Archive | Novembre, 2020

Tutto quello che si è detto non avrebbe senso, oggi

26 Nov

Maradona e Napoli. Maradona e l’Argentina. Maradona e il mondo.
Maradona in uno stadio vuoto, impensabile.
Il calcio a cui assistiamo, distrattamente, in questa fase è da PlayStation.

Thanksgiving

26 Nov

La storia dalla parte delle giovani donne native, vittime.
Quello che a scuola non dicono.

Pfizer e Moderna, come in una serie tivù

22 Nov

The New York Times racconta la storia della corsa al vaccino, che ho finalmente capito.
Una start up che corre con l’aiuto di Washington e un gigante farmaceutico che ne fa a meno. Un inquilino della Casa Bianca che preme per l’annuncio prima del giorno delle elezioni. Un risultato che sembrerebbe simile, in percentuale (il 95%).
A questo punto, aspettiamo una nuova stagione di questa serie.
Io, intanto, sono pronto a farmeli tutti. I vaccini.

Costumes

21 Nov

Fondamentali.

Distinti

17 Nov

Mio padre, tifoso malato della Roma, mi portava allo stadio nella tribuna chiamata Distinti. Solo stasera, vedendo il documentario su (e di) Totti che Sky Cinema ha appena mandato in onda ripenso a quei “Distinti”. Perchè chiamarono Distinti quei posti di fronte alla Monte Mario dove stavano quelli che spendevano il doppio o la riempivano con biglietti omaggio ?
La mia prima volta (credo di averlo scritto in questo blog ) coincise con un Roma- Fiorentina ed avevo quattro o cinque anni. Da allora per me fu Fiorentina senza nulla avere a che fare con Firenze, non un amico, non un parente, niente.
È andata così.
Stasera alla fine del documentario Totti piangeva e tutti allo stadio piangevano.
Ciao, papà. E forza Roma.

Visioni

16 Nov

Ho citato molte volte Aaron Sorkin in questo quasi decennale blog.
Oggi ho finalmente finito di vedere il suo The Trial of the Chicago 7, su Netflix. Mi sono commosso. Mi accade spesso in questo periodo.
Storia del 1968, Chicago. Mica il 2019, Washington. Forse.

La cozza cinese

15 Nov

Comincio sempre il rito dello sfoglio digitale dei quotidiani dalle cronache locali. Sono anche quelle che leggo. Le edizioni nazionali le sorvolo per atterrare solo su rubriche e autori abituali.
Parto dalle cronache di Firenze, per le ultime (tristi) novità sulla squadra tifata.
Oggi sono stato rapito (e scosso) da un pezzo sui pesci nell’Arno. Mi è sembrato una (stiracchiata) metafora di altro. Il titolo, “La cozza cinese scaccia l’anguilla”.
Riassumo la ricerca documentata. Da due secoli pesci, crostacei, molluschi introdotti nel fiume hanno sconvolto gli equilibri autoctoni. Anguille e lamprede scomparse. Lucci, tinche, vaironi sarebbero ormai rarità. Al loro posto nuotano gamberi “killer” della Louisiana, cozze cinesi, pesci gatto americani.
Una globalità ittica che ha ridotto al 6% quella indigena.
La storia ha origine agli inizi del secolo scorso quando, per sfamare la popolazione cresciuta a Firenze, si decise di introdurre “specie definite opportuniste che si adattano facilmente, mangiano di tutto e si riproducono più volte all’anno”.
La cozza cinese ha vinto.

PS La firma del pezzo del Corriere Fiorentino è di Ivana Zuliani.

Ernestina, dalla fine del mondo

12 Nov

Ernestina è nome antico, pensavo. Al maschile Ernesto (Hemingway, Che Guevara) siamo più abituati. Leggo però che ci sarebbero centomila Ernestine in Italia.
Come sempre, accade di scambiare il proprio cortile per il mondo.
E “alla fine del mondo” abbiamo trovato Ernestina, a Buenos Aires, nella trasmissione (anche questo vocabolo antico) che RAI Italia disperde nel mondo ogni giorno e si chiama L’Italia con Voi.
In questa stagione stiamo provando a collegare con sempre più frequenza italiani nel mondo. È una comunità che commuove. Su Radio Tre ogni sabato mattina il bel programma Expat racconta storie di italiani fuori. Sono in larga maggioranza giovani. C’è poi una larghissima maggioranza di italiani di prima, seconda, terza generazione assimilati nei paesi dove sono ma spesso orgogliosamente più italiani di chi risiede nel bel paese. E che nessuno sa chi siano.
Ernestina parla a macchinetta, fa un sacco di cose, tra cui su una radio web, in italiano, “Dalla fine del mondo”, titolo che ha preso da un altro italico-argentino, Bergoglio.
Ernestina tiene il filo dei bellunesi nel mondo. Altri quelli dei ragusani, eccetera.
Sono fili che attraversano montagne e oceani.
Ecco a cosa serve la televisione.


