Archive | Ottobre, 2020

C’è posta per te

21 Ott

Il voto per posta negli Stati Uniti sta crescendo esponenzialmente quest’anno.
La paura della pandemia e delle lunghe tradizionali file nel giorno del voto per la Casa Bianca. il 3 novembre, stanno moltiplicando la corsa al voto anticipato. Fino ad ora si sono espressi 37 milioni di cittadini, il doppio dei registrati democratici rispetto ai repubblicani. Nella notte delle elezioni potrebbe non essere certa la vittoria di uno dei due candidati. Solo una valanga di voti di differenza toglierebbe ogni dubbio. Ecco perchè, in questo video di NPR, la radio pubblica statunitense.

Le fotografie, la storia

20 Ott

Eyes wide shut

18 Ott


Lavoro in televisione e guardo televisione.
Provo a capire che fare in questa difficile congiuntura. A districarmi tra necessari protocolli e visioni più o meno mascherate.
Ieri sera ho incrociato Ballando su RAI Uno e tutti erano tranquillamente smascherati, con i giudici a distanze che mi sono sembrate quelle solite ma divisi dal plexiglass.
Oggi incrocio vari programmi di news in cui sono tutti mascherati. Giornalisti ed interlocutori.
Vedo calcio con mille spettatori e giocatori che si abbracciano dopo il gol.
Telecronisti con mascherina e giocatori intervistati senza, nel dopopartita.
Mi chiedo se ci sia una differenza tra intrattenimento, sport e news.
Il messaggio della deterrenza passa, con eccezioni. Le eccezioni generano confusione.
Urge una task force mediatica che mastichi McLuhan ma anche l’Uomo mascherato e il maestro Manzi. C’è una storia della televisione che è ontologicamente a rischio.
La differenza tra radio e televisione così tende a scomparire. Resiste nella fiction che esplode di ascolti, soprattutto se medicale.
Negli studi televisivi si materializzano in video tutti senza mascherina mentre le squadre di tecnici, a distanza, sono mascherate.
Siamo tutti in un triage ospedaliero. Con il telecomando decidiamo in quale reparto televisivo entrare.

Benvenuti al DRIVE IN

18 Ott

Dieci anni fa ho girato un documentario per RAI Cinema, poi andato in onda su RAI Tre.
Il titolo, “Benvenuti a Detroit”. Detroit e Chicago sono le città americane. Se siete stati solo a New York, Los Angeles, Miami non siete andati in America.
Il documentario cominciava con l’arrivo di Marchionne a Detroit. E poi andava in uno storico drive in. Mi sembrò allora un modo per raccontare una storia che non c’era più.
Poi, con la pandemia, il drive in ha segnato il suo grande ritorno.
In Italia si fa la fila in macchina per il tampone.
Negli Stati Uniti si sta votando per la Casa Bianca in alcuni stati, in fila in macchina.
Il drive in rientra nella storia.

Quelli che se ne vanno e quelli che minacciano di farlo

17 Ott

Trump ha detto che se perde potrebbe lasciare il paese. Non credo in Messico, da dove ogni giorno entrano migranti senza nemmeno scavalcare il muro solo promesso ai suoi elettori quattro anni fa.
Ricordo anche quelli che dicevano che se avesse vinto Bush se ne sarebbero andati. In Canada. Poi faceva troppo freddo.
Leggo pure che 37mila americani sono espatriati e hanno rinunnciato alla cittadinanza nell’ultimo decennio. Fa notizia negli Stati Uniti.
In Italia non fanno notizia le centinaia di migliaia, in larghissima parte giovani, che sono partiti negli ultimi dieci anni. 250mila avevo letto.
In questo paese di vecchi il nemico è la movida. Si quella dei bar, la sera, anche con ragione in queste settimane. Ma non quella che ha mosso le ultime generazioni fuori dai nostri confini.

Americana

12 Ott

È nata una nuova catena di negozi. Negli Stati Uniti d’America c’è sempre una straordinaria spinta a rispondere alle domande che nascono dal mercato.
Se cercate una mascherina tifosa di Trump o Biden siete serviti. E qualsiasi altra merce che potrebbe servire per convivere con il virus. Senza parole.

Il pubblico in TV. Meglio così. Ma non sempre

11 Ott

Non abbiamo più gli applausi da Floris alla qualsiasi. Non abbiamo più quelle compagnie di giro di figuranti che sedevano in diversi programmi televisivi, arrotondando la pensione.
Mancano quei piani d’ascolto alle regie che permettevano di staccare, ai montaggi di tagliare. C’è chi non rimpiange quel pieno, ora che la TV è più vuota.
Direi di cavarcela con il solito “dipende”.
Il calcio senza tifo è una schifezza. Si è sempre parlato del pubblico allo stadio come del dodicesimo giocatore in campo e ora manca.
La NBA non ha sofferto, anche se ha perso ascolto. In America sanno fare sound virtuale. Noi meno. Il pubblico di Ballando ti arriva come in una serie fantasy. Quello distanziato di altri programmi quasi peggio. Sottolinea, nei vuoti, l’emergenza. Un cerotto che non contiene la ferita.
L’idea delle sagome a Propaganda non tiene più perchè è saltata la rappresentanza della community in studio, che è la ragione d’essere del programma.
L’America soffre. Saturday Night Live che offriva biglietti gratuiti (che poi rischiavano di finire ai bagarini) ora fa riempire una modulistica simile a quella degli arrivi in aeroporto e paga chi si va a sedere nel teatro (a proprio rischio) con presenza dilatata.
Insomma, siamo come in un meteo variabile. C’è chi guadagna e chi perde.
Ho memoria recente di quei grupponi (sempre gli stessi) cammellati in vari programmi tv. Anche però di platee entusiaste e partecipi, ora sdraiate sul divano di casa.
È già tanto che la televisione si accenda ogni giorno su palinsesti feriti a morte dalle serie delle piattaforme online.

