama) ha vinto HBO con Succession. Che te la bevi a fai fatica a mollarla se sei partito a vederla. Ma siamo sempre da quelle parti. Di Billions eccetera.
Avrei dato un occhio a Watchmen o Stranger Things. Che il mondo reale provano a raccontarlo inventandosi realta’ parallele. Tanto che gli straricchi siano quelli di cui parlava Ricky Gervais lo sappiamo gia’.

Impacchettati

6 Gen

Lo scorso anno a Baghdad, io e il mio compagno di avventure Vasile (grande e scapicollato operatore) siamo rimasti impacchettati dentro il grande campo delle forze armate alleate o dentro le macchine blindate delle scorte.
Anche per andare all’ambasciata italiana poco distante, una cosa che si poteva fare a piedi.
Leggo dagli inviati della stampa che la situazione è questa, anche oggi.
La televisione invece impacchetta servizi dalla Turchia o Libano.
Il racconto di quello che accade in Iran ancora piu’ affidato a fonti che tutti impacchettano da casa, o quasi.

MYANMAR, Rai Italia

5 Gen

Terza puntata della serie SOLIDALI D’ITALIA, realizzata per Rai Italia.
La nostra cooperazione in Myanmar.

Podcast con uno che ci capisce

4 Gen

Dexter Filkins (The New Yorker) è quello da leggere ed ascoltare per provare a capire quello che sta succedendo.

Soldati d’Italia, in Iraq

3 Gen

Poco piu’ di un anno fa. I soldati italiani sono ancora quasi mille, in Iraq.

Il non candidato

2 Gen

Leggo l’intervista di Michael Walzer ad Anna Lombardi, La Repubblica.
Il suo candidato per la Casa Bianca ? Sarebbe anche il mio. Sherrod Brown, dell’Ohio.

Trump, di nuovo. No, perde. Ma quale racconto vince ?

1 Gen

Un anno elettorale che si apre è entusiasmante da seguire.
Il piu’ anziano di sempre o il piu’ giovane di sempre ?
La prima donna ?
Quale sara’ il nuovo format televisivo della sfida ? Questo è ancora piu’ interessante.