People have the power. Eh si

8 Nov

People have the power
The power to dream, to rule
To wrestle the world from fools
It’s decreed: the people rule
It’s decreed: the people rule
Listen. I believe everything we dream
Can come to pass through our union
We can turn the world around
We can turn the earth’s revolution
We have the power!

E New York si ripopola. Onda blu

7 Nov

Guardo MSNBC e le strade di New York si stanno riempiendo.
Onda blu.
Mettiamoci alle spalle la notte televisiva italiana in cui nessuno ci ha capito una cippa.



Trumpiana

6 Nov

Non solo a casa ma anche in isolamento (per contatto con positiva).
Così sto seguendo l’onda lunga delle elezioni negli Stati Uniti. Cerco di stare il più possibile sulle televisioni americane. Ogni tanto sbircio un talk show domestico e trovo sempre esegeti (anche qualche apologeta) dell’onda rossa trumpiana. Come frastornati di fronte al voto per il presidente in carica che intanto dichiara (censurato dai maggiori networks) la sua vittoria a RisiKo.
Si chiedono come abbiano fatto gli americani a votare Trump.
Dovrebbero chiederlo ai pochissimi nostri inviati in giro per l’America ed invece rispondono altri con laurea in americana da casa a Frascati o dallo studio sanificato dal virus ma non dai luoghi comuni.
Se risento un’altra volta che l’America non è New York, urlo.
Ora abbiamo appreso che i latinos sono andati per Trump. Le vecchie emigrazioni cubane, venezuelane sempre state repubblicane. Sulle nuove sarei più cauto.
In attesa dei risultati degli ultimi quattro stati ricordo che Kennedy (1960) vinse su Nixon con un margine del voto popolare dello 0,17 e che alla fine il voto nel collegio elettorale fu di 309 a 213. Kennedy perse Florida e Ohio. E oggi di Nixon ricordiamo Watergate e poco altro.

Record di voti. Nella pandemia. Un grande risultato

4 Nov

Mai così tanti elettori negli Stati Uniti d’America, dal 1908.
Cento milioni avevano votato per posta o ai seggi, prima. Altri 60 ieri.
Il 30% in più di quattro anni fa.
Una prova di democrazia reale mai vista. Questo dovremmo sottolineare oggi, sperando che tutti i voti siano contati. Compresi quelli all’estero, come il mio.
Poi, in televisione, i racconti mascherati delle inviate, corrispondenti. Ci stiamo abituando a questa visione amputata che si fa radio occhiuta? Una antinomia che nega la visione e ci ricorda continuamente che siamo a rischio costante di positività. Viviamo tempi in cui essere negativi è cosa buona.
In questo quadro una storia elettorale comunque eccezionale.
Sul resto se ne parlerà per settimane, mesi.



La Casa Bianca

1 Nov

Oggi Frank Bruni si chiede se guarderemo all”America come una volta nel caso Trump, dopo le prossime elezioni, si confermi inquilino della Casa Bianca.
“Una volta” sta non solo per gli otto anni di Obama ma per tutte le elezioni precedenti. La presidenza Trump ha sconvolto ogni precedente istituzionale e mi fermo qua.

Come andrà a finire ? Il mio consiglio è di seguire Francesco Costa che, da lontano, è il migliore. La sua ultima newsletter entra in ogni stato della federazione americana. Se non lo avete fatto, iscrivetevi. 
Sono lontano da New York da otto mesi. Ho sempre creduto in quelli che sono sul campo.
Non sopporto il teatrino degli ex corrispondenti, esperti nostrani da casa nei talk shows televisivi. Dicono cose che sappiamo tutti noi malati d’America che ci abbeveriamo agli stessi siti, giornali, blogs, social. E anche alle stesse televisioni (Fox, CNN e MSNBC) in cui si entra ormai con facilità in tempo reale.
Costa, eccezione, perchè studia più di tutti.

Il risultato potrebbe non arrivare nella tarda notte del 3 novembre.
Ha già votato più della metà degli aventi diritto, per posta o ai seggi. Ma su questo carico di voti e quello che arriverà pende una storica metastasi e una nuova con il Covid.
Può succedere di tutto.
Dimenticavo, non lo avevo mai nominato. Il candidato dei democratici contro Trump è Joe Biden, 78 anni. Non è Obama, sceso in campo con lui negli ultimi giorni.