Insonnia

10 Ott

Le 52 fasi dell’insonnia. Poi c’è la mia. Dormire, perdita di tempo.

Far finta di essere sani

8 Ott

Lavoriamo. Che è già una fortuna. Ma poi pensiamo “anche oggi è andata bene”.
Si, certo, la mascherina. Io non vedo in giro passanti senza.
Il paradosso è che ho visto personale sanitario (ieri mattina ero in un ospedale romano) con la mascherina uso collana, calata.
Oggi avevo il dubbio se dire ad una nostra inviata di tenere la mascherina nel corso di un’intervista. Finendo in televisione il messaggio dovrebbe essere “mascherina sempre”. Poi c’è il dubbio che allora stai facendo radio, non tivù.
E allora facciamo finta di essere sani, togliendola in televisione. E tenendola, sempre, nella saletta di montaggio, a volte di due metri per tre, a volte senza finestra.
La sera, sempre in televisione, si affaccia qualche “negazionista”. Non so bene di cosa. Merce per talk shows.
Ho stampate nella memoria quelle settimane di lockdown, quei pomeriggi in attesa del bollettino della Protezione Civile. Aridatece (solo ogni tanto) il dottor Borrelli, se serve, in attesa del vaccino.

Daje

5 Ott

Oggi parte una lunga stagione del programma quotidiano di RAI ITALIA, L’Italia con voi.
Cinque giorni alla settimana. Conduce Monica Marangoni, al piano Stefano Palatresi.
Andiamo in onda nelle Americhe, in Australia, nel mondo. E poi su RAI PLAY.
Dico “andiamo” perchè ci sto dentro. Ahimè da Roma, non da New York.

Istruzioni per distinguere l’influenza dal Covid-19

5 Ott

Manuale di self help dettato dal New York Times.
Se il dottore non risponde al telefono.

Ma Biden ?

3 Ott

Trump non sta bene ma gli Stati Uniti nemmeno.
Disney licenzierà 28mila dipendenti. American Airlines 19mila. United, la compagnia aerea, 16mila. La società di assicurazioni Allstate 3800. La Shell circa 9000, probabilmente. Il fornitore della Difesa Raytheon manda a casa 15mila lavoratori. E Ralph Lauren 3.700. Eccetera.
Le più colpite sono le donne. A settembre hanno ufficialmente perso la busta paga 865mila donne e 216mila uomini.
A New York il 50% dei bar e ristoranti potrebbero chiudere per sempre entro sei mesi.
Sono tutte famiglie con sei mesi di disoccupazione pagata e poi nulla.
Il mercato del lavoro americano è più dinamico del nostro ma le cadute hanno storicamente un tempo definito. In questo quadro il futuro è avvolto nella nebbia. Fino ai vaccini.
Cosa fa “la politica” in questa tragedia che ha prodotto nel paese 207mila vittime, ad oggi? Cosa cambierebbe con Biden?
Credo poco per le famiglie rimaste senza salario. Forse nemmeno avrebbero la sanità gratuita che non è nel programma dei democratici, uscito dalla Convention.
Certo, Biden ha messo sempre la mascherina, ha fatto campagna elettorale dal basement di casa sua ma quando è emerso nel dibattito con Trump della scorsa settimana ha denunciato tutti suoi 78 anni. Che, con eccezioni, è tanta roba per guidare un paese come gli Stati Uniti.
Tutti si sono spesi a dire di Trump. Ma Biden? È stato il vuoto assoluto. Uno stanco dispensatore di luoghi comuni che, avendo Trump come interlocutore, è ad alcuni sembrato lanciare lampi di saggezza. Fuffa.
Se io ho pagato più tasse di Trump in America ormai non indigna più nessuno.
Se salta fuori un’altra affettuosa relazione di Trump nemmeno Melania sbatte la porta.
Quello che smuoverebbe coscienze e pance sarebbe un nuovo grande piano per l’occupazione. E uno per la politica fiscale che ora premia i più ricchi e consente fughe all’estero dei grandi della Silicon Valley.
Il vecchio Sanders e la giovane Ocasio Cortez hanno spostato gli equilibri nel corpaccione del partito Democratico, di solito impermeabile alle scosse.
Black Lives Matter e l’occhiolino di Trump ai suprematisti bianchi hanno radicalizzato anche chi naviga sempre solo nella vasca da bagno. Si è alzato un vento di nuova consapevolezza che ora si intreccia a quello della disperazione economica reale.
Biden che balbetta sul palco nel dibattito con Trump è una bandierina meno connotata di Hillary. Fa politica da quando è nato e almeno sa che i tempi cambiano. Anche se lui stesso non sa come e in che direzione.

Per non chiudere

1 Ott

A New York si diffonde l’uso dI CLEAR, l’app che raccoglie dati biometrici.
Partita dagli aeroporti è arrivata all’ingresso dei ristoranti che provano a rimanere a galla nella stagione fredda che sta arrivando. Vale anche per le università che stanno studiando come fare a non perdere la loro ricca platea.
C’è il problema della privacy ma allora non dovremmo usare nemmeno i social. L’app Immuni non ha sfondato. Il virus invece si.
“Winter is coming” ci dice ogni puntata di Game of Thrones.